RSS

Archivi tag: Internet

L’iPod accademico

Il quotidiano La Stampa da’ notizia del progetto Federica, che consiste nell’apertura di una sezione di insegnamento a distanza a beneficio di studenti e navigatori, nato presso l’Università Federico II di Napoli, e che prevede lezioni di 52 corsi, articolate attraverso schede grafiche, link utili per gli approfondimenti e, soprattutto, con la spiegazione a viva voce dei docenti.

Lezioni che sono state rese disponibili in MP3 (il materiale è soggetto a licenza Creative Commons), e che possono quindi essere ascoltate e sbobinate (si usa ancora questo verbo?) con l’ausilio di un media player che supporti questo formato.

Il progetto è interessante e a me sembra molto evidente la strizzatina d’occhio al mondo Apple, e non solo per le lezioni in MP3 (fruibili anche con altri lettori che non siano l’iPod): se guardate il portale del progetto noterete che è stato realizzato con uno stile che richiama molto l’interfaccia dell’iPod touch e dell’iPhone.

E’ proprio il caso di dire che l’iPod fa scuola.

 
1 Commento

Pubblicato da su 3 dicembre 2007 in news

 

Tag: ,

Radiohead: altro che flop

Quando hai finito di registrare un disco, se vuoi farlo arrivare subito all’ascoltatore, non hai altro mezzo che la rete.
Thom Yorke, Radiohead

Mi sembra una sintesi efficace del nuovo corso commerciale dei Radiohead: prima hanno messo in vendita il loro nuovo album online e a prezzo libero (ossia scelto dagli utenti). Iniziativa non originale, ma decisamente una novità per una band della loro notorietà e visibilità commerciale. Poi sono stati accusati – a torto – di aver messo in piedi un’iniziativa fallimentare, perché secondo un’indagine di comScore il 62% degli utenti che ha scaricato l’album non ha pagato nulla (e buona parte della stampa si è infilata dietro questa interpretazione, assolutamente monca). Ora, dati alla mano, parlano loro:

“…non è vera la notizia secondo la quale il 70% non ha pagato (…) I dati li conosciamo solo noi. La prima settimana ci sono stati 1,2 milioni di download, a una media di 6 euro ognuno (circa il 50% ha pagato zero). Hanno detto che è stata una scelta radicale, ma date le circostanze era l’unica possibile. Quando hai finito di registrare un disco, se vuoi farlo arrivare subito all’ascoltatore, non hai altro mezzo che la rete. È un esperimento che i Radiohead si sono trovati in condizione di fare per una serie di circostanze fortunate. Tre in particolare: la scadenza del contratto discografico, il privilegio di avere uno zoccolo duro che li conosce e li apprezza, il fatto che la maggior parte dei loro fan ha familiarità con Internet”.

L’idea di vendere il nuovo album online e in modo indipendente da qualunque logica commerciale aveva uno scopo:

“Dimostrare che non c’è bisogno di tutte queste infrastrutture per far arrivare la musica alla gente. Il processo industriale serve solo a sottrarre guadagni agli artisti e a rendere il disco sempre più costoso”.

Chi si è fermato alla notizia – non completamente vera – che il 60-70% degli utenti che hanno scaricato l’album In Rainbows non ha pagato un centesimo non ha tenuto conto che l’iniziativa dei Radiohead non può essere confrontata con la tradizionale commercializzazione di un disco e quindi il risultato conseguito non può assolutamente essere misurato con i canoni tradizionali: tra i milioni di downloader c’è molta gente che, non conoscendo la band, ha provato a scaricarne l’album per sentire se valeva la pena di essere acquistato. Molti hanno fatto come un lettore (Andrea D.C., citato con il suo permesso) che mi ha scritto: “ho scaricato In Rainbows due volte: la prima volta non ho pagato niente, ho voluto sentirlo come una demo o una ‘evaluation copy’. L’album mi e’ piaciuto e mi sono sentito un po’ in colpa, e allora l’ho riscaricato per 4 sterline”.

Una media di 6 euro ad album su 1,2 milioni di download significa 7,2 milioni di euro. Se vi sembra un risultato fallimentare…

 
3 commenti

Pubblicato da su 3 dicembre 2007 in media, news

 

Tag: ,

Il cellulare non ha ucciso

La scorsa settimana un operaio al lavoro in una cava in Corea del Sud è stato trovato morto con un telefonino in fiamme sul torace. Il telefonino incendiato/esploso è stato descritto come causa della morte e Aghost ha osservato che la notizia odorava di bufala. La vicenda così descritta era in effetti poco credibile e aveva tutti i connotati della bufala che può facilmente fare il giro delle agenzie di stampa. La verità sull’incidente è in effetti un’altra, ma la notizia è stata diffusa in quel modo perché il medico legale non sapeva dare un’altra spiegazione sulla causa della morte. E l’immagine di LG, produttore del cellulare, ne ha risentito.

La spiegazione l’ha poi data, alla polizia, un collega della vittima, che ha confessato di aver colpito il compagno, per un errore di manovra, con una trivella idraulica da 15 tonnellate, senza lasciargli scampo. Ora non so come un medico legale sia giunto alla conclusione che il cellulare possa aver causato la morte dell’operaio, dando valore alle dichiarazioni depistatorie inizialmente fornite dal vero colpevole, ma in fin dei conti era veramente una bufala.

 
2 commenti

Pubblicato da su 1 dicembre 2007 in news

 

Tag: ,

Phishing maldestro e cacofonico

I conti correnti online sono una realtà consolidata, al punto che oggigiorno uno su tre è online, gestito su Internet o per telefono. E, come scrive Punto Informatico oggi, “sono passati i tempi della grande diffidenza alimentata dalla cattiva stampa”.

Non sono però passati i tempi dello spam e soprattutto del phishing, antipatica pratica truffaldina che consiste nell’inviare mail a clienti in buona fede che, spinti appunto da una (in)consapevole sfiducia verso la tecnologia, sono indotti a cascare nel tranello di chi, con le scuse più varie, chiede loro conferma dei dati personali e riservati. Consegnando do fatto le proprie credenziali di accesso ai conti correnti e correndo il rischio di vederseli prosciugare.

Anche il phishing maldestro prospera ancora. E continuo a chiedermene il motivo. Voglio dire: come si fa a dare credibilità a messaggi e-mail scritti così male? Ne ho ricevuti due poco fa, da due istituti di cui non sono mai stato cliente. Ovviamente non me l’hanno spedito gli istituti bancari nominati nelle mail, che qui oscurerò. Per il resto, il copia+incolla è fedele, inclusi gli svarioni grammaticali che rendono i messaggi un’autentica buffonata:

Gentile Cliente,
Il codice segreto del suo conto on-line e stato inserito incorretto piu di tre volte.
Per proteggere suo conto abbiamo sospeso il acceso.
Per recuperare il acceso prego di entrare (qui ci sarebbe un link truffaldino, ndr) e completare la pagina di attivazione.

Grazie ancora per aver scelto i servizi on-line di Banca XXXXXXXXXXXX.
I migliori saluti.

Servizio Clienti Banca XXXXXXXXXXXX

****************************************************************
VUOLE CONTESTARE SU UNA SPESA?

Easy Claim и il servizio che fa per lei!

****************************************************************
DOCUMENTO DI SINTESI
Banca XXXXXXXXXXXX INDIVIDUALI (altro link, ndr)

Inviato ai sensi del Provvedimento in materia di trasparenza delle operazioni e dei servizi finanziari emanato il 25 luglio dalla Banca d’Italia su delibera CICR del 04/04/2003.
****************************************************************

Per favore, non risponda a questa mail: per eventuali comunicazioni, acceda al Portale Titolari e ci scriva attraverso ‘Lo sportello del Cliente’: e’ il modo piu’ semplice per ottenere una rapida risposta dai nostri operatori.
Grazie della collaborazione.

E’ anche il modo più semplice per non scoprire che è una truffa. Ma questo è ancora scritto decentemente (svarioni a parte). Ma quelli scritti in lingua straniera e malamente tradotti da un software sono insuperabili:

Caro Cliente XXXXX XXXXXX,

Perche il Internet e la tecnologia dell’informazione ci permettono di espandere i nostri servizi, ci commettiamo ad effettuare i clienti di fiducia abbiamo disposto in noi per la protezione la segretezza e della sicurezza delle informazioni che abbiamo circa voi. Per per proteggere le vostre informazioni da accesso, dal furto di identitа e dalla frode non autorizzati di cliente. XXXXX XXXXXXX deve identificare il vostro cliente delle informazioni immediatamente all’interno di 24h.

Per continuare fai click qui

Ringraziamenti per vostra pazienza,
XXXXY XXXXXXX

Per diffidare di questi messaggi basta veramente poco. Occhio.

 
Commenti disabilitati su Phishing maldestro e cacofonico

Pubblicato da su 27 novembre 2007 in Mondo

 

Tag:

Italia.it, gli atti pubblici restano… inaccessibili

Quando il Governo rispose picche a ScandaloItaliano, che aveva chiesto l’accesso agli atti della P.A. relativi alle attività di progettazione e realizzazione di Italia.it, Andrea D’Ambra commentò così il mio post (11 luglio 2007): Generazione Attiva resta ancora in attesa di una risposta dal Governo (nonostante siano trascorsi i 30 giorni previsti). Vediamo cosa risponderanno ad un’associazione di consumatori…

Visto il precedente, forse non era giustificato attendersi una risposta del tipo “ecco gli atti, esaminateli”, ma almeno una motivazione più articolata del diniego, con qualche possibilità di trasparenza all’orizzonte, quella sì, era lecito attendersela.

E’ passato qualche giorno in più mese, e il Governo ha finalmente risposto anche a Generazione Attiva, l’associazione di consumatori presieduta da Andrea D’Ambra:

Questo dipartimento ha ritenuto di richiedere il parere della Commissione per l’accesso ai documenti amministrativi sul procedimento amministrativo, come previsto dalle leggi n 241/90 e n. 15=05, al fine di verificare la sussistenza o meno della legittimità, per codesta Associazione, di esercitare l’accesso alla documentazione suddetta.
A seguito dell’esame della domanda, la commissione ha concluso, con un motivato parere, che la domanda di accesso, come formulata da codesta Associazione, “…non rientra tra i diritti specifici dei consumatori…in quanto finalizzata genericamente a conoscere i costi della pubblica amministrazione, in funzione di un generico ed indistinto interesse al contenimento della spesa pubblica”.
Pertanto, conformemente alla pronuncia della Commissioni, si porta a conoscenza che la prodotta richiesta di accesso non può essere accolta.

(qui il testo completo)

Secondo la legge su cui si basa questa risposta, deve esistere “un interesse diretto, concreto e attuale, corrispondente a una situazione giuridicamente tutelata e collegata al documento al quale è richiesto l’accesso” (Legge 241/1990 – articolo 22, comma 1, lettera b). 

Ora, partiamo dal presupposto che Italia.it, indipendentemente da chi ne ha promosso la realizzazione, è comunque un progetto del Governo (presentato in febbraio dal premier Romano Prodi e dal ministro Francesco Rutelli), realizzato con denaro pubblico. Ogni centesimo di euro che entra come voce di spesa nel bilancio di un ente pubblico, e stanziato per un progetto destinato alla fruizione della collettività, deve essere precedentemente approvato e opportunamente giustificato. Lo dice la legge, e la ratio sta nel fatto che è denaro pubblico, destinato all’interesse di tutti.

Il denaro investito dal Governo nel progetto Italia.it è denaro versato dai contribuenti. Denaro investito o denato buttato? Propenderei per la seconda considerazione, dal momento che lo stesso Francesco Rutelli si è detto favorevole ad un cambiamento radicale del progetto: “Facciano qualcosa, altrimenti è meglio lasciar perdere” ha dichiarato durante un incontro del Comitato nazionale per il turismo.

Milioni di euro spesi da un Governo in un progetto da cambiare o da lasciar perdere… la richiesta degli atti che hanno portato a questo triste risultato non è una fattispecie di “un interesse diretto, concreto e attuale, corrispondente a una situazione giuridicamente tutelata e collegata al documento al quale è richiesto l’accesso”?

 
2 commenti

Pubblicato da su 25 novembre 2007 in news

 

Tag: ,

Presto ci sarà molto traffico

La Stampa oggi riporta quanto è emerso da uno studio condotto da Nemertes Research Group. In poche parole, la ricerca dice che nel 2010 Internet sarà intasatissima, per via della crescita esponenziale del traffico online che rende Internet simile alla più trafficata strada che potete immaginare nell’ora di punta. L’articolo firmato da Luca Castelli spiega che il problema è legato al successo di alcuni servizi Web, in particolare quelli legati alla distribuzione di video (leggi: YouTube) e al P2P (BitTorrent). Il boom è inarrestabile e per definire la quantità di dati che circolano in Rete ormai si è costretti a coniare continuamente nuove unità di misura. Ecco quindi che YouTube è “accusata” dalla ricerca Nemertes di mettere in circolazione su Internet ogni mese qualcosa come 27 petabytes (27 milioni di gigabytes). Mentre complessivamente in un anno in Rete si muovono circa 161 exabyte (cioè 161 miliardi di gigabyte).

E aggiunge una considerazione molto opportuna: Secondo Nemertes l’ingolfamento non è inevitabile. Basta che gli investimenti crescano fino a una cifra stimata intorno ai 137 miliardi di dollari, che è decisamente più alta di quella prevista dai piani industriali delle aziende che si occupano di dorsali, reti a banda larga e infrastrutture varie.

Adesso aggiungo la mia: consapevoli dello stato della Rete italiana, ad oggi ancora nelle mani di un incumbent che detiene una posizione dominante sul mercato, e che in molte realtà è priva di banda realmente larga, mentre in altre realtà è notevolmente precaria (basti pensare alla qualità delle connessioni broad band che crashano durante un temporale, per non parlare dell’umidità che mina l’affidabilità del contenuto di molti armadietti), pensiamo a cosa potrebbe accadere se tutta l’utenza italiana avesse accesso – ad esempio – a soluzioni come Alice Home TV (che guarda caso è attualmente indisponibile) o Alice 20 Mega. Secondo me il 2010 cadrebbe dopodomani.

 
7 commenti

Pubblicato da su 20 novembre 2007 in Mondo, news

 

Tag: ,

Google, everything but the phone

Google ha sempre più sete di telefonia mobile e comunicazione wireless. Una sete in grande stile, come dice il Wall Street Journal, tanto da essere pronta ad un’offerta da 4,6 miliardi di dollari per aggiudicarsi le licenze che saranno bandite all’asta in gennaio dalla FCC, l’Authority delle comunicazioni in USA: “Il nostro obiettivo è fare in modo che i consumatori americani abbiano più scelte in un competitivo e aperto settore della telefonia wireless”.

A Google forse non interesserà fare un telefonino (il più volte chiacchierato e smentito Googlephone o Gphone), ma sicuramente è molto orientata al business generato da quello che c’è dentro (Android, piattaforma open per la telefonia mobile) e intorno (il network). Del resto, rende di più vendere cellulari o servizi per i cellulari?

 
1 Commento

Pubblicato da su 16 novembre 2007 in media, news

 

Tag: , ,

Si può fare di meglio

Di questi tempi è molto faticoso, ma vale sempre la pena di profondere lo sforzo, parlare del web come utile strumento di comunicazione, informazione e condivisione. Poi apri il Corriere e leggi:

illatooscurodelweb.jpg

Ha ragione Aghost (via 8log) a definire l’articolo deprimente e almeno quel ma, nell’occhiello sotto il titolo, avrebbe potuto essere dedicato ad un contraltare positivo. Perché si parla di Internet e del suo utilizzo come strumento di comunicazione e veicolo di informazione. Purtroppo esistono tanti esempi negativi e l’articolo parla solo di quelli, ma ne esistono tanti positivi. Perché non dare spazio ad entrambi i fronti, invece di buttare il sasso e nascondere la mano con la conclusione “Con questo non vogliamo assolutamente criminalizzare i nuovi spazi virtuali ma solo segnalare una pericolosa deriva. E’ possibile fare qualcosa? Non lo crediamo. E’ Internet, bellezza”.

Come dire “non possiamo farci niente, è così”. E invece non è vero. Internet è uno strumento ed evidenziarne gli aspetti negativi non serve a vaccinare gli utenti, serve solo ad allontanarli. Anche un martello da muratore e un coltello da cucina sono strumenti, ma non vedo articoli di giornale che li demonizzano, spiegandone i possibili utilizzi criminosi.

Ok, è un paradosso, ma forse non più di tanto: dietro lo strumento Internet c’è molto di più, proprio perché ha importanti implicazioni sociali, economiche, politiche, eccetera. Proprio per questo è importante non sottovalutare l’impatto di un articolo che ne evidenzia soltanto aspetti negativi.

 
1 Commento

Pubblicato da su 11 novembre 2007 in news

 

Tag: ,

Punti di svista

Vediamo chi coglie la contraddizione intrinseca di questo articolo del Corriere:

un fallimento l’iniziativa pensata dai Radiohead per promuovere “In Rainbows”
I Radiohead traditi dal “paga quanto vuoi”

Tre fan su cinque non hanno versato neanche un centesimo per scaricare online il nuovo album

LONDRA (Gran Bretagna) – L’iniziativa dei Radiohead era ottima e rivoluzionaria: scaricare il nuovo album della band, “In Rainbows”, pagando quello che si voleva. Anche nulla. Un’indicazione presa alla lettera da 3 fan su 5 della famosa band di Oxford. Stando, infatti, a un’indagine condotta dalla comScore, azienda che monitorizza il comportamento online di circa 2 milioni di “surfers” in tutto il mondo, il 62% dei 12 milioni di appassionati che si sono affrettati a fare il download del disco uscito un mese fa non ha sborsato nemmeno un centesimo (continua).

12 milioni di download in un mese. Già questo è un dato significativo: i Radiohead hanno messo in rete – disponibile per il download – il loro album a prezzo libero e senza DRM. Si parla di un 62% che non ha pagato nulla, quindi di oltre 7,4 milioni di persone. Significa anche, però, che il 38% – oltre 4,5 milioni di utenti – ha pagato. E’ vero, ha pagato il prezzo che voleva (ed è proprio la politica scelta dai Radiohead che lo ha consentito), ma quel denaro è andato ai Radiohead, non alla casa discografica che ha mediato la commercializzazione del’album. Vi pare poco?

Considerando che questa forma di distribuzione scelta dai Radiohead, pur non essendo una novità assoluta, è comunque una strada alternativa a quella tradizionale delle major, non credo si possa parlare di fallimento, semplicemente perché non ritengo che i risultati di questa iniziativa possano essere misurati con i canoni tradizionali. E’ una cosa molto diversa, per cui a mio avviso va valutata con un metro diverso.

UPDATE nr. 1 – Stefano Quintarelli, sottolinea il concetto osservando inoltre:

Un autore, mi dice Enrico, guadagna tra il 5% e il 35% del prezzo di vendita, a seconda del suo potere contrattuale.

Prendiamo una via di mezzo…diciamo il 20%.

Il prezzo medio pagato dagli utenti dei Radiohead e’ stato di 6 dollari. La stessa cifra che avrebbero quindi incassato se il CD fosse stato venduto a 30 dollari. il doppio del prezzo cui si possono comprare gli altri CD dei Radiohead.

Detto in altri termini, è come se avessero venduto 9 milioni di CD in un mese

E aggiunge poi che il musicista John Buckman gli ha spiegato che Magnatunes, un’etichetta indipendente che applica la stessa politica di pricing dei Radiohead, “sta andando benissimo”.

UPDATE nr.2. – L’articolo del Corriere contiene un’inesattezza abbastanza rilevante sul numero dei download. comScore (la cui indagine è la base della notizia) infatti dichiara:

During the first 29 days of October, 1.2 million people worldwide visited the “In Rainbows” site, with a significant percentage of visitors ultimately downloading the album.

1,2 milioni, non 12. Cambia qualcosa? Non le proporzioni del risultato, che restano le medesime.

Nel comunicato, anzi, comScore sottolinea come questo risultato sia incoraggiante per il mercato della musica (non per le major), che sta migrando verso la forma digitale, che i Radiohead sono riusciti da soli a portare a termine un milestone che l’industria discografica ha fallito, e che tutto va rapportato ai costi di distribuzione, promozione e produzione che i Radiohead hanno sostenuto in misura molto limitata. Edward hunter, analista di comScore (che, sottolineo, è la fonte della notizia riportata dal Corriere e da molte agenzie di stampa in tutto il mondo), dice testualmente:

Lo definirei un successo clamoroso per i Radiohead e gli appassionati della musica, e anche un fantastico sforzo artistico.

 
11 commenti

Pubblicato da su 8 novembre 2007 in media, Mondo, news

 

Tag: ,

Web e terrorismo

Ecco rivelata la proposta del commissario europeo Franco Frattini per la lotta al terrorismo: Terrorismo e Web, la proposta Frattini (da PI).

Per contrastare “l’addestramento e il reclutamento a fini terroristici e l’istigazione a commettere reati terroristici, nonché a prevenire l’uso di esplosivi da parte di terroristi (…) anche quando commessi attraverso Internet”.  Le contromisure proposte prevedono la cooperazione dei provider, che sarano chiamati a cotribuire nelle attività volte a “sventare i piani e identificare i responsabili, garantendo al contempo la protezione dei dati personali e la salvaguardia dei diritti fondamentali”.

Come sottolinea l’articolo di PI, non ci sarà alcuna sorta di censura:

“Si preferisce invece la via giudiziaria, dove le autorità dei singoli paesi e dell’intera Unione si muoveranno per rimuovere all’interno dei propri confini i siti considerati pericolosi. Una misura che potrebbe rassicurare almeno in parte chi temeva un ulteriore sistema di filtering ma che probabilmente non servirà a fermare il proliferare di siti di propaganda o diffusori di informazioni che vengono ritenute illegali”.

Tutto ok, tutto chiaro? Non troppo, a quanto pare: 

Della proposta, però, mancano ancora alcuni importanti dettagli, quelli relativi ad esempio ai sistemi di tracciamento e individuazione online delle informazioni “sgradite”. Sebbene non si parli di apparati di censura, rimane ancora da chiarire quale sia il confine della legalità per webmaster e blogger nella visione europea: le prime proposte di Frattini sembravano andare nella direzione della messa al bando di termini e fraseologie specifici, una prospettiva che aveva allarmato la rete europea.

Per la serie “poche idee, ma confuse”

 
2 commenti

Pubblicato da su 7 novembre 2007 in Mondo, news

 

Tag: ,

Novità per i clienti Vira

Come molti ricorderanno, i clienti di Intratec – che commercializza servizi di telefonia e connettività con il marchio Vira – dovevano subìre le conseguenze del distacco delle connessioni da parte di Telecom Italia (fornitore wholesale di Vira) con cui l’operatore non è riuscito a raggiungere alcun accordo per la propria posizione debitoria.

Ora per i clienti VoIP di Vira c’è una novità, preannunciata da Vira il 30 ottobre, quando ha comunicato il raggiungimento di “un accordo con una nota società per il subentro nel ramo d’azienda VoIP”. Si tratta di Cheapnet. Questo è l’annuncio diffuso oggi dal provider:

Si è conclusa oggi l’operazione per il subentro di Cheapnet, il dinamico provider toscano che eroga servizi ad oltre 220mila utenti, nella gestione della divisione Voip VIRA di Intratec. Vira è uno dei principali operatori Internet alternativi presente a livello nazionale sia per i servizi voce che dati. L’operazione, di cui si parlava già da tempo, ha trovato una conclusione positiva grazie all’impegno delle due società ed alla determinazione della direzione di Cheapnet che ha voluto fortemente questa acquisizione.
L’annuncio è stato accolto con particolare interesse soprattutto dalle
migliaia di utenti Voip VIRA che, a causa del momento critico vissuto da Intratec, rischiavano seriamente di dover rinunciare al loro servizio VoIP. Grazie all’intervento di Cheapnet gli utenti VIRA Voip potranno contare sulla continuità e la sicurezza del servizio. La tecnologia VoIP (Voice over Internet Protocol) permette di fare e ricevere telefonate gratuitamente o a costi estremamente contenuti tramite Internet e introduce utilizzi fortemente innovativi rispetto alla telefonia tradizionale.
Cheapnet si conferma così un’azienda in forte crescita che, in un momento di difficoltà del mercato delle TLC, ha deciso di investire raggiungendo un ruolo rilevante nel settore. L’acquisizione di Voip VIRA rafforza l’azienda e le dà una ulteriore spinta per lo sviluppo e il miglioramento dei suoi servizi ADSL e VoIP mantenendo come punti fermi l’alta qualità e l’affidabilità delle prestazioni.

La società crede molto nelle potenzialità e nel futuro sviluppo della tecnologia VoIP – dichiara Marco Bondielli, Presidente di Cheapnet – e non escludo che in un prossimo futuro verranno effettuate altre acquisizioni capaci di rafforzare ulteriormente la nostra azienda.”

 
4 commenti

Pubblicato da su 1 novembre 2007 in news

 

Tag: , ,

Un imprimatur su Internet e i blog

Ho appena scritto un post che parla di un (positivo) digital divide istituzionale ed ecco una notizia controcorrente sull’eccezionale benedizione del cardinale Camillo Ruini per la Rete. Leggo da la Stampa:

Il vicario di Benedetto XVI invita le religiose ad utilizzare di più gli strumenti che la tecnologia informatica mette a disposizione di tutti nel mondo della comunicazione. «Suore, navigate su Internet e scrivete sui blog», è il messaggio del cardinale Ruini all’Unione superiori maggiori (Usmi), che a Roma rappresenta 1.287 comunità e oltre 22 mila suore. La chat, quindi, come terreno di evangelizzazione del terzo millennio.

La notizia è stata riportata anche da alcuni TG, ma è già di qualche giorno fa. La rete, che è uno straordinario mezzo di comunicazione globale, può efficacemente svolgere un ruolo comunicativo anche per argomenti religiosi. E l’esortazione del cardinal Ruini – classe 1931 – rappresenta forse un piccolo aspetto della necessità di modernizzazione dell’attività apostolica. Più facile da realizzare per chi ha già confidenza con la rete e i suoi meccanismi.

Speriamo solo che i clergy-blogger non perdano il sonno per la propria posizione in classifica. Ci mancherebbe solo una categoria ad hoc su Blogbabel.

 
Commenti disabilitati su Un imprimatur su Internet e i blog

Pubblicato da su 28 ottobre 2007 in media, Mondo, news

 

Tag: ,

Un esempio (positivo) di digital divide istituzionale

Luca De Biase racconta:

Divertente, interessante e fondamentalmente positivo: i curatori del blog Energyislife hanno scritto al presidente della Camera, Fausto Bertinotti, che ha risposto con una lettera di carta… Il giro di missive ci ha messo un buon mesetto a tornare sul blog di partenza. Ma sta di fatto che Bertinotti ha risposto: per avvertire che avrebbe girato la loro mail alla Commissione parlamentare competente. Mi pare una buona storia.

Lo è: molto spesso non si riceve nemmeno una risposta. E il fatto che il Presidente della Camera si sia espresso, anche se con una missiva cartacea, è positivo. Speriamo che ci sia un seguito altrettanto positivo.

Per la cronaca, la mail inviata a Bertinotti era questa:

Egregio Signor Ministro,

siamo tre giovani laureati in Ingegneria Energetica. In previsione dell’apertura dei lavori per la prossima legge finanziaria volevamo porre alla Sua attenzione e a quella del Governo una semplice proposta per mitigare il problema della crescita dei consumi.

La nostra proposta è quella di anticipare la direttiva dell’Unione Europea, ancora in discussione, che vieterebbe dal 2009 la vendita delle lampadine ad incandescenza. A parità di prestazioni le lampade a scarica hanno un consumo molto più basso (circa 4-5 volte) e attualmente circa il 30% dei consumi in Italia sono da attribuire all’illuminazione. Pensiamo che sia una soluzione semplice e a costo zero, ma che possa in pochi mesi far calare drasticamente i consumi elettrici.

Certi della Sua attenzione e in attesa di un Suo riscontro le porgiamo i nostri più cordiali saluti e Le auguriamo buon lavoro.

Lorenzo Rambaldi
Michele Barone
Jonida Bundo

Il nostro sito internet: http://www.energyislife.org

 

 

 
3 commenti

Pubblicato da su 28 ottobre 2007 in Mondo

 

Tag:

Blog, torna il sereno?

Il sottosegretario Levi ha chiarito che il ddl sull’editoria “esclude, per definizione, i blog o i siti individuali che non sono oggetto della nostra legge” . E questo, di per se’, non si traduce in un’ammissione del fatto che la norma sia soggetta ad interpretazioni eterogenee.

Però il fatto che sia stata proposta un’esclusione esplicita lascia pensare che, almeno parzialmente, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio (con delega all’editoria) abbia riconosciuto che il margine di interpretabilità del ddl fosse troppo ampio:

“Vi propongo – ha detto – di prendere in considerazione un comma aggiuntivo”, che esclude i blog. “Sono esclusi dall’obbligo di iscrizione al Roc – recita il comma aggiuntivo all’art. 7 – i soggetti che accedono ad internet o operano su internet in forme o con prodotti, come i siti personali o ad uso collettivo che non costituiscono un’organizzazione imprenditoriale del lavoro”. Altro capitolo importante è quello del finanziamento diretto: “per le categorie come le cooperative e le testate di partito – ha spiegato Levi – ritengo che siano motivazioni valide per un intervento pubblico”.

 
Commenti disabilitati su Blog, torna il sereno?

Pubblicato da su 25 ottobre 2007 in Mondo, news

 

Tag: ,

Gmail è più agile e strizza l’occhio all’iPhone

La mailbox di Gmail lievita e ora offre anche il supporto IMAP, utilizzato tipicamente per lasciare i messaggi sul server e renderli accessibili da più postazioni, apprezzato da chi si collega alla mailbox da un dispositivo portatile – un notebook, uno smartphone – e può scegliere se scaricare l’intero contenuto di un messaggio, o magari solo l’intestazione.

Va da se’ che nel target di questa nuova feature ci siano gli utenti mobile. Un’attenzione particolare è stata riservata a quelli dotati di iPhone, come dimostrato dalle apposite istruzioni dedicate da Gmail.

 
1 Commento

Pubblicato da su 24 ottobre 2007 in news

 

Tag: , ,