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Archivi tag: elezioni

Attacco al Congresso, colpa della Rete? Ma basta!

Siamo nel 2021 e c’è ancora molta – troppa – confusione sul rapporto tra eventi e Internet, perché ancora oggi non tutti sono in grado di rendersi conto che non esiste correlazione tra fatti e strumenti senza intervento umano e c’è sempre chi individua nella rete la causa, in un’analisi superficiale del rapporto causa-effetto che ha caratterizzato quanto avvenuto a Washington il 6 gennaio.

E’ fuori discussione che Internet – con i social network, che ne sono un sottoinsieme – sia uno strumento di comunicazione formidabile e che questo sia evidente in contesti di campagna elettorale. Per ogni strumento esistono stili e linguaggi per comunicare: siamo passati da giornali, radio e tv prima di arrivare alla rete e ai social, e lo stile comunicativo ad ogni passaggio si è semplificato e velocizzato. Ma si tratta pur sempre di strumenti di comunicazione che l’uomo ha adottato e utilizzato.

L’assalto e gli scontri tra manifestanti e forze dell’ordine da dove sono nati? Dai social, sono stati pensati e fomentati dalla rete? Riflettendoci anche solo per un istante, si tratta di una conclusione superficiale e fuori strada: è come assistere a una protesta partecipata da una moltitudine di persone guidate da un capopopolo che parla con un megafono, e prendersela col megafono e con chi lo ha prodotto, per averlo reso così squillante.

I social network dovrebbero fermare prima la trasmissione di questi messaggi, per non rendersene veicolo? Questo aspetto non è affatto banale e va analizzato con attenzione, perché al momento non esiste una risposta assolutamente centrata: Facebook o Twitter, per nominare le realtà che hanno preso provvedimenti in seguito alla pubblicazione di alcuni messaggi da parte di Donald Trump, sono aziende private e non sono testate giornalistiche (che pure si appoggiano a Internet e ai social per sfruttarli come cassa di risonanza), non hanno un editore o un direttore responsabile dei contenuti pubblicati.

Dal momento che ogni utente è responsabile in proprio di ciò che pubblica (principio riconosciuto dalla legge), sicuramente le piattaforme non possono assumere un ruolo censorio, tuttavia non deve essere loro preclusa la possibilità di intervenire per evitare la diffusione di notizie false e campagne di odio e istigazione alla violenza. Il rischio che si corre parte proprio dalla natura privata di queste piattaforme e dalla loro possibilità di vietarne l’utilizzo ad un utente, unilateralmente.

Attenzione alle parole di Mark Zuckerberg: “Riteniamo che i rischi di consentire al Presidente di continuare a utilizzare il nostro servizio durante questo periodo siano semplicemente troppo grandi. Pertanto, stiamo estendendo il blocco che abbiamo posto sui suoi account Facebook e Instagram a tempo indeterminato e per almeno le prossime due settimane fino al completamento della transizione pacifica del potere”. Ma anche Twitter è drastica: “Dopo aver rivisto i recenti tweet da @realDonaldTrump, abbiamo deciso di sospendere permanentemente l’account per il rischio di ulteriore incitamento alla violenza”.

La situazione è eccezionale perché il blocco riguarda il presidente degli Stati Uniti (un utente che gode di visibilità mondiale con enormi capacità di influenzare chi lo segue) per l’utilizzo che ha fatto finora dei social network , ma situazioni di questo tipo potrebbero verificarsi nuovamente anche su fronti diversi e, se non regolamentate, potrebbero essere affidate al libero arbitrio di chi gestisce lo strumento.

Sullo sfondo è evidente la crisi dell’autorevolezza delle istituzioni e il rispetto nei loro confronti degenera ulteriormente quando l’utente abusa delle possibilità comunicative che i social network gli offrono, dimenticando che quanto scrive non è una chiacchierata fra quattro amici al bar che volevano cambiare il mondo. Manca una preparazione culturale finalizzata ad un utilizzo virtuoso delle nuove tecnologie, di Internet e i social network, una preparazione che dovrebbe far parte dei programmi scolastici. L’ideale sarebbe che venisse impartita in un contesto educativo strutturato, per ridurre o abbattere il rischio che ci si trasformi prima in leoni da tastiera e poi in fomentatori di rivolte, approfittando di soggetti più vulnerabili o culturalmente deboli per spingerli ad azioni violente come quella di due giorni fa.

 
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Pubblicato da su 8 gennaio 2021 in news

 

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Trump all’attacco delle Big Tech

Donald Trump attacca le Big Tech, le grandi aziende del mondo della tecnologia, colpevoli a suo dire di attuare una censura nei suoi confronti, in vista delle elezioni presidenziali 2020. L’attacco del presidente USA alle Big Tech parte dalla app di Twitter sul suo iPhone.

Non deve aver digerito molto bene il bollino del fact checking che Twitter ha appiccicato ai suoi tweet sul Governatore della California e sul voto per corrispondenza: prima di questa dichiarazione, sempre tramite Twitter, aveva scritto:

Twitter sta interferendo con le elezioni presidenziali del 2020. Dicono che la mia dichiarazione sulle votazioni per corrispondenza, che porterà a una massiccia corruzione e frode, non è corretta, sulla base del controllo dei fatti da parte delle fake news di CNN e del Washington Post di Amazon. Twitter sta soffocando completamente la libertà di parola, e io, in qualità di Presidente, non permetterò che ciò accada!

Riaffiorano quindi anche i contrasti con Jeff Bezos, proprietario di Amazon e del Washington Post, già ai ferri corti dai tempi del bando per il progetto JEDI per la gestione dell’infrastruttura cloud del Pentagono.

La corsa elettorale americana si sta arroventando e Donald Trump passa ai provvedimenti di prevenzione censoria

 
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Pubblicato da su 28 Maggio 2020 in news

 

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News: la scheda elettorale avrà il tagliando antifrode

Forse non tutti sanno che domenica prossima presso i seggi elettorali debutterà il tagliando antifrode, novità prevista dal Rosatellum (Legge 165/2017) allo scopo di impedire il “voto di scambio” con l’utilizzo di schede già votate. Come spiega il tutorial pubblicato dal Ministero dell’Interno, l’elettore che si presenta al seggio riceve una scheda con un codice alfanumerico univoco, riportato su un tagliando allegato alla scheda. Il codice deve essere annotato sul registro prima dell’operazione di voto. Uscito dalla cabina, l’elettore deve consegnare la matita e la scheda elettorale opportunamente chiusa (piegata) al presidente di seggio, al quale spetta il compito di staccare il tagliando dalla scheda per procedere al confronto del codice con quello annotato sul registro. Verificata la corrispondenza del codice, è il presidente a inserire la scheda nell’urna, come indicato dall’articolo 58 della legge 361/1957, aggiornato appunto con quanto previsto dal Rosatellum:

L’elettore consegna al presidente la scheda chiusa e la matita. Il presidente constata la chiusura della scheda e, ove questa non sia chiusa, invita l’elettore a chiuderla, facendolo rientrare in cabina; ne verifica l’identita’ esaminando la firma e il bollo, e confrontando il numero scritto sull’appendice con quello scritto sulla lista; ne distacca l’appendice seguendo la linea tratteggiata, stacca il tagliando antifrode dalla scheda, controlla che il numero progressivo sia lo stesso annotato prima della consegna e, successivamente, pone la scheda senza tagliando nell’urna.

Il presidente deve accertare che la scheda sia chiusa per non compromettere l’anonimato del voto: da quando l’elettore esce dalla cabina a quando la scheda elettorale viene inserita nell’urna, infatti, il voto è riconducibile all’elettore che lo ha espresso. È quindi importante che l’elettore non stacchi il tagliando, altrimenti altererebbe la scheda, e che non inserisca la scheda nell’urna.

Sicuramente i nuovi piccoli step aggiunti alle operazioni di voto richiedono attenzione e non mancheranno di suscitare perplessità più o meno giustificate: annotare il numero della scheda sul registro, staccare il tagliando, verificare che il codice stampigliato corrisponda all’annotazione, conservare il tagliando insieme agli altri (avendo eventualmente cura di non creare correnti d’aria impreviste che potrebbero farli svolazzare via) sono fasi che andranno ad allungare l’iter di voto perché dovranno essere attuate per ogni scheda restituita dagli elettori. Queste considerazioni non valgono per la scheda relativa alle elezioni regionali, per cui non è previsto tagliando.

Rimarrà deluso chi – in Lombardia – sperava di tornare ai seggi con il voto elettronico, tuttora non previsto dalla Legge Italiana per le elezioni politiche e amministrative: era stato introdotto in occasione del referendum sulle autonomie, ma si trattava di una consultazione pubblica non disciplinata da tutte le normative previste per un’operazione elettorale. Non dimentichiamo in ogni caso che, ad oggi, non esiste procedura di voto elettronico che possa garantire i requisiti fondamentali di anonimato e sicurezza (per eventuali approfondimenti vi rimando ai contenuti del podcast di una puntata di 2024, in cui Enrico Pagliarini ne ha parlato diffusamente con Matteo Flora).

Il tutorial del Ministero dell’Interno:

 
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Pubblicato da su 26 febbraio 2018 in news

 

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Dai lenzuoli elettorali al voto digitale

Roma2013_scheda_elettorale

Domenica e lunedì i cittadini di Roma Capitale saranno chiamati alle urne per esprimere la propria scelta tra 19 candidati a sindaco sostenuti da 40 liste su una scheda elettorale (azzurra) che misura ben 116 centimetri, a cui va aggiunta la scheda rosa per il rinnovo dei consigli dei 15 municipi (fortunatamente di dimensioni più ridotte). E’ verosimile pensare che le operazioni di voto possano svolgersi con qualche difficoltà.

Ancora una volta ritengo che, con serietà e senza pregiudizi, sarebbe tempo di pensare al voto digitale o voto elettronico, argomento di cui ho già parlato anche recentemente partendo da un ragionamento differente (l’uso della matita copiativa, stavolta invece parlo della carta utilizzata per le schede elettorali).

Nonostante il digital divide infrastrutturale e culturale che caratterizza il nostro Paese non si tratta di una strada impraticabile, infatti qualcuno ha già pensato di percorrerla: in due comuni in provincia di Lecce – Martignano e Melpignano – il 5 maggio ha preso il via una sperimentazione nell’ambito dell’iniziativa Salento eVoting. Nel primo step di questa sperimentazione (esiste già un nulla osta ministeriale per la realizzazione di una seconda prova, referendaria o elettorale, pienamente valida sotto il profilo legale), i cittadini maggiorenni sono stati chiamati alle urne elettroniche per esprimersi su un referendum.

La dinamica del sistema – di cui si trova spiegazione su salentoevoting.it – non è stata affatto complessa:

  • gli elettori si sono presentati ai seggi con un documento d’identità valido e la tessera elettorale
  • per ogni votante, dopo la registrazione (avvenuta come di consueto), con un telecomando il Presidente del seggio ha inserito nell’urna elettronica un codice di accesso, consentendo all’elettore le operazioni di voto “in cabina”
  • il voto, materialmente, consisteva nel selezionare su un’interfaccia touch screen la propria preferenza tra le opzioni disponibili, che nel caso del referendum dei due comuni salentini erano sì, no e scheda bianca. 

I dati raccolti non sono stati trasmessi tramite Internet, ma attraverso il Sistema pubblico di connettività. Questo fattore, unito all’utilizzo di seggi “tradizionali”, non ha rivoluzionato nulla in termini di voto uguale, libero e segreto (art. 48 della Costituzione Italiana), ma eliminato una considerevole quantità di carta e consentito risparmi interessanti nella gestione dei seggi elettorali.

Anche questo esempio andrebbe preso in considerazione per cominciare a pensare ad un progetto più ampio, valutando ovviamente tutti gli aspetti legati alla normativa, alle infrastrutture e a tutto quanto è necessario predisporre per passare ad una soluzione innovativa, con tutte le necessarie garanzie di funzionamento e sicurezza.

 
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Pubblicato da su 23 Maggio 2013 in news

 

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