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Metti giù quel cellulare

Che serva di lezione a quei maleducati che tengono il cellulare acceso (o addirittura ci parlano) durante un concerto, al cinema o a teatro: 

(via Reporter Diffuso)

 
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Pubblicato da su 9 agosto 2007 in Senza categoria

 

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News e numeri

Internet e TG (domani anche i giornali, sicuramente), riportano la notizia che Valentino Rossi è stato oggetto di interesse da parte dell’Agenzia delle Entrate: in virtù del fatto che risiede ufficialmente a Londra, il centauro – secondo quanto riferito dalle agenzie di stampa – non avrebbe dichiarato i propri redditi al fisco italiano. Che, dal 2000 al 2004, ammonterebbero a circa 60 milioni di euro. E, di conseguenza, non sarebbero state pagate le tasse corrispondenti a tale imponibile (circa 25 milioni di euro). Al di là degli illustri precedenti, sono numeri molto importanti, ma il balletto delle cifre nei titoli delle news è fuorviante e fa capire che, spesso, i titoli sono messi lì per fare colpo, oppure semplicemente sono scritti da persone non pienamente competenti.

Reuters: Valentino Rossi, Agenzia entrate notifica evasione per 60 milioni

Kataweb news: Valentino Rossi nel mirino del fisco “Evasione per 25 milioni di euro”

La Repubblica [Sport]: Moto, evasione fisco: Rossi rischia multa fino a 100 mln

La Repubblica [Sport]: Moto, evasione Rossi: Possibile multa fino a 240 milioni

In rete, di esempi come questi, ne troviamo moltissimi. Ora manca solo qualcuno che confonda la potenziale sanzione con l’accertamento della presunta evasione sull’imponibile, o sommi gli importi arrivando a 300 milioni.

Morale (che vale in generale e non solo per questa vicenda): quando leggiamo le notizie, non fermiamoci ai titoli.

 
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Pubblicato da su 8 agosto 2007 in Mondo, news

 

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Quando l’Ansa genera ansia

Un’ANSA riferisce:

Un cellulare ecologico per bambini
‘Kandy’ emette pochissime radiazioni e non contiene piombo
(ANSA) – ROMA, 6 AGO – Si chiama Kandy ed e’ stato creato in Germania apposta per i bambini il primo telefonino ecologico con bassissime emissioni radioattive.’Kandy’, costruito dalla Kandy Mobile, si e’ guadagnato per la prima volta tra i cellulari il ‘bollino blu’ del ministero per l’Ambiente tedesco, grazie a un’emissione massima di radiazioni pari a 0,59 Watt/Kg, ben al di sotto dei 2,0 di legge. Anche i materiali di cui e’ composto sono altamente riciclabili e privi di piombo e cadmio.

“Il primo telefonino ecologico con bassissime emissioni radioattive“? Non datelo in mano ai bambini e nemmeno ai grandi allora, perché è pericolosissimo. A meno che non si volesse parlare di emissioni elettromagnetiche dovute alle onde radio…

Roberto Dadda osserva giustamente:

Forse un minimo di attenzione e di competenza dalla più grande agenzia di stampa italiana ce le dovremmo aspettare… o no?

 
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Pubblicato da su 8 agosto 2007 in news

 

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Fon: illegale, ma riconosciuto dal ministro

E’ online la nuova release del sito del Ministero delle Comunicazioni. Che, come segnala Stefano Quintarelli, è bello. E, come segnala anche Pandemia, mostra una certa benevolenza verso FON.

Piccola sottolineatura: come noto, nel nostro Paese FON è illegale. Ma nonostante questo, nella sezione Hotspot WiFi, in fondo all’elenco dei punti di accesso WiFi in Italia pubblicato dal Ministero (in formato PDF e XLS) si legge:

Una nota a parte merita la “FON Community” i cui Hotspots non sono stati riportati ma sono individuabili all’indirizzo http://maps.fon.com/.
Nato in Spagna il progetto nel tempo ha attraversato notevoli cambiamenti diventando una iniziativa commerciale su scala mondiale.
Mira ad una copertura del territorio in banda larga wireless su base collaborativa trasformando ogni associato in un “hot spot” Wi-Fi condividendo parte della propria connessione ADSL flat e ottenendo accesso gratis nei FON spots della Community nel mondo.
ATTENZIONE però, il “Codice delle Comunicazioni Elettroniche” meglio noto come “Legge Gasparri” stabilisce che le tecnologie wireless, ed in particolare le IEEE 802.11a/b/g, meglio note con il nome commerciale di “WiFi”, possano essere usate solo in ambienti privati, e non devono essere utilizzate od anche solo attraversare suolo pubblico.
Inoltre per fornire accesso commerciale a terzi è necessario essere a tutti gli effetti degli ISP.
Un “Fonero”, così vengono chiamati gli appartenenti alla “FON Community”, viola con certezza, se non tutti e due i punti, senz’altro il primo inoltre molti contratti ADSL vietano la rivendita e la cessione a terzi del servizio.
C’è poi il “Decreto Pisanu” che obbliga, chiunque fornisca accesso pubblico a reti telematiche, ad identificare gli utenti ed a conservare registrazione degli accessi.
Stando a quanto dichiarato da FON la Community si è molto ampliata ma a tutt’oggi non risultano precisate, in Italia, né lo status legale di Fon né le relative responsabilità legali dei “Foneros” italiani.

Insomma, il Ministero delle Comunicazioni dimostra di conoscere questa realtà e sa che nel nostro Paese la community si sta allargando. Fine. Il problema della legalità resta lì, ancora da affrontare, con due leggi che a tutt’oggi lo vietano.

Non è una questione di lana caprina: se è illegale, perché parlarne? E’ come se sul sito del Ministero dei Trasporti si parlasse di strade ed autostrade che invitano gli automobilisti a premere sull’acceleratore e a correre oltre i limiti di velocità, azione vietata dal codice della strada. Al di là dell’esistenza di limiti poco proponibili sulle strade italiane (sia perché ridotti o eccessivi), sui siti istituzionali – giustamente – non si fa cenno nemmeno da lontano dell’eventuale possibilità di superare i limiti di velocità in talune circostanze, perché c’è in gioco la sicurezza dei cittadini.

Parlare di FON sul sito del Ministero delle Comunicazioni, invece, significa mettere in discussione proprio le due leggi che ne vietano la diffusione. Come a dire “è illegale, però esiste”, ed esiste anche per il fatto che non c’è una concreta opera di repressione in tal senso. Per cui forse varrebbe la pena affrontare il problema, proprio dal punto di vista della legalità, e risolverlo. O no?

 
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Pubblicato da su 6 agosto 2007 in media, news

 

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Anche Conad avrà il suo telefonino

Dopo Carrefour e Coop, sta per arrivare l’offerta di rete mobile di un altro marchio cooperativo, quello del Consorzio Nazionale Dettaglianti, per gli amici Conad. Che, da buon concorrente di Coop (che per CoopVoce si è legata in partnership a TIM), ha siglato un accordo con Vodafone.

L’operatore mobile a marchio Conad – come CoopVoce – avrà un proprio brand, “sarà esclusivo titolare del rapporto con i clienti, avrà a disposizione un prefisso dedicato e gestirà tutte le attività commerciali e di customer care”. Sarà inoltre libero di scegliere i servizi, gestendone autonomamente le tariffe, che saranno offerti a partire dal 2008 negli ipermercati E.Leclerc, nei supermercati Conad e nei negozi Margherita.

Speriamo che l’offerta sia più concorrenziale di quelle di CoopVoce (Coop) e UNOMobile (Carrefour). Altrimenti queste new-entry nella telefonia mobile saranno solo di facciata.

 
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Pubblicato da su 5 agosto 2007 in news

 

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Il credito è mio e lo gestisco io

L’Authority TLC annuncia oggi nuovi interventi a tutela degli utenti con un provvedimento che prevede nuove misure in materia di:

a) attivazione gratuita di un sistema efficiente e completo di sbarramento delle chiamate in uscita, sia in modalità permanente sia con codice PIN impedendo le intrusioni di eventuali “dialers” che potrebbero autoinstallarsi nel personal computer durante la navigazione in internet;

Questa piacerà sicuramente ai consumatori e alle associazioni che li rappresentano: in pratica consiste nell’impedire che da un apparecchio telefonico vengano composte numerazioni “particolari” senza controllo.

b) possibilità, per gli utenti, di ricevere una bolletta separata per il pagamento dei servizi a sovraprezzo e un avviso telefonico gratuito in caso di traffico anomalo.

Anche questo è un punto su cui i consumatori hanno insistito per anni e che l’Autorità ha finalmente deciso di accogliere. Il provvedimento prevede inoltre:

a) una maggiore trasparenza della documentazione di fatturazione

b) una modalità rapida che consenta agli utenti la disattivazione degli abbonamenti a servizi a sovrapprezzo, quali loghi e suonerie, mediante una semplice telefonata al numero di assistenza clienti del proprio operatore

c) la rateizzazione in caso di fatturazione tardiva.

Ma c’è un’ulteriore novità:

L’Autorità ha inoltre adottato una diffida agli operatori di telefonia mobile, affinché attuino, senza ulteriore ritardo, il riconoscimento del diritto degli utenti alla restituzione del credito residuo in caso di recesso e alla portabilità dello stesso credito in caso di trasferimento dell’utenza presso altro operatore.

Diritto che, peraltro, è già contemplato nel pacchetto Bersani. E che è stato oggetto di numerose richieste e diffide da parte delle associazioni di difesa dei consumatori (le sollecitazioni scritte da Altroconsumo all’Agcom sono espresse in questo documento).

La domanda è: come saranno applicate queste esortazioni (le norme già sancivano questo diritto) dagli operatori telefonici?

 
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Pubblicato da su 3 agosto 2007 in news

 

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Antitrust, multa a Telecom e Wind

L’Antitrust oggi annuncia:


TLC: DA ANTITRUST MULTA DI 20 MLN A TELECOM ITALIA E DI 2 MLN A WIND PER ABUSI DI POSIZIONE DOMINANTE NEI MERCATI DELLE CHIAMATE FISSO-MOBILE

A Telecom Italia maggiorazione dell’importo base per ‘recidiva’. Ritenuta inesistente posizione di dominanza collettiva

L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, nella riunione del 3 agosto 2007, ha deciso di comminare una multa di 20 milioni a Telecom Italia (ex Tim) e di 2 milioni a Wind per due distinti abusi di posizione dominante nei rispettivi mercati all’ingrosso dei servizi di terminazione sulle proprie reti, in violazione dell’art. 82 del Trattato CE.

Telecom Italia e Wind Telecomunicazioni dovranno immediatamente porre termine alle condotte accertate comunicando entro 90 giorni all’Autorità le misure adottate per la cessazione dell’infrazione.

Secondo l’Autorità non sussistono invece elementi sufficienti a provare una posizione dominante collettiva degli operatori mobili nel mercato all’ingrosso dei servizi di accesso alle infrastrutture di rete mobile, come ipotizzato invece nell’avvio di istruttoria.

L’Antitrust ha inoltre registrato positive evoluzioni pro-concorrenziali nel mercato all’ingrosso dei servizi di accesso realizzatasi recentemente con l’ingresso nel nostro Paese degli operatori mobili virtuali.

Nel merito dell’infrazione accertata a carico di Telecom Italia e Wind, a parere dell’Autorità le due aziende hanno realizzato pratiche discriminatorie nei confronti dei loro concorrenti, applicando alle proprie divisioni commerciali condizioni tecniche e/o economiche per la terminazione delle chiamate fisso-mobile sulle proprie reti più favorevoli rispetto a quelle offerte agli altri operatori.

Le condotte discriminatorie, poste in essere dai due gestori mobili, titolari anche di licenza per fornire servizi di telefonia su rete fissa, erano volte a escludere i concorrenti sia dai mercati all’ingrosso dei servizi di terminazione, sia dal connesso mercato al dettaglio dei servizi di fonia F-M per la clientela business.

La gravità degli abusi risulta confermata dal loro impatto concreto sui mercati interessati: ostacolando, infatti, la rivendita di terminazione a livello wholesale, Tim e Wind hanno eliminato qualsiasi forma alternativa di approvvigionamento di terminazione all’ingrosso per i propri concorrenti ed hanno così impedito agli operatori alternativi di formulare offerte retail F-M alla clientela aziendale in concorrenza con le proprie.

Si tratta di infrazioni gravi anche in considerazione della significativa durata, che si protrae sino ad oggi dal 1999, per TIM, e dal 2001, per WIND.

Secondo l’Autorità le condotte abusive di Telecom appaiono più gravi di quelle di Wind in quanto poste in essere da un operatore dominante, a livello di gruppo, non solo nel mercato a monte dell’offerta di servizi di terminazione sulla propria rete, ma anche nel mercato a valle dell’offerta di servizi fisso-mobile all’utenza aziendale: Telecom ha sfruttato questa sua peculiare caratteristica per preservare e rafforzare la propria posizione di dominanza. Nel determinare la sanzione l’Autorità ha dunque tenuto conto delle diverse caratteristiche degli operatori che hanno posto in essere gli abusi, ed in particolare la specifica preminenza del gruppo Telecom in tutti i mercati italiani delle comunicazioni, tra cui il mercato dei servizi di fonia aziendale F-M rispetto alla posizione invece detenuta da Wind che, pur essendo il secondo operatore nel mercato, detiene una quota di gran lunga inferiore a quella del gruppo Telecom.

La sanzione comminata a Telecom è stata inoltre maggiorata in quanto la società è già stata destinataria di più provvedimenti accertativi di posizione dominante.

In parole povere, l’Authority ritiene che Telecom e Wind non si siano tanto impegnate ad impedire ad altre aziende di entrare nel mercato della telefonia mobile ponendo condizioni sfavorevoli all’introduzione di nuovi MNVO (operatori mobili virtuali), quanto a mettere i bastoni tra le ruote degli operatori interessati a formulare offerte convergenti fisso-mobili.

Anche Vodafone, come noto, era tra le aziende sotto inchiesta, ma si è salvata pochi mesi fa, grazie alle partnership stipulate con BT, con Carrefour, e con Poste Italiane.

L’ammontare della multa sembra elevato, soprattutto se rapportato alle multine legate ai provvedimenti per pubblicità ingennevole, ma i 20 milioni comminati a Telecom – considerate le dimensioni dell’azienda – non sembrano un colpo inferto con molta forza.

Il procedimento dell’Antitrust è durato oltre due anni. Il risultato è questo provvedimento, che consta di 142 pagine. Buona lettura a tutti gli interessati.

Qui la posizione dell’AIIP (Associazione Italiana Internet Provider) in merito al provvedimento (grassetti aggiunti dal sottoscritto), in cui si evidenzia che l’Antitrust smentisce se stessa:

“La sentenza dell’Antitrust italiana che ha condannato TIM e Wind per abuso di posizione dominante, pur se “disinnescata” negli aspetti piú gravi, è inequivocabile. Le condotte abusive perpetrate negli anni dagli operatori mobili, hanno fortemente ostacolato la concorrenza, danneggiando tutti gli operatori della telefonia fissa e, soprattutto, i consumatori italiani che sono stati costretti a pagare tariffe salate per terminare le chiamate sui cellulari.

Stupisce però che l’Autorità, a fronte della chiarezza con cui ha accertato gli abusi, abbia poi scelto di comminare una sanzione ridicola per sovraprofitti nell’ordine del miliardo di euro all’anno. E’ di tutta evidenza infatti, che il comportamento di TIM e Wind –  cosi  come di Vodafone, abbia chiuso la porta a chiunque volesse competere nel mercato della terminazione di chiamate verso telefoni mobili, facendo lievitare ingiustamente i margini e i sovrapprofitti da terminazione che avvantaggiano gli operatori mobili.

E’ ovvio che sanzioni così blande (20milioni per TIM e 2milioni per Wind) non riusciranno in nessun modo a sanare gli abusi che riguardano il passato, né tanto meno riusciranno a prevenire il reiterarsi di queste condotte sul mercato. Multe pari  all’equivalente di 10 giorni di sovrapprofitti a fronte di anni di abusi più che una sanzione rappresentano un incentivo a reiterare l’illecito.

Infine l’Autoritá Antitrust italiana, smentendo sé stessa sulle risultanze dell’indagine istruttoria da cui scaturiva inequivocabile l’esistenza di un cartello di fatto volto ad impedire l’accesso al mercato di operatori virtuali, oggi dichiara che non sussistono prove in tal senso, “salvando” gli operatori mobili da obblighi riparatori ben piú pesanti.

Anche in virtú di ció ancora oggi non esiste un listino all’ingrosso che permetta a qualunque operatore di rete fissa di replicare le offerte convergenti fisso-mobili che gli operatori cellulari stanno lanciando. Anzi, è stata lasciata a questi ultimi facoltà di decidere quali operatori fissi potranno formulare queste offerte, e quali no, sancendo così il principio che “tutti gli operatori sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri”. E chi fa da arbitro sono gli operatori mobili, giusto appunto gli operatori appena trovati colpevoli di abuso di posizione dominante.

Si sta lasciando il futuro della convergenza fisso mobile in mano a dei monopolisti?

AIIP impugnerá questa sentenza presso il TAR e, se necessario, presso l’Autoritá Antitrust europea dove – lá sí – le multe inflitte sono proporzionali al vantaggio economico conseguito tramite condotte abusive. É ora di applicare anche in Italia le regole basilari del mercato, oppure si scelga di ristabilire un monopolio ufficiale togliendo alle imprese l’illusione di regole certe per competere.

 
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Pubblicato da su 3 agosto 2007 in news

 

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Convergenza fisso-mobile, i punti da chiarire

Prima delle ferie d’agosto, l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni ha fatto un passo avanti sul fronte della telefonia fisso-mobile, approvando un provvedimento regolatorio per le offerte “convergenti” commercializzate dalle compagnie telefoniche.

Il tema è alquanto tormentato: riguarda, essenzialmente, la proponibilità di due offerte simili per gli effetti percepiti dagli utenti che vi aderiscono, ma differenti per quanto riguarda le tecnologie utilizzate.

La prima è di Telecom Italia e si chiama Unica: si basa sulla tecnologia UMA, che consente l’utilizzo di un telefonino dual-mode (che supporta connettività GSM e WiFi) che a casa, nell’ambito della copertura di un access point, riceve telefonate via VoIP grazie ad una connessione broad band, mentre fuori casa si mantiene collegato attraverso la rete TIM. La tecnologia utilizzata consente all’utente di proseguire su rete mobile una conversazione iniziata sotto copertura WiFi e viceversa.

La seconda è di Vodafone e si chiama Numero Fisso: si basa sul presupposto che ad un utenza di telefonia mobile sia abbinato, in aggiunta, un numero geografico residenziale. In pratica, l’utente può ricevere sul telefonino sia le chiamate effettuate verso il suo numero di cellulare, sia quelle destinate al suo numero di casa.

Le tecnologie, come detto sopra, sono diverse, ma in etrambi i casi l’utente che si avvale di una di queste offerte può così essere reperibile al proprio telefonino ovunque si trovi e non necessita più di un telefono fisso. Dopo un tormentato periodo in cui Telecom e Vodafone hanno lanciato le due offerte, poi stoppate, rilanciate in via sperimentale e poi di nuovo sospese, L’Authority TLC ha appunto dato il suo ok con un regolamento che disciplina queste soluzioni e in cui sono dettagliate “le necessarie misure a tutela dell’utenza, in particolare l’obbligo di completa informazione sui prezzi applicati”.

In tema di tariffe, infatti, è necessario che gli utenti (chi chiama, ma anche chi riceve) siano ben consapevoli dei costi che andranno a sostenere e le compagnie telefoniche devono definirli con chiarezza e descriverli in modo trasparente.

L’offerta Unica, così come viene descritta sul sito TIM, prevede un canone mensile di 15 euro, che va ad aggiungersi ai costi previsti per il canone della linea Telecom Italia, di Alice Voce e all’abbonamento TIM consumer. Ovviamente è necessario avere un telefonino che supporti la tecnologia UMA e un apparato WiFi: per questo TIM offre, al prezzo di 369 euro, un Samsung SGH-P200 in una confezione che include anche un modem ADSL 2+ WiFi.

Vodafone Numero Fisso si fonda invece sul presupposto che l’utente abbia sottoscritto l’opzione Vodafone Casa, la cui attivazione costa 8 euro e che – a fronte di un canone mensile di 9,99 euro – offre l’opportunità di telefonare a 0 centesimi al minuto verso i numeri di rete fissa, fino ad un massimo di 1.500 minuti al mese. Su ogni chiamata viene comunque addebitato uno scatto alla risposta di 15 centesimi. Secondo quanto previsto lo scorso ottobre al momento del pre-lancio (ma le condizioni ora potrebbero essere differenti), l’offerta Numero Fisso prevedeva che l’utente non sostenesse costi sulle telefonate ricevute all’interno della propria “area domestica” (ossia la copertura offerta dalla cella in cui si trova la residenza dell’utente), mentre sulle chiamate ricevute fuori dall’ambito domestico c’era uno scatto alla risposta di 15 centesimi più 10 centesimi al minuto.

La regolamentazione dell’Authority TLC dovrà dare a tutti gli utenti la garanzia della trasparenza tariffaria: fino ad oggi, chi chiamava un numero fisso aveva la certezza di pagare una tariffa chiara e definita. Ora, chi chiamerà un utente di Unica o di Numero Fisso dovrà essere messo in grado di sapere esattamente quanto paga, soprattutto quando chi gli risponde non si trova a casa propria.

Non è un problema banale: io sono un utente di telefonia fissa tradizionale e a casa mia ho un telefono cordless. Quando sono in giardino e qualcuno mi telefona, sono reperibile perché rispondo dal cordless e chi mi chiama paga la tariffa di una normalissima telefonata verso un numero fisso. Quando sono fuori casa ovviamente non rispondo al telefono.

Poniamo invece il caso che io abbia il telefonino Unico (dell’offerta Unica di TIM – Telecom Italia): se vado in giardino ed esco dalla copertura WiFi, chi mi chiama – credendo di chiamarmi a casa – quanto paga? Se invece aderissi all’opzione Vodafone Numero Fisso, probabilmente questo tipo di problema non si porrebbe (la cella a cui appartiene la mia abitazione ha una copertura più ampia di quella di un access point): ma se una persona mi chiama al mio numero fisso e io mi trovo a 200 km di distanza da casa, quella telefonata quanto costa (a me e a chi mi chiama)?

Sono queste le domande a cui le compagnie telefoniche dovranno dare una risposta chiara e trasparente, perché gli utenti non dovranno avere alcun dubbio sui costi, una volta che le due offerte saranno regolarmente commercializzate.

 
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Pubblicato da su 2 agosto 2007 in media, news

 

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Parole dette a caso

Ieri il Sun ha pubblicato un articolo, dando spazio al pensiero di sir Elton Hercules John, intitolato Why we must close the net (Perché dobbiamo chiudere la rete), che sta suscitando un polverone alquanto sproporzionato.

L‘EltonJohn-pensiero è espresso in modo nitido e categorico: con Internet la gente ha smesso di uscire di casa e socializzare, Internet sta distruggendo la buona musica, scendiamo in strada a marciare e protestare invece di starcene seduti a scrivere blog. Sembrerebbe quasi una riflessione sociologica. La frase che ha però suscitato maggior clamore è questa:

Sono convinto che sarebbe un incredibile esperimento spegnere l’intera Internet per cinque anni e vedere quale sorta di arte sarebbe prodotta in quel periodo.

Integralismo? Chiusura mentale? La proposta di chiudere Internet per cinque anni sembra suscitare interesse, al punto che il Corriere dedica all’argomento un utilissimo sondaggio (sto citando il sarcasmo di Mantellini), ma cosa spinge il cavaliere Elton John, (nato come Reginald Kenneth Dwight) a muoversi contro la rete?

Paura che Internet uccida il mercato? Forse sì, forse no: il concerto dato al Madison Square Garden di New York in occasione del suo 60esimo compleanno è stato trasmesso in streaming su Internet e qualche mese fa il cantante ha annunciato che l’intero catalogo delle sue produzioni precedenti sarebbe stato disponibile in download. Dunque lui e (soprattutto) la sua casa discografica sono consapevoli delle opportunità e delle potenzialità di business offerte dalla Rete…

Paura che l’arte perda qualità, dato che la capillarità di Internet permette a cani e porci di offrire la propria musica al vasto pubblico? Può darsi, ma sir Elton John è davvero così idealista? Sempre sul Sun si legge:

Le vendite dell’ultimo album di Elton, The Captain & The Kid, sono state deludenti – ha venduto a mala pena 100.000 copie.

Forse è poco rilevante il fatto che, in passato, sir Elt abbia osteggiato il download illegale della propria musica dalla rete. Forse è più rilevante il problema dei numeri che l’ultimo album non è riuscito a muovere. E forse questa boutade, che in realtà non ha nulla di sociologico, è solamente un modo come un altro per creare una cassa di risonanza. In parte è servita: io ad esempio non sapevo nemmeno dell’esistenza dell’ultimo album di Elton John. Ma non sarò il prossimo ad acquistarlo. E nemmeno lo scaricherò da Internet.

Detto questo, a mio avviso non c’è nulla di negativo in una Rete che permette a chiunque di esprimere la propria creatività e raggiungere un pubblico potenzialmente mondiale. Sulla scena di Internet c’è posto per tutti. Ma qualcuno ancora non se n’è reso conto.

 
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Pubblicato da su 2 agosto 2007 in Mondo, news

 

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Telvia può rialzare la testa

Stefano Quintarelli segnala che il Tribunale di Bologna Roma ordina in via provvisoria alla Telecom Italia S.p.A. di riprendere immediatamente l’esecuzione di tutti i contratti in essere con la Telvia S.r.l.

Con Elitel, il Tribunale di Milano aveva invece rigettato il reclamo sporto contro Telecom. I giudici emiliani hanno evidentemente ravvisato una situazione diversa per quanto riguarda Telvia.

 
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Pubblicato da su 1 agosto 2007 in news

 

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Effetto domino sull’ADSL italiana

Il problema delle TLC italiane si allarga, assumendo proporzioni sempre più drammaticamente ampie. Le voci in circolazione in questo momento sono davvero poco confortanti. Tra la crisi Elitel e l’annunciata disattivazione dei servizi di Vira, si inserisce una terza azienda in sofferenza: Telvia (che nulla a che vedere con quella Telvia srl che è stata costituita alcuni mesi fa per acquisire, con Vive La Vie, proprio il controllo di Elitel).

In meno di un mese sono tre gli ISP che cadono sotto il peso dei debiti accumulati nei confronti del principale fornitore di connettività, che nel liberalizzato (di nome) mercato delle TLC italiane è il monopolista (di fatto, in quanto operatore dominante riconosciuto dall’Agcom) Telecom Italia. Ecco perché non sbagliereste comunque, se la vista vi dovesse ingannare e se il titolo di questo post vi apparisse come “Effetto dominio sull’ADSL italiana”.

La prima avvisaglia di cui ho notizia è una segnalazione pervenuta a Punto Informatico da parte di un lettore che ha scritto nel forum di PI Telefonia:

Sono un Cliente Telvia SPA, da ieri, 30/07/2007, la telecom mi ha tagliato la linea adsl, l’ho saputo dopo aver contattato il call center Telvia, che ha ammesso che la telecom lo sta facendo arbitrariamente, per ora solo sul territorio romano, da dove provengo io.

A questa segnalazione sono seguite altre mail e telefonate, che confermano la situazione e la gravità delle condizioni in cui versa il mercato. Si va verso lo stallo? L’Authority TLC prenderà altre decisioni come quella relativa alla vicenda Elitel?

UPDATE: Noto che le voci sono giunte anche alle orecchie di Stefano Quintarelli.

 
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Pubblicato da su 31 luglio 2007 in news

 

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ADSL a rischio: tocca a Vira?

L’estate 2007 sembra caratterizzata da una serie di emergenze e allarmi, tutti molto seri. Dopo il caldo, la siccità e gli incendi, scongiurato (almeno sembra) il rischio black-out, sembra invece ormai certo l’arrivo di un’emergenza connettività.

Siamo nel pieno della crisi che ha colpito Elitel (l’operatore messo in ginocchio da oltre 100 milioni di debiti maturati verso Telecom Italia, che da quasi un mese gli ha tagliato le linee) e all’orizzonte si profila la caduta di altri operatori alternativi. A lanciare l’allarme ora è Intratec, che ha spedito ai propri clienti, utenti dei servizi Vira, questa comunicazione che suona quasi come un testamento spirituale:

Gentile Cliente,                  

come avra’ avuto modo di leggere dai pochi organi di stampa che hanno riportato le notizie di cessazioni di servizi  unilaterali gia’ “inflitti”  a Societa’ concorrenti a Telecom Italia , constatiamo che è in atto da parte della stessa societa’ una politica  di “riappropriazione” della Clientela tale da portare ad una sempre piu’ difficile sopravvivenza degli Operatori Alternativi che, come Intratec, hanno sempre creduto nella qualita’  dei servizi e nella professionalita’. Telecom Italia sta utilizzando diversi strumenti di pressione derivanti dalla sua posizione dominante, non ultimi quelli delle pressioni finanziarie per annullare, di fatto, la concorrenza che si è creata in questi anni passando per l’oramai famosa “tassa” sulle linee solo dati che si prevede debba essere addebitata in maniera retroattiva sin dal febbraio 2006 sino ad arrivare ai sistematici  guasti e disservizi  che fanno disperare i Clienti e i tecnici della nostra azienda. Cio’ sta comportando  una sempre maggiore attivita’ di “ostacolo” alle attivita’ dei concorrenti e di polverizzazione dei gia’ esigui margini, con azioni quali, la cessazione della fornitura di servizi ai Clienti Wholesale e la conseguente privazione di connettivita’ agli utenti finali.

Purtroppo, nonostante i ripetuti sforzi da parte di Intratec S.p.A. per scongiurare  tale malaugurata ipotesi, Telecom Italia ha notificato in data odierna alla societa’ scrivente l’intenzione di procedere all’interruzione unilaterale dei servizi Wholesale a far data dal 2 Agosto 2007, con un margine di preavviso pressoché inesistente, creando un danno irreversibile ad Intratec spa.

La nostra azienda si opporra’ con ogni mezzo a questa palese violazione delle normative nazionali ed internazionali a tutela in primis della propria clientela, ma tuttavia ci corre l’obbligo di avvisare la stessa del possibile distacco dei servizi di connettivita’ forniti dalla scrivente Societa’, onde permettere al Cliente stesso di trovare, se lo desidera, una soluzione equivalente.

Siamo spiacenti per le conseguenze di questo disservizio derivante da forza maggiore ed  imputabile esclusivamente alla volonta’ di Telecom Italia e vogliamo sottolineare che questa comunicazione viene effettuata al fine di garantire i livelli di servizio sempre rispettati da Intratec ed al fine di rendere minimi i disagi inevitabilmente occorsi.

Desideriamo altresi’  rendere noto che l’eventuale sospensione o annullamento del servizio adsl non interferisce con il regolare funzionamento del servizio Voce Voip che potra’ essere usufruito a prescindere dall’operatore scelto per la connessione adsl.

Con viva cordialita’

Intratec Spa

Il blog di Mario e quello di Stefano Quintarelli  sono stati probabilmente i primi a segnalare questa nuova emergenza. E come scrive oggi PI Telefonia in un articolo dedicato al problema, non ci si può non chiedere come possa accadere che in un mercato così decisivo per lo sviluppo del Paese, quello della banda larga, nel giro di poche settimane molte migliaia di utenti di ben due diversi operatori, privati e aziendali, si trovino improvvisamente, praticamente da un giorno all’altro, dinanzi alla disconnessione da un servizio che il ministro delle TLC Paolo Gentiloni solo pochi mesi fa ha insistito a descrivere come servizio universale, ossia come diritto di ogni cittadino.

Ovviamente la soluzione non consiste nel lasciare che gli operatori alternativi accumulino milioni di debiti verso il proprietario della rete. Evidentemente la questione deve essere affrontata a monte, ad esempio con operatori assoggettati a condizioni paritetiche e una rete d’accesso indipendente e slegata dagli interessi di un solo operatore monopolista.

 
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Pubblicato da su 30 luglio 2007 in news

 

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Italia.it: quadratura dei conti in vista

Finalmente qualcuno della sfera istituzionale comincia a parlare dei conti relativi a Italia.it, il contestato e discusso portale varato quest’anno dal Governo e sul quale, finora, non sono mai tornati i conti tra investimenti, stanziamenti, denaro già speso e da spendere.

A onor del vero non sono mai quadrati perché le informazioni su questo denaro (soldi pubblici, quindi provenienti dalle tasche dei contribuenti) non sono mai state date in modo limpido e univoco. Qualcuno ha chiesto chiarimenti al Governo, visto il risultato deludente di un portale che si presentava come il motore di un imponente rilancio turistico e che – dalle cifre diffuse fino allo scorso anno – doveva poter contare sulla forza propulsiva di 45 milioni di euro. Le risposte non sono arrivate, ma ci sono novità dal blog ScandaloItaliano:

Ove si risveglia questo blog per narrare di alcune precise domande rivolte via e-mail a Lelio Alfonso, responsabile della comunicazione istituzionale del Governo, a proposito della situazione contabile di italia.it, e si espongono le risposte da lui ricevute.
Ove si apprende, tra le altre cose, che tra le cifre stanziate ci sono altri due milioni di euro che non conoscevamo, per un totale finale di circa 58 milioni, e che di questi, ancora da impegnare, ne rimangono circa 22.

(qui il post in versione integrale, da leggere con i relativi commenti)

Forse la strada per la trasparenza è stata imboccata.

 
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Pubblicato da su 27 luglio 2007 in media, news

 

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Il giallo sul successo dell’iPhone

Dopo il giallo sul sito iPhone.com, ecco un altro appassionante enigma per l’estate: quanti iPhone ci sono in giro?

AT&T e Apple diffondono cifre discordanti: la telco – per bocca del portavoce Mark Siegel – dichiara di averne attivati 146mila, mentre da Cupertino dichiarano 270mila apparecchi venduti nello stesso periodo, ossia le prime 30 ore di commercializzazione.

Ma non erano 500mila???

 
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Pubblicato da su 27 luglio 2007 in Mondo, news

 

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Theseus, Quaero 2.0?

Avete presente Quaero, il motore di ricerca europeo che doveva fare le scarpe, spaccare le ossa e farsi un sol boccone di Google? Dopo aver ricevuto qualche critica per i cospicui finanziamenti ricevuti, inversamente proporzionali alla scarsezza consistenza dei risultati raggiunti, era rimasto lì, congelato a livello di progetto.

Scaricati i compagni francesi, i partecipanti tedeschi al progetto si sono dati da fare per mostrarsi über alles e – con il supporto di aziende come Sap e Siemens, hanno lavorato ad un progetto parallelo: Theseus. Anche lui gode di un certo credito: l’Unione Europea ha appena approvato un finanziamento di 120 milioni di euro (proposto dal Governo Tedesco) per supportare fino al 2011 lo sviluppo di nuove tecniche di ricerca basate su algoritmi di tipo semantico (1) in grado di filtrare e contestualizzare le richieste formulate dagli utenti.

Nonostante Theseus (come in precedenza Quaero) sia da più parti definito un Google-killer, alcuni analisti – come Trip Chowdhry di Global Equities Research – ritengono che il search-engine europeo possa invece portare benefici a BigG: “Non la vedo come una minaccia a Google – dice Chowdhry – anche se dovessero tirare fuori un web semantico, Google lo potrebbe indicizzare e creare ricerche su di esso come fa ora con Wikipedia”.

“L’analista – spiega Dario D’Elia su Punto Informatico – è infatti convinto che il colosso statunitense attenderà l’avvento delle soluzioni semantiche emergenti e poi ne approfitterà, valutandone “l’appeal sul mass-market, la semplicità d’uso e le potenzialità di integrazione con la sua piattaforma marketing AdWords”… per poi farne un sol boccone. E così al Vecchio Continente non rimarrà che consolarsi con la Biblioteca Digitale Europea, sempre che Sua Googlità lo permetta”.

(1) per il concetto di Web semantico, leggere questa pagina di Wikipedia.

 
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Pubblicato da su 26 luglio 2007 in media, Mondo

 

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