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Windows colpisce a Pechino

Nella cerimonia di apertura delle Olimpiadi ne sono successe tante, dal bluff della bimba che ha cantato in playback ai fuochi d’artificio pre-registrati inseriti nelle immagini dal vivo. Una curiosità che probabilmente farà meno notizia presso gli organi di stampa mainstream è questa, evidenziata da Dvorak Uncensored (cliccare per ingrandire):

Guardate bene a sinistra… sì, è quello che sembra! E’ proprio l’odiata Blue Screen of Death, ossia la schermata blu con un bell’errore di Windows, che mentre l’ultimo tedoforo Li Ning “volava” verso la torcia ha fatto bella mostra di se’ comunicando al pubblico presente e al mondo intero:

A problem has been detected and Windows has been shut down to prevent damage to your computer

Il Sidney Morning Herald spiega inoltre che su tutti i PC utilizzati dagli organizzatori (forniti da Lenovo, uno degli sponsor insieme a Microsoft) era stato installato Windowx XP, e non Vista. Yang Yuanqing, presidente di Lenovo, avrebbe infatti motivato la scelta con il fatto che la complessità dell’infrastruttura utilizzata richiedeva stabilità e per questo è stato preferito il “vecchio” sistema operativo. Riguardo a Vista avrebbe infatti dichiarato: “Se non è stabile, potremmo avere qualche problema”.

Potete trovare altre immagini qui.

 
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Pubblicato da su 13 agosto 2008 in computer, Mondo, news

 

L’iPhone nasconde un “piccolo fratello”?

Massimo Russo avverte:

Apple ha la possibilità di controllare a distanza tutti gli iPhone e disabilitare, qualora lo ritenga opportuno, applicazioni e software installati sui terminali degli utenti. Dopo una settimana di indiscrezioni in proposito, è stato lo stesso amministratore delegato Steve Jobs ad ammetterlo a margine di un colloquio con il Wall Street Journal sull’andamento lusinghiero delle vendite delle applicazioni per il gadget tecnologico più desiderato del momento.

E’ una violazione dei diritti dei consumatori, che acquistato un apparecchio possono installarci tutto ciò che vogliono? L’ADOC non ha dubbi in proposito e sottolinea come l’iPhone – come qualunque altro cellulare o smartphone – sia uno strumento su cui possono essere memorizzati dati personali, sensibili e riservati. Di certo non si tratta di una “bella mossa”, da parte di Apple… E credo che chi tiene alla propria privacy, d’ora in poi, possa avere qualche perplessità in più nel valutare di aquistare un iPhone.

 
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Pubblicato da su 12 agosto 2008 in news

 

Plexia, un altro caduto nelle TLC italiane

L’effetto domino delle TLC (e la transumanza forzata degli utenti Elitel) continua: anche Plexia SpA, da tempo in sofferenza, è stata messa in liquidazione. La situazione non corrisponde dunque a quanto la stessa Plexia aveva dichiarato al sottoscritto nello scorso mese di luglio, quando aveva parlato di disagi temporanei e di una rapida soluzione dei problemi lamentati dagli utenti.

La soluzione trovata è quindi la messa in liquidazione dell’azienda e la patata bollente passa a Uno Communications, operatore con sede ad Imperia che ufficialmente dal 1 agosto 2008 ha acquisito la clientela superstite di Plexia.

In bocca al lupo, all’azienda, ai dipendenti e agli utenti. Nella speranza di non dover rivedere un film già visto

 
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Pubblicato da su 12 agosto 2008 in news

 

L’Antitrust multa Tiscali e Vodafone

L’Antitrust alza la posta: aumentano infatti gli importo delle multe con cui l’Authority punisce chi fa pubblicità ingannevole. ADUC segnala:

Nuove condanne Antitrust a compagnie telefoniche per l’ingannevolezza dei messaggi pubblicitari. Oggetto degli ultimi provvedimenti sono Vodafone e Tiscali, rispettivamente condannate per le pubblicita’ del servizio Vodafone Casa e Tiscali Internet gratis dial-up. Vodafone dovra’ pagare 250 mila euro di multa, Tiscali 100 mila.
Nelle delibere Antitrust, a proposito dei messaggi, tra l’altro si legge:
le informazioni ingannevoli e omissive riguardano caratteristiche dell’offerta imprescindibili ai fini dell’adozione di una decisione commerciale consapevole;
rileva, inoltre, la palese contrarietà alla diligenza professionale, atteso che un operatore, quale Vodafone, … è certamente edotto della natura essenziale delle informazioni omesse.

Da molto tempo gli operatori di telefonia fissa e mobile lanciano campagne pubblicitarie contenenti messaggi ingannevoli senza il minimo scrupolo e l’Antitrust non si è mai tirato indietro con le sanzioni (si vedano i numerosi articoli scritti al rigiardo dal sottoscritto per Punto Informatico). Ma se un’Authority punisce un’azienda che fa pubblicità ingannevole, perché tutti continuano a farlo senza porsi problemi? Il problema è sempre lo stesso: l’importo delle sanzioni. Con il precedente regime sanzionatorio, abbiamo visto spesso multe di importo ridicolo, se raffrontato con il fatturato delle aziende sanzionate. Punizioni che, anziché avere l’effetto di un calcio nel sedere ben assestato, erano a volte un buffetto, a volte una carezza. Si trattava di cifre che le telco avrebbero potuto considerare benissimo come costi di pubblicità nei propri bilanci.

Ora le cose sono cambiate (poco, ma qualcosa di nuovo c’è): il range delle multe applicabili, che prima andava da mille a 100mila euro (in funzione della durata e della gravità della violazione), ora va da 5mila a 500mila euro. Cambierà qualcosa nel mondo della pubblicità ingannevole? Per saperlo è necessario aspettare e vedere…

 
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Pubblicato da su 12 agosto 2008 in news

 

The Pirate Bay: important news for Italians?

The Pirate Bay, “il più vasto tracker di BitTorrent al mondo”, da un paio di giorni sembra diventato inaccessibile. Come si legge su Punto Informatico, “la connessione alla Bay è al centro di una indagine condotta dalla Procura della Repubblica di Bergamo”: il blocco sull’accesso sarebbe stato disposto dal sostituto procuratore Giancarlo Mancusi, con un provvedimento rivolto agli ISP che segue la chiusura di Colombo-BT.

I filtri impostati sui DNS in realtà possono servire a poco (io al momento riesco ad accedere senza problemi sia a thepiratebay.org che a labaia.org, forse perché non sfrutto DNS “italiani”), ma il provvedimento resta e TPB intende presentare ricorso. La homepage del sito riporta un link intitolato Important news for Italians, che porta ad un post scritto da Brokep dove in sostanza si parla dell’Italia come di un Paese dittatoriale il cui capo del governo, Silvio Berlusconi, sarebbe dietro a questa manovra per impedire a The Pirate Bay di contrastarne l’impero.

Sottoscrivo ciò che osserva Stefano Quintarelli: “spiace leggere che proprio persone del paese che intercetta tutte le comunicazioni dei propri cittadini, insultino noi tirando in ballo il governo che, a differenza di quanto e’ successo a loro, qui non c’entra nulla”. Ma non saranno pochi coloro che coglieranno il breve intervallo di tempo intercorso tra avvenimenti come la chiusura di Colombo-BT, la vicenda Mediaset-YouTube e questo nuovo provvedimento. Vedremo se qualcuno si muoverà per vie giudiziarie verso le molte risorse BitTorrent non ancora bloccate (come SumoTorrent, Mininova, eccetera).

 
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Pubblicato da su 11 agosto 2008 in news

 

Mors sua, vita sua

Ho ricevuto una mail da una persona che si presenta con il nome di Lady Florence Dickson. Leggo che è una signora di 59 anni a cui due anni fa, immediatamente dopo la morte del marito, è stato diagnosticato un cancro. Dal momento che i medici le hanno comunicato che le rimangono poche settimane di vita, ha deciso di formalizzare le sue ultime volontà e dare un destino certo al suo patrimonio (ereditato dal compianto consorte) di 3.500.000 dollari. A chi devolverà questa somma? A me, affinché la utilizzi in opere di misericordia (orfani, vedove, senzatetto, diseredati e altri bisognosi). E per dar corso a queste sue ultime volontà mi chiede di contattare il suo avvocato di Madrid, che mi darà disposizioni su come organizzare la transazione.

Sorprese della vita? No, piuttosto direi che le truffe alla nigeriana, nel frattempo diffuse in altri Paesi del mondo, stanno cambiando registro e affinando la tecnica: un tempo mirate solo ad ingolosire il destinatario della mail con un’inaspettata “eredità” di milioni e milioni di dollari, ora fanno leva sulla sensibilità e sullo spirito caritatevole di chi riceve il messaggio. Certamente l’avvocato, una volta contattato, si premurerà di fornire ogni informazione utile a completare la transazione, concordando innanzitutto le modalità con cui gli dovrà essere corrisposta una certa somma, a titolo di copertura di spese bancarie, di apertura pratica, o di chissà cos’altro.

Non mi stupisco di aver trovato in Rete altre lettere spedite da Lady Dickson (che ha scritto quella mail inducendomi a credere di esserne l’unico destinatario, chiedendomi per giunta la massima dicrezione sulla questione). Mi stupisce un pochettino di più che tre settimane fa la signora avesse 62 anni (e non 59), il suo patrimonio fosse di “solo” 1.600.000 dollari (non 3,5 milioni) e avesse affidato la gestione della transazione ad un altro legale. E che un mese prima abbia spedito una lettera identica a quella che ho ricevuto io ad un’altra persona, scritta però in buon tedesco (a me poteva scriverla in italiano, però). In marzo (quattro mesi fa… be’, forse le rimaneva più di qualche settimana di vita) si era però presentata ad altri con nomi differenti (Jennifer Peters, Sandra Williams) e parlando di un patrimonio di 2,5 milioni di dollari. Pensate che quando si è presentata come Elizabeth White si è data dieci anni in più e ha alzato la posta (5.850.000 dollari).

Insomma, è il solito scam, quindi in caso lo riceviate trattatelo come sapete (=non credete a quello che leggete in quella mail). Questi messaggi girano da mesi con varianti su alcuni dettagli (nome della moritura, età, entità del patrimonio, nome dell’avvocato): piccoli espedienti nel tentativo di depistare eventuali indagini effettuate in Internet tramite i motori di ricerca.

 
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Pubblicato da su 8 agosto 2008 in truffe&bufale

 

Sur le point de mourir

A volte accade che dal fallimento di un’azienda si arrivi ad una rinascita, con un’altra proprietà, nuovi capitali e una diversa gestione. Una possibilità che non toccherà Vive La Vie – società che controllava Elitel, di cui potete trovare notizie in questo blog – la cui procedura concorsuale è arrivata ad un punto morto. Nella homepage del sito dell’operatore è infatti comparso questo comunicato (i grassetti sono miei):

Il curatore fallimentare ritiene doveroso di informare la clientela che, nonostante l’interesse di vari soggetti, non è stato possibile procedere all’affitto a terzi del ramo d’azienda di proprietà della fallita Vive La Vie s.p.a., per cui l’attività aziendale deve necessariamente cessare.

I servizi di telefonia fissa, servizi web e posta elettronica verranno garantiti per 30 giorni dalla data odierna, periodo quest’ultimo nel quale la clientela potrà attivarsi per trovare un fornitore alternativo.

Per i servizi di telefonia mobile, ad oggi, per fatti del tutto indipendenti dalla volontà di questa curatela, non è possibile dare garanzie circa la continuità del servizio.

il curatore

( avv. Gerolamo Bonfanti Palazzi )

ViveLaVie è dunque clinicamente morta e la clientela superstite (pare che ce ne siano ancora) che non ne fosse stata messa al corrente farà meglio ad affrettarsi a scappare, visto che la nave ha iniziato ad affondare parecchio tempo fa.

Per quanto riguarda Plexia, che qualche mese fa aveva rilevato l’utenza business di Elitel, al momento non sono in grado di fornire aggiornamenti. Ho ricevuto solamente alcune segnalazioni che sto verificando: il dato di fatto acquisito è che i disservizi evidenziati dagli utenti non si sono risolti nel giro di pochi giorni, come l’azienda mi aveva risposto in luglio. E questo, purtroppo, non è un sintomo positivo. Non lo è per l’azienda, non lo è per gli utenti e non lo è per il mercato italiano delle telecomunicazioni, in cui le aziende in grado di rimanere a galla sono sempre meno.

 
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Pubblicato da su 7 agosto 2008 in news

 

Brunetta fa rima con vignetta

Mi era sfuggita – ma rimedio parlandone subito – l’apertura di un concorso, promosso dal Ministero per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione, sulla vignette satiriche dedicate a Renato Brunetta. Il concorso, che si chiude il 10 agosto, viene così motivato (cito dal regolamento):

Da diverse settimane consultiamo tutti i quotidiani e le riviste in edicola alla ricerca di una qualsiasi vignetta che metta alla berlina il ministro Renato Brunetta e la sua politica di riforma della Pubblica Amministrazione. Invano. Abbiamo così deciso di rivolgerci al Paese per superare questa anomalia senza precedenti.

Chi può parteciparvi? Tutti i cittadini, al concorso possono infatti accedere “anche i dipendenti pubblici, beninteso a condizione che la vignetta sia stata da loro pensata e disegnata durante le ferie, la pausa pranzo o i permessi per malattia”. E che diamine.

Dall’11 agosto le vignette saranno pubblicate tutte sul sito web del ministero e l’autore della vignetta più votata sarà premiato in settembre dal ministro Brunetta in persona (che secondo il Corriere – come si legge a pagina 2 di questo ritaglio – proprio in quel periodo cederà la branca dell’Innovazione Tecnologica a Lucio stanca, che se ne farà carico in veste di ministro). Ci sarà anche un premio? Non è dato saperlo.

Ma perché non organizzare un concorso di più ampio respiro, dedicato a tutti i componenti del governo? Così, per par condicio.

 
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Pubblicato da su 6 agosto 2008 in news

 

Street view non guarda in faccia a nessuno

Street View è inevitabilmente destinato a fare parlare di se’. Il servizio di Google Maps, che offre visioni panoramiche delle strade e consente escursioni virtuali via Internet (una sorta di Grande Fratello in differita su cui già c’è stata qualche polemica), è l’argomento di un documento realizzato dal National Legal and Policy Cente, di cui parla Paolo Attivissimo. Con il documento in questione, il NLPC sembrerebbe voler dimostrare che anche la privacy degli stessi boss di Google è minacciata dalla loro creatura: questa immagine, ad esempio, mette in vetrina il posto auto del co-fondatore Larry Page con tutti i dettagli.

Non solo: senza muoversi dalla propria scrivania, collegandosi a Internet e sfruttando Street View è possibile conoscere senza difficoltà l’itinerario automobilistico più verosimile che lo stesso Page percorre per recarsi al lavoro.

In effetti il nome di Larry Page non compare mai in chiaro, dal momento che l’autore di questo rapporto ha pensato bene di metterci delle pecette nere a beneficio della sua privacy. Peccato che, come ben sappiamo da tempo, anche in un PDF questo espediente sia un tantino inefficace (basta un copia+incolla e il testo diviene leggibile integralmente).

Questa vicenda ha comunque due chiavi di lettura: la prima ci induce a credere che a Google, nella persona dei suoi fondatori, tutto ciò non interessi e il fatto che queste informazioni personali relative a Larry Page siano agevolmente reperibili su Internet potrebbe essere un’ulteriore conferma della loro dichiarata e ostentata vocazione alla trasparenza; la seconda ci suggerisce invece che Street View sia un po’ sfuggito di mano ai suoi genitori e ora la questione richieda mooolta attenzione… Tra l’altro, nei pochi minuti intercorsi da quando ho iniziato a scrivere questo post ad ora, le pagine web del sito NLPC che ho linkato qui sopra sono diventate irraggiungibili.

Comunque ecco qualche altro link su cui si può leggere di questo rapporto.

 
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Pubblicato da su 6 agosto 2008 in Internet, media, mumble mumble (pensieri), news, privacy

 

Il caso MediaTube

Vicenda tosta, quella che vede Mediaset impegnata a chiedere a Google un poderoso risarcimento per i suoi video ripubblicati da YouTube. L’azione (supportata, come riferisce TopLegal, dagli avvocati Gaetano Morazzoni, Vincenzo Sangalli, Stefano Previti e Alessandro La Rosa) si basa su un’immane perizia condotta da Matteo Flora (i più attenti lettori di Punto Informatico lo ricorderanno senz’altro per i suoi interessanti contributi), che per questo lavoro si è rintanato in casa e piazzato davanti al PC per settimane.

Stefano Quintarelli osserva giustamente che i video, “se stavano su youtube erano per definizione gia’ stati trasmessi, ergo le persone se li erano gia’ persi”. Quindi come sono stati monetizzati gli “almeno 4.643 filmati” di proprietà Mediaset e le “ben 315.672 giornate di visione da parte dei telespettatori”? A mio avviso, partendo dal citato presupposto che quei video sono stati pubblicati dagli utenti che li hanno visti in quanto trasmessi dalle stesse reti Mediaset, questi dati andrebbero rapportati alle tariffe di Mediaset Rivideo (che consente di rivedere a pagamento i programmi televisivi già proposti dai palinsesti del gruppo), o meglio ai profitti che gli stessi contenuti video avrebbero potuto generare se fossero stati fruiti dal servizio.

E’ presto per capire come si evolverà la vicenda, anche se è verosimile ipotizzare che i due attori (Mediaset e Google) alla fine giungano ad una trattativa per raggiungere un compromesso di reciproca soddisfazione. Già, perché anche in molte trasmissioni Mediaset (telegiornali, Striscia la Notizia, Matrix, e altri ancora) vengono proposti filmati presi da YouTube senza particolari citazioni. E se è vero che i video oggetto della contestazione milionaria sono “di proprietà Mediaset”, è altrettanto vero che YouTube – per quanto attiene al copyright – spiega piuttosto chiaramente che l’utilizzo dei contenuti pubblicati è consentito per fini personali e non commerciali e che ogni video “non può essere scaricato, copiato, riprodotto, distribuito, trasmesso, diffuso, visualizzato, venduto, concesso in licenza o in altro modo sfruttato per qualsiasi altra finalità senza il previo consenso scritto di YouTube o dei licenziatari di YouTube”.

 
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Pubblicato da su 31 luglio 2008 in Internet, media, news

 

Per le ricerche basta avere cuil?

Massimo Mantellini ieri segnalava che Corriere.it descriveva Cuil con un entusiasmo sopra le righe e, stando al risultato di una banale ricerca di Stefano Quintarelli, poco giustificato. In effetti sembra che ieri (ma anche stanotte) il sistema abbia sofferto di alcuni problemi che ora sembrano risolti.

Ora che il funzionamento appare regolare, il servizio offerto da Cuil mi sembra piuttosto valido, anche se necessita di alcuni affinamenti: una feature di cui qualcuno potrebbe sentire la mancanza è una funzione anti-typo (per proporre ricerche in caso di errori di digitazione), ma il valore aggiunto che ho percepito, rispetto ad una ricerca effettuata con Google o Yahoo (ad esempio), è l’utilità delle categorie proposte, benché in alcuni casi abbia rilevato che non abbiano nulla a che vedere con i termini inseriti nel box di ricerca. Ma è probabile che si tratti di un difetto di gioventù come quello rilevato ieri. Se scrivessero “beta” (come fa qualcuno) sotto il logo, sarebbe tutto perdonato 😉

In definitiva, nonostante qualche riserva, la prima impressione è positiva. Ne riparleremo tra un po’, per una valutazione più completa e supportata da altri esperimenti. Per il momento non posso ancora considerarlo il mio sistema di ricerca preferito. Ammesso che ne possa esistere uno.

 
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Pubblicato da su 29 luglio 2008 in news

 

Senza tanti giri di parole

Alfonso Fuggetta, appena sbarcato a Singapore, ha formulato una considerazione – che ritengo piuttosto efficace – per spiegarci la sua prima impressione a caldo sul Paese che lo ospita:

“Questi ci fanno il culo a capanna”.
 
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Pubblicato da su 28 luglio 2008 in Mondo

 

Sbagliando s’impara?

E’ vero, l’errore del produttore polacco (che ha scritto “polizzia” con due zeta) è madornale, ma è anche assurdo che una Pubblica Amministrazione – così come un qualunque ufficio acquisti di una qualunque organizzazione – non controlli tutti i dettagli di un capitolato concordato con un fornitore, anche attraverso la realizzazione di una campionatura (i cui costi mi sembrerebbero più che giustificati, vista l’entità della commessa).

Però anche La Stampa

 

 
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Pubblicato da su 25 luglio 2008 in news

 

Non sarà un déjà vu (parola di Plexia)

Gli utenti di Plexia sono in ambasce: da qualche giorno lamentano disservizi sulle linee telefoniche dell’operatore, che fanno rivivere loro il ricordo del black-out TLC di un anno fa, quando Telecom Italia staccò le linee all’indebitata Elitel, morosa per oltre 100 milioni di euro non pagati per servizi di connettività effettivamente fruiti e rivenduti agli utenti. Non è superfluo sottolineare che tutto rientra in un quadro abbastanza complesso (come lo è il mercato italiano delle TLC in cui è leader un monopolista operatore dominante): Plexia quattro mesi fa ha rilevato la clientela business di Elitel, società messa in liquidazione e poi dichiarata fallita, la cui controllante Vive La Vie – che tra l’altro era fornitore di connettività di Plexia fino a poco tempo fa – è stata anch’essa dichiarata fallita. 

Agli utenti che mi hanno scritto chiedendo informazioni e se, per caso, non ci trovassimo di fronte a un “caso Plexia” identico al precedente “caso Elitel”, al momento posso rispondere con le parole che ho raccolto dall’azienda stessa, con cui sono riuscito a mettermi in contatto nel tardo pomeriggio: con toni rassicuranti, Plexia ha dichiarato che si tratta di una situazione temporanea, dovuta alla migrazione delle utenze da un codice operatore ad un altro. Un’operazione a cui,per essere sinceri, ricorse anche Elitel e che, in un mercato come il nostro, sembra non essere infrequente per i piccoli operatori in difficoltà. La situazione – dice l’azienda – dovrebbe tornare alla normalità entro quattro/cinque giorni.

Gli utenti in CPS (Carrier Pre Selection, o preselezione automatica) potranno ridirigere le proprie telefonate sulla rete Telecom Italia, che significa dover comporre un numero anteponendo il prefisso 1033. In parole povere, se dovete chiamare il numero 02 12345678 dovete digitare 1033 02 12345678.

Queste le le due note pubblicate da Plexia nella sezione news del sito aziendale:

22/07/2008 – AVVISO AI CLIENTI: A causa di un problema in alcune aree geografiche si potrebbe verificare un disservizio sulle telefonate in uscita tramite il servizio di Carrier Pre Selection (CPS). Ricordiamo che con il servizio CPS è sempre possibile effettuare telefonate utilizzando l’operatore TELECOM ITALIA anteponendo il codice 1033 al prefisso e al numero telefonico chiamato.  
 
22/07/2008 – A SEGUITO DEL SOPRAVVENIRE DI UN PROBLEMA DI GESTIONE NON SARA’ POSSIBILE GARANTIRE LA CONTINUITA’ NELL’EROGAZIONE DEI SERVIZI AI CLIENTI ATTIVI IN MODALITA’ ACCESSO DIRETTO. PLEXIA FAVORIRA’ LADDOVE POSSIBILE IL PASSAGGIO AD ALTRO OPERATORE O IL RIENTRO IN TELECOM ITALIA.

Sono d’accordo con voi: scitte così possono generare allarmismo, io stesso nei panni di un utente di Plexia non sarei per nulla tranquillo. Oggi Plexia ha comunque dichiarato che ogni allarmismo è infondato e che i due comunicati sono stati pubblicati per correttezza e trasparenza, per rassicurare in ogni caso i propri clienti sulla possibilità di esercitare i propri diritti di utenti.

Vedremo come proseguirà la vicenda: per ora io mi sono fatto il nodo al fazzoletto.

Ne ho scritto in questo articolo per PI Telefonia, la sezione TLC di Punto Informatico.

 
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Pubblicato da su 24 luglio 2008 in Internet, Ipse Dixit, news, telefonia, TLC

 

Il miglio verde de’ noantri

“Inserire la moneta per vedere l’esecuzione” recitava il cartello a fianco della nuova attrazione installata all’Idroscalo di Milano. Per un euro, veniva offerto lo spettacolo di un’esecuzione sulla sedia elettrica: tre colpi di sirena e poi via alla scarica elettrica di 15 secondi. La sedia elettrica a gettoni,  come l’ha chiamata Franco Vanni su Repubblica, scuoteva il manichino in una nube di fumo, ma anche i visitatori dell’idroscalo in un’atmosfera da brivido.

L’attrazione è arrivata niente-popo’-di-meno che da Las Vegas. Il giostraio Renzo Biancato ne ha ordinate due via web (l’altra era per suo fratello, stesso mestiere). Costata 5mila euro, sembrava un business promettente: “Ogni sera la macchina rende 50 euro, 150 la domenica”. Un destino da macchina da soldi? No: oggi l’attrazione è stata rimossa. E io per questa cosa non piango.

A me questa storia ha fatto tornare in mente i bambini impiccati di Maurizio Cattelan. Con la differenza che quelli stavano fermi e non costavano un euro.

Come dici? Era un’opera d’arte? Quale, scusa?

 
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Pubblicato da su 23 luglio 2008 in news