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Certificati anagrafici: dobbiamo ancora stamparli?

Ottima mossa, quella di scegliere come testimonial il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella per l’annuncio della nuova piattaforma informatica che consente ai cittadini di ottenere i certificati anagrafici senza il pagamento di competenze o marche da bollo. E indubbiamente l’attivazione online dell’Anagrafe Nazionale della Popolazione Residente (ANPR) rappresenta una tappa importante nel percorso verso la vera digitalizzazione della pubblica amministrazione e dei servizi per la collettività. L’importante è che non si tratti solo di un’inversione di ruolo per quanto riguarda chi stampa il certificato, perché finché qualcuno avrà ancora bisogno del “pezzo di carta stampato”, il traguardo della vera digitalizzazione non sarà raggiunto.

Andando con ordine: da oggi, lunedì 15 novembre, è possibile ottenere dal sito anagrafenazionale.gov.it – in modo gratuito e autonomo – pressoché tutti i certificati che fino alla scorsa settimana erano ottenibili solamente presso l’ufficio anagrafe del proprio comune. Dal punto di vista del cittadino si tratta già di un cambio di passo considerevole perché non deve più recarsi presso gli uffici del municipio, non ci saranno più attese né orari di sportello da rispettare (talvolta con la necessità di chiedere ferie o permessi al datore di lavoro). L’importante è che il cittadino sia dotato di SPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale) il sistema di identificazione e di autenticazione digitale utile all’accesso a molti servizi pubblici, oppure di CIE (Carta di Identità Elettronica) o di CNS (Carta Nazionale dei Servizi), la tessera sanitaria che abbiamo tutti insomma, che però va abilitata e utilizzata con un apposito lettore da collegare al computer. Il certificato può anche essere richiesto per un componente del nucleo famigliare.

Osservando il sistema dall’alto, sarebbe molto importante raggiungere il traguardo dell’inutilità della stampa del certificato: vedere il Presidente Mattarella stampare e prendere in mano il suo certificato numero uno mi ha fatto piacere, perché in pochi secondi ha trasmesso il messaggio di un servizio attivo e facilmente fruibile a tutti i cittadini (purché dotati di connettività e di CIE o SPID, va ricordato), ma nel contempo penso al fatto che si tratta di un documento nato digitale con un proprio QR Code univoco e per il quale la necessità di stamparlo dovrebbe essere superata, dal momento che è già possibile mantenerlo digitale, scaricandolo o ricevendolo via e-mail e, di conseguenza, è altrettanto possibile ritrasmetterlo via e-mail o caricarlo in un sito web, per non parlare del fatto che – grazie a questo sistema digitalizzato – le informazioni anagrafiche potrebbero essere ottenute direttamente e immediatamente dalle Pubbliche Amministrazioni che le dovessero richiedere. Mi aspetterei inoltre, a breve, di poter accedere a questa stessa piattaforma attraverso i servizi disponibili sulla app IO (attraverso la quale, a proposito di certificati anagrafici, il mio comune di residenza al momento offre solo il pagamento dei diritti di segreteria).

Sicuramente ci arriveremo a breve, o almeno è auspicabile. Tornando allo stato attuale: che certificati si possono ottenere? Quelli normalmente ottenibili presso l’ufficio anagrafe: nascita, matrimonio, residenza, cittadinanza, esistenza in vita, stato di famiglia, stato civile, di residenza in convivenza, di stato di famiglia con rapporti di parentela, di stato libero, di unione civile e di contratto di convivenza. La disponibilità dipende dal profilo del cittadino e dai suoi dati registrati presso l’anagrafe del proprio comune, pertanto se un cittadino non è in una determinata condizione non potrà ottenere il certificato corrispondente a tale condizione (ad esempio un “coniugato” non avrà modo di richiedere un certificato di unione civile).

Nota dolente, ma anche questa auspicabilmente di breve – anzi brevissima – durata: all’appello dell’ANPR mancano ad oggi ancora 63 comuni italiani, i cui cittadini non potranno accedere alla nuova piattaforma finché il loro comune non avrà completato l’iter di adesione. L’elenco aggiornato è disponibile presso il sito web dell’anagrafe nazionale, ma per una ricerca più immediata basta digitare il nome di una località nel box “A che punto è il tuo comune?” alla pagina https://www.anagrafenazionale.interno.it/.

 
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Pubblicato da su 15 novembre 2021 in news

 

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Il Portale dell’Automobilista, occhio a quello falso

E’ un perfetto esempio di sito truffaldino realizzato (quasi) a regola d’arte, questa versione fasulla del Portale dell’Automobilista. Quello vero è il sito web del Dipartimento per i Trasporti, la Navigazione, gli Affari Generali ed il Personale, che cittadini e imprese possono utilizzare per consultazione e accesso  varii servizi online disponibili per autoveicoli, patenti e modulistica della circolazione. Quello falso – la cui homepage lo fa apparire pressoché identico al primo, ad eccezione di alcuni dettagli – è stato realizzato allo scopo di rubare all’utente le credenziali SPID, il Sistema Pubblico d’Identità Digitale utile per accedere ai servizi online della pubblica amministrazione (ma anche dei privati che vi aderiscono).

La differenza nell’indirizzo è sostanziale per distinguerli: quello vero ha estensione .it, quello falso è stato registrato pochi giorni fa – in data 8 gennaio 2021 – con dominio di primo livello .net.

 
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Pubblicato da su 27 gennaio 2021 in truffe&bufale

 

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Rockin’ the Cashback

Dall’8 dicembre parte la fase sperimentale del Cashback di Stato, che segue a ruota il lancio della Lotteria degli Scontrini per tracciare fin dal periodo natalizio le transazioni legate agli acquisti effettuati dagli italiani. Pressoché indispensabile in questo caso l’utilizzo della app IO (in realtà con qualche eccezione, ne parlo nel seguito).

Entrambe le iniziative rientrano nel piano chiamato “Italia Cashless”, varato dal Governo per motivare i cittadini ad utilizzare la moneta elettronica per gli acquisti effettuati di persona (non online). L’obiettivo dichiarato è il contrasto all’evasione fiscale, ma – è bene tenerlo presente – in questo progetto non c’è una reale imposizione all’utilizzo di carte di credito o di debito a scapito del contante e questo è già un primo limite all’efficacia di questa misura. A spingerne l’adozione è essenzialmente un meccanismo premiante che consiste in un rimborso parziale del denaro speso secondo determinate condizioni.

Il tutto partirà ufficialmente dal 1 gennaio 2021 e durerà sei mesi, ma dall’8 al 31 dicembre 2020 prenderà il via una fase sperimentale per intercettare gli acquisti natalizi: con almeno dieci acquisti in moneta elettronica sarà possibile ottenere un rimborso del 10% di quanto speso, ma fino ad un massimo di 150 euro. Nei primi sei mesi del 2021, invece, gli acquisti da considerare dovranno essere almeno cinquanta (mentre il rimborso massimo ottenibile in quei sei mesi sarà sempre fino a 150 euro).

Le cifre rimarranno le stesse per i sei mesi successivi, ma ci sarà anche un “super cashback” per chi farà più acquisti: chi rientrerà tra i primi 100mila cittadini che avranno totalizzato, in un semestre, il maggior numero di transazioni con carte e app di pagamento (indipendentemente dagli importi spesi), avrà diritto ad un rimborso di 1.500 euro.

Per partecipare sarà necessario avere:

  • la Carta d’identità elettronica (CIE) o lo SPID (è l’acronimo di Sistema Pubblico di Identità Digitale, quindi non chiamatelo Speed come ho letto qua e là) che può essere richiesto dai maggiorenni presso i provider accreditati che si possono trovare a questo indirizzo: https://www.spid.gov.it/richiedi-spid;
  • la app IO, realizzata per accedere ai servizi della Pubblica Amministrazione. Una volta installata sullo smartphone, sarà necessario inserire i dati degli strumenti di pagamento elettronici con cui saranno effettuati gli acquisti: carte Bancomat, carte di credito, account Satispay. Sarà possibile gestire i pagamenti con Hype, Yap, Nexi Pay. Qui attenzione, perché l‘eccezione a cui accennavo inizialmente riguarda proprio chi intendesse utilizzare solamente questi strumenti ai fini del Cashback: per questi cittadini non sarà necessaria la app IO e quindi nemmeno lo SPID (pertanto le spese pagate con carte e bancomat non concorreranno al Cashback, se non si utilizzerà la app IO). Nel 2021 sarà possibile aggiungere account Bancomat Pay, Apple Pay, Google Pay e altri strumenti.

Si scarica quindi, secondo quanto previsto dalla procedura ordinaria, la app IO e si esegue l’accesso (con il codice SPID o il PIN della carta d’identità elettronica). Sarà possibile gestire il proprio profilo utente e accedere ai menu Messaggi, Portafoglio e Servizi. La gestione dei dati utili al Cashback è in Portafoglio, dove vanno inserite le informazioni su tutti gli strumenti di pagamento desiderati. In questo momento manca la possibilità – che arriverà con un aggiornamento previsto a breve – di inserire il proprio IBAN, su cui sarà accreditato il rimborso ottenuto. Sarà all’interno della funzione Cashback, che comparirà con l’update. Una volta inseriti i dati, per partecipare al Cashback non serve fare altro che effettuare gli acquisti pagandoli con gli strumenti indicati nella app.

Anche in questo caso, come per la lotteria degli scontrini, la reale efficacia dell’iniziativa è tutta da verificare: se un’attività commette evasione fiscale non emettendo scontrino o fattura, e sconta al proprio cliente l’importo dell’IVA, il vantaggio economico rispetto ad un rimborso (di importo massimo limitato) pari al 10% di quanto speso è alquanto evidente. Detto questo: per tutti quei prodotti che prevedono una garanzia, l’acquisto viene necessariamente comprovato da uno scontrino o fattura. Per tutti gli acquisti di quel tipo non esiste alcuna evasione fiscale da contrastare. E non si tratta di una quota residuale degli acquisti, soprattutto quelli natalizi. Personalmente rimango dell’idea che la vera lotta all’evasione fiscale debba passare per una attenta, intensa e reale attività di controllo da parte dell’Amministrazione Finanziaria.

P.S: se avete trovato (su App store o Play store) una app a pagamento che si chiama Cashback di Stato o qualcosa del genere, sappiate che non è quella che vi permette di partecipare all’iniziativa.

 
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Pubblicato da su 4 dicembre 2020 in news

 

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