
Eccezionale (!) presa di posizione della Commissione servizi e prodotti dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, che ha approvato un provvedimento che (riporto testualmente una nota ufficiale) “detta misure urgenti per l’osservanza delle disposizioni in materia di livello sonoro delle trasmissioni pubblicitarie”. Che, in italiano corrente, dovrebbe significare che sarà presto introdotta una regolamentazione sul volume audio degli spot pubblicitari. Bene. Però la nota dell’Authority prosegue con dichiarazioni che non ho ben compreso:
“I parametri individuati dall’AGCOM tengono conto dell’analisi tecnica condotta dall’Istituto Superiore del Ministero delle comunicazioni che ha individuato un’apposita metodologia per calcolare lo scostamento del livello del volume tra pubblicità e normale programmazione (e questo va bene). La differenza di potenza sonora fra spot e programmazione non potrà in ogni caso superare il limite di tolleranza del 15%”.
Domanda banale: perché non azzerare la differenza?
“Per le verifiche l’Autorità si avvarrà della collaborazione dell’Istituto Superiore delle Comunicazioni. Le emittenti avranno 30 giorni per adeguarsi. Successivamente in caso di accertate violazioni, l’AGCOM applicherà le sanzioni previste dall’art.’51 del Testo Unico della radiotelevisione in materia di pubblicità.
E’ prevista, inoltre, l’apertura di un tavolo tecnico con le parti interessate per stabilire, entro sei mesi, una serie di ulteriori parametri tecnici”.
Faccio una considerazione solo apparentemente fuori tema (ma in realtà centrata e mi spiegherò subito): la qualità delle trasmissioni televisive, negli ultimi tempi, è scaduta terribilmente. Non dico nulla di nuovo, ma nessuno può affermare che la causa sia la contrazione dei budget delle emittenti: il carico pubblicitario è sempre in crescita e quindi, correggetemi se sbaglio, più spot significa più fatturato.
Più pubblicità, meno qualità? E’ un’ipotesi, parliamone.
Intanto, a prescindere dalla constatazione che questo presupposto sia buono o cattivo, gli ulteriori parametri tecnici che proporrei io (e qui Aghost potrebbe trovarsi d’accordo con me, visto il commento che aveva lasciato a questo post) sono:
- riduzione del numero degli spot per ogni blocco pubblicitario inserito durante i film e qualunque altra trasmissione televisiva;
- riduzione del numero dei blocchi pubblicitari inseriti durante i film e qualunque altra trasmissione televisiva (durante i film, ne basterebbe uno tra il primo e il secondo tempo);
- realizzazione di appositi programmi-contenitori aventi ad unico oggetto la trasmissione di spot televisivi (io non seguo i programmi del digitale terrestre, ma credo che Mediashopping possa dare un esempio di quello di cui parlo, attendo riscontri).
In questo modo il numero degli spot televisivi (e il tempo ad essi dedicato da ogni emittente) non dovrebbe essere ridotto in assoluto, ma si consentirebbe ad autori e produttori delle trasmissioni televisivedi focalizzare la propria attenzione sulla qualità dei programmi anziché sulle esigenze degli inserzionisti.