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Gmail è più agile e strizza l’occhio all’iPhone

La mailbox di Gmail lievita e ora offre anche il supporto IMAP, utilizzato tipicamente per lasciare i messaggi sul server e renderli accessibili da più postazioni, apprezzato da chi si collega alla mailbox da un dispositivo portatile – un notebook, uno smartphone – e può scegliere se scaricare l’intero contenuto di un messaggio, o magari solo l’intestazione.

Va da se’ che nel target di questa nuova feature ci siano gli utenti mobile. Un’attenzione particolare è stata riservata a quelli dotati di iPhone, come dimostrato dalle apposite istruzioni dedicate da Gmail.

 
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Pubblicato da su 24 ottobre 2007 in news

 

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Dimmi cosa indossi e ti dirò DOVE sei

Il Corriere di oggi riporta questa novità:

Così i genitori controllano i figli
Da Londra la giacca-spia con il Gps

Permette di localizzare ovunque chi la indossa. E negli Usa il cellulare manda la mappa per dire dove sei: 3 dollari

L’innovativo indumento è realizzato da un’azienda che si chiama Blade Runner (io l’avrei orwellianamente chiamata 1984). La giacca è dotata di un modulo GPS che – dice l’articolo – permetterà ai genitori apprensivi di seguire minuto per minuto il percorso dei figli e di rintracciarli con un’approssimazione di quattro metri quadrati. Un giornalista del Guardian lo ha fatto provare al figlio, che ne ha apprezzato le caratteristiche (“nero, attillato, ha anche una tasca interna per l’iPod”).

Adesso ci manca solo una bella telecamerina nascosta in un bottone, per vedere da casa ciò che vedono i figli. E magari anche un microfono. A me sembra una soluzione più adatta a tenere sotto controllo chi viene messo agli arresti domiciliari. Speriamo che nessuno si dimentichi di dare un’adeguata informativa ai sensi del Codice della Privacy…

Adrian Davis, direttore della Blade Runner, offre un pretesto per comprarlo, suggerendo il giaccone con Gps ai genitori i cui figli fanno sport avventurosi, come lo snowboard: «Sai sempre dove sono e in caso si trovino nei guai possono attivare un allarme per far rilevare immediatamente la loro posizione». Ma non era meglio un ARVA?

 
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Pubblicato da su 24 ottobre 2007 in Mondo, news

 

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Rimodulazioni, multe in arrivo?

Nel momento in cui scrivo la notizia non ha ancora carattere di ufficialità, ma Ultimo Miglio.news dice che

A distanza di sei mesi, arriva finalmente un pronunciamento dell’Agcom sulla rimodulazione del piano tariffario Wind 10. La notizia non e’ ufficiale, indiscrezioni pervenuteci dall’Autorita’ delle comunicazioni parlano di una condanna ad oltre 100mila euro di Wind per il mancato rispetto dell’articolo 70 comma 4 del Codice delle comunicazioni. Nell’aprile scorso, il gestore comunico’ agli utenti tramite sms, che il piano tariffario ‘Wind 10′ sarebbe stato trasformato nel piu’ oneroso ‘Wind 12′. Tale modalita’ e’ stata ritenuta non conforme dall’Agcom. L’Autorita’ e’ stata investita in questi mesi da migliaia di reclami, a distanza di mesi arriva una conferma che le lagnanze degli utenti erano perlomeno fondate. Wind 10-12 fu la prima rimodulazione tariffaria effettuata da un gestore dopo l’entrata in vigore del decreto Bersani – che ha abolito i costi di ricarica delle schede – a questa ne seguirono altre da parte della stessa Wind e di 3 Italia.

Cosa significa “il mancato rispetto dell’articolo 70 comma 4 del Codice delle comunicazioni”? Leggiamolo:

Gli abbonati hanno il diritto di recedere dal contratto, senza
penali,  all'atto  della  notifica  di  proposte  di  modifiche delle
condizioni  contrattuali.  Gli  abbonati  sono informati con adeguato
preavviso,  non  inferiore  a  un mese, di tali eventuali modifiche e
sono  informati  nel  contempo  del  loro  diritto  di  recedere  dal
contratto, senza penali, qualora non accettino le nuove condizioni.

Il provvedimento dell’Authority TLC non dice che la rimodulazione è illegale, ma che Wind non ha adeguatamente informato i propri utenti. Quindi, se altri operatori hanno operato una rimodulazione tariffaria (ad esempio 3 Italia) e si rileva che ciò è avvenuto nel rispetto di quanto stabilito dal Codice delle Comunicazioni, non si potrà applicare lo stesso criterio sanzionatorio.

 
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Pubblicato da su 22 ottobre 2007 in news

 

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TIM avrà o non avrà l’iPhone?

L’ipotesi che TIM potesse aggiudicarsi l’esclusiva italiana dell’iPhone sembra allontanarsi. Fabrizio, un amico che si è recato a Berlino per la convention con cui l’operatore presenta le novità del listino e le prossime strategie di marketing, mi riferisce che il music-phone di Apple non è stato annunciato. Da alcuni rumors si apprende che i negoziati tra le due aziende, anzi, si sarebbero interrotti in seguito all’impossibilità di trovare un compromesso commerciale.

Da notizie di mercato è noto che Apple, nei Paesi in cui vende il proprio apparecchio, chiede all’operatore esclusivista una quota di tutti i profitti derivanti dalle vendite dell’iPhone, ed è quindi possibile che TIM non avesse intenzione di accettare la condizione proposta dall’azienda di Steve Jobs. Se le trattative non riprenderanno, è verosimile ritenere che in Italia l’iPhone – attraverso canali commerciali alla luce del sole – possa arrivare solo quando sarà disponibile la versione 3G: il modello attuale è EDGE, tecnologia supportata praticamente solo da TIM (ce l’avrebbe anche Wind, ma ha una copertura decisamente scarsa, che infatti l’operatore nemmeno reclamizza).

Ma è veramente così? O è solo una propaggine italiana dell’hype montato attorno all’iPhone, basato sulla filosofia del “purché se ne parli”? Qualcuno riferisce che, durante la convention, uno dei responibili del Marketing sta gironzolando con un iPhone” e che domani alle 11 ci sarà una presentazione molto importante…

UPDATE (domenica 21): forse c’è stata la presentazione di una batteria di pentole o la vendita di una linea di pellicceria, magari con in regalo un monto’, un televiso’ e un videoregistrato’ (cit.), ma Fabrizio mi dice che dell’iPhone non s’è vista manco l’ombra, mentre quel poco che ha potuto vedere di Berlino gli è piaciuto.

 
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Pubblicato da su 20 ottobre 2007 in news

 

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Siti web, il governo li vuole iscritti al ROC

Punto Informatico (più tardi gli farà eco Repubblica) stamattina ha messo in evidenza una questione assai spinosa, che non può essere ignorata da chi vanta – in un modo o nell’altro – una presenza in Rete attraverso un sito web:

In pieno agosto è stato sparato il siluro: una proposta normativa che se diverrà legge costringerà qualunque sito o prodotto editoriale, anche senza fini di lucro, a registrarsi al ROC. Il Consiglio dei Ministri ha già dato il via libera

Che cosa significa?

Come scrive Valentino Spataro su Civile.it “il web è libero nel mondo ma in Italia bisogna subordinarlo ad una iscrizione al Roc”. Cos’è il ROC? E’ il Registro degli operatori di Comunicazione, una sorta di anagrafe dei prodotti editoriali. Ma come si fa a capire se un sito web, o un blog, è qualificabile come prodotto editoriale? Per capirlo potrebbero essere sufficienti le seguenti frasi estrapolate dal testo del disegno di legge (evidenzio in grassetto ciò che può apparire più rilevante):

“Per prodotto editoriale si intende qualsiasi prodotto contraddistinto da finalità di informazione, di formazione, di divulgazione, di intrattenimento, che sia destinato alla pubblicazione, quali che siano la forma nella quale esso è realizzato e il mezzo con il quale esso viene diffuso”.

“Non costituiscono prodotti editoriali quelli destinati alla sola informazione aziendale, sia ad uso interno sia presso il pubblico”.

“La disciplina della presente legge non si applica ai prodotti discografici e audiovisivi”.

“Per attività editoriale si intende ogni attività diretta alla realizzazione e distribuzione di prodotti editoriali, nonché alla relativa raccolta pubblicitaria. L’esercizio dell’attività editoriale può essere svolto anche in forma non imprenditoriale per finalità non lucrative“.

Il testo non sembra lasciare vie di fuga: se la proposta passasse, diventando una norma a tutti gli effetti, anche un blog personale si trasformerebbe in prodotto editoriale e come tale sarebbe assoggettato alla normativa sulla stampa, con tutte le implicazioni relative alle responsabilità civile e penali in caso di denuncia. Alla stessa stregua di un giornale registrato al Tribunale. Ricardo Franco Levi, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio e ideologo del provvedimento, dichiara però: “Lo spirito del nostro progetto non è certo questo. Non abbiamo interesse a toccare i siti amatoriali o i blog personali, non sarebbe praticabile”.

Ma quale sarebbe l’esigenza alla base di questo provvedimento concepito nello scorso mese di agosto? La chiave di lettura sembra essere qui:

Art. 7
(Attività editoriale su internet)
1. L’iscrizione al Registro degli operatori di comunicazione dei soggetti che
svolgono attività editoriale su internet rileva anche ai fini dell’applicazione
delle norme sulla responsabilità connessa ai reati a mezzo stampa.
2. Per le attività editoriali svolte su internet dai soggetti pubblici si considera
responsabile colui che ha il compito di autorizzare la pubblicazione delle
informazioni.

Paolo scrive su PI: “Senza contare la montagna di introiti extra che il Registro otterrebbe con questa manovra, ne consegue che la giustificazione che viene addotta a questo abominio nuovo provvedimento sia la necessità di tutelare dalla diffamazione. Come se fino ad oggi chiunque avesse avuto mano libera nel diffamare chiunque altro. Il che non è, tanto che più volte siti non professionali e altre pubblicazioni online, anche del tutto personali come dei blog, e anche senza alcuna finalità di lucro, si sono ritrovati coinvolti in un processo per diffamazione”. E aggiunge che questo provvedimento non andrà lontano. I suoi scopi sono altri, i primi articoli del testo sono scritti malissimo: verranno riscritti, è facile prevederlo, forse persino prima che il New York Times titoli qualcosa tipo “Italia nel Medioevo” come fece quando fu approvata la legge sulle staminali.

Speriamo in bene, ma sarà bene tenere d’occhio l’iter di approvazione di queso disegno di legge.

UPDATE: Paolo, sempre sul pezzo come pochi altri, è riuscito a fare due chiacchiere con Nicola D’Angelo, commissario dell’Authority delle Comunicazioni

“Questa esigenza di garanzia, di affermare una responsabilità per i reati a mezzo stampa non può tradursi nell’imporre misure burocratiche per aprire un blog. Il valore universalmente riconosciuto della rete è stato sempre quello di essere uno strumento aperto a tutti, pluralista. Anzi, la rete ha costituito l’elemento di più forte di pluralismo nell’informazione globale e in Italia”. Su tutto questo, spiega il commissario, “imporre regole che limitino la creatività e la dinamicità di un sistema di informazione alternativo e diverso è una cosa che va assolutamente evitata. Cosa si vuole fare? Costringere i blogger italiani ad andare all’estero? Il sistema deve rimanere aperto quanto più possibile”.

La riforma, dunque, è tutta da stabilire. Ma la Rete deve rimanere vigile.

 
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Pubblicato da su 19 ottobre 2007 in news

 

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Cina, bloccato YouTube

Il Paese più popoloso del mondo è teatro di una nuova iniziativa di censura: a subirne la mannaia stavolta, affiancandosi a Wikipedia, è YouTube.

Shannon.it scrive:

Dopo Thailandia e Marocco anche in Cina arriva la censura per YouTube. Il fatto è di ieri, la notizia non ancora riportata dalla stampa ufficiale. Da un giorno e mezzo a Pechino infatti non si apre più il sito, non si riesce accedere nemmeno usando un server proxy e i video importati da YouTube sulle pagine di altri siti semplicemente non esistono più e al loro posto la pagina bianca lascia un cadaverico senso di vuoto.

Ovviamente si spera che sia una cosa temporanea; per chi è in cina da qualche anno il fenomeno non è nuovo, Bloggers ha avuto molti momenti bui, cosi’ come Wikipedia (tutt’ora inacessibile), Flickr (il sito si apre ma le immagini non si vedono) e perfino il motore di ricerca di Google di tanto in tanto presenta diverse anomalie alquanto sospette (la pagina del motore che si riaggiorna invece che darti i risultati della ricerca, i risultati della ricerca rimandano alla pagina principale o, meno originale, il server impiegando troppo tempo a rispondere e quindi il browser da errore).

 
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Pubblicato da su 18 ottobre 2007 in Mondo, news

 

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Bit buttati al vento

Dal Corriere:

Rutelli pronto a chiudere il portale Italia

Pochi accessi e informazioni sbagliate sul sito creato per lanciare il turismo internazionale nel nostro Paese

Inutile ricordare che il progetto Italia.it è costato vari milioni di euro. E le critiche di cui oggi parla il Corriere non sono certo cosa recente: le prime segnalazioni sono datate 22 febbraio 2007, data in cui il portale è stato messo online. Lo sa bene chi ha seguito questa vicenda dall’inizio e ha voluto far luce sul denaro pubblico speso in un progetto assai discusso, aprendo la strada ad indagini a più ampio spettro (per chi si fosse perso le puntate precedenti e avesse un po’ di tempo per capire il background della vicenda, a questo indirizzo troverà un’efficace riassunto).

 
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Pubblicato da su 18 ottobre 2007 in news

 

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A cosa serve Google?

Poi uno si chiede perché gli arriva tutto quello spam farmaceutico:

L’Italia, secondo i dati forniti da Google Trends, risulta essere la maggiore ricercatrice al mondo di Viagra. Il dato è formato calcolando il numero di ricerche sulla query specifica in proporzione al numero complessivo delle query composte nel paese 

(Giacomo Dotta su Webnews, via Reuters)

 
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Pubblicato da su 18 ottobre 2007 in Mondo

 

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iPhone, la liberté costa cara?

Scrive Massimo Mantellini:

Forse la notizia di oggi e’ che Apple vendera’ in Francia un iPhone aperto. Magari potrebbe accadere lo stesso anche da noi. O no?

Speriamo di no, almeno non nella forma scelta in Francia.

Spiego: come annunciano Orange ed Apple, la vendita in Francia prenderà il via il 29 novembre, attraverso la rete commerciale dell’operatore mobile di France Telecom, con l’iPhone da 8 GB che costerà 399 euro. L’attivazione si fa, come sempre, con iTunes. Il copione non sembra quindi essere cambiato, vista anche l’intesa raggiunta per la compartecipazione di Apple ai ricavi conseguiti da Orange sulla vendita di tutti i servizi relativi all’iPhone (30%, secondo le indiscrezioni).

Cos’ha di diverso il mercato francese? Semplicemente una normativa che fissa un paletto a tutela della libertà di mercato: come spiega Macworld.it, la legislazione francese impedisce a un operatore cellulare come Orange di vendere un telefono esclusivamente in unione con un abbonamento. Deve essere possibile comprarlo anche svincolato da alcun abbonamento.

La normativa, dunque, impone che l’iPhone in Francia debba essere venduto anche in versione aperta, ossia utilizzabile con SIM differenti da quella di Orange. E da alcuni rumors pare che l’iPhone “libero” sarà messo in vendita. Alla tariffa “dissuasiva” di 999 euro.

P.S.: forse la notizia del giorno è qui:

We want native third party applications on the iPhone, and we plan to have an SDK in developers’ hands in February.

 
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Pubblicato da su 17 ottobre 2007 in media, news

 

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La fibra di Telecom si espande

Telecom Italia crede nella fibra e vuole sperimentarla a Parigi. La notizia viene da Les Echos ed è ripresa da Telecompaper (traduzione semi-letterale): 

Telecom Italia France sperimenterà nei prossimi mesi il broad band ad altissima velocità nell’ottavo e nel decimo distretto di Parigi, scrive Les Echos. La consociata Alice France ha scelto i suoi fornitori, senza però renderli noti. Ad essere connessi saranno poco meno di 500 edifici, per raggiungere un target di 2mila/3mila clienti per il servizio pilota, stando a quanto dichiarato da Daniel Fava di TI France, che ha detto al giornale che il costo del progetto sarà nell’ordine di “pochi milioni di euro”. In confronto, il costo di diffusione di fibra in tutta la Francia è stimato in 30 miliardi. Alice France contava 87mila clienti ADSL a fine giugno, inclusi 59mila utenti IPTV e ha registrato una perdita di 103 milioni di euro su 183 milioni di fatturato nel primo semestre. Telecom Italia ha recentemente siglato un accordo (con Metroweb, ndr) per collegare a Milano 70mila edifici ad alta velocità, ma questa è la prima volta che la società definisce piani concreti per la fibra in Francia. Alice vuole valutare l’interesse degli utenti nei servizi di conettività oltre i 50 Mbps.

 
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Pubblicato da su 16 ottobre 2007 in Mondo, news

 

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Anniversari spaziali

Dopo i 50 anni dello Sputnik, non si può non ricordare che esattamente dieci anni fa la sonda Cassini-Huygens partiva dal Kennedy Space Center alla volta di Saturno.

Da un’Ansa di oggi:

Lanciata il 15 ottobre 1997 da Cape Canaveral, la missione su Saturno è nata da un accordo fra le agenzie spaziali di Stati Uniti (Nasa), Europa (Esa) e Italia (Asi). Da allora Cassini-Huygens è sempre stata al centro dell’attenzione di scienziati di tutto il mondo. Dal momento del suo ingresso nell’orbita del pianeta degli anelli, il primo luglio 2004, Cassini ha fornito dati inediti su uno dei pianeti più affascinanti del Sistema Solare. In quell’occasione ha infatti raggiunto la distanza minima dal pianeta, passando a circa 20 mila chilometri sopra le nubi: un incontro così ravvicinato non lo aveva avuto nessuna delle tre sonde che in precedenza si erano avvicinate a Saturno (la Pioneer nel 1979, la Voyager 1 nel 1980 e la Voyager 2 nel 1981). Numerose le immagini e i dati che hanno permesso di conoscere con un dettaglio senza precedenti uno dei pianeti più interessanti del Sistema solare e di studiare i meccanismi che 4,5 miliardi di anni fa hanno permesso la formazione dei pianeti. Tra i record della missione, la discesa della sonda europea Huygens su Titano, il 14 gennaio 2005, quando sono arrivate a Terra le prime immagini di un mondo vivo, nel quale scorrono fiumi di idrocarburi. Ed è stata ancora Cassini, nella primavera 2006, a scoprire tracce della presenza di acqua su un’altra luna di Saturno, Encelado.

Anche Wired ricorda la missione spaziale con una serie di bellissime immagini.

Il sito ufficiale dedicato alla missione comunque è questo.

 
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Pubblicato da su 15 ottobre 2007 in Mondo

 

Radersi non basta

Mai entrare in competizione con i propri figli 😀

 
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Pubblicato da su 15 ottobre 2007 in media, Mondo

 

WiMax, il bando è pronto

Sarà pubblicato la settimana prossima. Il ministero delle Comunicazioni lo ha annunciato oggi. 45 milioni la base d’asta.

La tecnologia WiMax (Worldwide Interoperability for Microwave Access), permette di distribuire la banda larga via radio ed è vista – in Italia come all’estero – come una concreta possibilità di abbattimento del digital divide, visto che consente la copertura di aree geografiche difficilmente raggiungibili, o ritenute poco redditizie per gli operatori. Come sempre, nel mondo delle TLC, l’introduzione di una nuova tecnologia deve rispettare alcuni principi: competitività del mercato e neutralità tecnologica sono fra i più importanti e fondamentali. L’auspicio è che non ci si riduca, come spesso accade, a dover far fronte a condizioni di mercato monopolistiche o oligopolistiche.

Oggi c’è stata la conferenza stampa di presentazione del bando. Salto le dichiarazioni di rito e riporto il resto:

La procedura scelta dal Ministero delle Comunicazioni, conseguente alla delibera AGCOM pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 135 del 13 giugno 2007, prevede che siano rilasciati 3 diritti d’uso complessivi delle frequenze disponibili nella banda 3.4 – 3.6 GHz, indicati come Blocco A, Blocco B e Blocco C, ciascuno di ampiezza frequenziale pari a 2×21 MHz.

Di tali diritti d’uso, 2 (Blocco A e Blocco B) sono rilasciabili per aree di estensione geografica macroregionale, mentre 1 diritto d’uso (Blocco C) è rilasciabile a livello regionale (con suddivisione provinciale nel caso delle Province Autonome di Trento e Bolzano). I diritti d’uso delle frequenze di gara hanno una durata di 15 anni a partire dalla data di rilascio, sono rinnovabili e non possono essere ceduti a terzi senza la preventiva autorizzazione del Ministero.

(…)

Specifiche di utilizzo dei diritti d’uso:

  • ad uno stesso soggetto può essere assegnato un solo diritto d’uso per macroregione;
  • il Blocco C è riservato prioritariamente a soggetti che non dispongano direttamente di diritti d’uso di risorse spettrali per l’offerta di servizi di comunicazione mobile di terza generazione (UMTS).

(…)

Garanzie che il singolo aggiudicatario deve prestare

Ogni aggiudicatario deve garantire una significativa copertura territoriale ed un particolare impegno nelle aree a “digital divide”. La copertura territoriale è calcolata con un meccanismo a punti previsto dal disciplinare di gara e risultante dall’installazione di impianti nei Comuni dell’area interessata.

I Comuni sono suddivisi in tre distinti elenchi. 30 dei 60 punti da raggiungere devono essere realizzati installando impianti nei Comuni a «digital divide totale», raccolti in un apposito elenco allegato al Bando di Gara.

Trascorsi i 30 mesi dal rilascio del relativo diritto d’uso, gli aggiudicatari che non utilizzino completamente le frequenze assegnate, sono tenuti a soddisfare richieste di soggetti terzi di accesso alle frequenze stesse, sulla base di negoziazione commerciale.

Per il WiMax mobile, mi sembra che ci siamo poco: non sembrano esserci esclusioni formali, ma il bando riguarda le frequenze disponibili nella banda 3.4 – 3.6 GHz. Se la memoria non mi inganna, per lo standard 802.16e (il WiMax mobile appunto) ci si dovrebbe assestare nella banda 2.3 – 2.5 GHz (mi sbaglio?).

Stefano Quintarelli osserva:

bisognera’ vedere se ci sara’ un divieto per 802.16e (wimax mobile) e per il backhauling (cioe’ per collegare tra loro le antenne che forniscono l’accesso agli utenti); se ci fossero, immagino i ricorsi per la non neutralita’ tecnologica.

In ogni caso, alla pubblicazione del bando qualche dubbio dovrebbe essere dissolto. Speriamo.

Punto Informatico / PI Telefonia

 
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Pubblicato da su 11 ottobre 2007 in Mondo, news

 

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Radiohead, più download e meno DRM

La notizia che i Radiohead hanno deciso di distribuire il nuovo album inRainbows in formato MP3 a prezzo libero ha fatto rapidamente il giro del mondo e riscosso i prevedibili consensi. L’album sarà venduto anche in una versione cofanetto, per i fan disposti a pagare 57 euro, ma è la possibilità del download a offerta libera che ha creato un po’ di scompiglio nel panorama commerciale. E l’idea sta facendo scuola: ora pare che anche i Nine Inch Nails intendano seguire la stessa strada.

E’ vero, esistono altri esempi simili, come Magnatune, che sul fronte del prezzo fa più o meno la stessa cosa, però si tratta di un’etichetta indipendente e che non ha sotto contratto artisti paragonabili ai radiohead, anche in termini di giro d’affari.

Coloro che si sono prenotati per il download di In Rainbows hanno ricevuto questo messaggio:

THANK YOU FOR ORDERING IN RAINBOWS. THIS IS AN UPDATE.

YOUR UNIQUE ACTIVATION CODE(S) WILL BE SENT OUT TOMORROW MORNING (UK TIME). THIS WILL TAKE YOU STRAIGHT TO THE DOWNLOAD AREA.

HERE IS SOME INFORMATION ABOUT THE DOWNLOAD:

THE ALBUM WILL COME AS A 48.4MB ZIP FILE CONTAINING 10 X 160KBPS DRM FREE MP3s.

MOST COMPUTERS NOW HAVE ZIP SOFTWARE AS PART OF THE OPERATING SYSTEM; IF YOUR COMPUTER DOES NOT, YOU NEED TO GET WINZIP OR ZIPIT INSTALLED PRIOR.

YOU CAN DOWNLOAD THEM HERE:

PC: http://www.winzip.com/
MAC: http://www.maczipit.com/

IF YOU HAVE ANY QUESTIONS OR PROBLEMS DOWNLOADING YOUR FILE, PLEASE CONTACT OUR DOWNLOAD CUSTOMER SERVICE TEAM AT
(indirizzo censurato a scopo antispam, ndd)

Che i brani siano distribuiti in formato MP3 e DRM Free è una notizia che non può che fare piacere. Gli utenti più esigenti – come Alessandro Longo – storcono il naso per il fatto che i file sono a 160 Kbps. Brodo Primordiale spiega:

Gli mp3 scaricabili di In Rainbows, il nuovo album dei Radiohead (qui la guida di Pitchfork), sono di qualità talmente bassa che non raggiungono nemmeno i requisiti minimi per essere postati su Oink. That’s fun. A dicembre però arriva il boxset e, ad un primo ascolto, mi sembra che il disco non sia male. Non sono riuscito a trovare la cover art in giro, però pare proprio che sarà al top.

160 Kbps non sono certo il massimo per i puristi del suono, ma a mio avviso sono un compromesso più che dignitoso e accettabile, vista anche la modalità di distribuzione. Comunque trovo che la qualità dei brani di InRainbows non sia affatto male per essere a 160 Kbps. Se fossi un fan serio e i Radiohead fossero una delle mie band preferite, probabilmente investirei nel cofanetto. Forse anche per lo spot di Brodo 😉 .

 
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Pubblicato da su 10 ottobre 2007 in media, Mondo, news

 

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Nemo propheta in patria?

Oggi la stampa dedica molto spazio a Mario Renato Capecchi, premiato con il Nobel per la medicina insieme ad altri due ricercatori per gli studi sulle cellule staminali e la tecnica del «gene targeting». Il Corriere titola: “E’ italiano il Nobel per la medicina”. Stefano Quintarelli puntualizza: “Abitante a Bolzano, figlio di madre USA deportata a Dachau, lasciato a 5 anni a un contadino atesino, abbandonato per strada, trovato dalla madre (uscita viva) nel 1947, emigrato negli USA e mai piu’ tornato. E’ americano…”. E’ vero, è talmente americano che, nei vari TG, le sue dichiarazioni sono doppiate da un traduttore.

C’è però un altro personaggio che fa notizia oggi, un po’ più italiano dell’ottimo prof. Capecchi: anche lui ha fatto carriera oltreoceano, e probabilmente al grande pubblico il suo nome è ugualmente poco conosciuto, ma nel suo caso non si può dire nemo propheta in patria, ne’ che la vita non gli abbia dato soddisfazioni. Parlo di Andrew James Viterbi, a cui oggi l’Università degli Studi di Bergamo ha conferito la laurea honoris causa in Ingegneria Informatica.

Ma chi è Andrew Viterbi? Come spiega la presentazione pubblicata dall’Università di Bergamo, “Andrew James Viterbi è scienziato, imprenditore e filantropo. Considerato a pieno diritto uno dei padri” della rivoluzione digitale, autore dell’omonimo algoritmo su cui si basa il funzionamento di centinaia di milioni di telefoni cellulari in tutto il mondo”. Lo si potrebbe definire il papà – o uno dei padri – del telefono cellulare GSM e della tecnologia CDMA.

Nato a Bergamo nel 1935, Andrea Viterbi emigrò con la famiglia quattro anni dopo (naturalizzato cittadino statunitense, il nome fu americanizzato). Studiò al MIT di Boston, ebbe modo di lavorare con Wernher von Braun, prendere parte ad alcuni programmi NASA, essere consigliere TLC di Bill Clinton. Nel frattempo, con Irwin Jacobs ha fondato Linkabit e poi Qualcomm (uno dei più importanti produttori di semiconduttori al mondo) e, tanto per dare un numero assolutamente non significativo (leggo su Wikipedia):

Il 2 marzo 2004, la scuola di ingegneria dell’Università della California del Sud (USC), ove Viterbi aveva conseguito (nel 1962) il dottorato di ricerca (Ph.D.) è stata rinominata Andrew and Erna Viterbi School of Engineering. In quell’occasione Viterbi donò alla USC la somma di 52 milioni di dollari.

Non sono le notizie più importanti, sono solo quelle probabilmente colpiscono con maggior impatto. Per saperne di più, potete leggere questa presentazione.

 
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Pubblicato da su 8 ottobre 2007 in news

 

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