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Italia.it, briefing per la rifondazione

La voce di scandaloitaliano, e di tutti coloro che non hanno ben digerito la realizzazione di Italia.it, si alza e si fa sentire.

Ho già evidenziato, in un post precedente, l’apertura del blog che si prefigge lo scopo di motivare meticolosamente, analiticamente, punto per punto perchè http://www.italia.it è un portale mal progettato, mal realizzato, mal scritto, e che grida vendetta nel suo essere scandaloso spreco di denaro pubblico, nonché un’offesa alla competenza e alla professionalità dei lavoratori del web italiano.

Ora scandaloitaliano si muove, con uno spirito degno di un’associazione di consumatori, per cercare di far sentire la propria voce anche in sedi più istituzionali e in un post – scritto in tono surreale e ironico – accende i riflettori su un’iniziativa politica che potrebbe avere utili conseguenze: domani, lunedì 5 marzo, l’osservatorio ICT della Margherita terrà un’assemblea per “fare il punto sul Portale del turismo, lanciato pochi giorni fa dal Ministro dei Beni Culturali, Francesco Rutelli“. All’evento prenderanno parte anche rappresentanti di Innovazione Italia, IBM e Ministero dei Beni Culturali.

L’invito di scandaloitaliano che, ripeto, è ironico ma dal contenuto molto serio,  titola:

URGENTE: adotta un membro della Margherita, uno di quelli che lunedì 5 marzo incontreranno IBM e Sviluppo Italia per parlare di italia.it, e ricondizionagli la mente in vista dell’incontro! ENTRO LUNEDI’!

Da leggere con attenzione e, se siete d’accordo, da seguire in tutte le sue indicazioni. Dall’evento non penso sia possibile aspettarsi soluzioni, ma potrebbe indubbiamente essere l’occasione di una sensibilizzazione dei responsabili per poi aprire la strada ad una profonda revisione del progetto.

Stay tuned.

 
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Pubblicato da su 4 marzo 2007 in Mondo

 

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Perché l’eclissi è l’eclissi

Va bene che Sanremo è Sanremo, ma volete mettere un festival della musica italiana (dove, come ha evidenziato Wittgenstein, si è sentito Johnny Dorelli dire “la favolosità” e Al Bano cantare l’inno nazionale sovietico e – aggiunge il sottoscritto – Joss Stone adulare Pippo Baudo come un’adolescente alla prima cotta), con lo spettacolo offerto dall’eclissi totale di luna, proposto per giunta su Sky TG 24 in una sorta di “tutta l’eclissi minuto per minuto”?

Oltretutto, ma vedo che in questa constatazione sono stato ormai bruciato dal sempre attento Mantellini, il festival di quest’anno si propone di alimentare il business della telefonia mobile, offrendo la possibilità di scaricare la canzone preferita sul proprio cellulare, per attivarla come suoneria (costo, 4 euro). E per chi vuole partecipare e illudersi di potersi sentire artefice del destino di un cantante o del suo brano, c’è il sistema integrato di televoto basato su due servizi interattivi in fonia (chiamata telefonica, a 0,75 Euro, oppure SMS a 0,60 Euro).

 
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Pubblicato da su 4 marzo 2007 in Mondo

 

Il prezzo dell’abolizione dei costi di ricarica

Quello che ha scritto Massimo Mantellini nel suo post Bersaneide è vero: una volta stabilita per legge l’abolizione dei costi di ricarica del credito prepagato, dagli operatori di telefonia mobile ci si poteva aspettare l’adozione di qualche contromisura, magari poco percettibile, spalmata, polverizzata o ammortizzata nel pricing di altre offerte. Di solito è compito del marketing pensare a come presentarle nel modo migliore, dissimulando convenienza e altri vantaggi (lo testimoniano le numerose condanne dell’Antitrust per pubblicità ingannevole). Invece no: i nuovi piani presentati da alcuni operatori espongono chiaramente variazioni tariffarie con ritocchi al rialzo. Helpconsumatori evidenzia le nuove tariffe praticate da Vodafone, che però mantiene in vita i piani tariffari dei vecchi clienti, liberandoli dai costi di ricarica, mentre Windworld fa notare come Wind abbia proposto nuovi piani tariffari, mantenendo in vita i costi di ricarica per i vecchi clienti. Che possono comunque non pagare più il balzello, ma solo se passano alle nuove offerte.

A questo punto dovrebbe entrare in gioco l’Agcom, l’Autorità Garante delle Comunicazioni, che un mese fa – con la collaborazione della Guardia di Finanza, ha fatto visita alle compagnie telefoniche per acquisirne tutti i piani tariffari in vigore a quel momento, con un’azione che alcune associazioni di consumatori (Adusbef e Federconsumatori in primis) hanno definito “un atto sacrosanto, serio e preventivo”. Vero: da garante quale è, l’Agcom ha infatti il compito di vigilare sull’attività degli operatori e ora ha la possibilità di confrontare le offerte pre e post abolizione dei costi di ricarica. E, dopo le opportune valutazioni, agire di conseguenza.

 
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Pubblicato da su 2 marzo 2007 in Mondo

 

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Artecnologia

Anche tu critico d’arte!

L’ANSA riferisce la notizia che dall’8 marzo al 24 giugno, al Palazzo Reale di Milano, si terrà la mostra Kandinsky e l’astrattismo in Italia. L’iniziativa è di indubbio interesse culturale e, secondo me, non è da perdere: la mostra (cito un comunicato) “ha il merito di portare a Milano non solo una quarantina di opere del grande astrattista, ma di accostare il suo lavoro a quello di tanti nostri autori che negli Trenta lo conobbero o che, negli anni successivi alla sua morte, ragionarono in senso critico sul suo lascito”.

Non ho detto tutto, c’è un’iniziativa “accessoria”: l’iniziativa “Anche tu critico d’arte” legata all’audioguida MMS dedicata all’opera “Composizione VII”, con il commento di Vittorio Sgarbi. Per averla è necessario spedire un SMS con scritto “Composizione 7” al numero 340.4399090 (indicazioni che si possono leggere anche nella sala di Palazzo Reale dove c’è l’opera). “Prendendo spunto dal commento di Sgarbi – aggiunge il comunicato – ogni visitatore, durante la visita alla mostra, potrà individuare un’opera e cimentarsi in una breve recensione da inviare via SMS allo stesso numero, partecipando all’iniziativa “Anche tu critico d’arte”, che punterà a costruire una relazione interattiva e dinamica con il pubblico, abituato ad usufruire dell’arte, ma non sempre ad interpretarla attivamente“.

Ok, c’è di mezzo uno sponsor, ma mi sembra uno spunto interessante per iniziative che vedano sempre più legate Arte e Comunicazione.

 
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Pubblicato da su 28 febbraio 2007 in media, Mondo, news

 

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Doverosa precisazione

Qualità di Italia.it reloaded

Mi corre l’obbligo di una precisazione. Nei commenti in un post pubblicato da Aghost, che casualmente in questi giorni ha avuto un po’ di tempo – come il sottoscritto – per navigare su Italia.it, ho trovato una puntualizzazione relativa ad un errore che ho segnalato qualche giorno fa, sempre nel blog di Aghost, e più dettagliatamente in un mio post precedente.

Mi viene fatto infatti notare che:

Il Monte Rosa figura in Valle d’Aosta, non risulta che compaia in Lombardia.

E’ vero, in effetti il testo dice effettivamente:

Un gigante tra Piemonte, Valle d’Aosta e Svizzera
Un maestoso complesso di rocce e ghiacci si erge a ponte tra la Valle d’Aosta e il Piemonte, regalando al visitatore uno scenario mozzafiato. Area pulita e cielo azzurrissimo, sia d’estate che di inverno, il Monte Rosa è una località che incanta tutto l’anno.

Io sono d’accordo (avrei anche detto “aria pulita”, ma ora non voglio eccepire nulla riguardo al testo). A maggior ragione, vi mostro lo screenshot che ho catturato mentre guardavo la cartina interattiva “Scopri l’Italia” per ribadire: allora cos’è ‘sta roba?

E  questo punto, direi che l’iniziativa RItaliaCamp è da seguire e incoraggiare.

RItaliaCamp nasce dall’idea di Rifare il portale Italia.it creando un’alternativa che offra un servizio migliore e maggiormente generato/gestito dagli stessi cittadini italiani; il tutto ad un costo irrisorio grazie alla potenza dei servizi e delle tecnologie esistenti sul Web.

RItaliaCamp si propone come un incontro di una giornata dove utenti e professionisti del Web si confrontino con l’obiettivo di concepire e strutturare una proposta alternativa che verrà poi realizzata dai volonterosi che si presteranno all’iniziativa.

 
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Pubblicato da su 26 febbraio 2007 in news

 

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Staff di Italia.it

Le polemiche sul portale Italia.it non si placano. La qualità dei contenuti è tale che molti hanno pensato di andare a vedere chi li cura, chi lavora dietro le quinte. La cosa da sottolineare è che la pagina Chi siamo, inizialmente scelta come vetrina dei nomi di coloro che fanno parte dello staff che cura il portale, è stata svuotata da tutti i nominativi, per lasciare il posto ad una spiegazione abbastanza generica sulla natura del progetto. Che non risponde affatto a “chi siamo”. Onde evitare che quei nomi finiscano nell’oblìo, eccoli qua (codifica degli apostrofi compresa):

Italia.it è una realizzazione della Presidenza del Consiglio – Dipartimento per l\x{2019}Innovazione e le Tecnologie supportato a tal fine dalla società Innovazione Italia del Gruppo Sviluppo Italia.
Per informazioni:

Raggruppamento temporaneo di Impresa:
IBM S.p.A.
ITS S.p.A.
Tiscover
Innovazione Italia

Redazione
Direttore editoriale: Valerio Imperatori
Vice direttore editoriale: Marta Rossato
Capo redattore: Luca Palamara
Segreteria di redazione: Claudia Galletta
Redattori:
Dora Barone
Mariagiovanna Capone
Lorenzo Caputo
Giovanni Nicois

Grafica: Emilio Di Donato
Ricerca iconografica: Susy Astone

Traduzioni: Francesca Zezza

Controllo qualità:
Adriana Correale
Paolo Correale
Giuseppe Golia
Maria Lo Basso

Supporto tecnico:
Alessia Saleri

Recruitment: Serena Santucci

Fotografie e filmati:
Foto Alinari
Agenzia fotografica Contrasto
Agenzia fotografica Corbis
Agenzia fotografica Photopolis
Agenzia fotografica Fotolia
Ansa
Studio di registrazione Gree Movie Group S.p.A.
Studio di registrazione Cat Sound s.r.l.
Andrea Forlani

Hanno collaborato:
Studio Agorà
Claudia Buccellati
Gabriella Calò
Mauro Covacich
Marina D\x{2019}Apice
Germana Luisi
Antonio Mango
Annalisa Palmieri
Espedito Pistone
Fiorella Taddeo
Marina Tagliaferri

UPDATE (25/02/2007): è stato aperto il blog ti.ailati.www, che è nato “per motivare meticolosamente, analiticamente, punto per punto perchè http://www.italia.it – il sito da 45 (quarantacinque) milioni (milioni) di euro (di soldi pubblici) – è un portale mal progettato, mal realizzato, mal scritto, e che grida vendetta nel suo essere scandaloso spreco di denaro pubblico, nonché un’offesa alla competenza e alla professionalità dei lavoratori del web italiano”.

Visitatelo e contribuite.

 
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Pubblicato da su 24 febbraio 2007 in media

 

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La webcam? Roba da pensionati

Per la serie “come usare male i nuovi media”, ecco un nuovo episodio, dal titolo “ora non si può più parlare solo di bullismo giovanile”:

METTE SU WEB FILM ‘RUBATI’ DELLA MOGLIE NUDA
(ANSA) IMPERIA – Un uomo di 42 anni di Terracina (Latina), dipendente pubblico in pensione, ha ripreso di nascosto la moglie, impiegata quarantenne, con una webcam situata nel bagno e con una macchina fotografica sistemata in camera da letto e ha poi diffuso foto e filmati su un sito internet. Scoperto dalla polizia postale di Imperia, l’uomo è stato denunciato per violazione della legge sulla privacy e per il reato di interferenza nella vita privata.
L’operazione, battezzata ‘Spy Cam’, è stata compiuta in collaborazione con la polizia postale di Latina, nell’ambito di un servizio di monitoraggio finalizzato al contrasto della pedofilia e del bullismo. Il sito ‘miamoglie.altervista.org’
(non andateci, ci sono solo i sigilli, ndr) su cui l’uomo ha diffuso i filmini è stato posto sotto sequestro dall’autorità giudiziaria di Imperia.
“Siamo stati insospettiti dal fatto che la donna filmata sembrava piuttosto rilassata e tranquilla, ignara di trovarsi davanti a una telecamera – ha spiegato il dirigente dela polizia postale di Imperia, Ivan Bracco -. Abbiamo indagato e siamo risaliti all’utenza dalla quale si collegava l’uomo”. Sono stati scoperte decine di foto e una trentina di filmati che riprendevano la donna in atteggiamenti intimi, oltre a una registrazione audio dei rapporti sessuali con il marito. “Per la diffusione su internet di film e foto con dati sensibili – ha detto Ivan Bracco – è necessario avere l’ autorizzazione scritta dei soggetti, in caso contrario si rischiano pene dai 6 mesi ai 4 anni di reclusione”.

Non è nemmeno bullismo senile, però: questo signore ha sette anni più di me ed è già in pensione, e già solo per questo motivo dovrebbe ritenersi privilegiato e fortunato. Ma quando uno va in pensione, cosa fa per non rimanersene tutta la giornata sul divano a guardare la TV (e che fior fior di TV, poi)? Si dedica ad un hobby, fa volontariato, passa più (e miglior) tempo con la moglie.

E invece questo cosa si è inventato, per impegnare il tempo e rovinarsi la vita? Il voyeurismo alla rovescia, un esibizionismo parassitario che gli fa correre il rischio di andare in galera. Sul futuro del suo rapporto con la moglie avrei qualche riserva.

Se la coppia ha figli, non intendo scoprire se hanno un videofonino.

 
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Pubblicato da su 23 febbraio 2007 in media, Mondo

 

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Qualità di Italia.it

Sembra quantomeno poco gradito, alla Rete, il risultato ottenuto dal progetto del portale Italia.it, la “grandissima finestra dal Mondo sull’Italia” (Francesco Rutelli, 22 febbraio 2007).

A partire dalla scelta del logo, per arrivare ai contenuti veri e propri, passando per la navigabilità, le perplessità di chi ha una voce in Rete sono innumerevoli. Il portale è stato presentato ieri in occasione del Bit 2007, la Borsa internazionale del Turismo. Scelta strategicamente azzeccata, ma l’impressione che si ha dal portale è che la scadenza della presentazione (la data di ieri, appunto) sia stata troppo incombente, rispetto allo stato avanzamento dei lavori: il portale, infatti, presenta non solo molti peccati di gioventù, che danno appunto l’impressione che Italia.it sia stato preparato in fretta e furia per non perdere l’appuntamento, ma anche autentiche chicche, ossia errori madornali, che anche un ragazzino delle scuole elementari potrebbe evidenziare senza difficoltà.

Cito un unico esempio di trascuratezza dei dettagli, ben descritto da Mantellini quando parla della sezione “chi siamo”, dove la codifica di apostrofi e altri caratteri speciali appare “in chiaro”, dando una sensazione di inesistente accuratezza.

Per la navigabilità basti quanto scritto da Paolo Valdemarin: “Il portale dell’Italia presentato oggi ha una intro in flash di 15 secondi. Proprio quello che ci voleva. Superata la intro c’è un video. Superato il quale c’è un’animazione in Flash. Superata la quale si arriva alla home page. Per il resto, data una prima occhiata piuttosto superficiale, mi sembra un portale top-down con niente di niente di speciale”.

Ma è l’analisi di Aghost che spacca. Cito anche qui un solo esempio dal suo post, che vi invito a leggere: In “scopri l’Italia” e cercando “montagne” in Trentino, forse la regione più montagnosa d’Italia, non ne figura nessuna! Neppure le montagne più famose del mondo, le Dolomiti! Hanno scritto anche “Tentino” anziché Trentino con la “r” nell’indirizzo dell’Apt centrale, sbagliando ovviamente anche l’indirizzo internet.

Aghost ha cercato le sue montagne e non le ha trovate. Stimolato da questa delusione, ho pensato anch’io alle mie montagne: sono andato su Italia.it (dopo quattro tentativi a vuoto, forse per un sovraccarico di contatti), ho selezionato anch’io “scopri l’Italia” e ho trovato la cartina interattiva. Ho cliccato “montagne” e selezionato la Lombardia. Ho cliccato su quella specie di caccolina verde (è la “t” del logo del portale) che evidenzia la regione (una bandierina poteva sembrare più opportuna) e ci ho trovato il Monte Rosa! Che, per la cronaca, è altrove.

Sto cominciando a pensare che la geografia sia un’opinione. Provate un po’ a cliccare su “mare e spiagge”: noterete che la cartina interattiva di Italia.it non si sogna neanche lontanamente di evidenziare Liguria, Veneto, Marche, Abruzzo, Molise e Calabria.

Le critiche, insomma, sono parecchie e, a mio giudizio, non infondate. L’impressione della collettività è quella di soldi spesi male, soprattutto alla luce dell’investimento, in termini economici e di tempo, profuso nel progetto Italia.it avviato nel 2004: già lo scorso anno, quando era atteso con trepidazione, si parlava di 45 milioni di euro.

 
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Pubblicato da su 23 febbraio 2007 in media

 

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Troppo lento?

Il 19 febbraio, cioè due giorni fa, è stata festeggiata la giornata mondiale della lentezza. Un applauso va all’associazione L’Arte di Vivere con Lentezza, per l’idea di fondo (“riappropriarsi del tempo, gustarlo e renderlo più utile, perchè vivere con lentezza non significa oziare, ma trovare un equilibrio), ma anche per l’organizzazione.

Sarà per il lavoro, che ero concentrato su altre cose… non so, a me dispiace sinceramente, ma io – di tutta questa cosa – me ne sono accorto solo 10 minuti fa. Devo provare rammarico o autocompiacimento?

 
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Pubblicato da su 21 febbraio 2007 in news

 

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Meglio di un coltellino svizzero

Non c’è che dire: la convergenza può essere un aspetto molto positivo e riunire funzioni e applicazioni in un unico device ha i suoi vantaggi. E questo video pubblicato su YouTube, che mostra uno spot satirico sull’iPhone di Apple, sembra voler dire: basta che non si esageri…

 
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Pubblicato da su 20 febbraio 2007 in media

 

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Maleducazione sessuale

Ci risiamo: un altro video, definito hard, girato a scuola con un telefonino. Che era stato pubblicato su YouTube, ma che oggi è stato rimosso. In ogni caso, ci ha pensato il Corriere a riproporcelo, debitamente censurato per tutelare la privacy dei minori.

Che cosa c’è in quel video? Il quotidiano dice “un’ottantina di secondi ripresi con il cellulare in un istituto superiore in provincia di Lecce in cui si vedono una giovane professoressa e tre suoi alunni, tutti minorenni, che la toccano”. La toccano, a più riprese, non ci sono dubbi. E la professoressa (che è sposata) “si difende, e si dice vittima degli studenti. E che per altro non si sarebbe accorta di essere ripresa con un videocellulare”.

Un’Ansa dice qualcosa di più: l’insegnante avrebbe affermato ”Era solo una simulazione, appena ho capito che stavano andando oltre li ho cacciati”. E ancora: ”C’era confusione intorno alla cattedra, non pensavo minimamente che stessero riprendendo con il telefonino, se l’avessi saputo avrei preso il cellulare e l’avrei fatto in centomila pezzi”.

Non so se stavolta ci sarà qualcuno pronto – ancora una volta – a criminalizzare i videocellulari. Prima che qualcuno ci pensi, qualche considerazione che sarebbe bene tenere presente. Nel leggere tutto ciò, ad esempio, mi chiedo che tipo di simulazione fosse stata organizzata in classe.

E, lungi dal voler apparire bacchettone e fermamente convinto che ognuno è libero di circolare vestito come più gli aggrada, mi chiedo anche come può (leggo sempre dall’Ansa) un’insegnante salentina di 40 anni – bella presenza, sposata con un professionista e madre di un bambino di undici anni presentarsi di fronte ad una classe di adolescenti (notoriamente sempre in preda a violentissime tempeste ormonali, soprattutto alla vista di un lembo di pelle scoperta) con un perizoma praticamente in bella vista (basta sedersi, come ha fatto lei, leggermente chinati). Ho capito, è una moda, ma quella dell’insegnante è sempre una figura educativa, o sbaglio?

Infine, mi pongo un’ultima domanda: la frase non pensavo minimamente che stessero riprendendo con il telefonino non esclude, direi, che si rendesse conto benissimo di essere palpeggiata, questa insegnante salentina di 40 anni – bella presenza, sposata con un professionista e madre di un bambino di undici anni. Che ha fermato questa mano, tutt’altro che morta, quando si era spinta (ed era già la seconda volta nel giro di pochi secondi) un po’ troppo oltre. Perché non prima? Io potrei anche credere che non se ne fosse accorta, ma solo se si scopre che questi ingegnosi adolescenti le avevano praticato un’epidurale.

UPDATE: gli studenti non sono incolpevoli, intendiamoci. Ma il loro comportamento è anche conseguenza dall’educazione che hanno ricevuto. Anche le famiglie hanno la loro parte di responsabilità. Ma questo non toglie che simili atteggiamenti non debbano mai essere provocati o incoraggiati.

 
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Pubblicato da su 13 febbraio 2007 in media, news

 

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Lavorare fa bene?

Se avete a portata di mano una vostra fotografia in formato digitale, visitate Age-o-matic: potreste scoprire gli effetti del logorio della vita (lavorativa) moderna.

 
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Pubblicato da su 8 febbraio 2007 in Senza categoria

 

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Abbasso il DRM?

Dall’Ansa di stasera:

Musica: Jobs, vendite libere online
Proposto stop a limiti di riproduzione
(ANSA) – NEW YORK, 7 FEB – Il numero uno della Apple, Steve Jobs, auspica una liberalizzazione totale nelle vendite della musica online. Tutti i brani acquistati sul web, ha scritto in un articolo sul sito della Casa, dovrebbero poter essere riprodotti su qualsiasi lettore digitale. Jobs ha percio’ auspicato che si metta un termine ai sistemi di protezione, i cosidetti Drm, che limitano ad un solo tipo di lettore la riproduzione delle canzoni acquistate su siti web.

E’ vero: l’AppleMan-pensiero sta tutto in questo abstract, intitolato Thoughts on Music. Riassunto: sul bestseller iPod si può riprodurre musica sia DRM-protected che DRM-free. In media in un iPod, su mille canzoni, solo 22 sarebbero acquistate da iTunes e DRM-protected. Per cui gli utenti di iPod non hanno vincoli che li legano ad acquistare su iTunes. Chi ha voluto i DRM? Le major, per contrastare il fenomeno della pirateria. Ci sono riuscite? No. Quindi il DRM è inutile.

“Da qui – osserva oggi Punto Informatico, che continuo a citare nel seguito – Jobs esplora tre scenari possibili.

Il primo è quello del “rimane tutto com’è”, in cui ciascun produttore segue la propria strada, blindatissima, e al consumatore è lasciata solo la scelta del fornitore al quale rivolgersi, una scelta che oggi a dir la verità premia Apple su qualsiasi altro soggetto di questo mercato.

Il secondo è l’opzione per Apple di dare in licenza il sistema FairPlay. Ma questo, sottolinea Jobs, significherebbe dover trasmettere ad un nugolo di soggetti tutti i segreti del DRM Apple il che, “come insegna l’esperienza”, significherebbe che ben presto quei segreti diverrebbero pubblici, riducendo o azzerando le possibilità per la Mela di mantenere i propri accordi con le major, ovvero di trovare soluzioni ad eventuali exploit del sistema di protezione. Il che sarebbe tanto più difficile, dovendo passare ogni eventuale soluzione ad un numero così alto di soggetti, che finirebbe per comprendere anche tutti i consumatori e non solo i partner che utilizzano FairPlay. Impraticabile, dunque.

Il terzo scenario è abolire integralmente il DRM. “Immaginate un mondo – scrive – nel quale ogni negozio online venda musica senza DRM in formati aperti. In un mondo di questo tipo, qualsiasi player potrebbe riprodurre musica acquistata da qualsiasi negozio, e tutti i negozi venderebbero musica riproducibile su qualsiasi player. Questa è chiaramente la migliore alternativa per i consumatori, e Apple la abbraccerebbe subito“. Il problema? Sempre quello: “Se le quattro grandi società della musica (Sony BMG, Warner, Universal ed EMI, ndr.) fornissero a queste condizioni la loro musica ad Apple, noi trasformeremmo iTunes in un negozio privo di DRM”.

Jobs si rivolge alle major discografiche, alcune delle quali sono europee, e dice: “Convincere loro a dare in licenza la propria musica ad Apple e ad altri senza DRM darà vita ad un mercato musicale veramente interoperabile”.

“Apple – conclude Jobs – lo abbraccerebbe senza remore”. Forse c’è da credergli, ma non si è lontani dal vero nel ritenere che la rigidità e la chiusura del DRM sono stati, di fatto, i presupposti del successo della soluzione iPod (+iTunes).

Qual è, dunque, il motivo di questo dietro-front filosofico? E’ verosimile che Jobs abbia percepito un cambiamento di vento nel mercato, a partire dall’opinione pubblica per arrivare fino alle istituzioni, che non hanno mai digerito DRM e rootkit.

L’Europa ne sa qualcosa, ma non solo perché vi risiedono alcune major. Ripropongo un passaggio di quanto scritto dal patron di Apple:

“Molte delle preoccupazioni sui sistemi DRM sono emerse nei paesi europei. Forse, chi si duole per la situazione attuale dovrebbe redirigere le proprie energie nel persuadere le società discografiche a vendere la propria musica senza DRM”

Le preoccupazioni in Europa ci sono da qualche tempo. Due eclatanti esempi europei – non isolati – di Paesi allergici (o quantomeno poco inclini) alle rigidità dei DRM – soprattutto quelli non interoperabili – si chiamano Norvegia e Francia, che si sono mossi anche a livello istituzionale.

Concludo citando Leander Kahney di Wired, che con moderato azzardo (o estrema perspicacia?) vede un legame tra tutto questo e l’accordo siglato tra la Apple Inc. di Jobs e la Apple Corps, ossia la casa discografica dei Beatles. Interessante.

 
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Pubblicato da su 7 febbraio 2007 in media

 

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Gentile sig. Turani…

Così inizia la lettera aperta che Luca Conti ha scritto al giornalista Giuseppe Turani.

“A volte – scrive – ho la sensazione che lei scriva di materie che non conosce, cadendo di conseguenza nell’approssimazione”. Fortunatamente, come osservava Stefano qualche giorno fa, sulla propria strada Turani incontra sempre persone che non hanno dubbi e che durante le sue interviste possono correggere il tiro.

Non c’è nulla di male a non conoscere una materia di cui si deve scrivere, e tutti – compreso il sottoscritto – possono cadere in errore… l’importante – a mio avviso – è non dare al lettore un’informazione errata o distorta. Leggendo le varie interviste di Giuseppe Turani ho sempre creduto sperato che il giornalista formulasse domande in tono volutamente provocatorio, ma non ho modo di ritenerlo con certezza, il margine di interpretabilità è sempre ampio. L’ultimo esempio è l’intervista a Marco Zamperini, da cui stralcio un breve passaggio:

G. Turani: Certo, ma dentro tutti questi milioni di blog c’è quasi sempre solo spazzatura, siamo sinceri.
M. Zamperini: “C’è molta spazzatura, ma non solo. Poco a poco emergono quelli che sono più curati, che hanno qualcosa da dire. Gli altri sono testimonianze, diari in pubblico, che vanno letti come tali. Però non dobbiamo trascurare il fatto che per la prima volta milioni di persone al mondo si esprimono, tirano fuori se stessi. E’ una cosa che non era mai successa e che oggi la tecnologia rende possibile per la prima volta”.

Tra l’altro, anche Turani ha un blog. Farà parte di tutti quei milioni di blog in cui c’è quasi sempre solo spazzatura? Leggendo quella frase, i lettori quantificano il quasi sempre o generalizzano? Generalizzano, perché sono indotti a generalizzare e, quindi, a sbagliare. Che si tratti di provocazione o pregiudizio, per fortuna anche in questo episodio la risposta di Marco Zamperini riesce a correggere il tiro. Ma questo porta a pensare che la mira, presa inizialmente nel formulare le domanda, fosse sbagliata.

 
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Pubblicato da su 6 febbraio 2007 in media, Mondo, news

 

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Ora c’è anche il Librofonino

Qualcuno si ricorderà di Readius, il prototipo presentato all’IFA di Berlino da Philips Polymer Vision nel settembre 2005: “Si tratta – dicevo all’epoca su PIdi un lettore di documenti elettronici molto particolare: in versione aperta, presenta il display di 5 pollici “Pv-Qml5″ realizzato da Philips Polymer Vision, che si srotola come un papiro. Ri-arrotolando il display, Readius può essere chiuso, permettendo di contenerne notevolmente le dimensioni in 100x60x20 mm.”

Allora mi chiedevo se si trattasse di un concept o di un prodotto prossimo alla commercializzazione. Ci è voluto un po’ di tempo, ma alla fine eccolo.

Qualcosa è cambiato da allora: Polymer Vision si è staccata da Philips (rilevandone la titolarità del marchio originale Readius) diventando una realtà indipendente che, come fa notare Stefano Quintarelli, ha incontrato sulla propria strada Telecom Italia “probabilmente alla ricerca di un prodotto innovativo per sorprendere il pubblico e questo, fa molta immagine”. Immagine e quindi notizia: l’annuncio sta facendo il giro del mondo, per la gioia di Telecom.

Interessante la riflessione di Stefano, di cui vi invito però a leggere poi l’intero post:

Cosa, meglio di questo oggetto, può far capire a un editore che E’ IMPORTANTE CHE LA RETE RESTI APERTA ? Un editore accetterebbe di avere i propri contenuti inseriti in un aggregatore Governato da un concorrente? (o comunque un terzo esterno).
Cosa ne direbbe Il Sole 24 ore, o La Repubblica, ad esempio ?

 
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Pubblicato da su 6 febbraio 2007 in news

 

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