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@rte moderna

At, chiocciola, chiocciolina… Il simbolo @ viene chiamato in vari modi e, non raramente, anche tracciato (erroneamente) con scarabocchi più o meno fantasiosi da coloro che non sono ancora riusciti a familiarizzare con quella a circondata da un cerchietto aperto. La sua essenza grafica è però inconfondibile e ora il MoMA se l’è accaparrata per inserirla nella propria collezione.

 
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Pubblicato da su 24 marzo 2010 in Life, Mondo, news

 

Blockbuster in crisi. Colpa di Internet?

Un articolo di Angelo Aquaro pubblicato ieri su Repubblica dice: Blockbuster verso fallimento per colpa di internet.

La Società – spiega l’inviato da New York – “oggi naviga in acque così cattive che avrebbe deciso di aggrapparsi al salvagente del Chapter 11, la legge Usa che disciplina la bancarotta”. Motivo della crisi: “Gli esperti sono d’accordo: Blockbuster, già colpito dalla tv via cavo, è stato strangolato dalla rete”.

L’articolo sintetizza la questione in termini sostanzialmente corretti, anche se più che della Rete, a mio avviso, la catena è rimasta vittima della propria immobilità e dall’incapacità di comprendere e cavalcare il cambiamento del mercato:  NetFlix, RedBox e video on demand disponibili da iTunes, Amazon e dalle tv via cavo sono soluzioni che si sono conquistate una loro fetta di mercato, in cui anche Google intende entrare e dire la propria. Mentre la concorrenza innovativa cresceva, Blockbuster ha perso l’occasione di innovarsi in modo efficace e competitivo: se l’accordo con Motorola non sembrava già in partenza una scelta particolarmente azzeccata (per partner e soluzione), il lancio del suo set-top-box appare ora un goffo tentativo di salire in corsa su un treno già partito da tempo.

Oggi Blockbuster si presenta con un pesantissimo stato di insolvenza con debiti per un miliardo: se riuscirà nell’obiettivo di non crollare, dovrà assolutamente adottare nuove strategie e cambiare modello di business, nella speranza che non sia troppo tardi.

 
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Pubblicato da su 22 marzo 2010 in Internet, Life, media, Mondo, news, tecnologia

 

Nuove frontiere nelle indagini di polizia

Tutte le polemiche in circolazione in questi giorni sulle intercettazioni presto saranno un ricordo: a che serve complicarsi la vita con cimici e ordinanze di controllo delle utenze di telefonia, quando basta collegarsi a Facebook e sfruttare alcune elementari regole di social engineering?

Da una notizia ANSA:

Gli uomini della squadra mobile di Crotone assieme a quelli del Servizio centrale operativo (Sco) della polizia scientifica sono arrivati a lui proprio grazie ad internet: Manfredi, infatti, usava una chiavetta per collegarsi a Facebook, che utilizzava non solo per lavoro. Gli agenti dello Sco sono così riusciti ad intercettarlo e a capire dove si trovava e stanotte poco dopo le tre è scattato il blitz.

Dario Salvelli segnala inoltre un bell’esempio di intraprendenza, sempre da parte delle forze di Polizia, che hanno sfruttato Facebook per catturare un rapinatore in latitanza:

Uno degli agenti, stando alla ricostruzione della polizia, si e’ finto donna avvenente su Facebook il social network al quale lo stesso Sorio era iscritto. Nei panni di donna fatale l’agente e’ riuscito a contattare Sorio e ad appurare il luogo dove questi si nascondeva nel tentativo di sottrarsi alle ricerche delle forze dell’ordine che da piu’ di un mese erano sulle sue tracce. Una volta individuato gli agenti del Commissariato di Afragola sono intervenuti per arrestare, a colpo sicuro, il latitante.

 
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Pubblicato da su 16 marzo 2010 in Internet, Life, Links, Mondo, news, privacy, social network

 

Se Facebook sa dove trovarti

Entro alcune settimane, Facebook attiverà nuove opzioni di geolocalizzazione, che consentiranno agli utenti di condividere con gli amici (ma anche con gli amici degli amici, eccetera) la propria posizione.

Ovviamente questa opportunità ha senso per gli utenti in movimento, ossia che si connettono a Facebook via cellulare o con un netbook collegato su rete mobile o wireless.

Ovviamente è possibile che queste opzioni vengano utilizzate anche a scopo di marketing e advertising: comunicando la mia posizione, potrei ricevere pubblicità mirata su servizi o esercizi commerciali che si trovano nelle vicinanze, così come potrei essere monitorato insieme ad altre persone, consentendo di identificare una zona più popolata o trafficata rispetto ad altre. Che potrebbe essere evitata da chi non ama l’affollamento, oppure bombardata da chi cerca una location piena di persone a cui sottoporre una proposta pubblicitaria.

Insomma, i risvolti di questa novità possono essere molto interessanti, quanto noiosi e indesiderati. Io ve l’ho detto, voi regolatevi 😉

 
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Pubblicato da su 11 marzo 2010 in Internet, Life, mumble mumble (pensieri), news, privacy, social network

 

Web condicio

L’iniziativa del Presidente del Repubblica Giorgio Napolitano, che ha voluto rispondere pubblicamente mediante il sito web quirinale.it a due cittadini in merito al cosiddetto decreto salva-liste, costituisce un segnale di innovazione che non può essere ignorato.

Proseguendo, seppur con piccoli passi, la strada inaugurata con la diffusione del tradizionale messaggio di fine anno anche attraverso il nuovo canale aperto su YouTube, il Quirinale dimostra attenzione verso forme di comunicazione che negli ultimi anni sono andate consolidandosi con successo al di fuori delle istituzioni, cogliendo un’occasione opportuna per diffondere – con una risposta diretta a due cittadini – un messaggio che, ancora una volta, è diretto a tutta la nazione.

Se la formula, infatti, somiglia molto a quella utilizzata in molte rubriche di lettere al direttore riscontrabili su giornali e riviste, la sostanza dei contenuti fa emergere il vero significato dell’iniziativa: nel sito del Quirinale una rubrica di lettere al presidente non esiste e difficilmente verrà creata (il Capo dello Stato impegnerebbe tutte le sue giornate nel rispondere a una parte delle lettere ricevute da tutti gli italiani sui più vari argomenti, ma risulterebbe impossibile farlo con tutti gli italiani, benché ogni mittente si attenderebbe legittimamente di ricevere risposta dal proprio Presidente), ma la scelta di utilizzare il web per parlare di una vicenda molto spinosa (parole utilizzate da Napolitano) rappresenta la volontà di comunicare con i cittadini in modo diretto e senza alcuna mediazione o interpretazione.

Ironia della sorte, tutto ciò nasce in conseguenza della firma apposta dal Presidente su un decreto interpretativo. Ma a parte le battute, come dicevo sopra, costituisce un segnale di innovazione da non sottovalutare e da vedere con favore, a prescindere dall’argomento su cui la vicenda si è focalizzata e che, trattandosi di una soluzione politica, per sua natura accontenta una fazione e riscuote contrarietà dall’altra.

P.S.: nella speranza che nessuno dei due cittadini veda leso il proprio diritto alla privacy per essersi visto menzionare sul sito web del Quirinale con nome e cognome, in firma ad una lettera destinata al Presidente della Repubblica

 
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Pubblicato da su 7 marzo 2010 in Internet, Life, media, Mondo, news

 

Decreto TV: non ci siamo

Ancora una volta la spanna regna sovrana tra le unità di misura che le istituzioni italiane utilizzano nel promulgare le leggi.

Come scrive Marco, il decreto è ricco di scarsa specificità e vaghezza di termini, che rendono la norma nebulosa e troppo interpretabile. In mezzo a queste lacune, evidenzia Stefano, c’è un bug del testo che, potenzialmente, espone tutti gli intermediari a responsabilità e provvedimenti per eventuali violazioni di copyright realizzate dagli utenti, oltre a non recepire l’esclusione di responsabilità degli intermediari prevista dalla direttiva 2000/31/CE (Commercio Elettronico) e, come osserva l’Associazione Italiana Internet Provider, la norma istituisce in pratica il Grande Fratello di Stato.

 
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Pubblicato da su 3 marzo 2010 in Life, media, Mondo, news

 

Condanna a Google, una questione da chiarire

La condanna inflitta a tre dirigenti italiani di Google per l’incresciosa vicenda Google-Vividown ha scosso la rete e scatenato l’attacco del gruppo di Mountain View, che scrive parole forti in un post intitolato Seria minaccia al web in Italia.

Intendiamoci: esprimere contrarietà alla sentenza è legittimo, ma prima di esprimersi in certi termini sarebbe opportuno conoscerne le motivazioni, che non sono ancora state pubblicate.

Ciò che è stato reso noto, al momento, è che gli imputati (David Carl Drummond, George De Los Reyes, Peter Fleitcher) sono stati condannati a sei mesi di reclusione (con sospensione della pena) per violazione delle normative sulla privacy, mentre sono stati assolti dall’accusa di diffamazione (che riguardava anche Arvind Desikan). La violazione della legge sulla privacy ci sarebbe stata perché le condizioni di utilizzo del servizio non definivano chiaramente che chi procede all’upload di un video deve averne diritto e che non possono essere pubblicati dati sensibili altrui. Nel frattempo traspare una certa opinabile tendenza a responsabilizzare e a investire del ruolo di sorveglianti coloro che forniscono servizi Internet.

Io sono convinto che questa vicenda possa effettivamente costituire un precedente preoccupante per il futuro, sul fronte dell’utilizzo delle tecnologie applicate alla Rete, ma qualunque conclusione – ribadisco – deve essere espressa alla luce delle motivazioni della sentenza, che sembra basarsi su un presupposto non praticabile (come è possibile, per servizi come Google Video, attuare un controllo sui contenuti caricati dagli utenti?). Quantomeno, escludendo l’accusa di diffamazione, la sentenza solleva Google dalle responsabilità proprie di un editore.

Per il momento, dunque, mi limito a una piccola riflessione sull’aspetto che ha portato alla condanna per violazione della privacy, inflitta a chi è stato ritenuto responsabile della pubblicazione sul web di un video di un accadimento e una situazione privata (*) e non posso fare a meno di pensare che qualcosa di molto simile avviene anche al di fuori di Internet.

Un esempio: ogni volta che una testata giornalistica rende pubblico il contenuto di un’intercettazione telefonica commette una violazione della privacy ancor meno interpretabile e opinabile di quella che viene addebitata a Google (ritengo che una conversazione telefonica sia da considerare una questione riservata tra i due interlocutori), quando addirittura non si sfocia nella violazione del segreto istruttorio per il fatto che tale contenuto è base di indagine. Ma nessuna notizia riguardante il processo ad un editore che ha pubblicato tali contenuti si è mai guadagnata gli stessi onori della cronaca del caso Google-Vividown. Perché?

(*) Situazione privata tutta da verificare visto quanto scrive Luca De Biase, evidenziando un aspetto ignorato da molti:

resterà aperta un’altra questione. Rilevante: perché è probabile che il diritto alla libertà di informazione e il diritto alla privacy saranno sempre più in conflitto. E tutti coloro che vorranno ridurre la prima potranno appellarsi alla seconda.

Allora sarà importante capire bene la seconda. E in questo caso a quanto risulta c’è un aspetto molto interessante. Perché in questo caso non ci sarebbe stata nessuna diffusione di dati sensibili sulla salute del ragazzo presentato nel video come affetto da sindrome di Down, se è vero quanto risulta: e cioè che il ragazzo non era affetto da sindrome di Down. Era malato, purtroppo, ma non di quella malattia.

 
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Pubblicato da su 25 febbraio 2010 in Internet, Life, Links, Mondo, news

 

Quando un’immagine dice tutto

A volte il caso è davvero beffardo…

Il fondatore Scaglia in arresto e l’ad Parisi indagato. Ottimo tempismo di Fastweb per la scelta delle immagini sul proprio portale

[Fonti: uno e due]


 
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Pubblicato da su 24 febbraio 2010 in Internet, Life, news

 

Confusioni 2.0

In Facebook nascono ogni giorno migliaia di gruppi dedicati agli argomenti e agli ideali più svariati, da quelli degli estimatori della foca fino ad arrivare a quelli che invitano a sostenere organizzazioni umanitarie. Ne consegue che, accanto alla vetrina offerta a iniziative nobili e lodevoli, nel mare magnum di un social network può capitare di trovare anche le espressioni più idiote dell’essere umano, e non credo fosse necessario l‘intervento del ministro Mara Carfagna che ha acceso i riflettori su un social network in cui si possono leggere cose che si trovano anche in alcune scritte sui muri.

La differenza tra un gruppo imbecille creato da un social network e una scritta imbecille fatta su un muro è forse proprio la (rin)tracciabilità del suo imbecille autore.

Detto questo, la notizia della rimozione da Facebook di un gruppo aperto da un animale che si crede un ariano a me non fa ne’ caldo, ne’ freddo, ma pone un problema di principio. Non stiamo parlando di un media, con una sorta di palinsesto che gli utenti subiscono passivamente, ma di un social network e di un gruppo, del quale io – e molti altri utenti come me – non sarei mai venuto a conoscenza, se non fosse stato per stampa e telegiornali.

Vicende come questa non meritano spazio in cronaca, ne’ un link, perché metterle in evidenza asseconda le intenzioni dell’imbecille sopra citato e può scatenare spirito di emulazione. Inoltre, a chi ha poca confidenza con Internet, queste notizie fanno pensare che la Rete è piena di persone disgustose e fanno dimenticare che gli imbecilli esistono anche nel Mondofermo. Il risultato? Una confusione che aumenta, anche a livello istituzionale.

 
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Pubblicato da su 22 febbraio 2010 in Internet, Life, Links, Mondo, news, social network

 

Un mondo a parte

La mappa della blogosfera 2010

La mappa della blogosfera 2010

(c'è anche questo blog, è proprio lì al centro)

 
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Pubblicato da su 16 febbraio 2010 in Blogosfera, Internet, Life, Mondo

 

Google mette una toppa a Buzz

Qualche considerazione su come Google ha tentato di porre rimedio agli errori di impostazione di Buzz e come, probabilmente, questo precedente dovrebbe motivare gli utenti ad essere più critici:

Buzz, Google ci ripensa – The New Blog Times

 
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Pubblicato da su 15 febbraio 2010 in Internet, Life, privacy, social network

 

BUZZate e troverete aperto

Questo Buzz che si è infilato da un paio di giorni nel mio account Gmail mi ha subito dato l’impressione di essere un grande impiccione: in primis per l’invadenza con cui si è insinuato tra le feature della posta, poi per l’automatismo con cui – senza chiedermi nulla – ha selezionato alcuni dei miei contatti (seguendo un criterio alquanto discutibile) per seguirne gli aggiornamenti.

La stessa cosa è stata evidentemente fatta anche sui loro account, dal momento che mi ritrovo ad essere seguito – inconsapevolmente, ho scoperto – da altri utenti, per cui se ne deduce che – nel poco circoscritto mondo Gmail – le liste dei contatti di ognuno di noi sono aperte e raggiungibili da altri, senza che i titolari abbiano fornito alcun tipo di consenso.

Ora, io non capisco perché per Buzz non sia stato deciso di seguire la stessa filosofia seguita dagli altri competitor (FriendFeed, Facebook, Twitter), ma a scanso di equivoci ho azzerato la situazione (non seguo gli update di nessuno e ho bloccato i miei update verso i miei ignari follower). E finché non si sarà dimostrato più rispettoso verso la mia e l’altrui privacy, la mia posizione verso Buzz rimarrà questa:

 
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Pubblicato da su 12 febbraio 2010 in Internet, Life, Mondo, mumble mumble (pensieri), news, privacy, social network

 

Aspettando Reef View

Con lo slogan Vivi le emozioni dei Giochi su Google Maps, Google lancia la versione olimpica di Street View:

Punto di forza di un sito web in 40 lingue dedicato alle Olimpiadi invernali di Vancouver 2010, il nuovo servizio offre informazioni sugli eventi e immagini ottenute immortalando i paesaggi e le piste di Whistler Mountain con la GoogleCamera montata su una motoslitta.

E così Google è arrivata anche sulle piste da sci. C’è da chiedersi quale sarà la prossima meta…

 
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Pubblicato da su 11 febbraio 2010 in Life, media, Mondo, news

 

Affaroni online

Avete 600mila euro che vi ballano in tasca e non sapete come investirli?

Su eBay potete trovare l’inserzione – alquanto inusuale, ma forse pionieristica – con cui un’agenzia Pirelli Real Estate mette in vendita la centrale Telecom di Pula (Cagliari):

 
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Pubblicato da su 5 febbraio 2010 in Buono a sapersi, Life, Mondo

 

Mai fermarsi ai titoli delle news

Testate online e offline stanno dedicando spazio, in questi giorni, ai risultati di una ricerca condotta da alcuni psicologi della Leeds University e pubblicata su su Psychopathology sulle relazioni esistenti tra depressione e uso di Internet. Ecco alcuni titoli relativi alla notizia:

  • Troppo Internet porta alla depressione (Corriere)
  • Navigare troppo è causa di deprssione (Mr. Webmaster)
  • Internet fa venire la depressione (DGmag)

Messa in questi termini, Internet viene descritta (e percepita da chi legge) come una minaccia. Tuttavia, andando alla fonte (ma anche leggendo il testo degli articoli), si comprende qualcosa di differente: i ricercatori britannici evidenziano come esistano persone che, nella propria vita, hanno sostituito una vita sociale fatta di rapporti personali in carne e ossa con interazioni basate sulla rete (instant messaging, chat, social network), offrendo una possibile conferma alla diffusa convinzione che “un uso smodato della rete a sostituzione di una socialità nella norma possa essere legato a disordini psicologici come depressione e dipendenza”.

Nell’ambito del campione analizzato, gli Internet-addicted (dipendenti da Internet) sono risultati pari all’1,2%, un valore preoccupante nella misura in cui, nel Regno Unito, i giocatori d’azzardo patologici sono lo 0,6%.

Lo studio è stato condotto su 1,319 cittadini britannici di età compresa tra 16 e 51 anni e, in conclusione, non definisce in modo univoco un rapporto di causa – effetto: in tutta la ricerca non c’è una risposta affermativa al dubbio sulla possibilità che Internet (causa) generi depressione (effetto), così come non chiarisce se chi soffra di depressione (causa) si sfoghi intrattenendosi maggiormente in rete (effetto).

Non che ne dubitassi, ma da qui a dire che Internet porta alla depressione, ce ne corre… Quindi, se vi capitasse di leggere qualche titolo simile a quelli sopra (o di sentire al TG che Internet vi porterà sul baratro), sappiate che la tara di questa notizia è molto grossa.

E poi come la mettiamo con chi dice esattamente il contrario?

 
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Pubblicato da su 5 febbraio 2010 in Internet, Life, media, Mondo, news