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Rifiuti elettronici, serve l’informazione

06 Nov

L’Italia è lenta. La conosciamo lenta nei progressi tecnologici delle comunicazioni, tanto da perdere moltissimo terreno rispetto ad altri Paesi, e da rischiare di fare tre passi indietro ad ogni passo compiuto (in ritardo).

Ma è lenta ad adeguarsi anche alle normative europee che riguardano i rifiuti elettronici e il loro smaltimento. I RAEE, questi sconosciuti. Quei rifiuti costituiti dai rottami di elettrodomestici, computer, hi-fi, che non possono essere gettati nell’immondizia comune perché sono rifiuti speciali, da trattare con cura, perché contengono metalli pesanti e materiali nocivi (piombo, cadmio, mercurio, cromo esavalente): ho avuto occasione di parlarne per Punto Informatico nel febbraio 2005 – più di due anni fa – all’alba (ossia cinque mesi prima) dell’approvazione di un decreto mirato ad attuare le Direttive comunitarie sullo smaltimento e recupero dei rifiuti elettronici. Poi però le cose sono andate per le lunghe: mancavano sempre i regolamenti attuativi fondamentali per l’applicazione delle direttive. Che sono datate 2002 e 2003, per capirci.

Di rinvio in rinvio siamo arrivati ad oggi, giorno in cui il Corriere scrive:

Butti il pc? Portalo nella piazzola

Rifiuti tecnologici, dovranno smaltirli i produttori. Si potranno lasciare in aree attrezzate.

ROMA – Avete un pc vecchio del quale volete disfarvi? Un componente tecnologico da buttare? La raccomandazione, importante, è: non lasciatelo con la spazzatura. I rifiuti tecnologici contengono infatti metalli e vari inquinanti. Però il problema è: che farne? La soluzione arriva dalle nuove norme per lo smaltimento dei rifiuti tecnologici (i cosiddetti Raee) definite dal Ministero dell’Ambiente e messe in atto ora con un decreto attuativo che viene pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale. (continua)

La gestione dei rifiuti speciali, dopo un periodo di transzione che si concluderà a fine anno, dovrebbe dunque finalmente passare dai Comuni ai produttori degli apparecchi elettrici ed elettronici. Dico dovrebbe, perché se ne parla da anni in questi termini (con vari decreti che si sono succeduti nel tempo), ma di obblighi pratici ancora non se ne sono visti.

“Abbiamo rivoluzionato il sistema dei rifiuti tecnologici per salvaguardare le esigenze dei consumatori e per avere forti garanzie di tutela ambientale – ha dichiarato il ministro Pecoraro Scanio – Il nostro obiettivo è quello di raggiungere sin dal primo anno di attività i quantitativi fissati dalla UE”. Be’, visto il ritardo nell’applicazione delle direttive, mi pare un buon intento.

Fra i risultati dell’applicazione di questa normativa fondamentale vorrei vedere i cittadini informati delle possibilità di corretto smaltimento dei rifiuti elettronici e non vedere più televisori, frigoriferi, monitor e altri cimeli abbandonati ai margini di una strada, in un boschetto o nelle discariche abusive ad inquinare.

Per fare questo serve una campagna informativa. Non solo con avvisi e cartelli piazzati nei negozi di elettronica o elettrodomestici, perché queste informazioni non devono arrivare solamente a chi oggi compra un nuovo PC, televisore o frigorifero, ma anche a chi ne ha uno vecchio in soffitta e penserà di liberarsene nel modo più sbrigativo possibile solo quando avrà bisogno di spazio. E senza passare davanti al cartello esposto in un MediaWorld, UniEuro, Expert o Euronics.

Serve informazione. Che arrivi a tutti. Perché l’Italia è lenta nel recepire le direttive e il buon senso, ma incoscienza e ignoranza (che del buon senso se ne fregano) camminano molto velocemente. E inquinano.

 
3 commenti

Pubblicato da su 6 novembre 2007 in Mondo, news

 

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3 risposte a “Rifiuti elettronici, serve l’informazione

  1. Alf

    7 novembre 2007 at 08:15

    Cioe’: le direttive comunitarie sono del 2002 e l’Italia reagisce CINQUE ANNI DOPO?
    Pensiamoci…….

     
 
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