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Consultazione Agcom sulla separazione della rete

l’Italia si conferma uno dei paesi più avanzati in Europa nella definizione di regole che favoriscano al tempo stesso la concorrenza e gli investimenti.

E’ parola di Corrado Calabrò, presidente dell’Authority per le Garanzia nelle Comunicazioni (l’Agcom). La frase, che alle mie orecchie suona un tantino roboante e sproporzionata , è stata pronunciata oggi al termine del Consiglio, alla presentazione del documento di consultazione pubblica sulla separazione funzionale della rete Telecom. Sorprendentemente, il documento non trascura di descrivere – seppur brevemente – i vantaggi comportati da un’eventuale separazione societaria.

Che l’Agcom stia pensando davvero a dare il proprio contributo per gettare le basi di One Network? Al momento sono solo parole, ma l’importante è che:

  1. tutti i soggetti potenzialmente interessati partecipino attivamente e fattivamente alla consultazione pubblica;
  2. l’Agcom dia loro ascolto.
 
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Pubblicato da su 2 Maggio 2007 in media, Mondo, news

 

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Telecom è di Telco

Raggiunto l’accordo tra Mediobanca, Intesa Sanpaolo, Generali, Benetton e Telefonica: Olimpia, la holding che detiene il controllo di Telecom Italia, sarà acquisita per 4,1 miliardi di euro dalla cordata italo-spagnola rappresentata da Telco, una newco “destinata ad incorporare Olimpia SpA, la quale, dopo l’operazione, possiederà circa il 23,6% del capitale votante di Telecom Italia, il 18% del quale acquisito tramite Olimpia e il 5,6% apportato da Generali e Mediobanca”. Telecom sarà dunque prevalentemente italiana, ma avrà – si può dire, visto che l’hanno notato tutti – un marcato accento spagnolo.

Le agenzie di stampa riferiscono che in occasione del successivo aumento di capitale,  Intesa Sanpaolo, “con il ragionevole gradimento degli altri soci Telco [potrà] indicare nuovi primari investitori finanziari italiani, i quali potranno aggiungersi alla compagine di Telco sottoscrivendo per cassa nuove azioni, con quote singolarmente comprese tra il 2% e il 5%. I soci potranno nel tempo effettuare ulteriori apporti di azioni Telecom entro il limite complessivo del 30% del capitale ordinario della stessa Telecom, tenuto conto anche delle azioni Telecom eventualmente possedute direttamente dai soci di Telco”.

“Si chiude così una delicata fase d’incertezza e mi auguro che ci siano le condizioni per affrontare le due sfide della gestione della rete e della certezza degli investimenti, da cui dipende il futuro di un’azienda così strategica per il Paese e per i consumatori” ha dichiarato il Ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni. Ma la “fase di incertezza” sarà davvero finita? Vedremo.

Inevitabili alcune condivisibili considerazioni. Queste sono quelle, di carattere finanziario, formulate da Stefano Quintarelli:

La partecipazione di Telefonica e’ valutata 2314 milioni per il 42,3% di
Telco.

La capitalizzazione di Telco e’ 2314/0,423=5.470

Ci sara’ un aumento di capitale di 900 per cui la capitalizzazione di Telco
sara’ 6370.

Se fosse sottoscritto tutto da Telefonica, andrebbe a 2314+900=3214

3214/6370= 50,45% ovvero il controllo.

Excelente trabajo, control de Telecom Italia (30.000 millones) con
solamente 3214 Millones.

Felicitaciones!

Le riflessioni di Francesco Carlà suggeriscono ulteriori prospettive:

Hanno vinto Prodi e Berlusconi, che probabilmente entrerà nel pool in un secondo tempo con apposito aumento di capitale insieme a Colaninno che è già del ramo, ha vinto l’asse con Zapatero che ha avuto già una prova generale nell’operazione Enel per Endesa, Tronchetti ha salvato il grosso ed esce senza altri danni da una vicenda che poteva costargli davvero tanto, ha perso il partito degli americani, ma anche quello degli estremisti alla Grillo e anche un po’ alla Di Pietro che volevano lo scontro durissimo con Pirelli e l’emarginazione di Berlusconi. Hanno perso anche i piccoli azionisti che speravano di vendere le proprie azioni al miglior offerente.

 
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Pubblicato da su 29 aprile 2007 in media, Mondo

 

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All’ombra della grande torre

L’assemblea degli azionisti di Telecom Italia ha avuto inizio stamattina. Un evento senza precedenti, per l’azienda. Moltissimi, si sa, gli azionisti presenti e/o rappresentati (a questo indirizzo – via Quinta’ s weblog – c’è l’elenco dei partecipanti all’assemblea con capitale rappresentato). Tra gli assenti, inaspettatamente, Marco Tronchetti Provera.

Stefano Quintarelli ha compilato un’efficace blog-cronaca di quanto è avvenuto – e sta accadendo ora – a Rozzano. Direi che fra gli interventi, tutti degni di nota, si sono distinti quelli dei molti azionisti che si sono espressi criticamente sulla gestione dell’azienda e di certe operazioni-chiave. Come mi aspettavo, hanno colpito di più:

  • Beppe Grillo con un intervento plateale, che accusa i dirigenti di aver spogliato e indebitato l’azienda e li invita a dimettersi (video) (mp3) (testo) qui sotto il video con una sintesi, pubblicato dallo stesso Grillo
  • Stefano Quintarelli con un intervento preciso ed analitico (doc)
  • Sergio Cusani con una performance degna di una società di revisione (UPDATE: sempre via Stefano Quintarelli, ecco i link alle domande e alle proposte formulate in assemblea)
  • AT&T, il cui ritiro dal novero dei pretendenti – annunciato alle 19 circa – ha incassato l’applauso di una parte della platea.

AT&T dunque si è chiamata fuori dalla partita. Invece – riferisce l’agenzia Asca – América Mòvil resta in corsa. Con una nota, la società messicana rende noto che, nonostante il ritiro di AT&T dalla partita-Olimpia, América Mòvil (nel cui capitale sociale AT&T ha una quota dell’8%, aggiungo io) ”continuerà in cooperazione con Telmex a considerare le diverse alternative per un potenziale investimento in Olimpia”.

Una nota: Carlo Buora, apparentemente impassibile durante l’intervento di Beppe Grillo (almeno, nei momenti in cui veniva inquadrato), intorno alle 22 ha dichiarato che il comico genovese dovrà assumersi, “ad ogni effetto di legge”, la responsabilità delle affermazioni di oggi. Che alludesse al riferimento a “Riccardo Ruggiero, che – combinazione – è fermo, non è a 312 all’ora sulla sua Porsche”?

A questo indirizzo l’articolo dedicato da Punto Informatico – PI Telefonia.

 
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Pubblicato da su 16 aprile 2007 in media, Mondo, news

 

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Scorporo, funzionale o societario?

La divisione funzionale è una struttura intrinsecamente bacata. 

E’ l’opinione espressa da Stefano Quintarelli sull’argomento “scorporo della rete”. Tema che  ultimamente si trova al centro dell’attenzione di molti, addetti ai lavori e non.

L’ultimo, in ordine di tempo, di cui ho sentito il parere favorevole in relazione alla separazione funzionale della rete è il ministro Antonio Di Pietro, che al riguardo ha dichiarato: “occorre assicurare a tutti i fornitori di servizi la possibilità di accedere alla rete in condizioni di trasparente e reale parità, e in questo senso resto convinto che lo scorporo funzionale della rete fissa sia la soluzione più idonea, nel rispetto delle prerogative dell’Authority e come indicato anche dalla Commissione europea”.

Non si tratta di una soluzione sbagliata, ma semplicemente non sufficiente. Come segnala Stefano, sul tema è intervenuto, a mio avviso in termini chiarificatori ma soprattutto con cognizione di causa, il professor Francesco Sacco, docente di strategia e politica aziendale all’Università Bocconi, secondo il quale esiste una soluzione più completa, in grado di “dare alla telecomunicazioni un assetto più stabile ed evitare un altro giro di giostra”. L’intervento è stato pubblicato da Europa e, fuori da ogni pregiudizio, merita di essere preso in seria considerazione.

“La soluzione che questa volta sta maturando – spiega il prof. Sacco – prevede due pilastri: una separazione della rete dal servizio sulla base del modello inglese e un rafforzamento dei poteri dell’Autorità Garante per le Telecomunicazioni. A parte alcuni distinguo tattici, questa è la soluzione che sembra prevalere. E da più parti si spinge per una soluzione rapida in questa direzione”.

“Ma – si chiede – è davvero la soluzione migliore? Il modello inglese prevede una separazione soltanto amministrativa dell’ultimo miglio della rete dal servizio al dettaglio con la proprietà che però rimane sempre in capo all’incumbent. Gli incentivi e la governance delle due entità sono separate come sono anche distinti il marchio, le strutture fisiche e il flusso delle informazioni. La separazione funzionale non è poi così male. Openreach, la divisione di BT a capo della rete, fornisce al gruppo il 26% dei ricavi, il 28% dell’EBIDTA e il 45% dell’EBIT. È di gran lunga la migliore divisione di BT”.

“Le ragioni che avevano spinto l’OFCOM, l’authority inglese, che pure aveva valutato la separazione societaria, a propendere per la separazione amministrativa – prosegue Sacco – erano legate soprattutto alle difficoltà riscontrate nella privatizzazione delle ferrovie inglesi. Ciò rendeva preferibile un atteggiamento prudente con una formula più leggera e facilmente reversibile”.

“La separazione funzionale – considera – ha un elevato costo di controllo, ed anche per questo l’organico e il budget di Ofcom sono circa il triplo di quelli della nostra Agcom. In UK ci sono 247 impegni, molto dettagliati e legalmente vincolanti, che BT deve rispettare per garantire una ‘equivalence of input’ ai suoi concorrenti e sono stati necessari più di 17 mesi di lavoro per individuarli”.

Ma per farli rispettare, un’Authority deve disporre di una notevole autonomia. Infatti Ofcom, afferma il professore, “ha poteri molto estesi di regolazione e intervento. Contro le sue decisioni può essere fatto appello presso una corte specializzata (la Competition Appeals Tribunal o la Competition Commission) ma ad oggi solo 5 ricorsi sono stati presentati e 2 accolti”.

“In Italia una regolazione così dettagliata fa nascere spontanea una domanda: potrà funzionare? In UK, Cable & Wireless non è molto convinta che il sistema sia perfetto. In Italia i dubbi non sono legittimati dai poteri dell’Agcom, che tutti vorrebbero giustamente ampliare, ma dal sistema che incapsula la sua attività e che potrebbero essere modificati solo con una robusta revisione della Costituzione. Come si può fare impresa a colpi di ricorsi al TAR?”.

Per questo la via più praticabile potrebbe essere una soluzione più formalmente netta: “Una separazione societaria sarebbe ben più facile da gestire efficacemente e più veloce da implementare. Per farlo non è necessario l’intervento pubblico. Se TI volesse vendere la sua rete ‘societarizzata’, troverebbe molti investitori che apprezzerebbero il suo profilo rischio-rendimento simile a quello di una utility anche se soggetta ad obsolescenza tecnologica”.

Cosa separare? “L’opinione prevalente è che separare l’ultimo miglio è più che sufficiente, come nel caso inglese. In UK lo hanno fatto per le ragioni di cui sopra e perchè quando l’hanno fatto non si pensava ancora a reti di nuova generazione (NGN) in fibra ottica. Separando solo l’ultimo miglio – si chiede il professor Sacco, ponendo un quesito-chiave – chi investirà nelle nuove reti? Non sarà possibile evitare duplicazioni e quindi inefficienze. La competizione infrastrutturale è ormai datata. Il futuro è la competizione sui servizi. Controllare il rame darebbe un vantaggio solo di breve periodo esponendo all’irresistibile tentazione di finanziare i servizi con gli extraprofitti della rete in monopolio. E allora, questi come potranno diventare più competitivi? Chi vrà mai incentivi a innovare?”

 
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Pubblicato da su 13 aprile 2007 in Senza categoria

 

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Senza rete non si salta?

Pesanti incertezze sul negoziato in corso con Olimpia: AT&T e America Mòvil hanno sguinzagliato segugi e avvocati per capire come cautelarsi da eventuali imprevisti sul futuro della rete Telecom.

(da il Sole 24 Ore)

 
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Pubblicato da su 12 aprile 2007 in news

 

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Casa Telecom (4)

Cambiare le carte in tavola

Il 4 aprile, tra le news del sito 187.it compariva questa comunicazione:

Adeguamento condizioni contrattuali per la clientela consumer di Telecom Italia

In conformità a quanto previsto dal “Decreto Bersani”, Telecom Italia elimina le durate minime contrattuali, attualmente previste per un anno, per tutti i contratti di accesso RTG e ISDN e per le offerte Alice ADSL, il cliente potrà quindi recedere in qualsiasi momento. Al cliente che recede nel corso del primo anno di durata contrattuale non sarà addebitato alcun canone a scadere.

Allo scopo di coprire i costi che Telecom Italia sostiene per la disattivazione della linea telefonica, nonché del servizio ADSL, sarà introdotto per le sole cessazioni che avvengono nel primo anno di vigenza contrattuale, un costo di disattivazione pari a 40 Euro (IVA esclusa) una tantum.
Tale costo sarà addebitato a partire dal 1° maggio.

I contratti aggiornati e la relativa modulistica sono in corso di pubblicazione.

Di questa cosa ho parlato anche su PI, integrando la notizia con le informazioni relative alla clientela business, riportate dal 191.it. Tutto a posto? Mica tanto, e non parlo della penale, che l’utente può trovare – legittimamente – indigesta: andate a leggere cosa c’è scritto adesso nelle news di 187.it, sempre alla data del 4 aprile…

Adeguamento condizioni contrattuali per la clientela consumer di Telecom Italia

In conformità a quanto previsto dal “Decreto Bersani“, Telecom Italia elimina le durate minime contrattuali, attualmente previste per un anno, per tutti i contratti di accesso RTG e ISDN e per le offerte Alice ADSL, il cliente potrà quindi recedere in qualsiasi momento.
Al cliente che recede nel corso del primo anno di durata contrattuale non sarà addebitato alcun canone a scadere.

Allo scopo di coprire i costi che Telecom Italia sostiene per la disattivazione della linea telefonica, nonchè del servizio ADSL, sarà introdotto per le sole cessazioni che avvengono nel primo anno di vigenza contrattuale un costo di disattivazione pari a 48 Euro (IVA inclusa) una tantum; in caso di cessazione contestuale del servizio ADSL, l’importo complessivo dovuto sarà pari a 60 Euro (IVA inclusa).
Tale costo sarà addebitato a partire dal 1° maggio.

I contratti aggiornati e la relativa modulistica sono in corso di pubblicazione.

I giochi della Settimana Enigmistica sono generalmente più difficili, qui oltre ai grassetti (o “bold” di certe parole) c’è un’unica differenza, abbastanza evidente: nella seconda release c’è una piccola precisazione, la frase “in caso di cessazione contestuale del servizio ADSL, l’importo complessivo dovuto sarà pari a 60 Euro (IVA inclusa)” che la settimana scorsa non c’era.

Alcuni lettori, in effetti, mi avevano chiesto conferma su quanto letto nella prima versione, da cui si poteva intendere che un abbonato Telecom (con linea telefonica + ADSL), in caso di recesso nel primo anno, doveva pagare 48 euro (40 + IVA) in tutto. Con la seconda versione della news, da 48 euro si è sostanzialmente passati a 60 (sempre nel caso dell’abbonato dotato di linea telefonica + ADSL).

 
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Pubblicato da su 10 aprile 2007 in Senza categoria

 

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Casa Telecom (3)

La promo elastica

Tanto per ribadire che c’è un po’ di confusione a casa Telecom, è degna di nota la promozione elastica varata sull’attivazione delle nuove linee (RTG e ISDN). Si tratta della possibilità di attivare una nuova utenza senza pagare il contributo “una tantum” di attivazione (150 euro). Annunciata in febbraio, inizialmente doveva durare due mesi (da metà marzo a metà maggio). Dopo una settimana, primo contrordine: la durata scende a un mese (ossia fino a metà aprile). La settimana scorsa, nuovo contrordine: la durata complessiva sale a due mesi e mezzo (fino al 31 maggio).

Gli utenti interessati adesso staranno sul chi vive, pronti ad una nuova variazione…

 
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Pubblicato da su 10 aprile 2007 in Senza categoria

 

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Casa Telecom (2)

La promo retro-post-attiva

C’è un po’ di confusione a casa Telecom (forse ho già detto qualcosa di simile, vero?). Il buon Aghost segnala una promozione demenziale, pubblicata sul sito Tim, che dice:
“Attiva una nuova TIMCard entro il 13 Maggio 2007 e Chiami e… Richiami Gratis Tutti fino a Pasqua 2007!”.

Ok, in realtà è l’ennesima proroga di un’offerta lanciata nel novembre dell’anno scorso e che in prima istanza scadeva il 7 gennaio. Però nell’aggiornare le date di validità della promo potevano adeguare anche il resto… Insomma, una promo mal gestita, e mal illustrata. A proposito di illustrazioni, complimenti ad Aghost per aver… cambiato i connotati alla Canalis 😀

 
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Pubblicato da su 10 aprile 2007 in Senza categoria

 

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Casa Telecom (1)

Repetita juvant

Giorni decisivi per l’azienda, ma c’è un po’ di confusione, anche a livello di rapporti con la stampa. Il comunicato apparsomi stamattina (ma che reca, come data e ora, 06/04/2007, 19.28) si autoripete.

 
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Pubblicato da su 10 aprile 2007 in Senza categoria

 

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E’ il mercato

Condivido l’amara riflessione di questo post di Beppe Grillo in cui si delinea un mondo, il nostro, in cui tutto avviene in nome del mercato. Che – al livello che ha raggiunto – non solo è una legge o un’ideologia, ma una fede, una divinità in cui credere.

Il mercato è la risposta a tutto: alla chiusura di un’azienda e alle sue conseguenze (tra cui lo “spezzatino” dell’azienda stessa, la perdita di posti di lavoro), all’aumento dei pedaggi autostradali non controbilanciato da una migliore qualità dei servizi, alla Telecom depredata e venduta all’asta.

Una discussione sull’acqua, sull’energia, sull’elettricità, sull’edilizia si spegne con la parola magica: mercato. Un’entità superiore che opera con regole sue, insondabili, ma giuste a priori, da non discutere. Vi ricordate gli applausi di Bertinotti e Fassino al tronchetto? Era il mercato. E tutti i fan di Coppola, Ricucci, Gnutti, Fiorani, Tanzi e Fazio della casa circondariale della libertà? Era il mercato. E l’indifferenza verso la condanna per bancarotta a Geronzi? E’ sempre il mercato. E la permanenza di Buora in Telecom dopo lo scandalo dello spionaggio? E’ ancora il mercato. Ma anche le intercettazioni erano (sono?) un mercato.
Se il mercato con le sue scatole cinesi, il suo capitalismo straccione, i conflitti di interessi, la sua totale mancanza di regole, decide delle nostre vite. Se questo è vero, ed è vero, i nostri dipendenti non servono a nulla.

I dipendenti sono, per Beppe Grillo, coloro che ci governano. E che assistono impotenti alle vicissitudini di un mondo i cui fili sono tenuti dal mercato.

E’ vero, il mercato spiega tutto. Tanto per fare un esempio – che poi è il background del post di Grillo – attorno alla vicenda di Telecom Italia, si fa un gran parlare per tanti motivi. Telecom è al centro degli interessi del mercato finanziario, da quando è stata privatizzata in nome del libero mercato. E’ per difendere il mercato italiano che Romano Prodi dice no allo spezzatino e alla ri-statalizzazione della rete, mentre dice sì ad una “società di garanzia di transito”.

Come sottolinea da tempo Stefano Quintarelli, però, ultimamente si parla troppo di finanza e non si affronta, concretamente, il tema del futuro delle TLC in senso industriale. I punti su cui questo tema si può articolare sono vari: si chiamano importanza della diffusione della banda larga, si chiamano rete, occupazione, sviluppo sociale ed economico, servizi che garantiscono l’ordine dello Stato. E’ vero: si fa un gran parlare di mercato e finanza, ma di quello che si dovrebbe fare – mettere un punto su come deve essere gestita, sviluppata ed evoluta la spina dorsale tecnologica di un Paese – non si è ancora parlato.

Di questo bisogna discutere. Il resto, per dirla con Pandemia, è aria fritta.

 
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Pubblicato da su 8 aprile 2007 in media, Mondo

 

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TLC, per capire

Per chiarirci le idee su come stanno le cose, sarebbe opportuno leggere l’interessantissimo pamphlet che Stefano Quintarelli ha scritto sull’assetto del mercato TLC.

(anche in versione post)

 
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Pubblicato da su 5 aprile 2007 in media

 

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Telecom pronta per l’espatrio?

Sulla possibilità che il controllo di Telecom Italia vada in mani estere (AT&T e América Movil) oggi si è scatenato l’orgoglio nazionalista della classe politica de noantri, preoccupata che anche l’ultimo operatore italiano, il più importante per storia e dimensioni, cambi nazionalità.

Luca De Biase sottolinea però ben altri motivi di preoccupazione, molto condivisibili, che vanno molto al di là del campanilismo politico. Quello che succederà davvero, comunque, lo scopriremo nei prossimi giorni.

 
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Pubblicato da su 2 aprile 2007 in Senza categoria

 

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Cellulari da supermarket

Allora, CoopVoce è stato annunciato per primo. Oggi invece è stato presentato UNOMobile, figlio della partnership siglata tra Carrefour e Vodafone. Chissà quando sarà presentato (e a quale operatore sarà legato) il servizio di Auchan, di cui si è avuta qualche anticipazione l’estate scorsa.

Il futuro degli operatori mobili “virtuali” italiani (che – più che MVNO – sono ESP, come spiegato qualche post fa) sembra sia negli scaffali dei punti vendita della GDO (Grande Distribuzione Organizzata). Ragionevole, quindi, pensare di vedere offerte speciali abbinate ad altri prodotti. I copy staranno già pensando a qualche trovata di impatto, a me viene in mente solo un’improponibile offerta congiunta che leghi una scheda prepagata ad una confezione di carne in scatola… più che altro perché il nome SIM-menthal si presterebbe bene al gioco di parole!

A voi viene in mente qualcosa di meglio? Apriamo un concorso sulla migliore offerta speciale?

 
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Pubblicato da su 2 aprile 2007 in Mondo, news

 

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COOPVoce, i dati

Come promesso ieri, dalla conferenza stampa di presentazione di COOPVoce sono emersi i dettagli ufficiali del servizio.

Già da aprile, ad un “campione rappresentativo di soci COOP” sarà offerta la possibilità di testarlo operativamente. Dopo la fase sperimentale, che durerà qualche settimana, i soci avranno la possibilità di acquistare SIM e ricariche nei punti vendita COOP e sul sito www.e-coop.it. I servizi offerti consistono in telefonate nazionali ed internazionali, SMS/MMS, traffico Internet e tutto ciò che può offrire un operatore mobile. Il servizio sarà fruibile dal territorio italiano e anche dall’estero.

Coop gestirà in autonomia i rapporti con la clientela, a cui saranno assegnati numeri telefonici specifici (3311 saranno le prime quattro cifre che contraddistingueranno gli utenti). Il call center di Coop risponderà al numero 188 (numerazione assegnata dal Ministero delle Comunicazioni).

Infine, un ipse dixit:

L’accordo concluso con COOP, oltre ad accrescere il valore degli asset infrastrutturali di Telecom Italia, rappresenta una risposta concreta alle aspettative delle istituzioni e dei consumatori. Questa intesa è infatti una ulteriore dimostrazione della competitività del mercato dell’accesso alle reti mobili ed è coerente con le esperienze di successo nei mercati europei” (Riccardo Ruggiero – Amministratore Delegato di Telecom Italia)

Detto questo, alzo la mano perché non ho capito una cosa letta su Tgfin (la metto in grassetto):

Quel che si sa, al momento, è che Coop non diventerà un gestore di rete, ma acquisterà traffico telefonico da Telecom e lo rivenderà ai propri soci e probabilmente anche ai loro clienti.

 
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Pubblicato da su 30 marzo 2007 in news

 

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Coop, il telefonino è vicino

Si chiamerà CoopVoce l’offerta di telefonia mobile di Coop che, ormai è ufficiale, debutterà prossimamente negli oltre 1.300 punti vendita del gruppo.

Come era stato anticipato la scorsa estate, l’accordo è stato siglato con Telecom Italia. Con questa nuova offerta, Coop diventerà così un operatore mobile virtuale, ossia utilizzerà la rete di un gestore (quella di TIM) vendendo però traffico telefonico (e forse anche cellulari) a proprio nome. Per l’utente, CoopVoce sarà un’alternativa come lo sarà anche l’appena annunciata offerta di telefonia mobile di Poste Italiane.

La scena italiana sembra quindi matura, pronta ad accogliere nuovi attori, in veste di MVNO o di ESP. L’auspicio è che il loro ingresso movimenti il mercato in modo positivo per gli utenti, messi di fronte ad una pluralità di offerte (tra cui sceglieranno, verosimilmente, quella ritenuta più conveniente). Gli aspiranti operatori virtuali non sono solo Coop e Poste Italiane: esistono già trattative aperte da Conad, Auchan e Carrefour, ad esempio, per non parlare di aziende che già operano nel mondo della telefonia come Fastweb, Tele2, BT e Elsacom.

A proposito, le sigle MVNO e ESP hanno un significato ben preciso, come spiega l’Authority delle Comunicazioni:

Operatore virtuale di rete mobile (Mobile Virtual Network Operator, MVNO): operatore non titolare di una licenza per l’utilizzo dello spettro radio e che pertanto utilizza le funzioni e gli elementi della rete radio di uno o più MNO. Le modalità di utilizzo della rete di accesso mobile sono assimilabili a quelle per il servizio di roaming relativamente alle funzioni di registrazione, di raccolta e di terminazione. Il MVNO è quindi dotato di archi di numerazione propri e quindi di SIM card (Subscriber Identification Module card, o moduli di identificazione di abbonato), interoperabili con i terminali mobili (GSM, UMTS). Il MVNO può gestire in proprio le funzioni di commutazione e di trasporto così come può gestire direttamente la base dati di registrazione degli utenti mobili (Home Location Register, HLR). Dalla definizione utilizzata si evince che il MVNO è completamente autonomo nella relazione con il cliente in quanto quest’ultimo non necessita di alcun rapporto diretto con l’operatore di rete mobile ma stipula un unico contratto con il MVNO dal quale riceve la SIM card.

Fornitore avanzato di servizi (Enhanced Service Provider, ESP): operatore titolare di licenza per la fornitura di servizi di telefonia vocale fissa o mobile o titolare di autorizzazione se fornitore di servizi dati o di servizi diversi dalla voce commutata. L’operatore rivende il servizio di comunicazione dell’operatore di rete mobile e fornisce in maniera indipendente servizi a valore aggiunto. Non è dotato di numerazione propria e quindi non emette direttamente proprie SIM card (fornite al cliente dall’operatore di rete mobile), ma utilizza un proprio marchio nella distribuzione e vendita del servizio, marchiando quindi le SIM card in maniera indipendente dall’operatore di rete mobile, e avendo la possibilità di esercitare con una certa autonomia proprie politiche di prezzo e di distribuzione. L’operatore è in generale responsabile delle attività della gestione, del customer care, e della fatturazione del cliente.

 
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Pubblicato da su 29 marzo 2007 in news

 

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