RSS

Archivi tag: Internet

Theseus, Quaero 2.0?

Avete presente Quaero, il motore di ricerca europeo che doveva fare le scarpe, spaccare le ossa e farsi un sol boccone di Google? Dopo aver ricevuto qualche critica per i cospicui finanziamenti ricevuti, inversamente proporzionali alla scarsezza consistenza dei risultati raggiunti, era rimasto lì, congelato a livello di progetto.

Scaricati i compagni francesi, i partecipanti tedeschi al progetto si sono dati da fare per mostrarsi über alles e – con il supporto di aziende come Sap e Siemens, hanno lavorato ad un progetto parallelo: Theseus. Anche lui gode di un certo credito: l’Unione Europea ha appena approvato un finanziamento di 120 milioni di euro (proposto dal Governo Tedesco) per supportare fino al 2011 lo sviluppo di nuove tecniche di ricerca basate su algoritmi di tipo semantico (1) in grado di filtrare e contestualizzare le richieste formulate dagli utenti.

Nonostante Theseus (come in precedenza Quaero) sia da più parti definito un Google-killer, alcuni analisti – come Trip Chowdhry di Global Equities Research – ritengono che il search-engine europeo possa invece portare benefici a BigG: “Non la vedo come una minaccia a Google – dice Chowdhry – anche se dovessero tirare fuori un web semantico, Google lo potrebbe indicizzare e creare ricerche su di esso come fa ora con Wikipedia”.

“L’analista – spiega Dario D’Elia su Punto Informatico – è infatti convinto che il colosso statunitense attenderà l’avvento delle soluzioni semantiche emergenti e poi ne approfitterà, valutandone “l’appeal sul mass-market, la semplicità d’uso e le potenzialità di integrazione con la sua piattaforma marketing AdWords”… per poi farne un sol boccone. E così al Vecchio Continente non rimarrà che consolarsi con la Biblioteca Digitale Europea, sempre che Sua Googlità lo permetta”.

(1) per il concetto di Web semantico, leggere questa pagina di Wikipedia.

 
Commenti disabilitati su Theseus, Quaero 2.0?

Pubblicato da su 26 luglio 2007 in media, Mondo

 

Tag: ,

Italia.it? Un’eredità

Quella di Italia.it è una vicenda nella quale il nuovo Governo ha una competenza ereditaria…

Così parlò Lelio Alfonso, responsabile della comunicazione istituzionale e del Governo, in un’intervista rilasciata a Punto Informatico. In cui si legge inoltre che il portalone della discordia Italia.it deve essere giudicato nel tempo e considerando tutte le scelte precedenti. Il Governo, come dimostra anche la gestione del portale principale, ha scelto la strada dell’economia e si prepara ad abbracciare, è una notizia che mi fa piacere dare, l’open source.

 
2 commenti

Pubblicato da su 23 luglio 2007 in news

 

Tag: , ,

La vendetta dell’URLatore

Devo dire che il mio post sull’intervista di Turani al dg di Vodafone ha riscosso un discreto successo. Più per un aspetto secondario (scoperto per caso) che per il main matter, in verità, ossia l’originalissimo URL con cui qualcuno ha pensato bene di pubblicare l’articolo, lasciando ai lettori un dubbio da insonnia (a chi mai sarà stato diretto cotanto complimento?).

Detto questo devo dire che .mau. ha ben analizzato l’originalità con cui la redazione web di Affari & Finanza attribuisce i nomi dei file html ai corrispondenti articoli, ma non sono d’accordo sul fatto che sia lo sfogo di qualcuno che, in procinto di andarsene, intenda togliersi un sassolino dalla scarpa.

E’ vero, nel numero di lunedì ci sono le varie amenità, tra le associazioni nomi-titoli, che .mau. ben descrive. In più ho trovato un 034fetente.html abbinato all’articolo Home Depot, utili in discesa.

Ma anche la scorsa settimana c’erano legami nomi-titoli a dir poco stupefacenti, come il file 001kolabrodo.html per l’articolo La signora del private equity. Ma anche un altro colpo vibrato nei confronti di Turani. Qui, per questa ‘ntervista (c’è scritto così, anche senza apostrofo) sono ricorso al link visualizzato dal mio browser in basso a sinistra:

turarep2.jpg

Considerando che sono url che hanno vita breve (una settimana online più qualche altro giorno in cui la cache di Google li salva da un oblìo definitivo), ritengo si tratti solamente di sfoghi goliardici. Che vanno sempre bene, di solito, finché non si scade nell’insulto…

 
Commenti disabilitati su La vendetta dell’URLatore

Pubblicato da su 19 luglio 2007 in Mondo, news

 

Tag: ,

Blog-doping

Per bloggers che si sentono incompresi o che credono di parlare al vento, oggi c’è Buy Blog Comments dot com. E’ una società che vende pacchetti di commenti, con offerte niente affatto speciali: 100 commenti a 24,99 dollari, 500 a 123,99 dollari e 1000 commenti a 239,99 dollari (praticamente niente sconti sulla quantità). Un mercimonio delle opinioni, verrebbe da pensare.
Vittorio Pasteris scrive “Per favore arrestateli!!!”. Dal mio punto di vista, chiunque siano questi rivenditori di commenti, dico semplicemente ignorateli.

Da quando ne ha scritto Pasteris a oggi i prezzi sono già aumentati, e questo significa che si tratta di un mercato fluttuante e inaffidabile 😉

Valerio Mariani, nei commenti al post, scrive:

Secondo il mio modestissimo parere, questa è una notizia da non sottovalutare.

In fondo non ci vorrà molto prima che ci paghino per il numero di commenti che riusciamo a “produrre” con una notizia.

E, in fondo, il sistema di ranking di ogni aggregatore di blog, Google docet, è da sempre basato su link trasversali e sulla popolarità, poteva essere un sistema democratico perché automatico e, dunque, oggettivo. Non lo è assolutamente, perché gli algoritmi si aggirano.

Probabilmente Mariani ha ragione, ma solo in parte. A quelli come me, che non scrivono su un blog per guadagnare visibilità finalizzata al puro business, ma semplicemente per condividere opinioni in modo genuino e senza artifici di sorta (di aggirare gli algoritmi mi importa proprio nulla), questa sembra proprio una forma di doping che non suscita alcun interesse. E non credo di essere il solo a pensarla così.

Tra l’altro, a me questa idea di Buy Blog Comments dot com fa ricordare un episodio di Mr. Bean, in cui lui festeggia il proprio compleanno al ristorante e si compiace per il biglietto di auguri che si è scritto da solo poco prima.

 
4 commenti

Pubblicato da su 18 luglio 2007 in Mondo, news

 

Tag: ,

Uno stop al phishing Bancoposta?

Dal sito della Guardia di Finanza:

Arresti per Phishing

La Guardia di Finanza di Milano ha arrestato 26 persone per associazione a delinquere per lo sfruttamento di dati personali degli utenti dei servizi bancari informatici. I componenti dell’organizzazione appartenevano a due associazioni collegate (composte da 18 italiani e 8 cittadini dell’Est europeo).

L’hacker, di soli 22 anni, inviava i messaggi di posta elettronica come se fossero provenienti dalle Poste italiane. I dati acquisiti dai destinatari delle e-mail truffa confluivano su un server operante all’estero. Entrato nei conti correnti degli utenti truffati, li svuotava trasferendo le somme su carte postepay attivate da membri dell’organizzazione. Le somme di denaro venivano “monetizzate” acquistando fiches in diversi casinò in Italia e all’estero.

Le indagini sono state coordinate dal sostituto procuratore di Milano Francesco Cajani e costituiscono “il primo tentativo di affrontare in modo organico sul piano investigativo e anche contestando reati associativi, il fenomeno delle organizzazioni criminali dedite sistematicamente all’attività di phishing” come evidenziato nell’ordinanza emessa dal Gip Guida Salvini.

Vedi comunicato stampa

 

(via il Disinformatico)

 

Questa notizia mi conforta perché, sinceramente, ero parecchio stufo di ricevere mail fasulle da Poste Italiane o Bancoposta che mi segnalavano presunti accessi fraudolenti, nuovi servizi antispam, Premi fedeltà solo per carpirmi le credenziali di accesso, peraltro inesistenti (non sono cliente delle Poste, se non per la corrispondenza che ricevo o spedisco).

 

Non so se la rottura di queste mail finira, ma non c’è pace, comunque. Ora infatti mi arrivano nuovi messaggi, che sparano nel mucchio con miglior mira, giocando sul fatto che molti di noi possiedono almeno una carta di credito (cliccate per ingrandire):

phishingcartasi.jpg

 

E’ il caso di ricordare che CartaSi non c’entra nulla con mail di questo genere? No, vero?

 

 

 

 
3 commenti

Pubblicato da su 17 luglio 2007 in news

 

Tag: , ,

Web is now e l’IM: “qui lo dico e là lo nego”

Oggi su Repubblica c’è un’intervista di Giuseppe Turani a Paolo Bertoluzzo, direttore generale di Vodafone Italia. Il file html dell’articolo è stato battezzato in un modo quantomeno singolare, ma non è di questo che voglio parlare qui (intanto però ho lanciato l’amo, se qualcuno deve delle spiegazioni le darà a chi di dovere 😉 ).

turarep.jpg

Il cuore dell’intervista è l’argomento “Internet dal cellulare”, che traina la presentazione della nuova offerta di connettività Internet Mobile lanciata da Vodafone con lo slogan Web is now. Domani su PI Telefonia ne parlerò più diffusamente, qui mi limito a due osservazioni.

La prima, una sottolineatura, riguarda il fatto che la tariffa (5 euro al mese, più 25 centesimi per ogni connessione) è applicata solo per la navigazione effettuata dal cellulare, ossia consultando il web dal display dell’apparecchio, e non vale per chi preferisce navigare dal PC utilizzando il cellulare come modem.

Anche la seconda osservazione, in realtà, è una sottolineatura. Nell’intervista si legge:

Turani: (…) Immagino che navigare su Internet con il cellulare possa essere un’esperienza dolorosa per le finanze di ciascuno di noi. Insomma, magari divertente, ma molto costosa.
Bertoluzzo: Non è così. In realtà, abbiamo studiato delle tariffe speciali. Si pagano 5 euro al mese e poi ci sono 25 centesimi per ogni accesso. Non è una cifra proibitiva. E’ una cifra che può consentire anche allo studente di chattare con i suoi amici o a lei di andarsi a leggere le notizie di Repubblica e del Corriere.

Chattare? Significa che con questa connessione è possibile scambiarsi messaggi con applicazioni di Instant Messaging? In realtà sembra proprio di no, dal momento che la stessa Vodafone – nella presentazione della promozione sul sito web – dice con molto chiarezza:

L’offerta non è utilizzabile usando il cellulare come modem, utilizzando Internet come protocollo di comunicazione (ad esempio VOIP, instant messenger, peer to peer) o per l’utilizzo di applicazioni non certificate da Vodafone.

UPDATE: il file html all’articolo è stato rinominato in modo meno originale ma più opportuno e polite. Ringrazio comunque Mantellini per avermi ispirato a conservare l’immagine che riporta l’url originale (onde evitare accuse di allucinazioni).

 
15 commenti

Pubblicato da su 16 luglio 2007 in media, Mondo, news

 

Tag: , ,

Agcom per la tutela degli utenti Elitel

Notizia letta oggi su MF-Dow Jones News:

TLC: Calabrò, Elitel informi clienti su servizio telefonico

ROMA (MF-DJ)–Il Consiglio dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, presieduto da Corrado Calabrò, ha esaminato i profili di tutela dell’utenza derivanti dalla risoluzione contrattuale avviata da Telecom Italia nei confronti di Elitel che ha determinato, per molti clienti di quest’ultima società, la disattivazione del servizio di telecomunicazioni.

L’Autorità, informa una nota, ha ribadito la necessità che gli operatori provvedano a porre in essere tutte le opportune misure e a fornire tutte le informazioni per evitare che si verifichi la cessazione del servizio telefonico. L’Agcom ha ordinato formalmente a Elitel di fornire immediatamente ai propri clienti dettagliate informazioni sulle modalità con le quali possono continuare ad usufruire del servizio telefonico di base o passare ad altro operatore nel caso in cui non vengano ripristinate le condizioni originarie.

Telecom I. dovrà collaborare con Elitel per gli utenti ad accesso diretto e, a sua volta, informare gli utenti in CPS (Carrier PreSelection) della stessa Elitel, tramite un messaggio fonico, della possibilita’ di effettuare chiamate in uscita premettendo, alla digitazione del numero, il codice di selezione (CS) dell’operatore con il quale sia stato sottoscritto un contratto, oppure quello di Telecom Italia. com/pev

L’Agcom impone dunque a Elitel di spiegare ai propri clienti in che modo possono continuare a telefonare e che, in alternativa, possono migrare ad un altro operatore (come possa fare a spiegarlo agli utenti che sono rimasti telefonicamente isolati non viene chiarito, quindi Elitel si deve arrangiare).

Si legge anche che l’Authority TLC chiede a Telecom Italia di andare in soccorso agli utenti Elitel, ma c’è un’utile comunicazione di servizio (che praticamente ottempera a quanto detto nel precedente paragrafo): gli utenti Elitel con preselezione automatica possono telefonare, instradando le proprie chiamate sulla rete di Telecom Italia.

Per completare l’opera bastava aggiungere una semplice indicazione: è sufficiente anteporre il prefisso 1033 al numero telefonico da comporre (se dovete chiamare lo 02 555 555 555, dovete comporre il numero 1033 02 555 555 555).

 
3 commenti

Pubblicato da su 11 luglio 2007 in news

 

Tag: , ,

Atti di Italia.it: la risposta è NO

Luca Carlucci di ScandaloItaliano segnala che la Commissione per l’accesso agli atti della pubblica amministrazione non ha concesso l’accessibilità agli atti relativi al portale Italia.it:

Riassunto: scandaloitaliano scrive al governo chiedendo, come atto di buona volontà e di trasparenza, l’accesso agli atti della P.A. relativi a progettazione e realizzazione di italia.it. Risponde un alto funzionario del DIT appellandosi a tutti gli impicci della legislazione vigente, anticipando un “no” ma rimandando la decisione alla pronunciazione di una certa Commissione per l’accesso agli atti della pubblica amministrazione.
Oggi scandaloitaliano ha ricevuto la risposta definitiva sulla scorta della pronunciazione della Commissione: la risposta è, appunto, “NO

 
5 commenti

Pubblicato da su 10 luglio 2007 in media, Mondo, news

 

Tag: ,

La storia di Berenice

Conoscete la storia di Berenice, figlia del re di Cirene (quella della chioma di Berenice)?

Se vi interessa ve la racconta Stefano Quintarelli, attualizzata. Interessante.

 
Commenti disabilitati su La storia di Berenice

Pubblicato da su 9 luglio 2007 in news

 

Tag: , , ,

Elitel è in crisi

Update: martedì 8 gennaio 2008 ho scritto un nuovo post sulla vicenda. E’ a questo indirizzo (fine update)
———-

E’ in crisi la rete di Elitel, e ne sono bene a conoscenza tutti i suoi utenti da martedì mattina. Che sono a loro volta in crisi, perché il blackout del network li isola dal mondo: basti pensare agli utenti – magari business – che hanno un contratto VoIP + ADSL…

La causa del blackout? Secondo Elitel (che ho interpellato in seguito ad alcune segnalazioni di utenti – conoscenti, amici e familiari) si tratta di un rilevante guasto tecnico, di cui non è ancora possibile stimare i tempi di ripristino.

Ma, in altri ambiti, c’è chi parla di riflessi derivanti da una crisi finanziaria che va avanti da tempo. In effetti sembra tutto un precipitare di eventi: il down della rete arriva pochi giorni dopo la sospensione del titolo Elitel Telecom alla borsa di Londra. La società è infatti in difficoltà nel realizzare il suo progetto di ristrutturazione del debito contratto con vari fornitori, tra cui spicca Telecom Italia. E Forbes segnala che la sospensione del titolo azionario è motivata dalla mancata presentazione del bilancio certificato per l’esercizio 2006:

LONDON (Thomson Financial) – Elitel Telecom SpA said it cannot publish its full-year results by the deadline as talks with its creditors have not yet been concluded, resulting in the company shares being suspended from trading on AIM.

The Italian telecommunications group cannot finalise its results for the year to Dec 31 and thus cannot publish them by the June 30 deadline, as talks with its creditors to achieve a major restructuring of its debt have not yet been concluded.

Elitel added it expects that an agreement will be reached with creditors ‘shortly’, and the company will consequently publish their annual accounts and restore the dealing facility in due course.

Giusto un’ora fa ho ricevuto la mail di un utente, Achille, che nella sua posizione di ex dipendente Elitel (ora reseller) da’ la sua versione dei fatti (lo cito con il suo permesso):

Su Elitel, come società, grava un pesante indebitamento nei confronti di Telecom Italia, che sta passando al contrattacco con le sue armi commerciali: politiche di win-back (chiama i clienti Elitel e offre loro condizioni vantaggiose per riaccaparrarseli) e azioni a livello wholesale. Non è difficile pensare che le difficoltà “tecniche” degli utenti Elitel siano dovute a questi problemi.

La situazione sembra molto pesante a tutti i livelli: un altro lettore mi segnala tre video (primo, secondo e terzo) pubblicati qualche settimana fa su YouTube, che mostrano momenti di una manifestazione dei dipendenti dell’azienda. E nel forum di Punto Informatico legato alla notizia del down della rete Elitel, le voci che circolano sono assai poco confortanti.

Quattro mesi fa il controllo dell’azienda è passato dal fondo Kiwi II di Elserino Piol a quello di Vive La Vie e Telvia, sotto la guida di Giorgio Fatarella, che sembrava dover portare l’azienda sulla strada della serenità finanziaria. Serenità che non è arrivata, stando agli ultimi sviluppi. Ma se un’azienda che è stata rilevata quattro mesi fa adesso vive una situazione insostenibile c’è qualcosa di poco chiaro, finanziariamente, nell’operazione.

C’è da augurarsi che la situazione si risolva, per gli utenti ma anche per l’azienda (e i suoi dipendenti): guasto tecnico o crisi finanziaria, la situazione attuale ora ha come conseguenza la perdita di fiducia da parte di molti clienti.

Riflessione: sembra che in Italia, da parte dei media, ci sia un disinteresse generalizzato sulle condizioni di Elitel (Forbes ne parla perché l’azienda è quotata al London Stock Exhange), praticamente ne parla solo Alessandro Longo (scusa Alex, me ne sono accorto poco fa). E Stefano Quintarelli commenta:

Non ho alcuna informazione diretta, certo e’ che se prima poteva esserci una tolleranza da parte di TI, dopo le indagini per bancarotta fraudolenta che coinvolgono 4 dirigenti Telecom, di cui 3 della divisione wholesale, mi aspettavo che la manica si sarebbe stretta e mi chiedevo chi potrebbe essere stata la prima vittima.

Considerando che, a parte qualche caso che si conta sulle dita di una mano, gli operatori di TLC di rete fissa in Italia stanno tutti alla canna del gas o li’ vicino, un poblemino di sostenibilita’ della concorrenza probabilmente c’e’…

La crisi di Elitel è una delle conseguenze della crisi delle TLC italiane, che necessitano di operare in un regime di vera concorrenza e con una vera regolamentazione. Altrimenti la situazione degenererà molto rapidamente e ci saranno altre Elitel.

UPDATE di Sabato 7 luglio: Alex, che negli ultimi due giorni si è dato da fare non poco, è riuscito ad avere dettagli e conferme sulla situazione da parte della stessa Elitel. Ma molte cose devono ancora essere chiarite.

 
57 commenti

Pubblicato da su 5 luglio 2007 in news

 

Tag: , ,

iPhone.com, il nome da un milione di dollari

Probabilmente la persona che è riuscita a guadagnare di più, grazie al lancio dell’iPhone di Apple, non è Steve Jobs (non ancora almeno), ma Mike Kovatch, ossia colui che aveva registrato a proprio nome, in tempi non sospetti (si parla del 1995) il nome a dominio iPhone.com, che l’azienda di Cupertino è riuscita ad aggiudicarsi – e utilizzare solo a partire dal giorno dopo il lancio ufficiale del suo apparecchio – dietro il pagamento di una cifra a sei zeri. AppleInsider parla infatti di “almeno un milione di dollari”.

Nome che registri, business che trovi…

 
3 commenti

Pubblicato da su 5 luglio 2007 in Mondo, news

 

Tag: ,

Shannon.it, blog al contrario

Nel coro delle voci che in Rete si intonano sulla tecnologia c’è una new-entry: il progetto Shannon.it, che – per usare le parole della sua stessa presentazioneè un altro blog che tratta di tecnologia pubblicando sia articoli tecnici e mirati, sia articoli accessibili al grande pubblico. Non è la redazione a scrivere articoli e i lettori a commentarli, ma esattamente il contrario. L’obiettivo di Shannon è stimolare la nascita di discussioni costruttive, ponendo al centro del dibattito i lettori stessi, autori dei post iniziali.

Un progetto Web 2.0, quindi 🙂 Shannon.it ha una redazione che valuta gli articoli ricevuti dai lettori e li pubblica con una risposta che esprime un’opinione diversa, il tutto può essere commentato alimentando una discussione (auspicabilmente) costruttiva.

Fra gli articoli presenti, visto il periodo iPhonesco, mi sembra perfidamente ovvio segnalarvi L’iPhone e la rivoluzione che sconvolge solo Zio Steve.

 
Commenti disabilitati su Shannon.it, blog al contrario

Pubblicato da su 2 luglio 2007 in Blogroll, Mondo, news

 

Tag: ,

Il giallo del sito iPhone.com

Qualcuno l’aveva comprato, ma non è stata Apple. Non sto parlando del music-phone dell’azienda di Cupertino, ma del dominio iPhone.com: ne ho fatto cenno in un microupdate del post precedente, ma forse occorre spiegare meglio la cosa.

Ricapitolando: proprio ieri, 29 giugno 2007, data ufficiale del lancio USA dell’iPhone, qualcuno è andato a visitare il sito iPhone.com e ci ha trovato una vetrina di smartphone. Questa:

Nessuna traccia dell’attesissimo iPhone, ma una serie di alternative non Apple. Il fatto è saltato all’occhio di moltissimi utenti e molti media (l’articolo di Anick Jesdanun di Associated Press, che segnala l’esistenza di oltre 4mila domini che contengono il termine “iPhone”, ha fatto il giro del mondo approdando anche su MacNews). E, come ha evidenziato Giacomo Dotta su Webnews.html.it, iPhone.com è diventato un elemento in qualche modo concorrente all’iPhone stesso in quanto riporta in homepage tutta una serie di telefonini di fascia alta con tanto di link per procedere ad un eventuale acquisto”.

Ma oggi, coup de théâtre: ancor più sorprendentemente, se digitate ora nel vostro browser l’indirizzo http://www.iphone.com, noterete che si tratta di un redirect al sito ufficiale http://www.apple.com/iphone/

Cos’è dunque avvenuto? Forse il nome a dominio è sempre stato di Apple e ieri ha subito un defacement? No: Apple aveva registrato iPhone.org, mentre iPhone.com era stato registrato da un certo Mike Kovatch (per l’offerta VoIP del gestore Nuvio). L’uomo, interpellato lo scorso dicembre dalla redazione di iProng, lo ha confermato, aggiungendo di non essere mai stato contattato da Apple per la registrazione di quel nome a dominio. Forse fino a ieri: viste le recenti evoluzioni, è infatti verosimile pensare che Apple sia riuscita ad accaparrarsi la gestione del nome iPhone.com tra ieri e oggi, dopo averla negoziata con mister Kovatch.

A corollario di tutto ciò, Adrian Kingsley-Hughes – su ZDNet – racconta che alcuni scammers utilizzano il nome iPhone a scopo truffaldino, inducendo gli utenti a visitare un falso sito iPhone (un altro):

This morning, Sunbelt researchers discovered a new custom Trojan that attempts to steal money by selling a fake iPhone. This Trojan looks custom-built and has very poor coverage by AV vendors (report here).

The malware produces a popup, triggered by going to yahoo.com or google.com. There are multiple types of popups, including one saying “supported by Google” and one “supported by Yahoo”.

(Immagine truffaldina)

Insomma, il nome iPhone fa business, e non soltanto per Apple. Ma tutto ciò è originato dall’attesa spropositata montata, dalla stessa Apple, attorno all’apparecchio. E anche qui chiudo citando Alfonso Fuggetta:

il delirio che si sta scatenando sull’iPhone è al di là del bene e del male. Ho il mio Reader RSS pieno di articoli sull’iPhone, da chi l’ha smontato alla descrizione delle code per comprarlo. Ma un po’ di buon senso proprio no?

 
6 commenti

Pubblicato da su 30 giugno 2007 in media, news

 

Tag: ,

Per non perdere il filo

Chi ama prendere parte – attivamente – alla grande conversazione generata dai blog lascia i propri commenti ai vari post che legge con interesse e, spesso, capita di perderne traccia: può accadere infatti che chi scrive un commento non ritorni più a leggere le risposte o le reazioni degli altri utenti. Rischiando magari – come osserva Roberto Dadda – di fare la figura del maleducato.

Per tenere memoria e traccia dei vari commenti sparsi qua e là nella Rete – ed essere avvisati automaticamente in caso di risposte – c’è uno strumento piuttosto efficace, che si chiama CoComment.

Roberto commenta: “se sapessi cosa è Web 2.0 mi verrebbe da definirlo tale”. Io penso che lo si possa definire tale, dal momento che indubbiamente favorisce il contributo degli utenti e può agevolare evoluzioni e chiarimenti delle discussioni aperte nel web. Dando per buona la definizione di Robin Good:

Web 2.0 si riferisce alle tecnologie che permettono ai dati di diventare indipendenti dalla persona che li produce o dal sito in cui vengono creati. L’informazione può essere suddivisa in unità che viaggiano liberamente da un sito all’altro, spesso in modi che il produttore non aveva previsto o inteso.

Questo paradigma del Web 2.0 permette agli utenti di prendere informazioni da diversi siti simultaneamente e di distribuirle sui propri siti per nuovi scopi.

Non si tratta di derubare gli altri del loro lavoro per il proprio profitto. Anzi, il Web 2.0 è un prodotto open-source, che permette di condividere le informazioni sulle quali è stato creato Internet e rende i dati più diffusi. Questo permette nuove opportunità di lavoro e di informazioni che possono essere costruite sopra le informazioni precedenti.

Web 2.0 lascia ai dati una loro identità propria, che può essere cambiata, modificata o remixata da chiunque per uno scopo preciso. Una volta che i dati hanno un’identità, la rete si sposta da un insieme di siti web ad una vera rete di siti in grado di interagire ed elaborare le informazioni collettivamente.

Ritengo che la chiave del concetto sia proprio qui: è Web 2.0 tutto ciò che permetta di partecipare, condividere, interagire. CoComment secondo me c’è.

 
4 commenti

Pubblicato da su 28 giugno 2007 in media, Mondo

 

Tag:

Meno security per le PMI?

Uno non può farsi qualche giorno di vacanza che, al ritorno, trova grandi novità, già attuate o in preparazione. In questo caso leggo che Stefano, da conneXioni, lancia una segnalazione:

Leggo dal blog di Gigi tagliapietra, presidente del Clusit, che nella seduta 164 del 5/6/2007, la Camera dei Deputati ha votato, a larghissima maggioranza, un progetto di legge che prevede l’esonero per le imprese fino a 15 addetti dall’osservanza delle misure minime di sicurezza per il trattamento dei dati previsti negli art. 33-35 della legge 196/03.
Il Clusit chiede la sospensione del progetto di Legge e l’introduzione di iniziative mirate a facilitare e supportare le PMI in questo compito.
Leggi il comunicato stampa.
Notoriamente il sistema produttivo italiano è caratterizzato dalla prevalenza di micro e piccole imprese: sono oltre 4 milioni quelle con meno di 10 addetti. Esse rappresentano il 95 per cento del totale ed occupano il 47 per cento degli addetti. (ISTAT, “Struttura e dimensione delle imprese”, Ottobre 2006).
Pensate alle imprese che si occupano di e-commerce, o che gestiscono dati sensibili in genere: forse che la dimensione dell’azienda abbia qualche influenza sull’importanza delle informazioni che gestisce?
La risultante è uno svilimento della figura della piccola impresa, che si può comportare in modo diverso dalle sorelle maggiori.
Sono sconcertato che il governo pensi che la salvaguardia delle attività di quello che è la componente principale del tessuto produttivo italiano abbia un’importanza relativa.
Si ricade sempre nella sensazione diffusa (ed errata!) che tutto quanto attiene alla protezione delle informazioni sia da considerarsi un mero costo, anziche’ una garanzia per il futuro dell’impresa.

Io sono sconcertato anche dal fatto che, con il pretesto di un rilevante alleggerimento burocratico, si rischia – da un lato – di incoraggiare legittimare atteggiamenti di incuria e di superficialità da parte delle imprese e – da un altro lato – di aprire le porte delle reti delle piccole imprese ad attacchi provenienti dall’esterno.

E’ pur vero che l’adozione di misure di sicurezza, ancor prima di essere imposta da una normativa, dovrebbe essere la conseguenza dell’applicazione di tre concetti: buon senso, coscienziosa gestione delle risorse aziendali e attenzione al cliente. Ma è altrettanto vero che esonerare le piccole imprese da quanto previsto dalla normativa è, come ha osservato Gigi Tagliapietra, “come decidere di non vaccinare i bambini contro le malattie infettive per evitare loro la puntura dell’iniezione”. O – aggiungo io – per paura di farsi fare un certificato medico e di dover riportare l’avvenuta vaccinazione su un libretto sanitario.

Evitereste di compilare qualche scartoffia per esporvi ad un rischio serio?

 
Commenti disabilitati su Meno security per le PMI?

Pubblicato da su 23 giugno 2007 in Mondo

 

Tag: ,