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Web is now e l’IM: “qui lo dico e là lo nego”

Oggi su Repubblica c’è un’intervista di Giuseppe Turani a Paolo Bertoluzzo, direttore generale di Vodafone Italia. Il file html dell’articolo è stato battezzato in un modo quantomeno singolare, ma non è di questo che voglio parlare qui (intanto però ho lanciato l’amo, se qualcuno deve delle spiegazioni le darà a chi di dovere 😉 ).

turarep.jpg

Il cuore dell’intervista è l’argomento “Internet dal cellulare”, che traina la presentazione della nuova offerta di connettività Internet Mobile lanciata da Vodafone con lo slogan Web is now. Domani su PI Telefonia ne parlerò più diffusamente, qui mi limito a due osservazioni.

La prima, una sottolineatura, riguarda il fatto che la tariffa (5 euro al mese, più 25 centesimi per ogni connessione) è applicata solo per la navigazione effettuata dal cellulare, ossia consultando il web dal display dell’apparecchio, e non vale per chi preferisce navigare dal PC utilizzando il cellulare come modem.

Anche la seconda osservazione, in realtà, è una sottolineatura. Nell’intervista si legge:

Turani: (…) Immagino che navigare su Internet con il cellulare possa essere un’esperienza dolorosa per le finanze di ciascuno di noi. Insomma, magari divertente, ma molto costosa.
Bertoluzzo: Non è così. In realtà, abbiamo studiato delle tariffe speciali. Si pagano 5 euro al mese e poi ci sono 25 centesimi per ogni accesso. Non è una cifra proibitiva. E’ una cifra che può consentire anche allo studente di chattare con i suoi amici o a lei di andarsi a leggere le notizie di Repubblica e del Corriere.

Chattare? Significa che con questa connessione è possibile scambiarsi messaggi con applicazioni di Instant Messaging? In realtà sembra proprio di no, dal momento che la stessa Vodafone – nella presentazione della promozione sul sito web – dice con molto chiarezza:

L’offerta non è utilizzabile usando il cellulare come modem, utilizzando Internet come protocollo di comunicazione (ad esempio VOIP, instant messenger, peer to peer) o per l’utilizzo di applicazioni non certificate da Vodafone.

UPDATE: il file html all’articolo è stato rinominato in modo meno originale ma più opportuno e polite. Ringrazio comunque Mantellini per avermi ispirato a conservare l’immagine che riporta l’url originale (onde evitare accuse di allucinazioni).

 
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Pubblicato da su 16 luglio 2007 in media, Mondo, news

 

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Agcom per la tutela degli utenti Elitel

Notizia letta oggi su MF-Dow Jones News:

TLC: Calabrò, Elitel informi clienti su servizio telefonico

ROMA (MF-DJ)–Il Consiglio dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, presieduto da Corrado Calabrò, ha esaminato i profili di tutela dell’utenza derivanti dalla risoluzione contrattuale avviata da Telecom Italia nei confronti di Elitel che ha determinato, per molti clienti di quest’ultima società, la disattivazione del servizio di telecomunicazioni.

L’Autorità, informa una nota, ha ribadito la necessità che gli operatori provvedano a porre in essere tutte le opportune misure e a fornire tutte le informazioni per evitare che si verifichi la cessazione del servizio telefonico. L’Agcom ha ordinato formalmente a Elitel di fornire immediatamente ai propri clienti dettagliate informazioni sulle modalità con le quali possono continuare ad usufruire del servizio telefonico di base o passare ad altro operatore nel caso in cui non vengano ripristinate le condizioni originarie.

Telecom I. dovrà collaborare con Elitel per gli utenti ad accesso diretto e, a sua volta, informare gli utenti in CPS (Carrier PreSelection) della stessa Elitel, tramite un messaggio fonico, della possibilita’ di effettuare chiamate in uscita premettendo, alla digitazione del numero, il codice di selezione (CS) dell’operatore con il quale sia stato sottoscritto un contratto, oppure quello di Telecom Italia. com/pev

L’Agcom impone dunque a Elitel di spiegare ai propri clienti in che modo possono continuare a telefonare e che, in alternativa, possono migrare ad un altro operatore (come possa fare a spiegarlo agli utenti che sono rimasti telefonicamente isolati non viene chiarito, quindi Elitel si deve arrangiare).

Si legge anche che l’Authority TLC chiede a Telecom Italia di andare in soccorso agli utenti Elitel, ma c’è un’utile comunicazione di servizio (che praticamente ottempera a quanto detto nel precedente paragrafo): gli utenti Elitel con preselezione automatica possono telefonare, instradando le proprie chiamate sulla rete di Telecom Italia.

Per completare l’opera bastava aggiungere una semplice indicazione: è sufficiente anteporre il prefisso 1033 al numero telefonico da comporre (se dovete chiamare lo 02 555 555 555, dovete comporre il numero 1033 02 555 555 555).

 
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Pubblicato da su 11 luglio 2007 in news

 

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Elitel commissariata. Ora che succede (e che succederà)?

Punto Informatico è l’unica testata giornalistica ad aver dato risalto, in più occasioni (giovedì e lunedì), alla vicenda Elitel. E tanto per non smentirsi, ecco un nuovo articolo – di Alessandro Longo – con importanti aggiornamenti.

Elitel, ecco cosa sta succedendo
1. La situazione
Elitel è in crisi aperta, ormai è ufficiale: ieri i consigli di amministrazione di tutte le società del gruppo hanno chiesto il commissariamento. È il passo estremo per evitare il fallimento, per la difficoltà a far fronte ai 106 milioni di euro di credito telefonico (servizi voce e Adsl all’ingrosso) vantati da Telecom Italia. Il sottosegretario Alfonso Gianni del ministero dello Sviluppo Economico in queste ore nominerà un commissario ministeriale che si occuperà di gestire la società. È una buona notizia per i dipendenti (150 dipendenti e 1850 parasubordinati): per ora nessuno perderà il lavoro. Elitel però ha appena chiesto (contro il volere dei sindacati) una proroga di cassa integrazione per 30 dipendenti. Il 9 luglio sono infatti tornati al lavoro 50 che erano in cassa integrazione.

C’è una buona notizia anche per i 400 mila utenti Elitel (molti dei quali aziende e professionisti, per un totale di 250 mila contratti di servizio): “la nuova gestione commissariata avrà innanzi tutto l’obiettivo di garantire gli utenti di Elitel sull’ordinaria prosecuzione del servizio”, spiega a Punto Informatico Bruno Casati, assessore alle crisi industriali e occupazionali presso la Provincia di Milano. È appunto con la Provincia e i sindacati (Fiom e Slc Cgil) che Elitel ha firmato, ieri, un documento quadro per cercare di superare la crisi.

Di conseguenza, ieri stesso il ministero dello Sviluppo Economico ha inviato a Telecom Italia una lettera firmata dal sottosegretario Alfonso Gianni per sollecitare la riattivazione delle linee Elitel. “Stiamo ora valutando la comunicazione del ministero”, fanno sapere da Telecom a Punto Informatico. Beninteso, il ministero riconosce che il credito vantato da Telecom vada tutelato; le linee sarebbero riattivate mentre l’amministrazione straordinaria cercherà anche una soluzione al debito. È proprio quest’ultimo la causa di tutti i problemi di Elitel. È un debito che si accumula dal 2002, subito dopo la costituzione di Elitel ed è raddoppiato negli ultimi due anni. Parte di quei 106 milioni – cioè 95 milioni di euro – è un debito che Telecom considera già scaduto, dopo due tentativi falliti di Elitel di ristrutturarlo.

“È così che siamo giunti alla decisione di staccare tutte le linee progressivamente a partire dal 3 luglio, dopo aver mandato l’ultima diffida a Elitel a fine maggio, dandole 30 giorni di tempo per ripagare il debito”, spiegano da Telecom. Ieri, 10 luglio, Telecom ha completato il distacco delle linee. Tutti gli utenti Elitel sono quindi in panne, eccetto alcuni casi delicati (farmacie, uffici comunali) che in accordo con Telecom sono rimasti attivi.

“Non ci limiteremo ad aspettare che Telecom voglia riattivare le linee”, aggiunge Giorgio Fatarella, amministratore delegato di Elitel. “Ci stiamo organizzando per riattivarle tramite altri fornitori, tra cui alcune società del gruppo”. Non ci sono tuttavia tempi certi. Così come non è sicuro che la gestione commissariale vada liscia: per prima cosa dovrà accertare che la situazione commerciale di Elitel sia sostenibile; cioè se, debito a parte, abbia le carte giuste per essere profittevole. “Dai dati che abbiamo visto- dice Casati – in realtà Elitel ci sembra un’azienda solida, che con l’amministrazione Fatarella è arrivata all’attivo”. È quanto mostra lo stesso Fatarella, in una bozza di bilancio, che però ancora non è stato pubblicato: l’ultimo a uscire è stato quello del primo semestre 2006. La mancata pubblicazione del bilancio 2006 è il motivo per cui il titolo Elitel è stato sospeso dalla Borsa di Londra (Aim) il 28 giugno 2007.

Molti punti della questione sono poco chiari; sistemare i nodi della vicenda sarà compito della gestione commissariale che, se andrà avanti, durerà per i prossimi due anni. “Dovrà valutare anche eventuali responsabilità di Telecom Italia in questa crisi – dice Casati, che ha parole dure – ritengo che distaccare gli utenti, causando loro un danno, sia stata una vigliaccata. Non è giusto che soffrano loro per i debiti del proprio operatore. Il commissario valuterà se Telecom ha fatto il possibile per trovare un accordo con Elitel”.
“Telecom ha distaccato le linee rispettando le norme”, ribattono però dall’Autorità Garante delle Comunicazioni (Agcom), che ora sta “cercando di far dialogare le parti nell’interesse degli utenti restati senza linea”. Il dialogo, se non ci fosse stato l’intervento del Ministero, sarebbe tuttavia in stallo: Elitel ha detto di non avere proposte aggiuntive per ripagare il debito e Telecom ha rifiutato tutte quelle precedenti.

2. Il debito con Telecom

Insomma, il giallo di tutta questa vicenda è proprio il debito con Telecom (a cui vanno sommati altri 25 milioni di euro che Elitel deve ad altri fornitori, come detto a Punto Informatico). Com’è possibile che un’azienda che nel 2005 ha fatturato 150 milioni di euro possa arrivare a un debito di tale entità? A riguardo, Elitel non ha dubbi: “Telecom ha violato le norme e per questo motivo ho sporto oggi contro di lei denuncia penale (ieri per i lettori, Ndr.)”, dice a Punto Informatico Giorgio Fatarella, amministratore delegato di Elitel. Ne è alla guida da marzo, “i 95 milioni di euro di debiti scaduti vengono dalla passata gestione”.

Per capirci qualcosa bisogna sapere che in questo business Telecom dovrebbe dare all’operatore un credito telefonico (per i servizi all’ingrosso) proporzionato alle effettive capacità di quell’operatore di ripagarlo nel tempo. “Telecom invece per anni ha dato un credito superiore alle garanzie, a Elitel come ad altri operatori. Ci aveva inoltre promesso lo stralcio di parte di quel debito, ma si è rimangiata la parola distaccando le linee”, dice Fatarella. Qui si entra nel terreno delle polemiche e delle contrapposte opinioni: solo un giudice potrà stabilire la verità.

Quello che c’è di certo è una notizia che è stata ripresa pochissimo dalla stampa. È di fine giugno: quattro alti funzionari di Telecom Italia e di Tim sono indagati dalla Procura di Roma per concorso in bancarotta fraudolenta aggravata. In sostanza (si legge nella nota d’agenzia Radiocor), “secondo gli inquirenti i quattro continuavano a erogare crediti telefonici per conto di Telecom e Tim ad alcune società (la Tc Spa, già Teleque Communications Spa e la Carteque Italia) insolventi, contribuendo a causarne il fallimento e arrecando alle proprie aziende un ammanco di circa 76 milioni”. La tesi di fondo (che sta dietro all’indagine) è che un’azienda in difficoltà non dovrebbe ricevere un credito elevato da Telecom, altrimenti la sua posizione debitoria si aggrava e si contribuisce alla bancarotta.

È come se un’azienda con poche garanzie ottenesse da una banca un super-prestito ingiustificato; se lo tira dietro per anni, non riuscendo mai a ripagarlo, fino a essere costretta (per il peso del debito e dei relativi interessi) a dichiarare bancarotta. Senza prestito, si sarebbe invece limitata a chiudere (senza bancarotta). A che pro Telecom avrebbe avuto manica larga nel concedere crediti? Perché mantenere in vita, forzosamente quanto inutilmente (vista la bancarotta successiva) quegli operatori? È da scoprire, ma secondo Fatarella lo scopo era di ottenere ritorni più alti scommettendo sulla crescita futura del fatturato degli operatori.

La vicenda è stata ricordata ieri anche da Davide Caparini, deputato della Lega Nord, che per fare chiarezza ha presentato un’interrogazione parlamentare in Commissione trasporti e telecomunicazioni e ha chiesto che sia sentito il parere dell’Autorità Garante delle Comunicazioni. La tesi di Caparini e di Fatarella è che Telecom abbia distaccato Elitel, rispettando alla lettera le norme e senza concedere altro credito all’operatore, appunto perché scottata dall’indagine della Procura; per evitare, insomma, di ricreare le condizioni che vedono indagati i quattro dirigenti. Telecom invece nega che il caso Elitel sia collegabile a quell’indagine. La partita in corso è un campo di nebbia che ha appena cominciato a schiarirsi.

L’articolo di Alessandro delinea un quadro abbastanza dettagliato. Però mi sorge una riflessione: tra i dirigenti coinvolti dall’indagine per bancarotta fraudolenta (Alessandro Talotta, Riccardo Delleani, Walter Ibba e Lorenzo Ferrante) ci sono manager di Telecom Wholesale. Talotta in particolare, come ricorda Stefano Quintarelli, “è il responsabile dei servizi all’ingrosso nazionali (colui che è responsabile di gestire le forniture all’ingrosso a tutti i concorrenti, che devono essere non discriminatorie)”. L’inchiesta ha preso il via l’anno scorso, portando ad alcuni arresti (come riporta una news Radiocor) già nel febbraio 2007. Vive La Vie e Telvia, guidate da Giorgio Fatarella, hanno rilevato il controllo di Elitel a marzo 2007. mentre l’inchiesta era in pieno svolgimento (anzi aveva cominciato a dare i suoi “frutti”). Dunque, a rigore di logica, la divisione Wholesale di Telecom già in quel periodo avrebbe dovuto essere quantomeno guardinga nei confronti di una Elitel già indebitata che cambiava proprietà. Perché non lo è stata? Anche questo dovrà essere chiarito.

 
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Pubblicato da su 10 luglio 2007 in Mondo, news

 

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Scivolato su una fontana

Vittorio Feltri, intervistato da Francesco Brancatella per il TG1 delle 20, descrive la sua Bergamo e, parlando della città alta, dice:

…Piazza Vecchia è il cuore portante, la fontana è del Bernini

Mi dispiace contraddire, e forse deludere, il dottor Feltri, ma la fontana che sorge in Piazza Vecchia a Bergamo Alta non risulta essere del Bernini (Gian Lorenzo Bernini, I suppose). Tale fontana è infatti chiamata del Contarini in quanto si tratta di un dono che il nobile veneziano Alvise Contarini fece alla città nel 1780 (cent’anni dopo la morte del Bernini), quando la lasciò dopo esserne stato Podestà e Rettore per conto della Repubblica Serenissima.

Per la cronaca, le fontane del Bernini sono queste: la Fontana dei Quattro Fiumi e la Fontana del Moro in piazza Navona, la Fontana del Tritone e la Fontana delle Api in piazza Barberini, e la Fontana della Barcaccia in piazza di Spagna. Tutte a Roma.

 
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Pubblicato da su 10 luglio 2007 in Senza categoria

 

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iPhone, in Italia dopo Natale?

Sarà vero che nella slitta di Babbo Natale non c’è posto per gli iPhone degli italiani?

Mi spiego: secondo il Financial Times, Vodafone non figura tra i favoriti ad aggiudicarsi la commercializzazione del music-phone di Apple in Europa. Si parla di un lancio 2007 che vedrà in pole position O2 (Telefonica) nel Regno Unito, T-Mobile (Deutsche Telekom) in Germania e Orange (France Telecom) in Francia. Si dice inoltre:

Apple is not expected to launch the device in other European markets until next year.

Se il FT avesse ragione, il mercato italiano potrebbe accogliere l’iPhone solo nel 2008. Ergo, molti potrebbero dover cambiare idea e ripiegare su altro, per i regali natalizi. Almeno finché non salterà fuori qualche nuovo colpo di scena.

Qualche italiano comunque ce l’ha.

 
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Pubblicato da su 9 luglio 2007 in Mondo, news

 

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La storia di Berenice

Conoscete la storia di Berenice, figlia del re di Cirene (quella della chioma di Berenice)?

Se vi interessa ve la racconta Stefano Quintarelli, attualizzata. Interessante.

 
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Pubblicato da su 9 luglio 2007 in news

 

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Elitel è in crisi

Update: martedì 8 gennaio 2008 ho scritto un nuovo post sulla vicenda. E’ a questo indirizzo (fine update)
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E’ in crisi la rete di Elitel, e ne sono bene a conoscenza tutti i suoi utenti da martedì mattina. Che sono a loro volta in crisi, perché il blackout del network li isola dal mondo: basti pensare agli utenti – magari business – che hanno un contratto VoIP + ADSL…

La causa del blackout? Secondo Elitel (che ho interpellato in seguito ad alcune segnalazioni di utenti – conoscenti, amici e familiari) si tratta di un rilevante guasto tecnico, di cui non è ancora possibile stimare i tempi di ripristino.

Ma, in altri ambiti, c’è chi parla di riflessi derivanti da una crisi finanziaria che va avanti da tempo. In effetti sembra tutto un precipitare di eventi: il down della rete arriva pochi giorni dopo la sospensione del titolo Elitel Telecom alla borsa di Londra. La società è infatti in difficoltà nel realizzare il suo progetto di ristrutturazione del debito contratto con vari fornitori, tra cui spicca Telecom Italia. E Forbes segnala che la sospensione del titolo azionario è motivata dalla mancata presentazione del bilancio certificato per l’esercizio 2006:

LONDON (Thomson Financial) – Elitel Telecom SpA said it cannot publish its full-year results by the deadline as talks with its creditors have not yet been concluded, resulting in the company shares being suspended from trading on AIM.

The Italian telecommunications group cannot finalise its results for the year to Dec 31 and thus cannot publish them by the June 30 deadline, as talks with its creditors to achieve a major restructuring of its debt have not yet been concluded.

Elitel added it expects that an agreement will be reached with creditors ‘shortly’, and the company will consequently publish their annual accounts and restore the dealing facility in due course.

Giusto un’ora fa ho ricevuto la mail di un utente, Achille, che nella sua posizione di ex dipendente Elitel (ora reseller) da’ la sua versione dei fatti (lo cito con il suo permesso):

Su Elitel, come società, grava un pesante indebitamento nei confronti di Telecom Italia, che sta passando al contrattacco con le sue armi commerciali: politiche di win-back (chiama i clienti Elitel e offre loro condizioni vantaggiose per riaccaparrarseli) e azioni a livello wholesale. Non è difficile pensare che le difficoltà “tecniche” degli utenti Elitel siano dovute a questi problemi.

La situazione sembra molto pesante a tutti i livelli: un altro lettore mi segnala tre video (primo, secondo e terzo) pubblicati qualche settimana fa su YouTube, che mostrano momenti di una manifestazione dei dipendenti dell’azienda. E nel forum di Punto Informatico legato alla notizia del down della rete Elitel, le voci che circolano sono assai poco confortanti.

Quattro mesi fa il controllo dell’azienda è passato dal fondo Kiwi II di Elserino Piol a quello di Vive La Vie e Telvia, sotto la guida di Giorgio Fatarella, che sembrava dover portare l’azienda sulla strada della serenità finanziaria. Serenità che non è arrivata, stando agli ultimi sviluppi. Ma se un’azienda che è stata rilevata quattro mesi fa adesso vive una situazione insostenibile c’è qualcosa di poco chiaro, finanziariamente, nell’operazione.

C’è da augurarsi che la situazione si risolva, per gli utenti ma anche per l’azienda (e i suoi dipendenti): guasto tecnico o crisi finanziaria, la situazione attuale ora ha come conseguenza la perdita di fiducia da parte di molti clienti.

Riflessione: sembra che in Italia, da parte dei media, ci sia un disinteresse generalizzato sulle condizioni di Elitel (Forbes ne parla perché l’azienda è quotata al London Stock Exhange), praticamente ne parla solo Alessandro Longo (scusa Alex, me ne sono accorto poco fa). E Stefano Quintarelli commenta:

Non ho alcuna informazione diretta, certo e’ che se prima poteva esserci una tolleranza da parte di TI, dopo le indagini per bancarotta fraudolenta che coinvolgono 4 dirigenti Telecom, di cui 3 della divisione wholesale, mi aspettavo che la manica si sarebbe stretta e mi chiedevo chi potrebbe essere stata la prima vittima.

Considerando che, a parte qualche caso che si conta sulle dita di una mano, gli operatori di TLC di rete fissa in Italia stanno tutti alla canna del gas o li’ vicino, un poblemino di sostenibilita’ della concorrenza probabilmente c’e’…

La crisi di Elitel è una delle conseguenze della crisi delle TLC italiane, che necessitano di operare in un regime di vera concorrenza e con una vera regolamentazione. Altrimenti la situazione degenererà molto rapidamente e ci saranno altre Elitel.

UPDATE di Sabato 7 luglio: Alex, che negli ultimi due giorni si è dato da fare non poco, è riuscito ad avere dettagli e conferme sulla situazione da parte della stessa Elitel. Ma molte cose devono ancora essere chiarite.

 
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Pubblicato da su 5 luglio 2007 in news

 

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iPhone, lo comprereste?

Oggi l’iPhone di Apple debutta ufficialmente sul mercato USA, ma non tentate di comprarlo sul sito iPhone.com, perché non c’entra nulla con il melafonino (anzi, è stato furbamente registrato utilizzato da qualcuno che vende ogni altro possibile smartphone).

  • update: il sito iPhone.com è ora legato ad Apple e il fatto che ieri fosse una vetrina di altri smartphone non era una mia allucinazione. La conferma viene da  MacNewsWorld (ma ne ha parlato anche Giacomo Dotta su Webnews). Ringrazio comunque Andrea che nei commenti mi ha segnalato la cosa.

Il Wall Street Journal pubblica proprio oggi un’intervista doppia a Steve Jobs (boss dell’azienda di Cupertino) e Randall Stephenson (numero uno di AT&T). Non è come leggere un’intervista di Giuseppe Turani a Riccardo Ruggiero (AD di Telecom), ma c’è un retrogusto di domande imboccate.

Pietro, su VoIPBlog, spiega i suoi 5 buoni motivi per non comprare un iPhone , su cui potrebbe essere opportuno riflettere:

  1. Non è possibile installare applicazioni, si possono solo usare servizi Web grazie alla presenza di un browser completo come Safari. Uno sviluppatore non può scrivere applicazioni in grado di accedere al sistema, ma può solo creare pagine Web che richiamino alcune funzionalità del telefono. Tra le motivazioni (reali) di questa limitazione potrebbe esserci proprio l’accordo di esclusiva con AT&T: sull’iPhone non saranno installabili software di Instant Messaging o VoIP, due applicazioni in grado di mettere a rischio i ricavi da SMS e voce dell’operatore.
  2. E’ bloccato. E’ presente un alloggiamento per SIM-cards ma il telefono funziona solo sulla rete di AT&T, con cui Apple ha stretto un accordo di esclusiva.
  3. E’ limitato a collegamenti EDGE e WiFi, non c’è supporto 3G. La stessa AT&T offre terminali in grado di collegarsi alla propria rete di terza generazione, è stata una scelta di Apple, probabilmente imposta dall’esigenza di contenere i consumi di energia e le dimensioni dell’iPhone.
  4. Costa molto. 499$ per la versione da 4GB, 599$ per quella da 8GB, a cui aggiungere 36$ di attivazione del contratto con AT&T e un costo mensile da 59,99$ a 99,99$ a seconda della quantità di minuti di conversazione inclusi. Scegliendo le opzioni più economiche, significa 1.974$ per 2 anni di utilizzo (il minimo previsto dal contratto con AT&T).
  5. Non è adatto all’utilizzo in azienda. Si parla di compatibilità con Microsoft Exchange, necessaria perché l’iPhone possa far ingresso nelle imprese di mezzo mondo, ma manca il supporto per molti altri sistemi e-mail altrettanto diffusi (BlackBerry?), non è possibile sviluppare applicazioni ad-hoc ed installare applicazioni per gestire la sicurezza delle informazioni. Il TCO (total cost of ownership) è circa il doppio rispetto a un BlackBerry o Palm Treo.

C’è da dire che alcune di queste motivazioni potrebbero essere superate, al momento del suo sbarco in Europa: da tempo si vocifera di una versione 3G per il Vecchio Continente e non è ancora possibile sapere quale operatore mobile la sposerà (Vodafone?), ne’ con quale politica commerciale lo proporrà al pubblico (SIM-lock?).

Ma i conti fatti da Pietro sono corretti, anch’io avevo calcolato che tenere un iPhone per due anni costerebbe (almeno) circa 2mila dollari. Che non è poco…

Lo comprerete?

 
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Pubblicato da su 29 giugno 2007 in news

 

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iPhone, i rumors aumentano

Ho già avuto modo di dire,  su PI Telefonia, quanto la crescente attesa attorno all’iPhone sia – a mio avviso – il risultato di un copione accuratamente studiato da Apple per scaldare il pubblico e dirigerne l’attenzione, una volta cotto a puntino, verso il suo music-phone.

L’impatto mediatico dei rumors e delle rivelazioni sfornate dalla stessa Apple è infatti notevole, ma ricordiamoci che l’azienda di Cupertino fa sapere solo ciò che vuole e, soprattutto, ciò che è necessario a calamitare l’attenzione.

Data la popolarità dell’apparecchio – che sarà sicuramente qualcosa di più di un aggeggio per l’intrattenimento – non mancano i contributi ironici: oltre a questo spot storico,  ora c’è anche questo “redazionale” :-D:

(Anche questo proviene da una segnalazione di PDA)

 
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Pubblicato da su 23 giugno 2007 in Mondo, news

 

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iPhone: Web 2.0 con qualche perplessità

Naturalmente alla WWDC il keynote di Steve Jobs era denso di attese. Innovation is the Agenda at WWDC, si legge nella homepage dedicata all’evento.

Poche sorprese, ma interessanti. Tra le innovazioni di cui ha parlato il boss della mela c’erano i nuovi videogame per Mac, il nuovo Leopard, sistema “fully 64 bit” descritto con le sue principali caratteristiche, Safari for Windows (che getta il guanto di sfida a MS Internet Explorer) e l’immancabile iPhone. Immancabile perché, “a 18 giorni dal lancio” (previsto per il 29 giugno), tutto sommato non si sa moltissimo di questo nuovo apparecchio, oltre a quanto già è stato presentato in forma ufficiale.

Certo Leopard sarà una grande novità, ma è innanzitutto Safari for Windows che cattura l’attenzione. Apple descrive come il nuovo browser vada incontro alle aspettative dell’utenza: “Crediamo che gli utenti Windows rimarranno davvero impressionati nel constatare con Safari quanto veloce e intuitivo possa essere un browser web.  Centinaia di milioni di utenti Windows utilizzano già iTunes, e non vediamo l’ora di far loro provare anche l’esperienza di browsing superiore di Safari”.

Poi, one last thing… ed ecco l’iPhone, che è stato descritto come un apparecchio spiccatamente Web 2.0:

“Sviluppatori e utenti apprezzeranno in ugual misura e si stupiranno i quanto questi applicativi abbiano un aspetto e una resa fantastici su iPhone (…) Il nostro approccio innovativo, che utilizza standard basati su Web 2.0, permette agli sviluppatori di creare nuovi incredibili applicativi mantenendo sicuro e affidabile l’iPhone”.

Un iPhone aperto dunque, a cui però non manca qualche chiusura sul fronte del messaging: niente funzionalità di Instant Messaging o MMS, come ben descrive Pietro Saccomani su VoIPBlog:

Arriva una conferma, anche se non è ufficiale: non sarà possibile inviare messaggi IM dall’applicazione SMS dell’iPhone.

Macrumors ha pubblicato alcune pagine di quello che dovrebbe essere il manuale iPhone per i venditori AT&T. Trattandosi di una fonte non ufficiale, possiamo sempre sperare nel fake.

Nella parte dedicata alla funzionalità SMS possiamo leggere:

– SMS text message button shows how many new messages are waiting
Threaded conversations
– Hear an audio alert for new messages
– Error correction and prevention in the keyboard. Only displayed when you need it.

Quando si parla delle differenze rispetto all’attuale offerta di messaging di AT&T, il manuale riporta:

– SMS text messages on the iPhone will “look” like instant messaging;
– Phone users will not be able to conduct IM conversations with instant messaging users
– iPhone doesn’t support MMS messaging for photos or videos.

I chattatori più accaniti potrebbero rimanere molto delusi. Ci sarebbe anche da discutere sul fatto che l’iPhone, sempre secondo quello che Macrumors ha definito il manuale per i venditori di AT&T, dovrebbe consentire di utilizzare solo contenuti compatibili con iTunes.

 
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Pubblicato da su 11 giugno 2007 in media, Mondo, news

 

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L’Italia fa la convergenza?

Settimana densa di novità, nel panorama della telefonia italiana: innanzitutto per il debutto di due nuovi operatori mobili virtuali che, almeno sulla carta, dovrebbero essere forieri di una ventata d’aria fresca nel mercato, ma che – al momento – hanno presentato un’offerta non particolarmente innovativa. Bisogna però dare tempo al tempo e attendere – dopo un periodo di rodaggio – gli effetti del loro ingresso sulla scena, magari con l’introduzione di soluzioni commerciali “di rottura”.

In secondo luogo c’è una novità regolamentare, o quantomeno i suoi prodromi: l’Agcom, nella giornata di ieri, ha messo a punto lo schema di provvedimento che aprirà la strada, in Italia, alle offerte convergenti fisso-mobili di telefonia. In panchina attendono di entrare in gioco Telecom Italia e Vodafone, che hanno già pronte due offerte, Unica e Numero Fisso.

Entrambe hanno l’obiettivo di dare all’utente la possibilità di utilizzare un solo apparecchio telefonico, ovunque si trovi (in casa e fuori), mantenendosi sempre reperibile: in pratica, chi avrà questo tipo di contratto, riceverà sul proprio telefonino anche le chiamate effettuate sul numero di casa. Il chiamante non avrà brutte sorprese e pagherà la tariffa corrispondente al numero di telefono che ha composto: se ha chiamato un numero fisso, non dovrà pagare la tariffa per le telefonate destinate a reti mobili.

Il via libera dell’Agcom apre la strada proprio a queste soluzioni. Questo non significa comunque che domani i due operatori si trovino nella posizione di lanciare commercialmente le loro soluzioni: per la convergenza dovremo attendere ancora un po’. Ma almeno la strada sembra tracciata. Ho scritto qualche dettaglio in più su PI Telefonia.

 
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Pubblicato da su 7 giugno 2007 in news

 

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Il Palm di Bono

Se dico U2 ed Elevation, cosa vi viene in mente? Probabilmente i fan della band irlandese dovrebbero arrivare subito alla canzone (Elevation, appunto). Pochi sanno, però, che Elevation è anche il nome di un fondo di private equity, di cui Paul David Hewson (in arte Bono Vox) è socio fondatore.

Si da’ il caso che il fondo Elevation (lo riferisce il Financial Times) abbia offerto 242 milioni di euro (325 milioni di dollari) per rilevare il 25% di Palm, il produttore dei Treo e del nuovo Foleo. Palm ha bisogno di risollevarsi da una situazione finanziaria e di mercato non esattamente florida. Non è un problema di qualità di prodotto, ma di concorrenza decisamente agguerrita: dall’atteso iPhone ai consolidati BlackBerry, passando per i Pocket PC e tutti gli smartphone business-oriented, l’arena è affollata e non è facile essere i primi della classe.

Palm ha anche arruolato l’ex direttore finanziario di Apple (e attuale boss di Elevation) Fred Anderson.

Che suonerie potremmo immaginare di trovare sui futuri Palm? 🙂

 
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Pubblicato da su 6 giugno 2007 in Mondo, news

 

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La settimana dei virtuali

A partire da questa settimana, nell’arena del mercato della telefonia mobile entrano due nuovi protagonisti: sono CoopVoce e UNOMobile, frutto degli accordi siglati (rispettivamente) tra TIM e Coop e tra Vodafone e Carrefour.

Ho scritto per Punto Informatico (pardon, per PI Telefonia) un articolo con alcuni dettagli delle offerte. Come potrete notare, dalle condizioni proposte dai due nuovi operatori emerge un certo allineamento al mercato. UNOMobile si distingue per non prevedere scatti alla risposta, come invece fa CoopVoce che, però, offre ad ogni ricarica un bonus aggiuntivo del 20% in traffico telefonico.

Il concetto di bonus di ricarica è senz’altro più gradito di quello, mai digerito ma ormai abbandonato (per legge), di costo di ricarica, anche se non è una novità assoluta (all’estero esiste già da tempo, ma anche in Italia si era visto). A mio modesto parere, i consumatori si aspettavano qualcosa di più, in termini di convenienza.

Vedremo come i nuovi arrivati (a cui presto si dovrebbe aggiungere Poste Italiane) si muoveranno nel mercato e quanto impiegheranno a lanciare allettanti offerte promozionali. Un argomento che non dovrebbe essere affatto estraneo ad operatori telefonici legati al mondo della GDO, che sovente propone alla clientela promozioni 3 x 2 e offerte abbinate di prodotto anche diversi tra loro.

(copertina di Punto Informatico di oggi – by Luca Schiavoni)

 
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Pubblicato da su 4 giugno 2007 in news

 

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Vodafone, moti di svalutazione

Tra i risultati finanziari resi pubblici da Vodafone per l’esercizio 2006-2007, emergono dati significativi: Clienti a 27,4 milioni (+ 13,8%), bene dati e multimedia (+8,4%), terminali UMTS 4,9 mln (+67%). Di seguito si legge anche:  Decreto Bersani pesa sul valore dell’azienda per 5,1 mld di euro.

Cifra considerevole. Anche per il fatto che il decreto Bersani (entrato in vigore a inizio marzo), sul bilancio di cui si sta parlando (chiuso a fine marzo), ha inciso per meno di un mese. A un profano o a un lettore poco attento, la frase “Decreto Bersani pesa sul valore dell’azienda per 5,1 mld di euro” può indurre a credere che quella cifra sia il mancato introito derivante dall’abolizione dei costi di ricarica. Nel comunicato, comunque, Vodafone si spiega meglio:

Il Decreto Bersani ha inciso solo sull’ultimo mese dell’anno fiscale. La misura ha invece significativamente ridotto il valore dell’azienda. A seguito della revisione del piano economico-finanziario di lungo periodo di Vodafone Italia, secondo i principi contabili internazionali (IFRS), il Gruppo Vodafone ha dovuto svalutare la sua partecipazione nell’azienda italiana per un importo di circa 5,1 mld di euro. (La revisione di valore segue quella già resa nota a novembre 2006 di 2,08 miliardi di euro dovuta al rialzo dei tassi di interesse).

La spiegazione sembra assumere qui un significato più comprensibile: per via delle ripercussioni future derivanti dal pacchetto sulle liberalizzazioni, il gruppo dichiara di vedersi costretto a svalutare Vodafone Italia. Ma è solo una questione di costi di ricarica? L’amministratore delegato Pietro Guindani lo conferma nelle dichiarazioni rilasciate in un’intervista pubblicata oggi su il Sole 24 Ore:

“La svalutazione è l’effetto del decreto Bersani per l’abolizione dei costi di ricarica. Una riduzione sul bilancio di 700 milioni di euro che pesa a livello sia economico che patrimoniale. Noi stiamo reagendo con una revisione della gestione dei costi, una razionalizzazione degli investimenti e un lavoro sulla crescita, come dimostra la performance dei ricavi da servizi. Il calo dell’ebidta è invece l’effetto della dicotomia tra l’incremento del traffico e la riduzione dei ricavi. Il business è sano e l’azienda è in crescita, ma gli effetti della regolazione e non solo della concorrenza riducono ricavi e margini. Il nostro è un business a due facce: salgono volumi e scendono i prezzi. L’abolizione del costo delle ricariche ha inciso proporzionalmente su tutti togliendo circa il 10 per cento dei ricavi e il 20 per cento dei margini a ogni operatore. Non ha senso dire che abbia penalizzato più gli uni degli altri perché sarebbe come sostenere che i costi per l’asta dell’Umts hanno colpito più un operatore piccolo come era allora Omnitel piuttosto che Tim. Noi non abbiamo mai ragionato così”.

Svalutare la partecipazione in un’azienda sana e in crescita (e il cui margine operativo lordo – come si vede dalla tabella sopra riportata – è il più alto tra quelli delle consociate europee) è una cosa seria. Persino il Ministero dello Sviluppo Economico ha voluto esprimersi in merito, con un comunicato in cui dice – in sostanza – che Vodafone offre spiegazioni inverosimili:

“E’ assolutamente stupefacente e incredibile attribuire al decreto Bersani, come nvece fa l’amministratore delegato di Vodafone Italia, Pietro Guindani, la riduzione del valore dell’azienda di telefonia di 5,1 mld. Il decreto Bersani, infatti, si è solo occupato di ricariche telefoniche”.

A me, peraltro, risultava che Vodafone avesse svalutato la propria partecipazione anche in altre filiali e Stefano Quintarelli lo conferma, citando notizie ufficiali che motivano la svalutazione considerando l’abolizione dei costi di ricarica, ma richiamando in primis l’aumento dei tassi di interesse a lungo termine (fattore che Vodafone Italia non evidenzia):

the Group recorded an impairment charge of £11,600 million (2006: £23,515 million) in relation to the carrying value of goodwill in the Group’s operations in Germany (£6,700 million) and Italy (£4,900 million). The impairment in Germany resulted from an increase in long term interest rates, which led to higher discount rates along with increased price competition and continued regulatory pressures in the German market.
The impairment in Italy resulted from an increase in long term interest rates and the estimated impact of legislation cancelling the fixed fees for the top up of prepaid cards and the related competitive response in the Italian market.

 
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Pubblicato da su 30 Maggio 2007 in media, news

 

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Doccia fredda sul WiMax

Agcom per il WiMax ha prodotto un regolamento da medioevo della Società dell’Informazione; ovvero un regolamento basato su principi tecnologici di gestione dello spettro concepiti in USA prima ancora che fosse inventato il transistor, e che già sappiamo essere obsoleti; e principi sociali analoghi a quelli con cui il bullo di quartiere nella Roma papale decideva arbitrariamente durante la passatella chi doveva bere e chi no.

E’ con queste parole che Michele Favara Pedarsi inizia un’interessante spiegazione sul perché  il WiMax, con tutta probabilità, in Italia partirà castrato.

Da leggere. Sigh 😦

 
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Pubblicato da su 23 Maggio 2007 in media, news

 

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