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Archivi categoria: tecnologia

Facebook? Un campione. Statistico.

Cosa c’è dentro Facebook? 150 milioni di persone, con le proprie identità, dati anagrafici e personali, con tanti collegamenti: amicizie, gusti, orientamenti, passatempi.

Chi c’è dietro Facebook? Il fondatore e amministratore delegato Mark Zuckerberg, uno studente americano che nel 2008 è stato nominato da Forbes “Il più giovane miliardario del mondo”. Con soci, azionisti e collaboratori.

Che uso si può fare di Facebook? L’uso che ne fanno gli utenti lo conosciamo. Ma non sappiamo fino in fondo cosa ci fanno coloro che, per così dire, ne muovono i bit. Be’, a quanto pare il popolo di Facebook sta per diventare un immenso bacino di utenza per ricerche di mercato: da un articolo di Richard Wray sul Guardian si legge infatti che Zuckerberg, inaspettatamente incravattato in occasione del Forum economico mondiale di Davos, ha mostrato alla platea le enormi potenzialità di Facebook come strumento di marketing mirato, ponendo poche domande a gruppi di utenti ben specifici e ottenendo con immediatezza risposte e opinioni.

Niente indagini di mercato, ne’ inchieste telefoniche o interviste. Qualche click e le risposte richieste arrivano a migliaia.

Questo serve a far capire anche agli utenti che di Facebook è necessario fare un utilizzo intelligente. Facciamo attenzione a tutte le informazioni che rilasciamo mentre lo utilizziamo: potrebbero renderci parte di un enorme – e significativo – campione statistico senza che noi ce ne rendiamo conto.

P.S: la stessa cosa succede anche con altri servizi in rete, come i motori di ricerca, ma questo già lo sapevate, no? 😉

 
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Pubblicato da su 2 febbraio 2009 in Internet, media, Mondo, mumble mumble (pensieri), news, tecnologia

 

Dottore, ho il mal di Wii…

Vera o no, questa notizia che leggo dall’ANSA sembra voler terrorizzare i possessori di una nota piattaforma di gaming e intrattenimento:

Il ‘colpo a vuoto’ dato da chi pratica uno sport davanti a uno schermo tenendo in mano un leggero telecomando puo’ causare traumi fisici. A lanciare l’allarme medici e fisioterapisti secondo i quali, nel movimento indotto dagli sport virtuali, mancano le premesse tecnico-strutturali sulle quali nascono gli sport reali e molti sono i risentimenti alla colonna vertebrale, per chi sottovaluta l’impegno muscolare del gesto atletico compiuto davanti alla consolle.

 
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Pubblicato da su 1 febbraio 2009 in news, tecnologia

 

Reporting 2.0

New York: un aereo della US Airways rompe le acque del fiume Hudson. Grazie al pilota, il comandante Chesley B. “Sully” Sullenberger III, equipaggio e passeggeri si salvano. Questa è la vera grande notizia che giustamente si è guadagnata gli onori della cronaca da parte di tutti i media del mondo.

Di contorno, un segno dei tempi: a bordo di uno dei ferry che si recano con tempestività sul luogo dell’incidente c’è Janis Krums, che con il suo iPhone scatta una fotografia alla scena che gli si presenta di fronte, le fa fare il giro del mondo via Twitter (con tanto di didascalia scritta “a caldo”: C’è un aereo nell’Hudson. Sono sul battello che va a prendere i passeggeri. Pazzesco). Ora quella foto compare su molti dei media che intutto il mondo parlano di questa vicenda.

aereohudson

 
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Pubblicato da su 16 gennaio 2009 in Internet, media, Mondo, news, tecnologia

 

ANSA da prestazione

Nel Disinformatico, Paolo Attivissimo segnala questa perla dell’ANSA che merita qualche riflessione.

La notizia come è stata pubblicata dall'ANSA il 12 gennaio 2008

La notizia come è stata pubblicata dall'ANSA il 12 gennaio 2008

La notizia, che è stata ripresa as is anche da altre testate (tra le quali il Giornale, il Mattino, Key4biz) e che l’agenzia di stampa ha mantenuto inviariata fino ad oggi, dice che è stata sviluppata una nuova tecnologia “codec” che – per spiegarla in termini concreti – consente di stipare su un floppy disk da 1,44 MB addirittura “20 minuti di filmato in qualità DVD, che pesano 3,1 Gigabyte”, con una capacità di archiviazione di 3-4 volte superiore a quella che si ottiene oggi.

Se quanto riportato dall’ANSA corrispondesse a verità, la notizia meriterebbe grande risalto, quantomeno per tributare gloria e onori (e proposte contrattuali) a chi ha sviluppato la mirabolante tecnologia. Il problema è che la verità è un’altra e ridimensiona (parecchio) la notizia, che rimane comunque interessante, al netto delle dovute precisazioni.

E’ sufficiente conoscere ciò di cui si sta parlando per capire che c’è qualcosa che non va. Tanto per cominciare, codec non è il nome proprio della tecnologia in questione, come un lettore poco preparato potrebbe essere indotto a credere: per codec si intende un dispositivo (anche software) utile a codificare o decodificare un segnale audio o video in forma digitale (nonché a comprimerne o decomprimerne i dati). Qualche dettaglio in merito è reperibile qui.

Chi poi è convinto che la matematica non sia un’opinione, sappia che in questo caso è stata addirittura interpretata: se si tratta di una tecnologia che offre una capacità di archiviazione di 3-4 volte superiore a quelle utilizzate oggi, significa che in un dischetto da 1,44 MB sarà possibile conservare contenuti che oggi occupano dai 4 ai 5,5 MB, non certo 3,1 GB (che se non erro è oltre 500 volte tanto).

E’ sufficiente, inoltre, approfondire l’argomento per saperne qualcosa di più: con una semplice ricerca si può sapere chi ha realizzato questa tecnologia (la Eco Controllo), che ne ha presentato i risultati lunedì scorso, specificando che su un floppy è possibile archiviare un filmato di 20 secondi (non minuti).

Intendiamoci, non è affatto un risultato trascurabile, anzi. Però, se l’argomento vi interessa, approfonditelo direttamente con Eco Controllo, oppure con il consorzio CeRICT: un progetto che ha alle spalle un investimento di 5 milioni di euro, finanziati per il 60% dal ministero per lo Sviluppo Economico, merita attenzione. Sotto molti punti di vista.

 
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Pubblicato da su 14 gennaio 2009 in media, Mondo, news, tecnologia

 

NNSquad Italia – Per una rete neutrale

Rilancio qui volentieri la notizia – diffusa da Stefano Quintarelli – della nascita di NNSquad Italia, costola italiana dell’iniziativa made in USA NNSquad.org che persegue l’obiettivo della neutralità della rete e ha, quindi, lo scopo di contribuire a mantenere Internet libera da restrizioni irragionevoli.

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Stefano scrive:

In accordo con Lauren (nnsquad.org), abbiamo deciso di fare, oltre a quella in inglese, anche una mailing list in italiano. Cerchiamo un volontario per organizzarla. Se disponibili, potete scrivere direttamente a me (stefano (at) quintarelli.it)

Il progetto remade in Italy è coordinato da due nomi autorevoli: Vittorio Bertola e Stefano Quintarelli. Per saperne di più, l’indirizzo da cui partire è www.nnsquad.it

Se siete interessati a partecipare all’iniziativa, diffondete questa notizia. Se intendete sottoscriverla perché credete che l’obiettivo della neutralità della rete sia cosa buona e giusta, potete farlo a questo indirizzo.

Ah, per completezza di informazione: sempre allo scopo di far conoscere questo progetto, è stato creato anche un gruppo su Facebook, se voleste scatenarvi nel passaparola anche attraverso questo social network…

P.S.: se avete – o leggete – notizie interessanti sul tema della net neutrality e ritenete che meritino di essere evidenziate su NNSquad.it, segnalatele pure a me 😉

 
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Pubblicato da su 4 gennaio 2009 in Buono a sapersi, Internet, Mondo, news, tecnologia

 

E li chiamano messaggini

SMS: Short Message Service. In italiano è il messaggino, un’invenzione di 16 anni fa (di cui l’anno scorso sintetizzai un po’ la genesi) che ha percorso parecchia strada, fondando il proprio successo su due fattori: sintesi e immediatezza. Negli USA si usa poco, ma da noi va alla grande e, a dire il vero, ha un successo planetario. Qualche numerino, giusto per capire quanto è cresciuto il suo utilizzo: durante le vacanze di Natale ’99 (dal 25 dicembre a Capodanno), in tutto il mondo ne circolarono 100 milioni. Nel 2008, tra il 24 e il 25 dicembre ne sono stati trasmessi un miliardo.

Quante cose si possono fare con gli SMS? Tantissime. Chi li vede come un asettico strumento di comunicazione per quisquilie, smancerie e altri impieghi futili, si deve però ricredere, perché con un messaggino si possono fare cose molto utili: chi, ad esempio, non ha mai effettuato una donazione via SMS per un’iniziativa benefica? Ma al di là di questi nobili utilizzi (a proposito, attenzione a spedire gli SMS ai numeri giusti, altrimenti si fanno donazioni alle persone sbagliate), tra le notizie lette nel 2008, infatti, scopriamo ad esempio che con un messaggino:

E’ delle scorse ore, inoltre, la notizia che qualcuno ha pensato che l’SMS può essere perfetto come interruttore per i lampioni dell’illuminazione pubblica: Dieter Grote, cittadino di Lemgo (Germania), ha realizzato un sistema che, con un messaggino trasmesso ad un server, consente di accendere per un quarto d’ora i lampioni di una determinata strada. Spedire l’SMS a quel numero costa all’utente 50 centesimi di euro. Una stupidaggine? L’amministrazione comunale di Lemgo, dopo una sperimentazione di un anno, dichiara di aver conseguito un risparmio di circa 70mila euro in elettricità.

Be’, lunga vita ai messaggini, dunque… purché costino meno.

 
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Pubblicato da su 30 dicembre 2008 in Mondo, tecnologia, telefonia, TLC

 

Tiscali stacca la spina alla sua TV

Siamo ormai alla fine dell’anno, e anche alla fine delle trasmissioni per la Internet TV di Tiscali: come segnalano Massimo Cavazzini, Alfonso Fuggetta e Alessandro Longo, l’azienda ha deciso di staccare la spina alla sua IPTV a partire da gennaio 2009.

Il servizio conta oggi un numero di utenti deludente, sebbene gli obiettivi iniziali non fossero roba da spaccare il mondo: l’anno scorso, infatti, Tiscali aveva lanciato l’offerta prevedendo di raggiungere – entro il 2009 – un numero di abbonati pari all’11% dei 520mila clienti che costituivano bacino di utenza degli abbonati ai servizi ADSL. Insomma l’obiettivo dell’azienda era di superare i 50mila utenti.

Nel dare la notizia ai propri clienti, Tiscali sembra non voler annunciare la morte della sua televisione: su web scrive che Il servizio è temporaneamente sospeso per inconvenienti tecnici, mentre in una comunicazione inviata agli abbonati scrive che l’erogazione dei canali di Tiscali TV sarà sospesa a partire dal 1° gennaio 2009. I canali trasmessi in digitale terrestre saranno fruibili tramite il decoder Tiscali fino al 15 gennaio 2009. Una “sospensione”  potrebbe lasciar supporre una “ripresa”, ma un’altra frase, che dice Tutti i canoni del servizio Tiscali TV del mese di dicembre e fino al 15 gennaio 2009 saranno erogati a titolo gratuito fa pensare invece ad una sorta di compensazione di chiusura.

Fine dell’avventura televisiva per Tiscali? Forse sì, ma l’azienda potrebbe anche cambiare modello e sperimentare altre forme legate al business dell’intrattenimento TV. Su Internet restano quindi accese Alice Home TV di Telecom Italia e Fastweb TV, due offerte legate ad aziende che possono contare su ben altre infrastrutture.

Per una TV che scompare dal web, un’altra ne appare: TV|blog.it segnala che Qoob (canale di MTV), dal 1° gennaio chiuderà i battenti sul digitale terrestre per trasformarsi in una vera e propria Web TV che attingerà al proprio database, in cui gli autori potranno inserire le proprie opere, utilizzabili – con licenze creative Commons – come colonne sonore per film, spot, corti, animazioni.

 
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Pubblicato da su 29 dicembre 2008 in media, Mondo, tecnologia, telefonia, TLC

 

28 Megabit su rete mobile

E’ la promessa formulata ieri da Telecom Italia e raccolta qua e dalla stampa:

Grazie alla tecnologia HSPA+ basata su chipset Qualcomm, Telecom Italia sarà in grado di offrire ai propri clienti, già a partire dalla metà del prossimo anno, una prima Data Card per PC in grado di consentire connessioni ad internet in mobilità ad una velocità pari a 21 Megabit in download (5,7 Megabit in upload), che arriveranno ai 28 Megabit nella seconda parte del 2009.

Questo genere di annunci mi fa sempre alzare un sopracciglio (alla Spock, per intenderci). Sicuramente la notizia, data così, fa un certo effetto: lo stesso effetto che fece quella, negli anni ’90, dell’imminente introduzione del broad band in Italia, che ancora oggi – dopo qualche lustro – è disponibile a macchia di leopardo e non raggiunge tutti gli utenti.

21 e poi 28 Megabit in download, quasi 6 in upload… Bellissimo! Fantastico! Ma soprattutto incredibile. Non certo perché si tratta di fantascienza, dato che la tecnologia esiste. L’aspetto critico è un altro e si chiama copertura: quanti utenti potranno beneficiare della nuova tecnologia? In che tempi sarà estesa a tutta la popolazione italiana? Ho già sentito i commenti entusiasti di alcune persone che – letto uno degli articoli che riportano il comunicato di Telecom – hanno già pensato che tra qualche mese potranno dotarsi di una data card con supporto HSPA+ “da 28 Mega”.

Visti i precedenti, dunque, che tempi sarà legittimo attendersi dall’introduzione di una nuova tecnologia – annunciata oggi – che promette banda superlarga su rete mobile dal 2009? Non ci sarebbe da meravigliarsi se a primavera (prima tappa dichiarata da Telecom Italia) fossero disponibili connessioni a 21 Mbit in qualche quartiere di Torino, Milano e Roma (sto sparando nomi più o meno a caso), con qualche antenna in più dopo qualche mese. E la prospettiva verosimile è quella di un’estensione graduale e diluita negli anni.

Come giustamente sottolinea Max:

Per carità, belli i 21 Mbps della primavera 2009, ma sarebbe bello sapere in quanti hotspot ci saranno e, sopratuttto, nel cado di roll out esteso in tutta la rete Tim, quanta banda sarà dedicata ai dati (stendono fibra dalla cella in campagna alla centralina?).

Doverosa osservazione, a cui aggiungerei il fatto che le celle a cui tutti gli entusiasti utenti tenteranno di collegarsi dovranno avere spettro sufficiente, altrimenti non ci sarà posto per tutti. E anche per questo i 28 Megabit rischiano di essere una possibilità per pochi.

Con Max condivido il timore dell’effetto annuncio: Telecom Italia non è nuova ai proclami di sconvolgenti novità, ottime per comparire sulle prime pagine dei giornali, ma che poi in termini di concreta realizzazione si rivelano essere meno imminenti di quanto non sembrino al momento delle dichiarazioni iniziali.

 
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Pubblicato da su 23 dicembre 2008 in Internet, Ipse Dixit, tecnologia, telefonia

 

La carta simpatica

Finalmente, dopo qualche anticipazione, Xerox ha presentato la carta con stampa a scomparsa. La cui utilità si fonda su questo presupposto: la carta, nonostante i sistemi di archiviazione digitale con relative soluzioni di gestione documentale, resta il supporto preferito da chi deve realizzare un rapporto, un documento, una tabella, una comunicazione anche se ha validità temporanea. Infatti Xerox ha riscontrato che il 40 per cento dei documenti stampati vengono usati per meno di 24 ore, superate le quali conservano valore talmente di rado da essere quasi sempre distrutte.

Questa soluzione evita dunque quella che molti chiamano archiviazione verticale, ossia il cestino. Questa carta cancellabile, rivestita di speciali composti chimici, reagisce a specifiche lunghezze d’onda luminose e va utilizzata insieme ad apposite stampanti che con la luce cancellano i fogli prima di riutilizzarli per nuove stampe. Il testo scompare in ogni caso dopo 24 ore, indipendentemente dal fatto che venga esposto alla luce o meno.

Una carta simpatica insomma. Da utilizzare ad esempio per il prossimo contratto da siglare con un partner antipatico.

Ma, battute a parte, letta così la notizia sembra interessante dal punto di vista tecnologico e riporta un’idea che, attuando un riciclo immediato della carta utilizzata per le stampe, potrebbe riscuotere ampi consensi dagli ambientalisti. Secondo me, però, è necessario avere le idee chiare su alcuni aspetti. Questi sono quelli che mi vengono in mente:

  1. Questa carta  è in realtà rivestita di sostanze chimiche, quindi a fine utilizzo potrebbe essere considerata un rifiuto speciale, da trattare in modo ben diverso dalla carta ordinaria. Inoltre, non credo sia noto quanto sarà eco-compatibile il processo produttivo.
  2. La vita utile di questi fogli non è illimitata, un foglio potrebbe essere utilizzato per qualche decina di stampe (diciamo una cinquantina), quindi ci vuole una certa accortezza nel riutilizzarli. Ad esempio, se oggi ne inseriamo una risma nella nostra superstampante, nel giro di qualche giorno o settimana, il cassetto/vassoio destinato alla carta “simpatica” potrebbe essere pieno di fogli di età variabile in ordine sparso (fogli nuovi, qualche foglio già utilizzato qualche volta, fogli arrivati a “fine carriera”) e potremmo dunque trovarci a stampare su fogli di qualità eterogenea e quindi rischiare di ottenere stampe leggibili e stampe meno leggibili. Una possibile soluzione al problema potrebbe essere l’adozione di un criterio First In First Out (per gli amici FIFO) nell’inserimento della carta da riutilizzare nell’apposito vassoio/cassetto (che generalmente viene utilizzato in modalità Last In First Out (LIFO). Ma se i fogli non vengono re-inseriti puntualmente ogni 24 ore (io potrei ad esempio dimenticarmi sulla scrivania qualche foglio per uno o più giorni) il giro quotidiano salta. Inoltre c’è da considerare che, all’atto pratico, verosimilmente poche persone rispetterebbero il criterio FIFO: uno dovrebbe ogni volta aprire il cassetto e sollevare la risma presente, per riporvi i fogli stampati più recentemente. Oggi lo fa, domani forse lo farà, ma dopodomani secondo me se ne sarà già stufato.
 
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Pubblicato da su 30 settembre 2008 in computer, news, tecnologia

 

L’allergia all’elettronica

Fino a poco tempo fa, definivo allergiche all’elettronica tutte quelle persone che, per motivi anagrafici, caratteriali o psicologici, si trovano in difficoltà di fronte un qualunque dispositivo elettronico, quando addirittura non ne rigettano l’utilizzo senza nemmeno fare tentativi: dalla persona anziana che fatica a prendere confidenza con un telefonino alla giovane casalinga che si spaventa di fronte al robot da cucina multifunzione che le hanno regalato per le nozze, ma c’è anche il dirigente d’azienda che sulla propria scrivania ha un bel personal computer con funzione ornamentale, in quanto perennemente spento (oppure acceso, ma che senza uno screensaver rimarrebbe comunque inanimato, e questo spesso porta ad una definizione non convenzionale di IP statico).

La mia definizione, fino a ieri, aveva un senso solamente a livello metaforico. Oggi scopro che, secondo quanto afferma un medico, i dispositivi elettronici possono essere forieri di vere e proprie allergie, ossia di (definizione wikipedica) malattie del sistema immunitario caratterizzata da reazioni eccessive portate da particolari anticorpi (reagine o IgE) nei confronti di sostanze abitualmente innocue come ad esempio pollini. L’amico Marco Valerio Principato, su Punto Informatico, riferisce infatti le conclusioni a cui è giunto Todd Rosengart, direttore del reparto di cardiochirurgia toracica dell’ospedale universitario Stony Brook, in merito ad alcune forme allergiche a suo dire derivanti da cellulari, iPod e affini:

I cellulari, ad esempio, secondo Rosengart possono aggredire utenti sensibili ai metalli e ai minerali impiegati nel processo di fabbricazione. Il nichel, largamente impiegato nelle batterie, è additato come uno dei principali responsabili di allergie dermatologiche da contatto e può favorire lo sviluppo di eruzioni o altre anomalie cutanee.

Mumble mumble… forse è una considerazione superficiale, ma a mio avviso l’allarmismo del dottor Rosengart è eccessivo, per quanto riguarda i dispositivi elettronici: quanto siamo in contatto epidermico con il nichel della batteria del cellulare, se è rivestita e protetta dal guscio dell’apparecchio? Monete e articoli di bigiotteria ad esempio non sono più “rischiosi”, almeno per soggetti sensibili?

 
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Pubblicato da su 29 aprile 2008 in mumble mumble (pensieri), news, tecnologia

 

FTTH, per dare propulsione all’economia italiana

Negli ultimi anni  Cinquanta la politica ha ritenuto essenziale, per lo sviluppo economico del Paese, realizzare l’Autostrada del Sole. Nel 1964 il presidente Moro ha inaugurato l’Autostrada del Sole. Ecco: il costo di una rete in fibra, che colleghi tutte le abitazioni di tutti gli italiani, quindi un progetto enorme, capillare, costa – probabilmente – circa come l’Autostrada del Sole. Probabilmente meno. E sarebbe un motore che darebbe una propulsione enorme all’economia italiana.

(Stefano Quintarelli)

Io stasera, nel giro di due ore, ho avuto l’ADSL di casa a singhiozzo. Tempo di connessione complessivo: 32 minuti (nell’arco di due ore). Alle 20.30 mi ha abbandonato del tutto (ora sono in dial-up con il fido modem a 56 kbps).

Ultimamente la cosa si ripete con una certa frequenza. Con un’infrastruttura di telecomunicazioni in queste condizioni, dove vogliamo andare, noi italiani?

 
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Pubblicato da su 17 marzo 2008 in Internet, Mondo, tecnologia, TLC

 

WiMax, adesso inizia il bello?

Questa settimana si è conclusa la gara per l’assegnazione delle licenze WiMax. Dal punto di vista dello svolgimento, è stata una gara piena di sorprese:

  • nonostante i timori iniziali, giustificati almeno in teoria, le licenze non sono state assegnate ai “soliti noti”;
  • ha riscosso un successo inaspettato, raccogliendo oltre 136 milioni di euro (+176% sulla base d’asta);
  • Telecom Italia si trova solo al quarto posto nella claissifica degli investitori.

Nel mio articolo ho già avuto modo di dire come AriaDSL, ritenuto un outsider, abbia avuto in realtà un ruolo da protagonista, forte del supporto finanziario del fondo Gilo Ventures dell’israeliano Davidi Gilo, imprenditore che nel 1999 vendette per 1,6 miliardi di dollari la sua DSP Communications (con sede a Cupertino) ad Intel, consentendole di accelerare lo sviluppo di chipset 3G per la telefonia mobile. Il finanziere sembrerebbe avere dunque il pallino delle TLC, anche se ha cambiato settore.

La leggenda narra che mister Gilo ami l’Umbria e vi trascorra da anni le proprie vacanze. Volendo dotare la propria abitazione di connettività broad band, si sarebbe rivolto ad AriaDSL. Evidentemente un abbonamento non gli deve essere sembrato sufficiente e così ha rilevato il 75% del capitale dell’azienda.  

Battute a parte, è lecito chiedersi se il mattatore del WiMax sia davvero Davidi Gilo con la “sua” AriaDSL, oppure se il suo provvidenziale intervento sia l’espressione dell’interesse di altri soci nel business del broad band wireless italiano.

Staremo a vedere. Così come assisteremo con attenzione al modo in cui gli aggiudicatari delle licenze concretizzeranno i loro programmi e manterranno la promessa di portare il broad band laddove oggi non c’è. E, soprattutto, a quali condizioni (tecniche ed economiche) si proporranno agli utenti.

 
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Pubblicato da su 29 febbraio 2008 in Internet, media, tecnologia, telefonia, TLC

 

Quale Internet per gli italiani?

Mentre Marco Montemagno (a blog unificati) si rivolge a Berlusconi e Veltroni chiedendo loro “quale è la vostra strategia, il Vostro programma Internet per l’Italia?” (per par condicio questa stessa domanda andrebbe rivolta a tutti i candidati premier, che ormai sono quasi una dozzina, giusto per non creare esclusioni a priori), un manipolo di imprenditori (Stefano Quintarelli, Gianmarco Carnovale, Francesco Face e Guido Tripaldi) ha creato l’agorà di Wikidemocracy, “un ambiente collaborativo e democratico che non si pone contro i partiti, ma che anzi si pone l’obiettivo di aumentare la partecipazione dal basso; usando gli strumenti che sono propri della rete, WikiDemocracy nasce per portare ai candidati le proposte programmatiche del “popolo della rete”.

Il discorso deve essere mantenuto caldo e portato alla più capillare diffusione perché, come scrive Luca De Biase centrando perfettamente (a mio avviso) la definizione:

Internet non è un medium come la tv e i giornali. E’ piuttosto un ecosistema complesso di persone che si esprimono, si connettono, conversano e si scambiano idee, notizie e approfondimenti. Dal punto di vista mediatico, internet muta profondamente forma e funzione a seconda del modo in cui viene concepita: può essere vista come uno strumento per diffondere messaggi, o come un sistema per organizzare campagne di opinione e di azione, o come un archivio di informazioni, o come una piattaforma di trasmissione per contenuti editoriali, o come un luogo nel quale si incontrano i cittadini per aiutarsi nel difficile compito di elaborare una visione dei fatti. È tutte queste cose insieme: ma è particolarmente efficace solo quando è concepito come uno strumento che, prima di tutto, serve a liberare le capacità di espressione dei cittadini.

 
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Pubblicato da su 17 febbraio 2008 in Internet, news, tecnologia

 

Refuso o delay?

Sul sito del Ministero delle Comunicazioni c’è l’aggiornamento della situazione sulla gara per l’assegnazione dei 35 diritti d’uso delle frequenze WiMax, giunta ieri alla sua terza giornata. Dal sito stesso, ripropongo il comunicato (con il piccolo ingrandimento di una riga evidenziando un dato):

wimaxlentoo.png

Mumble mumble… Il primo “martedì 18 febbraio” utile cadrà nel 2014. La settimana prossima, infatti, il 18 è un lunedì e martedì sarà quindi il 19. E’ un refuso o un modo originale per dirci che le cose andranno più lentamente di quanto ci si attende?

 
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Pubblicato da su 16 febbraio 2008 in Internet, media, news, tecnologia

 

Fa spendere anche da spento

Che un elettrodomestico lasciato in standby (ad esempio la TV spenta dal telecomando e non con l’interruttore) continui a consumare corrente è ormai risaputo. Ma che il PC ne consumasse anche da spento è un fatto decisamente meno noto, sottolineato dal numero di febbraio di AF Digitale.

“Nella stragrande maggioranza dei casi la motherboard finge solamente di essere spenta, ma mantiene attivi alcuni circuiti. Senza contare infine l’eventualità, non presa in considerazione in questa sede, della presenza di periferiche USB “poco intelligenti” sempre collegate al PC, che continuano imperterrite a esigere un approvvigionamento energetico nonostante il computer sia spento”.

Io da tempo utilizzo una “ciabatta” (presa multipla) con interruttore che blocca l’alimentazione a pc, periferiche e router.  Anche perché, come sottolinea AF Digitale, “i consumi da spento che abbiamo rilevato si aggirano mediamente sui 2-3 watt. Sempre volendo ragionare per ordini di grandezza, vuol dire che nella bolletta energetica italiana ci sono qualcosa come 30-40 megawatt impegnati per tenere spenti i circa 13 milioni di desktop installati: cioè 56 milioni di euro al vento”.

 
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Pubblicato da su 8 febbraio 2008 in computer, news, tecnologia