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A Shangai il padiglione italiano sarà trasparente

Ecco qualcosa per cui l’Italia riuscirà a distinguersi nell’Expo 2010 di Shangai. Applausi.

The transparent cement for the Italian Pavillion in Shangai World Expo

Erano 65 i progetti presentati al concorso per la realizzazione del padiglione italiano all’Expo di Shangai 2010. La scelta alla fine è caduta sull’idea presentata dal gruppo guidato dall’architetto Giampaolo Imbrighi, in cui si utilizza il cemento trasparente, un materiale simile a quello brevettato dall’ungherese Áron Losonczi per la LiTraCon (che consiste in un conglomerato cementizio che ingloba fibre ottiche in una percentuale del 4%, prodotto in blocchi prefabbricati di 60×30 cm con un’altezza variabile – a richiesta – da 25 a 500 millimetri).  I mattoni e i pannelli realizzati con questo materiale, messi contro luce, lasciano filtrare la luce naturale o artificiale indipendentemente dallo spessore.

 
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Pubblicato da su 23 marzo 2010 in Mondo, news, tecnologia

 

Blockbuster in crisi. Colpa di Internet?

Un articolo di Angelo Aquaro pubblicato ieri su Repubblica dice: Blockbuster verso fallimento per colpa di internet.

La Società – spiega l’inviato da New York – “oggi naviga in acque così cattive che avrebbe deciso di aggrapparsi al salvagente del Chapter 11, la legge Usa che disciplina la bancarotta”. Motivo della crisi: “Gli esperti sono d’accordo: Blockbuster, già colpito dalla tv via cavo, è stato strangolato dalla rete”.

L’articolo sintetizza la questione in termini sostanzialmente corretti, anche se più che della Rete, a mio avviso, la catena è rimasta vittima della propria immobilità e dall’incapacità di comprendere e cavalcare il cambiamento del mercato:  NetFlix, RedBox e video on demand disponibili da iTunes, Amazon e dalle tv via cavo sono soluzioni che si sono conquistate una loro fetta di mercato, in cui anche Google intende entrare e dire la propria. Mentre la concorrenza innovativa cresceva, Blockbuster ha perso l’occasione di innovarsi in modo efficace e competitivo: se l’accordo con Motorola non sembrava già in partenza una scelta particolarmente azzeccata (per partner e soluzione), il lancio del suo set-top-box appare ora un goffo tentativo di salire in corsa su un treno già partito da tempo.

Oggi Blockbuster si presenta con un pesantissimo stato di insolvenza con debiti per un miliardo: se riuscirà nell’obiettivo di non crollare, dovrà assolutamente adottare nuove strategie e cambiare modello di business, nella speranza che non sia troppo tardi.

 
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Pubblicato da su 22 marzo 2010 in Internet, Life, media, Mondo, news, tecnologia

 

Nuove frontiere nelle indagini di polizia

Tutte le polemiche in circolazione in questi giorni sulle intercettazioni presto saranno un ricordo: a che serve complicarsi la vita con cimici e ordinanze di controllo delle utenze di telefonia, quando basta collegarsi a Facebook e sfruttare alcune elementari regole di social engineering?

Da una notizia ANSA:

Gli uomini della squadra mobile di Crotone assieme a quelli del Servizio centrale operativo (Sco) della polizia scientifica sono arrivati a lui proprio grazie ad internet: Manfredi, infatti, usava una chiavetta per collegarsi a Facebook, che utilizzava non solo per lavoro. Gli agenti dello Sco sono così riusciti ad intercettarlo e a capire dove si trovava e stanotte poco dopo le tre è scattato il blitz.

Dario Salvelli segnala inoltre un bell’esempio di intraprendenza, sempre da parte delle forze di Polizia, che hanno sfruttato Facebook per catturare un rapinatore in latitanza:

Uno degli agenti, stando alla ricostruzione della polizia, si e’ finto donna avvenente su Facebook il social network al quale lo stesso Sorio era iscritto. Nei panni di donna fatale l’agente e’ riuscito a contattare Sorio e ad appurare il luogo dove questi si nascondeva nel tentativo di sottrarsi alle ricerche delle forze dell’ordine che da piu’ di un mese erano sulle sue tracce. Una volta individuato gli agenti del Commissariato di Afragola sono intervenuti per arrestare, a colpo sicuro, il latitante.

 
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Pubblicato da su 16 marzo 2010 in Internet, Life, Links, Mondo, news, privacy, social network

 

Meglio un iPad o un RollTop?

L’iPad non è ancora stato commercializzato, ma già la sua presentazione ha scatenato la creatività di tutti coloro che vorrebbero infilarsi, ancora una volta, nella scia di Apple. Fra questi c’è Orkin Design, che propone la propria visione del laptop del terzo millennio nel concept Rolltop.

Chiuso, sembra il cilindro di una piccola tapparella avvolgibile. Dentro si trovano webcam, alimentatore, porte USB, schede di rete e tutto il resto. Soprattutto il computer, che una volta aperto svela la sua interfaccia, che è tutta in un display OLED flessibile.

Per ora è un’idea solo da guardare. Ma se mai venisse prodotto, lo comprereste?

(via The New Blog Times)

 
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Pubblicato da su 16 marzo 2010 in computer, Mondo, tecnologia

 

Se Facebook sa dove trovarti

Entro alcune settimane, Facebook attiverà nuove opzioni di geolocalizzazione, che consentiranno agli utenti di condividere con gli amici (ma anche con gli amici degli amici, eccetera) la propria posizione.

Ovviamente questa opportunità ha senso per gli utenti in movimento, ossia che si connettono a Facebook via cellulare o con un netbook collegato su rete mobile o wireless.

Ovviamente è possibile che queste opzioni vengano utilizzate anche a scopo di marketing e advertising: comunicando la mia posizione, potrei ricevere pubblicità mirata su servizi o esercizi commerciali che si trovano nelle vicinanze, così come potrei essere monitorato insieme ad altre persone, consentendo di identificare una zona più popolata o trafficata rispetto ad altre. Che potrebbe essere evitata da chi non ama l’affollamento, oppure bombardata da chi cerca una location piena di persone a cui sottoporre una proposta pubblicitaria.

Insomma, i risvolti di questa novità possono essere molto interessanti, quanto noiosi e indesiderati. Io ve l’ho detto, voi regolatevi 😉

 
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Pubblicato da su 11 marzo 2010 in Internet, Life, mumble mumble (pensieri), news, privacy, social network

 

Cisco molla il WiMAX

Se Cisco, leader tra i produttori di sistemi di telecomunicazioni IP, decide di abbandonare il WiMAX, significa che è il momento di puntare sulla tecnologia LTE

Gli analisti non sono affatto sorpresi dell’annuncio di Cisco. “Se Cisco stacca la spina in questo momento, sembra proprio intraprenda una buona strada”, ha detto Laurence Swasey di Visant Strategies. Secondo l’analista, LTE sarà la tecnologia predominante nel mondo 4G e potrebbe benissimo essere adottata dagli attuali carrier WiMAX (via The New Blog Times)

 
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Pubblicato da su 8 marzo 2010 in news

 

Tu non potevi ritornare, pur non avendo fatto niente

Solo nel 2010 ha preso parte a I raccomandati, al 60° Festival di Sanremo e in questi giorni lo si vede (sempre insieme all’ormai inseparabile Enzo “Pupo” Ghinazzi) nei promo di Ciak si canta in TV, poi pare sia quasi pronto un programma su RadioDue. Mai come quest’anno mi sembra che Emanuele Filiberto di Savoia stia spopolando in RAI più di tanti altri personaggi televisivi e più di qualunque concorrente uscito da un talent show.

 
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Pubblicato da su 8 marzo 2010 in media, Mondo, news

 

Web condicio

L’iniziativa del Presidente del Repubblica Giorgio Napolitano, che ha voluto rispondere pubblicamente mediante il sito web quirinale.it a due cittadini in merito al cosiddetto decreto salva-liste, costituisce un segnale di innovazione che non può essere ignorato.

Proseguendo, seppur con piccoli passi, la strada inaugurata con la diffusione del tradizionale messaggio di fine anno anche attraverso il nuovo canale aperto su YouTube, il Quirinale dimostra attenzione verso forme di comunicazione che negli ultimi anni sono andate consolidandosi con successo al di fuori delle istituzioni, cogliendo un’occasione opportuna per diffondere – con una risposta diretta a due cittadini – un messaggio che, ancora una volta, è diretto a tutta la nazione.

Se la formula, infatti, somiglia molto a quella utilizzata in molte rubriche di lettere al direttore riscontrabili su giornali e riviste, la sostanza dei contenuti fa emergere il vero significato dell’iniziativa: nel sito del Quirinale una rubrica di lettere al presidente non esiste e difficilmente verrà creata (il Capo dello Stato impegnerebbe tutte le sue giornate nel rispondere a una parte delle lettere ricevute da tutti gli italiani sui più vari argomenti, ma risulterebbe impossibile farlo con tutti gli italiani, benché ogni mittente si attenderebbe legittimamente di ricevere risposta dal proprio Presidente), ma la scelta di utilizzare il web per parlare di una vicenda molto spinosa (parole utilizzate da Napolitano) rappresenta la volontà di comunicare con i cittadini in modo diretto e senza alcuna mediazione o interpretazione.

Ironia della sorte, tutto ciò nasce in conseguenza della firma apposta dal Presidente su un decreto interpretativo. Ma a parte le battute, come dicevo sopra, costituisce un segnale di innovazione da non sottovalutare e da vedere con favore, a prescindere dall’argomento su cui la vicenda si è focalizzata e che, trattandosi di una soluzione politica, per sua natura accontenta una fazione e riscuote contrarietà dall’altra.

P.S.: nella speranza che nessuno dei due cittadini veda leso il proprio diritto alla privacy per essersi visto menzionare sul sito web del Quirinale con nome e cognome, in firma ad una lettera destinata al Presidente della Repubblica

 
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Pubblicato da su 7 marzo 2010 in Internet, Life, media, Mondo, news

 

A volte non si capisce un YouTube

La nuova interfaccia che ha debuttato pochi giorni fa era solo un aperitivo, la novità importante è arrivata nelle ultime ore: YouTube ha attivato il real time translator, cioè la nuova funzione che, attraverso sottotitoli, offre all’utente la traduzione in tempo reale dei dialoghi di un video.

I tempi cambiano: una volta, per farsi quattro risate, bastava prendere una pagina web in inglese e darla in pasto ad un traduttore automatico (anche quello di Google andava benissimo). Ora YouTube  offre per i video il servizio completo, grazie ad un sistema di riconoscimento vocale – anch’esso messo a punto da Google – che traduce e scrive in tempo reale. Ovviamente la traduzione non può essere perfetta e il risultato può suscitare ilarità, a prescindere dalla giustificazione data dall’immancabile etichetta beta che contraddistingue il servizio.

Si tratta però di una buona base di partenza che – quando non propone traduzioni fuorvianti – può essere d’aiuto a capire meglio ciò che si sente.

Provate anche voi: scegliete un video in inglese, cliccate sul pulsante CC (accanto al controllo audio) e scegliete Trascrivi audio, dopodiché ripetete l’operazione scegliendo però Traduci sottotitoli.

Strong, vero?

 
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Pubblicato da su 6 marzo 2010 in Buono a sapersi, Internet, Mondo, news

 

La versione dei PM sulla condanna a Google

Chi crede necessario conoscere le motivazioni della sentenza di condanna inflitta a Google per la vicenda Google-Vividown può cominciare con l’antipasto fornito direttamente dai PM milanesi nella replica – una sorta di outing giuridico – pubblicata online da L’Espresso.

Punti a mio avviso significativi di quanto dichiarato dai PM:

  • la sottolineatura del fatto che Google non ha permesso l’ingresso in aula dei giornalisti;
  • il video nei due mesi di pubblicazione online (dall’8 settembre 2006 al 7 novembre 2006) ha avuto 5.500 visualizzazioni, ma poteva essere rimosso almeno un mese prima, dal momento che i primi commenti negativi pubblicati risalgono al 4 ottobre 2006;
  • a Google è stato chiesto formalmente di fornire informazioni precise sulle richieste di rimozione del video ricevute dagli utenti, insieme ai dati utili a ricostruire la pagina web, perché il file depositato (un file .doc su cui era stato incollato il contenuto della pagina del video prima della sua rimozione) non risultava adeguato ai fini dell’inchiesta, ottenendo risposte ritenute non sufficienti ad effettuare le necessarie verifiche.

Personalmente, resto dell’opinione che la violazione della privacy – il motivo fondamentale della condanna – sia da addebitare a chi ha prodotto e pubblicato il filmato su Google Video.

Rilevo pareri opposti in merito alla tempestività della rimozione da parte di Google, avvenuta alle 21 del 7 novembre: meriterebbe un’attenta valutazione il fatto che il video sia rimasto online per due mesi quando – come riferito dai PM – esistevano richieste di rimozione formulate ad inizio ottobre, un mese dopo la pubblicazione. Un problema che non si porrebbe se risultasse che la prima segnalazione, con richiesta di rimozione, fosse stata questa:

Da qui (fonte dell’immagine sopra riportata) risulta che esistesse una richiesta risalente al giorno prima, formulata da un utente, ma non riterrei intempestiva la rimozione di un video dopo un giorno da tale segnalazione.

 
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Pubblicato da su 3 marzo 2010 in Internet, media, Mondo, news, privacy

 

Decreto TV: non ci siamo

Ancora una volta la spanna regna sovrana tra le unità di misura che le istituzioni italiane utilizzano nel promulgare le leggi.

Come scrive Marco, il decreto è ricco di scarsa specificità e vaghezza di termini, che rendono la norma nebulosa e troppo interpretabile. In mezzo a queste lacune, evidenzia Stefano, c’è un bug del testo che, potenzialmente, espone tutti gli intermediari a responsabilità e provvedimenti per eventuali violazioni di copyright realizzate dagli utenti, oltre a non recepire l’esclusione di responsabilità degli intermediari prevista dalla direttiva 2000/31/CE (Commercio Elettronico) e, come osserva l’Associazione Italiana Internet Provider, la norma istituisce in pratica il Grande Fratello di Stato.

 
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Pubblicato da su 3 marzo 2010 in Life, media, Mondo, news

 

Abusi pre-elettorali

Con l’approssimarsi delle elezioni regionali e amministrative, l’Autorita’ Garante per la Privacy ha approvato un provvedimento che ribadisce le regole già previste dal provvedimento generale del 2005 ricordando come possono essere utilizzati i dati personali altrui ai fini della campagna elettorale.

Ne consegue che chi inoltra comunicazioni ai cittadini, senza preventivo consenso, attraverso “SMS, e-mail, MMS, per telefonate preregistrate e fax”, è punibile per violazione della normativa sulla privacy. “Stesso discorso – si legge nel provvedimento – nel caso si utilizzino dati raccolti automaticamente su Internet o ricavati da forum o newsgroup, liste abbonati ad un provider, dati presenti sul web per altre finalità”.

Chi va contro queste indicazioni è punibile a norma di legge. Ma quanto c’è da fidarsi di questa punibilità, visto che in occasione delle campagne elettorali c’è sempre qualche deroga istituzionale? Nonostante io non abbia trasmesso alcun consenso, non mi meraviglierei se anche quest’anno i messaggi di promozione elettorale fioccassero senza limiti. In realtà non mi meraviglio più di nulla, dopo aver appreso del mini-condono preventivo che fino a maggio 2010 ridurrà ad un forfait di mille euro le pesanti sanzioni previste per le affissioni abusive di cartelli elettorali.

 
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Pubblicato da su 1 marzo 2010 in news, privacy

 

Condanna a Google, una questione da chiarire

La condanna inflitta a tre dirigenti italiani di Google per l’incresciosa vicenda Google-Vividown ha scosso la rete e scatenato l’attacco del gruppo di Mountain View, che scrive parole forti in un post intitolato Seria minaccia al web in Italia.

Intendiamoci: esprimere contrarietà alla sentenza è legittimo, ma prima di esprimersi in certi termini sarebbe opportuno conoscerne le motivazioni, che non sono ancora state pubblicate.

Ciò che è stato reso noto, al momento, è che gli imputati (David Carl Drummond, George De Los Reyes, Peter Fleitcher) sono stati condannati a sei mesi di reclusione (con sospensione della pena) per violazione delle normative sulla privacy, mentre sono stati assolti dall’accusa di diffamazione (che riguardava anche Arvind Desikan). La violazione della legge sulla privacy ci sarebbe stata perché le condizioni di utilizzo del servizio non definivano chiaramente che chi procede all’upload di un video deve averne diritto e che non possono essere pubblicati dati sensibili altrui. Nel frattempo traspare una certa opinabile tendenza a responsabilizzare e a investire del ruolo di sorveglianti coloro che forniscono servizi Internet.

Io sono convinto che questa vicenda possa effettivamente costituire un precedente preoccupante per il futuro, sul fronte dell’utilizzo delle tecnologie applicate alla Rete, ma qualunque conclusione – ribadisco – deve essere espressa alla luce delle motivazioni della sentenza, che sembra basarsi su un presupposto non praticabile (come è possibile, per servizi come Google Video, attuare un controllo sui contenuti caricati dagli utenti?). Quantomeno, escludendo l’accusa di diffamazione, la sentenza solleva Google dalle responsabilità proprie di un editore.

Per il momento, dunque, mi limito a una piccola riflessione sull’aspetto che ha portato alla condanna per violazione della privacy, inflitta a chi è stato ritenuto responsabile della pubblicazione sul web di un video di un accadimento e una situazione privata (*) e non posso fare a meno di pensare che qualcosa di molto simile avviene anche al di fuori di Internet.

Un esempio: ogni volta che una testata giornalistica rende pubblico il contenuto di un’intercettazione telefonica commette una violazione della privacy ancor meno interpretabile e opinabile di quella che viene addebitata a Google (ritengo che una conversazione telefonica sia da considerare una questione riservata tra i due interlocutori), quando addirittura non si sfocia nella violazione del segreto istruttorio per il fatto che tale contenuto è base di indagine. Ma nessuna notizia riguardante il processo ad un editore che ha pubblicato tali contenuti si è mai guadagnata gli stessi onori della cronaca del caso Google-Vividown. Perché?

(*) Situazione privata tutta da verificare visto quanto scrive Luca De Biase, evidenziando un aspetto ignorato da molti:

resterà aperta un’altra questione. Rilevante: perché è probabile che il diritto alla libertà di informazione e il diritto alla privacy saranno sempre più in conflitto. E tutti coloro che vorranno ridurre la prima potranno appellarsi alla seconda.

Allora sarà importante capire bene la seconda. E in questo caso a quanto risulta c’è un aspetto molto interessante. Perché in questo caso non ci sarebbe stata nessuna diffusione di dati sensibili sulla salute del ragazzo presentato nel video come affetto da sindrome di Down, se è vero quanto risulta: e cioè che il ragazzo non era affetto da sindrome di Down. Era malato, purtroppo, ma non di quella malattia.

 
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Pubblicato da su 25 febbraio 2010 in Internet, Life, Links, Mondo, news

 

Quando un’immagine dice tutto

A volte il caso è davvero beffardo…

Il fondatore Scaglia in arresto e l’ad Parisi indagato. Ottimo tempismo di Fastweb per la scelta delle immagini sul proprio portale

[Fonti: uno e due]


 
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Pubblicato da su 24 febbraio 2010 in Internet, Life, news

 

Banda larga, l’attesa sta per finire?

Dicono che per la banda larga in Italia siano in arrivo 1,4 miliardi: i famosi (e attesissimi) 800 milioni del piano Romani, più 600 milioni dagli enti locali. E’ quanto ha dichiarato Mario Valducci – presidente della commissione Trasporti e Telecomunicazioni della Camera – in occasione di un convegno sul Futuro della rete, organizzato in partnership con BAIA (Business Association Italy America).

Le parole spese su questo argomento sono sempre state molte, speriamo si possa assistere in breve tempo alla concretizzazione di tante promesse. I numeri del digital divide nostrano sono ancora enormi, con milioni di italiani che non utilizzano Internet e, tra chi naviga, ancora troppi utenti privi di accesso veloce alla rete: il The Networked Readiness Index 2008 – 2009 vede l’Italia in 45esima posizione.

 
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Pubblicato da su 24 febbraio 2010 in Internet, Ipse Dixit, news, TLC