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Report su Telecom (2)

C’è delusione, in Rete, per la puntata di Report andata in onda ieri sera. L’inchiesta era dedicata a Telecom Italia e alle intercettazioni selvagge che hanno fatto notizia nell’ultimo anno (ma che in realtà andavano avanti da molto più tempo). Come evidenzia Aghost, molte sono le domande rimaste senza risposta, mentre Gaspar Torriero commenta “Non puoi raccontare una storia se tu per primo non l’hai capita”.

Chissà se si scoprirà di più nel forum della trasmissione, in cui nel pomeriggio sarà presente l’autore dell’inchiesta: anch’io ho notato un’eccessiva presenza di riprese del reporter Sigfrido Ranucci intento a sfogliare carte che, dall’espressione del suo viso, davano l’impressione di documentare qualcosa di molto contorto. La prima impressione, che – confesso – è un po’ maligna, è che non avessero sufficiente materiale da inserire nell’inchiesta e abbiano inserito quelle inquadrature per arrivare ad un minutaggio (=durata dell’inchiesta) dignitoso. Ma ripeto, è solo una mia impressione.

Il mio personale auspicio è che la puntata di ieri fosse un prologo, preparatorio ad un altra puntata in grado di fornire ulteriori dettagli e risposte interessanti.

 
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Pubblicato da su 26 marzo 2007 in media, Mondo, news

 

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Numero 112 (forse non tutti sanno che…)

In Italia è storicamente il numero di pronto intervento dei Carabinieri. Ma pochi sanno che il 112 è anche il numero unico europeo per le chiamate di emergenza. Ancora meno (ed io ero tra quelli, sino a ieri, quando ho avuto occasione di riparlarne) sono coloro che sanno che il numero vale anche fuori dall’Europa.

Il bello è che il nostro telefono cellulare ne è perfettamente al corrente, tant’è vero che il 112 è componibile anche a tastiera bloccata. E questo vale anche negli States dove, come ricorda un lettore di PI, chiamando il 112 si viene collegati al 911.

L’Italia, insieme ad alcuni Paesi europei, non ha ancora integrato il servizio con la possibilità di localizzare chi chiama, cosa che è prevista da una normativa europea (anche italiana) e che, tuttavia, mi sembra essere già valida per il 118. Non è banale: se si verifica un’emergenza e la persona coinvolta non è in grado di comunicare correttamente la propria posizione, l’operatore del 112 potrebbe localizzarlo (con buona approssimazione, immagino). Per cui, se al 118 questa possibilità esiste, perché non si può estendere anche al 112?

 
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Pubblicato da su 23 marzo 2007 in Mondo, news

 

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Fastweb pronta per la Svizzera?

Sembrerebbe proprio che Fastweb sia pronta a diventare svizzera: Swisscom ha annunciato l’intenzione di acquisirne il controllo attraverso un’OPA di natura amichevole.

Quintarelli esprime alcune perplessità (condivisibili) sull’opportunità di una simile operazione per Swisscom, valutando alcuni numeri e la non-modernità dell’infrastruttura di Fastweb. Questa la sua domanda, che motiva la nebbiosità delle ragioni dichiarate alla base dell’operazione:

Spendereste 3,3 miliardi di Euro per comprare una società che non fa utili, la cui posizione finanziaria netta è peggiorata di 322 milioni nell’ultimo trimestre a fronte di un margine operativo (EBITDA) di 128 milioni nello stesso periodo, in un momento in cui il principale competitor sta negoziando con l’autorità uno “sconto” sugli obblighi regolamentari?

Letta così non fa una piega (e fa rispondere no).

 
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Pubblicato da su 12 marzo 2007 in media, news

 

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Telefonia, tutti i costi se li porti via

Stamattina parlavo di  febbre da abolizione. Ecco, adesso è scoppiata l’epidemia: dopo l’abolizione dei costi di ricarica, il contagioso entusiasmo dei consumatori vuole far sparire tutto quanto pesa a titolo di costo fisso sulle comunicazioni. Via lo scatto alla risposta e i costi dei servizi di roaming internazionale (eliminazioni proposte, tardivamente, dal presidente dell’Agcom, da inserire come emendamento al decreto Bersani). Poi, via anche il canone Telecom (petizione di Anti Digital Divide). E via anche la tassa di concessione governativa per gli abbonamenti dei privati (petizione di un privato).

E’ evidente che è stata l’abolizione dei costi di ricarica, conseguenza di una petizione online, ad innescare questo effetto esplosivo: all’improvviso, nessuno sopporta più i costi fissi dei servizi di telefonia. All’improvviso ci si accorge che chi si lamenta può ottenere qualcosa. Ma perché i segnali vengono solo dal basso, cioè a valle, dalla base?

E, tanto per aggiungermi con molta originalità a domande già formulate da altri: l’Agcom che cosa ha fatto finora? Ha dormito? Era fuori ufficio a guardare che tempo faceva? Tutti i i balzelli che oggi vuole urgentemente eliminare esistono da anni, lustri, decadi.

Si sono liberate delle strade prima impraticabili? O si stanno liberando delle poltrone?

 
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Pubblicato da su 7 marzo 2007 in media

 

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Febbre da abolizione?

Ultimato il processo di abolizione di costi di ricarica e scadenza del credito prepagato per gli utenti di telefonia mobile, da un articolo del Corriere si legge che il presidente dell’Authority delle Comunicazioni Corrado Calabrò pensa già all’eliminazione di altri due gravami: lo scatto alla risposta e i costi dei servizi di roaming internazionale.

L’opportunità della prima ipotesi è opinabile, ma ci sarebbe da discutere. Calabrò la definisce “un’anomalia tutta italiana”, facendo proprie le parole usate lo scorso anno da Andrea D’Ambra nella petizione contro i costi di ricarica. Per l’abolizione dello scatto alla risposta ci sono già da tempo, peraltro, un po’ di petizioni, per cui non si può dire che sia un’idea del Garante.

Nemmeno l’eliminazione dei costi di roaming – che invece è molto opportuna – è un’idea originale: su questo punto insiste già da mesi Viviane Reding, Commissario UE per la società dell’informazione e i media.

Il motivo di tanto zelo da parte dell’Authority, e forse questa è anche una risposta al post di  Aghost, è spiegato oggi dal Corriere:

“Dopo essersi visto scavalcare dal governo sul terreno dei costi di ricarica (e per questo la UE ha espresso i suoi dubbi sull’effettiva «indipendenza» dell’Authority), il Garante per le Comunicazioni ora sembra voler tornare in prima linea”.

 
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Pubblicato da su 7 marzo 2007 in Senza categoria

 

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Costi di ricarica, il dietro-front di Wind

Oggi si è rapidamente diffusa la notizia che l’Authority delle Comunicazioni ha chiesto, a Wind e Vodafone, chiarimenti urgenti circa le strategie commerciali adottate dai due operatori dopo l’entrata in vigore del decreto Bersani. Darò qui un piccolo sunto di cosa è accaduto dopo l’entrata in vigore della norma:

  • Su TIM e 3 Italia nulla da dire. Per dirla usando le parole di Altroconsumo, “3 si è comportato in modo encomiabile: ha annullato i costi di ricarica prima della scadenza del decreto e non ha cambiato il proprio parco tariffario”; mentre “TIM si è comportata correttamente. Ha eliminato i costi di ricarica e non ha cambiato il proprio parco tariffario. Piccolo neo: la tariffa Tim Club, comunicata come “nuova”, è in realtà in vigore da almeno un mese!”. Non è che sia poi un neo, a mio avviso, comunque nulla da eccepire, sostanzialmente. Molti si chiedono quanto passerà prima dell’introduzione di nuovi e più cari piani tariffari, ma resta il fatto che le due compagnie, in questo momento, sono le preferite dagli aspiranti nuovi utenti di telefonia mobile.
  • Vodafone ha proposto nuovi piani tariffari (con ritocchi verso l’alto), mantenendo in vita quelli dei vecchi clienti, sgravati dei costi di ricarica. Non avevo detto, però, che l’operatore ha deciso di far scadere comunque le SIM sulle quali i clienti non effettuano ricariche per un anno. Chi vorrà recuperare il credito residuo potrà farlo (visto che il decreto Bersani stabilisce che non può essere soggetto a scadenza), chiedendolo a Vodafone tramite raccomandata (3,40 euro) e pagando un contributo (8 euro). Se il credito residuo ammonta a 11,40 euro, il recupero risulta quindi antieconomico per il cliente.
  • Anche Wind ha lanciato nuovi piani tariffari privi di costi di ricarica, consentendo ai vecchi clienti di proseguire con il piano scelto in precedenza. Mantenendo però in vita, per loro, i costi fissi per i tagli di ricarica inferiori ai 50 euro. E dando loro la possibilità di passare, gratuitamente, ai nuovi – e più cari – piani tariffari.

Finito qui per oggi? No: le ultimissime notizie riferiscono però che Wind è tornata sui propri passi. In seguito alla richiesta dell’Agcom (conseguenza di varie segnalazioni, quella di Generazione Attiva e quella, successiva, di altre associazioni tra cui Codacons) in serata la compagnia telefonica ha fatto sapere in una comunicato che “non applicherà i contributi di ricarica ai contratti in essere alla data del 4 marzo 2007”. E ha tenuto anche a sottolineare, forse agitando nervosamente l’indice della mano, che “questo provvedimento non potrà non avere impatti negativi sugli assetti concorrenziali del settore”.

La prossima puntata? Attendere, prego…

 
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Pubblicato da su 5 marzo 2007 in Senza categoria

 

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Il prezzo dell’abolizione dei costi di ricarica

Quello che ha scritto Massimo Mantellini nel suo post Bersaneide è vero: una volta stabilita per legge l’abolizione dei costi di ricarica del credito prepagato, dagli operatori di telefonia mobile ci si poteva aspettare l’adozione di qualche contromisura, magari poco percettibile, spalmata, polverizzata o ammortizzata nel pricing di altre offerte. Di solito è compito del marketing pensare a come presentarle nel modo migliore, dissimulando convenienza e altri vantaggi (lo testimoniano le numerose condanne dell’Antitrust per pubblicità ingannevole). Invece no: i nuovi piani presentati da alcuni operatori espongono chiaramente variazioni tariffarie con ritocchi al rialzo. Helpconsumatori evidenzia le nuove tariffe praticate da Vodafone, che però mantiene in vita i piani tariffari dei vecchi clienti, liberandoli dai costi di ricarica, mentre Windworld fa notare come Wind abbia proposto nuovi piani tariffari, mantenendo in vita i costi di ricarica per i vecchi clienti. Che possono comunque non pagare più il balzello, ma solo se passano alle nuove offerte.

A questo punto dovrebbe entrare in gioco l’Agcom, l’Autorità Garante delle Comunicazioni, che un mese fa – con la collaborazione della Guardia di Finanza, ha fatto visita alle compagnie telefoniche per acquisirne tutti i piani tariffari in vigore a quel momento, con un’azione che alcune associazioni di consumatori (Adusbef e Federconsumatori in primis) hanno definito “un atto sacrosanto, serio e preventivo”. Vero: da garante quale è, l’Agcom ha infatti il compito di vigilare sull’attività degli operatori e ora ha la possibilità di confrontare le offerte pre e post abolizione dei costi di ricarica. E, dopo le opportune valutazioni, agire di conseguenza.

 
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Pubblicato da su 2 marzo 2007 in Mondo

 

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Artecnologia

Anche tu critico d’arte!

L’ANSA riferisce la notizia che dall’8 marzo al 24 giugno, al Palazzo Reale di Milano, si terrà la mostra Kandinsky e l’astrattismo in Italia. L’iniziativa è di indubbio interesse culturale e, secondo me, non è da perdere: la mostra (cito un comunicato) “ha il merito di portare a Milano non solo una quarantina di opere del grande astrattista, ma di accostare il suo lavoro a quello di tanti nostri autori che negli Trenta lo conobbero o che, negli anni successivi alla sua morte, ragionarono in senso critico sul suo lascito”.

Non ho detto tutto, c’è un’iniziativa “accessoria”: l’iniziativa “Anche tu critico d’arte” legata all’audioguida MMS dedicata all’opera “Composizione VII”, con il commento di Vittorio Sgarbi. Per averla è necessario spedire un SMS con scritto “Composizione 7” al numero 340.4399090 (indicazioni che si possono leggere anche nella sala di Palazzo Reale dove c’è l’opera). “Prendendo spunto dal commento di Sgarbi – aggiunge il comunicato – ogni visitatore, durante la visita alla mostra, potrà individuare un’opera e cimentarsi in una breve recensione da inviare via SMS allo stesso numero, partecipando all’iniziativa “Anche tu critico d’arte”, che punterà a costruire una relazione interattiva e dinamica con il pubblico, abituato ad usufruire dell’arte, ma non sempre ad interpretarla attivamente“.

Ok, c’è di mezzo uno sponsor, ma mi sembra uno spunto interessante per iniziative che vedano sempre più legate Arte e Comunicazione.

 
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Pubblicato da su 28 febbraio 2007 in media, Mondo, news

 

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Meglio di un coltellino svizzero

Non c’è che dire: la convergenza può essere un aspetto molto positivo e riunire funzioni e applicazioni in un unico device ha i suoi vantaggi. E questo video pubblicato su YouTube, che mostra uno spot satirico sull’iPhone di Apple, sembra voler dire: basta che non si esageri…

 
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Pubblicato da su 20 febbraio 2007 in media

 

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Maleducazione sessuale

Ci risiamo: un altro video, definito hard, girato a scuola con un telefonino. Che era stato pubblicato su YouTube, ma che oggi è stato rimosso. In ogni caso, ci ha pensato il Corriere a riproporcelo, debitamente censurato per tutelare la privacy dei minori.

Che cosa c’è in quel video? Il quotidiano dice “un’ottantina di secondi ripresi con il cellulare in un istituto superiore in provincia di Lecce in cui si vedono una giovane professoressa e tre suoi alunni, tutti minorenni, che la toccano”. La toccano, a più riprese, non ci sono dubbi. E la professoressa (che è sposata) “si difende, e si dice vittima degli studenti. E che per altro non si sarebbe accorta di essere ripresa con un videocellulare”.

Un’Ansa dice qualcosa di più: l’insegnante avrebbe affermato ”Era solo una simulazione, appena ho capito che stavano andando oltre li ho cacciati”. E ancora: ”C’era confusione intorno alla cattedra, non pensavo minimamente che stessero riprendendo con il telefonino, se l’avessi saputo avrei preso il cellulare e l’avrei fatto in centomila pezzi”.

Non so se stavolta ci sarà qualcuno pronto – ancora una volta – a criminalizzare i videocellulari. Prima che qualcuno ci pensi, qualche considerazione che sarebbe bene tenere presente. Nel leggere tutto ciò, ad esempio, mi chiedo che tipo di simulazione fosse stata organizzata in classe.

E, lungi dal voler apparire bacchettone e fermamente convinto che ognuno è libero di circolare vestito come più gli aggrada, mi chiedo anche come può (leggo sempre dall’Ansa) un’insegnante salentina di 40 anni – bella presenza, sposata con un professionista e madre di un bambino di undici anni presentarsi di fronte ad una classe di adolescenti (notoriamente sempre in preda a violentissime tempeste ormonali, soprattutto alla vista di un lembo di pelle scoperta) con un perizoma praticamente in bella vista (basta sedersi, come ha fatto lei, leggermente chinati). Ho capito, è una moda, ma quella dell’insegnante è sempre una figura educativa, o sbaglio?

Infine, mi pongo un’ultima domanda: la frase non pensavo minimamente che stessero riprendendo con il telefonino non esclude, direi, che si rendesse conto benissimo di essere palpeggiata, questa insegnante salentina di 40 anni – bella presenza, sposata con un professionista e madre di un bambino di undici anni. Che ha fermato questa mano, tutt’altro che morta, quando si era spinta (ed era già la seconda volta nel giro di pochi secondi) un po’ troppo oltre. Perché non prima? Io potrei anche credere che non se ne fosse accorta, ma solo se si scopre che questi ingegnosi adolescenti le avevano praticato un’epidurale.

UPDATE: gli studenti non sono incolpevoli, intendiamoci. Ma il loro comportamento è anche conseguenza dall’educazione che hanno ricevuto. Anche le famiglie hanno la loro parte di responsabilità. Ma questo non toglie che simili atteggiamenti non debbano mai essere provocati o incoraggiati.

 
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Pubblicato da su 13 febbraio 2007 in media, news

 

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La TV mobile soffre?

Perché – si chiede oggi Franco Carlini da Chips & Salsanonostante gli sconti, le offerte e i videofonini quasi regalati, il popolo consumatore non li compra e poco li usa per vedere la televisione sul cellulare?

La domanda, a dire il vero, è più che legittima. Quanto sappiamo, in realtà, del gradimento che l’offerta della TV mobile ha riscontrato, fino ad oggi, presso il pubblico? Poco, nonostante il battage pubblicitario degli operatori mobili (che ci informano, tutti e quattro, che la settima edizione del Grande Fratello è finalmente visibile anche sui loto TVfonini) tenti di inculcarci nel cervello che la fighissima opportunità di “guardare la tele” dall’apparecchio telefonico sia la nostra più grande ambizione.

Ma è così? E – se non lo è – perché? Il post di Carlini offre come risposta una riflessione interessante, che si aggiunge agli scetticismi già manifestati in passato da analisti e addetti ai lavori.

 
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Pubblicato da su 25 gennaio 2007 in media

 

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Finalmente l’iPhone

Da Macrumors, le immagini della presentazione dell’attesissimo iPhone di Apple (domani ne parlerà anche PI).

Queste sono solo le immagini iniziali della presentazione (un po’ strano vedere un iPod che per telefonare ha bisogno del caro, vecchio, disco).

Ecco l’iPhone, nel suo splendore: player multimediale, funzionalità da palmare/smartphone, connettività EDGE + WiFi, touchscreen con testiera telefonica o QWERTY, display che permette l’orientamento automatico (da verticale ad orizzontale e viceversa) di ciò che viene visualizzato, client e-mail (come BlackBerry, ma senza l’appesantimento di un server), html, browser Safari, Google Maps, e chi più ne ha più ne metta.

Insomma, sembra che l’unica cosa che non faccia sia il caffè. Resta solo da capire quando sarà lanciato sul mercato…

UPDATE:

I primi esemplari debutteranno sul mercato USA in giugno con Cingular. Come dicevo oggi su PI, (ripetendo quanto evidenziato da Toni Sacconaghi di Bernstein), la certificazione FCC non c’è ancora (e in genere l’iter “ruba” un paio di mesetti). Sacconaghi riteneva poco probabile che oggi si desse un’anticipazione, ma a quanto pare Steve Jobs non gli ha voluto dare retta 😉

In Europa l’arrivo è previsto nell’ultimo trimestre del 2007. In tempo per comparire in un’adeguata campagna promozionale che culminerà a Natale…

Prezzi in dollari USA (offerta Cingular, I suppose): 499 per il modello da 4 GB, 599 per quello da 8 GB.

E tanto per mantenere le porte aperte (al mondo delle telecomunicazioni, e chissà a cos’altro ancora), l’annuncio del cambiamento di nome dell’azienda: da Apple Computer a Apple.

L’unica cosa che mi resta da capire è: ma come va con il fatto che il brand iPhone è di Cisco? Arriveranno ad un accordo?

 
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Pubblicato da su 9 gennaio 2007 in Senza categoria

 

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Prove tecniche di numero fisso

Semaforo verde, anche se con riserva, per Vodafone Numero Fisso.

L’offerta che si propone di liberare gli utenti dalla schiavitù del telefono fisso, ritenuta poco trasparente e illegittima da Telecom Italia, dopo alcune vicissitudini può partire: il ministero delle Comunicazioni, a cui l’Agcom aveva passato la palla e la competenza della decisione in merito, ha stabilito l’avvio di una fase di test.

La fase sperimentale prenderà il via giovedi’ 15 dicembre e vi potranno accedere 15 mila utenti. La sperimentazione, che durerà due mesi, sarà oggetto di monitoraggio: servirà, ha dichiarato il ministero, a “verificare la rispondenza dello stesso ai requisiti previsti dalla normativa vigente per la fornitura del servizio telefonico accessibile al pubblico in postazione fissa”.

Come ho già avuto modo di osservare un paio di settimane fa su Punto Informatico, “sembra quindi che, sul mercato italiano, il lancio delle offerte convergenti sia obbligato ad affrontare, nelle sue fasi iniziali, notevoli difficoltà: è stato così anche per Unico, la proposta di Telecom Italia basata sulla tecnologia UMA che connette rete fissa e mobile, che ha ricevuto la benedizione dell’Agcom per una fase sperimentale, dopo una sofferta gestazione commerciale”.

La storia si è ripetuta più o meno con gli stessi step anche per Vodafone Numero Fisso, anche se con qualche differenza: la convergenza di Telecom, come noto, si basa sulla tecnologia UMA, che interconnette rete fissa e mobile. Vodafone, operatore privo di una propria rete fissa e quindi impossibilitato a replicare un’offerta come “Unica” di Telecom, non può che basarsi sulla Home Zone, ossia l’offerta Vodafone Casa, con tutte le pertinenze (Numero Fisso, Vodafone Casa Fastweb e Vodafone Internet Box, che si avvale della rete HSDPA).

 
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Pubblicato da su 7 dicembre 2006 in media

 

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Un appello dai provider, che riguarda gli utenti

Quanto può essere definito libero il mercato dell’accesso a Internet in Italia? Obiettivamente molto poco (che equivale a niente affatto), e quello del broadband ancor di meno. In questo ambito, la posizione di Telecom Italia non può essere che definita dominante, benché formalmente si tratti dell’operatore ex monopolista.

Per questo motivo, l’AIIP (Associazione Italiana Internet Provider), ha deciso di rivolgersi ancora una volta all’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni e all’Antitrust con un appello finalizzato a sensibilizzare le Authority sulle reali condizioni in cui si trova il mercato affinché si prendano provvedimenti seri (e veri). L’appello proviene dai provider, ma leggendone bene il contenuto (lo so, l’ho già linkato, ma repetita juvant) possiamo comprendere che le considerazioni formulate dagli ISP riflettono le esigenze di utenti e consumatori, e quindi di tutti i fruitori dell’accesso a Internet.

Gli interessi sono comuni e lo si può capire piuttosto chiaramente leggendo il post dedicato da Stefano Quintarelli al tema, di cui mi permetto di citare le parti che mi sembrano esplicative.

La materia prima, in Italia, e’ al 98% in mano a Telecom, che vende anche al dettaglio (fa il pane e vende la farina agli altri panettieri).

Le regole dicono che il mercato della larga banda si regolamenta all’ingrosso, non al dettaglio. Cio’ che viene deciso all’ingrosso determina ciò che accadra’ al dettaglio.

Prima i prezzi all’ingrosso della farina venivano stabiliti togliendo dai prezzi al pubblico di Telecom i “costi evitabili” dai concorrenti (spese di commercializzazione, assistenza tecnica, costi di fatturazione, ecc).

Con le nuove regole, AGCOM “calcola” direttamente il costo della farina.

Costi della farina alti implicano costi del pane alti.

Varietà di farina limitate implicano varietà di pane limitate.

Quindi RIGUARDA TUTTI.

 
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Pubblicato da su 27 ottobre 2006 in media, Mondo, news

 

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Quanti sono i Samsung bloccati?

Dal 10 agosto, giorno della sua pubblicazione, questo post (che faceva seguito ad un articolo di Punto Informatico)sul Samsung Z560 con il network lock è uno dei più letti in questo blog. Non passa giorno senza che un congruo numero di utenti non vi approdi.
Questo può far pensare che gli acquirenti di questo telefonino, inserito nel listino TIM, siano molti. Il produttore aveva fatto sapere che, dopo i primi lotti di vendita, l’apparecchio non era più stato commercializzato con il network-lock erroneamente attivato. Ma so che sono in molti, ancora oggi, a cercare in rete le informazioni su come rimuoverlo. Sono sempre quelli del primo lotto di vendita, oppure il nework-lock non è mai stato rimosso?

 
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Pubblicato da su 8 ottobre 2006 in Senza categoria

 

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