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Il credito è mio e lo gestisco io

L’Authority TLC annuncia oggi nuovi interventi a tutela degli utenti con un provvedimento che prevede nuove misure in materia di:

a) attivazione gratuita di un sistema efficiente e completo di sbarramento delle chiamate in uscita, sia in modalità permanente sia con codice PIN impedendo le intrusioni di eventuali “dialers” che potrebbero autoinstallarsi nel personal computer durante la navigazione in internet;

Questa piacerà sicuramente ai consumatori e alle associazioni che li rappresentano: in pratica consiste nell’impedire che da un apparecchio telefonico vengano composte numerazioni “particolari” senza controllo.

b) possibilità, per gli utenti, di ricevere una bolletta separata per il pagamento dei servizi a sovraprezzo e un avviso telefonico gratuito in caso di traffico anomalo.

Anche questo è un punto su cui i consumatori hanno insistito per anni e che l’Autorità ha finalmente deciso di accogliere. Il provvedimento prevede inoltre:

a) una maggiore trasparenza della documentazione di fatturazione

b) una modalità rapida che consenta agli utenti la disattivazione degli abbonamenti a servizi a sovrapprezzo, quali loghi e suonerie, mediante una semplice telefonata al numero di assistenza clienti del proprio operatore

c) la rateizzazione in caso di fatturazione tardiva.

Ma c’è un’ulteriore novità:

L’Autorità ha inoltre adottato una diffida agli operatori di telefonia mobile, affinché attuino, senza ulteriore ritardo, il riconoscimento del diritto degli utenti alla restituzione del credito residuo in caso di recesso e alla portabilità dello stesso credito in caso di trasferimento dell’utenza presso altro operatore.

Diritto che, peraltro, è già contemplato nel pacchetto Bersani. E che è stato oggetto di numerose richieste e diffide da parte delle associazioni di difesa dei consumatori (le sollecitazioni scritte da Altroconsumo all’Agcom sono espresse in questo documento).

La domanda è: come saranno applicate queste esortazioni (le norme già sancivano questo diritto) dagli operatori telefonici?

 
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Pubblicato da su 3 agosto 2007 in news

 

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Elitel, la svolta è rimandata

Come ho scritto per PI Telefonia di domani, il Tribunale di Milano non si è ancora pronunciato sulla vicenda Elitel: le speranze sono per una decisione circa l’ammissione alla procedura di amministrazione straordinaria (che implica la nomina di un commissario da porre alla guida della gestione aziendale e un riavvio delle attività, con un temporeneo congelamento del debito pregresso).

La prossima puntata, quindi, è solo rimandata.

Elitel, l’utenza è sospesa

 

Il Tribunale di Milano si riserva di decidere sulla richiesta di ripristino delle linee tagliate da Telecom Italia

Milano – Sono ancora tutti con il fiato sospeso: gli utenti, i dipendenti e i vertici di Elitel dovranno ancora attendere, per conoscere il pronunciamento del tribunale di Milano. I giudici si sono infatti riservati di decidere sulla richiesta di Elitel di sospensione del taglio delle linee telefoniche avviato da Telecom Italia.

Questa settimana non ci sarà alcuna decisione sull’ormai celebre “Caso Elitel”. L’azienda, come noto, si è rivolta al Tribunale meneghino per chiedere che all’incumbent venga imposto il ripristino delle linee, tagliate in seguito al pesante stato di insolvenza in cui versa Elitel, debitrice di 106 milioni di euro nei confronti del suo principale fornitore. Telecom Italia, appunto.

Il tribunale, dunque prende tempo. Ma questo non scoraggia i vertici dell’azienda: “La comunicazione di oggi del tribunale di Milano – ha dichiarato Giorgio Fatarella, Presidente Elitel – lascia intatta la nostra speranza di riprendere al più presto le attività; siamo fiduciosi di poter continuare a offrire i servizi erogati in questi anni ai nostri clienti”.

“Attendiamo con grande urgenza la decisione del tribunale – ha proseguito Fatarella – che speriamo sia depositata in tempi brevissimi. Confidiamo nel fatto che i giudici possano valutare positivamente la nostra richiesta e consentirci di riprendere l’attività salvaguardando i posti di lavoro degli oltre 2.000 collaboratori, tra dipendenti diretti e lavoratori parasubordinati che sarebbero stati stabilizzati secondo la legge Damiano”.

Le speranze convergono nella possibilità di accedere all’amministrazione straordinaria, una procedura concorsuale applicabile alle grandi imprese in potenziale stato di fallimento, che prevede la conservazione del patrimonio produttivo attraverso “prosecuzione, riattivazione o riconversione delle attività imprenditoriali”. Per potervi accedere, un’azienda deve dimostrare di avere (da almeno un anno) almeno 200 dipendenti subordinati e “debiti per un ammontare complessivo non inferiore ai due terzi tanto del totale dell’attivo dello stato patrimoniale che dei ricavi provenienti dalle vendite e dalle prestazioni dell’ultimo esercizio”. Se il secondo requisito non sembra un problema, lo è però il primo: nonostante si parli di oltre 2mila collaboratori nell’ambito dell’intero gruppo, nessuna azienda del gruppo Elitel – presa singolarmente – raggiunge i 200 dipendenti. E anche questo elemento contribuisce, probabilmente, a rendere difficoltoso un pronunciamento dei giudici.

 
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Pubblicato da su 19 luglio 2007 in Mondo, news

 

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Uno stop al phishing Bancoposta?

Dal sito della Guardia di Finanza:

Arresti per Phishing

La Guardia di Finanza di Milano ha arrestato 26 persone per associazione a delinquere per lo sfruttamento di dati personali degli utenti dei servizi bancari informatici. I componenti dell’organizzazione appartenevano a due associazioni collegate (composte da 18 italiani e 8 cittadini dell’Est europeo).

L’hacker, di soli 22 anni, inviava i messaggi di posta elettronica come se fossero provenienti dalle Poste italiane. I dati acquisiti dai destinatari delle e-mail truffa confluivano su un server operante all’estero. Entrato nei conti correnti degli utenti truffati, li svuotava trasferendo le somme su carte postepay attivate da membri dell’organizzazione. Le somme di denaro venivano “monetizzate” acquistando fiches in diversi casinò in Italia e all’estero.

Le indagini sono state coordinate dal sostituto procuratore di Milano Francesco Cajani e costituiscono “il primo tentativo di affrontare in modo organico sul piano investigativo e anche contestando reati associativi, il fenomeno delle organizzazioni criminali dedite sistematicamente all’attività di phishing” come evidenziato nell’ordinanza emessa dal Gip Guida Salvini.

Vedi comunicato stampa

 

(via il Disinformatico)

 

Questa notizia mi conforta perché, sinceramente, ero parecchio stufo di ricevere mail fasulle da Poste Italiane o Bancoposta che mi segnalavano presunti accessi fraudolenti, nuovi servizi antispam, Premi fedeltà solo per carpirmi le credenziali di accesso, peraltro inesistenti (non sono cliente delle Poste, se non per la corrispondenza che ricevo o spedisco).

 

Non so se la rottura di queste mail finira, ma non c’è pace, comunque. Ora infatti mi arrivano nuovi messaggi, che sparano nel mucchio con miglior mira, giocando sul fatto che molti di noi possiedono almeno una carta di credito (cliccate per ingrandire):

phishingcartasi.jpg

 

E’ il caso di ricordare che CartaSi non c’entra nulla con mail di questo genere? No, vero?

 

 

 

 
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Pubblicato da su 17 luglio 2007 in news

 

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Diffidate dell’avvocato G. Filippo Cagossi…

…o almeno delle mail che hanno come mittente questo nome.

Mi spiego meglio: non saltate sulla sedia se nella vostra mailbox compare un messaggio, il cui mittente apparente è lo studio dell’avvocato G. Filippo Cagossi, avente per oggetto una frase come “Messa in mora del debitore ex art. 1219 c.c.” e che vi sollecita al pagamento di una certa somma. E’ una bufala, realizzata per indurre il download di un bel dialer.

Se ricevete un messaggio simile, è sufficiente cestinarlo per non correre alcun rischio. Questo è il testo che ho ricevuto io:

ATTO DI DIFFIDA E MESSA IN MORA

Egregio Signore/a (altresì info)

Come da Raccomandata a.r.

Oggetto: Messa in mora del debitore ex art. 1219 c.c.

La mia assistita mi informa che a tutt’oggi risulta un credito nei Vostri confronti dicomplessivi €. 900,00, come risulta dalla documentazione allegata.

Per quanto precede Vi rendo noto che, in difetto di ricezione, entro e non oltre dieci giorni dal ricevimento della presente, del complessivo importo di €. 196,00 oltre gli interessi dal dovuto al saldo di € 70,00, agirò legalmente nei Vostri confronti, con sensibile aggravio di spese.

Rimango in attesa di un Vostro riscontro in merito – nel termine di cui sopra – e distintamente Vi saluto.

Avv. G.Filippo Cagossi

Mi piacerebbe conoscere l’identità della sua assistita, tanto per sapere chi va in giro a vantare crediti fasulli nei confronti del sottoscritto, ma preferisco non approfondire (mi piacerebbe conoscere anche l’identità dell’insegnante di matematica di questo sedicente avvocato, vista l’incongruenza tra le cifre che cita). Non approfondirò, invece, cosa c’è dietro i link (che qui sopra non ho mantenuto) che dovrebbero portare alla documentazione allegata, e la cui homepage (www.sicure-mail.com) – che non porta ad alcun sito di rilevanza giudiziaria, ne’ al sito dello studio legale – mostra quanto segue:

正在建设中

Under Construction

Per la cronaca, i link presenti nel messaggio portano ad un immagine microscopica – che in calce porta la “firma” dell’avvocato Ubaldo Santarelli (è un associato di Cagossi?) – che dovrebbe essere il fantomatico “atto di diffida e messa in mora”. Chi clicca su “ingrandisci” non vedrà nessun allto, ma scatenerà il donwload del file (nel mio caso, 56563A.exe), cosa che sconsiglio caldamente. Anche perché il nome dell’avvocato Santarelli è un personaggio già noto, come ci ricorda Anti-Phishing Italia (come noterete leggendo il loro articolo, la mail è identica).

UPDATE nr.1: in Italia esiste un avvocato Cagossi, che però si chiama Romeo. A lui va la mia solidarietà e l’augurio di una serena attività professionale.

UPDATE nr.2: Il 10 settembre ho ricevuto questa lettera, che pubblico con il consenso della mittente:

Sono l’avv. Paola Cagossi del Foro di Bologna destinataria da luglio
ad oggi di numerose richieste di chiarimento da parte di imprenditori
commerciali in merito alla mail di diffida e messa in mora del
fantomatico avvocato G. Filippo  Cagossi.
In data odierna ho depositato denuncia alla Polizia di Stato sulla
vicenda a tutela dei malcapitati utenti e per sottolineare la totale
estraneità alla vicenda mia e dei miei collaboratori.
Nell’occasione ho appreso della notorietà del virus e dei siti
internet che se ne sono occupati.

Questo post sembra l’appello degli avvocati di nome Cagossi. Anche all’avvocato Paola Cagossi, naturalmente, esprimo la mia solidarietà con i migliori auguri di una serena attività professionale.

 
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Pubblicato da su 3 luglio 2007 in news

 

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Chi è senza peccato, scagli il primo bit

Lo dico subito, onde evitare fraintendimenti: quella delle confessioni on line è una bufala e basta. Ma andiamo con ordine.

Leggo dal quotidiano Libero una notizia (a firma di Luigi Santambrogio) che mi stupisce non poco:

È sicuramente la new entry del mese, l’ultima voce della collezione “Ecclesia stupidorum”, il volumone delle santissime scemenze a cura di preti, vescovi, fra’ balossi e para santini che un giorno o l’altro qualcuno dovrebbe mettere per iscritto. Lo stupidario uscito dal breviario di questi (gran) sacerdoti dell’assurdo basterebbe a compilare una poderosa Treccani dello “strano ma sacro” che dai turiboli italiani sale come incenso fino all’alto dei cieli (e chiama vendetta al cospetto di Dio). Ma andiamo con ordine e cominciamo dai fatti che, si sa, battono da sempre la più matta delle fantasie. E i fatti in questione accadono a Pavia, nobile capoluogo lombardo, fra risaie, zanzare e uve da prosecco. È qui che don Gianfranco Poma (classe 1938) e padre Franco Tassone (1962) hanno avuto l’idea folgorante e high tech che, a parere del duo telematico, dovrebbe cambiare la vita alle loro pecorelle: il servizio di confessione via internet, la dichiarazione dei peccati on line (…)

Alt! Fermi tutti. Ma cos’è ‘sta roba? Una notizia? Sembrerebbe di sì. Su Panorama  (ma ci casca anche il Corriere) trovo come funzionerebbe questo presunto servizio:

COME FUNZIONA
L’innovativo sistema è attivo 24 ore su 24 e si basa sull’utilizzo della posta elettronica. Per poter accedere la servizio, il “peccatore” intenzionato a redimersi deve prima prendere contatti diretti con i promotori dell’iniziativa. Questi ultimi provvederanno a fornire all’interessato l’indirizzo e-mail a cui inoltrare, via web, le proprie mancanze. I due sacerdoti promettono risposte tempestive e fanno già sapere che le caselle di posta elettronica vengono controllate con periodicità e più volte al giorno. Le prime reazioni sull’argomento oscillano tra la perplessità e il dubbio. D’altronde il mezzo utilizzato appare poco sicuro ed è lo stesso su cui viaggiano spam, pubblicità e virus. Don Gianfranco e padre Franco, però, si mostrano ottimisti e, fiduciosi, sostengono che il servizio servirà a riavvicinare alla chiesa e al rito della confessione numerose “pecorelle smarrite”.
COME “REDIGERE” I PROPRI PECCATI
Le più classiche forme ed espressioni verbali vengono quindi sostituite da nome utente e password. Una volta entrati, i navigatori in via di pentimento sono obbligati a rispondere a una serie di domande legate anche alle abitudini religiose e alla vita sociale (iscrizioni ad associazioni, capacità di dialogo con i non credenti o le altre religioni).
Segue la confessione vera e propria. A disposizione ci sono dalle 1000 alle 3500 battute, seguendo un’importante ordine: prima i peccati mortali e poi quelli veniali. Per gli utenti in imbarazzo o poco abituati al mezzo è disponibile, sul sito della parrocchia, un elenco delle colpe. Per concludere il rito, basta cliccare su una scritta lampeggiante rossa indicata dalla parola «Amen» e aspettare che sullo schermo compaia il segno della confessione. Verrà inoltre indicato il giorno e l’ora fissati per passare in Chiesa e ritirare la propria assoluzione.

La notizia ha un sapore a dir poco bufalino: la confessione si identifica nel sacramento della Penitenza. Nessuno ha mai pensato di farla per telefono, ne’ per lettera… com’è possibile che qualcuno possa prendersi la briga di virtualizzarla? Ad accantonare la mancanza di buon senso di chi ha diffuso questa notizia, ecco una smentita ufficiale:

Confessione on line, Mons. Poma a GRT: “Sconcertato, notizia priva di fondamento”>(AGENZIA GRT) E’ priva di fondamento la notizia riportata questa mattina dal quotidiano Libero, secondo la quale due sacerdoti di Pavia, mons. Gianfranco Poma e padre Franco Tassone, avrebbero ideato la cosiddetta “confessione-on line” come sostituzione del normale sacramento. A confermarlo ai microfoni di GRT è lo stesso Mons. Gianfranco Poma: “Sono sconcertato, non capisco come sia possibile arrivare a pubblicare notizie del genere, visto che la confessione è un atto talmente profondo e privato che non è possibile realizzarlo tramite un computer. La rete – continua Mons. Poma – è uno strumento fantastico, utilizzabile per consigli, problemi personali, scambi di iniziative, ma di certo non per confessare le persone”.

Inutile dire (ma lo faccio ugualmente) che anche don Franco Tassone, responsabile della Comunità Casa del Giovane, smentisce inequivocabilmente la notizia ai microfoni di Radio PNR: “Noi non abbiamo cambiato tradizione. Sappiamo però che la gente ha tanto bisogno di essere ascoltata, in questo clima di accelerazione in cui la gente fa tanto fatica a parlare, che abbiamo creato un’associazione di Preti On Line, per esprimere questo desiderio di ascoltare le persone anche tramite un indirizzo di posta elettronica e una disponibilità, secondo le competenze di tanti sacerdoti, di rispondere anche in breve tempo alle loro necessità. Ma non si può confondere uno strumento di accompagnamento, di cura e di ascolto, con il sacramento. Nel sacramento c’è la grazia di Cristo, nella mail c’è soltanto il byte e il numero di battute che ci permettono di dire a uno coraggio, con una pillola di saggezza, ce la puoi ancora fare nel tuo cammino”.

Per cui, concludo io, non si tratta (come scriveva Libero) dell’ultima voce della collezione “Ecclesia stupidorum”, ma di una semplice figuraccia giornalistica.

 
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Pubblicato da su 20 dicembre 2006 in media, Mondo, news

 

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Ericsson non regala computer

Dopo aver ricevuto, in un solo giorno, una dozzina di questi messaggi, mi sembra giusto parlarne perché temo che la cosa abbia assunto proporzioni considerevoli. Dario

Circola da qualche giorno una mail, tramite le classiche catene di sant’Antonio, con queste caratteristiche

Subject: COMPUTER ERICSSON DI DISTRIBUZIONE GRATUITA
Testo: La societa Ericsson distribuisce gratuitamente computers portatili con la intenzione di controbattere Nokia che ha fatto lo stesso come strategia di mercato.

Ericsson ha come obbiettivo fondamentale di aumentare la sua popolarita; per questo motivo Ericsson distribuisce gratuitamente il nuovo computer portatile WAP.

Tutto quello che si deve fare e inviare questa email a otto persone che conosci, e in approssimatamente tre settimane, riceverai un portatile Ericsson T18. Se il messaggio e inviato a venti persone o piu, puoi avere la fortuna di ricevere un portatile Ericsson R320.

Per rendere effettiva questa opportunita e importante prendere nota di inviare la sua email in copia a: anna.swelung@ericsson.com E’ importante avere chiaro che non si tratta di uno scherzo. Provatelo, con piacere, regalatevi un computer portatile.

Buona fortuna.

Ma chi ci crede? Non tanto perché nessuno regala nulla, ma anche solo per buon senso, sembra qui inutile dire che un messaggio del genere va ignorato.

In ogni caso si tratta di una palla colossale, ed è solo una variante di una vecchia catena in circolazione da anni e anni, che spacciava per vera la notizia che Ericsson regalava telefonini. Chi si è preoccupato di aggiornare la mail, modificando l’entità del regalo (dal cellulare si è infatti passati ad un avanzatissimo portatile WAP), non ha profuso molta fatica, ne’ ha investito in fantasia, e ha lasciato invariato il testo rimanente.  C’è persino lo stesso contatto, l’inesistente (almeno in Ericsson) Anna Swelung (originariamente Swelund).

Se non credete a me, fidatevi almeno della smentita ufficiale pubblicata dalla stessa Ericsson. In ogni caso, ecco l’immagine del portatile WAP che la mail promette e che, se ne seguite le indicazioni, non riceverete mai.

Ericsson R320 (dal sito http://www.sonyericsson.com)

 
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Pubblicato da su 27 giugno 2006 in news

 

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