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Informazione online, qualità da Pulitzer

Correva l’anno 1997 quando la commissione per l’assegnazione del premio Pulitzer cominciò a rendersi conto delle realtà di informazione online che già si facevano strada.

Da quel momento alla reale apertura al web trascorsero ben undici anni. Ma è solo nel 2010 che l’informazione online riesce ad ottenere questo riconoscimento, prestigioso e ambito da chi si occupa professionalmente di giornalismo: per la categoria Investigative Reporting, infatti, insieme a Barbara LakerWendy Ruderman della tradizionale testata Philadelphia Daily News, si è aggiudicata il Pulitzer Sheri Fink di ProPublica, che ha condotto un’inchiestapubblicata anche dal The New York Times Magazine – su alcuni casi di eutanasia praticata su alcuni pazienti ritenuti non trasportabili presso il Memorial Hospital di New Orleans in seguito alle conseguenze dell’uragano Katrina.

Il premio non è andato a degli outsider del giornalismo. ProPublica, tecnicamente e finanziariamente, ha spalle larghe e ben coperte: come editor-in-chief c’è Paul Steiger, che in passato è stato direttore del Wall Street Journal e che ora guida una testata che pubblica i propri contenuti con licenza Creative Commons e realizza inchieste di pubblico interesse che possono essere liberamente ripubblicabili, contando sulla copertura finanziaria garantita dai filantropi californiani Herbert e Marion Sandler.

E questo dimostra tra l’altro, semplicemente, che ciò che conta è la qualità del giornalismo e non il supporto – cartaceo o elettronico – che contribuisce alla sua diffusione.

 
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Pubblicato da su 14 aprile 2010 in Internet, Life, media, news

 

Sentenza Google-Vividown, pubblicate le motivazioni

Attese per un doveroso chiarimento, ecco le motivazioni della sentenza formulata dai giudici sul caso Google – Vividown – qui reperibile grazie ad un documento pubblicato dal quotidiano La Stampa.

Qualora si tratti di argomentazioni oggettivamente e opportunamente documentate (premessa doverosa), mi sembrano motivazioni più pesanti di quanto le prime notizie lasciassero supporre, perché mi sembra si parli – in sostanza – di un interesse verso il business spinto oltre i limiti della moralità, sfociato nel non rispetto dei principi della privacy, che sarebbero stati ignorati anche per quanto attiene le normative vigenti.

In un passaggio si legge che “appare evidente come il governo della società italiana sia stato – dall’America- volontariamente indirizzato dai legali rappresentanti alla esclusiva gestione dei profitti economici con totale e deliberata omissione di qualsiasi attivita’ (anche di consulenza legale, attinente alle questioni proprie del diritto italiano o comunque comunitario) che potesse – in qualche modo – ostacolarne gli incrementi”.

Riassumere il tutto è un’impresa molto difficile. Ciò che intravedo è che alla base della condanna ci sarebbe un’informativa sulla privacy – con richiesta di manifestazione di consenso – pubblicata in modo volutamente poco leggibile da Google, per raggiungere l’obiettivo di deresponsabilizzarsi da eventuali violazioni, ma trasmettere comunque agli utenti un invito a pubblicare contenuti senza porsi troppi problemi, al fine di massimizzare gli accessi.

L’avvocato Guido Scorza, tuttavia, analizza qui le 111 pagine di quella che definisce “una sentenza piccola piccola”, in quanto basata su motivazioni pretestuose e insufficienti. I legali di Google assicurano che ricorreranno in appello, poiché affermano con sicurezza che la società – anche sotto il profilo delle norme sulla privacy – avrebbe agito correttamente. E se così fosse accertato, le motivazioni della sentenza – come l’impianto accusatorio – sarebbero davvero poco consistenti, anzi molto discutibili.

 
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Pubblicato da su 13 aprile 2010 in Internet, Life, media, Mondo, news, privacy

 

Notizie sulla Net Neutrality

Sabato scorso, 2024 – la trasmissione di Radio24 su Rete, telecomunicazioni e tecnologia curata da Enrico Pagliarini – si è focalizzata su due argomenti: il primo è stato Skype, che a mio avviso non ha bisogno di presentazioni, il secondo è stato la neutralità della rete, introdotto dal sottoscritto. In realtà ho potuto offrire un contributo solo parziale (l’intervento è stato drasticamente ridotto rispetto a quanto previsto inizialmente), ma ritengo significativo che il tema inizi a interessare anche i media, anche se stiamo parlando di una trasmissione radiofonica già orientata a trattare argomenti non proprio comuni.

Ciò di cui si è parlato in radio è nel podcast della trasmissione. Per approfondire l’argomento con l’attualità di questi giorni, vi segnalo invece un paio di articoli:

 
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Pubblicato da su 12 aprile 2010 in Internet, media, Mondo, news, tecnologia

 

Déjà vu sul peer-to-peer (e tre)

La musica passa anche da una tastiera, sia quella di un organo Hammond, sia quella di un computer, che permette di suonarla grazie a schede audio e software, o di scaricarla da Internet: nei giorni scorsi, in due occasioni (un’intervista a Panorama e in un intervento a “Ventura football club” su Radiouno), Roberto Maroni – ministro, ma anche tastierista della band Distretto 51 – ha parlato del download di contenuti musicali, affermando provocatoriamente che non disdegna scaricare musica dalla Rete in quanto – parole sue – “non la considero un’azione illegale”.

Il polverone sollevato da questo presunto tentativo di sdoganare il peer-to-peer, infatti, è sostanzialmente una replica del clamore da lui stesso sollevato nel 2006, quando rilasciò dichiarazioni più o meno identiche, e rida’ giustizia al lieve e quasi impercettibile brusìo che il ministro ottenne nel 2008, quando ribadì le medesime convinzioni. Trovandoci oggi nel 2010, se il trend è confermato, prevedo che le prossime rivelazioni provocatorie in campo di p2p si avranno nel 2012.

Per quanto riguarda le notizie vere e proprie sull’argomento, vi rimando all’articolo pubblicato su The New Blog Times.

 
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Pubblicato da su 12 aprile 2010 in Internet, Ipse Dixit, Life, media, Mondo, tecnologia

 

Svelata una rete di spionaggio telematico internazionale

Il lavoro dei ricercatori di Warfare Monitor (Citizen Lab e SecDev) con la collaborazione di ShadowServer Foundation ha portato alla luce i risultati di uno studio durato otto mesi, durante i quali è stato individuato lo scenario di una delle più vaste organizzazioni di spionaggio telematico dedita alla sottrazione di documenti riservati e sensibili dal governo indiano, dalle Nazioni Unite e dagli uffici del Dalai Lama, operativa da gennaio a novembre del 2009.

L’investigazione, battezzata Shadows in the Cloud, ha dettagliato molti aspetti di questa gigantesca rete, della sua struttura di comando e controllo e delle vittime mietute. Diversi documenti tra quelli sottratti erano classificati Secret, Restricted e Confidential (l’equivalente di Segreto, Riservatissimo e Riservato in Italia).

Esattamente come accade per la maggior parte degli attacchi mirati, anche in questo caso la rete faceva affidamento su exploit basati sui client, instillati attraverso vari tipi di file infetti (PDF, file di PowerPoint, file DOC di Word), facendo impiego di argomentazioni di interesse per le comunità indiane e tibetane, sommerse di spam al riguardo.

Nella circostanza, particolare attenzione è stata posta dai responsabili non solo nel mantenere attiva la campagna, ma anche nel tentare ogni possibile manovra tesa a evitarne l’individuazione.

Gli effetti si sono fatti sentire anche presso diverse ambasciate, che nel corso degli anni dal 2007 in poi sono state osservate diffondere malware loro malgrado: l’ambasciata siriana a Londra, il consolato americano a San Pietroburgo, l’ambasciata olandese a Mosca, l’ambasciata del Brasile in India, l’ambasciata indiana in Spagna, quella etiope a Washington, quella portoghese in India e quella dell’Azerbaijan in Pakistan e Ungheria.

Il lavoro svolto evidenzia, dunque, come la linea di divisione tra il crimine telematico e lo spionaggio sia sempre meno marcata, con una notevole prominenza di interessi finanziari a spingere al perpetrarlo. Una tendenza che, se non opportunamente contrastata attraverso un’efficace azione di contrasto, può evolvere in realtà davvero poco augurabili.

Pubblicata oggi su The New Blog Times

 
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Pubblicato da su 9 aprile 2010 in news

 

Google non pubblica sul web l’Abruzzo del dopo-terremoto

Leggo da una notizia ANSA che CNR Media ha chiesto a Google di aggiornare mappature e immagini di Maps e Street View, che ritraggono ancora intatte L’Aquila e le zone dell’Abruzzo colpite dal terremoto, perché “con Google Street View – riferisce l’agenzia – si vedono camminare persone per le strade della città abruzzese. Alcune di queste che ancora oggi si possono vedere sorridere forse nella realtà sono morte”.

E’ certo che le immagini del dopo-terremoto provenienti dal satellite GeoEye esistano già da tempo, dal momento che due giorni dopo il sisma erano già disponibili per la visualizzazione con Google Earth. Questa, ad esempio, è un’immagine di Onna dopo il terremoto:

L’update delle immagini satellitari di Maps è dunque un’operazione fattibile e relativamente semplice per Google, lo dimostra l’avvenuto aggiornamento di quelle di Haiti, colpita dal terremoto tre mesi fa.

E’ invece decisamente meno semplice aggiornare quelle di Street View (ottenute inviando un’auto dotata di fotocamere in grado di effettuare scatti a 360°), che però – per assecondare osservazioni e motivazioni sollevate da CNR Media – credo possano semplicemente essere rimosse. A meno che non si voglia chiedere a Google di sguinzagliare nuovamente la sua equipe e farla procedere in mezzo alle macerie immortalando con foto panoramiche la situazione attuale.

Personalmente credo che un’operazione di aggiornamento fotografico, non necessariamente curata da Google ai fini di Street View, potrebbe – forse – avere un senso per esigenze operative di sicurezza o di ricostruzione (obiettivo primario per conseguire il quale potrebbe avere senso anche conservare le immagini su L’Aquila prima del terremoto). Diversamente, non riuscirei ad individuare il confine tra l’intento documentativo e il cattivo gusto nel voler vedere su Internet le immagini particolareggiate e dettagliate delle conseguenze di un terremoto: ritengo che la documentazione – anche fotografica – prodotta e diffusa da chi si è recato sul posto e dai media sia ampiamente sufficiente a far comprendere al mondo le proporzioni della tragedia.

 
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Pubblicato da su 6 aprile 2010 in Internet, media, Mondo, news

 

Microsoft, sorprese già annunciate

Nei giorni in cui debutta sul mercato USA l’iPad, che arriverà anche in Europa a fine mese, Microsoft tenta di applicare una strategia di marketing in cui Apple è sempre stata maestra e preannuncia, per lunedì prossimo, un evento misterioso. Come segnala però Massimo Mantellini, Cnet ha giocato d’anticipo, spazzando via i dubbi sull’oggetto della presentazione e segnalando che in quell’occasione verranno presentati Pure e Turtle, due smartphone con formato slide, tastiera e display touchscreen.

Non si tratterà di due concorrenti dell’iPhone, come qualcuno potrebbe supporre. In verità – considerando attendibile l’anticipazione di Cnet – l’annuncio non contiene nessuna sorpresa, almeno per chi segue il mercato della telefonia mobile: Pure e Turtle sono due smartphone prodotti da Sharp che Microsoft ha nel cassetto da mesi e su Gizmodo si sono visti già lo scorso settembre.

Lo slogan “it’s time to share” – utilizzato da Microsoft negli inviti all’evento – potrebbe riferirsi a qualcosa di più. Windows Phone 7 sembrerebbe il più pertinente, ma molti attendono Courier, di cui erano trapelate alcune informazioni sempre nello stesso periodo. Lunedì si saprà la verità.

 
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Pubblicato da su 6 aprile 2010 in Mondo, news, telefonia

 

Ma dovete dirci qualcosa?

Questa la pubblico ora per evitare sospetti di pesci d’aprile.

Se date un’occhiata alla sezione news del sito 187.it troverete l’annuncio dell’avvio, da parte di Telecom Italia, di una sperimentazione mirata di tecniche di Network Management. Per sei mesi, il test sarà effettuato sugli utenti broad band di sole 44 centrali, con un’iniziativa tesa a “fornire all’operatore uno strumento di controllo e miglioramento della qualità delle connessioni ad internet, per prevenire situazioni di rallentamento della velocità a seguito di picchi di traffico”.

Sulla carta si tratta di voler capire che strada prendere per ottimizzare il traffico quando ci sono applicazioni che possono congestionarlo (vedi peer-to-peer). Ma dietro l’angolo potrebbero esserci soluzioni che minano i principi di neutralità della rete e dei servizi. L’annuncio è stato dato in maniera ufficiale, ma in sordina e con toni rassicuranti, all’insegna dell’understatement. In caso di aggiornamenti ne riparleremo 😉

 
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Pubblicato da su 2 aprile 2010 in Buono a sapersi, Internet, news, privacy, security, tecnologia, TLC

 

E-rrorini

Il servizio webmail di un italianissimo fornitore di servizi Internet, a conferma dell’invio di un messaggio di posta, produce la seguente segnalazione:

A’ chiaro, no?

 
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Pubblicato da su 1 aprile 2010 in Internet, Life, news

 

L’eredità Commodore

Dal Vic20 all’Amiga, passando per il più venduto C64, i computer Commodore negli anni ’80 fecero epoca con la loro architettura all-in-one, che prevedeva che il computer stesse tutto nello chassis della tastiera, sotto le mani dell’utente (filosofia seguita anche da Sinclair, Amstrad e da altri competitor, come i produttori degli MSX), con la possibilità di utilizzare – come video – un monitor o una TV.

Ora la società Commodore USA prova a ri-attualizzare questa filosofia presentando il nuovo Commodore 9100.

Questo computer – per design e architettura – si presenta come l’erede del Commodore 64, home computer venduto in tutto il mondo in oltre 17 milioni di esemplari. Gli manca però lo storico logo (quello con la C=), che sembra essere detenuto da Commodore Asia, società che non ha nulla a che vedere con Commodore USA e che commercializza UMPC, notebook, televisori e altri device. A questo punto, il successo del revival dei computer Commodore è tutto da vedere.

 
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Pubblicato da su 29 marzo 2010 in computer, news

 

Knocked down

Con l’operazione Knocked down, La Guardia di Finanza ha messo al tappeto alcuni siti di aste d’azzardo al ribasso come bidforfreebidplazayoubid, nella cui homepage campeggia ora questo messaggio:

Come scrive ReveNEWS, sembra facile – a parole – vincere facendo l’offerta più bassa, ma quando qualcuno si fa allettare da questo tipo di proposte, entra in un tunnel fatto di cifre folli buttate al vento. Come il gioco d’azzardo, ma in un ambito in cui è vietato e che obbliga – come scriveva Guido più di già due anni fa – a fare i conti con la disciplina vigente in materia di pubblicità ingannevole, aste on line, commercio elettronico e privacy…per non parlare dei profili fiscali e tributari.

Ecco, penso che ora i conti siano stati fatti.

 
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Pubblicato da su 26 marzo 2010 in Internet, Life, Mondo, news

 

Caro Steve ti scrivo…

Le mail con cui Steve Jobs risponde agli utenti che gli scrivono sono dirette e molto sintetiche, ma non deludono perché arrivano dritte al punto. Con i suoi reply il Telegraph ha addirittura compilato una classifica, di cui ha pubblicato la top five.

La notizia è nel fatto che gli utenti possono scrivere una mail all’indirizzo di Jobs e ricevere risposta. Benché non sia affatto certo che questa risposta sia scritta dal boss in persona, il messaggio trasmesso da questo aspetto della customer policy di Apple è un segnale di apertura migliore di quelli di tante aziende, che fanno percepire all’utente una sensazione di irraggiungibilità.

Che poi le risposte facciano un effetto simile alla storica rubrica Lettere Private di Susanna Agnelli è un altro discorso.

 
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Pubblicato da su 24 marzo 2010 in Buono a sapersi, Life, news

 

@rte moderna

At, chiocciola, chiocciolina… Il simbolo @ viene chiamato in vari modi e, non raramente, anche tracciato (erroneamente) con scarabocchi più o meno fantasiosi da coloro che non sono ancora riusciti a familiarizzare con quella a circondata da un cerchietto aperto. La sua essenza grafica è però inconfondibile e ora il MoMA se l’è accaparrata per inserirla nella propria collezione.

 
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Pubblicato da su 24 marzo 2010 in Life, Mondo, news

 

Dirotta su Hong Kong

Da una notizia Teleborsa:

(Teleborsa) – Roma, 23 mar – Google ha deciso di non cedere alla censura in Cina aggirando i filtri che censuravano i contenuti del motore di ricerca in lingua cinese, Google.cn. Gli utenti che visitano il sito verranno reindirizzati sul portale di Hong Kong, Google.com.hk, dove si potranno effettuare ricerche non censurate in un “linguaggio semplice” specificatamente messo a punto per loro.
La decisione del motore di ricerca ha provocato proteste da Pechino che ha definito tale decisione “totalmente sbagliata”
.

Il governo cinese non si è mosso di un bit dalla sua politica censoria e così Google ha preso le opportune contromisure, reindirizzando automaticamente gli utenti che puntano a google.cn sull’indirizzo google.com.hk con un trasloco che pone il motore di ricerca al di fuori della giurisdizione di Pechino e lo ricolloca ad Kong Kong, che – se tutto rimarrà come ora – resterà una zona business-neutral almeno fino al 2047. A beneficio degli utenti cinesi preoccupati per la situazione è stato predisposto un elenco (mantenuto periodicamente aggiornato) con i servizi fruibili.

L’iniziativa non appare infatti risolutiva, dal momento che dalla Cina giungono segnali di ricerche che non danno alcun esito su alcuni argomenti mantenuti sotto stretto controllo da parte delle autorità locali e gli internauti vedono comparire su Explorer messaggi come “cannot display the webpage” o “network error.”

 
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Pubblicato da su 23 marzo 2010 in Internet, Mondo, news

 

A Shangai il padiglione italiano sarà trasparente

Ecco qualcosa per cui l’Italia riuscirà a distinguersi nell’Expo 2010 di Shangai. Applausi.

The transparent cement for the Italian Pavillion in Shangai World Expo

Erano 65 i progetti presentati al concorso per la realizzazione del padiglione italiano all’Expo di Shangai 2010. La scelta alla fine è caduta sull’idea presentata dal gruppo guidato dall’architetto Giampaolo Imbrighi, in cui si utilizza il cemento trasparente, un materiale simile a quello brevettato dall’ungherese Áron Losonczi per la LiTraCon (che consiste in un conglomerato cementizio che ingloba fibre ottiche in una percentuale del 4%, prodotto in blocchi prefabbricati di 60×30 cm con un’altezza variabile – a richiesta – da 25 a 500 millimetri).  I mattoni e i pannelli realizzati con questo materiale, messi contro luce, lasciano filtrare la luce naturale o artificiale indipendentemente dallo spessore.

 
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Pubblicato da su 23 marzo 2010 in Mondo, news, tecnologia