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Google e Verizon, molta net e poca neutrality

La proposta comune per una Open Internet stesa da Google e Verizon sta accrescendo sempre più la convinzione che il tema della net neutrality sia volutamente trattato con toni sfocati: a fronte di investimenti considerevoli per agevolare l’apertura della rete e lo sviluppo di infrastrutture per la banda larga, emergono idee sul broad band mobile che sembrano andare nella direzione opposta ai principi della neutralità della rete (infatti parlano di Open e non di Neutral… qualcuno direbbe “le parole sono importanti”).

L’obiettivo più o meno dichiarato sembra essere quello di avere una rete mobile meno assoggettabile a controlli, perché giovane e in fase di sviluppo, nonché base di un mercato più aggressivo di quello della connettività da rete fissa. Secondo molti addetti ai lavori, insomma, Google e Verizon sembrano intenzionate a lavorare insieme sul broad band mobile, in una posizione dominante e difficilmente raggiungibile dai competitor.

Realtà concreta o impressioni verosimili? Max ipotizza che la rete mobile possa essere un obiettivo di Google e sottolinea:

Indipendentemente da come la si pensi (Mante parla di vergogna, Luca si chiede perchè fisso e mobile dovrebbero essere diverse) e ricordando che nel nostro Paese esiste già un operatore mobile che fa traffic shaping (Vodafone individua la tipologia di traffico e blocca quello che non piace, come VoIP e P2P), a me sembra un segnale fortissimo da parte di Google.

Concordo, ho anche poco da aggiungere: solo che Vodafone, casualmente, oltre a fare traffic shaping è una delle due parent company di Verizon Wireless e detiene il 45% del capitale societario.

 
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Pubblicato da su 11 agosto 2010 in Internet, Life, Mondo, Net neutrality, news

 

Riparte la fuffa-collection

Anche quest’estate, come ogni anno, gli spot televisivi si popolano di collezioni improbabili e arricchiscono la fuffa-collection di cui ho già parlato tre anni fa. Il fenomeno si ripete e quindi non è una novità, ma quest’anno insistono molto con le Madonne da collezione, i Santini da collezione, i Rosari da collezione e altre raccolte pseudo-devozionali che mi sembrano un po’ oltre il limite del buon gusto, affiancate alle collezioni di Macchine movimento terra, Penne da leggenda, Trattori da collezione, eccetera.

Non stupiamoci se tra un po’ troveremo in edicola anche la pregevole Collezione Manure, cioè la collezione di cacche di Frontierville…

 
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Pubblicato da su 10 agosto 2010 in Life, media, Mondo

 

Wind va in autostrada con il WiFi

La partnership tra Wind Telecomunicazioni e Autostrade SpA si estende ad un nuovo servizio. Dopo la realizzazione del servizio Telepass Mobile (un operatore mobile alternativo, che si appoggia appunto alla rete Wind), ecco arrivare gli Hi Point, ossia le aree di servizio con copertura WiFi gratuita e accessibile agli utenti.

WIND: ACCORDO CON AUTOSTRADE, CONNESSIONE WI-FI GRATIS IN AREE SERVIZIO
Online gratis in autostrada, grazie ad un accordo siglato da Wind e Autostrade, che consente ai viaggiatori in sosta nelle aree di servizio, attraverso una rete di connessione wi-fi, di navigare gratuitamente in appositi punti informativi, chiamati ”Hi point”, attualmente presenti in 35 aree di servizio sull’intero territorio nazionale (ma che nei prossimi mesi arriveranno a 80).

”Negli Hi Point autostradali – rende noto un comunicato di Wind – si potra’ usufruire di un avanzato spazio tecnologico che offre servizi e informazioni utili per rendere sicuro e confortevole il viaggio”. Infatti, grazie alla connessione offerta da Wind, Autostrade per l’Italia fornira’, tra i vari servizi previsti, gli aggiornamenti in tempo reale del traffico attraverso il monitoraggio delle immagini trasmesse dalle telecamere del circuito autostradale, il calcolo del percorso attraverso la consultazione delle previsioni meteo e i prezzi del carburante.

”L’accordo con Autostrade per l’Italia rappresenta una importante sinergia tra due grandi gruppi per incrementare significativamente i servizi offerti ai viaggiatori”, sottolinea Pierpaolo Festino, direttore della business unit corporate di Wind.

 
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Pubblicato da su 10 agosto 2010 in Buono a sapersi, Internet, Life, Mondo, news

 

Da antenna a ghigliottina

Gli ormai famosi problemi di ricezione dell’antenna dell’iPhone 4, nonostante qualcuno li abbia ritenuti scempiaggini, hanno un capro espiatorio: Mark PapermasterSenior Vice President of Device Hardware Engineering di Apple, è scomparso dall’organigramma aziendale dopo soli due anni di onorata collaborazione.

 
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Pubblicato da su 9 agosto 2010 in cellulari & smartphone, Life, Mondo, news, tecnologia

 

Social intelligence

Se uno è cretino e ha un account su Facebook, prima o poi sua moglie lo verrà a sapere. Non che ha un account, ma che è un cretino:

Scopre su Facebook che il marito si è sposato – Ansa.it

Da tempo aveva il sospetto che il marito la tradisse. Così una psicologa americana del lavoro dopo essere riuscita a risalire al nome della presunta amante ha provato a fare una ricerca su Facebook. E lì ha scoperto oltre duecento fotografie delle nozze del marito con la rivale. E’ successo a Lynn France, 41 anni, di Westlake, un sobborgo di Cleveland, in Ohio.

Secondo quanto da lei stessa denunciato nella pratica di divorzio, per dimostrare che il marito la tradiva ha fornito come prova nientemeno che duecento foto del matrimonio con l’amante: lui e lei al Walt Disney World, circondati da testimoni e invitati, elegantissimi nei loro abiti da sposi. A sua difesa, l’uomo ha replicato che quel matrimonio era fatto per gioco e che non aveva intenzione di sposarsi davvero. Lei si è comunque decisa per il divorzio.

 
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Pubblicato da su 6 agosto 2010 in Internet, Life, Mondo, social network

 

Guardare avanti

Non fa in tempo a dissolversi la coda fuori dagli Apple Store per l’avvio delle vendite dell‘iPhone 4 che già si parla delle ultime novità Apple, fra cui la nuova gamma iPod, l‘iPad mini da 7 pollici e (di già!?) l’iPhone 5. Certo che è difficile stare al passo con i tempi e avere sempre l’ultimo modello 😉

Se il 2010 di Apple è stato un anno di grandi successi e di alcune polemiche, grazie al lancio sul mercato di due dispositivi come iPad e iPhone 4, il 2011 potrebbe vedere l’azienda di Cupertino rinnovare tutti i suoi prodotti. E’ il sito iLounge che pubblica le indiscrezioni, secondo cui, tra la fine del 2010 e l’inizio del 2011, inizieremo a vedere sul mercato nuovi iPod, un iPad seconda versione e un iPhone 5. (articolo su Webnews.it)

 
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Pubblicato da su 6 agosto 2010 in cellulari & smartphone, computer, Life, Mondo, news

 

Carta d’identità “prorogata”, non sempre vale per l’espatrio

Estate, tempo di vacanze. C’è chi le fa in Italia e chi va all’estero, con il passaporto o – laddove questo non serve – con una carta d’identità valida. Con la Legge 133/2008  la validità è stata estesa a dieci anni e la carta d’identità tradizionale, ossia quella cartacea, che beneficia di questa proroga riporta una dicitura con la nuova data di scadenza. La carta d’identità elettronica, invece, deve essere corredata da un documento che attesta la nuova scadenza.

Attenzione, non sempre questa proroga viene riconosciuta valida per l’espatrio: in Svizzera, ad esempio, mentre non c’è alcun problema per chi è in possesso di quella cartacea con il timbro di proroga, non viene riconosciuta valida la proroga di quella elettronica (l’informazione mi è stata confermata in forma scritta dall’Ambasciata Svizzera e da un Capo di Stato Maggiore delle guardie di confine). Pensavo che questo criterio fosse applicato anche altrove, ma pare che molti cittadini italiani abbiano avuto non poche difficoltà ad espatriare altrove, per turismo o affari, con entrambi i tipi di documenti.

Non so se questo sia dovuto a differenti criteri di riconoscimento che i vari Paesi hanno adottato o ad impreparazione dei funzionari doganali, ma i problemi si sono verificati e questo ha indotto il Ministero dell’Interno ad emanare una circolare (la n.23 del 2010) che dice testualmente:

Pertanto, a richiesta del cittadino che intende recarsi all’estero – dietro corrispettivo del costo della carta, unitamente al diritto di segreteria – potrà essere rilasciato un nuovo documento d’identità, previo ritiro di quello in possesso dell’interessato.

Questo significa che un cittadino italiano che ha la carta di identità scaduta e prorogata, o in scadenza dopo cinque anni dall’emissione, può chiederne una nuova senza presentare denuncia di furto o smarrimento. Chi non ne avesse il tempo e fosse dotato di passaporto valido, può usare quello.

In questo caso il problema di indolenza istituzionale non sembra dunque essere italiano, ma imputabile ad un arbitario riconoscimento – o disconoscimento – della validità del documento a parte delle autorità estere. Resta tutta italiana, invece, la pachidermica lentezza con cui il Paese sta adottando la carta d’identità elettronica, ma questa è un’altra storia.

 
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Pubblicato da su 5 agosto 2010 in Life, Mondo

 

BlackBerry Torch

Abbandonata l’idea del touch-phone senza tastiera (la gamma Storm non è mai stata centratissima), BlackBerry nel nuovo Torch 9800 ha deciso di abbinare il touchscreen capacitivo alla tastiera estesa. L’idea non è male e si avvicina molto alla mia idea di usabilità di uno smartphone. Se avesse un processore più potente – e un display con migliore risoluzione – sarebbe in cima alla mia classifica.

 
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Pubblicato da su 5 agosto 2010 in cellulari & smartphone, Life, news, telefonia

 

Il Codice Azuni

Ha preso il via oggi – 4 agosto 2010 – l’iniziativa Codice Azuni varata dal ministro Renato Brunetta con lo scopo dichiarato di  favorire un dibattito nazionale e internazionale sul tema della governance di Internet, con un approccio “dal basso”, ispirato al metodo seguito dal giurista sardo Domenico Azuni che raccolse norme, costumi e consuetudini per costituire il Sistema universale dei principi del diritto marittimo d’Europa.

L’idea dovrebbe raccogliere idealmente la proposta lanciata nel 2007 da Vinton Cerf, in occasione dell’Internet Governance Forum allo scopo di aprire un primo dibattito sulla governance di Internet con contributi alla riflessione “sulle problematiche, sulle sfide e sulle opportunità che Internet pone”.

Stefano Quintarelli, che partecipa al tavolo di lavoro del progetto, spiega:

L‘idea è di iniziare a fare una raccolta di contributi dal basso per arrivare poi a una mappatura il più possibile sistematizzata dei problemi, le sfide che la rete pone, e delle opportunità che offre; successivamente come fece Azuni che raccolse le regolamentazioni di tutto il mondo, raccogliere le relative best practices regolamentari mondiali (o loro motivata assenza) e poi cecare di trarre da queste dei riferimenti regolamentari raccomandabili.

Questo primo dibattito (Codice Azuni beta) durerà un mese perché, verosimilmente, le argomentazioni raccolte saranno valutate per essere portate all’IGF che avrà luogo a metà settembre, ma l’iniziativa deve proseguire costruttivamente (e superare quindi la fase beta). Opinioni e contributi vengono raccolti attraverso una mailing list raggiungibile a questo indirizzo e pubblicati su http://mail.azunicode.it/pipermail/rfc/.

Come ha scritto Wolly, che ha realizzato il sito dell’iniziativa, “non lo so se è un operazione di facciata o se è una cosa seria, io propendo per la cosa seria e in ogni caso partecipare è un opportunità, viste le varie proposte di legge che si sono succedute negli anni”. Sottoscrivo, è per questo motivo che diffondo la notizia: il periodo di raccolta dei contributi coincide in pratica con il mese di agosto, intrinsecamente di scarsa attenzione per via delle vacanze estive, ma riuscire a far sentire la voce degli utenti sarebbe un bel goal.

Per governance non si deve intendere solamente un’imposizione legalizzata di muraglie, recinzioni, cancelli o strumenti di controllo: questa iniziativa potrebbe anzi essere un’occasione per trasmettere un orientamento opposto e far pensare a regole in ordine ai diritti degli utenti, alle pratiche applicate da operatori e altri fornitori di servizi, all’accesso ad Internet in banda larga (in Finlandia è un diritto riconosciuto dalla legge, in Italia stiamo ancora aspettando, nonostante una certa promessa formulata proprio del ministro Brunetta), al riconoscimento dei principi della neutralità della rete (in Cile è riconosciuta per legge, negli USA la FCC la sta promuovendo)…

 

Afghan Leakdown

Sono varie e contrastanti le conseguenze della pubblicazione di Afghan War Diary, 2004 – 2010 da parte di WikiLeaks e – a cascata – di New York Times, Guardian e Der Spiegel.

Da un lato c’è chi apprende nuove informazioni su ciò che sta accadendo in Afghanistan da sei anni a questa parte: è noto che ci sia una guerra in corso e che purtroppo durante le operazioni belliche possano verificarsi “errori”, meno nota è la loro entità e le reali conseguenze, dirette o indirette.

Dall’altra parte, chi sta conducendo questa guerra accusa WikiLeaks di aver commesso un atto che indebolisce la democrazia e di aver messo in pericolo altre persone (cosa che la guerra ha comunque già fatto). Posizione supportata anche da alcuni media (qui l’articolo del Washington Post che bolla Wikileaks come un’organizzazione criminale e auspica la sua eliminazione).

Limitarsi alle parole non è sufficiente, ma le autorità USA hanno cominciato a passare ai fatti e colto un’occasione propizia, prendendo la mira su Jacob Appelbaum, un collaboratore di WikiLeaks che – appena tornato negli USA dall’Olanda – ha subìto dagli ufficiali della dogana una perquisizione, un fermo con un interrogatorio mirato e il sequestro dei telefoni cellulari, ottenendo la promessa di subire il medesimo trattamento in occasioni analoghe. In seguito, un incontro con due persone presentatesi come agenti FBI.

Contromisura adottata da Wikileaks, verosimilmente approntata prima di questa vicenda, il file cifrato Insurance: 1,4 GB di informazioni riservate, pronte a fuoriuscire allargandosi a macchia d’olio qualora accadesse qualcosa a Julian Assange o alla stessa WikiLeaks. Linkato nella pagina web dell’Afghan War Diary, il file (molto più corposo di quanto già finora diffuso e pubblicato) è in circolazione sulle reti di condivisione Torrent e quindi disponibile per il download. In caso di switch-off forzato della piattaforma, un oceano di nuovi dati (in molteplice copia) è quindi pronto per essere diffuso anche senza il supporto di WikiLeaks. Basta una password.

 
 

Non aprite quella mail

Chi ha in programma un viaggio troverà provvidenziale e tempestiva una mail che ha come mittente l’indirizzo autovelox @ poliziadistato.it e che “rende pubbliche le tratte stradali dove sono operativi, giorno per giorno, gli strumenti di controllo della velocità”.

Peccato che si tratti di una trappola che porta con se’ un virus, a cui la Polizia di Stato è completamente estranea. Di conseguenza, in caso riceviate una mail con quelle caratteristiche, cassatela senza pietà.

Il mittente, con l’indirizzo che fa riferimento a poliziadistato.it, serve a dare autorevolezza alla mail, ma dal momento che si tratta di un dato falsificabile in modo banalmente facile, mai fidarsi di ciò che appare attendibile.

La mail non è sgrammaticata come altri messaggi truffaldini diffusi in passato (evidentemente la mail del capitano Prisco Mazzi ha insegnato qualcosa ai malintenzionati) e chi ha escogitato questo espediente per diffondere il virus ha gioco facile: il numero di italiani in viaggio o in procinto di partire per le vacanze è elevato, il nuovo codice della strada con le sue nuove regole è appena entrato in vigore. L’utente italiano potrebbe dunque essere una facile preda di questo tranello, che stando a quanto comunicato dalla Polizia delle Comunicazioni proverrebbe dalla Germania (verificando il testo della mail si scopre poi che il percorso a cui conduce il link porta a server che si trovano in Ucraina e Colombia).

Il posizionamento di autovelox e tutor sulle strade italiane è comunque un dato pubblicamente disponibile: per saperlo basta andare nell‘apposita sezione del sito della Polizia di Stato.

 
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Pubblicato da su 2 agosto 2010 in Buono a sapersi, Internet, Life, Mondo, news, security, truffe&bufale

 

YouTube pagherà la Siae

SiaeNews:

SIAE e YouTube annunciano di aver siglato un accordo di licenza che copre l’uso in Italia, in modalità streaming, di musica e opere audiovisive del repertorio SIAE nei video presenti sulla piattaforma YouTube.
La licenza ha una durata di tre anni, fino al 31 dicembre 2012. Come risultato dell’accordo, autori, compositori ed editori musicali rappresentati da SIAE saranno ricompensati quando viene utilizzata la loro musica.

I dettagli economici, non ufficializzati dai diretti interessati, sono illustrati nella loro forma ufficiosa da Daniele Lepido: l’ipotesi è da uno a quattro millesimi di euro a clic.

Non so se il modello si possa definire collect-per-click , ma in pratica il senso è quello: un iscritto alla Siae riceverà un compenso per ogni click ottenuto dalla sua opera pubblicata su YouTube (che mi auguro non sia obbligata alla compilazione del borderò).

 
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Pubblicato da su 28 luglio 2010 in Internet, Life, media, Mondo, news

 

Facebook mi ha appena offerto il caffé

Un regalone… ne riparliamo quando potrò spenderli in un outlet, fuori da Facebook.

L’eventualità non è impossibile: Facebook ha concluso un accordo con MOL, azienda malese che permetterà al social network di vendere Facebook Credit anche fuori dal network (al momento in oltre 500mila outlet in Oriente). E la moneta di Facebook potrebbe presto diventare una valuta virtuale per pagamenti reali, e rappresentare un’alternativa a strumenti come PayPal.

 
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Pubblicato da su 27 luglio 2010 in Internet, Life, Mondo

 

War Diary, 100 Megabyte di rivelazioni

L’operazione messa a segno da WikiLeaks nelle scorse ore (rivelatrice di un mondo di informazioni top secret sulla guerra in Afghanistan) ha molte sfaccettuature: non solo si tratta di uno scoop senza precedenti, ma – come scrive il Guardian – offre realmente “un quadro devastante della fallimentare guerra in Afghanistan”, mettendo in evidenza situazioni ed eventi mai trapelati, tra cui attacchi operati dai Talebani e stragi civili sconosciute e taciute.

Oltre 90mila file (ai 75mila iniziali se ne sono aggiunti altri 15mila), oltre 100 MB di informazioni che, facendo il giro del mondo, offrono al mondo un diario che copre un periodo va dal 2004 al 2009, con il suo triste bilancio di vittime.

Ora le notizie ufficiali, diffuse a livello istituzionale, avranno un sapore incerto per molte più persone di un tempo ed è forse questo il risultato più dirompente dell’insolita azione di intelligence attuata da WikiLeaks, alle cui spalle – dal 2006 – c’è l’australiano Julian Assange, che a Der Spiegel ha dichiarato di voler far capire al mondo la brutalità e lo squallore delle guerra: “Questo archivio cambierà l’opinione pubblica e il modo di vedere le cose delle persone che ricoprono ruoli politici e diplomatici influenti”.

P.S. (leggendo il testo riportato nella figura): Sunday, July 26? Mah…

 
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Pubblicato da su 27 luglio 2010 in Internet, Life, media, Mondo, mumble mumble (pensieri), news

 

Hardware trojan horse

Con colpevole ritardo (che comunque non fa perdere il carattere d’attualità della notizia) segnalo un interessante post di Stefano che ci mette in guardia sui potenziali rischi di security derivanti da una gestione non pienamente consapevole di copiatrici e stampanti multifunzione:

La fotocopiatrice moderna: un colabrodo di dati

Perchè un hacker dovrebbe impiegare ore e ore del suo tempo cercando di penetrare i sistemi di una rete aziendale per carpirne i dati più sensibili e confidenziali, quando, con molto meno tempo e meno rischi di essere individuati, basta proporre un rimpiazzo economicamente vantaggioso di una fotocopiatrice?
Da poco meno di una decina d’anni, la maggior parte delle fotocopiatrici è dotata di un hard disk interno che, con l’opzione di default, consente la copia di ogni singola pagina fotocopiata e restituita all’utente su carta…
(continua a leggere)

Sull’hard disk installato su queste macchine possono dunque rimanere molte informazioni riservate, che nella migliore delle ipotesi è opportuno eliminare prima della dismissione (vendita in permuta, rottamazione) della copiatrice.

Elemento da non trascurare: la copiatrice multifunzione (con modulo stampante di rete, scanner, fax) può non essere di proprietà dell’azienda che la utilizza, data la crescente proposta di soluzioni di renting all-inclusive (l’azienda dispone della copiatrice come se fosse di sua proprietà, in virtù di un contratto di noleggio a lungo termine che prevede un canone mensile che include materiali di consumo e manutenzione, praticamente tutto tranne la carta; in questo modo l’azienda fruisce di un servizio e non gestisce la copiatrice come cespite).

Questo utilizzo ovviamente impedisce all’azienda di prendere l’hard disk e di passarlo sotto uno schiacciasassi, ma non di (far) eliminare tutti i dati in esso contenuti.

 
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Pubblicato da su 21 luglio 2010 in computer, Life, news, privacy, security, tecnologia