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Indovina chi è venuto a cena

Ecco una foto che farà il giro del mondo: Barack Obama, in visita a San Francisco, a cena con i numeri uno della Silicon Valley. Alla sua destra, Mark Zuckerberg di Facebook, alla sua sinistra – di spalle, ma riconoscibile – Steve Jobs di Apple.

 

 
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Pubblicato da su 18 febbraio 2011 in Life, Mondo, news, News da Internet

 

Dall’iPhone, foto da reflex. O quasi

Se siete possessori di un iPhone e la fotocamera in dotazione non soddisfa le vostre aspettative, SynthCam potrebbe fare al caso vostro: è una app, disponibile su App Store, che permette di scattare foto di qualità superiore, con soggetti messi perfettamente a fuoco e sfondi sfocati, grazie all’applicazione di tecnologie di fotografia computazionale.

Alcuni effetti, in certi casi, sono sorprendenti per una fotocamera da smarpthone. Con alcuni semplici accorgimenti è persino possibile ottenere immagini da cui spariscono le figure in movimento presenti in una foto scattata normalmente.

[via The New Blog Times + Marc Levoy]

 
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Pubblicato da su 2 febbraio 2011 in cellulari & smartphone, Life, Mondo, news, News da Internet, tecnologia

 

Agendadigitale.org

Nonostante in questo blog si parli spesso di tematiche tecniche, so per certo di avere lettori non tecnici. A qualcuno di loro, il termine agenda digitale farà venire in mente un organizer elettronico o un altro dispositivo simile. Ma visto che questo tema ieri si è guadagnato un’intera pagina sul Corriere della Sera e la distratta attenzione di un certo numero di lettori (anche di questo blog), è bene spiegare in poche parole di cosa si tratta.

L’agenda digitale è un programma strategico di obiettivi da seguire per eliminare il digital divide (il divario tecnologico esistente tra popolazioni di differenti aree geografiche, ma anche il gap culturale tra utenti avanzati e non) e favorire – in tutto il tessuto sociale – lo sviluppo della cultura digitale, l’applicazione delle potenzialità di Internet e delle tecnologie, per aprire nuove opportunità di sviluppo, con benefici economici e sociali, per l’intero Paese.

Quella partita ieri è una campagna di sensibilizzazione su questo tema. Ce n’è bisogno, perché – come si legge nella presentazione – la politica ha posto la strategia digitale al centro del dibattito in tutte le principali economie del mondo. Ma non in Italia. Eppure in Italia metà della popolazione usa Internet. La tecnologia è parte integrante della vita quotidiana di milioni di cittadini. Studenti, lavoratori, professionisti e imprenditori si confrontano costantemente con i rischi e le opportunità determinate dall’innovazione tecnologica.

Da parte mia, la dimostrazione che in Italia c’è molto da lavorare in questo senso, la colgo in molti aspetti della vita quotidiana, di cui si sente parlare ultimamente anche attraverso gli organi di informazione. Ecco tre esempi di iniziative che ritengo molto opportune, nate con ottime intenzioni, ma frenate da una realtà italiana fatta di digital divide tecnologico e sociale:

  • 01/02/2011 Certificati online, il server già in tilt – Obbligatorio l’invio telematico all’Inps. Ma i medici insorgono: il sistema non è ancora a posto. Nella prima giornata moltissimi medici hanno denunciato l’impossibilità di accedere al sistema.
  • 28/12/2010 Fotovoltaico, impossibile la comunicazione telematica di fine lavori – Il portale del GSE risulta inaccessibile per molti operatori obbligati a trasmettere la comunicazione di fine lavori entro il 31 dicembre. Il GSE ripristina la modalità di comunicazione dei dati tramite posta raccomandata.
  • 01/10/2010 Il SISTRI non riesce ad entrare in vigore – Il sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti doveva entrare in vigore il primo ottobre 2010 (data già derivante da una proroga), termine slittato al primo gennaio 2011. A tutt’oggi (febbraio 2011), numerosissimi operatori lamentano l’impossibilità di accedere correttamente al sistema per gestire le pratiche (chiavette USB non funzionanti, sito web inaccessibile). L’avvio a regime è ora previsto per maggio. Salvo ulteriori rinvii.

L’approssimazione va bene all’inizio, quando si organizzano le idee, non a fine progetto per gestire idee già realizzate.

 

 
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Pubblicato da su 1 febbraio 2011 in computer, Internet, Life, Mondo, news, News da Internet, tecnologia, TLC

 

La lunga mano del web

Non è certo con notizie come queste che il web guadagna punti di fronte ai detrattori che lo demonizzano, ma si tratta pur sempre di esempi di utilizzo di un utile strumento di comunicazione:

AGI – Trova uomo in camera e chiede aiuto al fidanzato via Facebook

Quando erano da poco passate le 5 del mattino, la giovane si e’ svegliata di soprassalto, accorgendosi della presenza di un uomo sdraiato accanto a lei nel letto, che aveva iniziato a palpeggiarla nelle parti intime. A quel punto, opponendosi con forza, la donna ha cercato di fuggire dalla stanza trovando pero’ la porta chiusa.
Grazie alle urla della giovane pero’, l’uomo ha desistito dai suoi intenti e ha aperto la porta della camera. E’ a questo punto che la donna, rientrata in stanza, dopo aver visto l’uomo uscire, in stato di shock ha contattato su Facebook il suo fidanzato in Cile, il quale e’ riuscito a mettersi in contatto tramite Skype con la Polizia Municipale di Roma che ha immediatamente girato la richiesta d’aiuto alla Sala Operativa della Questura […] I poliziotti, grazie alla descrizione fornita dalla ragazza, si sono messi subito sulle tracce dell’uomo, riuscendo nel giro di pochi minuti ad individuarlo.

 
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Pubblicato da su 30 gennaio 2011 in Internet, Life, Mondo, news, News da Internet, social network, tecnologia, TLC

 

Facebook, moneta virtuale quasi reale

Nel mondo virtuale di Facebook c’è posto per tutti e per tutto. Fino ad oggi, a livello sperimentale, c’è stato posto anche per i Facebook Credits, una moneta virtuale utilizzabile nell’acquisto di regali o beni (ovviamente virtuali) da impiegare in applicazioni e giochi come FarmvilleCityville, in cui era possibile spendere anche gemme, diamanti, dobloni e punti guadagnati con il sudore – anch’esso virtuale – della propria fronte. Tra sei mesi, però, il Credit si avvierà verso la funzione di moneta unica. Con implicazioni niente affatto virtuali.

La storia delle monete virtuali nate per il web ha avuto inizio oltre dieci anni fa: a qualcuno l’argomento potrebbe ricordare – con pietà – i Beenz e i Flooz, sorti come prime web currency alla fine degli anni ’90 e tramontati all’inizio del nuovo millennio. L’accostamento, però, sarebbe più azzeccato con i Linden Dollar, una valuta nata nell’ambiente virtuale di Second Life e riconvertibile in moneta reale in funzione del cambio in vigore.

In Facebook, il Credit introdotto per gioco ha un controvalore di dieci centesimi di dollaro (un dollaro vale dieci Credit) e sarà da luglio l’unica moneta di scambio adottabile per applicazioni e giochi, nell’ambito di un modello economico e di business in cui – secondo il sistema di revenue sharing – una parte dei ricavi entra nelle casse del social network.

Una ripartizione che non prevede trattativa, a meno che non si abbia la voce abbastanza grossa per negoziare: Zynga ed Electronic Arts hanno battuto i pugni per mesi e sono riuscite a strappare ai vertici di Facebook un accordo quinquennale per farsi applicare condizioni più favorevoli di quelle standard (70% allo sviluppatore e 30% alla piattaforma social network). Ma è opportuno sottolineare che Zynga, ad esempio, è l’azienda che ha realizzato Farmville, Petville, Café World, Treasure Isle e Mafia Wars, giochi – o meglio, applicazioni di social gaming – che generano un volume d’affari considerevole: per questo settore, nelle stime diffuse da eMarketer, si prevede che il fatturato nel 2011 tocchi per la prima volta il miliardo di dollari.

Cifre di tutto rispetto, che inducono a credere che l’utilizzo del Credit possa interessare ad un numero sempre maggiore di soggetti. La supposizione è resa ancor più verosimile da quanto annunciato da Deborah Liu nel blog di FB: la manager of product marketing for Facebook Credits and Games at Facebook ha infatti spiegato al socialmondo che – sebbene sia possibile continuare ad utilizzare altre “divise” – a chi utilizzerà i Credit, Facebook offrirà incentivi, in termini di accesso in anteprima a nuove feature e di maggiore visibilità nella promozione di applicazioni e giochi.

Come detto sopra, è a tutti gli effetti un elemento di un modello di business che potrebbe trasformarsi in uno strumento di pagamento e porsi in concorrenza a soluzioni già esistenti: non si può escludere che in un futuro non troppo lontano, accanto alle voci contrassegno, bonifico bancario, carta di credito PayPal, possa trovare posto anche la voce Facebook Credits, riesumando – con un altro nome – il concetto di quel Facebook Wallet annunciato qualche anno fa e poi rimasto nel cassetto. In quel caso, però, il gruppo di Mark Zuckerberg e soci dovrebbe pensare di darsi un diverso assetto finanziario. Sempre che l’iter non sia già stato avviato.

[pubblicato oggi su The New Blog Times]

 
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Pubblicato da su 26 gennaio 2011 in business, Internet, Life, Mondo, news, News da Internet, social network, tecnologia

 

Facebook, non solo smartphone

Nel mondo degli smartphone, Facebook non ha avuto alcuna difficoltà a conquistarsi una posizione di rilievo negli ultimi tempo: sui supercellulari, la connettività ad Internet e la disponibilità di app per accedere al social network non mancano, indipendentemente dal sistema operativo. Ma il mondo è pieno di telefoni cellulari normali, o – per così dire – con funzioni limitate: una fetta di mercato interessante, che per Zuckerberg e soci diventerà presto terra di nuova conquista.

Quanto interessante? Non poco: come spiega ZDNet, la percentuale degli utenti di telefonia mobile esistenti al mondo che non ha uno smartphone è tra il 75 e l’80%, a seconda di quale società di ricerche di mercato si voglia prendere come riferimento (Gartner, IDC, ComScore). Si tratta in ogni caso di una maggioranza, che rappresenta un obiettivo di mercato da non perdere, dal momento che la maggior parte dei telefonini di fascia bassa viene venduta nei Paesi emergenti.

I mercati di Cina, India e America Latina sono in espansione e, per potenziale di crescita e popolazione, significano grandi numeri. Ed è proprio in questa direzione che Facebook ha guardato, quando ha pensato ad una app per telefonini basic – i cosiddetti feature phone – per consentire l’accesso al social network ad un bacino di utenza sempre più ampio. La nuova applicazione, annunciata in questi giorni, è stata realizzata in stretta collaborazione con Snaptu e viene dichiarata compatibile con oltre 2.500 modelli di cellulare con supporto Java (Nokia, Sony Ericsson, LG e altri), su cui sarà possibile condividere status update e immagini, anche se in un ambiente dal design più spartano di quello convenzionale.

Superato lo scoglio di sbarcare su un cellulare senza particolari dotazioni, si è però dovuto considerare un altro problema: l’utente che dispone di un telefonino normale non ha interesse ad utilizzarlo per navigare in Internet o per stare connesso, molto spesso non ha sottoscritto alcun piano tariffario specifico per la connettività (non gli serve, o non se lo può permettere).

La soluzione trovata da Facebook è stata brillante: una trattativa con quattordici operatori di telefonia mobile che sono stati convinti ad offrire – a coloro che scaricherannol’applicazione – novanta giorni di connettività gratuita e senza impegno di conferma, come si scelse di fare per Facebook Zero: in questo caso sarà possibile effettuare un giro di prova, al termine del quale l’utente – assicurano dallo staff del social network – sarà libero di rimanere a bordo, sottoscrivendo un piano tariffario, oppure di non accedere più al servizio.

Le compagnie telefoniche convenzionate sono Dialog (Sri Lanka), Life (Ucraina), Play (Polonia), StarHub (Singapore), STC (Arabia Saudita), Three (Hong Kong), Tunisiana (Tunisia), Viva (Repubblica Dominicana) e Vodafone (solo per la Romania). Seguiranno Mobilicity (Canada), Reliance (India), Telcel (Messico), TIM (inizialmente nel solo Brasile) e Vivacom (Bulgaria).

[oggi su The New Blog Times]

 
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Pubblicato da su 21 gennaio 2011 in cellulari & smartphone, Life, news, News da Internet, social network

 

Primissime e non esaustive impressioni su Quora

Su gentile invito ricevuto da gp2b.com, ieri sono riuscito ad aprire un account su Quora, la nuova piattaforma di Q&A che aggiunge un tocco social ai non nuovi servizi di “condivisione della conoscenza” (fra i più famosi ricordo Yahoo! Answers).

A un anno dal suo debutto e sei mesi dopo l’avvio della private beta, Quora sta registrando un impennata di iscrizioni, in buona parte dovuta ai rimbalzi internazionali delle lusinghiere impressioni pubblicate da Robert Scoble, che nel suo blog Scobleizer vede Quora fra le più importanti innovazioni nel mondo blogging degli ultimi dieci anni, e dei numerosi post pubblicati da TechCrunch.

La prima impressione che traggo è che il fulcro di Quora è l’utente: l’aggiornamento dei contenuti è continuo e tutti gli utenti iscritti vi possono contribuire per renderne più attendibili i contenuti, alla stessa stregua di Wikipedia. L’approccio, anziché essere enciclopedico, è semplificato nel formato di domande e risposte – classificate per argomento e linkate tra loro, se riguardanti lo stesso tema – che mira alla costituzione di una community.

La seconda è che la media degli argomenti che sta a cuore ai quoristi italiani mi sembra di alto livello (siamo ad un passo dai quesiti esistenziali), mentre noto meno sussiego da parte di altri utenti, che pongono domande su temi più quotidiani e circoscritti, ma credo che il livello si omogeneizzerà, a beneficio di un bacino di utenza in espansione che comprenderà, oltre al segmento molto professional attuale, anche il comune internauta che fino a ieri si sarebbe rivolto a Yahoo!Answers e simili.

 
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Pubblicato da su 14 gennaio 2011 in Internet, Life, Mondo, news, News da Internet, social network

 

Buon Natale!

A tutti voi, un Natale buono e sereno

 
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Pubblicato da su 25 dicembre 2010 in Life, Mondo

 

Violet out

Un tempo il viola era solo il colore da evitare nel mondo dello spettacolo (perché è il colore dei paramenti sacri utilizzati in Quaresima, periodo in cui un tempo erano vietati gli spettacoli pubblici, e quindi sinonimo di non lavoro). Ora qualcuno dice che anche Facebook non lo gradisce, ma forse si è trattato di un falso allarme.

 
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Pubblicato da su 13 dicembre 2010 in Internet, Life, Mondo, news, News da Internet, social network

 

Puttantùr 2.0

Ecco la notizia di un efficace incentivo per superare il digital divide culturale (ostilità) che qualcuno ha verso Internet: il sito Doxy Spotting ha realizzato una mappatura delle prostitute in esercizio sulle strade di tutto il mondo, purché battute anche da Google Street View. Naturalmente non mancano punti di interesse in Italia. Punto di forza del servizio è l’approccio partecipativo: gli utenti possono inoltrare segnalazioni di nuovi avvistamenti.

 
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Pubblicato da su 25 novembre 2010 in Internet, Life, Mondo, news, News da Internet

 

Il bello deve ancora venire, il brutto è sulla porta

Con un tono tanto asettico quanto inquietante, WikiLeaks preannuncia novità di proporzioni sette volte superiori alle rivelazioni relative alla guerra in Iraq, talmente importanti che “nei prossimi mesi vedremo un mondo nuovo, in cui la storia globale sarà ridefinita”.

 
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Pubblicato da su 22 novembre 2010 in Internet, Life, Mondo, mumble mumble (pensieri), news, News da Internet

 

Soft SIM, Apple ci ripensa. Per ora

Pare che Apple voglia rimettere nel cassetto il suo progetto di svincolare iPhone e iPad dalle SIM degli operatori di telefonia mobile. Secondo The Sunday Telegraph ha funzionato il braccio di ferro minacciato dalle telco, che avevano minacciato di non pagare più ad Apple gli iPhone consegnati a costo zero agli utenti come contropartita della sottoscrizione di un contratto biennale, qualora il progetto si fosse concretizzato.

Nell’articolo del Telegraph si legge che una fonte (un operatore di telefonia) avrebbe detto che stavolta Apple è tornata indietro sui propri passi, con la coda tra le gambe. C’è da crederci?

 
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Pubblicato da su 22 novembre 2010 in cellulari & smartphone, Life, Mondo, news, News da Internet, telefonia

 

Apple, Beatles is business

Ormai per Apple è sufficiente aprire bocca e rilasciare una dichiarazione a caso per suscitare clamore. Ieri ha annunciato un grande evento a sorpresa riguardo ad iTunes con queste parole: “Domani è un altro giorno. Che non dimenticheremo mai”.

La Rete si è scatenata in congetture, ma una pulce si deve essere infilata nell’orecchio di Erica Ogg, che – sempre ieri – per Cnet ha scritto (traduzione semi-letterale):

Speriamo che tutto questo clamore non porti a qualcosa di mediocre, tipo Yoko Ono che finalmente si placa dopo l’autorizzazione della distribuzione della musica dei Beatles su iTunes (sì, un annuncio sui Beatles sarebbe cool, ma richiamare per quel motivo l’attenzione del mondo con un simile clamore non avrebbe senzo), o qualcosa che già ci aspettiamo, come iOS 4.2 che consentirà lo streaming di musica e video da iPhone, iPads e iPod Touch fino alla nuova Apple TV.

Speranza vana: la notizia è proprio nel fatto che Steve Jobs, dopo anni di trattative con EMI e , è riuscito ad aggiudicarsi i diritti di distribuzione della musica dei Beatles con iTunes, ossia i 13 album più altri contenuti (tra cui il DVD del primo concerto americano al Coliseum di Washington del 1964).

Nella notizia, ecco un’altra notizia: il pacchetto completo è in vendita a 149 euro, un album viene venduto a 12,99 euro, una canzone a 1,29 euro. Prezzi che sono frutto di noti virtuosismi dell’ufficio cambi utilizzato da Apple, visto che il catalogo negli USA è in vendita a 149 dollari.

 
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Pubblicato da su 16 novembre 2010 in business, Internet, Life, media, Mondo, news, News da Internet

 

MyTV

Pare che il digitale terrestre stia arrivando sulla terra. Davvero, stavolta. Però a macchia di leopardo, imperfetto, sovente addirittura irritante. Lo so, devo aspettare ancora qualche giorno per poter avere una situazione meglio definita (ma certamente non definitiva). Nel frattempo, il macropixel regna sovrano: nei canali la cui ricezione non è perfetta, l’immagine è un vero supplizio, e anche l’audio spesso viene inquinato da cinguettii indesiderati. Ma dal momento che qui anche il segnale analogico ha sempre avuto difficoltà ad essere captato in maniera decente dalla mia antenna, non ho molte speranze che questa operazione si concluda bene.

L’avvio dell’iniziativa del magazine MySky Experience in HD varato da Liquida, per il quale il sottoscritto è stato chiamato a collaborare, mi ha motivato a testare i nuovi servizi di Sky. Il tecnico mi ha chiamato un sabato pomeriggio e nel giro di pochi giorni un decoder MySky HD si è intrufolato nel mobile sotto il mio televisore. Credo che qui sia l’unico strumento in grado di portare a casa mia un buon numero di canali  in alta definizione – quella vera – e la cui qualità non delude. Considerando poi che la banda larga da queste parti viaggia a passo di lumaca, non ho speranze di poter fruire di un buon servizio di TV via Internet ne’ a breve ne’ a medio termine, per cui temo che al momento sia l’unica soluzione per chi vuole una vasta scelta di canali.

Nel nuovo decoder c’è la sorprendentemente piacevole funzione di videorecording che permette di memorizzare una o due trasmissioni – registrazioni che possono anche essere programmate – sull’hard disk interno, “capace” di 140 ore di registrazione (stando a quanto mi ha riferito l’installatore). Questa simpatica funzionalità – oltre a far sparire in soffitta il caro, vecchio videoregistratore VHS – permette inoltre di mettere in pausa una trasmissione e recuperarne la visione senza perdere nemmeno un secondo (utile, quando arriva una telefonata proprio “sul più bello”), ma consente anche di recuperare una frazione di trasmissione con una sorta di “rewind” utilizzabile in tempo reale. E’ una specie di “macchina del tempo”, anche se di minuscola portata (niente a che vedere con la DeLorean di Marty McFly di Ritorno al Futuro): con i bambini che ululano e rimbalzano per tutta la casa, capita spesso di vedere una trasmissione e di perdere – seppur per un secondo – un dettaglio, un momento importante, una frase interessante (“cos’ha detto? Non sono riuscito a sentirlo”). Un clic sul telecomando e si recupera quel minutino perduto.

Pollice su anche per il fatto di poter tranquillamente collocare in pensione il mio claudicante decoder DTT e sostituirlo con la chiavetta-decoder USB di Sky, che ha consentito a me di utilizzare un unico telecomando per utilizzare i vari servizi televisivi (il digitale terrestre si posiziona nei canali dal 5000 in avanti), e a Sky di risparmiare i diritti di diffusione satellitare dei canali Rai. Certo, così Sky ha dovuto rinunciare a camminare dritta per la propria strada che porta tutto solo sul satellite, ma probabilmente questo le ha consentito di non perdere una fetta di mercato.

Per il momento il nuovo giocattolo sta dando soddisfazioni a grandi e piccini (per la vasta scelta di canali per giovani e giovanissimi che il DTT ancora non consente), ma ci sarà tempo per evidenziare altri aspetti.

 
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Pubblicato da su 14 novembre 2010 in Life, media, Mondo, tecnologia, Tv & WebTV

 

WiFi, verso la liberalizzazione

La prospettiva di entrare nel prossimo anno con una normativa sul WiFi diversa da quella attuale potrebbe concretizzarsi davvero: Roberto Maroni, Ministro dell’Interno, venerdì scorso ha dichiarato che dal 1° gennaio 2011l’accesso al WiFi pubblico sarà liberalizzato, annunciando il primo passo di un cammino che potrà portare l’Italia a raggiungere – in materia di accesso alla Rete – una disciplina analoga a quella adottata da altri Paesi. In realtà, tutto dipenderà da come proseguirà questo cammino, perché le parole del ministro sono state confortanti, ma non esaustive.

Una nota del Governo informa che “Il Consiglio dei Ministri del 5 novembre 2010 ha approvato un decreto-legge recante misure urgenti in materia di sicurezza, in particolar modo, nelle città e durante le manifestazioni sportive. Il provvedimento inoltre rimuove le restrizioni in materia di accesso alla rete Wi.Fi”. Le ultime due righe del comunicato, che descrive gli ambiti di applicazione del nuovo provvedimento, spiegano: “Infine, pur mantenendo adeguati standard di sicurezza, è previsto il superamento delle restrizioni al libero accesso alla rete WiFi“.

La disciplina dell’accesso alle reti WiFi è contenuta nell’articolo 7 della norma antiterrorismo conosciuta come Decreto Pisanu (poi convertito in legge), che stabilisce l’obbligo – per tutti i soggetti interessati ad offrire un servizio di connettività wireless – di identificazione degli utenti mediante documento di identità e al mantenimento dei log di navigazione. La norma prevede inoltre che il titolare dell’attività che attiva questo servizio debba inoltrare alla questura la richiesta di un’apposita licenza e solamente per questo obbligo era stata fissata una scadenza, definita in prima istanza al 31 dicembre 2007, successivamente prorogata fino all’anno in corso.

In attesa di conoscere i contenuti del decreto legge approvato venerdì scorso, si possono formulare soltanto delle supposizioni: se l’obiettivo del governo fosse quello di non procedere con una proroga al 2011 degli effetti del decreto Pisanu, rimarrebbe in vigore l’obbligo di identificazione con un documento di identità. Per eliminare questa restrizione non sarebbe dunque sufficiente escludere la norma dal decreto milleproroghe (come avvenuto negli ultimi anni), ma si renderebbe necessario un provvedimento che andasse ad abrogare l’articolo 7. Il requisito dell’identificabilità dell’utente potrebbe essere mantenuto solo con nuove disposizioni che – orientate al superamento delle restrizioni oggi in vigore – dovrebbero prevedere l’introduzione di altre forme di tracciabilità.

La spiegazione data dal ministro Maroni preannuncia un percorso in questa direzione: “Per contemperare l’esigenza della libera diffusione del WiFi e quella della sicurezza, valuteremo quali siano gli adeguati standard di sicurezza e dal primo gennaio i cittadini saranno liberi di collegarsi ai sistemi WiFi senza le restrizioni introdotte cinque anni fa e che oggi sono superate dall’evoluzione tecnologica”. Significa che la navigazione degli utenti dotati di laptop, netbook, tablet e smartphone potrà essere tracciata con altri criteri, auspicabilmente rispettosi del diritto alla privacy di ognuno, definiti verosimilmente in un nuovo disegno di legge.

Il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso, in seguito alle dichiarazioni liberalizzatrici del ministro Maroni, ha espresso preoccupazione sulla possibilità di tracciare elementi utili ad individuare 16mila reati (le fattispecie finora identificate dalla Polizia Postale), ma contemporaneamente ha dichiarato di ritenere “giusto che un tavolo tecnico in tempi rapidissimi lavori per trovare un punto onorevole di mediazione tra sicurezza e libertà”.

Resta dunque da capire quanto queste forme di controllo possano realmente esprimere efficacia nel reprimere obiettivi terroristici o criminali. Non è evidentemente efficace l’obbligo di identificazione attraverso un documento: un malvivente o un terrorista potrebbe presentare una carta d’identità fasulla, non immediatamente verificabile, con buona pace di chi ha visto nell’articolo 7 del Decreto Pisanu una misura antiterroristica applicabile ad un ambito tecnologico. Ne consegue che chi fa parte di un’organizzazione terroristica o criminale, o ha comunque un’adeguata competenza, può eludere o rendere inefficaci gli strumenti di controllo che lo dovrebbero bloccare.

E forse è proprio con questa consapevolezza che il ministro Maroni, la scorsa settimana, si è confrontrato su questi temi con il responsabile antiterrorismo israeliano in occasione di Israel HLS STOP, la prima conferenza internazionale su politiche ed operatività delle tecnologie di sicurezza. L’evento si è svolto a Tel Aviv presso l’Hotel Dan Panorama, che tra i vari servizi offerti ai clienti consente l’accesso a Internet con WiFi, così come moltissimi altri alberghi e caffé, nonché aree pubbliche di una città che può essere considerata il principale centro economico di un Paese che, con il terrorismo, convive purtroppo da molto tempo e che ha accantonato – in questo ambito tecnologico – la schedatura degli utenti, proprio perché ritenuta una soluzione non efficace.

Ma era proprio necessario cercare un conforto consulenziale ad Israele in merito a questo argomento? Probabilmente no: anche in Italia operano esperti in grado di rispondere alle esigenze legate alle problematiche della sicurezza dell’accesso ad Internet. Sarebbe stato sufficiente avere il loro supporto qualche anno fa per comprendere l’esistenza della possibilità di penetrare in una rete WiFi protetta e la scarsa utilità delle misure previste dal Decreto Pisanu. Oggi potrebbero spiegare al ministro che esistono metodi per navigare in mobilità in modo anonimo anche su reti UMTS.

Ben venga, comunque, l’obiettivo di superare le restrizioni oggi previste per l’accesso alle reti WiFi. Ma non si cada nell’errore di vedere in questa iniziativa la possibilità di far decollare l’accesso a Internet in Italia: il digital divide, come fenomeno tecnologico e culturale, esiste ancora.

[pubblicato alle 00:00 di oggi su The New Blog Times]

 
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Pubblicato da su 8 novembre 2010 in Internet, Ipse Dixit, Life, Links, Mondo, news, News da Internet, privacy, security, tecnologia