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Informazioni su db

Tecnico informatico, sono stato consulente aziendale per la gestione dei sistemi informativi e di telecomunicazioni e ho lavorato in realtà di ogni dimensione (dalle PMI alle multinazionali). Attualmente mi occupo dei sistemi informativi e di telecomunicazioni di un gruppo industriale. Oltre alla mia attività professionale, collaboro con varie testate e siti di informazione tecnologica. Computerworld e Punto Informatico sono le testate specialistiche con cui in passato ho collaborato molto frequentemente, mentre ora mi occupo sempre di tematiche tecnologiche per The New Blog Times, il primo blornale italiano dedicato a tecnologia e scienza, e per il Corriere delle Comunicazioni in relazione all'iniziativa AgendaDigitale.eu. Collaboro con RCI Radio.

Windows Phone 7, Microsoft ci crede davvero

Per capire in quale misura Microsoft intenda spingere il suo nuovo sistema operativo per smartphone, puntando a competere realmente con Android e iOS (di iPhone), basta sapere quanto intende investire in pubblicità:

It’s kind of funny when you can write about a company’s “billion-dollar question” and have it seem trivial, but such is the case for Microsoft and its larger high-tech peers. Still, news that Microsoft plans to spend $1 billion on the launch of its new Windows Phone 7 deserves a closer look. Is it too late for Microsoft to get back in the game, even with a massive marketing push?

Ma ricordiamo cosa dichiarò Steve Ballmer nel 2007 in merito all’iPhone appena presentato:

“Cinquecento dollari? Interamente sovvenzionato da un abbonamento? E’ il telefono più costoso del mondo e non interessa ai clienti business perché non ha una tastiera, che non ne fa una macchina molto buona per l’e-mail. Ora, potrebbe vendere molto bene oppure no, ma sapete, noi abbiamo la nostra strategia, e oggi sul mercato abbiamo grandi dispositivi Windows Mobile. Ora si può avere un telefono Motorola Q adesso per 99 dollari, è una macchina dalle grandi caratteristiche, legge musica, va su Internet, fa utilizzare l’e-mail e la messaggistica istantanea. Quindi gli do’ un’occhiata e dico, bene, la nostra strategia mi piace, mi piace molto”.

Certo, certo…

 
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Pubblicato da su 8 settembre 2010 in cellulari & smartphone, Life, Mondo

 

Google local spot

Tra le conseguenze che temo di più, in seguito all’imminente arrivo di Google TV nei nostri salotti, in primo piano vedo una rivoluzione del business trainante di tutto questo circo, cioè quello degli spot pubblicitari.

Letteralmente “in primo piano” perché prevedo banner pubblicitari posti in sovraimpressione ad ogni programma televisivo e diversificati per localizzazione: mentre guardiamo Cosmo in TV, io potrei vedere lo spot del Kebabbaro di largo Garibaldi, un romano in una zona residenziale potrebbe vedere quello di una boutique di via Condotti, un milanese di Città Studi quello della copisteria all’angolo.

Una consolazione ci sarebbe, però: non vedrei più quell’improbabile igienista che va a lavarsi i denti alla cascata, ne’ quei noiosi siparietti con Enrico Montesano che mendica il sorbetto a casa Clerici.

 
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Pubblicato da su 8 settembre 2010 in business, Internet, Life, media, Mondo, news, Tv & WebTV

 

3 Italia, banda larga più elastica

Prima o poi doveva accadere: ecco cosa si legge in calce alle note delle condizioni praticate da 3 Italia sulle proprie offerte di connettività mobile (un clic per ingrandire)

La frase non sembra brillare per nitidezza (e il colore grigino certo non aiuta), ma nemmeno per chiarezza oggettiva, tutto sommato, anche se fa capire di cosa si tratta: l’operatore si preoccuperà di limitare la banda agli utenti quando rileverà “modalità di utilizzo tali da pregiudicare le prestazioni della rete stessa”. Non si parla esplicitamente di peer-to-peer, ne’ di altri casi in cui la rete possa raggiungere picchi di saturazione: solo di eventualità genericamente ritenute in grado di pregiudicare le prestazioni della rete, che in realtà possono essere anche indipendenti dal tipo di utilizzo che l’utente fa della propria connessione (dal momento che l’azienda precisa che “ciò può accadere durante l’utilizzo di servizi che impiegano in maniera intensa le risorse di rete e/o in zone con un numero particolarmente elevato di connessioni”).

3 Italia in pratica ha ufficializzato una limitazione analoga a quella – ad esempio – introdotta da Vodafone l’anno scorso. Ma pur considerando che la banda disponibile sulle reti mobili non è certo infinita, sarebbe preferibile (dal punto di vista degli utenti, ovviamente) che gli operatori – anziché praticare traffic management – risolvessero il problema della congestione della rete attraverso investimenti sulle proprie infrastrutture e proponendo offerte commerciali: non dimentichiamo infatti che le compagnie telefoniche devono garantire a tutti la massima trasparenza nelle condizioni applicate agli utenti.

In questo frangente, per esempio, qualche dettaglio in più non guasterebbe.

 

Apple socializza e rilancia la sua TV

Aria di novità nell’Apple Event di ieri: iOS 4.2, un nuovo volto per iTunes che entra nel mondo dei social network grazie a Ping, con cui gli utenti potranno entrare in relazione anche con gli amici e i profili degli artisti preferiti, condividendone contenuti e informazioni pubblicate. Tutto sarà fruibile da iPod (di cui sono stati presentati i nuovi Shuffle, Touch e Nano, ora anch’esso multitouch), iPhone e iPad.

La novità introdotta dal classico “one more thing” consiste, dopo circa quattro anni dalla sua prima versione, nella nuova formula pensata per la Apple TV, un piccolo dispositivo da collegare al televisore di casa e a Internet. In pratica una pay-internet-tv che consentira di vedere programmi televisivi e film, grazie ad una partnership siglata con Rupert Murdoch e Netflix.

Tutto ciò che passerà dalla Apple TV sarà fruibile in streaming e ciò comporta l’obbligo di disporre di una connessione broad band di qualità. Per questo motivo, tutto bellissimo, ma temo che in Italia – viste le condizioni attuali della rete – potrebbe avere qualche difficoltà a sfondare.

 
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Pubblicato da su 2 settembre 2010 in cellulari & smartphone, Internet, media, Mondo, news, tecnologia, Tv & WebTV

 

Proteggersi

Julian Assange chiede la residenza in Svezia (guai con la giustizia a parte), WikiLeaks anche: ecco il bunker da guerra fredda dove saranno trasferiti alcuni server.

(via Gizmodo)

 
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Pubblicato da su 1 settembre 2010 in Internet, news, security

 

Ciskype?

Che ci fa Cisco con Skype? chiede Michael Corkery dal suo blog sul Wall Street Journal. La notizia è che i piani di Skype per una IPO prevista per il prossimo autunno potrebbero subire una deviazione: secondo una bene informata fonte citata da TechCrunch, infatti, Cisco sarebbe interessata all’acquisto e avrebbe messo sul piatto circa 5 miliardi di dollari.

Praticamente un compralo subito, per usare parole note agli utenti di eBay (gruppo di cui Skype ha fatto parte fino all’anno scorso), anticipando l’ingresso in borsa di Skype.

La risposta alla domanda (retorica) posta da Corkery sembra scontata: Cisco è interessata ad integrare il proprio know how con quello di Skype per sviluppare soluzioni di telecomunicazioni su Internet da proporre al mondo business. Una volta sul mercato, il prezzo di Skype potrebbe cambiare e acquistarne le azioni potrebbe rivelarsi più oneroso.

Tentando di anticipare la quotazione in borsa, Cisco punta a fissare l’entità di un investimento che potrebbe avere sbocchi interessanti: le aziende, soprattutto di questi tempi, sono alla continua ricerca di soluzioni che consentano di risparmiare (anche) sulle spese di comunicazione e Cisco vuole certamente muoversi in questa direzione, andando ben oltre un semplice rapporto di partnership e puntando a lanciare sul mercato enterprise una declinazione professionale delle soluzioni integrate di audio e videocomunicazione via Internet oggi utilizzate da 560 milioni di utenti di Skype.

 
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Pubblicato da su 31 agosto 2010 in business, Internet, Mondo, news, tecnologia, telefonia, TLC, VoIP

 

Un iPhone come stetoscopio

iStethoscope è un’applicazione per iPhone apparsa su iTunes circa un paio di anni fa. Successivamente è stata sostituita dalla versione Pro che prevede un costo di 0,79 euro (quella attualmente disponibile richiede il firmware 4.0) Fino alla scorsa settimana l’applicazione aveva totalizzato oltre 3 milioni di download, ma ora potrebbe essere soppiantata dalla versione free che, da quando è ricomparsa, secondo il Guardian è stata scaricata ogni giorno da oltre 500 persone.

Non sono un medico e quindi non ho la competenza per verificare l’efficacia di questa applicazione, ne’ approfondirò la mia (nulla) curiosità sulla sensazione provata nel parlare a uno smartphone che viene appoggiato sul torace dei pazienti. Limitandomi a leggere alcune customer reviews pubblicate su iTunes, mi azzardo comunque a pensare che i titoli che dicono che i medici lo preferiscono allo stetoscopio tradizionale siano un pochino esagerati.

 
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Pubblicato da su 31 agosto 2010 in media, Mondo, news

 

Un video su YouTube insegna ad ascoltare il cuore

Chi pensa a YouTube come ad una piattaforma di puro svago e intrattenimento, o ad un veicolo di cyberbullismo, si dimentica che è un semplice strumento di condivisione di contenuti multimediali e che, come tale, può avere anche impieghi utili. Questa funzione non è però oscura a Roberto Ferrari, presidente della European Society of Cardiology (Società Europea di Cardiologia), che ha pensato di sfruttarne le potenzialità realizzando un video in cui insegna come misurare il battito cariaco e pubblicandolo proprio sulla piattaforma di content sharing:

“Abbiamo questo scelto questo contenitore per raggiungere i giovani: è fondamentale che imparino le semplici regole per misurarsi correttamente la frequenza cardiaca a riposo e le insegnino ai genitori” ha spiegato il medico, che al congresso ESC di Stoccolma ha aggiunto: “La frequenza cardiaca è infatti un importante valore da tenere sotto controllo per combattere e prevenire le malattie cardiovascolari. E la sua importanza come fattore di rischio è dimostrata anche dallo studio Shift, il più grande al mondo mai condotto sullo scompenso cardiaco, presentato oggi in seduta plenaria al congresso ESC”.

Ecco la spiegazione fornita dal professore sulle due modalità di rilevamento:

Per prima cosa il rilevamento va effettuato la mattina, appena alzati e dopo essere rimasti a sedere per qualche minuto. La frequenza cardiaca, cioè numero di battiti in un determinato periodo di tempo, va misurata esercitando con due dita (indice e medio) una leggera pressione al centro del polso. Per capire esattamente in quale punto basta seguire la linea del pollice. Si possono contare i battiti in un minuto oppure limitarsi a 15 secondi per poi moltiplicare il numero per 4. Per capire se tutto è sotto controllo è bene annotare i risultati e ripetere il controllo frequentemente (ogni giorno o almeno 2/3 volte alla settimana).

Un’altra possibilità è effettuare la rilevazione tastando la carotide, la grossa vena che scorre lungo il collo. La media a riposo in una persona sana dovrebbe essere intorno ai 60 battiti al minuto. Se il valore supera i 70 il cuore può soffrire ed è bene correre ai ripari: correre in senso letterale, perché l’esercizio fisico è il modo migliore per abbassare la frequenza. L’esercizio fisico leggero ma costante nel tempo, abbassa i battiti cardiaci nell’arco della giornata. Dove questo non sia sufficiente è bene consultare un cardiologo.

 
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Pubblicato da su 31 agosto 2010 in Buono a sapersi, Internet, Life, Mondo

 

Windows Phone 7, novità all’orizzonte

A vedere notizie e foto in circolazione in queste ore, riguardo ad alcuni prototipi di smartphone apparentemente dotati di Windows Phone 7 (HTC T8788, LG E900), si direbbe che Microsoft abbia intenzione di proporre un’interfaccia che non sia la solita riproduzione delle icone in stile iPhone.

Meno male. Non che l’interfaccia dello smartphone di Apple mi dispiaccia, anzi. Il problema è che finora molti produttori sembrano essersi concentrati nel clonarne aspetto e funzionalità, ma al di fuori di Android non si sono ancora viste vere e proprie re-interpretazioni del concetto di touch-phone.

Un aperitivo sul nuovo modello LG è offerto da questo video (di pessima qualità video, ma che svela qualche novità):

 
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Pubblicato da su 31 agosto 2010 in business, cellulari & smartphone, Life, Mondo, news, telefonia, TLC

 

Blockbuster, fine di un’epoca

La crisi di Blockbuster sembra insanabile: gli amministratori dell’ex leader della distribuzione di home video presenteranno istanza di fallimento a metà settembre.

A chi attribuisce la colpa di questa situazione a Internet ripeto quanto già scritto mesi fa in proposito:

a mio avviso, la catena è rimasta vittima della propria immobilità e dall’incapacità di comprendere e cavalcare il cambiamento del mercato: NetFlix, RedBox e video on demand disponibili da iTunes, Amazon e dalle tv via cavo sono soluzioni che si sono conquistate una loro fetta di mercato, in cui anche Google intende entrare e dire la propria. Mentre la concorrenza innovativa cresceva, Blockbuster ha perso l’occasione di innovarsi in modo efficace e competitivo: se l’accordo con Motorola non sembrava già in partenza una scelta particolarmente azzeccata (per partner e soluzione), il lancio del suo set-top-box appare ora un goffo tentativo di salire in corsa su un treno già partito da tempo.

Dal punto di vista del consenso del pubblico, la prospettiva attuale rende alquanto claudicante anche il futuro della piattaforma DVDsByMail lanciata poche settimane or sono in partnership con Comcast. Un tentativo di salvare il salvabile che potrebbe rivelarsi estremamente tardivo.

 
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Pubblicato da su 30 agosto 2010 in Internet, Life, media, Mondo, news, tecnologia

 

Dal 15 settembre, Diaspora

In maggio – l’ultima volta in cui ne ho parlato – era ancora un progetto. Ma nel campo della tecnologia, e soprattutto in Internet, lo sviluppo dei progetti può essere breve e ora Diaspora sembra già maturo per partire: presentato come social network innovativo,  open source, che consente all’utente un reale controllo delle proprie relazioni in una piattaforma di condivisione trasparente, prenderà il via il 15 settembre.

Come spiegano i quattro studenti Ilya, Raphael, Maxwell e Daniel – che si erano prefissati l’obiettivo di raccogliere almeno 10mila dollari attraverso Kickstarter per finanziare l’avvio del progetto –  il codice è pronto, i test (condotti dai quattro studenti e da un gruppo di amici) sono stati soddisfacenti e presto si potrà contare su una degna interfaccia utente. Il 15 settembre sarà il giorno in cui verrà reso pubblico il codice e si darà avvio alle iscrizioni al nuovo social network. Con il plus di poter scegliere, di volta in volta,  chi tra gli “amici” potrà vedere che cosa, senza alcun rischio di consegnare dati personali al mondo del marketing.

La partenza è promettente per due fattori fondamentali: i primo è che Diaspora, con queste premesse, sembra rispondere alle esigenze dei detrattori di social network come Facebook, sempre più orientato al business derivante dalla monetizzazione delle relazioni dei propri iscritti. Il secondo è il consenso finora riscosso dal progetto: a fine agosto, i 10mila dollari fissati come primo traguardo sono stati ampiamente superati – scrive Dave Rosenberg su Cnet – da un capitale raccolto pari a 200mila dollari. 

Curiosamente, tra i primi donatori figura anche un certo Mark Zuckerberg, il papà di quel Facebook che, secondo il Financial Times, oggi vale 33,7 miliardi di dollari. Il fatto è curioso proprio perché l’inaspettato consenso conseguito dal progetto Diaspora sembra essere in buona parte legato all’insoddisfazione degli utenti per la percepita disattenzione verso la loro privacy da parte di Facebook e altri social network.

 
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Pubblicato da su 30 agosto 2010 in Internet, Life, media, Mondo, news, privacy, security, social network, tecnologia

 

Ecco Kindle 3

I produttori di tabletApple in testa, con il suo iPad – puntano molto sul mercato dell’editoria digitalizzata e, per un’analogia di dimensioni, spingono i loro device presentandoli ottimi come e-reader ponendoli in concorrenza a prodotti come i Kindle. Ma la neonata ultima generazione del lettore di Amazon sta riscuotendo un grande successo.

La distribuzione ha appena preso il via e le prenotazioni sono possibili da un mese, ma se ciò che dichiara Amazon fosse vero, i primi risultati di vendita sarebbero strepitosi e tali da rendere impossibile avere un nuovo Kindle 3 fino al 17 settembre.

Insperato successo o applicazione della strategia delle piccole scorte, imparata da Apple? Certo, se è vero che il Kindle Store ha il 61% del mercato (e si pone in classifica davanti all’iBookstore) il gradimento del pubblico (la piattaforma Kindle conta oggi più di tre milioni di utenti) è tutt’altro che teorico.

Amazon sembra voler cavalcare questo successo con il nuovo Kindle 3, più piccolo, leggero e maneggevole dei precedenti (il display è da 6 pollici), con più memoria (fino a 4 GB), un nuovo microfono integrato e prezzi quasi anticrisi: 139 dollari per la versione WiFi, 189 dollari per quella 3G. Prezzi interessanti per chi cerca soprattutto un e-reader.

Per ora è possibile acquistarlo solo online presso Amazon, aggiungendo spese di spedizione e oneri doganali per averlo nel nostro Paese.

 
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Pubblicato da su 27 agosto 2010 in e-book & e-reader, Internet, Life, media, Mondo

 

Telefonarsi con Gmail

L’Ansa qualche ora fa annunciava (citando Cnet) l’ipotesi di una futura battaglia tra Google e Skype nel mercato VoIP:

Google, si legge, starebbe testando un servizio web che consentira’ di fare chiamate all’interno di Gmail. Per telefonare si usera’ la finestra della chat, in basso a sinistra nella pagina della posta.

Nel frattempo, nel mio account Gmail, faceva capolino questo nuovo box:

Siamo dunque ben oltre le ipotesi e i test: la nuova feature richiede il plug-in Google Voice and Video Chat. A installazione ultimata (e browser riavviato), la voce “call phone” che compare prima dei contatti nella colonna a sinistra dell’account Gmail consentirà di attivare il web-phone per telefonare (meglio selezionare prima la bandiera della nazione del numero da chiamare e poi comporre).

La chiamata così generata risulterà provenire da un nuovo numero telefonico. Nei miei test (sì, funziona già anche in Italia) il chiamante corrispondeva al numero +17607058888. Nel corso delle telefonate, che non sono state molto lunghe, ho rilevato un audio più che accettabile e con poca latenza. L’interfaccia è semplice e un po’ anonima, ma che importa?

Invitanti le tariffe, che nel mercato VoIP rappresentano il criterio fondamentale per la scelta di un servizio (a parità di qualità, ovviamente): chiamare in USA e Canada non comporta costi aggiuntivi, mentre telefonare su linea fissa in molti Paesi UE (Italia inclusa) costa 2 centesimi di dollaro al minuto.

Lo sviluppo di Google Voice ha indubbiamente beneficiato dell’arrivo in famiglia, lo scorso novembre, di Gizmo5.

Qualcuno potrebbe pensare che è un po’ tardi per dare filo da torcere a soluzioni come Skype, presente sul mercato da anni (e che oggi conta 590 milioni di utenti unici). Certo, sarebbe vero se Google Voice partisse da zero, ma la sua base di partenza corrisponde agli utenti di Gmail (circa 200 milioni, se non ricordo male). C’è inoltre da considerare la crescita del mercato della connettività su rete mobile e la prospettiva che smartphone e altri device portatili in grado di utilizzare Gmail (tablet, netbook, notebook), possano utilizzare Google Voice… operatore mobile permettendo.

 
 

Eppur si muove. Poco

Rallenta il tour del digitale terrestre: le regioni del Nord Italia interessate al previsto switch off di settembre dovranno aspettare molto di più. Pare che il Comitato nazionale italia digitale abbia deciso lo slittamento per garantire le condizioni necessarie perché sia possibile il passaggio alla nuova tecnologia in un’area tanto vasta e complessa.

Queste, dunque, le prossime tappe (salvo ulteriori variazioni, ovviamente):

  • dal 25 ottobre al 26 novembre, Piemonte orientale e Lombardia (incluse le province di Parma e Piacenza)
  • dal 27 novembre al 2 dicembre, Emilia Romagna
  • dal 30 novembre al 10 dicembre, Veneto (incluse le province di Mantova e Pordenone)
  • dal 3 dicembre al 15 dicembre, Friuli Venezia Giulia
  • primo semestre 2011, Liguria
 
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Pubblicato da su 25 agosto 2010 in business, Life, media, news, tecnologia, TLC, Tv & WebTV

 

Cosmo in TV

Luca De Biase si preoccupa di darci un motivo in più per guardare la TV sabato sera

A mio avviso, con la nuova trasmissione televisiva Cosmo – siamo tutti una rete, Luca rischia di ottenere un risultato migliore di tante iniziative (pur buone) finalizzate a far conoscere e spiegare al pubblico i temi della scienza e dell’innovazione. Obiettivo non semplice, ma che a mio avviso sarà raggiunto perché la TV – per fortuna o purtroppo – è il media più capillarmente presente presso la popolazione ed è quello più seguito da chi oggi ha meno confidenza con la rete e con i media più innovativi.

Ah: che cos’è Cosmo? Centotrenta ore di girato. Due mesi di lavoro e ventimila chilometri percorsi per la realizzazione dei servizi. Tre giorni di riprese in studio con quaranta persone (tra le quali chi scrive). Dodici telecamere e macchine fotografiche ad alta definizione. Trenta ore di rendering. Centoquaranta ore di post produzione. E quattrocentosessanta litri di acqua minerale. Il tutto per Cosmo: un evento televisivo di due ore dedicate al futuro che stiamo costruendo per i giovani di questo pianeta. La trasmissione, voluta da Raitre e realizzata dalla Hangar di Gregorio Paolini, in programma per sabato 4 settembre, è pensata per ricostruire una visione di prospettiva sulle conseguenze della scienza e della tecnologia e contribuire alla comprensione dell’evoluzione del corpo umano, dell’intelligenza, dell’ambiente naturale. Per prendere coscienza di come le nostre scelte di oggi definiscano il mondo nel quale vivremo domani.

P.S.: Avete davvero consumato solo quattrocentosessanta litri di acqua? A me sembrano pochi, in tutte quelle ore, con tutte quelle persone…

 
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Pubblicato da su 25 agosto 2010 in Internet, Life, media, Mondo, news, tecnologia, TLC, Tv & WebTV