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Il telefonino è davvero peggio dell’alcol?

Leggo da Reuters: Le persone che parlano al cellulare mentre sono alla guida, anche se fanno uso di apparecchi che lasciano le mani libere, sono pericolose come i conducenti in stato di ebbrezza, secondo dei ricercatori americani.

“Se i legislatori vogliono fare qualcosa per diminuire la distrazione degli automobilisti, allora dovrebbero considerare l’ipotesi di mettere fuori legge l’uso dei cellulari mentre si guida“, ha detto Frank Drews, un professore assistente di psicologia dell’Università di Utah che ha lavorato allo studio.

Per il loro studio, pubblicato nel numero estivo di quest’anno di Human Factors, i ricercatori hanno sottoposto alcuni pazienti a una simulazione di guida. I ricercatori hanno preso in esame 40 volontari che hanno effettuato la simulazione di guida in quattro condizioni differenti — concentrati, al telefonino con e senza auricolari e con un livello di alcol nel sangue pari allo 0,08% — il livello medio legale per non essere idonei alla guida negli Stati Uniti — dopo aver bevuto vodka e succo d’arancia.

Tre dei partecipanti hanno tamponato la macchina che si trovava davanti a loro. Tutti stavano parlando al telefono e nessuno era ubriaco, hanno detto i ricercatori.

I conducenti che parlavano al telefonino o con gli auricolari guidavano leggermente più lentamente ed erano anche il 9% più lenti a premere sul pedale del freno. Inoltre la loro velocità era più irregolare dei partecipanti che hanno guidato senza distrazioni.

Le persone che hanno guidato con un livello di alcol nel sangue dello 0,08% hanno guidato l’automobile un po’ più lentamente degli automobilisti concentrati e di coloro che usavano il telefonino, ma con una guida più aggressiva.

“Parlare al telefonino mentre si guida è pericoloso quanto o forse di più del guidare in stato di ebbrezza”, ha detto Drews, che ha aggiunto che l’alcol è la causa del 40% dei 42.000 casi di incidenti nel traffico che si verificano negli Stati Uniti ogni anno.

Proprio come molte persone che bevono, anche chi usa il telefono alla guida pensa di non essere dipendente, hanno spiegato i ricercatori.

Lasciamo perdere la curiosità su come siano stati risolti i micro-incidenti (hanno compilato la constatazione amichevole? L’Università dello Utah avrà rimborsato i danni?).

Bene, ora quando siete alla guida, guardatevi intorno (senza distrarvi troppo, mi raccomando): oltre a voi, quante persone vedete che guidano l’auto parlando al telefono? Se in quel momento vi sentite relativamente sicuri, pensate vi sentireste altrettanto sicuri sapendo ubriachi quegli stessi automobilisti?

Dopo aver letto l’esito di questo esperimento forse no, ma non so se questo sia giustificato o si tratti di una sorta di terrorismo psicologico indotto, come mi ha scritto un lettore.

 
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Pubblicato da su 2 luglio 2006 in Mondo, news

 

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News dall’Authority delle Comunicazioni

L'Agcom, in questo periodo, ha molti impegni che si sovrappongono uno sull'altro. Fra le varie incombenze, deve fare attenzione ai contenuti delle dichiarazioni ufficiali

Uno degli impegni recentemente portati a termine, tra i consensi contrastanti dei consumatori, è l'approvazione della delibera che disciplina la Mobile Number Portability, ossia quella comoda pratica che consente ad un utente di telefonia mobile di cambiare operatore mantenendo il proprio numero di telefono. Comoda per l'utente, un po' meno per operatori ed Authority, evidentemente.

Ne parlo domani su Punto Informatico.

 
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Pubblicato da su 12 giugno 2006 in news

 

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Fango su 3 Italia e Telecom Italia

Studio Celentano riporta la notizia che oggi il settimanale L'Espresso ha pubblicato un articolo in cui si dichiara che 3 Italia avrebbe accusato Telecom Italia di essere il mandante del famoso servizio trasmesso da Report:

Un comunicato di 3 Italia smentisce quanto riportato dall'articolo pubblicato oggi dall'Espresso che attribuisce le accuse dirette a Marco Tronchetti Provera all'entourage dell'ad Vincenzo Novari. 3 Italia dichiara che il contenuto dell'articolo "è falso e privo di qualsiasi fondamento" e annuncia che si riserva di agire per vie legali.

Alcuni rumors riferiscono invece che avvocati e consulenti legali di 3 Italia starebbero ringraziando tutti coloro che stanno contribuendo a rendere intricata la vicenda, mentre quelli di Telecom starebbero meditando sul da farsi.

 
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Pubblicato da su 12 Maggio 2006 in media, Mondo, news

 

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Servizi a sovrapprezzo e non richiesti (i consumatori all’attacco)

Il regolamento sui servizi di telefonia a sovrapprezzo, che il Ministro delle Comunicazioni varerà il 25 aprile, secondo le associazioni dei consumatori ha molte lacune.

Altroconsumo ha già evidenziato le sue perplessità, come ho riportato su Punto Informatico. Alla sua voce si unisce il Movimento Difesa del Cittadino, che per bocca di Francesco Luongo ci riporta un’attenta disamina della questione:

La fatturazione di servizi non richiesti dagli utenti è la principale piaga che affligge il mercato della telefonia in Italia. L’esplosione di questo fenomeno si è avuta nel 2003 quando a centinaia di famiglie, alle prese con le prime incerte quanto volenterose connessioni ad internet, pervennero dalla Telecom Italia (operatore incumbent obbligato alla fatturazione per conto degli operatori ai sensi della Delibera n. 06/02/CIR) bollette a 3 cifre per connessioni a numerazioni a pagamento con prefisso 709, di cui erano titolari alcune società concessionarie dette O.L.O.

Il piano di numerazione nazionale (Delibera AGCOM n. 9/02/CIR, art. 4) vietava in modo espresso ed inequivocabile la fornitura di servizi e prodotti con successivo addebito sul traffico telefonico mediante codici ad identificazione non geografica 709X, utilizzabili solo per l’accesso alla rete Internet, disponendo che: “La numerazione per servizi Internet, in conformità con il piano di numerazione nazionale è utilizzabile esclusivamente per l’accesso alla rete Internet. E’ fatto divieto di fornire prodotti e servizi per il tramite dell’addebito all’utente del traffico svolto indirizzato a dette numerazioni“.

Nonostante il divieto, nei primi 8 mesi del 2003, l’uso indiscriminato sulla rete dei software dialer portò il complessivo giro d’affari delle 3 maggiori società titolari delle numerazioni alla strabiliante cifra di € 211.534.322,00 (fonte AGCOM).
Ne le risibili sanzioni applicate dalla AGCOM nel 2004 (Delibere n. 327-328-329/CONS/04), ne la revisione del piano di numerazione nazionale con Delibera n. 09/03/CIR con il reitero dei divieti, portarono alla diminuzione del fenomeno.

Le truffe on line migrarono, infatti, su altre numerazioni stavolta con prefisso 899 o satellitare internazionale. Nonostante gli accorati appelli delle associazioni dei consumatori, nulla il Ministero delle Comunicazioni ha fatto in questi anni per arginare il lucroso mercato dei dialer e degli atri tipi servizi non richiesti che, nel frattempo, si estendeva a macchia d’olio nella telefonia fissa.Sono all’ordine del giorno le proteste degli utenti per attivazioni abusive di carrier preselection verso altre compagnie telefoniche, spesso persino con contratti posticci, linee adsl e relativi modem consegnati ad ignari pensionati, nonché opzioni tariffarie e segreterie telefoniche di cui l’utente non sa nulla se non dopo il pervenimento di fatture dagli importi superiori alla media o di altre società.

In questi anni è stato solo grazie alle associazioni dei consumatori se migliaia di utenti hanno potuto vedersi rettificare le bollette, ottenendo prima il congelamento e poi lo storno di servizi inesistenti, o chiamate a numeri a pagamento per non si sa quale servizio.
Un calcolo approssimativo vede circa 1 milione di utenti alle prese con problemi di fatturazione abusiva.

Dopo anni di ruberie e qualche isolata sentenza di Giudici di Pace (Gdp Foggia 17.06.04-Gdp Benevento 27.08.04 e 04.09.05), molto poco a proprio agio con le con le norme del Codice delle Comunicazioni elettroniche e le Delibere della Autorità, il Ministero delle comunicazioni è recentemente intervenuto con un nuovo Regolamento ministeriale in materia di servizi audiotex e videotex che sostituisce l’ormai vetusto D.M. n. 385/95.

La nuova norma, dopo le tante malefatte subite dai consumatori potrebbe apparire l’atteso rimedio, tuttavia dopo una attenta lettura i buoni propositi e le belle parole di presentazione dell’ufficio stampa ministeriale cedono il passo al più incredibile sgomento.
Il nuovo decreto si caratterizza per il fatto che quale obbiettivo sembra avere non tanto l’ eliminazione delle truffe, quanto il garantire delle truffe limitate quanto agli importi.
Viene ribadita la necessità di informazioni chiare e trasparenti sui servizi a sovrapprezzo offerti dalle società, tramite una serie di informazioni obbligatorie.

Il centralinista dell’operatore, una finestra che compare sul sito web o un sms inviato sul cellulare dovrebbero spiegare chiaramente al consumatore la natura ed i costi del servizio da acquistare. La prestazione, e quindi il pagamento, non potrebbero essere fornite senza quello che il Ministero definisce in modo ambiguo quanto generico “consenso espresso” del cliente, definito però dopo un paio di articoli “consenso esplicito”. Naturalmente l’ormai ex Ministro Landolfi ed i tecnici del Ministero si sono ben guardati dal chiarire i modi attraverso cui gli operatori dovranno accertare e dimostrare il consenso dell’acquirente.
Se c’è un modo in cui il legislatore non tutela i consumatori, è quello di emanare norme che fissino vaghi principi generali di correttezza e trasparenza contrattuale, che poi si affievoliranno ed annulleranno nelle regole di dettaglio, tutte a favore del contraente forte ovvero l’impresa.

Alcuni lo chiamano liberismo economico.
Ed infatti la decantata necessità di chiarezza e di trasparenza contrattuale prevista dal regolamento viene subito smentita dal Ministero laddove stabilisce che, per servizi che comportino una spesa massima inferiore ad 1,00 euro, l’avviso di presentazione con il dettaglio del fornitore e del servizio non è obbligatorio!

Medesima esclusione per giochi a premio, televoti e sondaggi il cui costo sia di € 0, 080 iva inclusa. L’apice del paradosso giuridico e gli evidenti interessi economici che tenta di garantire la norma emergono in modo straordinario nella parte relativa ai servizi destinati ai minori. Ignorando i principi basilari dell’ ordinamento civilistico italiano (art. 2 Codice Civile), il Ministero delle Comunicazioni con questo decreto regala ai minori italiani la capacità di agire e di concludere contratti per forniture di servizi telefonici anche se solo sino ad € 2, 75, iva inclusa. Come potrebbe un minore comprendere le norme di un contratto a distanza mediante cellulare ovvero conoscere i propri diritti tra cui il recesso resta un mistero.
Su chi graveranno i costi di questa scellerata decisione, che cerca di dare una parvenza di legittimità al lucroso mercato di loghi e suonerie, i genitori ne sono consapevoli da tempo.
Ma al peggio non c’è mai fine, dunque il salvifico regolamento, dopo aver ribadito la necessità di avviare la tassazione solo dopo il “consenso”, stabilisce che “ove tecnicamente possibile l’addebito è subordinato alla effettiva erogazione del servizio”.

Si può quindi desumere che per il Ministero l’addebito potrà anche essere effettuato in assenza di fornitura di quanto richiesto.Ma i consumatori possono stare tranquilli visto che fino a 15 euro i servizi a sovraprezzo saranno fatturati dalla propria compagnia telefonica mentre, per gli importi superiori, la fattura la invierà direttamente la società titolare della numerazione che si è chiamato (consapevolmente o meno).

Il vero colpo di grazia alle aspettative dei consumatori il Ministero lo assesta stabilendo quella che può definirsi una sorta di doppia franchigia per le truffe.
I nuovi utenti all’atto della stipula del contratto telefonico, i vecchi, con un modulo appositamente fornito dalla compagnia, non potranno chiedere la disabilitazione delle numerazioni per i servizi a sovrapprezzo, bensì soltanto determinare un limite di spesa mensile per queste chiamate, che sarà di 50 o 100 euro. Addirittura, la mancata comunicazione dell’utente che non spedirà il modulo, anche se potrebbe non essergli stato mai inviato, determinerà l’assenza di un tetto massimo di spesa per i detti servizi che, pertanto, nella abnorme prospettiva di chi ha fatto elaborare il regolamento, ne comporterebbero la liceità, indipendentemente da una legittima richiesta dell’utente.

Il Ministero inoltre si guarda bene dal confermare la gratuità e l’obbligatorietà del blocco selettivo di chiamata che le società telefoniche offrivano gratuitamente per le numerazioni a pagamento non geografiche, limitandosi a chiarire che “le condizioni contrattuali del servizio sono rese accessibili e praticabili per gli abbonati attraverso procedure semplici e chiare“.

Ancora una volta non si può non prendere atto come il settore della telefonia sia in Italia una vera e propria giungla senza regole, in cui persino le Autorità preposte non riescono a garantire certezze ai consumatori. Il nuovo Decreto Ministeriale sui servizi audiotex si pone in questa scia. Una norma a posteriori fatta ad hoc per cercare di dare una copertura giuridica ad un mercato senza regole e che di fatto sfrutta la scarsa informazione dei cittadini.
Fortunatamente per i consumatori non tutte le ciambelle riescono col buco visto che li sforzi del Ministero per tutelare le aziende rischiano oggi di essere vanificati da un terzo incomodo. A seguito delle migliaia di denunce degli utenti e delle associazioni dei consumatori, il Garante della Privacy con una Delibera del 16.02.06 è intervenuto sulla materia dei servizi telefonici a pagamento, spiazzando il Ministero delle Comunicazioni e la stessa Autorità per le Comunicazioni , ancora oggi impegnata a “catalogare” le varie frodi ai danni degli utenti, senza irrogare alcuna sanzione.
Il Garante ha infatti stabilito che entro il 31 Maggio 2006 i fornitori di servizi di comunicazione elettronica dovranno:

* indicare con precisione l’origine dei dati già nel corso della chiamata o comunicazione promozionale da parte di operatori e gestori di servizi di call center, a prescindere da una richiesta del destinatario;
* sviluppare o integrare strumenti idonei ad identificare l’incaricato del trattamento dei dati che ha effettuato l’attivazione del servizio;
* registrare subito presso il servizio di call center interno od esterno all’operatore la volontà manifestata dalla persona contattata che si opponga all’utilizzo dei dati per attivare il servizio proposto e/o per ulteriori promozioni, ed adottare contestualmente idonee procedure affinché tale volontà sia rispettata;
* predisporre idonee misure organizzative per agevolare l’esercizio dei diritti degli interessati e riscontrare le richieste relative all’origine dei dati personali, fornendo anche gli estremi identificativi del rivenditore che ha attivato i servizi o le utenze non richieste o del soggetto che svolge per conto dell’operatore un servizio di call center.

Dopo anni di incertezze qualcuno sembra sia deciso a garantire che gli utenti si obblighino a pagare dei servizi scelti consapevolmente e solo dopo un consenso espresso.
Intervento più che lodevole come dimostra la circostanza che alcune compagnie telefoniche stanno già per avviare un ricorso al Tar Lazio contro la decisione del Garante.

 
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Pubblicato da su 20 aprile 2006 in news

 

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British Telecom? Soon Italian, too

Il vero futuro italiano di BT tra qualche mese sarà piuttosto chiaro, quando vedrà la luce il marchio BT Italia. L'operatore britannico è presente da tempo nel nostro Paese e ha attuato una campagna acquisti iniziata nello scorso millennio: nel 1999 la maggioranza di I.net, partecipata anche da Etnoteam; negli ultimi tempi dapprima con Albacom SpA (a cui ha concesso di fregiarsi del proprio marchio come BT Albacom per avere dignità di capofila nella fase di transizione), e poi con Atlanet, rilevata da Fiat.

Ora nell'organigramma del Gruppo figurano aziende (tra cui Basictel) che, nella loro "vita precedente" e indipendente (cioè ante BT), avevano una clientela solamente business. Ma è altrettanto vero che, tutte insieme, formano un'entità che ha tutti i numeri per proporsi come azienda di comunicazioni anche per clienti residenziali.

Ne parlerò, con qualche dettaglio in più, su Punto Informatico di domani.

 
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Pubblicato da su 19 aprile 2006 in news

 

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Poivy, un altro figlio di Betamax

Per chi non conoscesse VOIPSTUNT ecco il link all'articolo che gli ho dedicato tempo fa su PI.

Ora che ne conoscete l'esistenza, ecco una notizia che mi incuriosisce e che genera in me non pochi dubbi. La Betamax, mamma di VoIP Stunt e di altri servizi analoghi, azienda tedesca legata alla svizzera Finarea, ha sfornato un altro clone. O almeno così pare… si chiama Poivy, e nella mail che mi ha spedito promette:

With Poivy you can call ALL destinations for FREE

Insomma, continuano a nascere servizi apparentemente identici (VoIPBuster, VoIPStunt, NetAppel,  VoIPCheap, eccetera), a distanza di qualche settimana l'uno dall'altro, che nei primi giorni di vita offrono telefonate VoIP gratuite e poi, con il passare del tempo, modificano il proprio tariffario internazionale, aumentando leggermente le tariffe e riducendo gradualmente le destinazioni gratuite.

Sembrerebbe che le aziende che stanno dietro a questi servizi VoIP (Betamax e Finarea) contino sulla fidelizzazione degli utenti acquisiti, attirati dalla gratuità del servizio. Ma a che scopo continuano ad aprire servizi identici?

 
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Pubblicato da su 13 aprile 2006 in Senza categoria

 

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[Telefonia] Teleconomy, niente panico

Sul numero di domani di Punto Informatico, la versione ufficiale di quer pasticciaccio brutto del cambio di numerazione di Teleconomy Internet, la flat dial-up di Telecom Italia.

Tanto rumore per nulla? Non proprio…

 
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Pubblicato da su 2 marzo 2006 in Senza categoria

 

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[Telefonia] La Teleconomy cambia numero, ma (quasi) di nascosto

Un antro caso destinato a sollevare un putiferio.

IL FATTO: oggi, 1 marzo 2006, la rediviva offerta flat dial-up Teleconomy Internet (l’offerta a costo fisso che non dissangua il portafoglio dei navigatori privi di ADSL) cambia numero. Gli utenti dovranno impostare la composizione del numero 702.0187187 per poter usare la flat. Chi continuerà ad utilizzare il numero 701.0187187 navigherà, ma con tariffazione a consumo.

A me è capitato di parlarne su Punto Informatico, in due articoli (uno su Telecom, l’altro su Wind). Confesso di averlo fatto senza enfasi perché ero certo che Telecom Italia avesse avvisato per tempo i propri utenti. Lo ha fatto, ma non direttamente: ha lasciato questa non trascurabile informazione nella scheda dell’offerta commerciale pubblicata sul sito 187.it. E ha promesso che, agli utenti della flat che da oggi si fossero colegati utilizzando per errore il vecchio numero, avrebbe mostrato una pagina web con questa informazione.

Insomma, se qualche utente di Teleconomy Internet, per caso,  avesso voluto andare sulla pagina web con la scheda commerciale che riporta condizioni contrattuali che già conosceva, se ne sarebbe accorto. Ma è ragionevole pensare che nessun utente di Teleconomy Internet si premuri periodicamente di tornare a consultare la scheda commerciale dell’offerta. L’ha già sottoscritta, che gli importa?

Ergo, quanti utenti saranno a conoscenza del cambio di numero? E quanti, non essendolo, navigheranno con tariffazione a consumo perché nessuno li ha informati?

Leggete cosa dicono le condizioni contrattuali di Teleconomy Internet al punto 14…

14. Telecom Italia si impegna ad informare il Cliente di ogni modifica delle condizioni contrattuali del Servizio con indicazione della data di efficacia delle modifiche stesse. Tale data dovrà essere successiva di almeno 30 (trenta) giorni rispetto a quella dell’informazione di Telecom Italia al Cliente. Qualora il Cliente non ritenga di accettare tali modifiche avrà facoltà di recedere dal Contratto, senza alcuna penalità, mediante comunicazione telefonica al Servizio Clienti confermata per iscritto all’indirizzo indicato da Telecom Italia entro la data di efficacia delle modifiche stesse. In tale ipotesi il Cliente è tenuto al pagamento di quanto maturato fino a tale data. 

Bisognerebbe capire se, per Telecom Italia, il numero da comporre rientra nelle “condizioni contrattuali del Servizio”.

 
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Pubblicato da su 1 marzo 2006 in Senza categoria

 

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[Telefonia] Sblocco delle SIM, ecco le regole

Domani, sempre su Punto Informatico, ci sarà un articolo intitolato come questo post.

In breve, si tratta di un provvedimento deliberato ieri dall’AGCOM, che però l’ha pubblicato solo oggi, per dare una regolamentazione al SIM-Lock, quella soluzione con cui un operatore blocca un telefonino, vincolandone il funzionamento sulla propria rete. Soluzione che, in Italia, è stata adottata solo da TRE: chi vuole sbloccare lecitamente il cellulare acquistato dall’operatore dovrà attendere almeno 9 mesi (e lo potrò fare a pagamento) e solo dopo 18 lo sblocco sarà gratuito.

Nell’articolo concedo un po’ di spazio alle reazioni di alcune associazioni di consumatori, che dietro mia richiesta hanno gentilmente contribuito.

 
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Pubblicato da su 22 febbraio 2006 in Senza categoria

 

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[Telefonia-DTT] La3, la nuova TV mobile di TRE (H3G)

Fonte: Punto Informatico di oggi

Acquisizione dell’emittente e ottenimento del nulla osta erano gli step obbligatori, per consentire a TRE di dare il via alla propria TV mobile. Che è stata presentata ufficialmente ieri a Milano, nella cornice della sede Profit di via Mambretti in cui si trovano quegli studi televisivi della Bravo Productions che, negli anni ’80, hanno ospitato “storiche” trasmissioni come “Drive In” e “Ok, il prezzo è giusto”.

La nuova emittente si chiama La3, un nome che ricorda il canale televisivo del gruppo Telecom Italia La7. È la nuova tv per videofonini in tecnologia DVB-H che TRE ha svelato ieri alla presenza del Presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni. Le prime offerte commerciali in evidenza, come nella migliore tradizione di ogni nuova “piattaforma” televisiva, puntano a calamitare l’attenzione dei potenziali utenti con il calcio. Così La3 annuncia la diffusione in esclusiva e in diretta dei Mondiali di calcio Fifa 2006, che avranno luogo in Germania dal 9 giugno al 9 luglio.

Secondo quanto comunicato da TRE, oltre alle 64 partite previste dai Mondiali, tra gli altri contenuti “premium” offerti non mancheranno le partite del campionato di calcio di serie A, le stesse attualmente in portafoglio a Mediaset per il triennio dal 2006 al 2009, più un’opzione per la stagione 2009-2010, oltre al MotoGP. L’obiettivo di La3 è quindi di aprire la propria stagione televisiva dal mese di giugno, con un bouquet di 15 canali: quattro saranno forniti da Sky (Sky Cinema, Sky Sport, Sky Vivo e Sky TG24), un canale verrà da Mediaset che proporrà trasmissioni scelte dalle tre reti principali (Canale 5, Rete 4 e Italia 1) e dal canale Boing. Seguiranno i tre canali della RAI (attualmente in fase di negoziazione, specifica TRE) e un canale musicale, non ancora presentato.

In questo “bouquet” troverà posto anche il canale La3 Live, con funzione di presentazione dell’intero palinsesto di La3 e di introduzione a Media Shopping, un canale di televendite con cui l’operatore intende saggiare le potenzialità del commercio interattivo via videofonino. Chiudono la quindicina tre canali “autoprodotti” (La3 Star, La3 Sport e La3 Show) e un ulteriore canale ancora in via di definizione.
Entro la fine dell’anno i canali offerti dovrebbero arrivare a 20: ulteriori cinque canali “potranno essere utilizzati anche per dare vita a canali di servizio, a beneficio dei cittadini, della pubblica amministrazione e delle minoranze linguistiche”, riferisce l’operatore.

Il tivufoninoLa copertura del servizio, stando a quanto riferito alla stampa, interesserà il 70% degli utenti TRE. L’investimento per l’acquisizione di Canale 7 (titolare delle frequenze per la trasmissione) ammonta a oltre 200 milioni di euro e 50 milioni annui saranno le spese da sostenere per la gestione, compresi i contenuti e 5-10 milioni per il lancio pubblicitario del servizio. Secondo TRE, il mercato potenziale degli utenti di TV mobile “è di 50 milioni. Siamo sicuri che sarà un mercato di massa”. I costi per l’utenza finale non sono stati specificati, ma un ordine di grandezza c’è: “Si parla di meno di un euro al giorno”, riferisce Vincenzo Novari, amministratore delegato di TRE, aggiungendo un commento sull’aspettativa di mercato per l’acquisizione di nuovi clienti: “Se entro fine anno arriveremo a 500.000 potremo dire che è stato un grande successo”.

Di buon auspicio, e caratterizzate da un certo orgoglio, le dichiarazioni di prammatica: “Un altro primato si aggiunge a quelli che il nostro Paese ha fatto registrare ultimamente nel settore dell’ICT – ha affermato il Presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni – L’Italia non è seconda a nessuno, in Europa, per tassi di sviluppo della banda larga, è leader nell’UMTS e occupa una posizione di avanguardia nella nuova TV in mobilità. Il DVB-H aumenterà sicuramente il tasso di pluralismo del sistema dei media in Italia, offrendo uno spazio nuovo e di grande potenzialità anche alla Pubblica Amministrazione nel suo dialogo continuo con i cittadini”.

Illustrata la TV, non poteva mancare anche un display per vederla. Con l’occasione, infatti, TRE ha presentato anche il modello U900 di LG, cui è stato attribuito l’altisonante titolo di “primo tivufonino” destinato ai clienti dell’operatore. L’apparecchio è dotato di display TFT panoramico da 2,2 pollici a 262mila colori e di una videocamera da 1,3 Megapixel. Ma, stando alle dichiarazioni di TRE, dovrebbe essere in arrivo anche il modello Stealht di Samsung.

Il successo della tv mobile, per TRE, rappresenta un traguardo indispensabile, visto l’obiettivo (già oggetto di rinvio) della quotazione dell’operatore a Piazza Affari.
Dario Bonacina

 
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Pubblicato da su 21 febbraio 2006 in Senza categoria

 

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[Telefonia] Lo smartphone da 100 dollari (farà concorrenza al pc di Negroponte?)

Domani, su Punto Informatico, parlerò di una certezza espressa da Steve Ballmer, AD di Microsoft, in occasione del 3GSM World Congress di Barcellona: il costo degli smartphone dotati di Windows Mobile, entro fine 2007/inizio 2008, scenderà fino ad arrivare a 100 dollari.

Una buona notizia per tutti i geek (e non solo) che oggi devono sborsare anche 250 euro (circa 300 dollari, tanto per rendere l’idea). Il primo concorrente di questa intenzione di Microsoft è Symbian, il sistema operativo utilizzato da smartphone come i Nokia. Ma sembra avere ancora più senso porre questo progetto in parallelo con il cellulare tuttofare che Bill Gates vede come nuovo strumento di alfabetizzazione informatica per i paesi in via di sviluppo (=mercati emergenti), che si contrappone al progetto del “pc a manovella” (costo ipotizzato, sempre 100 dollari) lanciato da Nicholas Negroponte, guru del MIT di Boston. Un progetto bollato come un “trabiccolo fallimentare” anche da Intel.
Chi la spunterà?

 
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Pubblicato da su 19 febbraio 2006 in media, news

 

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[Telefonia] 1254, Telecom taglia la tariffa

Ne avevo parlato qualche giorno fa su Punto Informatico, in queste ore la conferma: innanzitutto l’Authority per le Comunicazioni ha effettivamente fissato i nuovi tetti massimi per i servizi di informazione abbonati.  1,20 euro al minuto (più l’intoccabile scatto alla risposta) è il nuovo prezzo massimo che dovrà essere praticato dalle compagnie.

Ma è fresca anche la decisione di Telecom Italia, che per il suo 1254 ha fissato il nuovo listino: 25 centesimi lo scatto alla risposta, più 83 centesimi al minuto e tariffazione al secondo. Nella prossima settimana, sempre su Punto Informatico, dettaglierò meglio la nuova tariffa.

 
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Pubblicato da su 10 febbraio 2006 in Senza categoria

 

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[Telefonia] Servizi non richiesti (e addebitati): le proposte dei consumatori

Oggi  a Roma ha avuto luogo una conferenza stampa, in cui Adiconsum, MDC, e altre meritevoli associazioni di difesa di utenti e consumatori hanno descritto con puntualità e precisione un fenomeno che ha radici lontane: l’attivazione, da parte dei gestori di telefonia, di servizi non richiesti, addebitano ad utenti ignari.

Ne parlo in un servizio che sarà pubblicato domani su Punto Informatico: il fenomeno ha assunto proporzioni preoccupanti e mi sembra opportuno e doveroso far sentire la voce dei consumatori, da sempre parte più debole nel confronto che li contrappone alle grandi aziende di servizi.

Adiconsum fornisce alcuni “casi emblematici” che nell’articolo, per dovere di sintesi, non ho dettagliato (ma nei forum di Punto Informatico, da sempre, trovano spazio segnalazioni con episodi identici, se non con toni ancor più da Odissea), comunque meritano di essere ricordati:

  • consumatore di Cerignola: paga per noleggio e manutenzione telefono disdettato nel 1990 (anche i miei genitori 😦  )
  • consumatore di Lucca: chiede sostituzione di apparecchio Sirio guasto, gli recapitano un videotelefonino;
  • consumatore di Siena: attivano Alice senza richiesta del cliente;
  • consumatore di Casamassima (BA): ha ricevuto il kit di Alice, non possiede il pc;
  • azienda in provincia di Palermo: reclama per i guasti sulla linea, i guasti durano 15 giorni;
  • consumatore di Roma: Telecom gli scrive per confermare l’annullamento di un servizio, il servizio è ancora fatturato;
  • agente assicurativo di Roma:  si ritrova in bolletta addebiti per servizi a pagamento mai richiesti, dopo reclami e diffide, nulla di fatto.
I casi riportati sono solo alcuni esempi dei numerosi reclami  pervenuti negli ultimi  giorni, all’Adiconsum Nazionale , dal 23 gennaio al 2 febbraio 2006.
 
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Pubblicato da su 8 febbraio 2006 in news

 

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[Telefonia] Il punto sulle tariffe ex-12?

Niente di incomprensibile: le “tariffe ex 12” sono quelle praticate dai vari servizi di informazione abbonati. Che un tempo si identificavano nel servizio “12” e che ora si sono moltiplicate, in nome della liberalizzazione del mercato, nelle varie numerazioni 12xy e 892.xxx.zzz.

Sulle tariffe praticate, i cui limiti massimi sono imposti dall’Authority delle Comunicazioni, tutti i consumatori sembrano d’accordo: sono elevate e devono essere ridotte. E infatti ieri alcune associazioni hanno chiesto all’Agcom il ripristino del caro, vecchio 12.

Su “la Repubblica” di oggi (edizione cartacea, pag.17) c’è l’anticipazione: l’Agcom taglierà le tariffe. Peccato che però la stessa Authority abbia smentito ufficialmente qualunque decisione in merito. Comunicazione concisa e affrettata, che lascia supporre una fuga di notizie sfuggita al controllo dell’Autorità.

Ed è di queste ore un’indiscrezione, che accennerò in un articolo su Punto Informatico di domani: Telecom sta pensando proprio di ripristinare il vecchio servizio 12, con tariffe ridotte. Si chiamerà ancora così? Sarà davvero più economico? I vari 12xy e 892 soccomberanno?

 
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Pubblicato da su 7 febbraio 2006 in Senza categoria

 

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[Telefonia] Super Amanda c’è o no?

Di Super Amanda ho già fatto cenno tempo fa su Punto Informatico, ma l’argomento è tornato d’attualità in questi giorni. Ne riparlerò domani, cercando di fare un po’ il punto della situazione, dal punto di vista dell’uomo della strada: anche perché Telecom continua a smentire (e probabilmente, nella sua posizione, non può fare altrimenti. Ma le istituzioni, anch’esse coinvolte nella vicenda, continuano a tacere.

 
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Pubblicato da su 1 febbraio 2006 in Mondo

 

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