
Criminalizzare Internet significa puntare il dito contro uno strumento e chi ritiene necessario regolamentarlo non ne conosce la reale essenza. Per questo motivo ieri sono rimasto stupito di fronte ad alcune affermazioni di un personaggio autorevole:
“Oggi su internet, senza alcuna forma di controllo, possono attribuirmi frasi che non ho mai pronunciato. Ecco perche’ e’ necessaria una regolamentazione del sistema”
”Le regole limitano la liberta’ individuale, ma la civilta’ non si regge sulla liberta’ assoluta bensi’ su una liberta’ che deve necessariamente essere democraticamente controllata”.
(Antonino Zichichi *)
La necessità dell’introduzione di una nuova regolamentazione del sistema è un concetto errato e pericoloso: anche la stampa e la televisione possono materialmente attribuire a una persona frasi mai pronunciate, o addirittura la responsabilità di azioni mai compiute; anzi, mi risulta accada sovente, dal momento che spesso vengono accolte querele ai danni di chi ha messo in bocca ad altri frasi mai pronunciate.
Il problema di una regolamentazione del sistema non è affatto urgente e certamente non esiste nei termini espressi dal prof. Zichichi. Anche nel nostro Paese non può certo essere ritenuto cosa recente e chi ne ravvisa l’importanza in Internet ignora la disinvoltura con cui certa stampa (dai cosiddetti giornali scandalistici fino a testate ritenute autorevoli, pasando per trasmissioni televisive di successo) confeziona notizie che spesso poi si rivelano bufale, basandosi semplicemente su una foto e traendo conclusioni non pertinenti. E tutto ciò avviene nonostante la stampa sia ampiamente regolamentata.
Intendiamoci, non è che una regolamentazione non sia necessaria, ma non serve introdurre nuove regole, perché le leggi che vietano di compiere fatti illeciti esistono già, sono in vigore e valgono per ogni modalità con cui possono essere compiuti.
Gli esempi sono molti: se rubassi username e password del titolare di un conto corrente online per prosciugarglielo, non sarei forse un ladro? Sarei meno aggressivo di un rapinatore che entra in una banca e scappa col malloppo, ma comunque perseguibile.
Chi attribuisce ad una persona una frase mai detta è perseguibile, sia se lo scrive in un articolo di giornale, sia se ne parla in pubblico, dal palco di un comizio. In più, se ne scrive su Internet, ci sono regole come l’articolo 16 del Decreto Legislativo 70/2003, che stabilisce con chiarezza che il responsabile della pubblicazione di un contenuto illecito deve agire tempestivamente per rimuoverlo.
Del resto, se un’insegnante di Piacenza ha potuto denunciare per diffamazione cinque suoi ex studenti che hanno pubblicato su Facebook un gruppo in cui la dileggiavano, significa che una legge applicabile in questo senso c’è già. Anzi, in questo caso i colpevoli sono stati identificabili: se le loro frasi fossero state scritte su un muro fuori della scuola (possibilità che esiste da prima dell’avvento dell’Internet che conosciamo), forse sarebbero rimasti anonimi.
Qualcuno potrebbe obiettare che dovrebbe esserci una regola preventiva, per evitare sul nascere eventuali iniziative del genere, qualcosa che le impedisca a priori. Ma come è possibile, se nemmeno fuori da Internet è possibile impedire un’azione illegale?
Le regole utili alla libertà della civiltà e al reciproco rispetto esistono, basta applicarle e farle rispettare anche per quanto avviene in Rete. Per quanto riguarda Internet, in più, esiste il Codice delle Comunicazioni Elettroniche (Decreto Legislativo 159/2003).
* Frasi attribuite al prof. Zichichi dalle agenzie di stampa ANSA e AGI, pronunciate ieri in occasione dell’apertura dei Seminari internazionali sulle emergenze planetarie presso la Fondazione Ettore Majorana di Erice (Trapani)