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Visioni di insieme

Stamattina il menu di Affari & Finanza propone un interessante minestrone, a base di web 2.0 all’italiana, da cui emerge l’utilizzo social di Internet da parte degli utenti italiani con dati che mi perplimono, ma evidenzio solo una cosa:

Il quadro che emerge è che su 24,3 milioni di navigatori in Internet (41% della popolazione), 3,4 milioni possiede un blog come Splinder o Blogger, mentre gli iscritti ai social network sarebbero 4,7 milioni. Circa un terzo delle persone che si connette a Internet, dunque, utilizza dunque i social network.

Forse mi sbaglio, ma mi sembra che nel calcolo ci sia un problema di insiemistica. C’è scritto un terzo perché i due dati (gli utenti che possiedono un blog come Splinder o Blogger più gli iscritti ai social network), sommati, portano a 8,1 milioni di utenti. Ma se uno ha un blog e utilizza anche i social network quanti utenti vale? Nell’articolo mi pare di capire che nel gruppo dei social network presi in esame ci siano servizi eterogenei (MySpace, Facebook, LinkedIn, FlickR, Anobii, Badoo). Conosco più di una persona che ha almeno un account in tutti.

 
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Pubblicato da su 29 settembre 2008 in news

 

La baia torna accessibile

Il dissequestro di ThePirateBay è realtà, dopo l’annullamento disposto dal Tribunale del Riesame di Bergamo, i provider stanno rimuovendo i filtri applicati un mese e mezzo fa. Il supporto giuridico al ricorso presentato da Peter Sunde è stato opera dei due legali Giovanni Battista Gallus e Francesco Paolo Micozzi, coadiuvati dall’esperto Matteo Flora per la parte informatica.

Dal punto di vista della tutela dei diritti degli utenti e della neutralità delle risorse utilizzabili in rete, è una buona notizia, anche se al momento non è dato conoscere le motivazioni che il Tribunale ha ritenuto valide ad annullare il blocco disposto dalla Procura di Bergamo, ma è importante sottolineare un fatto: Gallus, Micozzi e Flora hanno prestato la propria opera pro bono publico, che significa che hanno lavorato gratuitamente con l’intento dichiarato di ristabilire una condizione di legittimità di fronte ad un provvedimento che aveva il sapore di censura, più che di sequestro preventivo.

Per coloro che condividessero le perplessità espresse da Stefano Quintarelli sul fatto che Matteo Flora aveva svolto per Mediaset una perizia di parte contro YouTube (non lavorando gratis), mentre in questo caso si è prestato senza richiedere alcun compenso, rimanderei ai commenti al post di Stefano, in cui la discussione si è fatta interessante (al netto delle micropolemiche nate tra alcuni commentatori).

Mi fermo quindi alla notizia in se’, perché ritengo fondamentale conoscere le motivazioni che hanno portato al dissequestro (come detto sopra, non sono ancora state rese pubbliche). Al giudice sono state presentate varie motivazioni (cito per sommi capi da Punto Informatico):

  • questioni di natura tecnica legate al diritto alla difesa, come la mancata notifica del provvedimento a Peter Sunde, ed altre questioni legate a procedimenti di garanzia e via dicendo
  • l’impossibilità di emettere una inibizione senza sequestro di siti, in questo contesto non c’è il supporto normativo per una operazione di questo genere,
  • al contrario di quanto espresso nel provvedimento di blocco il mero accertamento statistico sulle operazioni che vi si svolgono non è sufficiente a ritenere che The Pirate Bay sia un oggetto nato per produrre una violazione ai danni del diritto d’autore, né in questo senso può essere considerato il fatto che si chiami Baia dei Pirati, perché altrimenti verrebbe messa in discussione la libertà di esprimersi, anche con dissenso, rispetto alle attuali normative sul diritto d’autore

Secondo il mio punto di vista, se il Tribunale del Riesame avesse accolto il ricorso per il primo aspetto, non ci sarebbe esattamente da stare allegri, perché significherebbe che il dissequestro è stato disposto per una motivazione processuale. Motivazioni più “di merito”, invece, giustificherebbero la soddisfazione di tutti coloro che oggi cantano vittoria. Fermo restando, beninteso, che nessuno dice che nell’ambito di TPB non si commettono illeciti.

 
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Pubblicato da su 28 settembre 2008 in news

 

Meglio cambiare strategia

Torno un attimo all’argomento del post precedente perché mi segnalano che c’è chi suggerisce un facile stratagemma per ottenere un link da un blogger di nome Серге́й Миха́йлович Брин che, benché si sia appena affacciato alla blogosfera globale, sembra avere i numeri per diventare piuttosto popolare. Link ottenuti o commenti approvati fino ad ora: zero.

 
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Pubblicato da su 26 settembre 2008 in news

 

Link policy

Il tempo da dedicare al blog in questo periodo è poco e prezioso, per cui colgo l’occasione per spendere due parole su un argomento a me molto caro: i link nel blogroll.

Per qualche motivo che mi sfugge, da un po’ di giorni a questa parte ricevo via mail un numero inusuale di richieste di scambio link da parte di lettori occasionali. Richieste che praticamente mai non sempre esaudisco e che spesso qualcuno, per via della mia presunta mancata attenzione, ripete con insistenza. Ora, forse non devo una spiegazione a tutte queste persone, perché queste pagine sono mie e ne faccio un po’ ciò che mi pare, ma a coloro che non conoscessero ancora oggi le logiche dello scambio del link, ritengo opportuno e corretto spiegare il mio punto di vista sull’argomento.

Il presupposto di base è che i link evidenziati qui a destra rappresentano per me fonti di informazioni e opinioni che ritengo interessanti e degne di nota, per me e per chi legge ciò che scrivo. Naturalmente questi collegamenti possono condurre anche a siti web che trovo divertenti o che pubblicizzo perché ritengo che producano contenuti che meritano diffusione.

Leggendo quanto rilevato dal grafico tratto da State of the blogosphere 2008 (segnalato da Luca De Biase) mi riconosco in quel 79% di titolari di weblog che scrivono per condividere le proprie opinioni e in quel 73% che con il proprio blog condivide, ove opportuno, know-how ed esperienze.

Detto questo, ritengo che ogni segnalazione sia legittima per chiunque, ma ritengo altrettanto legittimo da parte mia valutarla e decidere se voglio comunicarla, segnalando un legame implicito (amichevole, professionale, filosofico, di opinione o di altra natura), anche se non totalitario, tra me e chi ho linkato. Ovviamente, se mi viene segnalato qualcosa che mi aggrada, sicuramente lo leggerò e lo segnalerò a mia volta se riterrò possa essere interessante per altri. Sono naturalmente grato a chi mi linka, perché ritiene degno di considerazione quanto scrivo (e state pur certi che prima o poi non mancherò di ricambiare il favore).

Pertanto, spero si sia capito che non c’è nulla di personale con chi ha un blog che mi è stato segnalato e io non ho inserito nei miei links. La summa delle mie considerazioni sta nel fatto che ritengo importante che alla base di un collegamento esista un rapporto.

Infine, credo che abbia ragione David Weinberger quando dice che “un link è un piccolo regalo per chi lo riceve”. E io i regali non li faccio mica a tutti…

 
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Pubblicato da su 26 settembre 2008 in news

 

Tempus fugit

(via Punto Informatico)

Il Corpus Clock, ossia il cronofago realizzato da John C. Taylor e presentato venerdì scorso a Cambridge da Stephen Hawking è davvero l’orologio più strano del mondo. Strano perché assolutamente inusuale: è decisamente diverso dagli altri, questo misuratore del tempo con un quadrante d’oro (a 24 carati) che misura circa 1,5 metri di diametro, con quel suo inquietante meccanismo dominato da una cavalletta, che si muove inseguendo e mangiando ogni secondo del tempo che passa. Non ha lancette, ma solo luci filtrate da fessure che segnano ore, minuti e secondi. Ed è diverso perché è nato da una ancor più inquietante riflessione:

“Lo so è terrorizzante, come deve essere – ha dichiarato Taylor – Perché io non vedo il tempo come qualcosa che gioca dalla nostra parte. È qualcosa che mangia ogni minuto della nostra vita, e non appena ne mangia uno già ha l’acquolina in bocca per far fuori quello successivo. Non è sbagliato ricordarlo agli studenti. In realtà non mi sono mai accorto di questo fino a quando non mi sono svegliato in occasione del mio 70esimo compleanno, folgorato all’idea di quanto volevo ancora fare e di quanto poco tempo avessi ancora a disposizione”.

Una particolarità del cronofago è quella di avvicinarsi alla percezione umana del tempo, che talvolta sembra correre, oppure passare più lentamente. L’orologio, infatti, segna l’ora esatta solamente ogni cinque minuti, perché il meccanismo è stato studiato da John Taylor per essere imprevedibile: ogni tanto la cavalletta corre, rallenta, torna indietro e poi ricomincia la sua corsa. Suscita reazioni contrastanti: staresti a guardarlo per ore per cogliere le sfumature del suo sofisticato meccanismo. Poi però scapperesti, perché ti ricorda che il tempo, comunque, passa. Potrai tentare di ingannarlo, ma alla fine sarà lui ad ingannare te.

 
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Pubblicato da su 22 settembre 2008 in news

 

Telecom Italia Mobilità

Telecom Italia comunica che si è svolto con le Organizzazioni Sindacali e le R.S.U, presso il Ministero del Lavoro, l’incontro conclusivo della procedura di mobilità ex lege 223/1991 avviata da Telecom Italia il 26 giugno 2008 per 5.000 lavoratori eccedenti rispetto alle esigenze tecnico-organizzative aziendali (continua a leggere il comunicato stampa)

Qui il documento firmato (via Quinta’s Blog)

 
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Pubblicato da su 20 settembre 2008 in news

 

Una chiavetta che protegge il notebook

Muovendomi con un notebook risento di due appesantimenti: il primo è rappresentato dalla borsa in cui lo trasporto, perché ho la pessima abitudine di riempirla anche di altri oggetti assolutamente non indispensabili (scartoffie, caricabatterie, auricolari, cacciaviti, chiavette USB, talvolta persino una busta di affettato appena acquistato, passando al supermarket mentre torno a casa); il secondo appesantimento è digitale: al giorno d’oggi sul notebook non si può non installare almeno una soluzione di security da tenere sempre attiva, soprattutto quando ci si collega ad una rete diversa da quella consueta (a casa e in ufficio potreste avere una suite residente su un server, ma altrove chi ce lo assicura?).
Nel mio caso, questo appesantimento digitale è anche psicologico: sono costretto ad installare uno strumento di difesa perché il mondo digitale è pieno di str***i che diffondono malware, virus, spam, scam e chi più ne ha più ne metta.

A questo gravoso problema esistenziale – e che ho scoperto essere condiviso da altri utenti – c’è un’alternativa che segnala Stefano: si chiama Yoggie ed è una soluzione linux-based chiavi in mano che a mio avviso è degna di considerazione perché sta tutta in una chiavetta USB o in una ExpressCard che già nella versione base offre una serie di applicazioni di sicurezza (Anti-virus/spam/phishing/spyware/intrusioni, Firewall, Proxy email e Web, Sicurezza adattiva e altro).

Una chiavetta in più da portarsi appresso, ma con la prospettiva di avere un computer più libero e, si spera, più efficiente.
 
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Pubblicato da su 19 settembre 2008 in news

 

Le mutande con il DRM

Su Punto Informatico di oggi c’è un gustoso articolo di costume (capirete presto perché ho scritto così) a firma di Marco Calamari che illustra a che punto siamo arrivati, anche nel mercato dell’abbigliamento intimo (per giunta griffato), sul fronte dei sistemi adottati per combattere la contraffazione.

Già trovo irritante la prassi (ormai seguita da molte aziende) di caricare su un capo di abbigliamento ogni tipo di etichetta con tutte le informazioni possibili e immaginabili, con striscioline che possono arrivare a misurare 12 cm e – se l’acquirente non si preoccupa di tagliarle – già la seconda volta che indossa quel capo cominciano a formare un fastidioso rotolino insieme alle altre a cui sono cucite, peraltro in posizioni fantasiose (pare che esistano signore che hanno smesso di indossare il push-up perché con queste etichettine ormai risolvono il loro problema di vacuità pettorale; i maschietti hanno problemi diversi, ma quelli restano da risolvere in altro modo perché le etichette di certe mutande o costumi da bagno, quando non vengono apposte sul retro, sono cucite sul lato, e quando fanno il rotolino provocano perplessità imbarazzanti).

Ma che ora ci siano anche gli ologrammi (che rassicurano il consumatore dell’autenticità del capo acquistato) francamente, mi pare davvero una degenerazione… In ogni caso, come commenta MVP, meglio salvaguardare il proprio copyright (ma anche la propria pelle, e tutto quanto ci è caro), armandosi di forbici ed eliminando tutte le appendici superflue.

 
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Pubblicato da su 19 settembre 2008 in news

 

Difficile scrivere bene

Ho aspettato un paio di giorni prima di pubblicare questo post. Giusto per dare tempo e modo ai curatori dell’edizione web di Affari & Finanza di accorgersi della scarsa intelligibilità di alcune parti del sommario di questa settimana e dare una sistematina qua e là a titoli e nomi di file. Ad oggi, non essendo cambiato nulla, ci ritroviamo in mezzo alle pagine web di uno dei siti più letti in Italia con queste inusitate fioriture:

Un passo avanti, rispetto a quanto visto l’anno scorso:

 
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Pubblicato da su 17 settembre 2008 in news

 

Plexia, comunicazione di servizio agli utenti

Nella homepage del sito http://www.plexia.com si legge la seguente comunicazione:

Per qualsiasi richiesta di informazioni relativa a fatture, pagamenti ed altro in merito ai servizi erogati da PLEXIA SPA fino al 31 luglio 2008 e per qualsiasi richiesta di informazioni relativa a servizi di posta elettronica, servizi web hosting, servizi housing-colocation Vi preghiamo di scrivere una lettera a Servizi Telefonici Genovesi spa in liquidazione Via De Marini 1 16149 Genova all’attenzione del liquidatore o un email all’indirizzo liquidatore <at> plexia.com

(al posto di <at> mettete @ ovviamente)

Questa novità, per cui ringrazio Olivia che l’ha segnalata nei commenti ad un post precedente, è di fatto l’unica risposta fornita dall’azienda in liquidazione ai numerosi utenti che da tempo chiedono lumi su come poter ripristinari i servizi di cui fruivano (comprese le mailbox sui domini adriacom, flashnet, eccetera).

 
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Pubblicato da su 13 settembre 2008 in news

 

Un primo passo per l’uomo

L’incontro di Franco Bernabé con i blogger al Mart di Rovereto (museo di cui riveste la carica di presidente del consiglio di amministrazione) rappresenta, a mio parere, un importante segnale di comunicazione. Qualcuno, come temeva Luca De Biase, avrà pensato che fosse una conferenza stampa per i blogger (ma se i blogger non sono giornalisti, la conferenza stampa non ha senso). C’è da tenere conto che non ci sono precedenti: credo si tratti della prima volta che i vertici della principale compagnia telefonica italiana (nonché il più importante Internet Provider) abbiano deciso di confrontarsi, al di là della forma dell’incontro, con una community che non è di giornalisti, non è di analisti, ne’ di azionisti, ma che – anche nella veste di opinion leader – ugualmente rappresenta una fetta del Paese in cui quell’azienda si trova ad operare con i propri importanti (e spesso vitali) servizi.

Seppur invitato non sono riuscito ad andare all’incontro per via di alcuni impegni professionali, ma mi sono accontentato di seguire l’avvenimento in streaming e l’impressione che ho avuto è di aver visto tanti Bernabé.

Al Mart ho visto il Bernabé dell’era post – Tronchetti Provera, che raccoglie un’eredità pesante in termini di immagine nei confronti dell’opinione pubblica perché catalizza su di se’ le malevole (e non sempre ingiustificate) attenzioni di una buona fetta di utenti, consumatori e operatori alternativi, per i quali l’incumbent Telecom Italia è la compagnia telefonica mal privatizzata che detiene la proprietà del principale network TLC italiano che per molti versi è causa dei mali del mercato della telefonia. Non è un fatto personale: uno si può chiamare Tronchetti Provera, Ruggiero, Grillo, Veltroni, Berlusconi, Bonacina, ma se sta ai vertici di Telecom deve accollarsi questo onere.

Ho visto anche un Bernabé tignoso: dice infatti di essere tornato in Telecom “per tigna, per orgoglio, per dimostrare che quello che avevo già pensato potesse essere il futuro di questa azienda è assolutamente fattibile, e non me ne andrò se non dopo aver cercato di realizzarlo”. E questo dopo aver dichiarato che “la scalata a Telecom Italia con i debiti che hanno impoverito la società è stata un delitto contro il progresso del Paese, ha tolto risorse alla Telecom Italia proprio nel momento in cui doveva investire per il futuro. Quando ho criticato l’OPA non l’ho fatto per un interesse di manager, ma perché immaginavo quello che sarebbe successo, e che si è puntualmente verificato”.

C’era poi il Bernabé col pelo sullo stomaco, quello che – dopo le garbate domande presentate dai blogger – ha esclamato “Mi aspettavo domande molto più cattive”.

Alle domande dirette, anche se non cattive, ha però fornito risposte politiche e un po’ opache (caratterizzate cioè da scarsa trasparenza). E qui è affiorato in più occasioni il Bernabé uomo Telecom.

E’ colui che, a chi gli ha chiesto quando si raggiungerà l’atteso traguardo di una copertura del 100% del broad band in Italia, ha minimizzato la questione rispondendo che oggi siamo al 96% e entro breve (ma quanto breve non si sa) raggiungeremo il 98,5%. Al resto si arriverà con altre tecnologie, ha aggiunto Bernabé, precisando che Telecom Italia non può farsi carico dei problemi di chi ha messo su casa in luoghi non appropriati in seguito alla speculazione edilizia. Io spero che con questa frase abbia voluto fare una battuta, ma non è stata comunque delle più felici e ha in ogni caso dimostrato scarsa sensibilità al problema del digital divide.

A chi gli ha chiesto come si pone la sua azienda nei confronti della net neutrality ha poi risposto che si tratta di “un problema importante che va promosso a favore dell’utente, a favore non dei nuovi monopoli della rete, perché altrimenti rifacciamo la storia di Netscape e di Explorer” e aggiungendo la necessità di promuovere tutto ciò che può rendere competitiva la rete anche sul fronte della sicurezza, su cui le telco si devono impegnare perché “quello che si è verificato nella rete negli ultimi anni è anche una riduzione dell’efficacia della rete stessa”, riferendosi al fenomeno dello Spam come ad una piaga epocale (ma glissando sulla questione posta dalla domanda iniziale)

Bernabé dichiara di pensare a Telecom Italia come una stabile public company dopo le turbolenze conseguenti al cambio di gestione, affermando che “il tempo del lavoro dedicato a sistemare i problemi ereditati dalla precedente gestione è finito. E ora possiamo cominciare a lavorare in serenità, sapendo che quello che conta è liberare le forze della rete, per contribuire alla modernizzazione del paese”.

A mio avviso non ci si poteva aspettare di più, dall’amministratore delegato di Telecom Italia, in un incontro che si è svolto a Borsa aperta e di fronte a giornalisti con le orecchie tese (spesso capaci di riferire starnuti che sui mercati finanziari si trasformano in uragani). Ribadisco: l’evento costituisce un importante precedente, un primo passo che nessun altro aveva mai compiuto prima.

Per un Bernabé 2.0 (e soprattutto una Telecom 2.0) è ancora un po’ presto.

 
 

Marillion, anche per loro la musica è online

I Marillion si accodano a band come Radiohead, Coldplay e Nine Inch Nails sulla strada del marketing discografico online e (quasi) major-free: per il loro nuovo album Happiness is the road si sono affidati a a Music Glue, che – come spiega bene Gaia su Punto Informatico – è un servizio che si occupa di incanalare brani nei circuiti del P2P, di raccogliere informazioni sugli utenti, di orchestrare campagne di marketing e offrire agli artisti un’interfaccia che consenta loro di interagire con il proprio pubblico.

L’utente che si affaccia sulla schermata di presentazione dell’opera si troverà davanti i Marillion che, oltre a raccontare loro stessi e la genesi del nuovo lavoro, proporranno le date dei concerti e acquisti online. Lasciando il proprio indirizzo e-mail, l’utente si assicurerà la possibilità di scaricare un brano (DRM-free), un assaggio gratuito e senza restrizioni, che è anche un buon veicolo pubblicitario.

“Non incoraggiamo il file sharing illegale, ma è un fatto che molti appassionati di musica lo pratichino – ha spiegato Mark Kelly, tastierista della band – Vogliamo sapere chi sono i nostri fan che fanno file sharing. Se apprezzano abbastanza il nostro album vogliamo convincerli a sborsare qualcosa per acquistarlo o almeno a venire al nostro concerto”.

 
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Pubblicato da su 12 settembre 2008 in news

 

Dati geografici open, please…

Aghost informa:


E’ partita ufficialmente la petizione per la “liberazione” dei dati geografici della Provincia Autonoma di Trento. Si propone di sollecitare l’amministrazione pubblica al rilascio dei dati del sistema cartografico provinciale.

Poiché questo è stato realizzato con soldi pubblici
(si vocifera anche in 3d e con risoluzione a 1 metro!), dovrebbe essere reso dispondibile alla collettività, così come si rendono accessibili al pubblico biblioteche e musei. Attualmente invece è coperto da copyright ed utilizzabile solo in minima parte per la consultazione on line.

Questi dati, resi disponibili con licenza “Creative Commons CC-BY-SA” potrebbero essere integrati nel patrimonio di dati geografici di Open Street Map e utilizzati per gli usi più disparati: per studio e ricerca, per realizzare mappe personalizzate, per uso turistico, per mappare percorsi ciclabili o escursionistici, per creare mappe tematiche che possono riguardare natura, arte, storia, cultura, eccetera.

Anche in questo settore il Trentino può essere all’avanguardia ed un esempio per altre amministrazioni pubbliche: perché il valore della conoscenza è tanto più grande quanto essa è più diffusa.

Per firmare la petizione: firmiamo.it/liberazionedatigeografici

A mio parere è un’iniziativa degna di essere supportata dal più ampio consenso, perché – partendo da Trento – questo tipo di “liberalizzazione” potrebbe interessare ovviamente tutta l’Italia.

 
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Pubblicato da su 11 settembre 2008 in news

 

Rimodulazioni e trasparenza opaca

La lucida e opportuna analisi delle nuove tariffe proposte da Vodafone illustrata sul New Blog Times tenta di riportarci con i piedi per terra dopo tanti voli pindarici, facendoci notare che sì, effettivamente in molti (ma non nella totalità) dei piani proposti dall’operatore è previsto l’odiato scatto alla risposta di 16 centesimi di euro, ma il non-problema è che questo dettaglio tariffario esiste da tempo e probabilmente è un aumento per chi è ancora soggetto ai piani pensati in lire, che prevedevano uno scatto di 200 lire (oggi pari a 10-11 centesimi di euro).

Spunto di riflessione: la pietra dello scandalo non è quindi l’importo dello scatto alla risposta, quanto forse la sua stessa ingiustificata sopravvivenza in molte offerte. E di questo parlano le associazioni dei consumatori, su cui spicca Adiconsum, che lo definisce un premio alle cadute di linea e alle inefficienze delle reti mobili. Non è raro, infatti, che durante una conversazione cada la linea: per ripristinarla, si deve effettuare un’altra chiamata telefonica e zac! riecco per il chiamante l’addebito alla risposta. Più cadute di linea ci sono, più scatti alla risposta saranno indebitamente addebitati.

Altro spunto di riflessione: l’Authority delle Comunicazioni ha diffidato TIM e Vodafone dall’introdurre i nuovi piani tariffari. Prima di attivarli, ai due operatori è stato intimato di ottemperare alle regole di chiarezza e trasparenza nell’informativa data agli utenti sulle nuove condizioni contrattuali che saranno applicate in seguito alle rimodulazioni. Entrambe si sono messe di buzzo buono e hanno finalmente prodotto informative più esaurienti, dichiarando poi di essere in regola con quanto richiesto dall’Autorità.

A parte il fatto che per questo contegno, a mio avviso, s’imporrebbe una sanzione, Vodafone meriterebbe una tirata d’orecchio supplementare: secondo quanto riportato dalle agenzie di stampa, in una nota in cui informava Authority e utenti di aver predisposto informative commerciali complete “secondo gli schemi previsti dalle delibere dell’Autorità”, l’azienda ha poi tenuto a precisare che nel proprio sito web “le informazioni in questione erano in precedenza già consultabili attraverso un collegamento nella sezione contattaci“. Una collocazione-nascondino (anzi è un trucco, dato che c’è ma non si vede), che sicuramente è la meno indicata a dare la pronta risposta alle domande di un branco di utenti inferociti desiderosi di sapere quanto costano loro i nuovi piani tariffari. Come se un sito di e-commerce pubblicasse nelle pagine “giuste” tutti i dati relativi ai prodotti in vendita e poi segnalasse le variazioni di listino nella sezione “contattaci”, che nessuno visita se non ne ha la necessità, senza neppure un banner in homepae o nelle pagine di dettaglio.

 
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Pubblicato da su 8 settembre 2008 in news

 

Semaforo verde per Codice Internet

Con una conferenza stampa di presentazione che ha avuto luogo ieri nella Sala Commissioni di Palazzo Marino, Codice Internet ha iniziato la propria vita pubblica.

 
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Pubblicato da su 5 settembre 2008 in news