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Archivi categoria: computer

Il tablet di HP

Negli USA sta per partire la vendita dello Slate 500, il tablet di HP con Microsoft Windows 7.

Display LED touchscreen da 8,9 pollici con risoluzione 1.024×600 pixel, HP Slate Digital Pen (il pennino), doppia webcam (frontale VGA, da videochiamate, e posteriore da 3 Megapixel), CPU Intel Atom Z540 da 1,86 GHz, RAM da 2 GB, Bluetooth, WiFi, una porta USB 2, uno slot per schede SD. Niente hard disk, ma un Solid State Drive da 64 GB. A bordo, attorno all’orbita del sistema operativo Microsoft si trovano i software Acrobat, Adobe Reader e la suite Office 2010 con Evernote. Il peso è di 680 grammi. Per la batteria HP dichiara un’autonomia di 5 ore.

Dalle caratteristiche sembra un netbook senza tastiera. Il prezzo di 799 dollari, però, è abbastanza allineato all‘iPad.

 
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Pubblicato da su 25 ottobre 2010 in computer, news, News da Internet, tablet, tecnologia

 

Io l’avrei chiamato TabletBerry

Se è vero ciò che anticipa il Wall Street Journal, a breve dovremmo vedere il tablet di BlackBerry, che molti già chiamano BlackPad (visto il dominio che il produttore RIM ha recentemente acquistato), evidenziando l’assonanza con l’iPad di Apple, o Surfbook (visto il marchio registrato in Canada sempre dal produttore).

Mi incuriosisce, anche se intravedo già alcuni limiti, come l’assenza di connettività 3G (c’è però il WiFi), per la quale sarebbe costretto ad avvalersi di uno smartphone (ovviamente Blackberry) che funga da modem.

 
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Pubblicato da su 23 settembre 2010 in cellulari & smartphone, computer, Internet, Life, Mondo, news, tablet

 

Sul broad band sventola bandiera bianca

Dopo gli auspicati obiettivi del ministro Renato Brunetta (“Conto di avere due mega di banda larga per tutti a partire dal 2010″), il Piano Romani che prevede(va) investimenti per 800 milioni di euro per la banda larga, il suo congelamento (“ma i fondi stanno lì”, disse Gianni Letta) la probabilità di un successivo scongelamento, l‘aggiunta di altri 600 milioni di euro da parte degli enti locali annunciata da Mario Valducci (presidente della commissione Trasporti e Telecomunicazioni della Camera), un periodo di silenzio sull’argomento specifico, ecco cosa il Sole 24 Ore ci racconta:

Meno fondi alla banda larga: solo 100 milioni

Sul piano per la banda larga il governo lancia un sos alle regioni. Le risorse scarseggiano, così l’unica speranza di salvare almeno una parte del progetto di riduzione del “digital divide” è coinvolgere i governatori, già interpellati formalmente nella riunione della sede stabile di concertazione che si è svolta al ministero dello Sviluppo economico. Del piano nazionale sulla banda larga da 800 milioni si è nel tempo persa traccia e l’orientamento, di fronte all’esiguità dei fondi, sarebbe quello di concentrarsi soltanto sui distretti industriali. Con una dote, però, di soli 100 milioni divisi equamente tra finanziamento statale e cofinanziamento regionale.

Carmine Fotina, sempre dal Soleprecisa:

Il ministero fa “moral suasion” affinché le regioni, che entro ottobre dovranno presentare i bandi per accedere al cofinanziamento nazionale, prediligano tra i progetti quelli orientati alla diffusione della banda larga. Non che ci siano tanti soldi a disposizione, anzi: per tutte le regioni ci sono in palio circa 100 milioni divisi equamente tra finanziamento statale e cofinanziamento regionale. Molto meno delle ambizioni iniziali, fissate in 800 milioni e via via ridimensionate con il dirottamento di gran parte di questa dote verso diverse esigenze dettate dalla crisi economica.

I quattro signori ritratti sopra sono quelli che pubblicamente hanno più speso, in promesse, a favore della banda larga nell’ultimo anno. Certo, il periodo non è dei migliori, ma quelle promesse sono state formulate meno di un anno fa, nel bel mezzo di quella crisi economica le cui esigenze ora sembrano aver provocato il “dirottamento” di quella piccola dote prevista per la banda larga. Una visione più globale dei problemi e un impegno concreto per valicare il cumulo delle parole sarebbero i migliori presupposti per affrontare l’argomento.

PS: Questo post è stato scritto giovedì 16 settembre. Ma dato che è una brutta notizia che riguarda un Paese sconnesso, ma soprattutto sfigato, ho ritenuto opportuno postdatarlo simbolicamente a venerdì 17, per scaramanzia.

 
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Pubblicato da su 17 settembre 2010 in Buono a sapersi, computer, Internet, Life, Mondo, news, TLC

 

Telefonarsi con Gmail

L’Ansa qualche ora fa annunciava (citando Cnet) l’ipotesi di una futura battaglia tra Google e Skype nel mercato VoIP:

Google, si legge, starebbe testando un servizio web che consentira’ di fare chiamate all’interno di Gmail. Per telefonare si usera’ la finestra della chat, in basso a sinistra nella pagina della posta.

Nel frattempo, nel mio account Gmail, faceva capolino questo nuovo box:

Siamo dunque ben oltre le ipotesi e i test: la nuova feature richiede il plug-in Google Voice and Video Chat. A installazione ultimata (e browser riavviato), la voce “call phone” che compare prima dei contatti nella colonna a sinistra dell’account Gmail consentirà di attivare il web-phone per telefonare (meglio selezionare prima la bandiera della nazione del numero da chiamare e poi comporre).

La chiamata così generata risulterà provenire da un nuovo numero telefonico. Nei miei test (sì, funziona già anche in Italia) il chiamante corrispondeva al numero +17607058888. Nel corso delle telefonate, che non sono state molto lunghe, ho rilevato un audio più che accettabile e con poca latenza. L’interfaccia è semplice e un po’ anonima, ma che importa?

Invitanti le tariffe, che nel mercato VoIP rappresentano il criterio fondamentale per la scelta di un servizio (a parità di qualità, ovviamente): chiamare in USA e Canada non comporta costi aggiuntivi, mentre telefonare su linea fissa in molti Paesi UE (Italia inclusa) costa 2 centesimi di dollaro al minuto.

Lo sviluppo di Google Voice ha indubbiamente beneficiato dell’arrivo in famiglia, lo scorso novembre, di Gizmo5.

Qualcuno potrebbe pensare che è un po’ tardi per dare filo da torcere a soluzioni come Skype, presente sul mercato da anni (e che oggi conta 590 milioni di utenti unici). Certo, sarebbe vero se Google Voice partisse da zero, ma la sua base di partenza corrisponde agli utenti di Gmail (circa 200 milioni, se non ricordo male). C’è inoltre da considerare la crescita del mercato della connettività su rete mobile e la prospettiva che smartphone e altri device portatili in grado di utilizzare Gmail (tablet, netbook, notebook), possano utilizzare Google Voice… operatore mobile permettendo.

 
 

Guardare avanti

Non fa in tempo a dissolversi la coda fuori dagli Apple Store per l’avvio delle vendite dell‘iPhone 4 che già si parla delle ultime novità Apple, fra cui la nuova gamma iPod, l‘iPad mini da 7 pollici e (di già!?) l’iPhone 5. Certo che è difficile stare al passo con i tempi e avere sempre l’ultimo modello 😉

Se il 2010 di Apple è stato un anno di grandi successi e di alcune polemiche, grazie al lancio sul mercato di due dispositivi come iPad e iPhone 4, il 2011 potrebbe vedere l’azienda di Cupertino rinnovare tutti i suoi prodotti. E’ il sito iLounge che pubblica le indiscrezioni, secondo cui, tra la fine del 2010 e l’inizio del 2011, inizieremo a vedere sul mercato nuovi iPod, un iPad seconda versione e un iPhone 5. (articolo su Webnews.it)

 
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Pubblicato da su 6 agosto 2010 in cellulari & smartphone, computer, Life, Mondo, news

 

Il Codice Azuni

Ha preso il via oggi – 4 agosto 2010 – l’iniziativa Codice Azuni varata dal ministro Renato Brunetta con lo scopo dichiarato di  favorire un dibattito nazionale e internazionale sul tema della governance di Internet, con un approccio “dal basso”, ispirato al metodo seguito dal giurista sardo Domenico Azuni che raccolse norme, costumi e consuetudini per costituire il Sistema universale dei principi del diritto marittimo d’Europa.

L’idea dovrebbe raccogliere idealmente la proposta lanciata nel 2007 da Vinton Cerf, in occasione dell’Internet Governance Forum allo scopo di aprire un primo dibattito sulla governance di Internet con contributi alla riflessione “sulle problematiche, sulle sfide e sulle opportunità che Internet pone”.

Stefano Quintarelli, che partecipa al tavolo di lavoro del progetto, spiega:

L‘idea è di iniziare a fare una raccolta di contributi dal basso per arrivare poi a una mappatura il più possibile sistematizzata dei problemi, le sfide che la rete pone, e delle opportunità che offre; successivamente come fece Azuni che raccolse le regolamentazioni di tutto il mondo, raccogliere le relative best practices regolamentari mondiali (o loro motivata assenza) e poi cecare di trarre da queste dei riferimenti regolamentari raccomandabili.

Questo primo dibattito (Codice Azuni beta) durerà un mese perché, verosimilmente, le argomentazioni raccolte saranno valutate per essere portate all’IGF che avrà luogo a metà settembre, ma l’iniziativa deve proseguire costruttivamente (e superare quindi la fase beta). Opinioni e contributi vengono raccolti attraverso una mailing list raggiungibile a questo indirizzo e pubblicati su http://mail.azunicode.it/pipermail/rfc/.

Come ha scritto Wolly, che ha realizzato il sito dell’iniziativa, “non lo so se è un operazione di facciata o se è una cosa seria, io propendo per la cosa seria e in ogni caso partecipare è un opportunità, viste le varie proposte di legge che si sono succedute negli anni”. Sottoscrivo, è per questo motivo che diffondo la notizia: il periodo di raccolta dei contributi coincide in pratica con il mese di agosto, intrinsecamente di scarsa attenzione per via delle vacanze estive, ma riuscire a far sentire la voce degli utenti sarebbe un bel goal.

Per governance non si deve intendere solamente un’imposizione legalizzata di muraglie, recinzioni, cancelli o strumenti di controllo: questa iniziativa potrebbe anzi essere un’occasione per trasmettere un orientamento opposto e far pensare a regole in ordine ai diritti degli utenti, alle pratiche applicate da operatori e altri fornitori di servizi, all’accesso ad Internet in banda larga (in Finlandia è un diritto riconosciuto dalla legge, in Italia stiamo ancora aspettando, nonostante una certa promessa formulata proprio del ministro Brunetta), al riconoscimento dei principi della neutralità della rete (in Cile è riconosciuta per legge, negli USA la FCC la sta promuovendo)…

 

Hardware trojan horse

Con colpevole ritardo (che comunque non fa perdere il carattere d’attualità della notizia) segnalo un interessante post di Stefano che ci mette in guardia sui potenziali rischi di security derivanti da una gestione non pienamente consapevole di copiatrici e stampanti multifunzione:

La fotocopiatrice moderna: un colabrodo di dati

Perchè un hacker dovrebbe impiegare ore e ore del suo tempo cercando di penetrare i sistemi di una rete aziendale per carpirne i dati più sensibili e confidenziali, quando, con molto meno tempo e meno rischi di essere individuati, basta proporre un rimpiazzo economicamente vantaggioso di una fotocopiatrice?
Da poco meno di una decina d’anni, la maggior parte delle fotocopiatrici è dotata di un hard disk interno che, con l’opzione di default, consente la copia di ogni singola pagina fotocopiata e restituita all’utente su carta…
(continua a leggere)

Sull’hard disk installato su queste macchine possono dunque rimanere molte informazioni riservate, che nella migliore delle ipotesi è opportuno eliminare prima della dismissione (vendita in permuta, rottamazione) della copiatrice.

Elemento da non trascurare: la copiatrice multifunzione (con modulo stampante di rete, scanner, fax) può non essere di proprietà dell’azienda che la utilizza, data la crescente proposta di soluzioni di renting all-inclusive (l’azienda dispone della copiatrice come se fosse di sua proprietà, in virtù di un contratto di noleggio a lungo termine che prevede un canone mensile che include materiali di consumo e manutenzione, praticamente tutto tranne la carta; in questo modo l’azienda fruisce di un servizio e non gestisce la copiatrice come cespite).

Questo utilizzo ovviamente impedisce all’azienda di prendere l’hard disk e di passarlo sotto uno schiacciasassi, ma non di (far) eliminare tutti i dati in esso contenuti.

 
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Pubblicato da su 21 luglio 2010 in computer, Life, news, privacy, security, tecnologia

 

Google punta sui mouse

La profilazione degli utenti tramite le ricerche effettuate attraverso Internet potrebbe presto lasciare il posto ad un più innovativo metodo di analisi: Google ha infatti registrato un brevetto denominato “System and method for modulating search relevancy using pointer activity monitoring”, cioè “Sistema e metodo per modificare la pertinenza dei risultati della ricerca mediante ‘attività di monitoraggio del puntatore”, laddove per puntatore si intende un dispositivo di puntamento come mouse, trackball e affini.

Significa che a Mountain View hanno sviluppato un sistema che traccia ed elabora movimenti e click effettuati dall’utente con il mouse, interpretandoli per capire ad esempio quanto vale un contenuto pubblicato via web, non solo dal numero di click che ottiene – quando si tratta di un link – ma anche da quanto tempo, ad esempio, l’internauta lo punta letteralmente con il mouse, oppure se quel contenuto viene puntato, copiato o incollato.

Google avrebbe quindi sviluppato uno strumento per tentare di capire che tipo di attenzione riscuote ciò che è stato pubblicato su una pagina web e non è affatto inverosimile pensare che questo possa essere utilizzato, ancora una volta, per veicolare presso gli utenti i messaggi pubblicitari dei propri inserzionisti.

 
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Pubblicato da su 16 luglio 2010 in Buono a sapersi, computer, Internet, Life, Links, Mondo, mumble mumble (pensieri), news, tecnologia

 

Mac Mini reloaded

Presa video HDMI, slot per memorie flash SD, alimentatore interno, scheda grafica Nvidia GeForce 320M. Con un telecomando, ecco pronto il Mac Mini da salotto da collegare ad uno schermo full-HD.

Altri sapidi dettagli (prezzi inclusi) su The New Blog Times.

 
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Pubblicato da su 15 giugno 2010 in computer, news, tecnologia

 

iPedestre

L’iPad è in vendita negli USA da poco più di un mese e in altre parti del mondo (Italia inclusa) da quasi una settimana. In Cina si è già materializzato il suo clone low-cost, con sistema operativo Android e cpu Intel. Si chiama (sigh) iPed, qui nel video di una TV giapponese.

 
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Pubblicato da su 1 giugno 2010 in computer, Life, tecnologia

 

30 anni e non sentirli

Google festeggia il compleanno di Pac man con un logo dedicato. Attendendo un po’, o cliccando su insert coin (pulsante che sostituisce il solito “I feel lucky – Mi sento fortunato”), diventa anche interattivo e ci riporta al 1980.

 
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Pubblicato da su 21 Maggio 2010 in computer, Internet, Mondo, news

 

Táonews

La conferma che l’Apple MacBook sta per essere aggiornato arriva ancora una volta dal Vietnam, con uno scoop che proviene dal forum Tinhte, lo stesso su cui è comparso l’iPhone 4G qualche giorno fa.

 
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Pubblicato da su 17 Maggio 2010 in computer, Internet, Mondo, news

 

E un bel tablet con interfaccia 3D?

Spesa grossa anche per Google, che rileva Bump Technologies, l’azienda che ha sviluppato BumpTop, il desktop (oggi disponibile per ambienti Windows e Mac) che permette di disporre oggetti, cartelle e icone con interfaccia tridimensionale.

Non vorrei sembrare ripetitivo, ma anche in questo caso vedrei l’acquisto nell’ottica dello sviluppo di un tablet, progettato a Mountain View con un accattivante desktop 3D, utilizzato – per esempio – come interfaccia per Android.

Chi volesse provare BumpTop, ha ancora una settimana di tempo per effettuarne il download gratuito.

 
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Pubblicato da su 3 Maggio 2010 in computer, Internet, Mondo, news

 

HP ripensa Slate (e intanto apre il Download Store)

Parlando dell’acquisizione di Palm da parte di HP (sul New Blog Times e anche qui), tra il serio e il faceto, avevo ipotizzato che, in virtù di quell’operazione, si potesse pensare ad uno Slate (il tablet anticipato qualche settimana fa HP) dotato di webOS.

La prospettiva potrebbe concretizzarsi in breve tempo: ora che HP ha deciso di mollare Microsoft Windows 7 e l’hardware basato sulla CPU Intel (in favore dell’architettura ARM), l’ipotesi prende piede sempre più saldamente, anche perché non è pensabile che il settore tablet venga lasciato scoperto per troppo tempo. Soprattutto in questo momento, vista anche l’apertura dei battenti dell’HP Download Store (ossia l’App Store di HP), presentato come una soluzione per installare programmi su macchine prive di CD, come i netbook. O come i tablet.

 
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Pubblicato da su 3 Maggio 2010 in computer, news, tecnologia

 

Sicurezza, non siamo ancora messi bene

L’Italia è tra i primi in classifica, lo dice l’ultimo Internet Security Threath Report, appena pubblicato da Symantec al 2009. Il problema è che si tratta di una classifica di livelli negativi: il nostro Paese è primo nel phishing tra le nazioni non anglofone, secondo in Europa e sesto nel mondo per numero di dispositivi bot infected (cioè utilizzati da malintenzionati per diffondere malware, spam e phishing all’insaputa dell’utente), siano essi computer fissi o device portatili (netbook e smartphone inclusi).

Ci sono due magre consolazioni: la discesa dal quarto al sesto posto per la proliferazione delle cosiddette attività malicious e il nono posto tra i Paesi che originano spam (l’anno scorso eravamo al quinto).

Teniamo presente che il nostro Paese risente ancora di un notevole digital divide, tecnologico – gli utenti con connessione broad band sono 13 milioni – ma anche culturale: gli utenti poco preparati, che utilizzano il computer e navigano in Internet valutando in modo errato ciò che capita davanti ai loro occhi, sono moltissimi.

Considerando che determinati fenomeni (phishing innanzitutto) sono legati ad attività truffaldine, mirate ad esempio a carpire i dati d’accesso a conti correnti bancari o i numeri di carte di credito, si può intuire quanto sia importante conoscere il problema quanto più possibile, per adottare comportamenti più “sicuri”:

“I dati relativi alle carte di credito sono sempre quelli più richiesti; con appena 30 dollari è possibile acquistare numeri di carte di credito, mentre liste di indirizzi e account di e-mail oscillano tra 1 e 20 dollari, fino ad arrivare agli 850 dollari per le credenziali bancarie”

La sicurezza al 100% non esiste, ma è fondamentale un’attività di prevenzione, basata sull’adozione di corrette policy di sicurezza, ma soprattutto su un’adeguata attività di formazione. Perché – come si nota da questo video di Altroconsumo – molti utenti non conoscono i fondamenti:

 
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Pubblicato da su 22 aprile 2010 in computer, Internet, Life, Mondo, security