
(immagine tratta da Wikipedia)
Cosa si saranno inventati oggi i media come pesci d’aprile?
(seguiranno aggiornamenti)

(immagine tratta da Wikipedia)
Cosa si saranno inventati oggi i media come pesci d’aprile?
(seguiranno aggiornamenti)
Avviso a tutti coloro che detengono un weblog. Marco Camisani Calzolari segnala:
“blog” è un marchio registrato
Facendo una ricerca ho scoperto che il termine “blog” è stato registrato nel 2005 da Giochi Prezioni S.P.A.
Tecnicamente potrebbero fare causa per usurpazione di marchio a chiunque lo utilizzi sul proprio… ehm… Diario online.
(cliccare per ingrandire)
Ma per cosa l’avranno registrato? Per una versione 2.0 di Cristal Ball?
Doppia citazione, più un’aggiunta del sottoscritto
Vittorio Bertola riprende da Repubblica.it un titolo ortograficamente non corretto, sottolineando l’errore:

Dopo un’oretta, la testata corregge il titolo. Lo rileva Stefano Quintarelli, che commenta “Nel dubbio ortografico, è più facile cambiare frase”:

Un refuso può capitare, ma la virata sull’italiano fa pensare anche a me – come a Stefano – che non si sapesse bene dove mettere quella H. Ma anche non sapendo bene come scrivere la parola chance (problema risolvibile anche in Rete, grazie a Google e ad un’infinità di altre soluzioni), dal momento che l’articolo cita Newsweek, perché non dargli un’occhiata?

Dal post La fiera dei luoghi comuni di Roberto Dadda:
Da ieri la versione di Google del Regno Unito ha lo sfondo nero.
Dicono di volere richiamare l’attenzione sul problema del risparmio energetico. Peccato che nei video LCD, la stragrande maggioranza, la retroilluminazione resta comunque accesa e il mantenimeto di un pixel al nero consuma molta più energia di quanto non consumi un pixel bianco!
In altre parole per sensibilizzare gli inglesi sul problema del consumo energetico li si porta a consumare più energia. Bizzarro!
Sottoscrivo e aggiungo che non ho ancora capito se questa trovata dal black background è frutto di ignoranza, oppure è semplicemente un modo per conquistare il consenso delle persone poco competenti in materia. Già, perché per raggiungere questo obiettivo è molto più facile paragonare lo sfondo nero ad una luce spenta, che offrire una spiegazione completa di come stanno realmente le cose (che in questo caso non è poi così complicato).
Nel medesimo post, Dadda sottolinea poi quanto sia stato gonfiato a dismisura l’allarmismo sulla mozzarella di bufala campana e, tra le righe, c’è un suggerimento per fare un buon affare:
In un bellissimo negozio del centro di Milano ieri mi sono comperato due mozzarellone di bufala campana ad un terzo del prezzo al quale mi erano state vendute l’altro ieri perché la gente non la compera più per via del fatto che in qualche allevamento sono stati trovati 3 picogrammi/grammo di diossina più del permesso senza tenere conto che si tratta comunque di una quantità infinitesima e che di diossina probabilmente ne assumo molta di più passeggiando per Milano e mangiando salmone e maiale. Quello che davvero è pericoloso nella mozzarella, se si esagera, è il grasso e per esagerare basta mangiarne MOLTO meno di quanto non renda pericoloso consumarla anche con la diossina a 6 pg/g (il valore massimo riscontrato a fronte di un massimo consentito nei latticini di 3).
Se i prezzi sono scesi così anche nei negozi della mia zona, domani vado a comprarmi anch’io un paio di mozzarellone (il pesce lo mangiavo anche prima).
Ho già parlato in varie occasioni di phishing, ossia di quei messaggi di posta elettronica spediti massivamente per carpire dati sensibili (coordinate bancarie, numeri di carta di credito, credenziali di autenticazione, eccetera). E’ vero che ogni tanto capita di imbattersi in alcuni phisher davvero scaltri, ma mi è capitato di citare – anche su queste pagine – vari casi di phishing maldestro, in cui il truffatore confeziona talmente male le sue mail truffaldine che cascarci è un’impresa da utonti. Quella che ho ricevuto oggi, però, va oltre e mi fa sbellicare dalle risate:

A parte il fatto che si tratta della classica traduzione automatica (che sarebbe inutile, se il mittente fosse effettivamente Poste Italiane), anche Thunderbird – il mio client di posta elettronica – nutre fondati sospetti che il messaggio in questione “possa essere un tentativo di frode”. Ma per tutti quei messaggi che possono generare dubbi nell’utente, ricordo una cosa fondamentale: un istituto bancario, una compagnia di assicurazion, Poste Italiane o altre organizzazioni non chiederebbero mai all’utente una conferma dei dati personali attraverso un link in una mail.
Quindi, se ricevete mail del genere, cestinatele. Prima, però, vi invito ad inoltrare una segnalazione alla Polizia Postale e delle Comunicazioni e ad Anti-Phishing Italia. Il phishing è un reato e chi se ne rende colpevole rischia l’arresto.
L’ANSA (probabilmente la più nota agenzia di stampa italiana) oggi riporta:
Test identifica influenza in 2 ore
Messo a punto nel National University Hospital di Singapore
(ANSA) – CATANIA, 24 MAR – Un nuovo test molecolare e’ in grado di diagnosticare rapidamente l’influenza: un paio di ore invece di diversi giorni. Le prove di valutazioni sul primo lab-on-chip, denominato VereFlu, sono state eseguite positivamente nel National University Hospital di Singapore. Il sistema e’ in grado di identificare e differenziare, con un singolo test, ceppi di virus influenzali umani A e B, compreso il ceppo dell’influenza Aviaria H5N1.
Nulla da dire sugli studi condotti dal National University Hospital di Singapore. Però manca qualcosa, di cui fortunatamente da’ notizia ZDNet nelle sue Tech News: il lab-on-chip è stato sviluppato da STMicroelectronics, che per i test e la realizzazione del dispositivo ha lavorato a Singapore (in collaborazione con Veredus Laboratories).
Come sottolinea puntualmente Alfonso Fuggetta evidenziando il lavoro di ST, si tratta di un bel risultato per la nostra azienda (“nostra” intendo italiana). Questa considerazione mi trova pienamente d’accordo ed è un peccato che un’agenzia di stampa italiana non abbia ritenuto opportuno (ne’ importante) sottolinearlo. Sarebbe stato sufficiente sintetizzare quanto comunicato dalla stessa ST.
Da Punto Informatico, oggi:
Vista SP1 bisticcia con alcuni driver Intel
Vista SP1 incompatibile con un driver Intel molto diffuso
Roma – Nella lista dei driver con cui il Service Pack 1 (SP1) di Windows Vista non va d’accordo c’è anche quello del chipset 945G Express di Intel, un componente assai diffuso sui PC consumer.
Questo chipset con grafica integrata viene oggi impiegato da praticamente tutti i maggiori produttori di PC, e lo si trova su centinaia di modelli di desktop e di notebook. Microsoft ha fatto sapere che fino a che non risolverà l’incompatibilità, gli utenti di PC basati su 945G Express non potranno installare l’SP1 via Windows Update o Aggiornamenti automatici.
Alcuni utenti dell’SP1 hanno segnalato anche altri problemi, alcuni dei quali riportati in questo post del Windows Vista Team Blog.
Io manterrei la dicitura Beta ancora per qualche mese…
Non so se la temporanea sospensione di Blogbabel (di cui ho appreso tramite Mantellini) sia una trovata pubblicitaria, come osserva Dario Denni. L’attività di BB, che la si apprezzi o meno, resta uno studio e un progetto interessante. Non voglio entrare nei dettagli di ciò che sta dietro al bailamme della vicenda, mi domando solo se qualcuno non stia soffrendo di ansia da prestazione.
P.S.: ma adesso qualcuno volterà pagina e rivolgerà la propria attenzione verso Wikio? Riconsidererà Technorati?
Settimana di passione sotto molti punti di vista, quella che si sta chiudendo. Ma per fortuna si sta chiudendo in serenità. E proprio su quest’onda auguro a tutti voi una serena Pasqua e una rigenerante Pasquetta. Ovunque voi siate o andiate.

Poi dicono di noi italiani… cito testualmente da Punto Informatico:
Assolto: usava il cell per scaldarsi
Il camionista era stato fermato dalla polizia tedesca con l’accusa di aver guidato mentre parlava al telefonino
Roma – Suscita interesse e una qualche ironia il fatto che un camionista tedesco sia riuscito ad evitare una pesante sanzione per guida col cellulare, sostenendo che il telefonino lo usa per scaldarsi.
In particolare, al magistrato ha dichiarato che quando è stato “pizzicato” col telefonino sull’orecchio tutto quello che stava facendo era tentare di scaldare la parte, sofferente per un dolore cartilagineo proprio all’organo uditivo.
Quando è stato fermato dalla polizia gli agenti non devono avergli creduto perché ha dovuto ripetere la sua storiella dinanzi al tribunale di Hamm, dove invece ha trovato… ascolto. “Avevo un dolore all’orecchio – ha dichiarato – e peggiorava perché la cabina non si era ancora scaldata, sul mio camion ci mette un po’. Così ho afferrato il cellulare che era rimasto in carica e l’ho attaccato al mio orecchio, proprio nel momento in cui la polizia mi ha fermato”.
A sostenere la sua tesi anche la bolletta con il dettaglio delle chiamate, dalla quale si dovrebbe dedurre che il telefonino non era in uso quando è stato fermato dalla stradale.
Forse era meglio un paraorecchie…
Dopo un periodo alquanto tormentato, Elitel – operatore di telecomunicazioni appartenente al gruppo ViveLaVie – è in agonia: per la società, in liquidazione stando a quanto reso noto da un comunicato sindacale, è previsto un progetto di concordato preventivo presso il Tribunale di Milano, mentre presso quello di Roma pende un progetto di concordato preventivo per Elitel Telecom SpA. Anche in casa ViveLaVie la situazione è tutt’altro che facile: ViveLaVie, dalla scorsa settimana, in base ad un provvedimento emesso dal Tribunale di Milano a seguito di un ricorso presentato in base all’art. 2409 del Codice Civile, risulta essere sottoposta all’attività di controllo di un amministratore giudiziario, finalizzata a chiarire determinati episodi di gestione della Società.
Nel frattempo, Plexia – operatore di comunicazioni con sede a Genova – ieri ha diffuso un comunicato stampa annunciando di aver rilevato da Elitel i suoi 20mila clienti business. Tra questi clienti non sembrano rientrare gli utenti consumer, ossia i privati (e a quanto pare ne esistono ancora, anche se in dichiarate situazioni di difficoltà, come si legge qui), ma non è chiaro nemmeno se nei numeri del porting tra Elitel e Plexia rientrino anche gli utenti dei servizi di posta, o i clienti di servizi di hosting e housing.
Oggi chi cerca il sito http://www.elitel.it / http://www.elitel.biz (domini storicamente legati al gruppo di cui portano il nome), viene condotto ad una subdirectory del sito Plexia.com. Elitel sta dunque scomparendo, anche dal web. Quindi, se qualcuno oggi non sapesse più a chi rivolgersi per capire come regolare (ripristinare o cessare) il proprio rapporto con Elitel, credo non possa fare altro che rivolgersi a Plexia, dal momento che l’azienda – nella pagina web a cui si giunge digitando http://www.elitel.it – dichiara:
PLEXIA acquisisce la titolarità dei contratti di Elitel S.r.l.
A seguito della cessione del business commerciale di Elitel S.r.l. a PLEXIA S.p.A., quest’ultima diventa titolare del vostro contratto, senza variare in alcun modo le condizioni generali sottoscritte.
In bocca al lupo, dunque, agli ex utenti Elitel e a Plexia!
Negli ultimi anni Cinquanta la politica ha ritenuto essenziale, per lo sviluppo economico del Paese, realizzare l’Autostrada del Sole. Nel 1964 il presidente Moro ha inaugurato l’Autostrada del Sole. Ecco: il costo di una rete in fibra, che colleghi tutte le abitazioni di tutti gli italiani, quindi un progetto enorme, capillare, costa – probabilmente – circa come l’Autostrada del Sole. Probabilmente meno. E sarebbe un motore che darebbe una propulsione enorme all’economia italiana.
Io stasera, nel giro di due ore, ho avuto l’ADSL di casa a singhiozzo. Tempo di connessione complessivo: 32 minuti (nell’arco di due ore). Alle 20.30 mi ha abbandonato del tutto (ora sono in dial-up con il fido modem a 56 kbps).
Ultimamente la cosa si ripete con una certa frequenza. Con un’infrastruttura di telecomunicazioni in queste condizioni, dove vogliamo andare, noi italiani?
Settimana impegnativa questa, e probabilmente anche la prossima. Tempo per il blog, poco o nulla.
Tra le cose lette oggi, mi ha colpito questa segnalazione di Dario Denni:
Interessante articolo di Alberto Guarnieri su Il Messaggero di oggi.Si da notizia che la Rai ha venduto la sede di Venezia e che il progetto di dismissione degli immobili non ha solo fini organizzativi o di risanamento delle casse di Viale Mazzini. No, c’è altro…Il fatto è che a viale Mazzini c’è l’amianto.
Nel 2008.
L’amianto.
Il cavallo è d’amianto? Che ridere…
Purtroppo c’è ancora in giro parecchio amianto, giusto dalle finestre di casa mia vedo un paio di tetto in fibrocemento che sarebbero da sostituire completamente. E sono molte le aziende che non hanno provveduto alla bonifica dei propri capannoni. Fra le realtà che sono rimaste agli stessi livelli ve ne sono molte appartenenti alla pubblica amministrazione e il fatto che ci sia una sede Rai satura di amianto purtroppo non suscita meraviglia ne’ fa notizia nel 2008… basta guardare quanto spazio ha dedicato il Messaggero a questa cosa.
Come mai fino ad oggi in Rai non sia ancora stato rimosso l’amianto presente, non è dato saperlo. Il sospetto che mancassero i soldi mi era sorto a gennaio.
Qualche giorno fa alcuni giornalisti dell’Observer, parlando del blog di Beppe Grillo, sono riusciti a prendere fischi per fiaschi. Ma non compatiamo le testate estere, guardiamo anche le nostre: PdA segnala quella che definisce una nuova imperdibile chicca di Corriere.it, contenuta in un articolo che parla del raduno dei wikipediani italiani:
Un vertice nazionale per i redattori della biblioteca di Internet che in numero di contatti supera anche YouTube
Son tanto prolifici, i wikipediani, che il debutto è lontano, ed è cosa remota, superflua, vacua. Finanche per i novizi. Tipo «Pietro Dn» e «Ramac», 13 e 14 anni. «L’esordio? Boh. Deve sapere che spediamo un’infinità di informazioni tecniche che traduciamo dall’inglese ». Ah. E le vostre mamme lo sanno?
E io che pensavo che fosse un’enciclopedia ibera. Ma secondo voi, tra i due vocaboli che riporto qui sotto (definizioni tratte dal dizionario De Mauro), quale definisce meglio Wikipedia, fermo restando l’aggettivo virtuale?
bi|blio|tè|ca
s.f.
1 AU sala o edificio in cui sono raccolti e ordinati i libri destinati a consultazione, lettura, studio e sim.: studiare, far ricerche in b.; b. civica, nazionale, capitolare, universitaria | estens., raccolta ordinata di libri: b. pubblica, privata, di famiglia | fig., spec. scherz., b. ambulante, vivente, persona eruditissima e che sa tutto
2 BU collana di libri simili per argomento e formato o destinati a un pubblico particolare: b. dei classici, dei libri per ragazzi
3 BU libreria, mobile a scaffali per la collocazione dei librien|ci|clo|pe|dì|a
s.f.
1 AD opera che raccoglie ed espone organicamente tutto il sapere o specifici ambiti di esso: e. sistematica, organizzata secondo un ordine logico; e. alfabetica, organizzata secondo l’ordine alfabetico | solo sing., per anton., spec. con iniz. maiusc., l’Encyclopédie francese di Diderot e d’Alembert | BU enciclopedismo, cultura enciclopedica
2 CO fig., scherz., persona di vastissima cultura: essere un’e. ambulante
3 TS ling., insieme delle esperienze e conoscenze acquisite che integrano la competenza linguistica del parlante
Chi mi conosce sa che le classifiche relative ai blog – che osservo con rispetto – non generano in me interessi particolari, ne’ tensioni o aspettative.
Però mi sembra che quella dell’Observer sia condita di imprecisioni. Un esempio:
“Grillo’s name for Mario Mastella, leader of the Popular-UDEUR centre-right party, is Psychodwarf.”
(via Wittgenstein)