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La lunga mano del web

Non è certo con notizie come queste che il web guadagna punti di fronte ai detrattori che lo demonizzano, ma si tratta pur sempre di esempi di utilizzo di un utile strumento di comunicazione:

AGI – Trova uomo in camera e chiede aiuto al fidanzato via Facebook

Quando erano da poco passate le 5 del mattino, la giovane si e’ svegliata di soprassalto, accorgendosi della presenza di un uomo sdraiato accanto a lei nel letto, che aveva iniziato a palpeggiarla nelle parti intime. A quel punto, opponendosi con forza, la donna ha cercato di fuggire dalla stanza trovando pero’ la porta chiusa.
Grazie alle urla della giovane pero’, l’uomo ha desistito dai suoi intenti e ha aperto la porta della camera. E’ a questo punto che la donna, rientrata in stanza, dopo aver visto l’uomo uscire, in stato di shock ha contattato su Facebook il suo fidanzato in Cile, il quale e’ riuscito a mettersi in contatto tramite Skype con la Polizia Municipale di Roma che ha immediatamente girato la richiesta d’aiuto alla Sala Operativa della Questura […] I poliziotti, grazie alla descrizione fornita dalla ragazza, si sono messi subito sulle tracce dell’uomo, riuscendo nel giro di pochi minuti ad individuarlo.

 
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Pubblicato da su 30 gennaio 2011 in Internet, Life, Mondo, news, News da Internet, social network, tecnologia, TLC

 

Facebook, moneta virtuale quasi reale

Nel mondo virtuale di Facebook c’è posto per tutti e per tutto. Fino ad oggi, a livello sperimentale, c’è stato posto anche per i Facebook Credits, una moneta virtuale utilizzabile nell’acquisto di regali o beni (ovviamente virtuali) da impiegare in applicazioni e giochi come FarmvilleCityville, in cui era possibile spendere anche gemme, diamanti, dobloni e punti guadagnati con il sudore – anch’esso virtuale – della propria fronte. Tra sei mesi, però, il Credit si avvierà verso la funzione di moneta unica. Con implicazioni niente affatto virtuali.

La storia delle monete virtuali nate per il web ha avuto inizio oltre dieci anni fa: a qualcuno l’argomento potrebbe ricordare – con pietà – i Beenz e i Flooz, sorti come prime web currency alla fine degli anni ’90 e tramontati all’inizio del nuovo millennio. L’accostamento, però, sarebbe più azzeccato con i Linden Dollar, una valuta nata nell’ambiente virtuale di Second Life e riconvertibile in moneta reale in funzione del cambio in vigore.

In Facebook, il Credit introdotto per gioco ha un controvalore di dieci centesimi di dollaro (un dollaro vale dieci Credit) e sarà da luglio l’unica moneta di scambio adottabile per applicazioni e giochi, nell’ambito di un modello economico e di business in cui – secondo il sistema di revenue sharing – una parte dei ricavi entra nelle casse del social network.

Una ripartizione che non prevede trattativa, a meno che non si abbia la voce abbastanza grossa per negoziare: Zynga ed Electronic Arts hanno battuto i pugni per mesi e sono riuscite a strappare ai vertici di Facebook un accordo quinquennale per farsi applicare condizioni più favorevoli di quelle standard (70% allo sviluppatore e 30% alla piattaforma social network). Ma è opportuno sottolineare che Zynga, ad esempio, è l’azienda che ha realizzato Farmville, Petville, Café World, Treasure Isle e Mafia Wars, giochi – o meglio, applicazioni di social gaming – che generano un volume d’affari considerevole: per questo settore, nelle stime diffuse da eMarketer, si prevede che il fatturato nel 2011 tocchi per la prima volta il miliardo di dollari.

Cifre di tutto rispetto, che inducono a credere che l’utilizzo del Credit possa interessare ad un numero sempre maggiore di soggetti. La supposizione è resa ancor più verosimile da quanto annunciato da Deborah Liu nel blog di FB: la manager of product marketing for Facebook Credits and Games at Facebook ha infatti spiegato al socialmondo che – sebbene sia possibile continuare ad utilizzare altre “divise” – a chi utilizzerà i Credit, Facebook offrirà incentivi, in termini di accesso in anteprima a nuove feature e di maggiore visibilità nella promozione di applicazioni e giochi.

Come detto sopra, è a tutti gli effetti un elemento di un modello di business che potrebbe trasformarsi in uno strumento di pagamento e porsi in concorrenza a soluzioni già esistenti: non si può escludere che in un futuro non troppo lontano, accanto alle voci contrassegno, bonifico bancario, carta di credito PayPal, possa trovare posto anche la voce Facebook Credits, riesumando – con un altro nome – il concetto di quel Facebook Wallet annunciato qualche anno fa e poi rimasto nel cassetto. In quel caso, però, il gruppo di Mark Zuckerberg e soci dovrebbe pensare di darsi un diverso assetto finanziario. Sempre che l’iter non sia già stato avviato.

[pubblicato oggi su The New Blog Times]

 
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Pubblicato da su 26 gennaio 2011 in business, Internet, Life, Mondo, news, News da Internet, social network, tecnologia

 

Primissime e non esaustive impressioni su Quora

Su gentile invito ricevuto da gp2b.com, ieri sono riuscito ad aprire un account su Quora, la nuova piattaforma di Q&A che aggiunge un tocco social ai non nuovi servizi di “condivisione della conoscenza” (fra i più famosi ricordo Yahoo! Answers).

A un anno dal suo debutto e sei mesi dopo l’avvio della private beta, Quora sta registrando un impennata di iscrizioni, in buona parte dovuta ai rimbalzi internazionali delle lusinghiere impressioni pubblicate da Robert Scoble, che nel suo blog Scobleizer vede Quora fra le più importanti innovazioni nel mondo blogging degli ultimi dieci anni, e dei numerosi post pubblicati da TechCrunch.

La prima impressione che traggo è che il fulcro di Quora è l’utente: l’aggiornamento dei contenuti è continuo e tutti gli utenti iscritti vi possono contribuire per renderne più attendibili i contenuti, alla stessa stregua di Wikipedia. L’approccio, anziché essere enciclopedico, è semplificato nel formato di domande e risposte – classificate per argomento e linkate tra loro, se riguardanti lo stesso tema – che mira alla costituzione di una community.

La seconda è che la media degli argomenti che sta a cuore ai quoristi italiani mi sembra di alto livello (siamo ad un passo dai quesiti esistenziali), mentre noto meno sussiego da parte di altri utenti, che pongono domande su temi più quotidiani e circoscritti, ma credo che il livello si omogeneizzerà, a beneficio di un bacino di utenza in espansione che comprenderà, oltre al segmento molto professional attuale, anche il comune internauta che fino a ieri si sarebbe rivolto a Yahoo!Answers e simili.

 
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Pubblicato da su 14 gennaio 2011 in Internet, Life, Mondo, news, News da Internet, social network

 

Buon Natale!

A tutti voi, un Natale buono e sereno

 
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Pubblicato da su 25 dicembre 2010 in Life, Mondo

 

Violet out

Un tempo il viola era solo il colore da evitare nel mondo dello spettacolo (perché è il colore dei paramenti sacri utilizzati in Quaresima, periodo in cui un tempo erano vietati gli spettacoli pubblici, e quindi sinonimo di non lavoro). Ora qualcuno dice che anche Facebook non lo gradisce, ma forse si è trattato di un falso allarme.

 
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Pubblicato da su 13 dicembre 2010 in Internet, Life, Mondo, news, News da Internet, social network

 

L’accesso a Internet? E’ già un diritto…

…ma non viene fatto rispettare.

L’Articolo 21 della Costituzione Italiana dice:

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria [cfr. art.111 c.1] nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili.

In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all’autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s’intende revocato e privo d’ogni effetto.

La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.

Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni.

Per quanto si legge nella Costituzione, dunque, ritengo che l’iniziativa di promuovere un “Articolo 21-bis” che dica “Tutti hanno eguale diritto di accedere alla Rete Internet, in condizione di parità, con modalità tecnologicamente adeguate e che rimuovano ogni ostacolo di ordine economico e sociale” si ponga un obiettivo condivisibile e di importanza fondamentale. Il problema è che il progetto – a mio parere – va nella direzione sbagliata.

Come osserva Luca Annunziata su Punto Informatico, il nuovo articolo pone l’accento sulla problematica del digital divide e sul suo superamento, per dare a tutti i cittadini le stesse possibilità. Di conseguenza, forse varrebbe la pena guardare verso l’Articolo 3:

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Esistono diritti che fin dal 1947 sono garantiti dalla Costituzione: pari opportunità, salute, istruzione e lavoro, tanto per fare un esempio. Diritti a cui il Governo Italiano ha dedicato l’attività di appositi ministeri, ma sulle cui modalità di applicazione spesso si discute. Per cui il fatto di garantire un diritto nella Costituzione non rappresenta, di per se’, una garanzia di rispetto assoluto.

Stefano Rodotà si è fatto portavoce dell’iniziativa che promuove questo Articolo 21-bis e, a chi sostiene che non sia necessario che nella Costituzione si parli di Internet come diritto fondamentale perchè tale diritto sarebbe già incluso nel testo costituzionale, ha rivolto l’invito di “dirlo a gran voce, per ribadendolo in modo chiaro e palese, per rendere davvero superfluo un nuovo apposito articolo. Anche questa considerazione mi sembra superflua, perché le persone che ho sentito esprimere critiche a questo progetto sono le medesime che da anni promuovono una Internet accessibile a tutti, aperta e neutrale.

Esco dall’ambito costituzionale e – visto che sopra ho parlato di ministeri – non posso fare a meno di constatare che un tempo esisteva anche il Ministero delle Comunicazioni: dal 2008 è stato trasformato in un dipartimento del Ministero dello Sviluppo Economico, oggi guidato da Paolo Romani (già sottosegretario – e poi viceministro – con delega alle Comunicazioni e attualmente a capo del MSE).

L’accorpamento delle Comunicazioni nella tematica dello Sviluppo Economico è più che pertinente: io sono solo l’ultimo di tanti cittadini-utenti che vedono in Internet un volano per lo sviluppo economico del Paese. Mi risulta che sia una convinzione manifestamente condivisa – almeno dal giugno 2009, se non prima – anche dal ministro Paolo Romani. Per cui, forse, è ministeriale (e non costituzionale) la porta a cui bussare per chiedere “a gran voce” un contributo concreto sull’accesso libero ad Internet attraverso una connessione dignitosa.

 
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Pubblicato da su 1 dicembre 2010 in Internet, Mondo, news, News da Internet

 

Quo vadis, Brokep?

Chi ha conosciuto The Pirate Bay dovrebbe sapere chi è Brokep, alias Peter Sunde, che sta lavorando ad un nuovo progetto:

Peter Sunde – per molti più conosciuto come Brokep, co-fondatore di ThePirateBay.org – vuole cambiare Internet nelle sue regole strutturali, fin dalle sue fondamenta, promuovendo l’introduzione di un sistema di root server distribuito.

Il bersaglio è la gestione di Internet attuata da ICANN, cui oggi competono – tra l’altro – l’assegnazione degli indirizzi IP e la gestione dei sistemi di root server, i pilastri dell’infrastruttura che consente l’accessibilità dei siti Internet e la veicolazione delle e-mail.

Ed è proprio contro questi pilastri che Brokep vuole andare. Non è possibile comprendere se ilpirata svedese sia mosso da disinteressati obiettivi libertari o dalla perdita di un nome a dominio a causa di ICANN e di IFPI, l’associazione che rappresenta l’industria discografica a livello mondiale (che con chiunque faccia parte del mondo di The Pirate Bay evidentemente non hafeeling).

L’obiettivo dichiarato è concettualmente chiaro e consiste nel progetto Dot-P2P mirato ad una rete libera, scevra da politiche autorizzative, discriminatorie o censorie. Difficilmente concepibile con la centralizzazione attuale, secondo Sunde, ma realizzabile partendo da un nuovo sistema di DNS root server alternativo a quello di ICANN, a cui farà seguito – ed è questa l’idea realmente disruptive – un network basato su un sistema DNS peer-to-peer.

“Non stiano re-inventando la ruota – ha dichiarato Sunde, che oltre al wiki sul progetto ha aperto un nuovo blog – stiamo sfruttando al meglio tecnologie già esistenti”. Al momento, sulla scorta di quanto spiegato da Sunde e da altri compagni di progetto, si sa solo che alla base del nuovo sistema ci sarà un’applicazione BitTorrent powered, ma sono ancora molti gli aspetti tecnici da affrontare. A quelli di carattere più amministrativo, invece, si è già pensato: la registrazione dei nomi con TLD .p2p verrà trattata da OpenNIC.

In mancanza di ulteriori dettagli sul progetto, è opportuno che ogni giudizio in merito rimanga in sospeso: in questo momento l’idea può apparire contemporaneamente affascinante e folle. Con l’evolversi degli sviluppi si capirà verso quale parte del crinale si dirigerà.

 
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Pubblicato da su 1 dicembre 2010 in Internet, Mondo, mumble mumble (pensieri), news, News da Internet, tecnologia

 

WikiTricks

WikiLeaks sta pubblicando una serie di informazioni riservatissime e top secret su argomenti e Paesi vari. Dico “sta pubblicando” perché il rilascio sta avvenendo per step e quindi non tutto il materiale è stato messo online istantaneamente. Per cui ci sarà da attendersi altro, anche se al momento – per certe notizie relative all’Italia – sembra di assistere all’update di una versione meno trash di Dagospia.

Nel frattempo qualcuno ha pensato bene di farsi pubblicità mettendo in crisi i server dell’organizzazione guidata da Julian Assange:

The distributed denial of service (DDoS) attack that took down Wikileaks as the site published secret U.S. embassy cables over the weekend could be the work of a single hacker, working for his own agenda.

The hacker, called the Jester (or th3j35t3r), describes himself as a “hacktivist for good” and posts the message “TANGO DOWN” after a successful attack, together with a link of the sites he takes down. The focus of his attacks, the Jester claims in his Twitter Bio, is “obstructing the lines of communication for terrorists, sympathizers, fixers, facilitators, oppressive regimes and other general bad guys.”

(via Mashable)

 
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Pubblicato da su 29 novembre 2010 in Internet, Mondo, news, News da Internet

 

Puttantùr 2.0

Ecco la notizia di un efficace incentivo per superare il digital divide culturale (ostilità) che qualcuno ha verso Internet: il sito Doxy Spotting ha realizzato una mappatura delle prostitute in esercizio sulle strade di tutto il mondo, purché battute anche da Google Street View. Naturalmente non mancano punti di interesse in Italia. Punto di forza del servizio è l’approccio partecipativo: gli utenti possono inoltrare segnalazioni di nuovi avvistamenti.

 
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Pubblicato da su 25 novembre 2010 in Internet, Life, Mondo, news, News da Internet

 

Il bello deve ancora venire, il brutto è sulla porta

Con un tono tanto asettico quanto inquietante, WikiLeaks preannuncia novità di proporzioni sette volte superiori alle rivelazioni relative alla guerra in Iraq, talmente importanti che “nei prossimi mesi vedremo un mondo nuovo, in cui la storia globale sarà ridefinita”.

 
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Pubblicato da su 22 novembre 2010 in Internet, Life, Mondo, mumble mumble (pensieri), news, News da Internet

 

Soft SIM, Apple ci ripensa. Per ora

Pare che Apple voglia rimettere nel cassetto il suo progetto di svincolare iPhone e iPad dalle SIM degli operatori di telefonia mobile. Secondo The Sunday Telegraph ha funzionato il braccio di ferro minacciato dalle telco, che avevano minacciato di non pagare più ad Apple gli iPhone consegnati a costo zero agli utenti come contropartita della sottoscrizione di un contratto biennale, qualora il progetto si fosse concretizzato.

Nell’articolo del Telegraph si legge che una fonte (un operatore di telefonia) avrebbe detto che stavolta Apple è tornata indietro sui propri passi, con la coda tra le gambe. C’è da crederci?

 
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Pubblicato da su 22 novembre 2010 in cellulari & smartphone, Life, Mondo, news, News da Internet, telefonia

 

Affari collaterali

Dopo che il film The Social Network ha mostrato la nascita e il successo di FaceMash, il suo valore di mercato è cresciuto. E qualche giorno fa il sito di aste online Flippa è riuscito a vendere il nome a dominio facemash.com, proprio quello dell’antenato di Facebook, per 30.201 dollari. Ne sarà valsa la pena? Chissà come riemergerà…

 
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Pubblicato da su 20 novembre 2010 in Internet, Mondo, news, News da Internet

 

Apple, Beatles is business

Ormai per Apple è sufficiente aprire bocca e rilasciare una dichiarazione a caso per suscitare clamore. Ieri ha annunciato un grande evento a sorpresa riguardo ad iTunes con queste parole: “Domani è un altro giorno. Che non dimenticheremo mai”.

La Rete si è scatenata in congetture, ma una pulce si deve essere infilata nell’orecchio di Erica Ogg, che – sempre ieri – per Cnet ha scritto (traduzione semi-letterale):

Speriamo che tutto questo clamore non porti a qualcosa di mediocre, tipo Yoko Ono che finalmente si placa dopo l’autorizzazione della distribuzione della musica dei Beatles su iTunes (sì, un annuncio sui Beatles sarebbe cool, ma richiamare per quel motivo l’attenzione del mondo con un simile clamore non avrebbe senzo), o qualcosa che già ci aspettiamo, come iOS 4.2 che consentirà lo streaming di musica e video da iPhone, iPads e iPod Touch fino alla nuova Apple TV.

Speranza vana: la notizia è proprio nel fatto che Steve Jobs, dopo anni di trattative con EMI e , è riuscito ad aggiudicarsi i diritti di distribuzione della musica dei Beatles con iTunes, ossia i 13 album più altri contenuti (tra cui il DVD del primo concerto americano al Coliseum di Washington del 1964).

Nella notizia, ecco un’altra notizia: il pacchetto completo è in vendita a 149 euro, un album viene venduto a 12,99 euro, una canzone a 1,29 euro. Prezzi che sono frutto di noti virtuosismi dell’ufficio cambi utilizzato da Apple, visto che il catalogo negli USA è in vendita a 149 dollari.

 
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Pubblicato da su 16 novembre 2010 in business, Internet, Life, media, Mondo, news, News da Internet

 

Cio che il ministro ha unito, Agcom non separi…

Sono tre le novità di rilievo che la scorsa settimana hanno toccato il mondo delle telecomunicazioni: l‘intesa tra Ministero dello Sviluppo Economico e telco per la costituzione di una società finalizzata alla creazione dell’infrastruttura di base della nuova Next Generation Network, il provvedimento dell’Agcom sulle tariffe di unbundling, che è riuscito in poche ore a dividere ciò che l’accordo sulla NGN aveva apparentemente unito e la predisposizione da parte dell’Authority di nuove regole per contrastare la pirateria.

Credo che nel corso della settimana ci saranno molti argomenti da guardare con interesse…

 
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Pubblicato da su 14 novembre 2010 in business, Mondo, news, News da Internet, telefonia, TLC

 

MyTV

Pare che il digitale terrestre stia arrivando sulla terra. Davvero, stavolta. Però a macchia di leopardo, imperfetto, sovente addirittura irritante. Lo so, devo aspettare ancora qualche giorno per poter avere una situazione meglio definita (ma certamente non definitiva). Nel frattempo, il macropixel regna sovrano: nei canali la cui ricezione non è perfetta, l’immagine è un vero supplizio, e anche l’audio spesso viene inquinato da cinguettii indesiderati. Ma dal momento che qui anche il segnale analogico ha sempre avuto difficoltà ad essere captato in maniera decente dalla mia antenna, non ho molte speranze che questa operazione si concluda bene.

L’avvio dell’iniziativa del magazine MySky Experience in HD varato da Liquida, per il quale il sottoscritto è stato chiamato a collaborare, mi ha motivato a testare i nuovi servizi di Sky. Il tecnico mi ha chiamato un sabato pomeriggio e nel giro di pochi giorni un decoder MySky HD si è intrufolato nel mobile sotto il mio televisore. Credo che qui sia l’unico strumento in grado di portare a casa mia un buon numero di canali  in alta definizione – quella vera – e la cui qualità non delude. Considerando poi che la banda larga da queste parti viaggia a passo di lumaca, non ho speranze di poter fruire di un buon servizio di TV via Internet ne’ a breve ne’ a medio termine, per cui temo che al momento sia l’unica soluzione per chi vuole una vasta scelta di canali.

Nel nuovo decoder c’è la sorprendentemente piacevole funzione di videorecording che permette di memorizzare una o due trasmissioni – registrazioni che possono anche essere programmate – sull’hard disk interno, “capace” di 140 ore di registrazione (stando a quanto mi ha riferito l’installatore). Questa simpatica funzionalità – oltre a far sparire in soffitta il caro, vecchio videoregistratore VHS – permette inoltre di mettere in pausa una trasmissione e recuperarne la visione senza perdere nemmeno un secondo (utile, quando arriva una telefonata proprio “sul più bello”), ma consente anche di recuperare una frazione di trasmissione con una sorta di “rewind” utilizzabile in tempo reale. E’ una specie di “macchina del tempo”, anche se di minuscola portata (niente a che vedere con la DeLorean di Marty McFly di Ritorno al Futuro): con i bambini che ululano e rimbalzano per tutta la casa, capita spesso di vedere una trasmissione e di perdere – seppur per un secondo – un dettaglio, un momento importante, una frase interessante (“cos’ha detto? Non sono riuscito a sentirlo”). Un clic sul telecomando e si recupera quel minutino perduto.

Pollice su anche per il fatto di poter tranquillamente collocare in pensione il mio claudicante decoder DTT e sostituirlo con la chiavetta-decoder USB di Sky, che ha consentito a me di utilizzare un unico telecomando per utilizzare i vari servizi televisivi (il digitale terrestre si posiziona nei canali dal 5000 in avanti), e a Sky di risparmiare i diritti di diffusione satellitare dei canali Rai. Certo, così Sky ha dovuto rinunciare a camminare dritta per la propria strada che porta tutto solo sul satellite, ma probabilmente questo le ha consentito di non perdere una fetta di mercato.

Per il momento il nuovo giocattolo sta dando soddisfazioni a grandi e piccini (per la vasta scelta di canali per giovani e giovanissimi che il DTT ancora non consente), ma ci sarà tempo per evidenziare altri aspetti.

 
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Pubblicato da su 14 novembre 2010 in Life, media, Mondo, tecnologia, Tv & WebTV