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Informazioni su db

Tecnico informatico, sono stato consulente aziendale per la gestione dei sistemi informativi e di telecomunicazioni e ho lavorato in realtà di ogni dimensione (dalle PMI alle multinazionali). Attualmente mi occupo dei sistemi informativi e di telecomunicazioni di un gruppo industriale. Oltre alla mia attività professionale, collaboro con varie testate e siti di informazione tecnologica. Computerworld e Punto Informatico sono le testate specialistiche con cui in passato ho collaborato molto frequentemente, mentre ora mi occupo sempre di tematiche tecnologiche per The New Blog Times, il primo blornale italiano dedicato a tecnologia e scienza, e per il Corriere delle Comunicazioni in relazione all'iniziativa AgendaDigitale.eu. Collaboro con RCI Radio.

Programmare un SMS? Utile, ma anche rischioso…

Nella giornata di oggi si è temuto per la vita di alcuni speleologi che erano entrati nell‘Antro del Corchia, per via di un SMS con una richiesta di soccorso spedito dal cellulare di uno di loro. Poi, per loro fortuna, si è scoperto che si era trattato di un falso allarme, causato da una banale svista:

Per precauzione, l’uomo ha lasciato in auto il suo cellulare, impostandolo per inviare automaticamente un sms d’allarme alle 22.30 nel caso in cui il gruppo non fosse tornato prima di quell’ora. Ovviamente, se non ci fossero stati contrattempi, il messaggio sarebbe stato cancellato prima dell’ora di invio. In base a quanto ricostruito, pero’, l’uomo si sarebbe confuso e avrebbe digitato 10.30 invece di 22.30.

La confusione gli è costata una denuncia per procurato allarme, nonostante si sia dichiarato costernato e abbia chiesto scusa ai 43 soccorritori impegnati nelle ricerche.

 
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Pubblicato da su 12 dicembre 2010 in news, News da Internet

 

E tanti saluti a Belen Rodriguez

Pare che TIM voglia dare il benservito a Belen Rodriguez perché, dopo mesi e mesi di spot pubblicitari con Cristian De Sica e cartelli (sempre pubblicitari) senza Cristian De Sica, l’azienda avrebbe registrato un inaspettato calo nelle vendite di prodotti e servizi- Il Corriere delle Comunicazioni ieri riferiva infatti:

“Scegliere Belen Rodriguez è stato un errore – dice al Corriere delle Comunicazioni una fonte interna a Telecom Italia che preferisce non comparire -. Molti dei clienti storici di Telecom, in particolare le famiglie, non hanno gradito la scelta della show girl in qualità di testimonial. E ciò si è tradotto in fuoriuscite di clienti verso operatori concorrenti”.

Strano che – per risolvere il problema del flop delle vendite – si punti il dito verso una testimonial (che può essere gradita o sgradita) e non si cerchi invece di diversificare l’offerta basandola su soluzioni commerciali differenti, o ancora di rendere meno ingannevoli certi spot.

Certo, sull’efficacia di certi spot e di certi testimonial (che non sono mai a buon mercato) si potrebbe discutere per molto tempo. Tra l’altro, molto spesso alla fine di uno spot viene da chiedersi “ma cosa hanno pubblicizzato?”, ma questo non avviene solo con TIM. Io non sopporto nemmeno gli spot degli altri concorrenti, tra l’altro a volte vengono scelti comici che non mi fanno ridere o scene che non capisco fino in fondo (per non parlare dell’incoerenza di Francesco Totti che quando gioca a calcio porta sul petto il marchio Wind, mentre in TV gira con sua moglie gli spot per Vodafone)

 
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Pubblicato da su 11 dicembre 2010 in news

 

MyTV – 2

A un mese dallo sbarco del decoder MySky HD in casa mia posso dire innanzitutto che confermo la mia prima, personalissima, impressione sui sistemi di broadcasting televisivo operativi in italia: pollice verso per il digitale terrestre, pollice su per le piattaforme satellitari. In realtà l’insoddisfazione per il digitale terrestre – che, come ricordo, è visibile grazie alla chiavetta USB inserita nel decoder di Sky – è dovuta all’approssimazione delle operazioni condotte dal momento dello switch-off in poi (che nella mia zona è avvenuto quasi un mese fa, ma a tutt’oggi molti canali sono instabili).

In questo mese ho fatto tesoro di alcune esperienze, che estrarrò dal cilindro a ruota libera. La prima: sul satellite alcune trasmissioni vengono criptate ed è preferibile vederle sul digitale terrestre. Soprattutto in casi come qualche sera fa, in cui Raiuno ha mandato in onda Cenerentola alle 21.30. Un orario un po’ diverso dai miei concetti di “prima serata”,o di “fascia oraria per bambini”. Poco male, mi sono detto, la registro con il decoder. Un clic sul tasto R e via. Salvo poi scoprire, il giorno dopo, di non aver regisitrato nulla: avevo selezionato il canale 101 (ossia Raiuno via satellite) dove il film era stato criptato. La prossima volta mi ricorderò di selezionare il 5001 (Raiuno sul digitale terrestre).

La seconda: i canali per i giovanissimi (dal 600 in avanti) possono avere contenuti educativi interessanti proposti in modo accattivante (ad esempio in cartoni animati come Vai Diego e famiglia). Però le pause pubblicitarie sono (ovviamente) farcite di spot che, soprattutto nel periodo natalizio, possono far rapidamente cambiare idea ai vostri figli sui loro oggetti del desiderio. Attenzione…

La terza: la funzione videoregistratore è davvero retroattiva. Con un film che avevo visto dall’inizio, mi è capitato di iniziarne la registrazione a trasmissione ormai avanzata (ero al 39mo minuto, la palpebra stava calando e ho pensato “registro il resto e lo riguardo domani”). Il giorno dopo ho scoperto con piacere (mio, ma soprattutto di mia moglie che aveva perso anche la fase iniziale) che il decoder me lo aveva registrato fin dall’inizio.

La quarta: certo che l’alta definizione è davvero fenomenale. Vedere un film o un evento sportivo su un canale HD cambia davvero l’esperienza dell’intrattenimento televisivo. I canali offerti da Sky presto saranno 50, che sembra un’enormità, ma quando si inizia a vedere la TV in un certo modo, è difficile tornare indietro (viene l’aspettiva che, prima o poi, tutti i canali diventino HD e quelli “rimasti” in bassa definizione sembrano una tecnologia obsoleta).

La quinta: il manuale di istruzioni fornito con il decoder MySky HD serve a poco, forse solo per conoscere il codice con cui sintonizzare il telecomando al vostro televisore. Il motivo non risiede nel fatto che il manuale non è completo, ma nella semplicità di utilizzo del decoder, che è la chiave del successo di ogni apparecchio tecnologico, soprattutto se deve finire nelle mani di un utente qualunque, incline o refrattario alla tecnologia.

 
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Pubblicato da su 11 dicembre 2010 in news

 

L’accesso a Internet? E’ già un diritto…

…ma non viene fatto rispettare.

L’Articolo 21 della Costituzione Italiana dice:

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria [cfr. art.111 c.1] nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili.

In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all’autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s’intende revocato e privo d’ogni effetto.

La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.

Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni.

Per quanto si legge nella Costituzione, dunque, ritengo che l’iniziativa di promuovere un “Articolo 21-bis” che dica “Tutti hanno eguale diritto di accedere alla Rete Internet, in condizione di parità, con modalità tecnologicamente adeguate e che rimuovano ogni ostacolo di ordine economico e sociale” si ponga un obiettivo condivisibile e di importanza fondamentale. Il problema è che il progetto – a mio parere – va nella direzione sbagliata.

Come osserva Luca Annunziata su Punto Informatico, il nuovo articolo pone l’accento sulla problematica del digital divide e sul suo superamento, per dare a tutti i cittadini le stesse possibilità. Di conseguenza, forse varrebbe la pena guardare verso l’Articolo 3:

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Esistono diritti che fin dal 1947 sono garantiti dalla Costituzione: pari opportunità, salute, istruzione e lavoro, tanto per fare un esempio. Diritti a cui il Governo Italiano ha dedicato l’attività di appositi ministeri, ma sulle cui modalità di applicazione spesso si discute. Per cui il fatto di garantire un diritto nella Costituzione non rappresenta, di per se’, una garanzia di rispetto assoluto.

Stefano Rodotà si è fatto portavoce dell’iniziativa che promuove questo Articolo 21-bis e, a chi sostiene che non sia necessario che nella Costituzione si parli di Internet come diritto fondamentale perchè tale diritto sarebbe già incluso nel testo costituzionale, ha rivolto l’invito di “dirlo a gran voce, per ribadendolo in modo chiaro e palese, per rendere davvero superfluo un nuovo apposito articolo. Anche questa considerazione mi sembra superflua, perché le persone che ho sentito esprimere critiche a questo progetto sono le medesime che da anni promuovono una Internet accessibile a tutti, aperta e neutrale.

Esco dall’ambito costituzionale e – visto che sopra ho parlato di ministeri – non posso fare a meno di constatare che un tempo esisteva anche il Ministero delle Comunicazioni: dal 2008 è stato trasformato in un dipartimento del Ministero dello Sviluppo Economico, oggi guidato da Paolo Romani (già sottosegretario – e poi viceministro – con delega alle Comunicazioni e attualmente a capo del MSE).

L’accorpamento delle Comunicazioni nella tematica dello Sviluppo Economico è più che pertinente: io sono solo l’ultimo di tanti cittadini-utenti che vedono in Internet un volano per lo sviluppo economico del Paese. Mi risulta che sia una convinzione manifestamente condivisa – almeno dal giugno 2009, se non prima – anche dal ministro Paolo Romani. Per cui, forse, è ministeriale (e non costituzionale) la porta a cui bussare per chiedere “a gran voce” un contributo concreto sull’accesso libero ad Internet attraverso una connessione dignitosa.

 
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Pubblicato da su 1 dicembre 2010 in Internet, Mondo, news, News da Internet

 

Quo vadis, Brokep?

Chi ha conosciuto The Pirate Bay dovrebbe sapere chi è Brokep, alias Peter Sunde, che sta lavorando ad un nuovo progetto:

Peter Sunde – per molti più conosciuto come Brokep, co-fondatore di ThePirateBay.org – vuole cambiare Internet nelle sue regole strutturali, fin dalle sue fondamenta, promuovendo l’introduzione di un sistema di root server distribuito.

Il bersaglio è la gestione di Internet attuata da ICANN, cui oggi competono – tra l’altro – l’assegnazione degli indirizzi IP e la gestione dei sistemi di root server, i pilastri dell’infrastruttura che consente l’accessibilità dei siti Internet e la veicolazione delle e-mail.

Ed è proprio contro questi pilastri che Brokep vuole andare. Non è possibile comprendere se ilpirata svedese sia mosso da disinteressati obiettivi libertari o dalla perdita di un nome a dominio a causa di ICANN e di IFPI, l’associazione che rappresenta l’industria discografica a livello mondiale (che con chiunque faccia parte del mondo di The Pirate Bay evidentemente non hafeeling).

L’obiettivo dichiarato è concettualmente chiaro e consiste nel progetto Dot-P2P mirato ad una rete libera, scevra da politiche autorizzative, discriminatorie o censorie. Difficilmente concepibile con la centralizzazione attuale, secondo Sunde, ma realizzabile partendo da un nuovo sistema di DNS root server alternativo a quello di ICANN, a cui farà seguito – ed è questa l’idea realmente disruptive – un network basato su un sistema DNS peer-to-peer.

“Non stiano re-inventando la ruota – ha dichiarato Sunde, che oltre al wiki sul progetto ha aperto un nuovo blog – stiamo sfruttando al meglio tecnologie già esistenti”. Al momento, sulla scorta di quanto spiegato da Sunde e da altri compagni di progetto, si sa solo che alla base del nuovo sistema ci sarà un’applicazione BitTorrent powered, ma sono ancora molti gli aspetti tecnici da affrontare. A quelli di carattere più amministrativo, invece, si è già pensato: la registrazione dei nomi con TLD .p2p verrà trattata da OpenNIC.

In mancanza di ulteriori dettagli sul progetto, è opportuno che ogni giudizio in merito rimanga in sospeso: in questo momento l’idea può apparire contemporaneamente affascinante e folle. Con l’evolversi degli sviluppi si capirà verso quale parte del crinale si dirigerà.

 
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Pubblicato da su 1 dicembre 2010 in Internet, Mondo, mumble mumble (pensieri), news, News da Internet, tecnologia

 

WikiTricks

WikiLeaks sta pubblicando una serie di informazioni riservatissime e top secret su argomenti e Paesi vari. Dico “sta pubblicando” perché il rilascio sta avvenendo per step e quindi non tutto il materiale è stato messo online istantaneamente. Per cui ci sarà da attendersi altro, anche se al momento – per certe notizie relative all’Italia – sembra di assistere all’update di una versione meno trash di Dagospia.

Nel frattempo qualcuno ha pensato bene di farsi pubblicità mettendo in crisi i server dell’organizzazione guidata da Julian Assange:

The distributed denial of service (DDoS) attack that took down Wikileaks as the site published secret U.S. embassy cables over the weekend could be the work of a single hacker, working for his own agenda.

The hacker, called the Jester (or th3j35t3r), describes himself as a “hacktivist for good” and posts the message “TANGO DOWN” after a successful attack, together with a link of the sites he takes down. The focus of his attacks, the Jester claims in his Twitter Bio, is “obstructing the lines of communication for terrorists, sympathizers, fixers, facilitators, oppressive regimes and other general bad guys.”

(via Mashable)

 
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Pubblicato da su 29 novembre 2010 in Internet, Mondo, news, News da Internet

 

Canone Rai nella bolletta “elettrica”?

Il ministro Romani ha avuto un’idea per contrastare l’evasione del canone Rai:

Il ministro dello Sviluppo economico, Paolo Romani, annuncia in un’intervista al Corriere della Sera i contenuti della riforma del canone Rai: ”A tutti i titolari di un contratto di fornitura di elettricita’, siano essi famiglie o pubblici esercizi o professionisti, verra’ chiesto di pagare il canone, perche’, ragionevolmente, se uno ha l’elettricita’ ha anche l’apparecchio tv. Chi non ha la televisione dovra’ dimostrarlo e solo in quel caso non paghera”’.

La riforma, spiega il ministro, sara’ presentata o col decreto milleproroghe o comunque entro l’anno e servira’ ad azzerare la grande evasione: ”Circa il 30% di chi dovrebbe pagare il canone non lo fa”. Per questo, garantisce Romani, anche se il canone per il 2011 dovesse subire un aumento per adeguarlo all’inflazione, ”ma io sono contrario”, dall’anno successivo l’importo si ridurra’ ”secondo il principio che se pagano tutti, pagano meno”.

La proposta di Romani prevede che ”meta’ delle nuove risorse incassate vada alla Rai e meta’ a decremento del canone”. ‘Il provvedimento e’ pronto e presto sara’ presentato, forse col decreto milleproroghe”, conclude.

Con questa iniziativa, la TV di Stato verrebbe concettualmente e formalmente parificata ad un servizio di primaria necessità come la corrente elettrica. Confidando che il provvedimento sia stato pensato per essere applicato nelle bollette con tariffa residenziale, a questa stregua – in caso di nuova attivazione di un’utenza – il cittadino dovrebbe essere messo in grado di chiedere una doppia installazione: quella del contatore e quella di un televisorino con DDT integrato.

 
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Pubblicato da su 25 novembre 2010 in business, news, News da Internet

 

Puttantùr 2.0

Ecco la notizia di un efficace incentivo per superare il digital divide culturale (ostilità) che qualcuno ha verso Internet: il sito Doxy Spotting ha realizzato una mappatura delle prostitute in esercizio sulle strade di tutto il mondo, purché battute anche da Google Street View. Naturalmente non mancano punti di interesse in Italia. Punto di forza del servizio è l’approccio partecipativo: gli utenti possono inoltrare segnalazioni di nuovi avvistamenti.

 
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Pubblicato da su 25 novembre 2010 in Internet, Life, Mondo, news, News da Internet

 

Il bello deve ancora venire, il brutto è sulla porta

Con un tono tanto asettico quanto inquietante, WikiLeaks preannuncia novità di proporzioni sette volte superiori alle rivelazioni relative alla guerra in Iraq, talmente importanti che “nei prossimi mesi vedremo un mondo nuovo, in cui la storia globale sarà ridefinita”.

 
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Pubblicato da su 22 novembre 2010 in Internet, Life, Mondo, mumble mumble (pensieri), news, News da Internet

 

Soft SIM, Apple ci ripensa. Per ora

Pare che Apple voglia rimettere nel cassetto il suo progetto di svincolare iPhone e iPad dalle SIM degli operatori di telefonia mobile. Secondo The Sunday Telegraph ha funzionato il braccio di ferro minacciato dalle telco, che avevano minacciato di non pagare più ad Apple gli iPhone consegnati a costo zero agli utenti come contropartita della sottoscrizione di un contratto biennale, qualora il progetto si fosse concretizzato.

Nell’articolo del Telegraph si legge che una fonte (un operatore di telefonia) avrebbe detto che stavolta Apple è tornata indietro sui propri passi, con la coda tra le gambe. C’è da crederci?

 
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Pubblicato da su 22 novembre 2010 in cellulari & smartphone, Life, Mondo, news, News da Internet, telefonia

 

Affari collaterali

Dopo che il film The Social Network ha mostrato la nascita e il successo di FaceMash, il suo valore di mercato è cresciuto. E qualche giorno fa il sito di aste online Flippa è riuscito a vendere il nome a dominio facemash.com, proprio quello dell’antenato di Facebook, per 30.201 dollari. Ne sarà valsa la pena? Chissà come riemergerà…

 
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Pubblicato da su 20 novembre 2010 in Internet, Mondo, news, News da Internet

 

La Soft SIM di Apple è una minaccia per gli operatori?

Apple, per iPhoneiPad, sembra intenzionata a non voler più dipendere dalle SIM degli operatori: a fine ottobre, si era parlato dell’embedded SIM, che l’azienda aveva intenzione di utilizzare con la collaborazione di Gemalto, per consentire agli utenti di switchare da un operatore ad un altro senza la sostituzione materiale di una SIM, ma attraverso il software del dispositivo.

Secondo il Financial Times, le compagnie telefoniche sono molto ostili a questa idea (in prima linea ci sarebbero Vodafone, Telefonica e France Telecom), perché se Apple concretizzasse il suo progetto verrebbero scavalcati e quindi si vedrebbero costretti a bloccare le sovvenzioni dell’iPhone.

Ma forse non è tutto qui: così facendo, Apple dovrebbe comunque sottoscrivere accordi di roaming con altri operatori (configurandosi come una sorta di operatore mobile alternativo, un ESP più che un MVNO) per cui questi ultimi potrebbero comunque mantenere un ruolo importante nel business. La possibilità di switchare da un operatore ad un altro senza dover cambiare la SIM, però, agevolerebbe molto l’utente: sono molti quelli che non cambiano compagnia telefonica per non sottoporsi all’iter tecnico e burocratico del passaggio (sostituzione SIM, sottoscrizione di un nuovo contratto con eventuali nuovi vincoli).

Se un utente scegliesse un Apple con una SoftSIM, sceglierebbe politiche e condizioni commerciali di Apple, che si presenterebbe quasi come un operatore alternativo, i cui apparecchi si dovrebbero comunque appoggiare al network di un operatore reale. Ma Apple, ad un certo punto, potrebbe scegliere di avvalersi di un nuovo gestore di telefonia mobile (con cui, sul mercato wholesale, potrebbe aver negoziato condizioni più favorevoli per i servizi da offrire agli utenti) e cambiare il network su cui fare roaming. Il vecchio operatore perderebbe in blocco una certa mole di traffico (e di business), che si trasferirebbe sulla rete di un concorrente, senza alcuna fatica da parte degli utenti.

Che sia questa flessibilità la vera minaccia per gli operatori?

 
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Pubblicato da su 19 novembre 2010 in news

 

2011, pronti a pagare con il cellulare

Per utilizzare il cellulare come portafoglio elettronico la parola d’ordine è NFC, Near Field Communication. Una tecnologia che sta guadagnando spazio: piace a Nokia, piace ad Apple, piace aSamsung. Piace anche a Google e ai principali carrier mobili d’oltreoceano, al punto che proprio questi ultimi – AT&TVerizon WirelessT-Mobile – hanno unito le proprie forze in una joint-venture e creato un nuovo servizio: si chiama Isis e potrebbe aprire le porte del mobile payment negli USA, facendo scuola al Vecchio Continente.

Come spiega la nota di presentazione della nuova realtà, l’obiettivo è la realizzazione di un network dedicato al mobile payment via smartphone, con un servizio che sarà rilasciato entro un anno e mezzo in alcuni importanti mercati e consentirà all’utente – questa è la promessa di Isis – di lasciare nel cassetto carte di credito, tessere fedeltà e buoni sconto, che potranno essere sostituiti da un dispositivo mobile (un telefonino, uno smartphone, oppure un tablet).

Al progetto avviato dalle tre compagnie telefoniche si sono affiancate anche Discover Financial Services e la business unit americana di Barclays, che probabilmente sarà il primo istituto di credito a partecipare al network. Isis partirà quindi con una base promettente: i tre gestori potranno proporlo al proprio bacino di utenza, che vanta complessivamente 200 milioni di utenti, a cui si potranno aggiungere i clienti delle reti di Discover e di Barclays.

L’avvio di questo servizio sembra un’autentica risposta al crescente interesse verso la tecnologia che abilita i telefoni cellulari a diventare strumenti di pagamento. Negli USA questa possibilità sembra vicina all’espansione: questa settimana ha avuto un testimonial d’eccezione in Eric Schmidt, CEO di Google, che ha dato alcune anticipazioni su Gingerbread – la prossima versione di Android – in cui sarà integrato il supporto NFC e mostrato un inedito Nexus S di Samsung che lo porterà in dote.

L’annuncio completa un quadro di cui fanno già parte, come detto in precedenza, Apple – che ha anche registrato alcuni brevetti e brand relativi a servizi di mobile payments, tra cuiiPay, iBuy e iCoupons. Ma il fatto che la nuova release di Android sia pronta per un lancio sul mercato che potrà avvenire a giorni, sembra che i primi a diffondere il verbo della tecnologia NFC negli USA siano proprio Samsung e Google.

Fin qui si è parlato di nomi importanti e di aziende che hanno già una reputazione sulla Rete o nel campo delle TLC. Chi non ha un iPhone o uno smartphone con Android non è comunque tagliato fuori dal “primo giro di prova”, perché anche fuori dal gotha dei big del settore si lavora al medesimo fronte: Bling Nation si è spinta oltre, lanciando sul mercato dispositivi NFC per telefoni non abilitati a questa tecnologia e i relativi lettori, offerti a titolo gratuito per l’utilizzo dei POS nelle attività commerciali.

E nel resto del mondo delle TLC come si comporteranno gli altri competitor? Dovranno correre affannosamente alle spalle di Apple e Google? Non è detto, se avranno capito che NFC potrà aprire loro le porte di un nuovo business: lo hanno sicuramente capito i canadesi di Research In Motion, che hanno pensato di dotare gli smartphone BlackBerry e il tablet Playbook della nuova tecnologia.

Il fermento attorno a questa novità induce a credere che il prossimo anno sia l’occasione giusta per sdoganare questa funzionalità – operativa da anni in Giappone grazie ai suoi creatori SonyPhilips – nei mercati occidentali. E se Apple e Google faranno da traino, è molto probabile che la concorrenza si affretti a correre per rimanere sullo stesso livello difeature e servizi.

La chiave del successo potrebbe essere in un servizio come Isis, lanciato congiuntamente da operatori di telefonia e banche: la creazione di una piattaforma unica e trasversale agevolerebbe molto la sua espansione e potrebbe andare incontro alle indicazioni contenute nella Direttiva Europea PSD, relativa ai servizi di pagamento.

[scritto dal sottoscritto per The New Blog Times]

 
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Pubblicato da su 18 novembre 2010 in news

 

Apple, Beatles is business

Ormai per Apple è sufficiente aprire bocca e rilasciare una dichiarazione a caso per suscitare clamore. Ieri ha annunciato un grande evento a sorpresa riguardo ad iTunes con queste parole: “Domani è un altro giorno. Che non dimenticheremo mai”.

La Rete si è scatenata in congetture, ma una pulce si deve essere infilata nell’orecchio di Erica Ogg, che – sempre ieri – per Cnet ha scritto (traduzione semi-letterale):

Speriamo che tutto questo clamore non porti a qualcosa di mediocre, tipo Yoko Ono che finalmente si placa dopo l’autorizzazione della distribuzione della musica dei Beatles su iTunes (sì, un annuncio sui Beatles sarebbe cool, ma richiamare per quel motivo l’attenzione del mondo con un simile clamore non avrebbe senzo), o qualcosa che già ci aspettiamo, come iOS 4.2 che consentirà lo streaming di musica e video da iPhone, iPads e iPod Touch fino alla nuova Apple TV.

Speranza vana: la notizia è proprio nel fatto che Steve Jobs, dopo anni di trattative con EMI e , è riuscito ad aggiudicarsi i diritti di distribuzione della musica dei Beatles con iTunes, ossia i 13 album più altri contenuti (tra cui il DVD del primo concerto americano al Coliseum di Washington del 1964).

Nella notizia, ecco un’altra notizia: il pacchetto completo è in vendita a 149 euro, un album viene venduto a 12,99 euro, una canzone a 1,29 euro. Prezzi che sono frutto di noti virtuosismi dell’ufficio cambi utilizzato da Apple, visto che il catalogo negli USA è in vendita a 149 dollari.

 
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Pubblicato da su 16 novembre 2010 in business, Internet, Life, media, Mondo, news, News da Internet

 

La mail di Facebook è in arrivo

Facebook è riuscita ad acquistare il dominio fb.com e lo ha annunciato qualche giorno prima del varo del suo nuovo servizio di posta elettronica, che prenderà il via domani – lunedì – da quel Titan Project che tenterà di aprire all’azienda fondata da Mark Zuckerberg il mercato dell’e-mail: considerando che Facebook ha oltre mezzo miliardo di utenti, in un bacino di utenza così vasto è facile pensare ad un grande numero di persone disposte ad utilizzare la FB mail,  che sarà prevedibilmente integrata al social network più grande del mondo.

Sarà interessante capire come questo servizio si intreccerà con le relazioni che fanno capo alla lista degli amici degli utenti.

 
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Pubblicato da su 14 novembre 2010 in news