Ci risiamo: un altro video, definito hard, girato a scuola con un telefonino. Che era stato pubblicato su YouTube, ma che oggi è stato rimosso. In ogni caso, ci ha pensato il Corriere a riproporcelo, debitamente censurato per tutelare la privacy dei minori.
Che cosa c’è in quel video? Il quotidiano dice “un’ottantina di secondi ripresi con il cellulare in un istituto superiore in provincia di Lecce in cui si vedono una giovane professoressa e tre suoi alunni, tutti minorenni, che la toccano”. La toccano, a più riprese, non ci sono dubbi. E la professoressa (che è sposata) “si difende, e si dice vittima degli studenti. E che per altro non si sarebbe accorta di essere ripresa con un videocellulare”.
Un’Ansa dice qualcosa di più: l’insegnante avrebbe affermato ”Era solo una simulazione, appena ho capito che stavano andando oltre li ho cacciati”. E ancora: ”C’era confusione intorno alla cattedra, non pensavo minimamente che stessero riprendendo con il telefonino, se l’avessi saputo avrei preso il cellulare e l’avrei fatto in centomila pezzi”.
Non so se stavolta ci sarà qualcuno pronto – ancora una volta – a criminalizzare i videocellulari. Prima che qualcuno ci pensi, qualche considerazione che sarebbe bene tenere presente. Nel leggere tutto ciò, ad esempio, mi chiedo che tipo di simulazione fosse stata organizzata in classe.
E, lungi dal voler apparire bacchettone e fermamente convinto che ognuno è libero di circolare vestito come più gli aggrada, mi chiedo anche come può (leggo sempre dall’Ansa) un’insegnante salentina di 40 anni – bella presenza, sposata con un professionista e madre di un bambino di undici anni presentarsi di fronte ad una classe di adolescenti (notoriamente sempre in preda a violentissime tempeste ormonali, soprattutto alla vista di un lembo di pelle scoperta) con un perizoma praticamente in bella vista (basta sedersi, come ha fatto lei, leggermente chinati). Ho capito, è una moda, ma quella dell’insegnante è sempre una figura educativa, o sbaglio?
Infine, mi pongo un’ultima domanda: la frase non pensavo minimamente che stessero riprendendo con il telefonino non esclude, direi, che si rendesse conto benissimo di essere palpeggiata, questa insegnante salentina di 40 anni – bella presenza, sposata con un professionista e madre di un bambino di undici anni. Che ha fermato questa mano, tutt’altro che morta, quando si era spinta (ed era già la seconda volta nel giro di pochi secondi) un po’ troppo oltre. Perché non prima? Io potrei anche credere che non se ne fosse accorta, ma solo se si scopre che questi ingegnosi adolescenti le avevano praticato un’epidurale.
UPDATE: gli studenti non sono incolpevoli, intendiamoci. Ma il loro comportamento è anche conseguenza dall’educazione che hanno ricevuto. Anche le famiglie hanno la loro parte di responsabilità. Ma questo non toglie che simili atteggiamenti non debbano mai essere provocati o incoraggiati.