E’ ufficiale: Microsoft ha annunciato l’acquisizione di Skype. Il comunicato ufficiale a questo link.
Doverosamente, tutti si buttano sulla notizia appena uscita. Chi con calma, chi con più fretta:
E’ ufficiale: Microsoft ha annunciato l’acquisizione di Skype. Il comunicato ufficiale a questo link.
Doverosamente, tutti si buttano sulla notizia appena uscita. Chi con calma, chi con più fretta:
Pubblicato da db su 10 Maggio 2011 in business, cellulari & smartphone, Internet, Mondo, news, News da Internet, social network, tecnologia, telefonia
A chi segue con un minimo di attenzione ciò che accade nel mondo e nella Rete, non servivano le dichiarazioni di Julian Assange per comprendere le potenzialità di Facebook come macchina di spionaggio: il database di informazioni personale è ricchissimo, ma ognuno di noi può scegliere di non iscriversi, oppure di farlo senza condividere informazioni personali, di registrarsi e selezionare con attenzione cosa condividere e cosa tenere per se’, o addirittura di eleggere il social network a diario personale, registrandovi vita, morte e miracoli.
In tutte queste opzioni non c’è davvero nulla di male: il male risiede ovviamente altrove, nelle intenzioni e negli obiettivi di chi potrebbe fare un uso non corretto, fraudolento, disonesto o morboso delle informazioni altrui, ed è per questo motivo che è necessario fare attenzione a ciò che si rende pubblico della propria vita privata.
Al netto delle considerazioni di Assange, disponibili nell’intervista da lui rilasciata a Russia Today , e degli ovviamente prevedibili disclaimer di Mark Zuckerberg – a cui conviene evidenziare la non pericolosità del social network che permette a lui e soci di campare più che dignitosamente – non si può non ricordare quanto rilevato tre anni or sono da Tom Hodgkinson sul Guardian in merito a chi effettivamente sostiene il business legato al network di cui Zuckerberg rivendica la paternità.
Oltre al finanziere Peter Thiel, ricorda l’autore dell’articolo, nel board dell’azienda che è alle spalle di Facebook siede anche Jim Breyer, che ha contribuito a finanziare il business con oltre 12 milioni di dollari. Uno dei contributi più significativi (27,5 milioni di dollari) proviene però dalla Greylock Venture Capital, il cui Advisory Partner Howard Cox figura anche nel team di direzione di In-Q-Tel, organizzazione la cui mission viene ostentata già dalla homepage del relativo sito web:
In-Q-Tel identifies, adapts and delivers innovative technology solutions to support the missions of the Central Intelligence Agency and the broader U.S. Intelligence Community.
Comprendendo che Central Intelligence Agency è l’acronimo di CIA e che si parla della più ampia U.S. Intelligence Community, potremmo dedurre l’esistenza di una sorta di legame, seppur non diretto ed esplicito, con i servizi di intelligence americani e concludere che, forse, dietro al business ufficiale del social network più grande del mondo si potrebbero nascondere altri occhi e altre orecchie.
Consideriamo però che, prima di tutto, dovrebbe essere il buon senso a suggerirci di muoverci ovunque, nel mondo reale come in Rete, con la dovuta cautela e senza dimenticare ciò che ci viene offerto al di fuori di Facebook: dai servizi di geolocalizzazione a Google e alla pubblicità contestuale, le dimostrazioni di una privacy sempre più difficile da difendere non mancano.
Il problema nasce – come molte altre cose – fuori dalla Rete: quanti di noi si sono mai fermati a pensare che alcuni momenti della nostra vita possono essere tracciati quotidianamente, ad esempio attraverso l’utilizzo delle carte fedeltà del supermercato, che consentono all’utente di accedere a sconti e promozioni, mentre chi le ha emesse può accede a una serie di preziose informazioni sulle abitudini di spesa degli utenti registrati?
L’aspetto “privacy fuori dal web”, che potrebbe apparire una divagazione, è invece molto pertinente al tema della spiabilità degli utenti di Facebook e di altri servizi disponibili via Internet: dal punto di vista dell’utente, si tratta pur sempre di informazioni condivise con altre persone, non sempre conosciute, ed è una condivisione che ha luogo a motivo di una scelta ben precisa, operata più o meno consapevolmente.
Talvolta, pertanto, prima di puntare il dito contro uno spione, sarebbe opportuno capire se non si è confidato qualcosa di troppo a chi non lo meritava, riflettere sulle conseguenze delle proprie scelte e, nel caso dei social network o di altre innovazioni che caratterizzano il cosiddetto web 2.0, capire cosa valga realmente la pena condividere con altri (dagli amici al mondo intero) e cosa sia meglio mantenere in un ambito più riservato.
[pubblicato oggi dal sottoscritto su The New Blog Times]
Pubblicato da db su 6 Maggio 2011 in Buono a sapersi, Internet, Life, mumble mumble (pensieri), news, News da Internet, privacy, security, social network, tecnologia
Per impegni personali e di lavoro sono stato un po’ fuori dal blog, ma dal momento che qualcuno mi chiede informazioni sulla vicenda dgli smartphone che geolocalizzano gli utenti, ecco un riassunto indicativo e non esaustivo delle puntate precedenti:
Pubblicato da db su 26 aprile 2011 in cellulari & smartphone, Inchieste, Internet, Life, Mondo, mumble mumble (pensieri), news, News da Internet, privacy, security, social network, tecnologia, telefonia
La puntata di Report andata in onda ieri sera ha proposto un servizio – intitolato Il prodotto sei tu – che ha affrontato una serie di tematiche legate ad Internet, riscuotendo dissensi e apprezzamenti che la rete ha registrato e continua a registrare (ad esempio su Friendfeed, Twitter e altrove).
Le tematiche erano molte, tutte interessanti e riconosco che non fossero semplici da affrontare: Report ha toccato praticamente tutti gli argomenti di maggiore attualità come Facebook, gli altri social network, Groupon, Google, il business dell’advertising, la profilazione degli utenti, Wikipedia, YouTube, lo spam, il phishing, il furto di dati personali e di identità, la pirateria e molto altro ancora. Un punto di merito (quando mai una trasmissione televisiva si è occupata di questi argomenti) che però temo sia stato annullato per il fatto di aver scelto di parlarne nell’arco di un’ora e un quarto, cosa che ha comportato una trattazione molto sintetica.
Esistono più modi per spiegare un argomento: Report ieri sera ha puntato molto sui servizi esistenti oggi in Internet e sui rischi che si possono correre utilizzandoli in modo incauto, consegnando ai telespettatori un quadro dipinto con toni allarmistici, perché in buona parte comprensibile a persone che già si intendono di Rete (e che già sono a conoscenza dei vari aspetti trattati).
Sarebbe stato invece interessante, a mio avviso, toccare meno tematiche e metterne in luce pro e contro: se si parla di social network e si pone l’accento sul fatto che spesso possono essere effettivamente una vetrina indesiderata o un veicolo di futilità, si può evidenziare serenamente il fatto che è possibile condividere e far sapere ad altri solo ciò che si vuole, che l’utente può scegliere come utilizzare certi servizi evitando di diventare un bersaglio pubblicitario, aggiungendo magari il ruolo positivo assunto da Facebook e Twitter come veicolo di informazione indipendente e strumento di comunicazione usato dalle popolazioni di Iran, Egitto e Tunisia durante i periodi delle recenti proteste; se si parla di spam, phishing o di furto di dati personali a una persona che neppure sospetta di poterne essere vittima, vale la pena di darle indicazioni realmente utili su come difendersi e non di generare sconforto e timore nell’utilizzo di Internet e della posta elettronica. Queste, a onor del vero, sono un po’ limitative:
Che sia opportuno utilizzare una password differente per ogni servizio utilizzato è vero, ma non è una novità che dovevamo apprendere dalla Nasa. Per il resto, talvolta effettivamente è efficace inoltrare una denuncia al Garante della Privacy per aver ricevuto mail indesiderate. Peccato che al Garante italiano sia poco utile denunciare spam proveniente da indirizzi mail di server non italiani, e che una password di almeno quattro caratteri sia più facilmente identificabile di una password più lunga e articolata. Certo, doversi ricordare (e trascrivere) molte lunghe password può essere una seccatura, ma ritrovarsi con un addebito indesiderato sul conto corrente (o un altro problema analogo da risolvere) per essere stati incauti lo è ancora di più.
Pubblicato da db su 11 aprile 2011 in media, news, News da Internet, social network
Pare che Google intenda giocarsi una nuova carta sul tavolo dei social network. Non c’è due senza tre: dopo Wave e Buzz (sostanzialmente due flop), sarebbe quindi il turno di Circles
L’ultima soluzione di social networking con cui Google – probabilmente da maggio – (ri)tenterà di entrare nel mercato dominato da Facebook prevede una suddivisione dei rapporti di amicizia in sottoinsiemi diversi per categoria (questi dovrebbero essere i circoli, o cerchi). Questi sono gli unici dettagli, se così possono essere chiamati, diffusi in rete sul nuovo progetto del gruppo.
Per saperne di più è meglio aspettare la presentazione… buttata lì in questo modo, non mi sembra niente di più promettente dei precedenti, ma non credo che Google voglia ricadere nello stesso errore per la terza volta. Sarebbe autolesionismo.
Pubblicato da db su 13 marzo 2011 in Internet, news, News da Internet, social network
Non è certo con notizie come queste che il web guadagna punti di fronte ai detrattori che lo demonizzano, ma si tratta pur sempre di esempi di utilizzo di un utile strumento di comunicazione:
AGI – Trova uomo in camera e chiede aiuto al fidanzato via Facebook
Quando erano da poco passate le 5 del mattino, la giovane si e’ svegliata di soprassalto, accorgendosi della presenza di un uomo sdraiato accanto a lei nel letto, che aveva iniziato a palpeggiarla nelle parti intime. A quel punto, opponendosi con forza, la donna ha cercato di fuggire dalla stanza trovando pero’ la porta chiusa.
Grazie alle urla della giovane pero’, l’uomo ha desistito dai suoi intenti e ha aperto la porta della camera. E’ a questo punto che la donna, rientrata in stanza, dopo aver visto l’uomo uscire, in stato di shock ha contattato su Facebook il suo fidanzato in Cile, il quale e’ riuscito a mettersi in contatto tramite Skype con la Polizia Municipale di Roma che ha immediatamente girato la richiesta d’aiuto alla Sala Operativa della Questura […] I poliziotti, grazie alla descrizione fornita dalla ragazza, si sono messi subito sulle tracce dell’uomo, riuscendo nel giro di pochi minuti ad individuarlo.
Pubblicato da db su 30 gennaio 2011 in Internet, Life, Mondo, news, News da Internet, social network, tecnologia, TLC
Nel mondo virtuale di Facebook c’è posto per tutti e per tutto. Fino ad oggi, a livello sperimentale, c’è stato posto anche per i Facebook Credits, una moneta virtuale utilizzabile nell’acquisto di regali o beni (ovviamente virtuali) da impiegare in applicazioni e giochi come Farmville o Cityville, in cui era possibile spendere anche gemme, diamanti, dobloni e punti guadagnati con il sudore – anch’esso virtuale – della propria fronte. Tra sei mesi, però, il Credit si avvierà verso la funzione di moneta unica. Con implicazioni niente affatto virtuali.
La storia delle monete virtuali nate per il web ha avuto inizio oltre dieci anni fa: a qualcuno l’argomento potrebbe ricordare – con pietà – i Beenz e i Flooz, sorti come prime web currency alla fine degli anni ’90 e tramontati all’inizio del nuovo millennio. L’accostamento, però, sarebbe più azzeccato con i Linden Dollar, una valuta nata nell’ambiente virtuale di Second Life e riconvertibile in moneta reale in funzione del cambio in vigore.
In Facebook, il Credit introdotto per gioco ha un controvalore di dieci centesimi di dollaro (un dollaro vale dieci Credit) e sarà da luglio l’unica moneta di scambio adottabile per applicazioni e giochi, nell’ambito di un modello economico e di business in cui – secondo il sistema di revenue sharing – una parte dei ricavi entra nelle casse del social network.
Una ripartizione che non prevede trattativa, a meno che non si abbia la voce abbastanza grossa per negoziare: Zynga ed Electronic Arts hanno battuto i pugni per mesi e sono riuscite a strappare ai vertici di Facebook un accordo quinquennale per farsi applicare condizioni più favorevoli di quelle standard (70% allo sviluppatore e 30% alla piattaforma social network). Ma è opportuno sottolineare che Zynga, ad esempio, è l’azienda che ha realizzato Farmville, Petville, Café World, Treasure Isle e Mafia Wars, giochi – o meglio, applicazioni di social gaming – che generano un volume d’affari considerevole: per questo settore, nelle stime diffuse da eMarketer, si prevede che il fatturato nel 2011 tocchi per la prima volta il miliardo di dollari.
Cifre di tutto rispetto, che inducono a credere che l’utilizzo del Credit possa interessare ad un numero sempre maggiore di soggetti. La supposizione è resa ancor più verosimile da quanto annunciato da Deborah Liu nel blog di FB: la manager of product marketing for Facebook Credits and Games at Facebook ha infatti spiegato al socialmondo che – sebbene sia possibile continuare ad utilizzare altre “divise” – a chi utilizzerà i Credit, Facebook offrirà incentivi, in termini di accesso in anteprima a nuove feature e di maggiore visibilità nella promozione di applicazioni e giochi.
Come detto sopra, è a tutti gli effetti un elemento di un modello di business che potrebbe trasformarsi in uno strumento di pagamento e porsi in concorrenza a soluzioni già esistenti: non si può escludere che in un futuro non troppo lontano, accanto alle voci contrassegno, bonifico bancario, carta di credito e PayPal, possa trovare posto anche la voce Facebook Credits, riesumando – con un altro nome – il concetto di quel Facebook Wallet annunciato qualche anno fa e poi rimasto nel cassetto. In quel caso, però, il gruppo di Mark Zuckerberg e soci dovrebbe pensare di darsi un diverso assetto finanziario. Sempre che l’iter non sia già stato avviato.
[pubblicato oggi su The New Blog Times]
Pubblicato da db su 26 gennaio 2011 in business, Internet, Life, Mondo, news, News da Internet, social network, tecnologia
Nel mondo degli smartphone, Facebook non ha avuto alcuna difficoltà a conquistarsi una posizione di rilievo negli ultimi tempo: sui supercellulari, la connettività ad Internet e la disponibilità di app per accedere al social network non mancano, indipendentemente dal sistema operativo. Ma il mondo è pieno di telefoni cellulari normali, o – per così dire – con funzioni limitate: una fetta di mercato interessante, che per Zuckerberg e soci diventerà presto terra di nuova conquista.
Quanto interessante? Non poco: come spiega ZDNet, la percentuale degli utenti di telefonia mobile esistenti al mondo che non ha uno smartphone è tra il 75 e l’80%, a seconda di quale società di ricerche di mercato si voglia prendere come riferimento (Gartner, IDC, ComScore). Si tratta in ogni caso di una maggioranza, che rappresenta un obiettivo di mercato da non perdere, dal momento che la maggior parte dei telefonini di fascia bassa viene venduta nei Paesi emergenti.
I mercati di Cina, India e America Latina sono in espansione e, per potenziale di crescita e popolazione, significano grandi numeri. Ed è proprio in questa direzione che Facebook ha guardato, quando ha pensato ad una app per telefonini basic – i cosiddetti feature phone – per consentire l’accesso al social network ad un bacino di utenza sempre più ampio. La nuova applicazione, annunciata in questi giorni, è stata realizzata in stretta collaborazione con Snaptu e viene dichiarata compatibile con oltre 2.500 modelli di cellulare con supporto Java (Nokia, Sony Ericsson, LG e altri), su cui sarà possibile condividere status update e immagini, anche se in un ambiente dal design più spartano di quello convenzionale.
Superato lo scoglio di sbarcare su un cellulare senza particolari dotazioni, si è però dovuto considerare un altro problema: l’utente che dispone di un telefonino normale non ha interesse ad utilizzarlo per navigare in Internet o per stare connesso, molto spesso non ha sottoscritto alcun piano tariffario specifico per la connettività (non gli serve, o non se lo può permettere).
La soluzione trovata da Facebook è stata brillante: una trattativa con quattordici operatori di telefonia mobile che sono stati convinti ad offrire – a coloro che scaricherannol’applicazione – novanta giorni di connettività gratuita e senza impegno di conferma, come si scelse di fare per Facebook Zero: in questo caso sarà possibile effettuare un giro di prova, al termine del quale l’utente – assicurano dallo staff del social network – sarà libero di rimanere a bordo, sottoscrivendo un piano tariffario, oppure di non accedere più al servizio.
Le compagnie telefoniche convenzionate sono Dialog (Sri Lanka), Life (Ucraina), Play (Polonia), StarHub (Singapore), STC (Arabia Saudita), Three (Hong Kong), Tunisiana (Tunisia), Viva (Repubblica Dominicana) e Vodafone (solo per la Romania). Seguiranno Mobilicity (Canada), Reliance (India), Telcel (Messico), TIM (inizialmente nel solo Brasile) e Vivacom (Bulgaria).
[oggi su The New Blog Times]
Pubblicato da db su 21 gennaio 2011 in cellulari & smartphone, Life, news, News da Internet, social network
Su gentile invito ricevuto da gp2b.com, ieri sono riuscito ad aprire un account su Quora, la nuova piattaforma di Q&A che aggiunge un tocco social ai non nuovi servizi di “condivisione della conoscenza” (fra i più famosi ricordo Yahoo! Answers).
A un anno dal suo debutto e sei mesi dopo l’avvio della private beta, Quora sta registrando un impennata di iscrizioni, in buona parte dovuta ai rimbalzi internazionali delle lusinghiere impressioni pubblicate da Robert Scoble, che nel suo blog Scobleizer vede Quora fra le più importanti innovazioni nel mondo blogging degli ultimi dieci anni, e dei numerosi post pubblicati da TechCrunch.
La prima impressione che traggo è che il fulcro di Quora è l’utente: l’aggiornamento dei contenuti è continuo e tutti gli utenti iscritti vi possono contribuire per renderne più attendibili i contenuti, alla stessa stregua di Wikipedia. L’approccio, anziché essere enciclopedico, è semplificato nel formato di domande e risposte – classificate per argomento e linkate tra loro, se riguardanti lo stesso tema – che mira alla costituzione di una community.
La seconda è che la media degli argomenti che sta a cuore ai quoristi italiani mi sembra di alto livello (siamo ad un passo dai quesiti esistenziali), mentre noto meno sussiego da parte di altri utenti, che pongono domande su temi più quotidiani e circoscritti, ma credo che il livello si omogeneizzerà, a beneficio di un bacino di utenza in espansione che comprenderà, oltre al segmento molto professional attuale, anche il comune internauta che fino a ieri si sarebbe rivolto a Yahoo!Answers e simili.
Pubblicato da db su 14 gennaio 2011 in Internet, Life, Mondo, news, News da Internet, social network
Un tempo il viola era solo il colore da evitare nel mondo dello spettacolo (perché è il colore dei paramenti sacri utilizzati in Quaresima, periodo in cui un tempo erano vietati gli spettacoli pubblici, e quindi sinonimo di non lavoro). Ora qualcuno dice che anche Facebook non lo gradisce, ma forse si è trattato di un falso allarme.
Pubblicato da db su 13 dicembre 2010 in Internet, Life, Mondo, news, News da Internet, social network
E’ il bar il social network piu’ amato dagli italiani (AGI).
Dal calcio alla politica, dai datori di lavoro alle star di Hollywood, questi alcuni degli “argomenti da bar” piu’ discussi dagli italiani. Ma tra “calciologhi” e “vippologhi”, alla fine i veri opinion maker sono gli esperti di aperitivi. E’ quanto emerge da uno studio promosso da un’azienda leader negli aperitivi sul mercato italiano e condotto su 480 barman, gestori, proprietari di bar ed esperti del settore, attraverso un monitoraggio di 1.200 soggetti (uomini e donne tra i 18 e i 55 anni) sul loro rapporto con il bar, studio realizzato sui piu’ importanti social network (Facebook e Twitter) e blog attraverso la raccolta di messaggi, post e commenti sull’argomento. Tra un aperitivo, un espresso o un panino, dal lunedi’ alla domenica sono circa 15 milioni gli italiani (dati Fipe 2009) che vanno al bar. Un locale pubblico (sono ben 121mila in Italia, dato Fiepet-Confesercenti 2010) e’ il luogo dove la gente sembra farsi una vera opinione su tutto cio’ che succede nel mondo. Ma quali sono gli argomenti piu’ discussi? Sulla bocca di tutti c’e’ al primo posto la politica (48 per cento), che batte il Calcio (42 per cento) e lavoro (37 per cento), oltre ad argomenti piu’ leggeri come il gossip (35 per cento), che ha la meglio persino sullo shopping (33 per cento) e sul cinema (25 per cento). Attraverso gli argomenti e le abitudini, e’ possibile dividere i clienti in varie “tribu'”, che svolgono un ruolo diverso all’interno del bar. Su tutti i piu’ influenti sono gli “aperitivologhi” (45 per cento). Sono loro a parlare degli argomenti piu’ svariati, “decidere” chi sara’ il prossimo presidente del Consiglio (47 per cento), quale sara’ il ‘must have’ in fatto di moda (33 per cento) o il film giusto da guardare al cinema (25).
Pubblicato da db su 8 novembre 2010 in news, News da Internet, social network
Ha suscitato scalpore la notizia esclusiva riferita dall’edizione online de L’Espresso e relativa ad un accordo siglato tra Facebook e la Polizia delle Comunicazioni che – primo caso tra gli organismi di pubblica sicurezza in Europa – le consentirebbe di effettuare controlli approfonditi sugli utenti del social network senza dover chiedere nulla alla magistratura. Notizia che, però, è stata vigorosamente smentita dai vertici della stessa Polizia Postale.
In virtù dell’accordo, agli investigatori italiani sarebbe stata dunque concessa una “corsia preferenziale” utilizzabile “soprattutto nella lotta alla pedopornografia, al phishing e alle truffe telematiche, ma anche per evitare inconvenienti ai personaggi pubblici i cui profili vengono creati a loro insaputa”. Obiettivi conseguibili operando – secondo l’articolo – in deroga alle normative che prevedono l’applicazione e il rispetto un iter autorizzativo, come la Protezione Civile per le operazioni di emergenza.
Alla legittimità degli intenti anticrimine di questa iniziativa si contrappongono però alcune condivisibili perplessità, altrettanto legittime: innanzitutto – se l’indiscrezione corrispondesse a verità – sarebbe opportuno capire entro quali confini si potrebbe muovere la Polizia. Va da se’ che l’utilità dell’analisi di un profilo si potrebbe spingere a tutto, dagli status update (incluse le informazioni di geolocalizzazione), alle foto, fino alla cronologia delle chat, configurando un’attività di perquisizione e intercettazione di contenuti digitali paragonabile a quella svolta dalla Polizia sulle intercettazioni telefoniche autorizzate dalla magistratura, che il Governo da tempo cerca di arginare.
Decisa la smentita del direttore centrale della Polizia Postale Antonio Apruzzese: “Figuriamoci se la polizia si mette a spiare i navigatori di Facebook. Quando la polizia postale o altri organi (Carabinieri, GdF ecc ecc.) nel condurre una indagine si trovano ad intercettare comunicazioni su Facebook, si muovono sempre con l’autorizzazione della magistratura. Anche perché nel caso contrario tutto ciò che si fa non avrebbe alcun valore processuale. Anzi se violassimo la rete senza autorizzazione della magistratura commetteremmo un reato penale“.
Apruzzese puntualizza: “Ai primi di ottobre sono venuti in Italia, dopo lunghe trattative e contatti i responsabili di Facebook al massimo livello accompagnati anche dai loro legali e hanno illustrato le procedure per chiedere ed ottenere l’accesso alla rete per vicende di polizia giudiziaria e, soprattutto per quali casi, in base alla legislazione anglosassone, si possono concedere le autorizzazioni. Hanno spiegato punto su punto, abbiamo stilato le linee guida e girato le direttive a tutti gli organismi di polizia italiana“.
Un incontro durato due giorni, a cui la stampa italiana aveva dato ampia pubblicità e che si era svolto in Italia, con una spedizione proveniente da Palo Alto. In una delle tante note riportate dalle agenzie di stampa il 7 ottobre si leggeva infatti:
A conclusione della due giorni sono state definite le “linee guida” che regoleranno i rapporti tecnico-operativi fra la Polizia Italiana e l’azienda statunitense con particolare attenzione agli aspetti di prevenzione e riduzione degli illeciti commessi online. Il documento riflette l’ottimo rapporto di collaborazione da tempo in atto tra il Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni e i responsabili di Facebook e potrebbe divenire a breve uno standard internazionale. Infatti, unico del suo genere, costituisce una importante innovazione nei rapporti di cooperazione internazionale tra rappresentanti del settore pubblico e privato.
L’articolo esclusivo de L’Espresso potrebbe quindi essere una libera interpretazione di quell’incontro (e questo è ciò che la smentita di Apruzzese induce a credere), oppure il resoconto di un seguito più riservato, con un nuovo incontro tenutosi a Palo Alto, su cui però non esistono ulteriori conferme.
Ciò che è certo è che, per l’ennesima volta, si parla di problemi di privacy in ordine a Facebook, che cadono appena qualche ora dopo la rivelazione di quei 6600 dollari “investiti” dall’azienda per portare a cena rappresentanti della maggioranza politica californiana e convincerli ad abbattere un disegno di legge sulla riservatezza, e qualche giorno dopo la scoperta che la piattaforma ospita da tempo applicazioni-colabrodo che diffondono dati personali a beneficio del mondo del marketing e all’insaputa dell’utente. A questo punto, per chi ancora non ha pensato all’opportunità di gestire in modo opportuno il proprio profilo su un social network, s’impone una seria riflessione.
[oggi su The New Blog Times]
Pubblicato da db su 29 ottobre 2010 in curiosità, Internet, Life, Mondo, news, News da Internet, privacy, security, social network, tecnologia
Si chiama Social Killer, ma è un social thriller: Vito di Bari ha pensato di modernizzare il concetto di romanzo a puntate, declinandolo in chiave social. Al centro della storia c’è infatti il social network Datebook, utilizzato da un serial killer per raccogliere amicizie tra cui scegliere le proprie vittime. Ma Datebook è anche il nome di un blog vero e proprio che apre i battenti proprio oggi e che è stato realizzato allo scopo di coinvolgere i lettori nella caccia all’assassino.
Il romanzo è formato da 108 capitoli, scaricabili di giorno in giorno, per quattro mesi. L’utente potrà effettuare il download di ogni capitolo sul proprio smartphone e interagire con i profili dei personaggi presenti su Facebook. L’opera non prevede un vero e proprio costo di acquisto, ad eccezione di quelli richiesti dall’operatore di telefonia mobile per la connessione necessaria ai download.
Gli utenti dotati di iPhone o iPod Touch troveranno su iTunes Store l’applicazione Social Killer e i capitoli del romanzo, nella sezione libri. I clienti Vodafone potranno invece ricevere settimanalmente tre link per scaricare su cellulare i vari capitoli del romanzo, inviando un SMS con scritto “Killer” al numero 4887700.
E’ un’iniziativa interessante, che mostra una delle possibili strade alternative che l’editoria potrebbe sperimentare.
Se vi interessa il primo capitolo, eccolo qui (grazie Vito):
1. Una piccola torcia
Se ora entrasse nella cameretta per controllare, nel letto del figlio la signora Lina vedrebbe solo una collinetta. È la sagoma di un bimbo che dorme rannicchiato sotto le coperte.
Ma non è il figlio, e non dorme.
Suo figlio è cresciuto e vive lontano, sotto quelle coperte ora c’è un altro bimbo che tiene in mano una piccola torcia e legge un libro. Fa finta di dormire e legge per ore, ha otto anni ed è il figlio della vicina, Fernanda, che abita al piano di sotto e lavora di notte.“Me lo terrebbe lei, signora Lina?” le aveva chiesto tre anni prima, dando la mano a quel ragazzino con l’aria da monello e il sorriso di un angelo. “Glielo porto alle nove e vengo a prendermelo verso le due, quando smetto di lavorare.”
“Tutte le sere?” aveva risposto la signora Lina per prendere tempo, ma aveva già deciso.
“Sì, tranne i lunedì quando riposo. Le darei qualcosa, naturalmente. Per il disturbo …”
Il bambino disturbo non gliene dava. La signora Lina si sentiva molto sola in quella casa rimasta prima orfana del marito e poi abbandonata dai figli. Le disse di accomodarsi, si misero d’accordo.
Passarono gli anni, tutte le notti Fernanda veniva a riprendersi il figlio addormentato e lo portava in braccio al piano di sotto perché si svegliasse nel suo letto dopo essersi addormentato in un altro. Lui si addormentava sempre tardi, non aveva mai voglia di dormire. Gli piaceva leggere storie fantastiche nei libri che gli comprava la mamma. Immaginava di essere un cavaliere antico, un esploratore, un pirata, uno sceriffo. Dormendo, gli sembrava di buttare via il tempo. Ma la signora Lina era inflessibile.
“Alle nove e mezza si spegne la luce e si dorme” aveva detto.
“Posso avere quella piccola torcia, mamma?” aveva chiesto il figlio alla madre, al supermercato.
Lei aveva detto di sì e così era iniziata quell’avventura segreta sotto le coperte. Al riparo dei rimproveri della signora Lina, leggeva per ore tutte le notti.“Che guaio!” pensa il bambino, chiudendo il libro “sono stato uno stupido!”
Pubblicato da db su 6 ottobre 2010 in e-book & e-reader, Internet, Life, media, news, News da Internet, social network, tecnologia
Facebook Places, a un mese dal lancio USA, è sbarcato in Italia come Luoghi di Facebook. Tutti gli appassionati sono attesi al check-in. Leggere attentamente le avvertenze e le modalità d’uso. In ogni caso, localizzatevi con prudenza 😉
Pubblicato da db su 30 settembre 2010 in business, cellulari & smartphone, Mondo, news, privacy, social network, tecnologia
Dai tweet da 140 caratteri alle foto (come quelle di Flickr) e ai video (come quelli di YouTube): Twitter, nel giro di qualche giorno, si trasformerà da piattaforma di microblogging a social network, anche se Evan Williams (uno dei papà di Twitter), rivendica l’originalità della formula: “non è un social network”. Però se farà condividere informazioni e contenuti, basandosi sul business della raccolta pubblicitaria, assomiglierà sempre di più alle piattaforme come Facebook.