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Archivi categoria: cellulari & smartphone

Microsoft Skype

E’ ufficiale: Microsoft ha annunciato l’acquisizione di Skype. Il comunicato ufficiale a questo link.

Doverosamente, tutti si buttano sulla notizia appena uscita. Chi con calma, chi con più fretta:

 
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Pubblicato da su 10 Maggio 2011 in business, cellulari & smartphone, Internet, Mondo, news, News da Internet, social network, tecnologia, telefonia

 

Oops, non ho messo il PaperPhone nel portafoglio

E’ leggero, flessibile e sottile come un foglio di carta, ma è dotato di caratteristiche che lo rendono uno stretto parente degli smartphone. Sviluppato da alcuni ricercatori della canadese Queen’s University, sarà presentato domani – martedì 10 maggio – a Vancouver e promette di rivoluzionare il mercato. Il suo nome è Paperphone.

Anche se il suo nome – almeno a chi non ha presente il significato anglosassone del prefisso paper – potrebbe evocare una fantasiosa invenzione di Archimede Pitagorico, questo dispositivo è realtà. Non si tratta di un concept, ne’ di un mock-up (termine con cui si indica generalmente un modello non funzionante che materializza un’idea o un progetto in fase di realizzazione): il Paperphone è funzionante e può racchiudere in se’ le feature che contraddistinguono i supercellulari di oggi. Con il plusdi un display sottile e flessibile che stravolge il concetto di interfaccia touchscreen in quanto consente di gestire determinate funzioni non semplicemente perché viene toccato, ma in quanto opportunamente piegato o sfogliato.

Quali funzioni? Tutte quelle ormai consolidate sugli smartphone: da quelle telefoniche (conversazioni, messaggi) a quelle multimediali (riprodurre contenuti musicali o video), dalla memorizzazione di dati all’accesso a Internet, fino alla riproduzione di e-book

Tecnicamente si tratta di un display digitale da 9,5 pollici con tecnologia e-ink (quella utilizzata appunto negli e-reader come il Kindle, che ha il vantaggio di riprodurre l’effetto della carta stampata e non comporta affaticamento visivo), integrato da un circuito stampato elastico e flessibile con cinque sensori in grado di ricevere comandi (dati dall’utente appunto piegando o sfogliando il display) e trasformarli in istruzioni da seguire grazie ad un software in grado di tradurre posizione e direzione.

“Questo è il futuro. Ogni dispositivo mobile sarà simile a questo entro cinque anni” ha dichiarato con convinzione Roel Vertegaal, direttore del Queen’s University Human Media Lab e responsabile del team che ha sviluppato la nuova tecnica, definita bend gestures. Su Androidcommunity.com, in base ai menu visualizzati nel video riprodotto nel seguito, si suppone che alla base di questa tecnologia ci sia il sistema operativo Android.

Maggiori dettagli tecnici e altre informazioni saranno probabilmente rese note domani, in occasione della presentazione che avrà luogo durante la conferenza dell’Association for Computing Machinery’s Computer Human Interaction a Vancouver, in Canada. Sarà particolarmente interessante coglierne il seguito, per capire quale futuro potrebbe avere l’applicazione di questa tecnologia nel mondo dei dispositivi mobili.

Per il momento si tratta di un’intrigante novità, ma è prematuro parlare ora di che impatto potrebbe avere sul mercato degli smartphone: il primo passo da compiere è catturare l’interesse di almeno un produttore. Il resto si vedrà.

[pubblicato oggi dal sottoscritto su The New Blog Times]

 
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Pubblicato da su 9 Maggio 2011 in cellulari & smartphone, curiosità, e-book & e-reader, news, News da Internet

 

Smartphone spia?

Per impegni personali e di lavoro sono stato un po’ fuori dal blog, ma dal momento che qualcuno mi chiede informazioni sulla vicenda dgli smartphone che geolocalizzano gli utenti, ecco un riassunto indicativo e non esaustivo delle puntate precedenti:

  • Due esperti di sicurezza –  Pete Warden e Alasdair Allan – hanno scoperto e svelato al mondo che dentro iOS, il sistema operativo di iPhone e iPad, c’è un file non criptato denominato consolidated.db che contiene un database SQLite in cui sono memorizzate le coordinate geografiche in cui si è mosso il dispositivo. In pratica, c’è la storia dei movimenti dell’utente che possiede un iPhone o un iPad.
  • Il file – a detta di Steve Jobs – non viene trasmesso ad Apple, ma la memorizzazione è sempre attiva, anche se l’utente disattiva le funzioni di localizzazione.
  • Molti utenti e addetti ai lavori vogliono vederci chiaro e hanno denunciato Apple nella quale minacciando una class action e, già che ci sono, intendono chiedere un risarcimento danni per non avere ricevuto un’adeguata informazione preventiva; nel frattempo, dal Senato USA, una commissione ha fissato un’audizione per il 10 maggio, chiedendo chiarimenti ad Apple e Google (visto che l’argomento tocca anche il gruppo di Mountain View).
Il seguito alla prossima puntata.
 
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Pubblicato da su 26 aprile 2011 in cellulari & smartphone, Inchieste, Internet, Life, Mondo, mumble mumble (pensieri), news, News da Internet, privacy, security, social network, tecnologia, telefonia

 

Purché se ne parli

Pare che Apple non possa far uscire l’iPhone 5 a giugno.

 
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Pubblicato da su 30 marzo 2011 in cellulari & smartphone, news, News da Internet, tecnologia

 

Cellulari: la Tassa di Concessione Governativa c’è ancora

Corre voce, da alcuni giorni, che sia possibile chiedere il rimborso della Tassa di Concessione Governativa applicata sui contratti di telefonia mobile. Fermo restando che chiedere è sempre lecito, allo stato attuale è opportuno tenere presente che la richiesta potrebbe verosimilmente cadere nel vuoto perché la TCG non è mai stata abolita e va tuttora corrisposta.

Gli utenti di telefonia cellulare titolari di un contratto di abbonamento sono tenuti a pagare un balzello mensile di importo fisso, pari a 5,16 euro per i privati e 12,91 euro per le imprese (anche individuali; quest’ultima è deducibile all’80%). La tassa fu introdotta nel 1995 (ma già esisteva, per gli apparecchi radiomobili) per colpire i consumi legati ad uno status symbol: all’epoca, infatti, il telefono cellulare aveva appena cominciato a diffondersi nel mondo italiano delle TLC ed era considerato un bene voluttuario, anziché uno strumento di comunicazione. E’ per questo motivo che in Italia prosperano le utenze prepagate, su cui non grava alcuna tassa (in virtù di una presunta assenza di vincoli tra utente e operatore di telefonia mobile).

Da tempo il presupposto di esazione della TCG è decaduto, giacché il telefonino non può più essere considerato un lusso, e da tempo si parla della necessità di abolirla: da parte delle istituzioni, l’intenzione dichiarata di eliminarla è stata espressa in più occasioni. Quando nel 2007 sono stati aboliti gli odiati costi di ricarica applicati dagli operatori sulle utenze prepagate, il tema guadagnò l’attenzione del Parlamento (a partire da un’interrogazione parlamentare) e dell’Agcom (l’abolizione fu esplicitamente chiesta anche dal commissario Enzo Savarese all’allora ministro per lo Sviluppo economico Pierluigi Bersani,  esortato ”a trovare il modo di eliminare la tassa di concessione governativa, che non favorisce un sano equilibrio del mercato”).

Intenti dichiarati e rimasti senza seguito, ma per un motivo intuibilmente semplice e più che mai d’attualità: lo Stato non ha interesse ad abolire questa entrata che vale centinaia di milioni di euro, esattamente come non ha mai eliminato l’imposizione di accise dell’anteguerra sul prezzo della benzina. Da cosa sono state originate, dunque, le voci della possibilità di abolire l’odiata TCG? Alcune recenti sentenze della Commissione Tributaria Regionale del Veneto (che, a onor del vero, sono state precedute da altre sentenze analoghe emesse da altre Commissioni) hanno confermato l’illegittimità dell’applicazione della tassa per i comuni in quanto Amministrazioni pubbliche, in virtù di quanto stabilito dal Codice delle Comunicazioni che ha abrogato la licenza di esercizio (art 218).

Si tratta di sentenze, che valgono per i casi per cui sono state emesse: non costituiscono norma per tutte le fattispecie analoghe, dal momento che nell’ordinamento giuridico italiano un precedente giurisprudenziale non è assolutamente vincolante per un giudice.

Tutto ciò, comunque, non toglie valore alla campagnapromossa da ADOC contro l’applicazione della TCG, avviata proprio in seguito a tali sentenze. Nell’ambito dell’iniziativa, l’associazione invita i consumatori ad inviare al proprio gestore di telefonia mobile – che riscuotendo la tassa agisce da sostituto di imposta – una lettera di diffida con cui chiedere il rimborso della TCG corrisposta negli ultimi tre anni (per un massimo di 185,76 euro per i privati e di 464,76 per i titolari di contratti aziendali), scaricando di fatto sulle compagnie telefoniche l’incombenza di rivalersi sullo Stato.

A livello commerciale, per iniziativa unilaterale di operatori di telefonia mobile, esistono già piani tariffari (denominati ad esempio Tasso zeroNo Tax) che, nominalmente, prevedono uno sconto pari all’importo della TCG, che al cliente è certamente gradito, ma non c’è nessun regalo: dal momento che la compagnia è sempre obbligata a girare allo stato l’importo della tassa per ogni abbonamento sottoscritto, verosimilmente il piano tariffario ha una composizione tale da garantire comunque, con i consumi addebitati al cliente, la copertura dell’importo che viene formalmente defalcato a titolo di sconto.

Non esistendo oggi una norma che assicuri anche ad aziende e privati l’inapplicabilità di tale tassa, è facile prevedere che gli operatori lascino cadere nel vuoto ogni richiesta, nella certezza di non incorrere in alcuna illegittimità. Tuttavia è auspicabile, da parte loro, un impegno congiunto con le associazioni di difesa dei consumatori presso le istituzioni, affinché l’ingiustificata TCG venga definitivamente eliminata.

Inutile illudersi che ciò possa avvenire in tempi brevi, ma nella prospettiva che il sogno si possa concretizzare, è necessario fin da subito lavorare in previsione di una contromossa: l’eventualità di una rimodulazione fiscale (l’introduzione di una nuova imposta in seguito al contentino dato dall’eliminazione della TCG) è ampiamente prevedibile.

[pubblicata oggi dal sottoscritto su The New Blog Times]

 

Editori, Google promette di più (e chiede meno)

One Pass

Debutta One Pass, servizio di news a pagamento firmato Google e pensato in primis per la fruizione da applicazioni per smartphone e tablet, oltre che da qualunque dispositivo connesso al web. Reuters spiega:

Gli editori potranno far pagare per i contenuti in vari modi, tra cui l’abbonamento, l’accesso a tempo o la vendita di singoli articoli, come ha detto Google oggi in un post nel blog aziendale.

Il servizio, inoltre, consente agli editori di fornire agli abbonati al cartaceo il libero accesso ai contenuti digitali.

Google ha detto che “One Pass” è disponibile in Canada, Francia, Germania, Italia, Spagna, Gran Bretagna e Stati Uniti.

Per quanto riguarda l’aspetto del revenue sharing, il modello del sistema di abbonamenti prevede – leggo dal WSJ – che a Google spetti il 10% degli introiti, mentre il rimanente 90% rimanga nella tasca degli editori. Legato a CheckOut, il servizio richiede su ogni transazione una commissione pari al 2%.

Evidente l’intento di proporre un’alternativa al sistema in-app sviluppato per iTunes, sia agli utenti Android – che possono acquistare anche un solo contenuto – che agli editori, a cui Apple lascia una percentuale inferiore, il 70%. Questo fattore, però, potrebbe non essere sufficiente a motivarli ad avvalersi unicamente della distribuzione tramite la piattaforma di Google preferendola a quella di Apple: la forte presenza sul mercato di dispositivi iOS (iPad, iPhone) si traduce in volumi di vendita potenzialmente interessanti e superiori a quelli che – per il momento – esprime il mondo Android. D’altro canto un editore che avesse scelto di operare su entrambi i canali non potrebbe nemmeno pensare di giocarsi la partita con prezzi più allettanti: gli accordi che Apple ha già siglato con molti editori prevedono che questi ultimi non possano praticare prezzi inferiori presso marketplace concorrenti (si veda la diatriba dello scorso anno con Amazon).

 
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Pubblicato da su 17 febbraio 2011 in cellulari & smartphone, Internet, Links, Mondo, news, News da Internet, tablet

 

Dall’iPhone, foto da reflex. O quasi

Se siete possessori di un iPhone e la fotocamera in dotazione non soddisfa le vostre aspettative, SynthCam potrebbe fare al caso vostro: è una app, disponibile su App Store, che permette di scattare foto di qualità superiore, con soggetti messi perfettamente a fuoco e sfondi sfocati, grazie all’applicazione di tecnologie di fotografia computazionale.

Alcuni effetti, in certi casi, sono sorprendenti per una fotocamera da smarpthone. Con alcuni semplici accorgimenti è persino possibile ottenere immagini da cui spariscono le figure in movimento presenti in una foto scattata normalmente.

[via The New Blog Times + Marc Levoy]

 
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Pubblicato da su 2 febbraio 2011 in cellulari & smartphone, Life, Mondo, news, News da Internet, tecnologia

 

Facebook, non solo smartphone

Nel mondo degli smartphone, Facebook non ha avuto alcuna difficoltà a conquistarsi una posizione di rilievo negli ultimi tempo: sui supercellulari, la connettività ad Internet e la disponibilità di app per accedere al social network non mancano, indipendentemente dal sistema operativo. Ma il mondo è pieno di telefoni cellulari normali, o – per così dire – con funzioni limitate: una fetta di mercato interessante, che per Zuckerberg e soci diventerà presto terra di nuova conquista.

Quanto interessante? Non poco: come spiega ZDNet, la percentuale degli utenti di telefonia mobile esistenti al mondo che non ha uno smartphone è tra il 75 e l’80%, a seconda di quale società di ricerche di mercato si voglia prendere come riferimento (Gartner, IDC, ComScore). Si tratta in ogni caso di una maggioranza, che rappresenta un obiettivo di mercato da non perdere, dal momento che la maggior parte dei telefonini di fascia bassa viene venduta nei Paesi emergenti.

I mercati di Cina, India e America Latina sono in espansione e, per potenziale di crescita e popolazione, significano grandi numeri. Ed è proprio in questa direzione che Facebook ha guardato, quando ha pensato ad una app per telefonini basic – i cosiddetti feature phone – per consentire l’accesso al social network ad un bacino di utenza sempre più ampio. La nuova applicazione, annunciata in questi giorni, è stata realizzata in stretta collaborazione con Snaptu e viene dichiarata compatibile con oltre 2.500 modelli di cellulare con supporto Java (Nokia, Sony Ericsson, LG e altri), su cui sarà possibile condividere status update e immagini, anche se in un ambiente dal design più spartano di quello convenzionale.

Superato lo scoglio di sbarcare su un cellulare senza particolari dotazioni, si è però dovuto considerare un altro problema: l’utente che dispone di un telefonino normale non ha interesse ad utilizzarlo per navigare in Internet o per stare connesso, molto spesso non ha sottoscritto alcun piano tariffario specifico per la connettività (non gli serve, o non se lo può permettere).

La soluzione trovata da Facebook è stata brillante: una trattativa con quattordici operatori di telefonia mobile che sono stati convinti ad offrire – a coloro che scaricherannol’applicazione – novanta giorni di connettività gratuita e senza impegno di conferma, come si scelse di fare per Facebook Zero: in questo caso sarà possibile effettuare un giro di prova, al termine del quale l’utente – assicurano dallo staff del social network – sarà libero di rimanere a bordo, sottoscrivendo un piano tariffario, oppure di non accedere più al servizio.

Le compagnie telefoniche convenzionate sono Dialog (Sri Lanka), Life (Ucraina), Play (Polonia), StarHub (Singapore), STC (Arabia Saudita), Three (Hong Kong), Tunisiana (Tunisia), Viva (Repubblica Dominicana) e Vodafone (solo per la Romania). Seguiranno Mobilicity (Canada), Reliance (India), Telcel (Messico), TIM (inizialmente nel solo Brasile) e Vivacom (Bulgaria).

[oggi su The New Blog Times]

 
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Pubblicato da su 21 gennaio 2011 in cellulari & smartphone, Life, news, News da Internet, social network

 

Soft SIM, Apple ci ripensa. Per ora

Pare che Apple voglia rimettere nel cassetto il suo progetto di svincolare iPhone e iPad dalle SIM degli operatori di telefonia mobile. Secondo The Sunday Telegraph ha funzionato il braccio di ferro minacciato dalle telco, che avevano minacciato di non pagare più ad Apple gli iPhone consegnati a costo zero agli utenti come contropartita della sottoscrizione di un contratto biennale, qualora il progetto si fosse concretizzato.

Nell’articolo del Telegraph si legge che una fonte (un operatore di telefonia) avrebbe detto che stavolta Apple è tornata indietro sui propri passi, con la coda tra le gambe. C’è da crederci?

 
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Pubblicato da su 22 novembre 2010 in cellulari & smartphone, Life, Mondo, news, News da Internet, telefonia

 

Le parole sono importanti. Come il WiFi libero

Qualcuno la reputa la notizia del giorno, ma credo sia necessario aspettare: la vera notizia arriverà tra qualche settimana.

Dopo la sua recente visita in Israele, ha detto ancora Maroni, nel corso della quale ha incontrato il responsabile dell’antiterrorismo di Gerusalemme, “ho valutato che si possa procedere all’abolizione delle restrizioni del decreto Pisanu, che scade il 31 dicembre, e dal 1 gennaio introduciamo la liberalizzazione dei collegamenti wi-fi attraverso gli smartphone”. “Da qui a dicembre -ha concluso Maroni- valuteremo quali siano gli adeguati standard di sicurezza e dal 1 gennaio i cittadini saranno liberi di collegarsi ai sistemi wi-fi senza le restrizioni introdotte 5 anni fa e che oggi sono superate dall’evoluzione tecnologica”.

A parte il fatto che l’accesso libero al WiFi non si fa solo tramite smartphone (approssimazione o assurdità? per ora non alzerò il sopracciglio), non c’è nessun motivo per festeggiare. Il ministro Maroni non ha ancora detto nulla sulle misure di sicurezza che saranno introdotte in luogo dell’articolo 7 del Decreto Pisanu: per ora si sa solo che potrebbe non essere più necessaria l’identificazione dell’utente con un documento di identità.

E’ la conclusione più ovvia che si può trarre dalle parole del ministro e dalla frase “pur mantenendo adeguati standard di sicurezza, è previsto il superamento delle restrizioni al libero accesso alla rete WiFi” che si trova nel comunicato stampa diffuso oggi da Palazzo chigi.

Di questi fatti e della prospettiva dell’introduzione di forme di tracciabilità, parlerò più diffusamente lunedì su The New Blog Times.

Per ora buon week-end.

 
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Pubblicato da su 5 novembre 2010 in cellulari & smartphone, computer, Internet, Life, Mondo, news, News da Internet, privacy, security, tecnologia

 

Forse non fa per me…

…visto che io mi comporto così già adesso

[spot segnalato da Max]

 
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Pubblicato da su 15 ottobre 2010 in cellulari & smartphone, Life, Mondo, news

 

Windows Phone 7: prima in Italia, poi negli USA

Sono piuttosto curioso di vedere Windows Phone 7 e come verrà accolto in Italia, un mercato ritenuto importante. Già, perché il nuovo sistema operativo è stato presentato ieri e – udite, udite! -sul mercato italiano arriverà il 21 ottobre, prima del suo sbarco negli USA, con lo smartphone LG Optimus 7 che costerà 399 euro.

 
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Pubblicato da su 12 ottobre 2010 in cellulari & smartphone, Life, Mondo, news, telefonia

 

iBroken

Quando Steve Jobs ha presentato l‘iPhone 4, ne ha sottolineato la qualità dei materiali declamando compiaciuto la frase “vetro davanti e dietro, acciaio sui lati… proprio splendido”. Peccato che non stesse presentando un manufatto di artigianato, ma un oggetto portatile che verosimilmente può cadere dalle mani, dalle tasche, dalle borse (è sufficiente inciampare) o dalla scrivania.

Ora, qualcuno obietterà che per preservare l’apparecchio esistono bumper, gusci, fodere e custodie realizzate ad hoc, e su questo siamo d’accordo. Ma un oggetto presentato come splendido, intenzionalmente prodotto con materiali ricercati – e non proprio usuali – che ne evidenziano una già ostentata pretesa di esclusività, può essere nascosto da un bumper? Personalmente ritengo di no, per coerenza.

Il problema è che si va incontro ad alcuni rischi:

via Manteblog

 
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Pubblicato da su 5 ottobre 2010 in cellulari & smartphone, Mondo, telefonia

 

Forse non tutti gli utenti di Android sanno che…

Due terzi delle applicazioni disponibili su Android Market possono costituire un rischio per la privacy degli utenti che le utilizzano. Lo sottolinea una ricerca condotta da un team formato da ricercatori provenienti dalla Duke University e dalla Penn State University in collaborazione con Intel Labs su un campione di software diffusi dalla piattaforma riservata agli smartphone dotati del sistema operativo made by Google.

Tra le applicazioni da analizzare sono state scelte quelle che richiedono l’accesso a dati personali e quelle di geolocalizzazione (una trentina di applicazioni in tutto sulle 358 selezionate fra le più diffuse), che spesso hanno come effetto collaterale l’invio frequente di informazioni a server esterni. Un’attività di cui l’utente finale, spesso, non è affatto consapevole.

L’analisi è stata svolta con l’utilizzo di TaintDroid, una soluzione che consente di tenere sotto controllo le applicazioni e le informazioni che trasmettono fin dal momento della loro installazione, che ha fatto emergere come determinati software acquisiscano e trasmettano numeri di telefono, ID dell’apparecchio, posizionamento dell’utente.

La giustificazione di Google – che si discolpa trasferendo all’utente la responsabilità della fuga indesiderata di informazioni a causa di applicazioni da lui stesso scelte – non sembra sufficiente ai ricercatori, che auspicano maggiore trasparenza sulle dinamiche di funzionamento delle applicazioni.

Sul piano formale, a mio avviso, Google e il team di sviluppo di Android possono al massimo essere ritenuti corresponsabili, insieme agli sviluppatori delle applicazioni: questi ultimi dovrebbero dare modo agli utenti di conoscere le implicazioni derivanti dall’utilizzo dei loro programmi; l’Android Market, dal canto suo, potrebbe imporre questa trasparenza e fissarla come requisito indispensabile per ottenere la distribuzione delle applicazioni.

Chi fosse curioso di vedere TaintDroid al lavoro può dare un’occhiata qui:

 
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Pubblicato da su 1 ottobre 2010 in Buono a sapersi, cellulari & smartphone, Internet, Life, Mondo, news, privacy, security, tecnologia, telefonia

 

Geolocalizzatevi con prudenza

Facebook Places, a un mese dal lancio USA, è sbarcato in Italia come Luoghi di Facebook. Tutti gli appassionati sono attesi al check-in. Leggere attentamente le avvertenze e le modalità d’uso. In ogni caso, localizzatevi con prudenza 😉