RSS

iPhone, déjà vu europeo in edizione ridotta?

Il 29 giugno, fuori dagli Apple Store negli States, c’erano file di iPhoners in attesa di aggiudicarsi l’ambito oggetto del desiderio. Oggi l’iPhone era al suo esordio europeo in Germania e stasera lo è in Gran Bretagna. Che accoglienza gli ha riservato il pubblico?

Da Rainews24:

Sono arrivati a Colonia da tutta la Germania in treno e in macchina e hanno sfidato pioggia e vento pur di accaparrarsi il primo iPhone messo in vendita in Europa dalla Apple e distribuito in Germania dalla T-Mobile, l’affiliata di Deutsche Telekom.

A Colonia a mezzanotte in punto ha aperto le porte il primo negozio europeo che ha messo in vendita il nuovo cellulare cult, capace di combinare telefonino, iPod e internet, e il primo a ottenerlo è stato un ragazzo che aveva fatto la fila per più di quattro ore.
Il negozio è rimasto aperto fino alle tre del mattino e per essere sicuri che nessun acquirente potesse restare a mani vuote i responsabili della T-Mobile l’avevano rifornito con 600 apparecchi, andati a ruba nel giro di un paio d’ore. Per cercare di alleviare i morsi del freddo semipolare che stava facendo intirizzire la fila di clienti, i titolari hanno distribuito ombrelli, coperte, bevande calde e “Brezel”, le tipiche ciambelle incrociate a forma di alfa.

I numeri sono contenuti, ma l’attesa tedesca viene descritta in un modo simile a quella di una preannunciata apparizione divina. Euronews.net parla di febbre da iPhone. Anche il Guardian si aspetta sfracelli nel Regno Unito. Si preannuncia un successo, e probabilmente sarà così. Secondo l’edizione italiana di Reuters, però, l’esordio europeo del music-phone di Apple è arrivato “tra l’entusiasmo e l’indifferenza”:

Fuori dal negozio T-Mobile della via principale per lo shopping della città, la maggior parte dei passanti ha snobbato l’evento per andare a lavoro.

“Ah sì? Non me ne ero accorto”, ha detto un passante rispondendo alla domanda se sapesse della vendita dell’iPhone nel negozio.

Detta così, la notizia dice poco o nulla, non sappiamo l’età del passante, ne’ se avesse attitudini geek, ne’ tante altre cose, che comunque non renderebbero assolutamente indicativa la sua reazione, peraltro raccolta a notte fonda: l’iPhone è stato messo in vendita a mezzanotte ed esaurito alle 3… Le possibilità che il passante potesse avere la dissenteria, avere sonno o essere euforico perché di ritorno dal suo primo appuntamento con la bella del liceo, renderebbero verosimile l’ipotesi che dell’iPhone non gli interessasse un fico secco. No?

 
2 commenti

Pubblicato da su 9 novembre 2007 in media, Mondo, news

 

Tag: ,

Punti di svista

Vediamo chi coglie la contraddizione intrinseca di questo articolo del Corriere:

un fallimento l’iniziativa pensata dai Radiohead per promuovere “In Rainbows”
I Radiohead traditi dal “paga quanto vuoi”

Tre fan su cinque non hanno versato neanche un centesimo per scaricare online il nuovo album

LONDRA (Gran Bretagna) – L’iniziativa dei Radiohead era ottima e rivoluzionaria: scaricare il nuovo album della band, “In Rainbows”, pagando quello che si voleva. Anche nulla. Un’indicazione presa alla lettera da 3 fan su 5 della famosa band di Oxford. Stando, infatti, a un’indagine condotta dalla comScore, azienda che monitorizza il comportamento online di circa 2 milioni di “surfers” in tutto il mondo, il 62% dei 12 milioni di appassionati che si sono affrettati a fare il download del disco uscito un mese fa non ha sborsato nemmeno un centesimo (continua).

12 milioni di download in un mese. Già questo è un dato significativo: i Radiohead hanno messo in rete – disponibile per il download – il loro album a prezzo libero e senza DRM. Si parla di un 62% che non ha pagato nulla, quindi di oltre 7,4 milioni di persone. Significa anche, però, che il 38% – oltre 4,5 milioni di utenti – ha pagato. E’ vero, ha pagato il prezzo che voleva (ed è proprio la politica scelta dai Radiohead che lo ha consentito), ma quel denaro è andato ai Radiohead, non alla casa discografica che ha mediato la commercializzazione del’album. Vi pare poco?

Considerando che questa forma di distribuzione scelta dai Radiohead, pur non essendo una novità assoluta, è comunque una strada alternativa a quella tradizionale delle major, non credo si possa parlare di fallimento, semplicemente perché non ritengo che i risultati di questa iniziativa possano essere misurati con i canoni tradizionali. E’ una cosa molto diversa, per cui a mio avviso va valutata con un metro diverso.

UPDATE nr. 1 – Stefano Quintarelli, sottolinea il concetto osservando inoltre:

Un autore, mi dice Enrico, guadagna tra il 5% e il 35% del prezzo di vendita, a seconda del suo potere contrattuale.

Prendiamo una via di mezzo…diciamo il 20%.

Il prezzo medio pagato dagli utenti dei Radiohead e’ stato di 6 dollari. La stessa cifra che avrebbero quindi incassato se il CD fosse stato venduto a 30 dollari. il doppio del prezzo cui si possono comprare gli altri CD dei Radiohead.

Detto in altri termini, è come se avessero venduto 9 milioni di CD in un mese

E aggiunge poi che il musicista John Buckman gli ha spiegato che Magnatunes, un’etichetta indipendente che applica la stessa politica di pricing dei Radiohead, “sta andando benissimo”.

UPDATE nr.2. – L’articolo del Corriere contiene un’inesattezza abbastanza rilevante sul numero dei download. comScore (la cui indagine è la base della notizia) infatti dichiara:

During the first 29 days of October, 1.2 million people worldwide visited the “In Rainbows” site, with a significant percentage of visitors ultimately downloading the album.

1,2 milioni, non 12. Cambia qualcosa? Non le proporzioni del risultato, che restano le medesime.

Nel comunicato, anzi, comScore sottolinea come questo risultato sia incoraggiante per il mercato della musica (non per le major), che sta migrando verso la forma digitale, che i Radiohead sono riusciti da soli a portare a termine un milestone che l’industria discografica ha fallito, e che tutto va rapportato ai costi di distribuzione, promozione e produzione che i Radiohead hanno sostenuto in misura molto limitata. Edward hunter, analista di comScore (che, sottolineo, è la fonte della notizia riportata dal Corriere e da molte agenzie di stampa in tutto il mondo), dice testualmente:

Lo definirei un successo clamoroso per i Radiohead e gli appassionati della musica, e anche un fantastico sforzo artistico.

 
11 commenti

Pubblicato da su 8 novembre 2007 in media, Mondo, news

 

Tag: ,

Web e terrorismo

Ecco rivelata la proposta del commissario europeo Franco Frattini per la lotta al terrorismo: Terrorismo e Web, la proposta Frattini (da PI).

Per contrastare “l’addestramento e il reclutamento a fini terroristici e l’istigazione a commettere reati terroristici, nonché a prevenire l’uso di esplosivi da parte di terroristi (…) anche quando commessi attraverso Internet”.  Le contromisure proposte prevedono la cooperazione dei provider, che sarano chiamati a cotribuire nelle attività volte a “sventare i piani e identificare i responsabili, garantendo al contempo la protezione dei dati personali e la salvaguardia dei diritti fondamentali”.

Come sottolinea l’articolo di PI, non ci sarà alcuna sorta di censura:

“Si preferisce invece la via giudiziaria, dove le autorità dei singoli paesi e dell’intera Unione si muoveranno per rimuovere all’interno dei propri confini i siti considerati pericolosi. Una misura che potrebbe rassicurare almeno in parte chi temeva un ulteriore sistema di filtering ma che probabilmente non servirà a fermare il proliferare di siti di propaganda o diffusori di informazioni che vengono ritenute illegali”.

Tutto ok, tutto chiaro? Non troppo, a quanto pare: 

Della proposta, però, mancano ancora alcuni importanti dettagli, quelli relativi ad esempio ai sistemi di tracciamento e individuazione online delle informazioni “sgradite”. Sebbene non si parli di apparati di censura, rimane ancora da chiarire quale sia il confine della legalità per webmaster e blogger nella visione europea: le prime proposte di Frattini sembravano andare nella direzione della messa al bando di termini e fraseologie specifici, una prospettiva che aveva allarmato la rete europea.

Per la serie “poche idee, ma confuse”

 
2 commenti

Pubblicato da su 7 novembre 2007 in Mondo, news

 

Tag: ,

Rifiuti elettronici, serve l’informazione

L’Italia è lenta. La conosciamo lenta nei progressi tecnologici delle comunicazioni, tanto da perdere moltissimo terreno rispetto ad altri Paesi, e da rischiare di fare tre passi indietro ad ogni passo compiuto (in ritardo).

Ma è lenta ad adeguarsi anche alle normative europee che riguardano i rifiuti elettronici e il loro smaltimento. I RAEE, questi sconosciuti. Quei rifiuti costituiti dai rottami di elettrodomestici, computer, hi-fi, che non possono essere gettati nell’immondizia comune perché sono rifiuti speciali, da trattare con cura, perché contengono metalli pesanti e materiali nocivi (piombo, cadmio, mercurio, cromo esavalente): ho avuto occasione di parlarne per Punto Informatico nel febbraio 2005 – più di due anni fa – all’alba (ossia cinque mesi prima) dell’approvazione di un decreto mirato ad attuare le Direttive comunitarie sullo smaltimento e recupero dei rifiuti elettronici. Poi però le cose sono andate per le lunghe: mancavano sempre i regolamenti attuativi fondamentali per l’applicazione delle direttive. Che sono datate 2002 e 2003, per capirci.

Di rinvio in rinvio siamo arrivati ad oggi, giorno in cui il Corriere scrive:

Butti il pc? Portalo nella piazzola

Rifiuti tecnologici, dovranno smaltirli i produttori. Si potranno lasciare in aree attrezzate.

ROMA – Avete un pc vecchio del quale volete disfarvi? Un componente tecnologico da buttare? La raccomandazione, importante, è: non lasciatelo con la spazzatura. I rifiuti tecnologici contengono infatti metalli e vari inquinanti. Però il problema è: che farne? La soluzione arriva dalle nuove norme per lo smaltimento dei rifiuti tecnologici (i cosiddetti Raee) definite dal Ministero dell’Ambiente e messe in atto ora con un decreto attuativo che viene pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale. (continua)

La gestione dei rifiuti speciali, dopo un periodo di transzione che si concluderà a fine anno, dovrebbe dunque finalmente passare dai Comuni ai produttori degli apparecchi elettrici ed elettronici. Dico dovrebbe, perché se ne parla da anni in questi termini (con vari decreti che si sono succeduti nel tempo), ma di obblighi pratici ancora non se ne sono visti.

“Abbiamo rivoluzionato il sistema dei rifiuti tecnologici per salvaguardare le esigenze dei consumatori e per avere forti garanzie di tutela ambientale – ha dichiarato il ministro Pecoraro Scanio – Il nostro obiettivo è quello di raggiungere sin dal primo anno di attività i quantitativi fissati dalla UE”. Be’, visto il ritardo nell’applicazione delle direttive, mi pare un buon intento.

Fra i risultati dell’applicazione di questa normativa fondamentale vorrei vedere i cittadini informati delle possibilità di corretto smaltimento dei rifiuti elettronici e non vedere più televisori, frigoriferi, monitor e altri cimeli abbandonati ai margini di una strada, in un boschetto o nelle discariche abusive ad inquinare.

Per fare questo serve una campagna informativa. Non solo con avvisi e cartelli piazzati nei negozi di elettronica o elettrodomestici, perché queste informazioni non devono arrivare solamente a chi oggi compra un nuovo PC, televisore o frigorifero, ma anche a chi ne ha uno vecchio in soffitta e penserà di liberarsene nel modo più sbrigativo possibile solo quando avrà bisogno di spazio. E senza passare davanti al cartello esposto in un MediaWorld, UniEuro, Expert o Euronics.

Serve informazione. Che arrivi a tutti. Perché l’Italia è lenta nel recepire le direttive e il buon senso, ma incoscienza e ignoranza (che del buon senso se ne fregano) camminano molto velocemente. E inquinano.

 
3 commenti

Pubblicato da su 6 novembre 2007 in Mondo, news

 

Tag: ,

Lutto nel mondo dell’informazione

E’ scomparso Enzo Biagi. E, come dice Paolo:

l’affetto con cui viene ricordato enzo biagi in queste ore mi ricorda un po’ quello che si percepiva quando ad andarsene fu indro montanelli.

non ci sperino bocca o scalfari: tutto questo non accadrà più. giornalisti così non ce ne sono più.

Nella sua carriera ha detto e scritto moltissimo, e non raramente qualcosa di ciò che ha detto o scritto può non essere stato gradito a molti. Ma aveva fatto proprio un principio saldo, che ripeteva sovente: diceva di riconoscere un solo padrone, il lettore.

 
1 Commento

Pubblicato da su 6 novembre 2007 in Mondo, news

 

Tag:

Dove va il broad band?

Stefano mi segnala la pubblicazione, da parte dell’OCSE, di questo interessante portale che offre una fotografia della situazione internazionale del broad band. E’ da leggere con attenzione. Qui riporto solo qualche highlight, significativo benché non esaustivo. L’italia non spicca, ma purtroppo non è una sorpresa.

Denmark, the Netherlands, Switzerland, Korea and Norway and Iceland lead the OECD  in broadband penetration, each with over 29 subscribers per 100 inhabitants.

The strongest per-capita subscriber growth over the year was in Ireland, Germany, Sweden, Australia, Norway, Denmark and Luxembourg. Each country added more than 5 subscribers per 100 inhabitants during the past year.

Operators in several countries continue upgrading subscriber lines to fibre. Fibre-to-the-home (FTTH) and Fibre-to-the-building (FTTB) subscriptions now comprise 8% of all broadband connections in the OECD, up from 7% a year ago, and the percentage is growing. Fiber connections account for 36% of all Japanese broadband subscriptions and 31% in Korea.

Il resto lo lascio leggere a voi 😉

 
2 commenti

Pubblicato da su 5 novembre 2007 in news

 

Tag:

Per la cronaca

Stamattina ne ho già sentite tante (*), per cui preciso: oggi è il Giorno dell’Unità Nazionale e la Giornata delle Forze Armate. Si celebra la fine della Prima Guerra Mondiale: il 4 novembre 1918 il Bollettino della Vittoria annunciò la resa dell’impero Austro-Ungarico all’Italia in seguito all’armistizio di Villa Giusti, sottoscritto a Padova il 3 novembre.

(*) Fra le tante sentite stamattina (tra giovani e meno giovani), che iniziano tutte con “Oggi è…”:

  • …la festa della Repubblica 
  • …la festa dell’inizio della Prima Guerra Mondiale 
  • …la festa della Madonna
  • …le festa (?) dei defunti 
  • …l’estate di San Martino
  • …l’Assunzione
  • …l’Ascensione

Avete sentito altre castronerie?

 
2 commenti

Pubblicato da su 4 novembre 2007 in news

 

Tag:

Fenomenologia delle clausole minuscole

In occasione del lancio del 3 Skypephone, l’attenzione di molti si è rivolta verso le condizioni dell’offerta, con particolare riguardo a quelle scritte in modo diverso – magari meno leggibile – da quelle evidenziate dall’operatore.

Gaspar Torriero, nei commenti su Manteblog e nel suo blog, scrive che “Le note in calce in corpo 7 grigio chiaro sono indizio certo di fregatura imminente”. Mantellini torna poi in argomento evidenziando che, nell’offerta Teleconomy Zero+Zero, “Fra i vari messaggi nelle noticine scritte in grigio e corpo 7 si specifica che le chiamate verso cellulari sono pero’ limitate a 100minuti complessivi. Al giorno dite? No, No, al mese”.

Si tratta di una prassi utilizzata da molti. Ma perché un’azienda – in questi casi una compagnia telefonica – presenta un’offerta enfatizzandone le condizioni contrattuali più allettanti e mettendone in secondo (e avolte anche terzo o quarto) piano i “paletti” più vincolanti o restrittivi?

Un operatore a cui avevo posto la medesima domanda, tempo fa, mi aveva risposto che le condizioni contrattuali scritte con caratteri minuscoli e rese meno leggibili “non rispecchiano l’essenza dell’offerta, o magari rappresentano eccezioni ed eventualità che si verificano in pochi casi” ed è proprio per questo che vengono scritte così. In altre parole non interesserebbero la maggioranza degli utenti.

La risposta di un diffidente, che pensa sempre male, è invece che l’azienda vuole mettere in luce solo le caratteristiche che calamitano l’attenzione del pubblico (“telefonate gratuite”, “chiamate illimitate verso tutti”, “per sempre”, e così via) e – se obbligata – espone le altre condizioni (“fino a tot. minuti al giorno”, “fino a 100 MB”, “solo per le chiamate su rete fissa”, eccetera), ma lo fa con caratteri di dimensioni ridotte, meno leggibili, affinché possano essere tranquillamente ignorate. Insomma per celare una fregatura imminente, come direbbe Gaspar. L’obbligo di trasparenza e completezza dell’informazione è formalmente assolto: condizioni e vincoli contrattuali sono esposti, anche se con modalità grafiche differenti. Ma su 100 persone che leggono un’offerta scritta in quel modo, quante leggeranno davvero tutte le condizioni, comprese quelle scritte con caratteri minuscoli? Di certo non tutte, magari poche o pochissime. E di queste poche o pochissime, quante si soffermeranno a considerarne i vincoli e a calcolarne la reale convenienza? Ancor meno. Tutte le altre si fermeranno alle condizioni messe in evidenza, e magari su quei presupposti decideranno che quell’offerta a loro conviene.

In molti casi l’Antitrust ha condannato (con multe di importo ridicolo rispetto al loro fatturato) gli operatori per aver pubblicizzato le proprie offerte in modo poco trasparente, evidenziando solo ciò che doveva calamitare l’attenzione degli utenti e indicando altre condizioni in modo poco leggibile, talvolta omettendole. Perché, nelle pubblicità su giornali, TV e su siti web, non si impone alle aziende di pubblicare le condizioni contrattuali in un’unica forma, leggibile sempre allo stesso modo (tutte con caratteri di uguale grandezza, per intenderci)?

Gli operatori potrebbero anche opporsi con argomentazioni che vanno a toccare la grafica e l’estetica, oppure contestando il fatto che le proprie offerte sono caratterizzate da una serie di condizioni che difficilmente riuscirebbero a stipare negli spazi pubblicitari. Le condizioni sono sempre troppe e proprio per questo una simile imposizione potrebbe essere una soluzione per costringere queste aziende a semplificare le offerte, rendendole più chiare nell’interesse di tutti. Ci si arriverà mai?

 
9 commenti

Pubblicato da su 1 novembre 2007 in Mondo

 

Tag:

Novità per i clienti Vira

Come molti ricorderanno, i clienti di Intratec – che commercializza servizi di telefonia e connettività con il marchio Vira – dovevano subìre le conseguenze del distacco delle connessioni da parte di Telecom Italia (fornitore wholesale di Vira) con cui l’operatore non è riuscito a raggiungere alcun accordo per la propria posizione debitoria.

Ora per i clienti VoIP di Vira c’è una novità, preannunciata da Vira il 30 ottobre, quando ha comunicato il raggiungimento di “un accordo con una nota società per il subentro nel ramo d’azienda VoIP”. Si tratta di Cheapnet. Questo è l’annuncio diffuso oggi dal provider:

Si è conclusa oggi l’operazione per il subentro di Cheapnet, il dinamico provider toscano che eroga servizi ad oltre 220mila utenti, nella gestione della divisione Voip VIRA di Intratec. Vira è uno dei principali operatori Internet alternativi presente a livello nazionale sia per i servizi voce che dati. L’operazione, di cui si parlava già da tempo, ha trovato una conclusione positiva grazie all’impegno delle due società ed alla determinazione della direzione di Cheapnet che ha voluto fortemente questa acquisizione.
L’annuncio è stato accolto con particolare interesse soprattutto dalle
migliaia di utenti Voip VIRA che, a causa del momento critico vissuto da Intratec, rischiavano seriamente di dover rinunciare al loro servizio VoIP. Grazie all’intervento di Cheapnet gli utenti VIRA Voip potranno contare sulla continuità e la sicurezza del servizio. La tecnologia VoIP (Voice over Internet Protocol) permette di fare e ricevere telefonate gratuitamente o a costi estremamente contenuti tramite Internet e introduce utilizzi fortemente innovativi rispetto alla telefonia tradizionale.
Cheapnet si conferma così un’azienda in forte crescita che, in un momento di difficoltà del mercato delle TLC, ha deciso di investire raggiungendo un ruolo rilevante nel settore. L’acquisizione di Voip VIRA rafforza l’azienda e le dà una ulteriore spinta per lo sviluppo e il miglioramento dei suoi servizi ADSL e VoIP mantenendo come punti fermi l’alta qualità e l’affidabilità delle prestazioni.

La società crede molto nelle potenzialità e nel futuro sviluppo della tecnologia VoIP – dichiara Marco Bondielli, Presidente di Cheapnet – e non escludo che in un prossimo futuro verranno effettuate altre acquisizioni capaci di rafforzare ulteriormente la nostra azienda.”

 
4 commenti

Pubblicato da su 1 novembre 2007 in news

 

Tag: , ,

De gustibus non est disputandum

Dal blog di PDA:

Robert Stewart è stato sorpreso nella propria stanza, in un ostello scozzese, mentre si intratteneva sessualmente con una bicicletta.

Lo hanno denunciato, ed è sotto processo con iscrizione nel registro dei sex offenders.

/ BoingBoing

Si sarà lamentato della violazione della sua privacy?

 
Commenti disabilitati su De gustibus non est disputandum

Pubblicato da su 30 ottobre 2007 in Mondo

 

Ecco il 3-Skypephone. Rivoluzionario…?

3skype.jpg

Presentato ieri mattina a Milano, ecco lo Skypefonino di 3 Italia. Massimo Mantellini, nel citare l’articolo di Vita Digitale (di Federico Cella) sul Corriere lo definisce “il nuovo strano cellulare 3G/skype”.

Più che strano, secondo me, il telefonino (che sfoggia i brand di 3 e di Skype e non quello del produttore, l’azienda cinese Anoi) può essere definito singolare perché sposa la telefonia mobile al VoIP proprietario di Skype. Certo, non è una novità: 3 offre già la medesima soluzione attraverso i cellulari compatibili con l’offerta X-Series (in cui c’è Skype, ma anche vari altri servizi internet), ma questo telefonino ha un target diverso, anche perché è più abbordabile (sul mercato non ci sono molti telefonini UMTS in vendita a 99 euro).

Uno dei limiti più evidenti è l’impossibilità (attuale, ma che potrebbe essere superata in futuro) di effettuate chiamate con il servizio SkypeOut, che permette di veicolare attraverso Skype le chiamate verso numeri telefonici tradizionali. Comunque lo Skypephone è un cellulare, per cui se l’utente vuole chiamare casa o un qualunque altro destinatario non registrato su Skype, può sempre telefonargli in modo tradizionale, ossia non attraverso Skype, secondo il piano tariffario 3 prescelto. La gratuità delle chiamate consentita da questo apparecchio è infatti limitata alle conversazioni tra utenti del mondo Skype, ed è comunque sempre subordinata ai costi dichiarati dall’offerta (qui le condizioni per la soluzione in comodato d’uso):

Tutti i Piani prevedono il pagamento con Carta di Credito o RID, un impegno minimo di 23 mesi per i Piani Abbonamento o di 30 mesi per i Piani Ricaricabili ed un addebito dei costi in caso di recesso anticipato. Il videofonino® viene consegnato in comodato d’uso gratuito con quota di attivazione una tantum. Scegliendo una Ricaricabile, durante i 30 mesi di impegno minimo si dovrà effettuare una Ricarica mensile di importo non inferiore a 10€. Nel caso si effettui una Ricarica di importo inferiore a quello previsto, 3 provvederà ad addebitare su Carta di Credito o RID la differenza.

 
8 commenti

Pubblicato da su 30 ottobre 2007 in news

 

Tag: , ,

Addio, Dogui

Ieri è scomparso il Dogui. Dogui è il soprannome di Guido Nicheli, che è poi il suo nome di battesimo con le sillabe invertite (una sua mania, declinata in mille frasi come quando raccontava di essere in “un posto pieno di gafi”).

Attore conosciutissimo per il suo personaggio del cumenda (o bauscia), la sua filmografia è ricca di commedie e vanzinate abbastanza divertenti. Molti oggi ne ricordano la partecipazione al film di Dino Risi Scemo di Guerra (quando l’ho visto avrò avuto 12/13 anni), dove interpretava uno psichiatra ed era però doppiato (in siciliano, per giunta), ma soprattutto viene ricordato il personaggio del commendator Camillo Zampetti nel telefilm I ragazzi della III^ C. Il Dogui ha fatto anche molta radio, portando sempre con la sua proverbiale milanesità la caratterizzazione del suo personaggio.

Una nota da Daveblog che sottolinea l’immediatezza delle reazioni della rete:

A un minuto dalla notizia la sua pagina su Wikipedia, dove uno va per ripercorrerne la filmografia, era già aggiornata: inquietante.

Eccolo su Youtube

 
Commenti disabilitati su Addio, Dogui

Pubblicato da su 29 ottobre 2007 in news

 

Tag:

Un imprimatur su Internet e i blog

Ho appena scritto un post che parla di un (positivo) digital divide istituzionale ed ecco una notizia controcorrente sull’eccezionale benedizione del cardinale Camillo Ruini per la Rete. Leggo da la Stampa:

Il vicario di Benedetto XVI invita le religiose ad utilizzare di più gli strumenti che la tecnologia informatica mette a disposizione di tutti nel mondo della comunicazione. «Suore, navigate su Internet e scrivete sui blog», è il messaggio del cardinale Ruini all’Unione superiori maggiori (Usmi), che a Roma rappresenta 1.287 comunità e oltre 22 mila suore. La chat, quindi, come terreno di evangelizzazione del terzo millennio.

La notizia è stata riportata anche da alcuni TG, ma è già di qualche giorno fa. La rete, che è uno straordinario mezzo di comunicazione globale, può efficacemente svolgere un ruolo comunicativo anche per argomenti religiosi. E l’esortazione del cardinal Ruini – classe 1931 – rappresenta forse un piccolo aspetto della necessità di modernizzazione dell’attività apostolica. Più facile da realizzare per chi ha già confidenza con la rete e i suoi meccanismi.

Speriamo solo che i clergy-blogger non perdano il sonno per la propria posizione in classifica. Ci mancherebbe solo una categoria ad hoc su Blogbabel.

 
Commenti disabilitati su Un imprimatur su Internet e i blog

Pubblicato da su 28 ottobre 2007 in media, Mondo, news

 

Tag: ,

Un esempio (positivo) di digital divide istituzionale

Luca De Biase racconta:

Divertente, interessante e fondamentalmente positivo: i curatori del blog Energyislife hanno scritto al presidente della Camera, Fausto Bertinotti, che ha risposto con una lettera di carta… Il giro di missive ci ha messo un buon mesetto a tornare sul blog di partenza. Ma sta di fatto che Bertinotti ha risposto: per avvertire che avrebbe girato la loro mail alla Commissione parlamentare competente. Mi pare una buona storia.

Lo è: molto spesso non si riceve nemmeno una risposta. E il fatto che il Presidente della Camera si sia espresso, anche se con una missiva cartacea, è positivo. Speriamo che ci sia un seguito altrettanto positivo.

Per la cronaca, la mail inviata a Bertinotti era questa:

Egregio Signor Ministro,

siamo tre giovani laureati in Ingegneria Energetica. In previsione dell’apertura dei lavori per la prossima legge finanziaria volevamo porre alla Sua attenzione e a quella del Governo una semplice proposta per mitigare il problema della crescita dei consumi.

La nostra proposta è quella di anticipare la direttiva dell’Unione Europea, ancora in discussione, che vieterebbe dal 2009 la vendita delle lampadine ad incandescenza. A parità di prestazioni le lampade a scarica hanno un consumo molto più basso (circa 4-5 volte) e attualmente circa il 30% dei consumi in Italia sono da attribuire all’illuminazione. Pensiamo che sia una soluzione semplice e a costo zero, ma che possa in pochi mesi far calare drasticamente i consumi elettrici.

Certi della Sua attenzione e in attesa di un Suo riscontro le porgiamo i nostri più cordiali saluti e Le auguriamo buon lavoro.

Lorenzo Rambaldi
Michele Barone
Jonida Bundo

Il nostro sito internet: http://www.energyislife.org

 

 

 
3 commenti

Pubblicato da su 28 ottobre 2007 in Mondo

 

Tag:

Blog, torna il sereno?

Il sottosegretario Levi ha chiarito che il ddl sull’editoria “esclude, per definizione, i blog o i siti individuali che non sono oggetto della nostra legge” . E questo, di per se’, non si traduce in un’ammissione del fatto che la norma sia soggetta ad interpretazioni eterogenee.

Però il fatto che sia stata proposta un’esclusione esplicita lascia pensare che, almeno parzialmente, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio (con delega all’editoria) abbia riconosciuto che il margine di interpretabilità del ddl fosse troppo ampio:

“Vi propongo – ha detto – di prendere in considerazione un comma aggiuntivo”, che esclude i blog. “Sono esclusi dall’obbligo di iscrizione al Roc – recita il comma aggiuntivo all’art. 7 – i soggetti che accedono ad internet o operano su internet in forme o con prodotti, come i siti personali o ad uso collettivo che non costituiscono un’organizzazione imprenditoriale del lavoro”. Altro capitolo importante è quello del finanziamento diretto: “per le categorie come le cooperative e le testate di partito – ha spiegato Levi – ritengo che siano motivazioni valide per un intervento pubblico”.

 
Commenti disabilitati su Blog, torna il sereno?

Pubblicato da su 25 ottobre 2007 in Mondo, news

 

Tag: ,