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Windows Phone 7: prima in Italia, poi negli USA

Sono piuttosto curioso di vedere Windows Phone 7 e come verrà accolto in Italia, un mercato ritenuto importante. Già, perché il nuovo sistema operativo è stato presentato ieri e – udite, udite! -sul mercato italiano arriverà il 21 ottobre, prima del suo sbarco negli USA, con lo smartphone LG Optimus 7 che costerà 399 euro.

 
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Pubblicato da su 12 ottobre 2010 in cellulari & smartphone, Life, Mondo, news, telefonia

 

Era solo l’inizio

Il Nobel per la Pace 2010 è stato assegnatoLiu Xiaobo. Riccardo Luna, primo promotore – con Wired Italia – della candidatura di Internet, plaude la scelta del comitato e si inchina virtualmente al cospetto del dissidente cinese, ma fa capire che il percorso di Internet for Peace non è affatto giunto al traguardo:

Non credo che ripresenterò la candidatura di Internet al Nobel. Non lo farò perché non mi pare che abbia senso: il comitato non ha bisogno di una candidatura per dare il Nobel, i cinque di Oslo possono farlo in autonomia. Se hanno preso così sul serio la nostra campagna da portarla in short list, vuol dire che l’hanno capita. Possono dare il Nobel a Internet anche l’anno prossimo o quello dopo. In fondo non conta. Ma il senso di quella campagna non finisce qui. Continueremo a promuovere il significato profondo della Rete perché tutti lo capiscano, continueremo a celebrare le persone che con Internet fanno la differenza perché possano ispirare l’azione di altri. E ci batteremo ogni giorno per tre cose fondamentali: una più che decente connessione a banda larga per tutti, il wifi libero e la libertà della Rete. Quando? Subito.

Sottoscrivo i tre obiettivi evidenziati da Riccardo: il giorno in cui si realizzeranno, il risultato raggiunto sarà il premio da cui tutti potranno trarre beneficio.

 
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Pubblicato da su 8 ottobre 2010 in Internet, Life, Mondo, news

 

Decreto Pisanu: forse quest’anno non sarà prorogato

Sono passati ormai cinque anni dall’introduzione delle norme anti-terrorismo che fanno capo al notoDecreto Pisanu, che – tra l’altro – regolamenta l’accesso WiFi nel nostro Paese. Ma pare che i tempi per una opportuna revisione possano essere maturi.

La norma conosciuta come Decreto Pisanu è il Decreto Legislativo 144/2005, convertito nella Legge 155/2005. Fra le regole in esso contenute c’è l’art. 7, che obbliga all’identificazione di ogni utente che utilizza una rete wireless diversa da quella della propria abitazione, identificazione che deve essere attuata dall’ente che eroga la connessione (su specifica licenza rilasciata dalla questura), che è inoltre tenuto a registrare i log di chi fruisce della connessione. Una norma vista da molti come un appesantimento burocratico che demotiva iniziative di apertura di reti WiFi ad accesso libero da parte di esercizi pubblici.

E’ però delle scorse ore la notizia di un nuovo disegno di legge intitolato Abrogazione delle norme recanti limitazioni dell’accesso ad Internet,  presentato da Paolo Gentiloni, Linda Lanzillotta e Luca Barbareschi. Nuovo, giacché all’inizio del 2010 era già stato presentato, da Roberto Cassinelli, un primo disegno di legge con cui si proponeva una modifica all’art. 7, ossia l’adozione di misure meno vincolanti, ma finora la proposta non aveva mai guadagnato l’attenzione del Parlamento.

Fa indubbiamente piacere che Paolo Gentiloni e Linda Lanzillotta si siano ricreduti, rispetto alle convinzioni che, tre anni fa, li hanno portati a non opporsi all’approvazione della proroga della validità della norma (l’uno in veste di Ministro delle Comunicazioni, l’altra in veste di Ministro degli Affari Regionali). D’altro canto, lo stesso Pisanu si è esplicitamente dichiarato favorevole ad una modifica della norma da lui stesso promossa.

La retromarcia bipartisan è stata dunque inserita. Resta da vedere se, in questo particolare periodo politico e istituzionale, qualcuno si impegnerà concretamente a premere l’acceleratore.

[tratto da WiFi: via i lucchetti del Decreto Pisanu. Davvero?]

 
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Pubblicato da su 7 ottobre 2010 in Internet, Life, Mondo, news, News da Internet, TLC

 

I costi di recesso sopravvivono e prosperano

Dal Sole 24 Ore:

Costi di recesso nel mirino Agcom

L’Autorità garante delle comunicazioni (Agcom) ha multato numerosi operatori telefonici, ieri, per oltre 658 mila euro, per vari comportamenti illeciti nei confronti degli utenti. Tra le multe – secondo quanto risulta al Sole 24 Ore – c’è il primo passo di una battaglia per ridurre i costi di recesso, cioè quanto gli utenti pagano per disdire una linea o cambiare operatore. Costi in alcuni casi ingiustificati e quindi in violazione al decreto Bersani sulle liberalizzazioni (secondo cui il recesso non deve comportare penali).

Vedo positivamente l’inizio di un percorso di riduzione (o abbattimento) dei costi di recesso non giustificati (peraltro già avviato in passato dalla Legge Bersani, spesso applicata in modo arbitrario). Vedo meno bene le sanzioni non proprio elevate: Opitel (proprietaria del marchio Teletu e parte del gruppo Vodafone) è stata multata per 58mila euro (chiede ai propri utenti 60 euro per il recesso); Telecom Italia per 464mila euro, a causa di fatturazioni ritenute non correttamente emesse e attivazioni non richieste di ADSL. Anche Fastweb è stata multata per servizi attivati e non richiesti, ma per 58mila euro. Stessa sanzione a Vodafone per violazione delle norme sulla trasparenza sulle condizioni applicate agli utenti.

Multe di importo non certo elevato, per aziende che hanno un volume d’affari molto superiore e che – come ho già detto in più occasioni – potrebbero includere lìimporto di queste sanzioni nei costi di pubblicità.

 
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Pubblicato da su 6 ottobre 2010 in business, Mondo, news, News da Internet, telefonia

 

Wind? Russa

Vento di cambiamento in Wind: la compagnia telefonica ha annunciato l’avvio di un’operazione di fusione tra l’egiziana Weather Investments e la russaVimpelcom, che assumerà il pieno controllo di Wind Telecomunicazioni, oltre ad avere una quota di maggioranza (51,7%) in Orascom Telecom.

[via The New Blog Times]

 
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Pubblicato da su 6 ottobre 2010 in business, Life, Mondo, news, News da Internet, TLC

 

iBroken

Quando Steve Jobs ha presentato l‘iPhone 4, ne ha sottolineato la qualità dei materiali declamando compiaciuto la frase “vetro davanti e dietro, acciaio sui lati… proprio splendido”. Peccato che non stesse presentando un manufatto di artigianato, ma un oggetto portatile che verosimilmente può cadere dalle mani, dalle tasche, dalle borse (è sufficiente inciampare) o dalla scrivania.

Ora, qualcuno obietterà che per preservare l’apparecchio esistono bumper, gusci, fodere e custodie realizzate ad hoc, e su questo siamo d’accordo. Ma un oggetto presentato come splendido, intenzionalmente prodotto con materiali ricercati – e non proprio usuali – che ne evidenziano una già ostentata pretesa di esclusività, può essere nascosto da un bumper? Personalmente ritengo di no, per coerenza.

Il problema è che si va incontro ad alcuni rischi:

via Manteblog

 
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Pubblicato da su 5 ottobre 2010 in cellulari & smartphone, Mondo, telefonia

 

Due facce dell’Italia vista dall’estero

L’Italia è un Paese eccezionale: riesce a far parlare di se’, all’estero, sia nel bene che nel male e in questo caso riesce a farlo per due notizie di rilievo per tematiche ambientali.

Mercoledì scorso Tocco da Casauria, un paese abruzzese di 2700 abitanti, si è guadagnato un articolo di lode sulla prima pagina del New York Times per il suo impianto di produzione di energia eolica che, realizzato tra il 2007 e il 2010, consente di conseguire grandi benefici economici, che finora si sono tradotti nell’adeguamento sismico della scuola locale, nella ristrutturazione del castello ducale e in risorse utilizzate per le nettezza urbana.

Solo tre giorni dopo, altri riflettori si accendono sull’Italia, che si guadagna l’attenzione del Time, con un articolo dedicato all’irrisolto problema dei rifiuti che da tempo affligge (e mai abbandona) la città di Napoli.

A Radio anch’io, pochi giorni fa, il capo della Protezione civile Guido Bertolaso osservava: “Non si capisce per quale ragione oggi ci sia a Napoli la spazzatura nelle strade, c’è qualcosa che non mi torna“. Stando alle testimonianze raccolte, il problema sembra di proporzioni più vaste di quanto chiunque si aspetti e secondo il professor Angelo Genovese dell’Università di Genova, il centro di Napoli è l’area urbanizzata con la più alta produzione di rifiuti per metro quadro che esista al mondo.

Quindi, nonostante le varie soluzioni adottate, sembra che questi volumi facciano sì che qualcosa debba sempre tornare: i rifiuti.

 
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Pubblicato da su 4 ottobre 2010 in Life, media, Mondo, news, News da Internet

 

Forse non tutti gli utenti di Android sanno che…

Due terzi delle applicazioni disponibili su Android Market possono costituire un rischio per la privacy degli utenti che le utilizzano. Lo sottolinea una ricerca condotta da un team formato da ricercatori provenienti dalla Duke University e dalla Penn State University in collaborazione con Intel Labs su un campione di software diffusi dalla piattaforma riservata agli smartphone dotati del sistema operativo made by Google.

Tra le applicazioni da analizzare sono state scelte quelle che richiedono l’accesso a dati personali e quelle di geolocalizzazione (una trentina di applicazioni in tutto sulle 358 selezionate fra le più diffuse), che spesso hanno come effetto collaterale l’invio frequente di informazioni a server esterni. Un’attività di cui l’utente finale, spesso, non è affatto consapevole.

L’analisi è stata svolta con l’utilizzo di TaintDroid, una soluzione che consente di tenere sotto controllo le applicazioni e le informazioni che trasmettono fin dal momento della loro installazione, che ha fatto emergere come determinati software acquisiscano e trasmettano numeri di telefono, ID dell’apparecchio, posizionamento dell’utente.

La giustificazione di Google – che si discolpa trasferendo all’utente la responsabilità della fuga indesiderata di informazioni a causa di applicazioni da lui stesso scelte – non sembra sufficiente ai ricercatori, che auspicano maggiore trasparenza sulle dinamiche di funzionamento delle applicazioni.

Sul piano formale, a mio avviso, Google e il team di sviluppo di Android possono al massimo essere ritenuti corresponsabili, insieme agli sviluppatori delle applicazioni: questi ultimi dovrebbero dare modo agli utenti di conoscere le implicazioni derivanti dall’utilizzo dei loro programmi; l’Android Market, dal canto suo, potrebbe imporre questa trasparenza e fissarla come requisito indispensabile per ottenere la distribuzione delle applicazioni.

Chi fosse curioso di vedere TaintDroid al lavoro può dare un’occhiata qui:

 
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Pubblicato da su 1 ottobre 2010 in Buono a sapersi, cellulari & smartphone, Internet, Life, Mondo, news, privacy, security, tecnologia, telefonia

 

Geolocalizzatevi con prudenza

Facebook Places, a un mese dal lancio USA, è sbarcato in Italia come Luoghi di Facebook. Tutti gli appassionati sono attesi al check-in. Leggere attentamente le avvertenze e le modalità d’uso. In ogni caso, localizzatevi con prudenza 😉

 
 

Facebook e Skype hanno stretto amicizia

Nel panorama del Web mancava proprio questa sana alleanza tra due aziende che hanno centinaia di milioni di utenti: Facebook e Skype ieri si sono stretti la mano e ora, da buoni amici, cammineranno insieme verso nuovi orizzonti, integrandosi reciprocamente (e intrecciando i contatti accumulati dagli utenti condivisi) cercando di allungare le distanze da Google.

 
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Pubblicato da su 30 settembre 2010 in business, Internet, Life, Mondo, news, privacy

 

TechCrunch è di AOL

La trattativa di cui parlava Om Malik è andata in porto:  TechCrunch è stata acquisita da AOL e quindi ora è sorella di Engadget.

 
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Pubblicato da su 29 settembre 2010 in Internet, media, Mondo, news

 

WWW: World Wide Wiretrapping

USA/ Il governo vuole intercettare tutto – The New Blog Times:

Gli Stati Uniti hanno in itinere una proposta di legge alquanto minacciosa per le libertà fondamentali dei cittadini: vogliono poter intercettare tutte le comunicazioni, comprese le email scambiate tramite smartphone e il traffico tra social network, insomma tutto ciò che passa per Internet.

Le autorità, infatti, ritengono che criminali e terroristi vadano “cacciati” proprio laddove hanno trovato rifugio per sottrarsi alle intercettazioni ordinarie. Proprio per questo, stando a un circostanziato rapporto pubblicato dal New York Times, vogliono avere il potere di spingere il wiretapping in quelle aree attualmente ritenute un autentico paradiso per le comunicazioni “segrete”.

Ma come riusciranno a ispezionare le conversazioni con soluzioni peer-to-peer come Skype?

 
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Pubblicato da su 28 settembre 2010 in Mondo, Net neutrality, news, security

 

Io l’avrei chiamato TabletBerry

Se è vero ciò che anticipa il Wall Street Journal, a breve dovremmo vedere il tablet di BlackBerry, che molti già chiamano BlackPad (visto il dominio che il produttore RIM ha recentemente acquistato), evidenziando l’assonanza con l’iPad di Apple, o Surfbook (visto il marchio registrato in Canada sempre dal produttore).

Mi incuriosisce, anche se intravedo già alcuni limiti, come l’assenza di connettività 3G (c’è però il WiFi), per la quale sarebbe costretto ad avvalersi di uno smartphone (ovviamente Blackberry) che funga da modem.

 
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Pubblicato da su 23 settembre 2010 in cellulari & smartphone, computer, Internet, Life, Mondo, news, tablet

 

Sul broad band sventola bandiera bianca

Dopo gli auspicati obiettivi del ministro Renato Brunetta (“Conto di avere due mega di banda larga per tutti a partire dal 2010″), il Piano Romani che prevede(va) investimenti per 800 milioni di euro per la banda larga, il suo congelamento (“ma i fondi stanno lì”, disse Gianni Letta) la probabilità di un successivo scongelamento, l‘aggiunta di altri 600 milioni di euro da parte degli enti locali annunciata da Mario Valducci (presidente della commissione Trasporti e Telecomunicazioni della Camera), un periodo di silenzio sull’argomento specifico, ecco cosa il Sole 24 Ore ci racconta:

Meno fondi alla banda larga: solo 100 milioni

Sul piano per la banda larga il governo lancia un sos alle regioni. Le risorse scarseggiano, così l’unica speranza di salvare almeno una parte del progetto di riduzione del “digital divide” è coinvolgere i governatori, già interpellati formalmente nella riunione della sede stabile di concertazione che si è svolta al ministero dello Sviluppo economico. Del piano nazionale sulla banda larga da 800 milioni si è nel tempo persa traccia e l’orientamento, di fronte all’esiguità dei fondi, sarebbe quello di concentrarsi soltanto sui distretti industriali. Con una dote, però, di soli 100 milioni divisi equamente tra finanziamento statale e cofinanziamento regionale.

Carmine Fotina, sempre dal Soleprecisa:

Il ministero fa “moral suasion” affinché le regioni, che entro ottobre dovranno presentare i bandi per accedere al cofinanziamento nazionale, prediligano tra i progetti quelli orientati alla diffusione della banda larga. Non che ci siano tanti soldi a disposizione, anzi: per tutte le regioni ci sono in palio circa 100 milioni divisi equamente tra finanziamento statale e cofinanziamento regionale. Molto meno delle ambizioni iniziali, fissate in 800 milioni e via via ridimensionate con il dirottamento di gran parte di questa dote verso diverse esigenze dettate dalla crisi economica.

I quattro signori ritratti sopra sono quelli che pubblicamente hanno più speso, in promesse, a favore della banda larga nell’ultimo anno. Certo, il periodo non è dei migliori, ma quelle promesse sono state formulate meno di un anno fa, nel bel mezzo di quella crisi economica le cui esigenze ora sembrano aver provocato il “dirottamento” di quella piccola dote prevista per la banda larga. Una visione più globale dei problemi e un impegno concreto per valicare il cumulo delle parole sarebbero i migliori presupposti per affrontare l’argomento.

PS: Questo post è stato scritto giovedì 16 settembre. Ma dato che è una brutta notizia che riguarda un Paese sconnesso, ma soprattutto sfigato, ho ritenuto opportuno postdatarlo simbolicamente a venerdì 17, per scaramanzia.

 
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Pubblicato da su 17 settembre 2010 in Buono a sapersi, computer, Internet, Life, Mondo, news, TLC

 

La metamorfosi di Twitter

Dai tweet da 140 caratteri alle foto (come quelle di Flickr) e ai video (come quelli di YouTube): Twitter, nel giro di qualche giorno, si trasformerà da piattaforma di microblogging a social network, anche se Evan Williams (uno dei papà di Twitter), rivendica l’originalità della formula: “non è un social network”. Però se farà condividere informazioni e contenuti, basandosi sul business della raccolta pubblicitaria, assomiglierà sempre di più alle piattaforme come Facebook.

 
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Pubblicato da su 16 settembre 2010 in business, Internet, Life, Mondo, news, social network