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Siti web, il governo li vuole iscritti al ROC

Punto Informatico (più tardi gli farà eco Repubblica) stamattina ha messo in evidenza una questione assai spinosa, che non può essere ignorata da chi vanta – in un modo o nell’altro – una presenza in Rete attraverso un sito web:

In pieno agosto è stato sparato il siluro: una proposta normativa che se diverrà legge costringerà qualunque sito o prodotto editoriale, anche senza fini di lucro, a registrarsi al ROC. Il Consiglio dei Ministri ha già dato il via libera

Che cosa significa?

Come scrive Valentino Spataro su Civile.it “il web è libero nel mondo ma in Italia bisogna subordinarlo ad una iscrizione al Roc”. Cos’è il ROC? E’ il Registro degli operatori di Comunicazione, una sorta di anagrafe dei prodotti editoriali. Ma come si fa a capire se un sito web, o un blog, è qualificabile come prodotto editoriale? Per capirlo potrebbero essere sufficienti le seguenti frasi estrapolate dal testo del disegno di legge (evidenzio in grassetto ciò che può apparire più rilevante):

“Per prodotto editoriale si intende qualsiasi prodotto contraddistinto da finalità di informazione, di formazione, di divulgazione, di intrattenimento, che sia destinato alla pubblicazione, quali che siano la forma nella quale esso è realizzato e il mezzo con il quale esso viene diffuso”.

“Non costituiscono prodotti editoriali quelli destinati alla sola informazione aziendale, sia ad uso interno sia presso il pubblico”.

“La disciplina della presente legge non si applica ai prodotti discografici e audiovisivi”.

“Per attività editoriale si intende ogni attività diretta alla realizzazione e distribuzione di prodotti editoriali, nonché alla relativa raccolta pubblicitaria. L’esercizio dell’attività editoriale può essere svolto anche in forma non imprenditoriale per finalità non lucrative“.

Il testo non sembra lasciare vie di fuga: se la proposta passasse, diventando una norma a tutti gli effetti, anche un blog personale si trasformerebbe in prodotto editoriale e come tale sarebbe assoggettato alla normativa sulla stampa, con tutte le implicazioni relative alle responsabilità civile e penali in caso di denuncia. Alla stessa stregua di un giornale registrato al Tribunale. Ricardo Franco Levi, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio e ideologo del provvedimento, dichiara però: “Lo spirito del nostro progetto non è certo questo. Non abbiamo interesse a toccare i siti amatoriali o i blog personali, non sarebbe praticabile”.

Ma quale sarebbe l’esigenza alla base di questo provvedimento concepito nello scorso mese di agosto? La chiave di lettura sembra essere qui:

Art. 7
(Attività editoriale su internet)
1. L’iscrizione al Registro degli operatori di comunicazione dei soggetti che
svolgono attività editoriale su internet rileva anche ai fini dell’applicazione
delle norme sulla responsabilità connessa ai reati a mezzo stampa.
2. Per le attività editoriali svolte su internet dai soggetti pubblici si considera
responsabile colui che ha il compito di autorizzare la pubblicazione delle
informazioni.

Paolo scrive su PI: “Senza contare la montagna di introiti extra che il Registro otterrebbe con questa manovra, ne consegue che la giustificazione che viene addotta a questo abominio nuovo provvedimento sia la necessità di tutelare dalla diffamazione. Come se fino ad oggi chiunque avesse avuto mano libera nel diffamare chiunque altro. Il che non è, tanto che più volte siti non professionali e altre pubblicazioni online, anche del tutto personali come dei blog, e anche senza alcuna finalità di lucro, si sono ritrovati coinvolti in un processo per diffamazione”. E aggiunge che questo provvedimento non andrà lontano. I suoi scopi sono altri, i primi articoli del testo sono scritti malissimo: verranno riscritti, è facile prevederlo, forse persino prima che il New York Times titoli qualcosa tipo “Italia nel Medioevo” come fece quando fu approvata la legge sulle staminali.

Speriamo in bene, ma sarà bene tenere d’occhio l’iter di approvazione di queso disegno di legge.

UPDATE: Paolo, sempre sul pezzo come pochi altri, è riuscito a fare due chiacchiere con Nicola D’Angelo, commissario dell’Authority delle Comunicazioni

“Questa esigenza di garanzia, di affermare una responsabilità per i reati a mezzo stampa non può tradursi nell’imporre misure burocratiche per aprire un blog. Il valore universalmente riconosciuto della rete è stato sempre quello di essere uno strumento aperto a tutti, pluralista. Anzi, la rete ha costituito l’elemento di più forte di pluralismo nell’informazione globale e in Italia”. Su tutto questo, spiega il commissario, “imporre regole che limitino la creatività e la dinamicità di un sistema di informazione alternativo e diverso è una cosa che va assolutamente evitata. Cosa si vuole fare? Costringere i blogger italiani ad andare all’estero? Il sistema deve rimanere aperto quanto più possibile”.

La riforma, dunque, è tutta da stabilire. Ma la Rete deve rimanere vigile.

 
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Pubblicato da su 19 ottobre 2007 in news

 

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Cina, bloccato YouTube

Il Paese più popoloso del mondo è teatro di una nuova iniziativa di censura: a subirne la mannaia stavolta, affiancandosi a Wikipedia, è YouTube.

Shannon.it scrive:

Dopo Thailandia e Marocco anche in Cina arriva la censura per YouTube. Il fatto è di ieri, la notizia non ancora riportata dalla stampa ufficiale. Da un giorno e mezzo a Pechino infatti non si apre più il sito, non si riesce accedere nemmeno usando un server proxy e i video importati da YouTube sulle pagine di altri siti semplicemente non esistono più e al loro posto la pagina bianca lascia un cadaverico senso di vuoto.

Ovviamente si spera che sia una cosa temporanea; per chi è in cina da qualche anno il fenomeno non è nuovo, Bloggers ha avuto molti momenti bui, cosi’ come Wikipedia (tutt’ora inacessibile), Flickr (il sito si apre ma le immagini non si vedono) e perfino il motore di ricerca di Google di tanto in tanto presenta diverse anomalie alquanto sospette (la pagina del motore che si riaggiorna invece che darti i risultati della ricerca, i risultati della ricerca rimandano alla pagina principale o, meno originale, il server impiegando troppo tempo a rispondere e quindi il browser da errore).

 
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Pubblicato da su 18 ottobre 2007 in Mondo, news

 

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Bit buttati al vento

Dal Corriere:

Rutelli pronto a chiudere il portale Italia

Pochi accessi e informazioni sbagliate sul sito creato per lanciare il turismo internazionale nel nostro Paese

Inutile ricordare che il progetto Italia.it è costato vari milioni di euro. E le critiche di cui oggi parla il Corriere non sono certo cosa recente: le prime segnalazioni sono datate 22 febbraio 2007, data in cui il portale è stato messo online. Lo sa bene chi ha seguito questa vicenda dall’inizio e ha voluto far luce sul denaro pubblico speso in un progetto assai discusso, aprendo la strada ad indagini a più ampio spettro (per chi si fosse perso le puntate precedenti e avesse un po’ di tempo per capire il background della vicenda, a questo indirizzo troverà un’efficace riassunto).

 
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Pubblicato da su 18 ottobre 2007 in news

 

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A cosa serve Google?

Poi uno si chiede perché gli arriva tutto quello spam farmaceutico:

L’Italia, secondo i dati forniti da Google Trends, risulta essere la maggiore ricercatrice al mondo di Viagra. Il dato è formato calcolando il numero di ricerche sulla query specifica in proporzione al numero complessivo delle query composte nel paese 

(Giacomo Dotta su Webnews, via Reuters)

 
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Pubblicato da su 18 ottobre 2007 in Mondo

 

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WiMax, il bando è pronto

Sarà pubblicato la settimana prossima. Il ministero delle Comunicazioni lo ha annunciato oggi. 45 milioni la base d’asta.

La tecnologia WiMax (Worldwide Interoperability for Microwave Access), permette di distribuire la banda larga via radio ed è vista – in Italia come all’estero – come una concreta possibilità di abbattimento del digital divide, visto che consente la copertura di aree geografiche difficilmente raggiungibili, o ritenute poco redditizie per gli operatori. Come sempre, nel mondo delle TLC, l’introduzione di una nuova tecnologia deve rispettare alcuni principi: competitività del mercato e neutralità tecnologica sono fra i più importanti e fondamentali. L’auspicio è che non ci si riduca, come spesso accade, a dover far fronte a condizioni di mercato monopolistiche o oligopolistiche.

Oggi c’è stata la conferenza stampa di presentazione del bando. Salto le dichiarazioni di rito e riporto il resto:

La procedura scelta dal Ministero delle Comunicazioni, conseguente alla delibera AGCOM pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 135 del 13 giugno 2007, prevede che siano rilasciati 3 diritti d’uso complessivi delle frequenze disponibili nella banda 3.4 – 3.6 GHz, indicati come Blocco A, Blocco B e Blocco C, ciascuno di ampiezza frequenziale pari a 2×21 MHz.

Di tali diritti d’uso, 2 (Blocco A e Blocco B) sono rilasciabili per aree di estensione geografica macroregionale, mentre 1 diritto d’uso (Blocco C) è rilasciabile a livello regionale (con suddivisione provinciale nel caso delle Province Autonome di Trento e Bolzano). I diritti d’uso delle frequenze di gara hanno una durata di 15 anni a partire dalla data di rilascio, sono rinnovabili e non possono essere ceduti a terzi senza la preventiva autorizzazione del Ministero.

(…)

Specifiche di utilizzo dei diritti d’uso:

  • ad uno stesso soggetto può essere assegnato un solo diritto d’uso per macroregione;
  • il Blocco C è riservato prioritariamente a soggetti che non dispongano direttamente di diritti d’uso di risorse spettrali per l’offerta di servizi di comunicazione mobile di terza generazione (UMTS).

(…)

Garanzie che il singolo aggiudicatario deve prestare

Ogni aggiudicatario deve garantire una significativa copertura territoriale ed un particolare impegno nelle aree a “digital divide”. La copertura territoriale è calcolata con un meccanismo a punti previsto dal disciplinare di gara e risultante dall’installazione di impianti nei Comuni dell’area interessata.

I Comuni sono suddivisi in tre distinti elenchi. 30 dei 60 punti da raggiungere devono essere realizzati installando impianti nei Comuni a «digital divide totale», raccolti in un apposito elenco allegato al Bando di Gara.

Trascorsi i 30 mesi dal rilascio del relativo diritto d’uso, gli aggiudicatari che non utilizzino completamente le frequenze assegnate, sono tenuti a soddisfare richieste di soggetti terzi di accesso alle frequenze stesse, sulla base di negoziazione commerciale.

Per il WiMax mobile, mi sembra che ci siamo poco: non sembrano esserci esclusioni formali, ma il bando riguarda le frequenze disponibili nella banda 3.4 – 3.6 GHz. Se la memoria non mi inganna, per lo standard 802.16e (il WiMax mobile appunto) ci si dovrebbe assestare nella banda 2.3 – 2.5 GHz (mi sbaglio?).

Stefano Quintarelli osserva:

bisognera’ vedere se ci sara’ un divieto per 802.16e (wimax mobile) e per il backhauling (cioe’ per collegare tra loro le antenne che forniscono l’accesso agli utenti); se ci fossero, immagino i ricorsi per la non neutralita’ tecnologica.

In ogni caso, alla pubblicazione del bando qualche dubbio dovrebbe essere dissolto. Speriamo.

Punto Informatico / PI Telefonia

 
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Pubblicato da su 11 ottobre 2007 in Mondo, news

 

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Come registrarsi al Corriere…

…e avere la sensazione di essere schedati, dopo una procedura dal vago sapore di raggiro e un retrogusto di polite-fucking, anche grazie ad un terzo grado che, ai fini di una registrazione online per i commenti, sembra completamente superfluo. E dopo aver dato le risposte ritenute opportune e aver selezionato svariati bottoncini truffaldini per accettare – volente o nolente – di diventare un gigantesco spam-repository, Gaspar Torriero osserva:

Che furbizia da volponi! Che acume! Che vannamarcata! Ma è il sito del Mago di Brusuglio o quello del più grande gruppo editoriale italiano? Comunque: per amore della scienza, ho cliccato “accettato di farmi spammare a morte da cani e porci, anche telefonicamente”, e ho proseguito

(…)

Insomma ti chiedono di tutto di più, ti carpiscono l’autorizzazione a spammarti, ma non guardano se sei un bot, un troll o un essere umano. Ma allora a che scopo tutto questo bizantinismo procedurale, se poi non controllano niente?

Vedi che ho fatto bene a registrarmi come Piero Ostellino?

Applauso 😉

 
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Pubblicato da su 5 ottobre 2007 in media, news

 

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Regno Unito, WiFi unito

FON e British Telecom hanno annunciato una partnership che ha l’obiettivo di riempire la Gran Bretagna di BT FON Spot.

Fin dall’inizio i Fonero hanno creduto nel principio della condivisione e nella possibilità da parte di ognuno di noi di creare qualche cosa di importante di cui avrebbero beneficiato tutti. British Telecom è un ISP e una delle società di telecomunicazioni più importanti a livello mondiale: grazie anche a British Telecom, le vostre convinzioni si sono rivelate fondate.
E ovviamente, la migliore notizia per tutti i Foneros nel mondo e’ quella di potersi connettere gratis ai nuovi Hotspot della BT FON community!

Questo è parte di quanto Luis Hernández ha postato oggi nel FON Blog italiano, a beneficio degli utenti italiani che – a motivo della normativa vigente (legge Gasparri + decreto Pisanu) – non possono ancora vedere realizzata un’iniziativa analoga in patria. Non è detto che la situazione non possa cambiare: la questione dell’illegalità di Fon è ben nota al Ministero delle Comunicazioni. Ma di evoluzioni, al momento, non se ne vedono.

 
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Pubblicato da su 4 ottobre 2007 in Mondo, news

 

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Street View fotografa Londra?

Google Street View, dopo l’introduzione negli USA, è pronto all’esplorazione dell’Europa.  Almeno stando a Dvorak Uncensored, che riferisce infatti di una New Beetle che circola per le strade di Londra armata dell’attrezzatura fotografica stereoscopica necessaria a produrre le ambientazioni da proporre nel nuovo plug-in di Google Maps per curiosi e turisti virtuali.

Arriveranno anche in Italia? E’ possibilissimo, ed è probabile che farà notizia come qualcosa di inatteso, suscitando reazioni contrastanti: l’entusiasmo di coloro che accettano di buon grado tutte le novità proposte dalla grande G di Mountain View e l’indignazione di coloro che riterranno lesa la propria privacy nel vedersi ritratti nelle fotografie pubblicate su web. Magari dimenticando il fatto che lo StreetView de noantri esiste già.

 
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Pubblicato da su 3 ottobre 2007 in media, Mondo, news

 

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Radiohead, scacco alle major?

Terremoto commerciale sulla scena musicale: la band britannica dei Radiohead ha deciso di aprire online le prevendite del nuovo album In Rainbows, in uscita il 10 ottobre. L’album sarà disponibile per il donwload a questo indirizzo e – novità assoluta, almeno per una band di calibro internazionale come i Radiohead – saranno gli acquirenti a stabilire il prezzo: nel carrello, infatti, non c’è alcuna indicazione e la cifra da pagare è lasciata a discrezione di chi compra. Pochi centesimi? Qualche euro? Va bene ugualmente.

Come osserva Luca Annunziata su Punto Informatico, questo tipo di iniziativa potrà essere fonte di preoccupazione per le case discografiche. E’ vero, è necessario attendere gli esiti di questa iniziativa, ma i Radiohead sono fiduciosi. Del resto, non hanno legami con le major e si sono permessi di chiudere le porte in faccia ad iTunes di Apple. Ed è eloquente l’osservazione del produttore americano di alcuni artisti rap pubblicata in questo articolo del Times, che ritiene che il mercato sia ad una svolta:

I Radiohead sono la migliore band al mondo; se è possibile pagare ciò che si vuole per avere la musica della migliore band del mondo, perché pagare 13 dollari o 99 centesimi per qualcun altro dotato di minor talento? Una volta aperta quella porta, e cominciato a distribuire musica legalmente, non sono certo esista un modo per tornare indietro.

 
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Pubblicato da su 2 ottobre 2007 in media, Mondo, news

 

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WiMax: allora?

Il Corriere titolaWimax, Gentiloni accelera. Ma gara in salita”. Non ho capito su cosa si sia accelerato, in primavera si parlava dall’apertura della gara entro l’estate (e ormai siamo in autunno, come dicevo in questo articolo).

A mio avviso c’è qualcuno che, più che accelerare, sembra voler mantenere la distanza di sicurezza. Impressione confermata da Morse che spiega:

Poco piú di una settimana fa avevamo pubblicato in esclusiva la notizia che qualcuno stesse contestando la liceitá del regolamento di gara steso da AGCom.
Nel frattempo, il sottosegretario Vimercati aveva dichiarato a Key4biz che entro pochi giorni (ieri, in teoria) la gara sarebbe stata pubblicata, ma questo non é invece avvenuto.
Per quale motivo? É molto semplice: oggi scadono i termini di legge per impugnare la delibera AGCom sui termini della gara, ed il Ministro Gentiloni ha preferito far passare questa data per essere certo di non trovarsi impugnata la cornice all’interno della quale si collocherá il bando, che a questo punto ci si puó attendere che uscirá tra pochi giorni.

Ció non toglie, naturalmente, che ad essere impugnato potrebbe essere il bando in sé. Ma per saperlo bisognerá attendere di leggerlo e di conoscere le reazioni delle aziende interessate.

Forse la prossima settimana si saprà qualcosa di più. Nel frattempo, sempre il Corriere, riferisce che per le casse dello Stato “la stima di entrata è tra i 60 e gli 80 milioni di euro per ogni licenza nazionale assegnata”. 

 
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Pubblicato da su 28 settembre 2007 in Mondo, news

 

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La rete che cambia la comunicazione

Quanto dista l’informazione convenzionale, di stampa e TG, da quella che viene dai blog? Si può arrivare fino a 36 ore. Da Blogosfere:

Giovedì pomeriggio, verso le 15.00, il sito TheRegister parlava di un pdf con tutti i segreti della Ferrari pubblicato sul sito FIA per errore. Si tratta del verbale del Consiglio del 13 settembre nel quale si è deciso di multare e punire la McLaren in merito alla spystory che ha visto la Ferrari come vittima. A causa di una incredibile svista della FIA tutte le informazioni secretate (con delle banali pecette) sono visibili con un semplice copia/incolla su Blocco Note. L’errore ha scatenato la blogosfera. Verso le 18.00 DownloadBlog riportava la notizia che poi è finita anche su Internet e qualche minuti dopo su Blogosfere e Mondo Auto.

Pensavamo che facesse il giro di tutti gli organi di informazione, ma ci sbagliavamo. Infatti nella mattinata di venerdì solo i blog parlavano del pdf incriminato e di questa incredibile vicenda.

Alle 15:30 finalmente è stato Corriere.it ha dare il via alle “danze” piazzando la notizia in apertura sulla homepage. Poi è toccato a Gazzetta.it, Repubblica.it, LaStampa.it, IlGiornale.it e a molti altri portali di informazione. Verso le 19:00 anche Televideo Rai e Mediavideo ne parlavano. Insomma circa 24 ore dopo la blogosfera anche gli organi di informazione tradizionale si sono attivati. Alle 19:01 SkyTg24 dava per la prima volta la notizia, inserita anche nella scaletta dei vari telegiornali serali (relegata però a news di seconda fascia). Fino ad arrivare ai giornali che solo oggi regalano uno spazio ai segreti non più segreti della spystory Ferrari-McLaren (senza citare blog e blogosfera). Quindi la differenza tra blog e informazione cartacea sta tutta qui: 36 ore. Questo ci fa riflettere. Dovrebbe far riflettere tutti…

Fa riflettere eccome. Anche perché, come osserva Sergio Maistrello su Apogeonline (in un articolo assolutamente centrato, da leggere), “le grandi testate d’informazione italiane guardano a Internet con curiosità. Morbosa, perlopiù, tant’è che non perdono occasione per raccontarne la cronaca nera più improbabile. Costituiscono un’eccezione le dichiarazioni istituzionali di quanti sentono l’urgenza di regolamentare, vincolare, proibire, restringere, codificare – inutilmente, ma loro non lo sanno. E le improbabili celebrazioni di anniversari che nessuno, dentro alla Rete, festeggia davvero”.

Internet e i blog stanno trasformando le strade dell’informazione: dai politici ai gruppi armati, dal marketing alle università, sono sempre di più quelli che vivono e scelgono la Rete per comunicare con il mondo e, forse, per gettare le fondamenta necessarie a cambiarlo, nonostante ci sia chi se ne accorge e tenti di eliminare il problema alla radice.

 
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Pubblicato da su 22 settembre 2007 in Links, media, Mondo, news

 

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Buon compleanno :-)

19 settembre 1982 – 25 anni fa – nasceva lo smiley, ossia questo simbolo:

: – )

Il suo papà si chiama Scott E. Fahlman, docente dell’Università Carnegie Mellon, che in quel momento probabilmente non è consapevole di aver creato la prima di una seria di emotional icon (emoticon) che avrebbe spopolato nel mondo intero.

Sembra però che il prof. Fahlman sia stato preceduto, il 12 aprile 1979, da Kevin MacKenzie che, in un messaggio di posta elettronica inviato alla BBS MsgGroup propose di rendere meno freddi i testi dei messaggi con alcuni simboli. Uno di questi era una linguaggia, esemplificata così: )-

Bocciata.

 
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Pubblicato da su 19 settembre 2007 in Mondo, news

 

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E’ partita la PITV

pitv.jpgNon è un errore di battitura (no, non volevo scrivere IPTV): quando avete tre minuti di tempo da investire, guardate il nuovo webgiornale di Punto Informatico

pitv.jpg

Ovviamente lo si può vedere anche dalle pagine di PI. Di che cosa si tratta? Sicuramente il direttore di PI lo spiega meglio del sottoscritto:

pi + n3tv = pi..tv

parte oggi per pi l’avventura videoweb con n3tv, un gran bel progetto che è da una parte tutta sperimentazione e dall’altro una somma di competenze diverse e molto innovative, messe insieme da tommaso e dalla sua inesauribile energia e voglia di fare.

per pi significa collaudare questo genere di iniziativa e iniziare a dar corpo al suo pivideo, una cosa tutta da costruire che oggi muove il suo primo passo.

la prima puntata è online nella home page di pi (cliccando sul titolo si può vedere in dimensioni “maggiorate”) ma mentre scrivo soffre ancora di qualche problemino di visualizzazione. la macchina si è messa in moto, ora bisogna lavorare perché possa accelerare puntata dopo puntata, chissà che non spicchi il volo un giorno o l’altro.

 
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Pubblicato da su 18 settembre 2007 in media, Mondo, news

 

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Il blog di Grillo nella Web Trend Map

grillowtm.jpg

L’amico Maximilian (citato in cotal guisa con il suo consenso) mi segnala che il blog di Beppe Grillo non passa inosservato nella websfera internazionale e si guadagna una posizione nella Web Trend Map. Si tratta di una rappresentazione grafica realizzata da Information Architets che, con lo stile di una mappa della metropolitana, propone una fotografia delle interconnessioni che legano i 200 più importanti siti web. E’ un’interpretazione come un’altra: nata sulla base della Tokyo metro map nella sua prima versione, è stata profondamente rivista per questa seconda release, che è già comparsa – tra gli altri – su Wired e BoingBoing.

Al di là dell’interpretazione che si vuole dare a questa mappa, resta il fatto che la popolarità del blog di Grillo ha assunto proporzioni piuttosto importanti, il che significa che lui, con il suo staff, ha capito come utilizzare la Rete per veicolare i messaggi che desidera trasmettere con il blog, i MeetUP eccetera, anche senza vivere la blogosfera. La Rete è anche questo. E di certo, dopo l’accresciuta popolarità che ha fatto seguito al V-day (che i media avrebbero prima snobbato e poi seguito), le prossime iniziative (come “I comuni ai cittadini”) potranno contare su un audience notevole.

 
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Pubblicato da su 16 settembre 2007 in media, Mondo, news

 

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Google vuole la Luna?

Leggo sull’Official Google Blog che a Mountain View c’è un’iniziativa abbastanza ambiziosa:

Google sponsorizza Lunar X PRIZE per lanciare la corsa spaziale della nuova generazione – Per i vincitori in palio una borsa complessiva di 30 milioni di dollari

Ossia?

“Moon 2.0”, la seconda fase dell’esplorazione lunare, non si limiterà a piantare bandierine e lasciare impronte umane sulla superficie: l’obiettivo stavolta e andare sulla Luna per rimanerci. La Luna è il trampolino di lancio verso il resto del sistema solare, oltre ad essere una fonte di soluzioni ad alcuni dei problemi ambientali più impellenti che si trova a dover affrontare oggi il nostro pianeta, ad esempio l’autonomia energetica e il cambiamento climatico. L’importanza dell’esplorazione lunare è riconosciuta ormai da governi di tutto il mondo e le agenzie spaziali di nazioni come Stati Uniti, Russia, Cina, India, Giappone e dei Paesi dell’Unione Europea progettano già l’invio di sonde sulla Luna nel prossimo decennio.

Chiunque fosse interessato a prendere parte al progetto, deve partire da qui.

Ma perché Google punta alla luna? Potrebbe avere ragione FinanzaWorld, con questa chiave di lettura: l’azienda è finanziariamente sana e vale 151 miliardi di dollari. IBM è avanti di poco (182 miliardi di dollari), mentre Microsoft con i suoi 252 miliardi di dollari è ancora lontana (ma non lontanissima)

Chi avesse investito nella IPO di Google si troverebbe oggi ad aver guadagnato almeno 5 volte il valore del capitale iniziale.

Google sta ancora crescendo, ed è già ad alti livelli, con azioni che hanno un prezzo esagerato. Ma non può permettersi di fermare la sua crescita, e la soluzione è proporre qualcosa di innovativo, straordinario e stupefacente. Se il progetto andrà bene, Google ne risulterà l’ispiratore e avrà un grande ritorno. Se nessuno riuscirà nell’intento, non le sarà costato nulla, ma la pubblicità montata attorno a questo progetto sarà comunque stata enorme.

Intanto c’è chi si muove da Oriente: il Giappone ha già inviato la sua prima sonda allo scopo di trovare nuove prove per capire l’origine e l’evoluzione del satellite, mentre la Cina prevede di inviare la sonda Chang’e One entro fine anno. All’appello non manca l’India, che ha in cantiere un missile per spedire una propria sonda entro il prossimo anno. Tutti questi Paesi prevedono una missione lunare con astronauti a partire dal 2020.

La Luna come “fonte di soluzioni ad alcuni dei problemi ambientali più impellenti” mi fa venire in mente questo:
[Youtube=http://www.youtube.com/watch?v=DfL4NV0pHFs]

 
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Pubblicato da su 14 settembre 2007 in media, Mondo, news

 

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