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PDA on the blog

In Rete ci ha sempre vissuto, ma ora pare sia giunto il momento di dargli un bloggoso benvenuto: con somma meraviglia di chi lo conosce (e sa che ora avrà ancora meno tempo di prima), Paolo De Andreis, illustre direttore di Punto Informatico, ha eletto a questo indirizzo il suo nuovo domicilio virtuale (esente da ICI, fortunatamente)

P.S.: ormai ci sei e non ti puoi più tirare indietro 😉

 
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Pubblicato da su 20 marzo 2007 in Blogroll, news

 

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Italia.it: “Ci dispiace…”

In questi ultimi tempi, al visitatore di Italia.it, può capitare di cercarne la homepage e di imbattersi invece in una pagina che recita, mortificata:

Ci dispiace La pagina che avete richiesto non è al momento disponibile

Sulle prime, qualche utente potrebbe essere tentato di tacciare di supponenza chi ha predisposto questa pagina, che elargisce consigli un po’ superflui: “potete partire dalla homepage” ci suggerisce, portandoci peraltro al link http://wps/portal/it” che, a seconda dei server DNS che utilizziamo, può portarci ovunque, dal sito della WPS – World Power Systems o alla homepage di una compagnia di assicurazioni del Wisconsin (WPS Health Insurance).

Ma al di la’ dell’enigma sulla natura di questo link, ovviamente si tratta di un messaggio standard, che si dovrebbe presentare in caso di digitazione erronea (o di link “rotto”). E che invece compare semplicemente digitando http://www.italia.it (o richiamandone il bookmark), il che significa che in quel momento il sito è in manutenzione.

Negli ultimi giorni la cosa si è verificata abbastanza frequentemente. “Chiaro indice di alacri attività” mi scrive il buon Luca Carlucci di ScandaloItaliano. Che, nei commenti di un post precedente, spiega cosa accade “giù a Napoli, nella redazione del portale messa su da ITS alla modica cifra di 1.4 milioni di euro (stima ufficiosa)“. Dove alcuni incaricati sono impegnati a correggere i contenuti del portale, sulla base delle varie segnalazioni pervenute, con sorprendente tempestività (“ieri mattina abbiamo messo su un post sulla Sardegna, e il pomeriggio *tutti* i rilievi del post, comprese inezie come un “tra l’altro” un po’ campato in aria, avevano prodotto le necessarie correzioni”).

Ne consegue che l’aggiornamento del portale Italia.it (per il quale sono stati stanziati alcuni milioni di euro), viene curato da persone che svolgono un onesto lavoro di debugging (tecnico e di contenuti) regolarmente retribuito (e ci mancherebbe che non fossero pagati), che però si basa anche sull’opera di altri soggetti – in buona parte blogger – che gratuitamente hanno segnalato le molte lacune del portale.

Sempre da un mondo di blogger e di professionisti è nata l’iniziativa Ritalia.it. La somma di tutto questo fa considerare ad Aghost, giustamente: “la novità è che grazie ai blogger nasce finalmente un episodio importante di “democrazia dal basso”. Non più quindi la blogosfera come “bar sport globale“, come viene denigrata dai soliti giornalisti con la puzza la naso, ma strumento informativo e propositivo dei cittadini, utilizzato finalmente senza alcuna mediazione“.

Il lavoro non sarà facile, d’accordo ma è lecito attendersi che il risultato possa essere buono. E di non inciampare più in personaggi come Gioacchino Fellini.

 
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Pubblicato da su 18 marzo 2007 in media

 

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Allarme (e Dave) rientrato

Per il sollievo e la gioia di utenti, telespettatori, giornalisti, carampane, normali websurfer e chi più bne ha più ne metta, Davide di Daveblog ha battuto un colpo.

Ma perché non mi stupisco nel leggere il suo post? Cito:

In attesa di tempi migliori per il mio router (“connettività limitata o assente” da 10 giorni, che ci crediate o no) e dopo un primo buco nell’’acqua col tecnico Telecom, che ha gentilmente restituito al mittente l’’accusa di guasto alla centrale, mi trovo a dovere commentare qualcosa che è veramente più grande di me. Nessuno scherzo, nessun esperimento, nessun morto: solamente un babbeo (io) che ha sfasciato il protocollo tcp/ip del suo pc e non riesce ancora a ripararlo. So che sarebbe più figo fare la parte di quello che ha preso tutti in giro, ma non mi sarei mai permesso di farlo, è questa la verità.

Insomma, mi sembra un caso di malasanità virtuale. La mancanza di connettività può fare brutti scherzi. Ma secondo me, con tutto il battage net-mediatico che si è scatenato, Dave riuscirà in poche ore a trovare qualcuno in grado di risollevare la situazione. Che ne dite?

Intanto, bentornato!

 
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Pubblicato da su 16 marzo 2007 in media, Mondo

 

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YouTube’s final cut

Grazie a Internet con Marco Montemagno, blog che rappresenta il secondo domicilio elettronico del conduttore di Reporter diffusoscopro che è possibile ritrovare i video cancellati da YouTube su delutube, che

è un classico esempio di applicazione che va oltre le volontà di un sito e perché può essere magari utile per ritrovare un video che ci piaceva e che per qualche motivo non è più visibile.

 
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Pubblicato da su 15 marzo 2007 in media, Mondo, news

 

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Perché Sanremo è San Remo?

chiedetelo a Italia.it

ScandaloItaliano, che ormai da settimane sta portando avanti un’autentica opera di debugging a 360 gradi sul portale turistico varato dal Governo, ha dedicato un post alla scheda con cui Italia.it descrive Sanremo. Un’ennesima dimostrazione che, accanto alle rilevanti farraginosità tecnologiche che affliggono il portale, ci sono ancora rilevanti gibbosità a livello di qualità dei contenuti, dagli errori nei toponimi all’assenza di una correzione grammaticale, che la dicono lunga sulla frettolosità con cui è stato portato avanti il progetto.

Io, nel frattempo, non vorrei aggiungere nuove chicche, ma solo segnalare che – dopo 19 giorni dalla mia prima segnalazioneper il portale Italia.it il Monte Rosa continua a risultare essere il rilievo più importante della Lombardia (vedi schermata riprodotta in questo post). Mentre noto con piacere che, dalla descrizione della Provincia di Lecco (che nei primi giorni di vita del portale veniva descritta “tra mare e montagne”, frase poi provvidamente corretta in “tra lago e montagne), nelle indicazioni dei prodotti tipici sono spariti l’olio d’oliva e la mozzarella.

Segno che qualcosa si sta muovendo. Bene. 🙂

UPDATE (15/03/2007, sempre da ScandaloItaliano):

Una rapida correzione al volo ha riconvertito, nel titolo scheda, San Remo in Sanremo. Il resto al momento sembra immutato ed assolutamente in linea con lo slogan del mitico logo
Italia: un paese di qualità.

 
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Pubblicato da su 14 marzo 2007 in media

 

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Lost or missing?

Sono sempre di più le persone che ne sentono la mancanza e anche la famiglia Sofri / Bignardi da’ conto dell’apprensione dei lettori di Daveblog, il cui ultimo post – che risale al 5 marzo e che nulla lasciava intendere sul silenzio che ne sarebbe seguito – ha raccolto quasi oltre un migliaio di ansiosi commenti. L’ipotesi che si tratti di un esperimento di comunicazione è interessante, comunque segnalo anch’io la petizione e il blog nati in seguito a questa vicenda.

P.S.: Di blog disabitati, derelitti o abbandonati c’è piena la rete e la cosa potrebbe non essere importante, se non fosse che Daveblog è uno dei blog italiani più seguiti in Rete (oggi 11esimo, secondo la classifica di Blogbabel).

 
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Pubblicato da su 13 marzo 2007 in media

 

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Fastweb pronta per la Svizzera?

Sembrerebbe proprio che Fastweb sia pronta a diventare svizzera: Swisscom ha annunciato l’intenzione di acquisirne il controllo attraverso un’OPA di natura amichevole.

Quintarelli esprime alcune perplessità (condivisibili) sull’opportunità di una simile operazione per Swisscom, valutando alcuni numeri e la non-modernità dell’infrastruttura di Fastweb. Questa la sua domanda, che motiva la nebbiosità delle ragioni dichiarate alla base dell’operazione:

Spendereste 3,3 miliardi di Euro per comprare una società che non fa utili, la cui posizione finanziaria netta è peggiorata di 322 milioni nell’ultimo trimestre a fronte di un margine operativo (EBITDA) di 128 milioni nello stesso periodo, in un momento in cui il principale competitor sta negoziando con l’autorità uno “sconto” sugli obblighi regolamentari?

Letta così non fa una piega (e fa rispondere no).

 
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Pubblicato da su 12 marzo 2007 in media, news

 

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Italia.it Googlebombed

C’era da aspettarselo? Forse sì: anche il contestatissimo portale Italia.it, il cui strascico di polemiche e critiche (molte delle quali costruttive) è destinato a durare nel tempo, è caduto vittima del Googlebombing. Provare per credere (a ciò che vi mostro qui sotto):

Questo inaspettato esito, che vede Italia.it in pole position su una ricerca affatto attinente, viene segnalato anche da Sbronzo di Riace nei commenti al post in cui Aghost lamenta un’altro “peccato”: nella homepage del sempre più aborrito portale, “gli scienziati di Sviluppo Italia responsabili del portale non sono ancora riusciti ad eliminare la lingua “????” dalla home page”. A dire il vero, io vedo degli ideogrammi (cinesi, intuisco dalla striscia “What’s up in Italy” che replica la sequenza delle lingue disponibili) anche da Firefox ed Explorer, ma posso capire che non tutti i computer del mondo li possano vedere. Dipende – credo – dai font disponibili. Se il link non fosse legato ad un testo, ma ad esempio ad un immagine, tutti vedremmo quei caratteri allo stesso modo. Mi sembra comunque, anche questo, un problema di accessibilità.

Intanto, segnalo che ScandaloItaliano ha aperto una sezione chiamata In breve: per chi si fosse perso le puntate precedenti, in quella pagina c’è una sintesi delle date e degli eventi più significativi nella storia del portale. State facendo un gran lavoro, ragazzi!

 
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Pubblicato da su 9 marzo 2007 in media, Mondo

 

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Wikiautorevolezza

Il caso Essjay (il 24enne che, spacciandosi per Ph.D. esperto in storia delle religioni e del cattolicesimo, è divenuto amministratore e Editor di Wikipedia) serve da spunto a Stefano per parlare di protezione delle informazioni. La riflessione è articolata e interessante (leggetela), qui estrapolerò solo due concetti-chiave:

  • ogni tipo di informazione, che sia privata o pubblica, deve essere protetta dalla manipolazione;
  • uno strumento che diventa autorevole solo per la sua popolarità rischia di diventare uno strumento di riferimento potenzialmente fallace e comunque non affidabile.

Questo significa che da ora, Wikipedia non può più permettersi di far proprio il proverbio cinese che dice “La porta meglio chiusa, è quella che si può lasciare aperta”

 
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Pubblicato da su 9 marzo 2007 in media

 

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Telefonia, tutti i costi se li porti via

Stamattina parlavo di  febbre da abolizione. Ecco, adesso è scoppiata l’epidemia: dopo l’abolizione dei costi di ricarica, il contagioso entusiasmo dei consumatori vuole far sparire tutto quanto pesa a titolo di costo fisso sulle comunicazioni. Via lo scatto alla risposta e i costi dei servizi di roaming internazionale (eliminazioni proposte, tardivamente, dal presidente dell’Agcom, da inserire come emendamento al decreto Bersani). Poi, via anche il canone Telecom (petizione di Anti Digital Divide). E via anche la tassa di concessione governativa per gli abbonamenti dei privati (petizione di un privato).

E’ evidente che è stata l’abolizione dei costi di ricarica, conseguenza di una petizione online, ad innescare questo effetto esplosivo: all’improvviso, nessuno sopporta più i costi fissi dei servizi di telefonia. All’improvviso ci si accorge che chi si lamenta può ottenere qualcosa. Ma perché i segnali vengono solo dal basso, cioè a valle, dalla base?

E, tanto per aggiungermi con molta originalità a domande già formulate da altri: l’Agcom che cosa ha fatto finora? Ha dormito? Era fuori ufficio a guardare che tempo faceva? Tutti i i balzelli che oggi vuole urgentemente eliminare esistono da anni, lustri, decadi.

Si sono liberate delle strade prima impraticabili? O si stanno liberando delle poltrone?

 
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Pubblicato da su 7 marzo 2007 in media

 

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Desaparecido

Che fine ha fatto Italia.it? C’è qualcuno che ne sa di qualcosa?

UPDATE delle 10.30: grazie alla prece di Ferd (nei commenti), il portale è tornato online

 
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Pubblicato da su 7 marzo 2007 in media, Mondo

 

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Febbre da abolizione?

Ultimato il processo di abolizione di costi di ricarica e scadenza del credito prepagato per gli utenti di telefonia mobile, da un articolo del Corriere si legge che il presidente dell’Authority delle Comunicazioni Corrado Calabrò pensa già all’eliminazione di altri due gravami: lo scatto alla risposta e i costi dei servizi di roaming internazionale.

L’opportunità della prima ipotesi è opinabile, ma ci sarebbe da discutere. Calabrò la definisce “un’anomalia tutta italiana”, facendo proprie le parole usate lo scorso anno da Andrea D’Ambra nella petizione contro i costi di ricarica. Per l’abolizione dello scatto alla risposta ci sono già da tempo, peraltro, un po’ di petizioni, per cui non si può dire che sia un’idea del Garante.

Nemmeno l’eliminazione dei costi di roaming – che invece è molto opportuna – è un’idea originale: su questo punto insiste già da mesi Viviane Reding, Commissario UE per la società dell’informazione e i media.

Il motivo di tanto zelo da parte dell’Authority, e forse questa è anche una risposta al post di  Aghost, è spiegato oggi dal Corriere:

“Dopo essersi visto scavalcare dal governo sul terreno dei costi di ricarica (e per questo la UE ha espresso i suoi dubbi sull’effettiva «indipendenza» dell’Authority), il Garante per le Comunicazioni ora sembra voler tornare in prima linea”.

 
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Pubblicato da su 7 marzo 2007 in Senza categoria

 

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Costi di ricarica, l’incidente

Non pensavo di tornare così in fretta sull’argomento. Si da’ però il caso che Wind, oggi, sia inciampata in un serio inconveniente tecnico-commerciale.

Dov’eravamo rimasti? Ah sì: ieri sera, Wind in un comunicato ha dichiarato che “non applicherà i contributi di ricarica ai contratti in essere alla data del 4 marzo 2007″. E, proporzionalmente all’entità della cosa, i clienti hanno tirato un sospiro di sollievo. Fino a stamattina, quando due di loro hanno acquistato una ricarica da 10 euro e si sono visti  accreditare solo 8 euro di traffico telefonico.

Subito si mobilitano associazioni come MDC e Adiconsum e, nel pomeriggio, arriva una nota di Wind: a tutti coloro che hanno effettuato ricariche telefoniche tra ieri e oggi, sarà rimborsato il contributo di ricarica sotto forma di traffico telefonico entro la fine di marzo.  L’addebito dei costi di ricarica avvenuto fino ad oggi è dovuto a non ben precisati problemi tecnici, di cui gli altri operatori mobili (TIM, Vodafone, 3) evidentemente non soffrono.

 
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Pubblicato da su 6 marzo 2007 in news

 

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Costi di ricarica, il dietro-front di Wind

Oggi si è rapidamente diffusa la notizia che l’Authority delle Comunicazioni ha chiesto, a Wind e Vodafone, chiarimenti urgenti circa le strategie commerciali adottate dai due operatori dopo l’entrata in vigore del decreto Bersani. Darò qui un piccolo sunto di cosa è accaduto dopo l’entrata in vigore della norma:

  • Su TIM e 3 Italia nulla da dire. Per dirla usando le parole di Altroconsumo, “3 si è comportato in modo encomiabile: ha annullato i costi di ricarica prima della scadenza del decreto e non ha cambiato il proprio parco tariffario”; mentre “TIM si è comportata correttamente. Ha eliminato i costi di ricarica e non ha cambiato il proprio parco tariffario. Piccolo neo: la tariffa Tim Club, comunicata come “nuova”, è in realtà in vigore da almeno un mese!”. Non è che sia poi un neo, a mio avviso, comunque nulla da eccepire, sostanzialmente. Molti si chiedono quanto passerà prima dell’introduzione di nuovi e più cari piani tariffari, ma resta il fatto che le due compagnie, in questo momento, sono le preferite dagli aspiranti nuovi utenti di telefonia mobile.
  • Vodafone ha proposto nuovi piani tariffari (con ritocchi verso l’alto), mantenendo in vita quelli dei vecchi clienti, sgravati dei costi di ricarica. Non avevo detto, però, che l’operatore ha deciso di far scadere comunque le SIM sulle quali i clienti non effettuano ricariche per un anno. Chi vorrà recuperare il credito residuo potrà farlo (visto che il decreto Bersani stabilisce che non può essere soggetto a scadenza), chiedendolo a Vodafone tramite raccomandata (3,40 euro) e pagando un contributo (8 euro). Se il credito residuo ammonta a 11,40 euro, il recupero risulta quindi antieconomico per il cliente.
  • Anche Wind ha lanciato nuovi piani tariffari privi di costi di ricarica, consentendo ai vecchi clienti di proseguire con il piano scelto in precedenza. Mantenendo però in vita, per loro, i costi fissi per i tagli di ricarica inferiori ai 50 euro. E dando loro la possibilità di passare, gratuitamente, ai nuovi – e più cari – piani tariffari.

Finito qui per oggi? No: le ultimissime notizie riferiscono però che Wind è tornata sui propri passi. In seguito alla richiesta dell’Agcom (conseguenza di varie segnalazioni, quella di Generazione Attiva e quella, successiva, di altre associazioni tra cui Codacons) in serata la compagnia telefonica ha fatto sapere in una comunicato che “non applicherà i contributi di ricarica ai contratti in essere alla data del 4 marzo 2007”. E ha tenuto anche a sottolineare, forse agitando nervosamente l’indice della mano, che “questo provvedimento non potrà non avere impatti negativi sugli assetti concorrenziali del settore”.

La prossima puntata? Attendere, prego…

 
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Pubblicato da su 5 marzo 2007 in Senza categoria

 

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I costi dell’insicurezza delle informazioni

Dopo un periodo trascorso operativamente offline – ma comunque professionalmente non poco intenso – dal suo gestore (o tenutario, direbbe Mantellini), il blog conneXioni riprende le trasmissioni. Poteva limitarsi ad un semplice saluto o ad un banale “rieccoci qua”? Ma quando mai…?

Il fratello del sottoscritto ha pensato bene di andare subito al sodo e cimentarsi, come suo costume, nel tostissimo tema “La dimensione economica della sicurezza delle informazioni”. Argomento spesso ignorato, trascurato e sottovalutato, ma solo perché non se ne conoscono realmente impatto e dimensioni.

Capita anche di sentirne parlare a sproposito. Ma in questo caso, fortunatamente, a parlarne  è chi se ne occupa professionalmente.

Meditate gente, meditate…

 
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Pubblicato da su 5 marzo 2007 in Senza categoria

 

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