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Informazioni su db

Tecnico informatico, sono stato consulente aziendale per la gestione dei sistemi informativi e di telecomunicazioni e ho lavorato in realtà di ogni dimensione (dalle PMI alle multinazionali). Attualmente mi occupo dei sistemi informativi e di telecomunicazioni di un gruppo industriale. Oltre alla mia attività professionale, collaboro con varie testate e siti di informazione tecnologica. Computerworld e Punto Informatico sono le testate specialistiche con cui in passato ho collaborato molto frequentemente, mentre ora mi occupo sempre di tematiche tecnologiche per The New Blog Times, il primo blornale italiano dedicato a tecnologia e scienza, e per il Corriere delle Comunicazioni in relazione all'iniziativa AgendaDigitale.eu. Collaboro con RCI Radio.

Facebook, FriendFeed e il social network che verrà

Con un colpo di scena estivo, Facebook ha annunciato che metterà le proprie mani su FriendFeed, il servizio di content-sharing in real time fondato da alcuni transfughi di Google.

friendfeed-facebook

Meno conosciuto di Facebook, FriendFeed è un servizio che consente di integrare/aggregare in un’unica home i contenuti dei vari account che un utente ha su più piattaforme di social network o di micro-blogging e di seguire le tracce lasciate in Rete (Facebook, Twitter, Flickr, eccetera) da altri amici o contatti.

Qualcuno ritiene si tratti di un servizio utilizzato da una sorta di elite, e che Facebook abbia una natura più abbordabile e si possa adattare alla massa. Ora il fatto che il secondo, più popolare, acquisti il primo, più elitario, può suscitare reazioni contrastanti. Qualcuno teme che si possa arrivare ad un mix dei due (FaceFeed? FriendBook?), ma credo che fasciarsi la testa oggi sul futuro di FriendFeed sia prematuro.

Di certo, con questa acquisizione, Facebook riesce ad accaparrarsi un notevole know-how nel campo della ricerca delle news in real time e a lanciare così un guanto di sfida a Twitter. Speriamo che le sinergie vengano sfruttate in questo settore e non per propagare su una nuova piattaforma la possibilità di generare e diffondere applicazioni stupide del tipo “Scopri che personaggio dei Barbapapà sei”…

Intanto, in barba all’italico relax agostano, le novità fioccano copiose. L’ultima si chiama Facebook Lite 😉

 
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Pubblicato da su 12 agosto 2009 in Internet, Life, media, Mondo, security

 

Dai, su, diteci chi è stato

L’attacco DDoS (Distributed Denial of Service) che ieri ha colpito Twitter in realtà ha interessato anche Facebook, seppur con conseguenze meno pesanti. Mentre i due servizi indagano sull’origine dell’attacco senza fornire pubblicamente informazioni, Angelo Aquaro sventaglia ipotesi a 360 gradi per Repubblica e Michael “furless-tongue” Arrington di TechCrunch si lascia sfuggire una pista che potrerebbe a qualche teenager:

We’ve also heard that Facebook and Twitter are working together to figure out exactly which 15 year olds are responsible for organizing the attack.

Sarebbe già noto, invece, il vero bersaglio dell’attacco.

 
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Pubblicato da su 7 agosto 2009 in Internet, media, Mondo, news

 

La giusta cura

In Cina alcune cliniche offrono cure riabilitative a chi è affetto da dipendenza da Internet. Presso il Guangxi Qihang Survival Training Camp, però, alcuni aguzzini supervisori hanno utilizzato metodi curativi eccessivi, che per un ragazzo di 16 anni si sono rivelati mortali:

A teenager sent by his parents to a boot camp to cure his Internet addiction died after he was beaten by camp supervisors, police in the Guangxi Zhuang Autonomous Region claimed yesterday.

Prendo questa notizia (un episodio certamente estremo, ma purtroppo realmente accaduto) come spunto per sottolineare quanto sia importante prendere coscienza di un problema come la dipendenza da Internet e della necessità di fermarsi prima di raggiungere a simili livelli di emergenza, considerando il semplice concetto di disintossicazione, come ha osservato qualche giorno fa Massimo Mantellini.

Fortunatamente – in casi più critici – c’è chi affronta questo serio problema con un approccio più costruttivo e non certo violento.

 
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Pubblicato da su 6 agosto 2009 in Internet, Life, media, Mondo, news

 

Quando un iPod diventa un iBomb

Ken Stanborough e sua figlia Ellie potevano rimanere due illustri sconosciuti, invece il loro nome sta facendo il giro del mondo per colpa di un iPod Touch difettoso, che a sua volta darà non pochi grattacapi a Apple, dal punto di vista tecnico e dell’immagine.

Il Times Online racconta infatti che il padre della la ragazzina si è accorto di uno strano sibilo proveniente proprio dall’iPod. Lo ha preso in mano e ha scoperto che era bollente, tanto da non riuscire a tenerlo in mano, così lo ha gettato dalla finestra. Caduto sul prato della casa di Liverpool, dopo mezzo minuto l’iPod è esploso.


Il signor Stanborough, dopo aver lasciato raffreddare il rottame del dispositivo (di cui potete vedere una diapositiva, tratta dal sito del Times), lo ha recuperato e lo ha portato dal rivenditore, che per il rimborso gli ha consigliato di contattare direttamente il produttore. Apple, negando ogni responsabilità, ha però inviato una lettera alla famiglia, proponendo la sottoscrizione di un accordo: l’azienda si è detta disposta a rimborsare le 162 sterline richieste, a condizione che la notizia non diventasse di dominio pubblico e che nessun componente della famiglia, a conoscenza dell’accaduto, ne parlasse mai ad anima viva, nemmeno per sbaglio. Silenzio totale, dunque, pena l’avvio di un’azione legale per il mancato rispetto dell’accordo.

Come i più perspicaci avranno già intuito, il signor Stanborough – che aveva chiesto solo il rimborso e non un risarcimento danni – non ha firmato l’accordo, definendo “spaventosa” la proposta di Apple, la cui spiegazione è stata che quella lettera è una prassi comune e, non avendo ricevuto l’apparecchio, non può esprimersi su quanto avvenuto.

Forse, però, qualche spiegazione s’impone: il Times aggiunge che la Consumer Product Safety Commission (CPSC) ha un dossier di 800 pagine su incidenti analoghi. Una documentazione ottenuta a fatica da un giornalista americano, dopo una battaglia ingaggiata da Apple a colpi di carte bollate. Un altro episodio simile si era verificato in marzo in Ohio, con protagonista un altro iPod Touch, esploso nella tasca dei pantaloni di un ragazzino (che si è ritrovato una gamba ustionata).

Il surriscaldamento sembra sia imputabile alle batterie a ioni di litio utilizzate. Un problema che si ripropone nuovamente, dopo alcuni richiami di batterie di MacBook che andavano a fuoco, ma che è doveroso ammettere che, tempo fa, ha interessato anche altre aziende come Sony, Nokia, Dell e HP.

Ora la patata bollente è tornata in mano ad Apple e, alla luce di quanto emerso, trincerarsi dietro un “non abbiamo visto, non sappiamo” non sembra sufficiente. Anche risolvendo ogni problema, il danno di immagine per l’azienda potrebbe essere enorme.

 
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Pubblicato da su 5 agosto 2009 in Internet, Life, Mondo, news

 

App World

Da utente BlackBerry, sono stato ovviamente incuriosito dal debutto di App World, in pratica lo store di applicazioni che il produttore canadese ha realizzato agli utenti dei propri smartphone, conseguendo due obiettivi:

  • la costituzione di un catalogo organizzato di applicazioni, che in precedenza gli utenti dovevano cercare altrove,
  • la realizzazione di un modello di business varato da Apple con il suo App Store e che vanta già altri tentativi di imitazione.

Per prima cosa, ovviamente, mi sono procurato il software (708.8 KB) e poi (dopo l’obbligatoria lettura delle condizioni d’uso) ho cominciato a navigarci. La grafica è semplice è gradevole. Ho trovato piuttosto comoda la ricerca delle applicazioni, classificate in categorie, con il link alle classifiche di quelle più scaricate (sia gratuite che a pagamento). E’ possibile salvarle sulla SD card per installarle successivamente ed è consentito trasferire (per un massimo di tre volte in un anno) ogni applicazione acquistata su un altro BlackBerry.

Con il tempo si capirà se l’operazione condotta da RIM è stata azzeccata e se il suo App World avrà lo stesso successo commerciale dell’App Store originale. Vale comunque la pena visitarlo, di tanto in tanto.

Al momento, l’applicazione gratuita in cima alla classifica delle più scaricate è il feed reader Viigo, seguita da… BlackBerry App World.

 
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Pubblicato da su 4 agosto 2009 in news

 

Pierani c’è

Senza curarsi delle mode della Rete, quindi con mossa saggia e ponderata, Marco Pierani – Responsabile Relazioni Istituzionali di Altroconsumo – oggi ha aperto il suo angolo nel web.

 
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Pubblicato da su 4 agosto 2009 in Blogosfera

 

Internet, miti da sfatare

I risultati di una ricerca Nielsen segnalata oggi da Stefano Quintarelli demoliscono a suon di numeri alcuni luoghi comuni sul rapporto tra giovani americani e Internet. Efficace la tabella di sintesi compilata da Stefano:

MITO REALTA’
I ragazzi usano 10 schermi contemporaneamente E’ piu’ probabile che i ragazzi usano un media per volta più di quanto fanno gli adulti
I ragazzi abbandonano la TV per i nuovi media Falso: guardano più televisione di sempre
Sono i ragazzi quelli che guardano più video online Falso: guardano meno video online delle persone più grandi
Il video su mobile costa troppo per i ragazzi I ragazzi costituiscono il 20% dgli utenti di video mobile e guardano più video dell’utente medio
I ragazzi sono gli utenti di internet più avidi I ragazzi sono sul web meno della metà degli altri utenti
Il cinema costa troppo ed è troppo “vecchio” I ragazzi vanno al cinema piu’ di qualsiasi altra fascia di utenti
I ragazzi passano tutto il tempo sui videogiochi I ragazzi costituiscono solo il 23% della audience delle console di videogiochi e meno del 10% dei minuti passati a giocare su PC

Da Nielsen precisano inoltre che i teenager leggono giornali, ascoltano la radio, e mostrano di essere molto “ricettivi” in tema di pubblicità. Esattamente come gli adulti, di cui condividono i gusti per quanto riguarda programmi televisivi e siti web visitati.

 
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Pubblicato da su 3 agosto 2009 in Internet, media, news

 

La Rete è spesso un capro espiatorio

Nuova variazione sul tema dell’insulsa volontà di criminalizzazione della Rete: si stanno diffondendo in queste ore, tramite varie agenzie di stampa, le dichiarazioni rilasciate da Vincent Nichols, arcivescovo di Westminster e primate d’Inghilterra e Galles, secondo il quale (leggo da alcuni titoli pubblicati) Facebook “spingerebbe i giovani al suicidio” (sigh).

In una delle tante notizie si spiega che, secondo l’eminente prelato, l’abuso di questi strumenti (social network, ma anche e-mail ed sms) crea relazioni sempre più superficiali, in cui il numero degli amici e’ piu’ importante della qualita’ delle relazioni, e ciò farebbe aumentare il rischio di suicidio fra i giovani perché “tra i giovani spesso un fattore chiave nel commettere suicidio e’ il trauma di una relazione transitoria. Si gettano in un’amicizia o in una rete di amicizie, poi quando questa crolla si ritrovano disperati”.

A conferma della sua teoria Nichols ha citato il caso della 15enne Megan Gillan, che la scorsa settimana si e’ tolta la vita dopo essere stata presa pesantemente in giro su una chat di un altro social network, Bebo. Il Sunday Times, chiude l’articolo rivelando un’apparente incongruenza perche’ su Facebook ci sia un Vincent Nichols che afferma di essere l’arcivescovo di Westminster, che cita correttamente come indirizzo di casa Ambrosden Avenue a Westminster, e che conta 336 amici.

Presente o meno su Facebook, l’arcivescovo Nichols dovrebbe solamente tenere presente che nei social network, e più generalmente in Internet, non avviene nulla di diverso da quanto già accade nel mondo reale. Certe condizioni di disagio non hanno certo le loro radici in Rete, ma spesso è comodo prenderla come capro espiatorio.

 
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Pubblicato da su 2 agosto 2009 in Internet, Life, media, Mondo, news

 

Microsoft e Yahoo, “solo” una partnership

Dopo anni di corteggiamenti, dinieghi, impeti d’orgoglio, ricuciture e strappi nelle trattative,  Microsoft e Yahoo alla fine non si sono scambiate alcun anello, ma si sono strette la mano in una partnership strategica che durerà, secondo gli accordi stipulati, dieci anni. L’accordo prevede che Microsoft fornisca la tecnologia per il search (è verosimile ritenere che prima o poi, sotto l’abito consueto di Yahoo, ci sarà Bing), mentre a Yahoo spetterà il compito di curare l’advertising, del cui ricavato tratterrà l’88%.

Questo legame serve alle due aziende per contrastare la crescente leadership di Google e significa, per Microsoft, un ampliamento del mercato per la tecnologia che sta alla base di Bing. Per Yahoo si parla invece di un aumento del fatturato annuo (l’azienda prevede di arrivare a 500 milioni di dollari) e di un considerevole saving sulle spese di gestione.

I contorni dell’accordo fanno però pensare ad altro: nessuno può escludere che potrebbe davvero trattarsi di un primo passo, mosso in modo soft, nella direzione di una vera e propria fusione tra le due aziende (o di un’acquisizione di Yahoo da parte di Microsoft, obiettivo che Steve Ballmer non ha mai nascosto di voler realizzare). Iniziare con una partnership tecnologica e commerciale, anziché con un accorpamento in un’unica realtà, potrebbe avere conseguenze più favorevoli per ottenere il semaforo verde da parte delle autorità Antitrust.

 
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Pubblicato da su 30 luglio 2009 in news

 

Facebook, foto di utenti nei banner pubblicitari? No, grazie

Una foto della signora Cheryl Smith, utente di Facebook ma soprattutto persona di cui nessuno ha materiale per poter eccepire alcunché, è stata utilizzata in un banner pubblicitario del servizio Hot singles apparso nella colonnina a destra della home di un altro utente del popolare social network, il marito Peter.

hot-singles

Il fatto ha provocato una certa meraviglia nei signori Smith, entrambi iscritti a Facebook e totalmente ignari del fatto che una foto caricata in un album personale potesse essere utilizzata in un annuncio pubblicitario senza alcun avvertimento.

Si tratta di un abuso da parte di Facebook? Non esattamente: le condizioni di utilizzo parlano della possibilità di utilizzo di foto personali da parte di chi gestisce il servizio ed è necessario precisare che l’abbinamento di una foto (“prelevata” da un album personale) ad un’inserzione pubblicitaria viene effettuato da un’applicazione realizzata da terzi.

Detto questo, c’è comunque una lacuna da colmare: sarebbe infatti opportuno che un utente fosse messo in guardia anche riguardo a questo tipo di utilizzo, possibilmente con una notifica e con una richiesta di consenso, oggi inesistenti.

Il fatto che la propria faccia possa essere abbinata ad un servizio o ad un prodotto potrebbe non essere gradito a tutti. Tuttavia, la possibilità di evitare il problema esiste: una volta entrati in Facebook, dalla barra-menu che si trova in cima allo schermo, è necessario selezionare Impostazioni e Impostazioni sulla privacy. Da lì, cliccare su Notizie e Bacheca e poi sul tab Inserzioni di Facebook. Si troverà la voce Presenza nelle Inserzioni di Facebook, che può essere impostata con Nessuno.

FB_banner_privacy

 
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Pubblicato da su 27 luglio 2009 in news

 

Una lezione di vita

“Ogni ostacolo, ogni muro di mattoni, è lì per un motivo preciso. Non è lì per escluderci da qualcosa, ma per offrirci la possibilità di dimostrare in che misura ci teniamo. I muri di mattoni sono lì per fermare le persone che non hanno abbastanza voglia di superarlo. Sono lì per fermare gli altri” (Randolph Frederick Pausch)

Un anno fa scompariva Randy Pausch, docente di informatica, interazione uomo-computer e design presso la Carnegie Mellon University.

In questo video c’è la sua ultima conferenza, intitolata Last Lecture, che può essere considerata – nella sua semplicità – una spinta motivazionale a vivere la vita in modo migliore. Una grande lezione di vita.

 
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Pubblicato da su 25 luglio 2009 in Life, Mondo

 

Microsoft abbatte SoapBox, mai-rivale di YouTube

Lanciato nel 2006 da Microsoft con l’ambizione di sfidare YouTube e conquistare il mercato del video-sharing (si prevedeva “un successo immediato del servizio grazie ai 4 milioni di visitatori unici al mese raccolti da MSN”), alla fine SoapBox chiuderà il 31 agosto.

 
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Pubblicato da su 21 luglio 2009 in Internet, media, Mondo, news

 

Traduzioni intelligenti

EinsteinFB

Quanto può essere attendibile il risultato del quiz proposto su Facebook da chi si è affidato a questa traduzione? 😀

 
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Pubblicato da su 21 luglio 2009 in Internet, Mondo

 

Anche Google è sbarcato sulla Luna

Volete la Luna? Scaricate Google Earth 5.0 e potrete arrivarci con uno “sbarco” virtuale. E questa volta non dovrebbero esserci i problemi di privacy di Street View.

(via Google)

 
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Pubblicato da su 21 luglio 2009 in news

 

40 anni fa, un piccolo passo per l’uomo…

 
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Pubblicato da su 20 luglio 2009 in news