Sono trascorsi pochi giorni dalla riapertura di Blogbabel, ed è già percepibile un certo brusìo nella blogosfera. E’ oggettivamente un ritorno che fa discutere: oltre a chi – come il sottoscritto – manda lo staff in bocca al lupo, c’è chi si congratula per il ritorno, chi formula osservazioni e critiche costruttive, chi solleva il problema dell’attendibilità, guardando con sospetto i criteri seguiti nella composizione della classifica di BlogBabel e di quella di Wikio.
Non è mia intenzione discutere di questi criteri, ne’ sono nella posizione di criticarli, perché non ne conosco le dinamiche e non avrei comunque l’opportunità di svolgere verifiche sui risultati rilevati. Qualche giorno fa, Boh ha ribadito qui che BlogBabel “ha dei parametri chiari e validi per tutti” e non ho alcun motivo di credere il contrario. Qua e là, però, leggo riflessioni e osservazioni che – a mio avviso – non possono non essere prese in considerazione quando si parla di queste classifiche.
Mi sembra che Roberto Dadda abbia offerto in questo post un interessante spunto di riflessione, analizzando il concetto di discussione, che BlogBabel evidenzia – almeno questo è ciò che percepisco – identificando una fonte (per esempio il post di un blog, una notizia di una testata giornalistica, una voce di Wikipedia) e tracciando i blog che la linkano, quando i link raggiungono una dimensione ritenuta significativa. Luca De Biase, venerdì, osservava che “Le discussioni emergono quando molti blogger linkano la stessa pagina. La posizione in classifica di un blog migliora – tra l’altro – se quel blog viene linkato da altri” con il presupposto che “le pagine apprezzate vanno linkate, senza se e senza ma”.
Questo potrebbe dunque significare (correggetemi se sbaglio, non ho la presunzione di lanciare critiche inappellabili) che, se un coro di blogger dovesse “lapidare” a suon di post – e di link – un altro blogger, quest’ultimo potrebbe scalare la classifica e posizionarsi anche molto in alto, proprio in virtù dei molti link che lo citano, sebbene legati a critiche e dileggi (e questo potrebbe spiegare il successo di siti come il “blog” Beppegrillo.it, che raccoglie molti consensi, ma anche parecchie critiche).
Resta inoltre, a mio avviso, la distorsione di fondo di cui parla Roberto Dadda sull’accezione di discussione che, nei termini analizzati da BlogBabel, sembra avere più propriamente il connotato del passaparola. Che può rendere effettivamente popolare un blog. “Se è usata bene – dice ancora Luca de Biase – Blogbabel sostiene il flusso della conversazione”. A questo punto la domanda che mi sorge è: ma chi usa effettivamente BlogBabel? La usano i blogger, magari inconsapevolmente, fungendo da driver di questi flussi di link? E come la mettiamo con coloro che si disinteressano di BlogBabel, ma che da essa sono comunque censiti e di conseguenza vi contribuiscono loro malgrado?