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Spigolature certificate

Coloro che, la scorsa settimana, fossero riusciti ad attivare una casella a proprio nome dal sito www.postacertificata.gov.it , in queste ore dovrebbero avere ricevuto una conferma dell’attivazione del servizio.

Come spiegato qui (e sottolineato dal particolare mittente), non si tratta di una casella di PEC (Posta Elettronica Certificata), ma di una CEC-PAC:

In realtà è una PEC limitata, cioè un servizio per comunicare solamente con la Pubblica Amministrazione, per richiedere informazioni, inviare istanze, ricevere documenti, comunicazioni:

La PostaCertificat@ garantisce un canale di comunicazione chiuso ed esclusivo tra Pubblica Amministrazione e Cittadino, non sono, infatti, previste comunicazioni al di fuori di tale canale, ad esempio tra Cittadino e Cittadino.

Questo canale, dunque, non prevede altri interlocutori e quindi non è possibile utilizzare questo servizio per comunicazioni certificate tra privati o con altri soggetti. Pertanto, chi desiderasse una PEC utilizzabile per comunicare con chiunque e avere uno strumento a cui verrà riconosciuto il valore di una raccomandata a.r., deve dotarsi di un altro servizio erogato da uno dei gestori di Posta Elettronica Certificata.

 
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Pubblicato da su 4 Maggio 2010 in Mondo, news, security

 

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Tempestività

Non mi sono ancora abituato alla sollecitudine degli aggiornamenti wikipedici.

 
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Pubblicato da su 4 Maggio 2010 in news

 

E un bel tablet con interfaccia 3D?

Spesa grossa anche per Google, che rileva Bump Technologies, l’azienda che ha sviluppato BumpTop, il desktop (oggi disponibile per ambienti Windows e Mac) che permette di disporre oggetti, cartelle e icone con interfaccia tridimensionale.

Non vorrei sembrare ripetitivo, ma anche in questo caso vedrei l’acquisto nell’ottica dello sviluppo di un tablet, progettato a Mountain View con un accattivante desktop 3D, utilizzato – per esempio – come interfaccia per Android.

Chi volesse provare BumpTop, ha ancora una settimana di tempo per effettuarne il download gratuito.

 
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Pubblicato da su 3 Maggio 2010 in computer, Internet, Mondo, news

 

HP ripensa Slate (e intanto apre il Download Store)

Parlando dell’acquisizione di Palm da parte di HP (sul New Blog Times e anche qui), tra il serio e il faceto, avevo ipotizzato che, in virtù di quell’operazione, si potesse pensare ad uno Slate (il tablet anticipato qualche settimana fa HP) dotato di webOS.

La prospettiva potrebbe concretizzarsi in breve tempo: ora che HP ha deciso di mollare Microsoft Windows 7 e l’hardware basato sulla CPU Intel (in favore dell’architettura ARM), l’ipotesi prende piede sempre più saldamente, anche perché non è pensabile che il settore tablet venga lasciato scoperto per troppo tempo. Soprattutto in questo momento, vista anche l’apertura dei battenti dell’HP Download Store (ossia l’App Store di HP), presentato come una soluzione per installare programmi su macchine prive di CD, come i netbook. O come i tablet.

 
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Pubblicato da su 3 Maggio 2010 in computer, news, tecnologia

 

Apple punta sul social search

Mercati in fermento: dopo la scossa sul fronte dei produttori di device, con l’acquisizione di Palm da parte di HP, arriva quella data da Apple con l’acquisto di Siri:

Apple continued its migration into Google’s turf on Wednesday with the acquisition of Siri, a mobile application that allows users to perform Web searches by voice command on a cellphone.

Steve Jobs mostra dunque di condividere, parola per parola, l’opinione espressa da Robert Scoble un paio di mesi fa nel post “Why if you miss Siri you’ll miss the future of the Web”.

 
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Pubblicato da su 29 aprile 2010 in Internet, Life, Mondo, mumble mumble (pensieri), news, tecnologia

 

Palm nelle mani di HP

Acer, Dell, HTC, Huawei, Lenovo, Nokia, ZTE… Non erano pochi i nomi dei possibili partecipanti all’asta per l’acquisizione di Palm, desiderosa di rimanere sul mercato, ma praticamente obbligata a cercare ossigeno per non soccombere dopo un periodo difficile. E la salvezza alla fine è arrivata, sotto le spoglie di HP, che la acquisirà per 1,2 miliardi di dollari.

Dobbiamo aspettarci uno Slate con webOS?

Continua a leggere su The New Blog Times

 
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Pubblicato da su 29 aprile 2010 in Buono a sapersi, news, tecnologia, telefonia

 

Posta certificata, attesa prolungata

Da un articolo pubblicato da il Sole 24 Ore:

Debutto col botto (con tanto di blackout informatico) per la posta elettronica certificata, Pec. Nei primi due giorni dall’avvio del servizio, 25mila persone hanno completato la fase di registrazione al portale del ministero necessaria a ottenere l’indirizzo email per comunicare con la Pubblica amministrazione.
Mediamente sono stati 20mila gli accessi orari registrati al portale per oltre 400mila contatti. Troppi, tanto che il sito postacertificata.gov.it si è bloccato per la seconda volta (era già accaduto il primo giorno utile per la registrazione).

Probabilmente è per questo motivo – e non semplicemente per un eccessivo numero di connessioni – che il portale www.postacertificata.gov.it non consente di registrarsi, presentando messaggi di errore – alternati alla richiesta di riprovare più tardi – anche durante le ore notturne.

UPDATE delle ore 23.50: attivabile e attivata

 
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Pubblicato da su 28 aprile 2010 in Internet, Mondo, mumble mumble (pensieri), news

 

Facebook: condividi responsabilmente

La mission ufficiale di Facebook è condividere informazioni e ormai lo sappiamo bene. Il problema è che, con il passare del tempo, il suo approccio nei confronti della privacy si sta facendo sempre più superficiale, per cui necessita di maggior attenzione da parte degli utenti. Ultimamente, infatti, sono state apportate alcune variazioni nelle condizioni del servizio che è opportuno non ignorare.

Nel quarto paragrafo della normativa in materia di privacy, tra altre cose trasparentemente opache, si legge:

per garantire l’utilità della tua esperienza sociale fuori da Facebook, occasionalmente dobbiamo fornire le tue informazioni generali a siti web e applicazioni di terzi preapprovati che usano la piattaforma nel momento in cui vi accedi (se contemporaneamente sei su Facebook).

Già qui si trova l’arbitraria assunzione di un incarico che nessuno ha chiesto a Facebook: chi deve valutare, se non l’utente, l’esperienza sociale vissuta fuori da Facebook, stabilendone l’utilità? Ma, soprattutto, sarebbe opportuno – da parte di tutti – mantenere saldo il principio secondo il quale qualunque cosa accada fuori da Facebook, nel mondo digitale o in quello reale, deve rimanere fuori e non condiviso da chi gestisce siti web e applicazioni di terzi preapprovati (ma preapprovati da chi, poi?)

Altro spunto di riflessione:

quando i tuoi amici visitano un’applicazione o un sito web preapprovato, quest’ultimo riceve le informazioni generali su di te.

Quando siete su Facebook, i vostri dati possono essere condivisi da altri (e fin qui siamo nella normalità della dinamica di un social network), ma l’allargamento della condivisione ad applicazioni o siti web preapprovati ne moltiplica l’esposizione. E non è tutto. Leggiamo cosa racconta il Guardian (grazie a Stefano che lo ha segnalato):

Some people report that they are able to see the public “events” that Facebook users have said they will attend – even if they person is not a “friend” on the social network.

The discovery was made by Ka-Ping Yee, a software engineer for the charitable arm of Google, who was trying out the search query system known as the “Graph API” released by Facebook last Friday. In some cases – though not all – it will let you see the public events that people have said they will attend, or have attended.

Prima dell’introduzione delle nuove API, grazie alle informazioni condivise su Facebook si poteva sapere se un utente avrebbe partecipato ad un certo evento, mentre ora si può arrivare a sapere tutti gli eventi per i quali l’utente ha dichiarato la propria partecipazione. Ka-Ping Yee ne ha dato una dimostrazione, illustrando la lista degli eventi a cui parteciperà un utente a caso, Mark Zuckerberg.

Chi esprime tutta questa serie di informazioni con sincerità, dunque, offre insperate opportunità di profilazione ad una moltitudine di persone, e non solo agli amici. Questo ovviamente non significa che Facebook non vada utilizzato, ma semplicemente che è opportuno essere sempre consapevoli delle conseguenze di ciò che si fa, non solo dentro Facebook, ma anche fuori (in tutti i modi, in tutti i luoghi, in tutti i laghi).

I rischi di un utilizzo incauto possono essere seri e, talvolta, accade che l’utente non sia l’unico a farne le spese. Come nel caso eclatante del consigliere comunale che, per la propria leggerezza, ha portato alle dimissioni della giunta comunale di San Giovanni Bianco (BG). La notizia è stata data in molti modi, ma ai titoli ad effetto fuorviante come E Facebook fece cadere la giunta o Comune cade per colpa di Facebook, che colpevolizzano lo strumento social network, preferisco quelli del tipo Non si è troppo giovani per imparare a stare al mondo, che – più correttamente – evidenziano la responsabilità della persona.

 
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Pubblicato da su 27 aprile 2010 in Internet, Life, Mondo, news, privacy

 

Guardare oltre

Due notiziette apparentemente slegate tra loro.

Alcuni giorni fa, Steve Jobs – in una mail inviata ad un cliente Apple – ha scritto:

“Crediamo di avere la responsabilità morale di mantenere il porno fuori dall’iPhone. Chi vuole il porno può comprarsi uno smartphone con Android”.

Ora David Wang dell’iPhone Dev Team è riuscito a mettere Android su un iPhone:

 
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Pubblicato da su 23 aprile 2010 in Internet, Life, Mondo, tecnologia, telefonia

 

Finché c’è beta c’è speranza


Docs for Facebook è solo l’ultimo dei servizi online messo a disposizione da un’azienda attiva in Internet, in questo caso i Fuse Labs di Microsoft qui in veste di partner del popolare social network. Non manca “qualche problemino di gioventù”, come ha segnalato Massimo Mantellini, e come anch’io ho potuto rilevare.

Del resto non possiamo pretendere che un software messo online con la dicitura beta sia esente da problemi, perché quel beta trasmette agli utenti una certezza: qualcosa non funziona e sta agli utenti evidenziarlo, affinché venga reso funzionante e consenta di arrivare alla versione build.

C’è da sperare che, come accaduto per Gmail, quel beta non resti lì per cinque anni. Anche se in quel caso si scoprì che, per qualcuno, quella dicitura era una sicurezza: la sua sparizione, infatti, gettò in un relativo sconforto gli utenti (non pochi, secondo Google) che la interpretarono come un’interruzione dello sviluppo continuo e non la fine delle instabilità o il raggiungimento di un’attesa maturità, per cui Google tagliò la testa al toro lanciando la funzione torna a beta.

 
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Pubblicato da su 23 aprile 2010 in Internet, news, tecnologia

 

Sicurezza, non siamo ancora messi bene

L’Italia è tra i primi in classifica, lo dice l’ultimo Internet Security Threath Report, appena pubblicato da Symantec al 2009. Il problema è che si tratta di una classifica di livelli negativi: il nostro Paese è primo nel phishing tra le nazioni non anglofone, secondo in Europa e sesto nel mondo per numero di dispositivi bot infected (cioè utilizzati da malintenzionati per diffondere malware, spam e phishing all’insaputa dell’utente), siano essi computer fissi o device portatili (netbook e smartphone inclusi).

Ci sono due magre consolazioni: la discesa dal quarto al sesto posto per la proliferazione delle cosiddette attività malicious e il nono posto tra i Paesi che originano spam (l’anno scorso eravamo al quinto).

Teniamo presente che il nostro Paese risente ancora di un notevole digital divide, tecnologico – gli utenti con connessione broad band sono 13 milioni – ma anche culturale: gli utenti poco preparati, che utilizzano il computer e navigano in Internet valutando in modo errato ciò che capita davanti ai loro occhi, sono moltissimi.

Considerando che determinati fenomeni (phishing innanzitutto) sono legati ad attività truffaldine, mirate ad esempio a carpire i dati d’accesso a conti correnti bancari o i numeri di carte di credito, si può intuire quanto sia importante conoscere il problema quanto più possibile, per adottare comportamenti più “sicuri”:

“I dati relativi alle carte di credito sono sempre quelli più richiesti; con appena 30 dollari è possibile acquistare numeri di carte di credito, mentre liste di indirizzi e account di e-mail oscillano tra 1 e 20 dollari, fino ad arrivare agli 850 dollari per le credenziali bancarie”

La sicurezza al 100% non esiste, ma è fondamentale un’attività di prevenzione, basata sull’adozione di corrette policy di sicurezza, ma soprattutto su un’adeguata attività di formazione. Perché – come si nota da questo video di Altroconsumo – molti utenti non conoscono i fondamenti:

 
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Pubblicato da su 22 aprile 2010 in computer, Internet, Life, Mondo, security

 

Noio vulevam savuar…

Talvolta può capitare di vedere al TG un pregevole servizio giornalistico e rimanere basiti:

Da notare la divertita reazione degli intervistati, non si capisce se dovuta alla presunta ironia della domanda o al non classificabile livello di conoscenza dell’inglese di chi maneggia il microfono.

 
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Pubblicato da su 20 aprile 2010 in Buono a sapersi, Life, media, Mondo, news

 

iTrap

Ma è solo mia l’impressione che tutto questo frenetico tam-tam attorno all’iPhone 4G (lo scoop di Gizmodo, il furto seguito dal pagamento di una sorta di riscatto, il nebuloso episodio dello smarrimento in una birreria, la lettera di Apple che sottintende la conferma che sia davvero un prototipo) possa essere frutto di un’operazione di comunicazione e di marketing? Ma valeva la pena, per sapere che sul nuovo smartphone Apple finalmente ci sarà la seconda videocamera per le videochiamate, una nuova fotocamera con flash, un display con migliore risoluzione e appositi tasti per regolare il volume?

 
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Pubblicato da su 20 aprile 2010 in news

 

Borning Post

Oltreoceano esistono due realtà di informazione – entrambe con una conquistata e riconosciuta autorevolezza – che hanno molte assonanze nel loro nome: The Washington Post e The Huffington Post (di Post, negli USA ne esistono altri, ma parlo di assonanze). Il primo, quotidiano molto autorevole, è stato fondato nel 1877 e si è guadagnato un’enorme popolarità all’inizio degli anni ’70 con l’inchiesta sul caso Watergate. Il secondo è un blog, è nato nel 2005, pubblica articoli – o meglio, post – di grandi personaggi e in poco tempo è balzato in cima alla classifica Technorati.

In Italia, con ambizioni di innovazione nel campo dell’informazione, oggi nasce Il Post.

 
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Pubblicato da su 20 aprile 2010 in media, Mondo, news

 

“Non reggerà all’appello”

Senza la segnalazione di Dario Denni mi sarei perso l’intervista di Alessandro Longo al Garante della Privacy Pizzetti sulla discussa sentenza condanna legata al caso Google-Vividown. In questo passaggio si elimina qualunque appoggio alle motivazioni legate alle presunte inadempienze in tema di privacy:

Longo: Secondo il giudice, Google avrebbe dovuto dire ai propri utenti: prima di pubblicare questo video, state attenti a non violare prima la privacy delle persone riprese, chiedete il loro consenso. Ma le norme sulla privacy non obbligano Google a fare così?

Pizzetti: NO, quest’obbligo non rientra nell’articolo 13 e non c’e’ nell’attuale diritto. Per questo motivo credo che la sentenza non reggerà all’appello.

 
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Pubblicato da su 16 aprile 2010 in Life, Mondo, news, privacy