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Warvideogames

Da Reuters:

 Videogame iraniano offre possibilità di affondare petroliera Usa

TEHERAN (Reuters) – Un nuovo gioco per computer iraniano consiste nel far saltare in aria una petroliera americana nel Golfo per bloccare la via del mare alla maggior parte delle scorte petrolifere del mondo, scriveva ieri un giornale. Il gioco, “Counter Strike”, invita i giocatori a piazzare due bombe sulla petroliera per affondarla e rendere inaccessibile lo Stretto di Ormuz, ha scritto il quotidiano Jomhouri-ye Eslami. Circa i due quinti del petrolio mondiale passano per il canale. Il gioco si rifà a un avvertimento del leader supremo iraniano, l’Ayatollah Ali Khamenei, che a giugno ha detto che le esportazioni di greggio nel Golfo potrebbero essere seriamente messe in pericolo se gli Stati Uniti facessero una mossa sbagliata con l’Iran. Il lancio del gioco arriva inoltre in un momento critico nei negoziati sul programma nucleare dell’Iran, che secondo gli Stati Uniti vuole procurarsi la bomba atomica, mentre Teheran dice di voler solo produrre elettricità. L’Iran rischia delle sanzioni se non sospenderà l’arricchimento dell’uranio.

A prescindere dalla fazione, preferivo i videogame estemporanei sulla testata mondiale di Zidane.

 
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Pubblicato da su 1 ottobre 2006 in media

 

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Due singolari macchie solari

A dimostrazione che la Rete è utile a far conoscere le bellezze artistiche e le meraviglie dell’Universo

Andrea (un simpatico lettore, che ringrazio e saluto) mi segnala che sul Daily Mail è stata pubblicata questa foto del sole, in cui sono state immortalate due rare macchie solari:

L’immagine è stata scattata in Normandia dal fotografo astronomico francese Thierry Legault: le due “macchiette” sulla sinistra, che rendono particolarmente interessante questa foto, sono in realtà lo shuttle Atlantis e la International Space Station (ISS). 

C’è disponibile anche una versione della foto ad alta risoluzione da cui ho estratto questo ingrandimento:

 

 
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Pubblicato da su 30 settembre 2006 in Mondo

 

Arte e comunicazione

l’Italia ha una tale abbondanza di arte che storicamente se n’è curata troppo poco.

Da questa considerazione parte una riflessione di Luca De Biase sull’argomento, che si intreccia con due aspetti fondamentali: la conoscenza e la comunicazione. Per apprezzare le bellezze artistiche presenti in un posto, bisogna sapere che ci sono. E per saperlo, è necessario che qualcuno lo comunichi.

Su come (con che strumenti) comunicarlo, sicuramente mai come oggi non mancano le possibilità. Il nocciolo della questione è come sfruttarle.

Sempre Luca de Biase:

Basta con l’idea monopolistica che l’Italia è tanto bella che i suoi siti internet possono essere semplicemente un modo per mettere online un po’ di materiale che la descrive.

Penso che i temi siano:
1. Pensare all’informazione per prima, durante e dopo il viaggio (non solo durante).
2. Distinguere informazione di servizio e comunicazione di marketing: e realizzarle entrambe
3. Conoscere le opportunità offerte dai diversi linguaggi (pagine, podcast, video)
4. Avere consapevolezza delle possibilità proposte dalle attività in broadcast e dalle piattaforme per il peer-to-peer
5. Giocare sui siti altrui, wikipedia non è un posto dove mettere informazioni sull’arte italiana in modo sistematico? Non si dovrebbe pensare a sostenere i blogger delle città almeno aiutandoli a farsi conoscere, quando fanno un lavoro indipendente e serio di informazione e servizio pubblico sulle città? Perché non raccogliere e far conoscere i video amatoriali che i turisti mettono online dopo un viaggio in Italia e che sono difficili da trovare? …

Spunti centratissimi. Condivido in toto e rilancio: ulteriore declinazione di questi ragionamenti (ma in effetti già ne fa parte) potrebbe essere lo sfruttamento delle tecnologie disponibili per migliorare il supporto culturale. Mi spiego con un esempio banale: avete presente che in alcuni monumenti, manieri o musei, è possibile fare una visita guidata ascoltando un cicerone virtuale che illustra il luogo attraverso una cosa molto simile ad una cornetta telefonica? In fin dei conti in quel momento il visitatore ascolta un file audio. Ecco, perché il supporto di ascolto non può essere il nostro cellulare, o il nostro lettore MP3, sul quale noi visitatori potremmo aver memorizzato un file audio con la guida vocale del luogo che stiamo visitando, opportunamente scaricato dal relativo sito web? Il costo per la realizzazione di una soluzione simile è davvero minimo, lo sforzo che il visitatore deve fare è ridotto a zero, ma il tutto può dare un risultato apprezzabile.

 
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Pubblicato da su 29 settembre 2006 in media

 

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Digital Media in Italia

Probabilmente nessuno meglio di Leonardo Chiariglione (il suo è uno dei nomi che vi dovrebbe sempre venire in mente, quando ascoltate musica dal vostro player MP3) poteva prendere le redini di una simile iniziativa: un documento di Proposta per lo sviluppo in Italia del mercato dei media digitali. Gruppo interdisciplinare aperto e senza fini di lucro, Dmin.it (come si legge dalla homepage) si propone di definire aree di interventi che consentano all’Italia di acquisire un ruolo primario nelloo sfruttamento del fenomeno globale Digital Media.

Raccogliendo volentieri l’invito di Stefano Quintarelli, direi che l’argomento merita attenzione.

 
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Pubblicato da su 28 settembre 2006 in media

 

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Ah, se non ci fossero gli SMS…

Leggo ora questa notizia diffusa da APCom:

BIMBA BIELORUSSA, MASTELLA: E’ STATA RITROVATA

Roma, 27 set. (Apcom) – “Maria è stata ritrovata. Ho ricevuto un messaggino in cui mi veniva detto che la bimba bielorussa è stata ritrovata”. E’ quanto ha riferito ai cronisti nel Transatlantico di Montecitorio il ministro della Giustizia, Clemente Mastella alla Camera per rispondere al question time.

L’SMS può quindi essere considerato a pieno titolo uno strumento di comunicazione governativo.

 
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Pubblicato da su 27 settembre 2006 in news

 

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Burp! (indigestione da Telecom-News)

Non mi sembra corretto che solo io mi legga le news Apcom che, stasera, si alternano sui temi intercettazioni  e riassetto organizzativo. Che, del tutto casualmente, hanno in Telecom Italia un fattore comune.

Ce ne sono due, in particolare, che mi fanno riflettere. La prima è questa:

INTERCETTAZIONI/SCAJOLA: NESSUN INDAGATO PER ASCOLTI ILLEGALIIn Dl disciplinare quelle legali, sono degenerate
Roma, 25 set. (Apcom) – “Non esiste nessun indagato per intercettazioni telefoniche illegali”. Lo ha affermato il presidente del Copaco, Claudio Scajola, intervenendo nel corso della registrazione della trasmissione ‘Porta a porta’.

Sono state effettuate intercettazioni legali, è assodato. Le illegalità le commette qualcuno, è lapalissiano. Non è impossibile risalire a chi ha effettuato intercettazioni legali, è ovvio. Nessuno è indagato per le intercettazioni illegali, è fantascientifico.

La seconda:

TELECOM/ RIASSETTO NON E’ RISTRUTTURAZIONE MA RIORGANIZZAZIONE
Società e sue controllanti sono finanziariamente solide
Milano, 25 set. (Apcom) – Il piano di riassetto Telecom Italia deciso dal cda dello scorso 11 settemebre “non è una ristrutturazione, ma una riorganizzazione industriale e tutto quello che è stato deciso fino alla mia uscita resta valido”.

La differenza tra i termini ristrutturazione e riorganizzazione può essere sfuggita ai più. Ma sono convinto che per la maggior parte degli utenti e dei risparmiatori, i dubbi sul futuro dell’azienda e dei propri risparmi (in forma di azioni) siano rimasti.

 
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Pubblicato da su 25 settembre 2006 in Mondo, news

 

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Decreto. De…che?

Torno ora da un’agognata vacanza (Minorca – Lecco, fly&drive, in tre ore). Ma debbo constatare (non solo da quanto vedo ora, ma anche da quanto appreso durante la settimana, dato che non ero in un eremo) che da quando sono partito, la bufera Telecom non s’è placata. O meglio: l’avvicendamento tra l’ex ed il neo presidente, con tutto il riassetto organizzativo aziendale, su media e stampa sta lasciando il posto allo scandalo intercettazioni. Sempre di Telecom si tratta, anche se l’argomento di rinnovato interesse non è una novità.

Aghost mette in evidenza: il recente decreto che ha messo d’accordo maggioranza e opposizione denota una fretta sospetta. Caspita quant’è vero! E il sospetto di un generale insabbiamento serpeggia in molte persone…

Ma c’è una cosa che mi sfugge: cosa fa il nuovo decreto? In primis, condanna le intercettazioni illegali. Che però, in quanto tali (illegali), sono già contrarie alle norme di legge, perché effettuate senza il suffragio di un’ordinanza emessa dall’autorità giudiziaria. Il decreto, però, fa anche altro: disciplina la distruzione dei dossier relativi a queste intercettazioni. Okay, ma se c’è un illegalità (e c’è, se l’intercettazione è stata effettuata illegalmente), queste intercettazioni ne sono la prova. Per cui, forse non vale la pena distruggerle e anzi, come puntualizza Armando Spataro (procuratore aggiunto e coordinatore del pool antiterrorismo di Milano), oltre a costituire corpo del reato, possono essere fonte di “spunti di indagine e notizie di reato che non possono essere ignorate”.

Il decreto, insomma, non sembra riguardare la pubblicazione indebita dei contenuti delle intercettazioni legali. Da queste ultime, che stando a fonti giudiziarie sono decisamente più numerose di quelle illegali, sono stati estratti contenuti notoriamente resi pubblici dalla stampa in più occasioni, benché fossero parte integrante di indagini in corso.

Di conseguenza, nel complesso del reale problema “intercettazioni”, quelle illegali sono una questione marginale. Sui soggetti che hanno (illegalmente) reso pubblici gli atti di quelle legali, il recente decreto non interviene. Una dimenticanza dovuta alla fretta?

P.S.: qualcuno obietterà: se è vietato pubblicare i testi delle intercettazioni, è perché una legge al riguardo esiste già. Vero. Ma allora se ci sono intercettazioni definibili come illegali, anche in questo caso esiste già una legge al riguardo.

 
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Pubblicato da su 24 settembre 2006 in news

 

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Un nome, una vocazione

Guido Rossi, in veste di legale, di commissario o di presidente, ha guidato persone, enti e organizzazioni durante periodi difficili. In tempi recenti è stato commissario straordinario della FIGC. Tra i molti suoi incarichi, in precedenza è stato consulente di ABN AMRO, ha guidato Telecom Italia alla privatizzazione, ha guidato Ferfin-Montedison ai tempi della crisi Ferruzzi…

Ora è di nuovo alla guida di Telecom Italia. Un solo commento: in bocca al lupo!

 
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Pubblicato da su 16 settembre 2006 in news

 

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Riassetto organizzativo o saga?

Ogni giorno che passa è sempre più difficile tracciare una cronistoria della Telecom Revolution a cui stiamo assistendo in questi giorni. Eventi apparentemente chiari e coerenti tra loro vengono conditi da nuovi episodi, non solo successivi ma anche antecedenti.

  • Parlandone con un amico, mi è venuto in mente che sembra un po’ come Guerre Stellari (Star Wars): quelli della mia generazione sono cresciuti nella convinzione che la trilogia originale avesse aperto (nel 1977) e chiuso (nel 1983) la saga della famiglia Skywalker. Dopo oltre tre lustri, sorpresona: Lucas sforna una seconda trilogia (aperta nel 1999 e chiusa nel 2005), ambientata però in un periodo antecedente. Non un sequel quindi, ma un prequel.
  • Ma poi si scopre un’altra cosa: Lucas, negli anni ’70, aveva già in mente l’intera storia, che originariamente doveva consistere in tre trilogie: il “primo” Star Wars già nel 1977 aveva infatti come sottotitolo “Episodio IV”. Secondo quanto riferito dallo stesso Lucas, non vedremo però la terza trilogia, che resta nella sua immaginazione o in qualche bozza di storyboard.

Il paragone è probabilmente poco calzante, ma mi serviva solo ad argomentare che l’attuale situazione che coinvolge Telecom Italia è più articolata e complessa della realizzazione di una fiction (non della fiction stessa, badate bene) che è stata realizzata nell’arco di quasi 30 anni: fusioni societarie, scorpori di rami d’azienda, rifondazioni societarie, nel cui mezzo ci si ficcano nuovi protagonisti e un piano segreto agevolato da un consigliere del premier Romano Prodi. Premier che però non sa nulla (altrimenti perché all’indomani del CdA Telecom avrebbe sostenuto di essere sorpreso?), anche se molti non ci credono: Prodi e Tronchetti Provera si sono incontrati almeno due volte in un mese e mezzo. Milano Finanza osserva:

In particolare, a non convincere e’ il fatto che nell’incontro a Palazzo Chigi, Prodi aveva chiesto espressamente al presidente di Telecom che “il controllo” della societa’ rimanesse, dopo il riassetto, “in mano italiana”. Una garanzia, quest’ultima che e’ alla base anche del progetto presentato da Rovati. Come avrebbe potuto Prodi chiedere a Tronchetti Provera garanzie sul controllo italiano del gruppo di Tlc, senza offrirgli una contropartita,
cioe’ la possibilita’ di cedere Tim? Come avrebbe potuto Rovati, oltre che consigliere amico di lunga data del premier, a cui sono state finanche affidate le casse elettorali, agire di sua iniziativa da semplice “cittadino” senza metterne a conoscenza Prodi? E con quale autorita’ avrebbe potuto Rovati stilare un progetto che prevedeva l’ingresso nell’operazione della Cassa Depositi e Prestiti? Da sempre il Governo ha manifestato la volonta’ di tutelare la rete telefonica come “bene pubblico”. Questo e’ uno dei punti contenuti anche nel programma elettorale dell’Unione.

Al di la’ della credibilità di queste versioni ufficiali, io però mi pongo anche un’altra domanda, sulla scorta delle notizie che riferiscono che il piano segreto di Rovati è finito sulla scrivania di Marco Tronchetti Provera il 6 settembre: è davvero possibile che questo progetto top secret sia diventato il fulcro del Consiglio di Amministrazione di Telecom Italia che ha avuto luogo solo cinque giorni dopo, l’11 settembre?

Non dimentichiamoci che dopo il 6, ma prima dell’11, c’è stato l’incontro interlocutorio tra i vertici Telecom e Rupert Murdoch al largo di Zante, sul veliero dell’editore australiano.

Con questi presupposti può sembrare più che verosimile quanto scritto da Oscar Giannino su Libero (testo integrale su TgFin):

Tronchetti ha dato in esca ai media per mesi e mesi l’indiscrezione del suo incontro con il magnate australiano Rupert Murdoch, per far scatenare l’immaginazione su ulteriori sviluppi ancor più del suo megagruppo di tlc. Senza che nessuno osasse scrivere che in realtà Tronchetti lavorava alacremente allo smantellamento di quello che resterà negli annali come un colossale errore industriale e finanziario. Riuscire a ottenere il silenzio pressoché assoluto è da maestri, quando si guida un gruppo che controlla la dorsale delle tlc strategica per il Paese e come tale considerata asset sensibile anche dalla Nato, quando si realizzano profitti per quasi 4 miliardi di euro l’anno, quando si controlla il 40% delle telefonia cellulare italiana E soprattutto quando si è inquinato per anni la vita pubblica italiana con migliaia di intercettazioni illecite, su cui la Procura di Milano ha indagato per anni ma ha finora fatto cadere il silenzio.

 
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Pubblicato da su 14 settembre 2006 in media, news

 

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A che ora inizia la “prima serata”?

Mi vorrei estraniare per un attimo dai consueti argomenti per parlare di un “problema” che condivido, con l’aiuto di una mail che un lettore (che mi chiede l’anonimato) mi ha spedito:

Vorrei tanto capire una cosa: un tempo in tv (parlo di canali nazionali, non digitale terrestre o canali satellitari) la prima serata iniziava alle 20.30, o al piu’ tardi alle 20.40. Ora, principalmente sulle due reti principali (Raiuno e Canale5) non e’ piu’ possibile pensare che una trasmissione o un film programmati per la tradizionale “prima serata” inizino prima delle 21.20, talvolta si arriva anche alle 21.30.

Non mi chiedo il perche’, anche se mi piacerebbe sapere per quale motivo tra il telegiornale (che gia’ viene dopo la cosiddetta “fascia preserale”) e la trasmissione “di  prima serata” si sia da tempo inserita una trasmissione di intrattenimento di dubbio gusto – un gioco “stupido”, in quanto basato solo sulla fortuna, con premi in denaro – a cui viene data la liberta’ di “sforare” senza problema.

Mi chiedo pero’ se non sia possibile interessare qualcuno (associazioni di consumatori o utenti) sul fatto che oggi, un programma di prima serata e quindi presumibilmente accessibile ad un pubblico di famiglie, possa finire tranquillamente a mezzanotte. Personalmente mi sono un po’ stufato.

Sei libero di stufarti di sacrificare le tue serate davanti alla TV per vedere un film, un varietà, un reality o quant’altro. Io posso condividere la tua opinione, ma in realtà l’aspetto che veramente non sopporto è la sistematica mancanza di rispetto degli orari.

A cui si aggiunge, certo, una fastidiosa modifica dei palinsesti della prima serata, che con il tempo è ormai andata consolidandosi. Ma personalmente, se c’è una cosa che non tollero (e ultimamente, pur guardando poco la TV, constato che capita spesso e volentieri) è il sensibile ritardo nell’inizio delle trasmissioni, rispetto agli orari dichiarati e resi pubblici. Passi un ritardo di cinque minuti (non dovrebbe comunque verificarsi, data la mole di persone che lavorano nelle strutture televisive al fine di organizzare tutto quanto nel rispetto dei tempi prestabiliti) ma quando si supera il quarto d’ora direi che c’è qualcosa che non va. In queste condizioni spesso è impossibile programmare una registrazione (fatto già seccante). E non parliamo di quando cerco di vedere le previsioni del tempo su RaiRegione, anche qui spesso e volentieri entra improvvisamente un blocco pubblicitario che tronca persino la sigla iniziale della trasmissione del meteo.

La pubblicità è più importante delle trasmissioni che la TV ci offre. Ed è sovrana anche sulla loro durata.

Non so se questi problemi possano essere sottoposti a qualche movimento di utenti e consumatori. Mi informerò e ti/vi saprò dire…

 
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Pubblicato da su 13 settembre 2006 in media

 

Il déjà vu: AT&T fa come Telecom Italia

Ossia propone la sua Broadband TV e si trasforma in media company. Che è la stessa qualifica che si attribuisce Telecom. Anche AT&T si avvale dei servigi (contenuti) di News Corporation, diventandone di fatto un distributore via broadband.

La media company tira di più in Borsa, dicono gli esperti. Probabilmente è vero, ma per diventarlo servono i contenuti e produrli costa. E quando manca l’esperienza, meglio acquistarli chiavi in mano da chi li produce per mestiere. Ma anche per News Corporation ci sono vantaggi considerevoli, che consistono nel fare del broadband l’evoluzione della diffusione via satellite, strutturalmente limitata.

Per raggiungere la vera “massa” ha strategicamente bisogno del broadband (dall’ADSL alla ADSL2+), che diventa quindi l’evoluzione naturale del suo business.

 
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Pubblicato da su 13 settembre 2006 in news

 

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Teorie sull’11 settembre

Ieri sera Matrix si è dedicato, ancora una volta, agli attentati dell’11 settembre 2001 e alle teorie complottiste che, dietro quegli avvenimenti, vedono ben altri disegni.

Non starò a dilungarmi sugli argomenti trattati: non sono sufficientemente preparato in materia ed esiste già un’ampia documentazione sulle teorie finora esposte, con le relative controteorie. Dopo una lunga (cinque anni, più o meno) consultazione di varie fonti, vedo oggi piuttosto interessanti i contenuti di Undicisettembre.info, trovando spiegazioni plausibili che smontano molte teorie “complottiste” che sono state trattate da varie pubblicazioni e trasmissione televisive che finora hanno affrontato l’argomento.

Per cui mi chiedo: che senso ha riproporre tesi, più volte sconfessate e smontate, manifestando dubbi preoccupanti? Intendo dire: io non ho alcun pregiudizio in merito e non rifiuto alcuna opinione a priori, complottista o meno. Purche’ si tratti di tesi ben documentate, altrimenti anche le teorie complottiste diventano terrorismo. Psicologico.

 
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Pubblicato da su 12 settembre 2006 in media, Mondo

 

Si torna com’era prima

Sono le parole proferite da Marco Tronchetti Provera durante il CdA riunitosi oggi. All’ordine del giorno, come abbondantemente anticipato qua e là su Rete e carta stampata, il riassetto organizzativo del gruppo Telecom.

La frase “si torna com’era prima” non significa “si stava meglio quando si stava peggio” (o almeno, si spera): si riferisce, in particolare, alla rifondazione di TIM in quanto società, dopo la recente fusione per incorporazione in Telecom Italia. La fusione non sarà costata poco, suppongo. La rifondazione avrà anch’essa i suoi costi. Rifondazione che, oltretutto, è palesemente finalizzata ad una cessione. E a chi fa gola TIM? A tanti operatori e gruppi di private equity non italiani, sicuramente… nei giorni scorsi si sono fatti nomi di aziende come Telefonica e Deutsche Telekom, nonché di gruppi come Carlyle, Apax e Permira.

    Un flash-zoom su Carlyle Group: il managing director di questo gruppo, responsabile per le opportunità di acquisizioni, si chiama Marco De Benedetti. Figlio di Carlo De Benedetti e amministratore delegato di TIM fino allo scorso anno, è stato colui che nell’aprile 2005 ha avuto l’indigesto privilegio di annunciarne la fusione con Telecom con queste parole: “L’evoluzione tecnologica porta a una meno chiara distinzione tra trasmissione dati e voce, tra telefonia fissa e mobile”. Potrebbe Marco de Benedetti avere un qualche interesse a tornare in sella alla nuova TIM? 😐

      Però non manca anche una “soluzione” anche per la rete fissa, che sarà ceduta ad una nuova società, anche se non appare chiaro che cosa fagociterà questa new company (tutta l’infrastruttura di rete? l’ultimo miglio?). “Pensiamo ad un modello simile a quello inglese – riferisce Tronchetti Provera in conferenza stampa – tra British Telecom e Oftel e di andare oltre”. Audace.

       
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      Pubblicato da su 11 settembre 2006 in media, news

       

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      Telecom in the SKY with Murdoch…?

      La citazione beatlesiana serve solo a sintetizzare (ironicamente) le ultimissime news in circolazione (domani su Punto Informatico) su Telecom Italia. Tra l’altro, mi unisco al coro di apprezzamenti per quanto scritto al riguardo da Luca De Biase.

      Finora si è detto

      • tutto: l’azienda scorporerà rete fissa e rete mobile, creando una società autonoma per ognuna, e stipulerà un media-agreement con Rupert Murdoch
      • e il contrario di tutto: non si sa ancora nulla di ufficiale e si attende il CdA convocato per domani – lunedì 11 settembre – alle 15.

      C’è già chi sottolinea la singolare coincidenza, per data e ora italiana (più o meno) con un più nefasto anniversario. Lasciamola perdere.

      La cosa che deve far riflettere è che gli unici dettagli ufficiali che la stampa è stata in grado di fornire sull’incontro interlocutorio avvenuto venerdì sono i seguenti

      • i partecipanti (almeno quelli più di spicco): Murdoch, Tronchetti Provera, Buora, Ruggiero e Ben Ammar
      • la location: mar Ionio, al largo di Zante (Zacinto, per Ugo Foscolo e amici), sulla Rosehearty (un veliero da 56 metri realizzato da Perini Navi)
      • gli effetti finanziari dei rumors: le azioni di famiglia (Pirelli &C, Camfin, Telecom Italia, TI Media) hanno guadagnato oltre 2 miliardi di capitalizzazione in un paio di settimane. Il tutto sulla base di rumors, voci. Per cui su nulla di ufficiale, confermato, o almeno scritto nero su bianco.

      I dati ufficiali, presumibilmente saranno resi noti dopo il CdA di domani. Magari non subito, ma sicuramente da quel momento in poi.

       
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      Pubblicato da su 10 settembre 2006 in news

       

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      Per discutere tranquilli

      La prima puntata della TelecomNovela si potrebbe intitolare “Una gita in barca”.

      Prima puntata perché, secondo quanto dice Reuters, una fonte bene informata dichiara che “l’incontro è stato interlocutorio, è facile prevedere che ce ne saranno altri”. Interlocutorio significa che Murdoch, Tronchetti Provera, Buora, Ruggiero e Ben Ammar si sono parlati. Meno male.

      Location dell’incontro la Grecia, cosa che era trapelata già ieri sera (vedi qui). Novità ufficializzabili? Nulla trapela. Ma è giusto che sia così, almeno per ora…

       
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      Pubblicato da su 7 settembre 2006 in news

       

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