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Archivi categoria: (dis)informazione

Authority antibufala per tutti (non solo per Internet)

informazioneverificataattendibile

Mi fa piacere che il contrasto alla diffusione delle notizie false stia diventando (finalmente) d’attualità. Però va trattato cum grano salis.

Ho letto l’articolo del Financial Times che descrive la proposta formulata da Giovanni Pitruzzella, presidente dell’Agcm (Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, o Antitrust), di sollecitare i Paesi UE all’istituzione di una rete di agenzie statali che, sotto il coordinamento di Bruxelles, siano in grado di identificare agevolmente manipolazioni e notizie fasulle, farle rimuovere e applicare sanzioni laddove necessario. Pitruzzella ritiene che debba essere lo Stato ad occuparsi del problema delle false informazioni su Internet, anziché i social media come Facebook. In pratica la sua proposta consisterebbe nella costituzione di una rete di Authority – potremmo chiamarli Garanti dell’Informazione – con l’attribuzione di determinati poteri che oggi, per quanto riguarda il settore dell’informazione, sono già esercitati da forze dell’ordine e autorità giudiziaria.

A me non dispiacerebbe un ente in grado di controllare l’attendibilità delle informazioni, purché la sua sfera di competenza potesse includere non solo Internet, ma tutti i media, indipendentemente da ciò che dichiara beppegrillo.it, ossia che i giornali e i tg siano davvero i primi fabbricatori di notizie false nel Paese. Perché una notizia falsa è falsa, quando viene diffusa da un giornale, un tg, un blog, un social network o qualunque altro mezzo di comunicazione. Pertanto troverei corretto che questo Garante dell’Informazione potesse avere facoltà di rendere pubblico, con il massimo risalto possibile, il risultato delle proprie analisi sull’attendibilità delle notizie esaminate, mentre troverei inappropriato che avesse potere di imporre la rimozione di contenuti – quindi esercitare una censura foriera di molti falsi martiri – ed applicare sanzioni. Eventualmente si potrebbe pensare all’assegnazione di un ranking reputazionale (come la patente a punti per gli automobilisti).

Non troviamo traccia di queste funzioni censorie nemmeno tra i compiti dell’Agcom, Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, che anzi è l’organo di vigilanza per quanto riguarda l’art. 21 della Costituzione, che sta lì proprio perché “tutti godano del diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione” e affinché “la stampa non venga ad essere soggetta ad autorizzazioni o censura”. Non va inoltre dimenticato che l’Agcom ha anche il compito di difendere i principi della comunicazione tramite internet (art. 4 del D.L. n. 259/2003).

Eventualmente si potrebbe pensare all’assegnazione di un ranking reputazionale (come la patente a punti per gli automobilisti). Impraticabile, invece, la soluzione proposta da Grillo di “una giuria popolare che determini la veridicità delle notizie pubblicate dai media. Cittadini scelti a sorte a cui vengono sottoposti gli articoli dei giornali e i servizi dei telegiornali”. La sorte potrebbe anche scegliere i creduloni che rilanciano tutto ciò che capita loro a tiro, magari leggendo solo i titoli.

Conoscete la mia posizione su questo argomento, io non sopporto che si diffondano notizie false, ne’ che vengano condivise in modo acritico sui social network. Chi ha il cervello per utilizzare un computer o uno smartphone e vuole condividere notizie, può usarlo benissimo per sincerarsi della loro attendibilità. Gli strumenti oggi non mancano e i motori di ricerca sono molto d’aiuto: esistono Google, Bing e altri servizi, tra cui vi consiglio molto volentieri DuckDuckGo (che non traccia gli utenti, non ne memorizza le informazioni personali e non contamina i risultati delle ricerche con la pubblicità). Chi condivide senza approfondire pecca di superficialità, avvantaggia altre persone (anche economicamente) e contribuisce a impoverire l’informazione e il suo valore.

 
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Pubblicato da su 3 gennaio 2017 in (dis)informazione, truffe&bufale

 

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Attenti al disordine dei giornalisti

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Secondo voi questo è un allarme? Secondo me sì.

E’ attendibile? Secondo me no. Eppure a lanciarlo è Leggo, Meteorite2-set2015una testata giornalistica italiana, che rilancia – riassumendolo – un articolo del Mirror, una testata britannica, che cita la tesi di un ricercatore, il professor Robert Walsh. Tuttavia il Mirror, pur cedendo alla tentazione di un titolo ansiogeno, spiega anche come alla NASA non sia sfuggita questa catastrofe imminente, perché semplicemente non ci sarà. Se ci fosse stata una minaccia come quella descritta, sarebbe stato impossibile non rilevarla. Lo conferma lo stesso professor Walsh.

Fare informazione implica una responsabilità molto seria verso i destinatari delle notizie che vengono diffuse senza un reale controllo, e la responsabilità non si sposta di un millimetro quando la notizia è tratta da altre fonti. Titolo e immagini della notizia trasmettono un messaggio di impatto diverso rispetto all’articolo. Ergo, mai fermarsi a leggere titoli e a guardare le figure.

 
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Pubblicato da su 17 settembre 2015 in (dis)informazione

 

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Foto virali senza motivo

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Il passeggero di un aereo è libero di farsi assalire da tutti i dubbi del mondo, nel vedere un addetto alla manutenzione attaccare del nastro adesivo attorno al motore del velivolo EasyJet su cui è salito. Ma prima di postare su Reddit o su Twitter un messaggio che induce panico, si potrebbe informare con il personale di bordo, oppure tramite la stessa Internet a cui ha accesso per trasmettere il suo tweet: in pochi secondi (quanto ha impiegato il sottoscritto), troverebbe innumerevoli fonti (come questo articolo del 2011) da cui potrebbe apprendere che quello non è normale scotch, ma speed tape, un nastro ad alta tenuta e resistenza, in grado di sopportare le altissime velocità e i cambiamenti atmosferici, di temperatura e di pressione a cui un aereo lo può sottoporre. Normalmente utilizzato per operazioni di manutenzione non definitive, ben noto e autorizzato dagli enti di aviazione, talvolta viene utilizzato con finalità estetiche (come nell’operazione raffigurata).

La foto qui riportata ha guadagnato milioni di visualizzazioni su Internet, suscitando scalpore e orrore in molti utenti che l’hanno condivisa. A torto.

 

 
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Pubblicato da su 3 giugno 2015 in (dis)informazione, social network

 

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Un’immagine vale più di mille parole…

…l’importante è che sia quella giusta!

Da La Padania di giovedì 19 maggio 2011, pagina 16:

Si parla dei vertici di Al Qaeda e delle conseguenze della scomparsa di Bin Laden: nella prima foto c’è Saif al-Adel, nella seconda c’è un superficiale fotomontaggio preso da Internet con una foto di Al Zawahiri in cui è stato inserito il volto di Umberto Eco. Se non l’hanno fatto apposta (anche se il 1° aprile è passato da un pezzo), significa che sono messi peggio che al bollettino parrocchiale di Montegalda

[via Wittgenstein]

 
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Pubblicato da su 20 maggio 2011 in (dis)informazione, media, Mondo, news, News da Internet

 

Crescono le fotobufale su Facebook e Twitter

Sul raid condotto in Pakistan, la Casa Bianca sta ancora valutando il materiale (foto, video) da rendere ufficiale. Di conseguenza, al momento, i vari tweet, le pagine su Facebook e altre fonti reperibili via web che annunciano scoop al riguardo sono falsi (anche questa è un falso).

Non chiedetevi perché lo fanno: per raccattare lettori, ultimamente pare sia sufficiente pubblicare una notizia presunta senza verificarla.

Dimenticavo la cosa forse più importante da segnalare: non lasciatevi incuriosire dalle presunte condivisioni di video su Facebook, sono foriere di virus. La notizia della morte del nemico pubblico numero uno ha scatenato la fantasia di qualche smanettone che ha pensato bene di diffondere un malware che prende di mira Facebook e la sua chat. Gli utenti del social network colpiti dal malware non si renderanno conto di nulla, mentre la loro rubrica di contatti verrà passata al setaccio e utilizzata per distribuire mail che segnalano il video. Contemporaneamente, sulla bacheca Facebook compariranno status update che linkano allo stesso video.

Ergo, non cliccate sui link a quel video (che non esiste( che potrebbero comparirvi nella bacheca Facebook o via mail, anche se provenienti da mittenti conosciuti. Cancellate e passate oltre.

 
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Pubblicato da su 4 maggio 2011 in (dis)informazione, Buono a sapersi, Internet, news, News da Internet, truffe&bufale

 

Analisti su Marte

Paolo Attivissimo, Marco Cagnotti del Corriere del Ticino e Claudia Di Giorgio su Le Scienze ci segnalano che la trasmissione di Rai2 Voyager ha ormai oltrepassato i confini della scienza per approdare con determinazione al delirio senza controllo.

Continuo infatti a non comprendere il motivo per cui nessuno controlli questo tipo di contenuti (molto fanta e per nulla scientifici) che trova ampio spazio sulla TV di Stato, che giustifica con il proprio nome una tassa annuale (Canone RAI) a carico di chiunque abbia un televisore o un qualunque altro strumento per ricevere segnali televisivi. Sarebbe ora di gratificare i contribuenti con programmi di valore, anziché offenderli con sensazionalismi costruiti superficialmente e mascherati da servizi scientifici.

L’alternativa c’è: mettere tutte queste panzane in un contenitore umoristico. Non ci sarebbe molta differenza tra Boyager e Kazzenger…  

 
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Pubblicato da su 11 settembre 2010 in (dis)informazione, media, Mondo

 

Contaminazioni

Stamattina su FF leggevo la segnalazione di Max su un articolo di Repubblica.it riguardo alle cosiddette mozzarelle blu marcate Granarolo, prodotte però da un subcontractor utilizzato per far fronte all’accresciuta domanda estiva. L’ultimo paragrafo dell’articolo mi ha lasciato un po’ perplesso:

La Procura torinese, inoltre, si sta sempre occupando del caso delle tre mozzarelle blu trovate in Piemonte e per le quali agli inizi d´agosto è stato indagato Giampiero Calzolari, presidente della ditta di Cadriano. «Per fortuna Franco si sta riprendendo. I medici gli hanno ricostruito la faccia e la prossima settimana riusciremo a parlarci. Certo, per capire se e quanto tornerà a vedere dobbiamo ancora aspettare, ma non dimentichiamo che rischiava di morire».

Mi sono chiesto: ma queste mozzarelle blu sono così devastanti? Continuando a leggere l’articolo ho capito:

A parlare è Patrizia, la cognata di Franco Facchini, il cinquantottenne ferrarese massacrato di botte martedì sera all´uscita dal pub “Hawana”. […] Accusato dell´aggressione è Nunzio Falcucci, 34 anni, napoletano, nei confronti del quale il gip Letizio Magliaro ha convalidato l´arresto e disposto la custodia in carcere per tentato omicidio volontario.

Tutto chiaro, no? Nel pubblicare un articolo su mozzarelle prodotte utilizzando acqua contaminata, la redazione web di Repubblica è riuscita a contaminare la notizia con l’estratto di un articolo completamente diverso. Di seguito riporto il paragrafo incriminato, ad imperitura memoria (che un’eventuale correzione potrebbe cancellare)…

 
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Pubblicato da su 23 agosto 2010 in (dis)informazione, Internet, Life, media, Mondo, news

 

Notizie tecnoscandalistiche

Ci sono molti criteri validi che è possibile seguire per il confezionamento di una notizia scientifica o di sapore scientifico. In ogni caso sarebbe anche importante non passare dalla scienza alla fantascienza, ma c’è chi lo fa senza accorgersene.

Un esempio è una notizia data da varie testate nei giorni scorsi, partita da BBC News, che giovedì scorso ha titolato First human ‘infected with computer virus’.

Ripresa con sollecitudine anche da noti giornali italiani come Repubblica e il Corriere della Sera, la notizia ha sostanzialmente trasmesso il messaggio che un uomo è stato infettato dal virus di un computer. Una notizia che descrive un’ipotesi improbabile e fuorviante, perché un tag RFID passivo può portare con se’ solo dati (pochi o tanti che siano) ed è dunque impossibile che esegua un’azione, ne’ malevola, ne’ benevola.

Un virus, eventualmente, potrebbe colpire i dispositivi destinati a leggere tali informazioni, ma non l’essere umano che ospita il chip. Con molta chiarezza Graham Culey tecnology consultant di Sophos (azienda specializzata in soluzioni antivirus e di sicurezza) lo ha spiegato osservando: “Gli scienziati dovrebbero essere responsabili di come presentano la propria ricerca, invece di alimentare minacce per arrivare ai titoli sui giornali”.

Per la cronaca, il giornalista della BBC Rory Cellan-Jones – autore della notizia originale – in seguito alle critiche ricevute da esperti e addetti ai lavori si è premurato di scrivere alcune precisazioni, facendo sostanzialmente marcia indietro sui toni allarmistici utilizzati per parlare delle ricerche del dottor Gasson. Sulle testate che avevano citato la BBC non ho ancora visto nulla, auspicabilmente per mia disattenzione.

 
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Pubblicato da su 31 maggio 2010 in (dis)informazione, Internet, Life, media, tecnologia

 

Careless fact checking

Internet può essere un’utilissima fonte di informazioni. Ma, come tutti gli strumenti, va utilizzata cum grano salis. Altrimenti si rischiano tremendi errori di superficialità, come quello commesso ieri dal TG1 (edizione delle 13.30): nel dare la notizia dei tre italiani arrestati in India ha mostrato la foto di una persona assolutamente estranea ai fatti. L’immagine è stata trovata su Facebook, nel profilo di un maresciallo dei Carabinieri in pensione, omonimo di uno dei tre:

Digitando il nome di Giovanni Cecconello su Facebook, appare la foto di un uomo con i baffi e una maglietta rossa, la stessa trasmessa dal tg1. “Ma quello è il maresciallo”, ha detto il suo legale, l’avvocato Gianfranco Ercolani, aggiungendo che Cecconello non usa mai Facebbok e che il suo profilo sul social network era stato “un regalo della figlia per Natale” (fonte)

Nel ragionevole dubbio che un’immagine non appartenga alla persona giusta – e in quel caso non poteva esservi alcuna certezza – si può benissimo scegliere di non utilizzarla. Salvando la (propria) faccia.

P.S: sì, nella citazione riportata sopra c’è un refuso che non ho corretto. Meglio errori come quello che uno scambio di persona in una notizia di cronaca

 
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Pubblicato da su 28 maggio 2010 in (dis)informazione, Internet, news

 

Due, tre, anzi quattro (mal contati)

Senza considerare il messaggio (urlato dalle locandine esposte da questa edicola) sulla presunta pericolosità degli alani, direi che l’attendibilità della notizia qui sembra comunque un lusso che non ci si può permettere.

(thru Manteblog – via gigi cogo su FF)

 
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Pubblicato da su 1 dicembre 2009 in (dis)informazione, Blogosfera, Mondo, news

 

Cronaca contaminata

Sempre più spesso le notizie di cronaca di vario colore, a vario titolo e con peso diverso a seconda dei casi, vengono condite con dettagli tecnologici, spesso inseriti per aumentare il clamore della notizia. Quando però i dettagli sono poco significativi o inutili – ma di questo si potrebbe accorgere solo chi ha un minimo di dimistichezza con l’argomento – la notizia rischia di trasformarsi in aria fritta.

Prendiamo come spunto questa opportuna osservazione di Luca Sofri in merito ad una nota (e sempre più intricata) vicenda di cronaca:

Adesso, va’ a sapere come stiano le cose: ma che in diversi ieri abbiano tirato fuori una notizia dal fatto che nel computer di “Brenda” fossero stati “eliminati centinaia di file”, fa un po’ ridere.

Vero, e aggiungo: al medesimo caso, alcune testate hanno tenuto in modo particolare ad evidenziare numero e dimensioni dei file conservati su un notebook, due elementi che – indicati in quel modo – suscitano meraviglia e clamore solo in coloro che non hanno mai notato quanti dati hanno memorizzato sul proprio computer.

E’ invece clamoroso che – in merito ai contenuti di quel notebook – ogni giornale dica la sua. Repubblica.it riporta che “la memoria del pc interna contiene 130 gigabyte di dati, tra quelli visibili e quelli nascosti”, mentre il quotidiano Libero riferisce “dal pc sono spuntati oltre 90 giga byte di materiale conservato dal trans negli ultimi mesi. Un volume impressionante considerando che un computer di un uomo d’affari, un professionista, in genere arriva a 4,5, al massimo 6,7 giga di memoria” (stima opinabile, ndB). Salvo poi (grazie ad un’agenzia di stampa) uniformarsi ai 130 GB contati da tutti gli altri.

La tecnologia, se utilizzata male, può addirittura contaminare la cronaca e deteriorare la qualità delle notizie, minando l’attendibilità di chi le diffonde. Lo dimostra quanto evidenziato ieri sera da Striscia la notizia: TG1 e TG2, per documentare un servizio (che riguardava ancora le stesse vicende di cronaca accennate sopra) con immagini relative all’assunzione di cocaina, hanno preso da YouTube un video scherzoso di due anni fa in cui un buontempone prepara strisce di… borotalco (e qui non si tratta di controllo non accurato delle fonti, ma più semplicemente di una leggerezza compiuta consapevolmente, confidando che nessuno la potesse mai smascherare).

Anche questi sono problemi di qualità dell’informazione, resa scarsa da un utilizzo improprio delle risorse tecnologiche.

 
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Pubblicato da su 26 novembre 2009 in (dis)informazione, Internet, Life, media, news

 

Analogical Guru

Leggo da Aghost un nuovo esempio di malatelevisione:

Per caso sono incappato nel programma “Insieme sul Due” di Rai2, rotocalco quotidiano sui “temi caldi affrontati ogni giorno dalle famiglie italiane e l’incontro con la grande attualità e l’informazione” condotto da Milo Infante.

Mi sono fermato ad ascoltare perché si parlava di internet. Dopo pochi secondi si è capito subito il taglio del prato: “Internet è aberrante, Facebook tremendo perché è un sorrogato della realtà che viene sostituito dal virtuale…” e via con altre facezie simili.

Chi proclamava, con ammirevole sicumera, queste trite e ritrite stupidaggini? Sempre i soliti zombie del cimiteriale teatrino televisivo: Alba Parietti più siliconata che mai (è detta anche “Silicon Valley”), Francesco Alberoni noto più per il suo celebre riporto che per le “alberonate” scritte nei libri, la direttrice di scemenze “Diva e donna” Silvana Giacobini e l’attore (?) ormai arruolato carabiniere Andrea Roncato. Il programma, e non poteva essere diversamente, è un programma dell’ineffabile Michele Guardì.

Ora, che siano costoro, che sopravvivono solo grazie al canone obbligatorio, a fare la predica delle presunte aberrazioni di internet, è davvero grottesco. Proprio loro, che abitano da sempre nel teatrino virtuale televisivo, degli zombi che stanno insieme col silicone e che non potrebbero concepire, tra una pietosa ospitata e l’altra, null’altra esistenza al di fuori del tubo catodico, vengono a descriverci le aberrazioni di internet? Essù, un minimo di pudore no?

Meno male che non ho visto la trasmissione. Per superficialità di contenuti ed esperienza dei contributi, mi ricorda una puntata di Porta a Porta di un anno fa.

Un solo pensiero: Barack Obama, con il suo staff, ha organizzato una campagna elettorale di successo sfruttando i nuovi strumenti di comunicazione offerti da Internet per raccogliere ciò che la popolazione aveva da dire, e ancora adesso mostra di riconoscere la fondamentale importanza della Rete. Mi è già capitato in altre occasioni di considerare che Il mondo corre e l’Italia sta a guardare e quanto riferito da Aghost in ordine alla trasmissione da lui citata dimostra per l’ennesima volta che – ahimé – c’è una diffusa ignoranza sul tema.

Detto questo, voi come definireste una persona che ha un sito web (proprio, o strettamente legato alla propria attività professionale) e va in TV ad affermare “Internet è aberrante”?

 
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Pubblicato da su 16 aprile 2009 in (dis)informazione, media

 

Copertine che non lo erano

Poi dicono che i blogger stanno al giornalismo come il cavolo a merenda…

Ecco una trappola in cui è riuscita a cadere anche un’autorevole testata giornalistica come La Stampa: una copertina di Vogue in cui compare Sarah Palin, candidata repubblicana scelta da McCain alla vicepresidenza USA. Dice “che c’è di strano?” C’è che la Palin aveva effettivamente posato per un servizio fotografico realizzato da Vogue, ma la rivista non lo ha mai utilizzato per nessuna delle sue copertine. Ma allora donde viene questa copertina? Da Kodiak Konfidential, che l’ha pubblicata dichiarando candidamente: “No, this isn’t an advanced copy, just some Photoshoppin’ . Un lavoretto di Photoshop, insomma. Peccato che la redazione de La Stampa sia convinta che la copertina sia autentica…

[via PandemiaAlessioPaferrobyday]

Nota: per il titolo di questo post ho parafrasato un titolo utilizzato sovente da Wittgenstein per indicare notizie che si sono guadagnate la ribalta della cronaca anche quando in realtà si trattava di bufale belle e buone. Come la copertina di cui sopra…

 
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Pubblicato da su 30 agosto 2008 in (dis)informazione, media, truffe&bufale

 

Fumo negli occhi

Dal post La fiera dei luoghi comuni di Roberto Dadda:

Da ieri la versione di Google del Regno Unito ha lo sfondo nero.

Dicono di volere richiamare l’attenzione sul problema del risparmio energetico. Peccato che nei video LCD, la stragrande maggioranza, la retroilluminazione resta comunque accesa e il mantenimeto di un pixel al nero consuma molta più energia di quanto non consumi un pixel bianco!

In altre parole per sensibilizzare gli inglesi sul problema del consumo energetico li si porta a consumare più energia. Bizzarro!

Sottoscrivo e aggiungo che non ho ancora capito se questa trovata dal black background è frutto di ignoranza, oppure è semplicemente un modo per conquistare il consenso delle persone poco competenti in materia. Già, perché per raggiungere questo obiettivo è molto più facile paragonare lo sfondo nero ad una luce spenta, che offrire una spiegazione completa di come stanno realmente le cose (che in questo caso non è poi così complicato).

Nel medesimo post, Dadda sottolinea poi quanto sia stato gonfiato a dismisura l’allarmismo sulla mozzarella di bufala campana e, tra le righe, c’è un suggerimento per fare un buon affare:

In un bellissimo negozio del centro di Milano ieri mi sono comperato due mozzarellone di bufala campana ad un terzo del prezzo al quale mi erano state vendute l’altro ieri perché la gente non la compera più per via del fatto che in qualche allevamento sono stati trovati 3 picogrammi/grammo di diossina più del permesso senza tenere conto che si tratta comunque di una quantità infinitesima e che di diossina probabilmente ne assumo molta di più passeggiando per Milano e mangiando salmone e maiale. Quello che davvero è pericoloso nella mozzarella, se si esagera, è il grasso e per esagerare basta mangiarne MOLTO meno di quanto non renda pericoloso consumarla anche con la diossina a 6 pg/g (il valore massimo riscontrato a fronte di un massimo consentito nei latticini di 3).

Se i prezzi sono scesi così anche nei negozi della mia zona, domani vado a comprarmi anch’io un paio di mozzarellone (il pesce lo mangiavo anche prima).

 
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Pubblicato da su 30 marzo 2008 in (dis)informazione, Internet, media, Mondo

 

Confusione diffusa “Porta a Porta”

Lo ammetto: non guardo mai Porta a Porta di Bruno Vespa. Non l’ho guardato nemmeno ieri sera, e non so se rammaricarmene o rallegrarmene. Marco Camisani Calzolari però lo ha fatto e ne è rimasto nauseato. In sintesi, spiega MCC, nella trasmissione di ieri sera:

– Si è associato il disagio giovanile con Internet.
– Si è parlato di blog come qualcosa di folle che fanno solo i ragazzini.
– E’ stato affermato più volte e da più ospiti che i blog sono scritti da ragazzi affetti da problemi di personalità multipla.
– Che i blog e le perversioni sessuali sono strettamente collegati.
– E’ stato fatto intendere che le ragazze che hanno un blog sono al primo passo verso la prositutizione.
– Hanno equiparato myspace a un luogo di esibizionisti con gravi problemi (facendo vedere la pagina della presunta assassina Amanda Knox), ma poi qualcuno ha affermato che myspace è un sito “legale”… Come dire che gli altri non lo sono…
– Il padre del presunto assassino ha detto che lui aveva la password del blog e tutti, dal padre a Vespa, hanno continuato a intendere che solo grazie alla password si può entrare in un blog.
– Uno dal pubblico per screditare un’informazione citata da un ospite ha detto “Non so dove avrà trovato questa notizia, è falsa, l’avrà trovata su Internet…”
– Il presentatore che va in onda tutti i giorni su milioni di teleschermi si interrogava su quale perversione mentale poteva spingere tutti questi ragazzi ad esporsi e a volersi far vedere a tutti i costi.
– Che non capisce tutta questa voglia di protagonismo.

Mancava solo che dicessero che Internet è il Male, insomma. Stefano Quintarelli commenta:

“Prima ti ignorano. Poi ridono di te. Poi ti combattono. Poi tu vinci.” (Gandhi).
Sembra che siamo al passo 3 di 4.

Probabilmente è così. Ma trovo comunque piuttosto sconcertante, ma soprattutto non accettabile, che in un programma di informazione trasmesso dalla TV di Stato passino dei concetti trattati in un modo superficiale, errato e fuorviante.

Ancora una volta si è creata l’occasione per mostrare al pubblico lucciole per lanterne e spesso gli spettatori meno preparati in materia non sono in grado di difendersi dalla disinformazione. E’ grazie a questo genere di episodi che si fatica molto a far capire quanto bene possa essere fatto attraverso Internet, che nella nostra era ricopre realmente il ruolo di motore per l’informazione e per lo sviluppo sociale, politico ed economico.

Si parla tanto di malasanità, perché non di malatevisione?

 
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Pubblicato da su 22 febbraio 2008 in (dis)informazione, media, news

 
 
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