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Il matrimonio Microsoft – Yahoo non s’ha da fare

Microsoft non comprerà più Yahoo.

Steve Ballmer (CEO di Microsoft): “Nonostante i nostri massimi sforzi, tra cui un aumento dell’ offerta di circa 5 miliardi di dollari, Yahoo non ha fatto nessun passo avanti verso l’accettazione della nostra offerta”

Roy Bostock (presidente di Yahoo): “L’offerta di Microsoft ha sottovalutato la compagnia e siamo felici che numerosi nostri azionisti erano d’accordo con noi”

Insomma, ufficialmente la questione era l’entità dell’offerta, ovvero quanti soldi era disposta ad offrire Microsoft, a fronte di quanti soldi voleva ottenere Yahoo. Le due aziende non si sono venute incontro e l’operazione è saltata.

Ora a Microsoft toccherà orientarsi altrove, le alternative ci sono. A meno che Yahoo non ci ripensi, in seguito ad un verosimile deprezzamento delle proprie azioni alla Borsa di New York…

 
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Pubblicato da su 4 Maggio 2008 in news

 

Redditi online e istituzioni offline

La pubblicazione su Internet dei redditi 2005 degli italiani da parte dell’Agenzia delle Entrate era destinata a suscitare polemiche e contropolemiche fin dalla sua nascita, ma nell’arco di un ponte (quello del primo maggio), questo “destino” è riuscito a superare le più nefaste aspettative: era prevedibile che l’iniziativa – ancorché fondata sull’articolo 69 del Dpr 600/1973, che consente la pubblicazione dei dati sui redditi dei contribuenti – potesse incontrare il parere contrario dei garantisti della privacy. Meno prevedibili, a mio avviso, erano le successive reazioni, che hanno mostrato ancora una volta – se mai ne avessimo sentito l’esigenza – la misura di quanto le Istituzioni di questo Stato non siano in grado di gestire le informazioni e una risorsa di comunicazione come Internet senza inciampare in ostacoli che esse stesse si pongono.

Sembra quasi una telenovela, che qui chiamerei Istituzioni Offline, per evidenziare il contrasto con la pubblicazione dei redditi online, ma anche per sottolineare quanto le istituzioni di questo Stato si dimostrino scollegate, sconnesse, e operino in modo completamente avulso dalle logiche della Rete che ormai è parte della vita di tutti noi, e che le istituzioni stesse mal utilizzano.

La vicenda, fin dalla prima “puntata” del 30 aprile, assume i connotati di un’autentica bufera. E’ mercoledì, infatti, quando l’Agenzia delle Entrate accende i motori dell’operazione trasparenza, pubblicando nel proprio sito web i dati principali (reddito imponibile, con relative imposte) delle dichiarazioni 2005 dei contribuenti italiani. Alle prime lagnanze espresse da varie fonti (associazioni di tutela dei consumatori, attuale maggioranza di governo), la direzione dell’Agenzia risponde che l’operazione è stata attuata facendo seguito a due decisioni (una del 2001 e una del 2003) del Garante della Privacy. L’Ufficio del Garante, però, si dichiara ignaro di tutto, si riunisce in Consiglio e, dopo due ore (seconda “puntata”), chiede la sospensione immediata della pubblicazione dei dati e l’Agenzia provvede, spiegando agli utenti che i dati non sono più disponibili a causa dell’elevato numero di accessi al sito dell’Agenzia e al fine di fornire ulteriori delucidazioni al Garante per la protezione dei dati personali. E qui si apre, a mio avviso, un primo aspetto non poco rilevante: l’Agenzia delle Entrate dice che per il garante della Privacy è tutto ok, mentre il Garante dice che di ok non c’è niente. Di conseguenza, una delle due Istituzioni mente, oppure ha mal interpretato i provvedimenti del Garante della Privacy. Quindi, già su queste basi ci si trova di fronte a Istituzioni che, nella migliore delle ipotesi, non sono in grado di comunicare tra loro in modo comprensibile ed inequivocabile.

Nelle ore in cui i dati sono a disposizione di chiunque abbia una connessione Internet, i dati sono consultabili e scaricabili. E com’era prevedibile (terza “puntata”), molti utenti, senza perdere tempo, li hanno immessi nel circuito peer-to-peer. Lo stop alla pubblicazione avviene quando ormai, come si suol dire, “i buoi sono usciti dalla stalla”: come spiega Alessandro Longo, attraverso eMule è possibile ottenere gli elenchi. Di cui i cittadini sembrano avere una sete inestinguibile, visti alcuni commenti che trasformano il post in una pagina di insoliti annunci economici (“qualcuno ha Viterbo?”, “Cagliari?”, “mettete Empoli”, “faenza?”, “mi serve tutta napoli e provincia”, “cerco files di Busto Arsizio”, “ragazzi mi serve torre del greco (na) urgentemente”, e così via per centinaia di commenti).

Chi non avrebbe potuto prevedere questa “fuga” di dati? Un’istituzione che non conosce Internet e le sue possibilità. O peggio ancora, che non considera Internet nel suo complesso, nella sua sottovalutata essenza di potentissimo e capillare strumento di comunicazione.

Sull’opportunità del provvedimento del Garante della Privacy, che blocca la pubblicazione degli elenchi, si può discutere quanto si vuole, così come si può discutere anche della questione che gli elenchi continuano ad essere consultabili presso i Comuni – possibilità introdotta 35 anni fa – e che la pubblicazione realizzata dall’Agenzia delle Entrate è la moderna versione di questa possibilità, che va incontro anche ai più pigri con il vantaggio di non richiedere l’identificazione. Un fatto però è certo: il provvedimento, al momento, è valido ed efficace per tutti (non solo per l’Agenzia delle Entrate). E su questo presupposto, ecco che la vicenda vive il suo momento clou (quarta “puntata”): come riferisce una notizia ANSA, la procura di Roma mette le mani sulla vicenda e apre “un fascicolo processuale, contro ignoti, ipotizzando il reato di violazione della privacy”. Ignoti? Perché, non si sa chi è stato a rendere pubblici gli elenchi con i dati delle dichiarazioni 2005? Non è stata l’Agenzia delle Entrate diretta da Massimo Romano, con il benestare del vice-ministro Vincenzo Visco?

Il nocciolo dell’intera questione, si legge ancora nella notizia dell’agenzia di stampa, sembrerebbe essere spiegato dall’ipotesi di lavoro degli inquirenti diella Procura:

La pubblicazione di dati, anche non sensibili (come ad esempio sono quelli sulla razza e sulla religione) è comunque sottoposta a cautele e modalità che non espongano a rischi i contribuenti. Secondo la stessa ipotesi di lavoro, se è vero che l’accessibilità a dati relativi ai redditi denunciati è regolamentata dalla stessa legge invocata dal vice ministro dell’Economia Vincenzo Visco, è altrettanto vero che la loro indiscriminata pubblicazione, ed internet è un veicolo di grande divulgazione, non solo non è consentita, ma potrebbe causare numerosi problemi, proprio per l’esposizione della posizione finanziaria, ai firmatari dei modelli 730 e 740.

Ignoti, o meglio innumerevoli, sono invece gli utenti che anche in questo momento si stanno scambiando i file con gli elenchi delle varie città come se fossero figurine. E alla cui opera si stanno aggiungendo anche alcune fra le più importanti testate giornalistiche nazionali, che però sembrano voler pubblicare i dati più per alimentare il gossip che per reali intenti di trasparenza: sul Sole 24 Ore, ad esempio, i dati vengono pubblicati in forma di classifica con un disclaimer che recita “I dati qui di seguito pubblicati non sono ufficiali. Si tratta di una elaborazione dei file scaricati dalle reti peer-to-peer di cui non possiamo garantire la completa autenticità”. E’ infatti possibile che gli elenchi circolanti nei circuiti P2P possano essere manipolati e taroccati, quindi la testata pubblica informazioni senza avere la reale possibilità di verificarne l’attendibilità. Insomma, i giornali potrebbero consapevolmente pubblicare anche delle bufale.

L’operazione trasparenza, a prescindere dalla sua opportunità, è sfuggita di mano alle persone e agli enti che l’hanno promossa e condotta. E ciò – a mio avviso – indica una cosa sola, e cioè che all’interno delle istituzioni italiane esiste ancora un digital divide culturale che ancora è duro a morire.

 
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Pubblicato da su 3 Maggio 2008 in Internet, Mondo, news

 

Batteri che riemergono

Una notizia che oggi ha fatto qualche rimbalzo tra telegiornali e altre trasmissioni televisive riguarda le tastiere dei computer. Uno studio pubblicato dalla rivista britannica “Which? Computing” rivela infatti che sono un ricettacolo di germi e batteri. La testata ha incaricato un biologo di esaminare una trentina di tastiere di computer e dai risultati è emerso che «alcune di esse ospitano batteri che presentano un rischio elevato di veicolare malattie a chi le utilizza»

«La principale causa di infezione di una tastiera – si legge nell’articolo – è il pranzo consumato in ufficio, dal momento che le briciole e i residui di cibo sono il terreno ideale per lo sviluppo di milioni di batteri. Inoltre fa la sua parte la cattiva igiene personale: in troppi, infatti, non si lavano le mani dopo essere andati al bagno».

Questo è verissimo, infatti (apro e chiudo una piccola parentesi) quando devo stringere la mano ad una persona appena conosciuta mi pongo sempre la domanda “ma questo sarà uno che si lava le mani prima di uscire dal gabinetto?”

Ma torniamo alle tastiere. La notizia, in realtà, non ha in se’ nulla di sensazionale. In primo luogo perché, pensandoci solo un attimo, è abbastanza ovvio arrivare a queste conclusioni. In secondo luogo perché, del fatto che pc e tastiera sono un ottimo habitat per germi e batteri si parla da anni e anni e anni e anni.

Chi è rimasto sconvolto a sentire oggi la notizia, si metta il cuore in pace: i telefoni cellulari non sono da meno (anche qui non c’è da stupirsene, basta pensarci: li teniamo in mano e li portiamo vicino a orecchie e bocca, a volte li prestiamo). Speriamo che prima o poi qualcuno introduca a livello industriale il brevetto, registrato lo scorso anno, per telefonini autopulenti e autoigienizzanti.

Il rimedio? Come in altre situazioni, buon senso e buone abitudini di igiene personale possono dare un contributo fondamentale.

 
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Pubblicato da su 2 Maggio 2008 in news

 

Annozero, volume a mille

Non guardo molto spesso Annozero, ma stasera è capitato. Era tanto tempo che non vedevo Vittorio Sgarbi contestare qualcuno (nella fattispecie Marco Travaglio) con tanta animosità. Nonostante gli insulti e le reiterate interruzioni urlate da Sgarbi, Travaglio è riuscito a mantenere un ammirevole aplomb, a tratti interrotto da un’espressione che mascherava un digrignar di denti indispensabile a non sbottare.

Per un attimo ho pensato che lo studio si stesse trasformando in un ring, mi era sembrato che Sgarbi si volesse abbattere su Travaglio per terminarlo fisicamente. Se riuscisse a dire le stesse cose senza usare i toni sgarbati a cui ci ha abituato e senza farsi gonfiare le vene, credo potrebbe ottenere più ascolto, almeno quando ha ragione. Peccato che il suo atteggiamento faccia solo venire voglia di cambiare canale.

 
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Pubblicato da su 1 Maggio 2008 in news

 

Google, arte messa da parte

Oggi il logo nella homepage di Google ha come sfondo un mazzo di tulipani cromati. Un’opera dell’artista kitsch Jeff Koons. Cliccandovi sopra, vengo portato alla pagina iGoogle – Temi d’artista, che mi spiega “cosa succede quando l’arte irrompe sull’home page di Google” (curiosità che, peraltro, non ho mai avuto). E qui faccio una grande scoperta artistica:

Ora puoi personalizzare la tua pagina Google con sfondi realizzati da artisti di fama internazionale. Puoi inoltre aggiungere alla pagina la tua email personale e la tua selezione di notizie, giochi e molto altro, per renderla tanto utile quanto bella.

Questa “galleria d’arte” offre opere che portano firme altisonanti, ma la parola “arte” qui ha un’accezione di spettro eccessivamente ampio e chi si aspettava un artista convenzionale (un pittore o uno scultore, ad esempio), rimarrà deluso: il primo nome è quello di Dolce & Gabbana (stilisti), a seguire ci sono Philippe Starck (architetto e designer; è impietoso dirlo, ma i suoi sanitari sono richiestissimi), i Beastie Boys (band hip hop), i Coldplay (band pop-rock), Yann Arthus Bertrand (fotografo), Tezuka Osamu (fumettista e animatore, di cui mi permetto di citare Astro Boy), il già citato Jeff Koons e Anne Geddes (fotografa).

Alcuni temi sono effettivamente accattivanti, ma personalmente mi trovo benissimo con una pagina iGoogle asettica, senza fronzoli e veloce da visualizzare. Se ho voglia di arte, quella vera (l’amante gelosa di Emerson), so già dove trovarla.

 
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Pubblicato da su 30 aprile 2008 in Internet, media, news

 

Coldplay gratis per una settimana

Radiohead e Nine Inch Nails hanno dimostrato, ognuno a proprio modo, che il mercato musicale può cambiare faccia. Ora anche i Coldplay sembrano essere intenzionati a dare il proprio contributo a ridefinirne i connotati: BBC News segnala che la band – da questo momento e per una settimana – offrirà a tutti gli utenti la possibilità di scaricare gratuitamente da web il nuovo singolo Violet Hill, tratto dall’album Viva La Vida che uscirà il 12 giugno su supporti più tradizionali.

Anche i Coldplay stanno dunque procedendo verso una nuova forma di distribuzione musicale, ma ad un’andatura più prudente, e il motivo di questa cautela è presto spiegato: la loro iniziativa è in realtà parte della forzata rinnovata strategia di marketing intrapresa dalla EMI che, rimasta orfana – tra l’altro – di artisti come gli stessi Radiohead (ma anche di Paul McCartney, come sottolinea un articolo del Times Online), ripone molte speranze nel nuovo lavoro della band di Chris Martin e lancia questa proposta di download confidando in un ritorno pubblicitario.

Le istruzioni per il download del brano (192 Kbps, stereo, velocità campione audio 44 kHz) arriveranno a tutti coloro che forniranno ai Coldplay il proprio indirizzo di posta elettronica. Il link inviato via mail si autodistruggerà entro sei ore.

 
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Pubblicato da su 29 aprile 2008 in news

 

L’allergia all’elettronica

Fino a poco tempo fa, definivo allergiche all’elettronica tutte quelle persone che, per motivi anagrafici, caratteriali o psicologici, si trovano in difficoltà di fronte un qualunque dispositivo elettronico, quando addirittura non ne rigettano l’utilizzo senza nemmeno fare tentativi: dalla persona anziana che fatica a prendere confidenza con un telefonino alla giovane casalinga che si spaventa di fronte al robot da cucina multifunzione che le hanno regalato per le nozze, ma c’è anche il dirigente d’azienda che sulla propria scrivania ha un bel personal computer con funzione ornamentale, in quanto perennemente spento (oppure acceso, ma che senza uno screensaver rimarrebbe comunque inanimato, e questo spesso porta ad una definizione non convenzionale di IP statico).

La mia definizione, fino a ieri, aveva un senso solamente a livello metaforico. Oggi scopro che, secondo quanto afferma un medico, i dispositivi elettronici possono essere forieri di vere e proprie allergie, ossia di (definizione wikipedica) malattie del sistema immunitario caratterizzata da reazioni eccessive portate da particolari anticorpi (reagine o IgE) nei confronti di sostanze abitualmente innocue come ad esempio pollini. L’amico Marco Valerio Principato, su Punto Informatico, riferisce infatti le conclusioni a cui è giunto Todd Rosengart, direttore del reparto di cardiochirurgia toracica dell’ospedale universitario Stony Brook, in merito ad alcune forme allergiche a suo dire derivanti da cellulari, iPod e affini:

I cellulari, ad esempio, secondo Rosengart possono aggredire utenti sensibili ai metalli e ai minerali impiegati nel processo di fabbricazione. Il nichel, largamente impiegato nelle batterie, è additato come uno dei principali responsabili di allergie dermatologiche da contatto e può favorire lo sviluppo di eruzioni o altre anomalie cutanee.

Mumble mumble… forse è una considerazione superficiale, ma a mio avviso l’allarmismo del dottor Rosengart è eccessivo, per quanto riguarda i dispositivi elettronici: quanto siamo in contatto epidermico con il nichel della batteria del cellulare, se è rivestita e protetta dal guscio dell’apparecchio? Monete e articoli di bigiotteria ad esempio non sono più “rischiosi”, almeno per soggetti sensibili?

 
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Pubblicato da su 29 aprile 2008 in mumble mumble (pensieri), news, tecnologia

 

Inferni

Oggi stavo parlando con una persona che ieri sera, nel fare ritorno a casa dopo il piccolo ponte del 25 aprile, si è sorbita la coda di 29 km che si è formata sulla Parma – La Spezia. Mi ha fatto pensare che a me è capitato parecchie volte di rimanere bloccato in un’autostrada o sulla tangenziale, magari per delle ore, d’estate, al caldo, in un’auto senza aria condizionata. E pensando a quella massa di auto ferme sull’asfalto rovente, roventi anche loro con il motore acceso e con lo scappamento che fuma, e all’irrequietudine di molti automobilisti in quelle condizioni, a volte – ingenuamente – ho pensato che l’inferno potrebbe essere così, un’interminabile attesa, con all’orizzonte una destinazione che non si avvicina mai.

Poi però leggi notizie che hanno dell’inverosimile, come quella del padre stupratore in Austria, o quella di una piccola vita che non sai che futuro avrà, senza dimenticare ciò che accade in Darfur, nel resto dell’Africa, in Medio Oriente e in chissà quanti altri Paesi nel mondo. Allora capisci che di inferni ce ne sono parecchi e ti fermi un attimo a guardare a occhi chiusi questo mondo, che gira così male… e fai zoom su te stesso, in coda, fermo per ore in autostrada e ti chiedi “ma io, di cosa cacchio mi lamento?”

 
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Pubblicato da su 28 aprile 2008 in mumble mumble (pensieri)

 

Hot link

Leggo da Massimo Mantellini:

Questa pagina del sito web di Francesco Storace non e’ stata hackerata. La spiegazione dell’accaduto le potete leggere da Giavasan.

L’hotlinking è una pratica da molti ritenuta scorretta che consiste nell’inserire in una propria pagina web (A) un oggetto, generalmente un’immagine, già presente su un’altra pagina web (B), copiandone pari pari l’indirizzo. Oltre a consumare a sbafo la banda del sito “hotlinkato”, si incorre spesso anche in reati, qualora l’immagine sia tutelata da copyright.
C’è anche da dire che l’hotlinking è un’arma a doppio taglio, perché può capitare che il webmaster del sito B si vendichi sostituendo l’immagine rubata con un’altra, offensiva, dallo stesso nome: ogni cambiamento si rifletterà di conseguenza sul sito A.

E’ andata proprio così. Per avere un’immagine del Pantheon, chi cura i contenuti del sito di Francesco Storace non si è preoccupato di fare l’upload del file di un’immagine: ha semplicemente indicato l’URL di una foto già pronta, ma pubblicata altrove e coperta da copyright. Altrove, appunto, hanno rilevato che qualcuno utilizzava la loro foto e hanno sostituito l’immagine salvandone un’altra nella stessa cartella e con lo stesso nome “pantheon.jpg”. E visto che si trattava di un hotlink, hanno usato una hot picture

Nel sito originale, ovviamente, la foto del monumento c’è ancora. Ma si chiama “newpanth.jpg” 😉

 
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Pubblicato da su 27 aprile 2008 in news

 

L’arte che avvicina il mondo

Uno dei miei (pochissimi) miti in TV è Passepartout, programma dell’ancor più mitico Philippe Daverio, che mi ha avvicinato all’arte con l’efficacia di chi la sa spiegare sotto una luce non convenzionale, diversa da quella offerta molti altri stimoli (inclusi anni e anni di insistenti e appassionate illustrazioni da parte di mio padre, più vicino ad un approccio didattico). Nella puntata di oggi si è parlato di musei non solo d’arte e di arte non solo da museo. Ossia della concreta e sorprendentemente tangibile possibilità che mondi apparentemente diversi da quello dell’arte possano in realtà convivere e compenetrarsi.

La Zucchi Collection e il MACRO sono due esempi particolarmente significativi: il primo è in pratica un album visitabile, che consegna al pubblico la memoria dell’azienda tessile di cui porta il nome; il secondo – il Museo d’Arte Contemporanea di Roma – era il mattatoio capitolino, restaurato e riconvertito a spazio espositivo.

Sono molto diversi da quello che per molte persone è IL museo per eccellenza: il Louvre. Eppure anche lui vive una propria evoluzione. Io l’ho visitato per la prima volta nel 1990 (c’era già la contestata piramide all’ingresso, che a me in verità non piace), catturandone l’impressione di un museo assoluto, a 360 gradi, con il suo numero impressionante di autentici capolavori (anche se molti lo visitano solo per vedere la Gioconda e poco altro).

Nel tempo, in visite successive, ho avuto l’impressione che il Louvre fosse cambiato, mostrando che lo stesso concetto di museo stesse evolvendo, trasformando anche la funzione culturale dell’arte che i musei ospitano. Oggi Passepartout osservava la stessa cosa, dandomi una conferma che non sono poi così ignorante, constatando come “per il Louvre si sia innescato una sorta di timer storico che vede il suo percorso storico e culturale pericolosamente in declino”. Declino culturale che qualcuno crede sia iniziato proprio con la collocazione della piramide dell’ingresso, che molti considerano il monumento funerario del museo. Secondo Passepartout,“oggi il Louvre è infatti qualcosa di profondamente diverso. È diventato sostanzialmente uno strumento di promozione della Francia, un perfetto meccanismo di marketing per espandere il brand dei prodotti nazionali nel mondo. Ciò ha inevitabilmente depotenziato la sua storica funzione culturale”.

Il museo resta comunque un punto di riferimento che calamita sempre un notevolissimo numero di visitatori, mostrando di avere un ruolo trainante per la promuovere la Francia nel mondo. E constato che l’Italia, a mio avviso, non può vantare qualcosa di simile: intendiamoci, nel Belpaese non abbiamo nulla da invidiare ai nostri cugini d’Oltralpe, abbiamo musei e siti di interesse storico e artistico di grandissimo pregio, e che potenzialmente potrebbero rappresentarci nel mondo con un’immagine più marcata di quella che il Louvre offre della Francia, ma non siamo in grado di valorizzarci nello stesso modo. O sbaglio?

In ogni caso, questa “riflessione ad alta voce” era solo per dire che secondo me Passepartout è uno dei migliori programmi televisivi di arte e storia, che tratta argomenti di alto interesse culturale “consegnandoli” ai telespettatori in modo comprensibile ed accessibile. Applicando un concetto ad un tempo innovativo e semplice: guardare le cose da un’angolazione differente, per apprezzarle e farle apprezzare come meritano.

 
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Pubblicato da su 27 aprile 2008 in news

 

Un mondo “aggressivamente multimediale”

Perché le spinte al miglioramento e all’innovazione devono venire “dal basso”? Perché dall’alto qualcuno preferisce tirare il freno a mano. Stefano Quintarelli segnala un articolo di Vita Non Profit di Riccardo Bonacina che riporta una dichiarazione rilasciata ieri dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano alla delegazione della Federazione nazionale della Stampa in occasione del centenario del sindacato dei giornalisti:

‘In un mondo aggressivamente multimediale ci sono sollecitazioni a cui bisogna saper resistere per garantire liberta’ e dignita’ della stampa’.

“Con tutto il rispetto – commenta Riccardo Bonacina – un invito che riporta alla mente il famoso commento di Benjamin all’Angelus Novus di Klee (vd qui sotto). La battaglia “contro” il multimediale è persa da 10 anni, se energie restano ai giornalisti si inventino un nuovo modo di fare la professione. Meno da schiavi e più da protagonisti”.

Questo parallelo è molto azzeccato. A proposito, ecco il quadro e il commento richiamato da Bonacina:

Paul Klee,

«C’è un quadro di Klee che si chiama Angelus Novus. Vi è rappresentato un angelo che sembra in procinto di allontanarsi da qualcosa su cui ha fisso lo sguardo. I suoi occhi sono spalancati, la bocca è aperta, e le ali sono dispiegate. L’angelo della storia deve avere questo aspetto. Ha il viso rivolto al passato. Là dove davanti a noi appare una catena di avvenimenti, egli vede un’unica catastrofe, che ammassa incessantemente macerie su macerie e le scaraventa ai suoi piedi. Egli vorrebbe ben trattenersi, destare i morti e riconnettere i frantumi. Ma dal paradiso soffia una bufera, che si è impigliata nelle sue ali, ed è così forte che l’angelo non può più chiuderle. Questa bufera lo spinge inarrestabilmente nel futuro, a cui egli volge le spalle, mentre cresce verso il cielo il cumulo delle macerie davanti a lui. Ciò che noi chiamiamo il progresso, è questa bufera »
(Walter Benjamin, Tesi sul concetto di storia (1940) Einaudi, Torino 1997, pp. 35-7)

I problemi del mondo dell’Informazione sono altri. Non a caso qualcuno ha organizzato per domani – 25 aprile – il V2Day. Che può essere criticabile finché si vuole, ma che ha il merito di porre al centro dell’attenzione i temi fondamentali richiamati dal presidente Napolitano: libertà e dignità della stampa. Che tecnologia e multimedialità non intaccano minimamente.

 
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Pubblicato da su 24 aprile 2008 in news

 

Un matrimonio spaziale

Avete presente quegli eccentrici matrimoni nelle wedding chapels di Las Vegas? Nella Sin City chi ne vuole uno diverso da quelli usualmente contratti di fronte a un convenzionale giudice di pace, può scegliere di sposarsi di fronte ad un clone di Elvis Presley, ad uno sceriffo del vecchio west, oppure – se vuole il pacchetto offerto dal Las vegas Hilton – può sposarsi in una “cappella” che riproduce il ponte dell’Enterprise, con tanto di Klingon come testimoni.

Tutte tamarrate, che però non reggono il confronto con l’ultima trovata di Richard Branson: il boss del gruppo Virgin, infatti, ha pensato bene di organizzare matrimoni spaziali a bordo dei velivoli della sua compagnia Virgin Galactic. E come scrive Gaia Bottà su Punto Informatico, il business delle nozze in orbita ha già trovato consensi:

Sono già due le prenotazioni, due le coppie che vogliono rendere indimenticabile il proprio matrimonio sposandosi accanto ad un oblò con vista sulla Terra. Una delle coppie trascorrerà sullo SpaceShipTwo anche la luna di miele: si tratta di un consulente di Virgin Galactic e dell’astrobiologa Loretta Hidalgo.

Richard Branson si è già candidato ad officiare quello che sarà considerato il primo vero matrimonio spaziale. Il New Scientist Space Blog ci ricorda infatti che, nel 2003, ci fu un mezzo matrimonio spaziale: il cosmonauta Yuri Malenchenko si sposò via radio dallo spazio (più precisamente dalla ISS – International Space Station), con Ekaterina Dmitriev, passata alla storia come “la sposa rimasta a terra”.

Chi vuole “sposare” la trovata di Branson deve solo prenotarsi. Attenzione, però: i prezzi non sono esattamente popolari. Chi prenota un viaggio organizzato da Virgin Galactic deve avere circa 200mila dollari da spendere…

 
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Pubblicato da su 23 aprile 2008 in news

 

Italian iPhone

Mi fa sorridere il modo in cui Rainews24 da’ la notizia dell’accordo siglato tra Telecom Italia ed Apple per il lancio dell’iPhone 3G sul mercato italiano:

Il numero uno di Telecom, Franco Bernabè, già in America per altri impegni, avrebbe fatto un salto a Cupertino e strappato a Steve Jobs la firma a lungo inseguita sul contratto che porterà l’iPhone in Italia.

Un po’ come dire che Bernabé si trovava già negli States e, ad un certo punto, ha pensato “quasi quasi provo ad andare da Steve Jobs, se riesco a fare il colpaccio lo convinco a firmare”. Naturalmente non è andata così, ma il no comment dietro a cui si schierano Telecom ed Apple non offre molti spunti per ulteriori speculazioni. Bruno Ruffilli, per la rubrica Mondo Mac de la Stampa, rivela però che la sottoscrizione dell’accordo non sarebbe opera di Bernabé:“a concludere l’accordo con Steve Jobs sarebbe stato Luca Luciani. Ed è auspicabile che, per lui, quest’operazione non si riveli una Waterloo.

Stefano Carli di Repubblica sembra in grado di fornire più dettagli:

A grandi linee l’accordo si incardina nei seguenti punti.
1) Sul mercato italiano non arriveranno i vecchi iPhone 2G ma direttamente i nuovi, di terza generazione: degli iPhone Umts che sfrutteranno al meglio il forte sviluppo delle reti mobili italiane a banda larga.
2) L’accordo con Telecom Italia non si baserà sulla ‘revenue sharing’: niente più percentuali sul traffico ma un prezzo di vendita più alto. E non di poco.
3) Infine, non un accordo di esclusiva con Telecom Italia, ma un vantaggio di alcuni mesi accordato al gruppo di Franco Bernabè. Un vantaggio che è già nei fatti: il sistema Telecom è già in sostanza pronto ad accogliere nella sua rete, tecnologica e di vendita, l’iPhone. Un secondo operatore, partendo ora, una volta ufficializzato che gli iPhone italiani non saranno esclusiva di Tim, avrà comunque bisogno di tempo, Andando fuori dal generico: Vodafone o H3g, probabilmente i primi operatori a beneficiare della mancanza di esclusiva, dovranno correre se vorranno fare in tempo a portare i loro eventuali iPhone sul mercato per la campagna del prossimo Natale. Per l’estate 2008 ci sarà comunque solo Tim.

Credo che Massimo Mantellini abbia ragione quando osserva che “la mancanza di un pacchetto chiuso telefono-operatore non sembrerebbe troppo favorevole ad un utilizzo dell’iPhone come terminale per accedere alla rete in mobilita’ a tariffe flat decenti”.

Io mi permetto di aggiungere una riflessione più critica, sullo stesso argomento, ma da un altro punto di vista: nell’articolo firmato da Carli leggo che Luca Luciani può comunque fregiarsi del merito di essere riuscito a convincere Steve Jobs a cambiare strategia”. Io mi chiedo: è stato convincente Luciani, oppure è stato necessario studiare una soluzione che potesse risultare adatta al giurassico mercato italiano, ancora incapace di evolvere i propri modelli di business di fronte alla crescente richiesta di traffico dati?

Nel breve periodo di esclusiva di TIM, a mio avviso, l’iPhone finirà principalmente nelle mani di chi lo brama come status symbol, ma il business dell’operatore sarà frenato se non si materializzeranno offerte adeguate alle potenzialità del melafonino. E forse gli utenti più pazienti potranno sfruttare, al termine dell’esclusiva, l’offerta mirata di un operatore più “sensibile”: potrebbe cogliere l’occasione 3 Italia, che già da anni fonda il proprio business su apparecchi a prezzo scontato e contratti che puntano alla fidelizzazione del cliente a lungo termine.

Prima, però, aspettiamo che sulla homepage di Apple.it compaia il pulsante iPhone. Oggi, ancora, non c’è.

 
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Pubblicato da su 21 aprile 2008 in news

 

Spammometro, aprile 2008

Solo un paio di mesi fa si diceva che il tasso di spam nei messaggi e-mail era mediamente del 78,5%. Ma Sophos ci informa che la situazione sta peggiorando:

Analizzando tutti i messaggi contenenti trappole, ricevuti dalla rete globale Sophos, gli esperti di SophosLabs hanno riscontrato che il 92,3% di tutte le mail inviate nei primi tre mesi del 2008 e’ costituito da messaggi di spam. In questo periodo, inoltre, Sophos ha individuato 23.300 nuovi siti web al giorno, in altre parole uno ogni tre secondi, che vengono sfruttati dagli spammer per svolgere le proprie attivita’ illecite (via ADUC)

A questo punto in maggio potremmo arrivare a superare il 110%… fortunatamente è impossibile 😉

 
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Pubblicato da su 20 aprile 2008 in news

 

PI Lavoro: pronti, partenza… via!!!

Parte oggi PI Lavoro di Punto Informatico, una nuova piattaforma che nasce da un progetto pensato – uso le parole della presentazione – per cambiare le regole della ricerca e della domanda di lavoro nell’ICT in Italia e offrire un servizio alla comunità degli sviluppatori, dei professionisti ICT, dei tanti free lance che popolano il mondo dell’informatica italiana.

Non è cosa da poco: come potete capire all’orizzonte c’è un obiettivo ambizioso, che non può fare a meno di un elemento fondamentale, la collaborazione.

PI Lavoro parte ufficialmente ora, ma (come in una sorta di “prevendita”) è stato preannunciato la scorsa settimana agli utenti della community di PI, che hanno potuto cominciare ad inserire i propri dati. E il risultato iniziale è molto promettente: i curriculum vitae arrivati in questi giorni sono quasi 400. E questo numero indica una fattore molto importante: PI Lavoro sta riscuotendo fiducia.

Dalla nota pubblicata oggi:

Tre i nodi fondamentali di PI Lavoro: non vengono inseriti né diffusi dati personali, non ci sono costosi abbonamenti di accesso perché la piattaforma si utilizza solo quando serve e punta tutto sulla riduzione dei costi e alla fruibilità, e i curriculum inseriti sono a scadenza. Questo significa che non rimarranno mai a disposizione CV di persone che non sono più interessate ad offrire le proprie competenze, perché ogni mese chi ha inserito il proprio CV dovrà confermare la propria disponibilità.

Contribuite anche voi a fare conoscere, ad utenti e aziende, questa nuova soluzione “job 2.0”.

L’invito vale per tutti. Perché oggi, o domani, potreste averne bisogno.

 
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Pubblicato da su 18 aprile 2008 in Internet, media, news