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Agendadigitale.org

Nonostante in questo blog si parli spesso di tematiche tecniche, so per certo di avere lettori non tecnici. A qualcuno di loro, il termine agenda digitale farà venire in mente un organizer elettronico o un altro dispositivo simile. Ma visto che questo tema ieri si è guadagnato un’intera pagina sul Corriere della Sera e la distratta attenzione di un certo numero di lettori (anche di questo blog), è bene spiegare in poche parole di cosa si tratta.

L’agenda digitale è un programma strategico di obiettivi da seguire per eliminare il digital divide (il divario tecnologico esistente tra popolazioni di differenti aree geografiche, ma anche il gap culturale tra utenti avanzati e non) e favorire – in tutto il tessuto sociale – lo sviluppo della cultura digitale, l’applicazione delle potenzialità di Internet e delle tecnologie, per aprire nuove opportunità di sviluppo, con benefici economici e sociali, per l’intero Paese.

Quella partita ieri è una campagna di sensibilizzazione su questo tema. Ce n’è bisogno, perché – come si legge nella presentazione – la politica ha posto la strategia digitale al centro del dibattito in tutte le principali economie del mondo. Ma non in Italia. Eppure in Italia metà della popolazione usa Internet. La tecnologia è parte integrante della vita quotidiana di milioni di cittadini. Studenti, lavoratori, professionisti e imprenditori si confrontano costantemente con i rischi e le opportunità determinate dall’innovazione tecnologica.

Da parte mia, la dimostrazione che in Italia c’è molto da lavorare in questo senso, la colgo in molti aspetti della vita quotidiana, di cui si sente parlare ultimamente anche attraverso gli organi di informazione. Ecco tre esempi di iniziative che ritengo molto opportune, nate con ottime intenzioni, ma frenate da una realtà italiana fatta di digital divide tecnologico e sociale:

  • 01/02/2011 Certificati online, il server già in tilt – Obbligatorio l’invio telematico all’Inps. Ma i medici insorgono: il sistema non è ancora a posto. Nella prima giornata moltissimi medici hanno denunciato l’impossibilità di accedere al sistema.
  • 28/12/2010 Fotovoltaico, impossibile la comunicazione telematica di fine lavori – Il portale del GSE risulta inaccessibile per molti operatori obbligati a trasmettere la comunicazione di fine lavori entro il 31 dicembre. Il GSE ripristina la modalità di comunicazione dei dati tramite posta raccomandata.
  • 01/10/2010 Il SISTRI non riesce ad entrare in vigore – Il sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti doveva entrare in vigore il primo ottobre 2010 (data già derivante da una proroga), termine slittato al primo gennaio 2011. A tutt’oggi (febbraio 2011), numerosissimi operatori lamentano l’impossibilità di accedere correttamente al sistema per gestire le pratiche (chiavette USB non funzionanti, sito web inaccessibile). L’avvio a regime è ora previsto per maggio. Salvo ulteriori rinvii.

L’approssimazione va bene all’inizio, quando si organizzano le idee, non a fine progetto per gestire idee già realizzate.

 

 
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Pubblicato da su 1 febbraio 2011 in computer, Internet, Life, Mondo, news, News da Internet, tecnologia, TLC

 

La lunga mano del web

Non è certo con notizie come queste che il web guadagna punti di fronte ai detrattori che lo demonizzano, ma si tratta pur sempre di esempi di utilizzo di un utile strumento di comunicazione:

AGI – Trova uomo in camera e chiede aiuto al fidanzato via Facebook

Quando erano da poco passate le 5 del mattino, la giovane si e’ svegliata di soprassalto, accorgendosi della presenza di un uomo sdraiato accanto a lei nel letto, che aveva iniziato a palpeggiarla nelle parti intime. A quel punto, opponendosi con forza, la donna ha cercato di fuggire dalla stanza trovando pero’ la porta chiusa.
Grazie alle urla della giovane pero’, l’uomo ha desistito dai suoi intenti e ha aperto la porta della camera. E’ a questo punto che la donna, rientrata in stanza, dopo aver visto l’uomo uscire, in stato di shock ha contattato su Facebook il suo fidanzato in Cile, il quale e’ riuscito a mettersi in contatto tramite Skype con la Polizia Municipale di Roma che ha immediatamente girato la richiesta d’aiuto alla Sala Operativa della Questura […] I poliziotti, grazie alla descrizione fornita dalla ragazza, si sono messi subito sulle tracce dell’uomo, riuscendo nel giro di pochi minuti ad individuarlo.

 
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Pubblicato da su 30 gennaio 2011 in Internet, Life, Mondo, news, News da Internet, social network, tecnologia, TLC

 

Facebook, moneta virtuale quasi reale

Nel mondo virtuale di Facebook c’è posto per tutti e per tutto. Fino ad oggi, a livello sperimentale, c’è stato posto anche per i Facebook Credits, una moneta virtuale utilizzabile nell’acquisto di regali o beni (ovviamente virtuali) da impiegare in applicazioni e giochi come FarmvilleCityville, in cui era possibile spendere anche gemme, diamanti, dobloni e punti guadagnati con il sudore – anch’esso virtuale – della propria fronte. Tra sei mesi, però, il Credit si avvierà verso la funzione di moneta unica. Con implicazioni niente affatto virtuali.

La storia delle monete virtuali nate per il web ha avuto inizio oltre dieci anni fa: a qualcuno l’argomento potrebbe ricordare – con pietà – i Beenz e i Flooz, sorti come prime web currency alla fine degli anni ’90 e tramontati all’inizio del nuovo millennio. L’accostamento, però, sarebbe più azzeccato con i Linden Dollar, una valuta nata nell’ambiente virtuale di Second Life e riconvertibile in moneta reale in funzione del cambio in vigore.

In Facebook, il Credit introdotto per gioco ha un controvalore di dieci centesimi di dollaro (un dollaro vale dieci Credit) e sarà da luglio l’unica moneta di scambio adottabile per applicazioni e giochi, nell’ambito di un modello economico e di business in cui – secondo il sistema di revenue sharing – una parte dei ricavi entra nelle casse del social network.

Una ripartizione che non prevede trattativa, a meno che non si abbia la voce abbastanza grossa per negoziare: Zynga ed Electronic Arts hanno battuto i pugni per mesi e sono riuscite a strappare ai vertici di Facebook un accordo quinquennale per farsi applicare condizioni più favorevoli di quelle standard (70% allo sviluppatore e 30% alla piattaforma social network). Ma è opportuno sottolineare che Zynga, ad esempio, è l’azienda che ha realizzato Farmville, Petville, Café World, Treasure Isle e Mafia Wars, giochi – o meglio, applicazioni di social gaming – che generano un volume d’affari considerevole: per questo settore, nelle stime diffuse da eMarketer, si prevede che il fatturato nel 2011 tocchi per la prima volta il miliardo di dollari.

Cifre di tutto rispetto, che inducono a credere che l’utilizzo del Credit possa interessare ad un numero sempre maggiore di soggetti. La supposizione è resa ancor più verosimile da quanto annunciato da Deborah Liu nel blog di FB: la manager of product marketing for Facebook Credits and Games at Facebook ha infatti spiegato al socialmondo che – sebbene sia possibile continuare ad utilizzare altre “divise” – a chi utilizzerà i Credit, Facebook offrirà incentivi, in termini di accesso in anteprima a nuove feature e di maggiore visibilità nella promozione di applicazioni e giochi.

Come detto sopra, è a tutti gli effetti un elemento di un modello di business che potrebbe trasformarsi in uno strumento di pagamento e porsi in concorrenza a soluzioni già esistenti: non si può escludere che in un futuro non troppo lontano, accanto alle voci contrassegno, bonifico bancario, carta di credito PayPal, possa trovare posto anche la voce Facebook Credits, riesumando – con un altro nome – il concetto di quel Facebook Wallet annunciato qualche anno fa e poi rimasto nel cassetto. In quel caso, però, il gruppo di Mark Zuckerberg e soci dovrebbe pensare di darsi un diverso assetto finanziario. Sempre che l’iter non sia già stato avviato.

[pubblicato oggi su The New Blog Times]

 
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Pubblicato da su 26 gennaio 2011 in business, Internet, Life, Mondo, news, News da Internet, social network, tecnologia

 

Tecno-tamarrate

Ecco un’idea per fare a meno del giubbotto con le strisce catarifrangenti da indossare sulle strade: non bastavano le luci colorate sulle auto, adesso in Giappone c’è la moda del kit di illuminazione a LED per i denti.

Quando lo vedremo sul sorriso dei ragazzi italiani? Io lo consiglierei anche a quelle amabili persone che, al buio, attraversano le strade senza curarsi delle auto in transito… per la loro incolumità, ovviamente.

[via The New Blog Times]

 
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Pubblicato da su 24 gennaio 2011 in news, News da Internet, tecnologia

 

Facebook, non solo smartphone

Nel mondo degli smartphone, Facebook non ha avuto alcuna difficoltà a conquistarsi una posizione di rilievo negli ultimi tempo: sui supercellulari, la connettività ad Internet e la disponibilità di app per accedere al social network non mancano, indipendentemente dal sistema operativo. Ma il mondo è pieno di telefoni cellulari normali, o – per così dire – con funzioni limitate: una fetta di mercato interessante, che per Zuckerberg e soci diventerà presto terra di nuova conquista.

Quanto interessante? Non poco: come spiega ZDNet, la percentuale degli utenti di telefonia mobile esistenti al mondo che non ha uno smartphone è tra il 75 e l’80%, a seconda di quale società di ricerche di mercato si voglia prendere come riferimento (Gartner, IDC, ComScore). Si tratta in ogni caso di una maggioranza, che rappresenta un obiettivo di mercato da non perdere, dal momento che la maggior parte dei telefonini di fascia bassa viene venduta nei Paesi emergenti.

I mercati di Cina, India e America Latina sono in espansione e, per potenziale di crescita e popolazione, significano grandi numeri. Ed è proprio in questa direzione che Facebook ha guardato, quando ha pensato ad una app per telefonini basic – i cosiddetti feature phone – per consentire l’accesso al social network ad un bacino di utenza sempre più ampio. La nuova applicazione, annunciata in questi giorni, è stata realizzata in stretta collaborazione con Snaptu e viene dichiarata compatibile con oltre 2.500 modelli di cellulare con supporto Java (Nokia, Sony Ericsson, LG e altri), su cui sarà possibile condividere status update e immagini, anche se in un ambiente dal design più spartano di quello convenzionale.

Superato lo scoglio di sbarcare su un cellulare senza particolari dotazioni, si è però dovuto considerare un altro problema: l’utente che dispone di un telefonino normale non ha interesse ad utilizzarlo per navigare in Internet o per stare connesso, molto spesso non ha sottoscritto alcun piano tariffario specifico per la connettività (non gli serve, o non se lo può permettere).

La soluzione trovata da Facebook è stata brillante: una trattativa con quattordici operatori di telefonia mobile che sono stati convinti ad offrire – a coloro che scaricherannol’applicazione – novanta giorni di connettività gratuita e senza impegno di conferma, come si scelse di fare per Facebook Zero: in questo caso sarà possibile effettuare un giro di prova, al termine del quale l’utente – assicurano dallo staff del social network – sarà libero di rimanere a bordo, sottoscrivendo un piano tariffario, oppure di non accedere più al servizio.

Le compagnie telefoniche convenzionate sono Dialog (Sri Lanka), Life (Ucraina), Play (Polonia), StarHub (Singapore), STC (Arabia Saudita), Three (Hong Kong), Tunisiana (Tunisia), Viva (Repubblica Dominicana) e Vodafone (solo per la Romania). Seguiranno Mobilicity (Canada), Reliance (India), Telcel (Messico), TIM (inizialmente nel solo Brasile) e Vivacom (Bulgaria).

[oggi su The New Blog Times]

 
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Pubblicato da su 21 gennaio 2011 in cellulari & smartphone, Life, news, News da Internet, social network

 

Primissime e non esaustive impressioni su Quora

Su gentile invito ricevuto da gp2b.com, ieri sono riuscito ad aprire un account su Quora, la nuova piattaforma di Q&A che aggiunge un tocco social ai non nuovi servizi di “condivisione della conoscenza” (fra i più famosi ricordo Yahoo! Answers).

A un anno dal suo debutto e sei mesi dopo l’avvio della private beta, Quora sta registrando un impennata di iscrizioni, in buona parte dovuta ai rimbalzi internazionali delle lusinghiere impressioni pubblicate da Robert Scoble, che nel suo blog Scobleizer vede Quora fra le più importanti innovazioni nel mondo blogging degli ultimi dieci anni, e dei numerosi post pubblicati da TechCrunch.

La prima impressione che traggo è che il fulcro di Quora è l’utente: l’aggiornamento dei contenuti è continuo e tutti gli utenti iscritti vi possono contribuire per renderne più attendibili i contenuti, alla stessa stregua di Wikipedia. L’approccio, anziché essere enciclopedico, è semplificato nel formato di domande e risposte – classificate per argomento e linkate tra loro, se riguardanti lo stesso tema – che mira alla costituzione di una community.

La seconda è che la media degli argomenti che sta a cuore ai quoristi italiani mi sembra di alto livello (siamo ad un passo dai quesiti esistenziali), mentre noto meno sussiego da parte di altri utenti, che pongono domande su temi più quotidiani e circoscritti, ma credo che il livello si omogeneizzerà, a beneficio di un bacino di utenza in espansione che comprenderà, oltre al segmento molto professional attuale, anche il comune internauta che fino a ieri si sarebbe rivolto a Yahoo!Answers e simili.

 
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Pubblicato da su 14 gennaio 2011 in Internet, Life, Mondo, news, News da Internet, social network

 

Anno nuovo, problemi vecchi

Avete presente in che condizioni – non proprio ottimali – si trova la rete di telecomunicazioni italiana, con aree coperte da banda larga e aree in cui non esiste uno straccio di ADSL? Ok. Avete presente che Telecom Italia, dopo la privatizzazione del 1997, è tuttora considerata proprietaria di una porzione significativa (la quasi totalità) di questa rete? Ok.

Su questi presupposti generali si basa il libero mercato delle telecomunicazioni in Italia, dove gli operatori alternativi che non possiedono alcuna rete devono svolgere il proprio business ricorrendo al cosiddetto mercato wholesale, ossia rivolgersi a Telecom Italia che – con tariffe all’ingrosso – concede loro l’utilizzo della propria rete per rivendere servizi ai loro utenti. Pensare che l’impresa privata Telecom Italia privilegi i servizi che fornisce direttamente ai propri clienti finali a scapito dei servizi concessi agli utenti degli operatori alternativi sarebbe pensare male, poiché si accuserebbe l’azienda di praticare condizioni di discriminazione, dico bene?

Ok, ora leggiamo cosa ci spiega oggi l’AIIP – Associazione Italiana Internet Provider:

Telecom Italia ha recentemente annunciato di voler lanciare in 13 città italiane, un’offerta al pubblico di accesso ad internet su Fibra Ottica a 100 Mbit/s.

Me ne ricordo bene (per i dettagli al riguardo, potete leggete un articolo sul New Blog Times). Ma ora che accade al mercato all’ingrosso? AIIP precisa:

Ad oggi, però, non risulta che ai concorrenti sia stata ancora formulata alcuna offerta all’ingrosso “bistream” su fibra ottica, a condizioni orientate ai costi e con caratteristiche pubblicate con almeno 90 giorni di preavviso, secondo quanto previsto espressamente da AGCom, sin dal 2009.

Ora cosa dovrebbe accadere? Semplice: l’AGCom – l’Authority che vigila sul settore delle telecomunicazioni – sicuramente bloccherà questa offerta. O, almeno, questo sarebbe il suo compito: così facendo, scongiurerebbe il rischio di monopolio totale da parte di Telecom Italia nel mercato dell’accesso a Internet veloce. Se, invece, l’AGCom rimarrà in silenzio di fronte a questo abuso, ci troveremo di fronte all’ennesima dimostrazione che – come scrivevo l’anno scorso, ma solo un paio di settimane fa – in fondo, in Italia, a nessuno interessa puntare sull’innovazione.

 
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Pubblicato da su 5 gennaio 2011 in business, Internet, news, News da Internet, telefonia, TLC

 

Buon Natale!

A tutti voi, un Natale buono e sereno

 
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Pubblicato da su 25 dicembre 2010 in Life, Mondo

 

MyTV – 3

Della mia insoddisfazione per come sia stata condotta l’introduzione del digitale terrestre vi ho già parlato in un paio di post precedenti. La mia partecipazione al progetto dedicato al magazine dedicato da Liquida al My Sky HD mi ha motivato a sperimentare la consolidata piattaforma satellitare di Sky e ad apprezzarne le varie caratteristiche (soprattutto quelle legate alle funzionalità di videorecording del decoder, che consente addirittura di recuperare parti di trasmissioni che un utente si può perdere per vari motivi), ma soprattutto a confrontare la qualità di trasmissione delle immagini.

Effettivamente – almeno, sul mio televisore – il digitale satellitare è molto più stabile ed affidabile del digitale terrestre, e questo – ne sono certo – è dovuto al fatto che su quest’ultimo è stato portato avanti un lavoro di ampliamento della copertura piuttosto affrettato. Il sistema è ancora giovane e, probabilmente, si farà.

Il pacchetto completo offerto per questo periodo di prova permette ovviamente di spaziare sulle varie categorie di canali, ma alla scadenza sarà necessario scegliere “cosa buttare dalla torre” e, quindi, quale soluzione mantenere.

Non c’è dubbio che, come hanno sottolineato altri utenti, sarebbe bello poter contare su un’offerta più “flessibile”: l’abbonamento sarebbe molto più personalizzabile se fosse possibile scegliere esattamente i propri canali preferiti, anziché dover fare riferimento alle combinazioni standard previste dall’offerta attuale. Dopo un mese e mezzo, a casa nostra sapremmo già cosa mantenere: tutti i canali con le nuove serie televisive, quelli per i bimbi, il cinema, le news e alcuni canali di lifestyle e documentari.

 
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Pubblicato da su 24 dicembre 2010 in news

 

Era meglio il librofonino

 
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Pubblicato da su 20 dicembre 2010 in business, e-book & e-reader, tecnologia

 

Violet out

Un tempo il viola era solo il colore da evitare nel mondo dello spettacolo (perché è il colore dei paramenti sacri utilizzati in Quaresima, periodo in cui un tempo erano vietati gli spettacoli pubblici, e quindi sinonimo di non lavoro). Ora qualcuno dice che anche Facebook non lo gradisce, ma forse si è trattato di un falso allarme.

 
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Pubblicato da su 13 dicembre 2010 in Internet, Life, Mondo, news, News da Internet, social network

 

A volte è meglio Mastrota

Avvalersi di gradevoli testimonial femminili (leggasi bonazze) negli spot pubblicitari non sembra avere più il valore aggiunto di un tempo: dopo i ripensamenti di TIM su Belen Rodriguez, in rete impazza lo scherno verso la reclame del nuovo libro di Alfonso Luigi Marra, con Manuela Arcuri che si produce in una performance che ricorda molto da vicino la qualità delle telepromozioni tipiche delle emittenti locali.

Lo spot diventerà popolarissimo, ma non so quanto aiuterà a vendere il libro..

 
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Pubblicato da su 13 dicembre 2010 in media, news, News da Internet

 

Programmare un SMS? Utile, ma anche rischioso…

Nella giornata di oggi si è temuto per la vita di alcuni speleologi che erano entrati nell‘Antro del Corchia, per via di un SMS con una richiesta di soccorso spedito dal cellulare di uno di loro. Poi, per loro fortuna, si è scoperto che si era trattato di un falso allarme, causato da una banale svista:

Per precauzione, l’uomo ha lasciato in auto il suo cellulare, impostandolo per inviare automaticamente un sms d’allarme alle 22.30 nel caso in cui il gruppo non fosse tornato prima di quell’ora. Ovviamente, se non ci fossero stati contrattempi, il messaggio sarebbe stato cancellato prima dell’ora di invio. In base a quanto ricostruito, pero’, l’uomo si sarebbe confuso e avrebbe digitato 10.30 invece di 22.30.

La confusione gli è costata una denuncia per procurato allarme, nonostante si sia dichiarato costernato e abbia chiesto scusa ai 43 soccorritori impegnati nelle ricerche.

 
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Pubblicato da su 12 dicembre 2010 in news, News da Internet

 

E tanti saluti a Belen Rodriguez

Pare che TIM voglia dare il benservito a Belen Rodriguez perché, dopo mesi e mesi di spot pubblicitari con Cristian De Sica e cartelli (sempre pubblicitari) senza Cristian De Sica, l’azienda avrebbe registrato un inaspettato calo nelle vendite di prodotti e servizi- Il Corriere delle Comunicazioni ieri riferiva infatti:

“Scegliere Belen Rodriguez è stato un errore – dice al Corriere delle Comunicazioni una fonte interna a Telecom Italia che preferisce non comparire -. Molti dei clienti storici di Telecom, in particolare le famiglie, non hanno gradito la scelta della show girl in qualità di testimonial. E ciò si è tradotto in fuoriuscite di clienti verso operatori concorrenti”.

Strano che – per risolvere il problema del flop delle vendite – si punti il dito verso una testimonial (che può essere gradita o sgradita) e non si cerchi invece di diversificare l’offerta basandola su soluzioni commerciali differenti, o ancora di rendere meno ingannevoli certi spot.

Certo, sull’efficacia di certi spot e di certi testimonial (che non sono mai a buon mercato) si potrebbe discutere per molto tempo. Tra l’altro, molto spesso alla fine di uno spot viene da chiedersi “ma cosa hanno pubblicizzato?”, ma questo non avviene solo con TIM. Io non sopporto nemmeno gli spot degli altri concorrenti, tra l’altro a volte vengono scelti comici che non mi fanno ridere o scene che non capisco fino in fondo (per non parlare dell’incoerenza di Francesco Totti che quando gioca a calcio porta sul petto il marchio Wind, mentre in TV gira con sua moglie gli spot per Vodafone)

 
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Pubblicato da su 11 dicembre 2010 in news

 

MyTV – 2

A un mese dallo sbarco del decoder MySky HD in casa mia posso dire innanzitutto che confermo la mia prima, personalissima, impressione sui sistemi di broadcasting televisivo operativi in italia: pollice verso per il digitale terrestre, pollice su per le piattaforme satellitari. In realtà l’insoddisfazione per il digitale terrestre – che, come ricordo, è visibile grazie alla chiavetta USB inserita nel decoder di Sky – è dovuta all’approssimazione delle operazioni condotte dal momento dello switch-off in poi (che nella mia zona è avvenuto quasi un mese fa, ma a tutt’oggi molti canali sono instabili).

In questo mese ho fatto tesoro di alcune esperienze, che estrarrò dal cilindro a ruota libera. La prima: sul satellite alcune trasmissioni vengono criptate ed è preferibile vederle sul digitale terrestre. Soprattutto in casi come qualche sera fa, in cui Raiuno ha mandato in onda Cenerentola alle 21.30. Un orario un po’ diverso dai miei concetti di “prima serata”,o di “fascia oraria per bambini”. Poco male, mi sono detto, la registro con il decoder. Un clic sul tasto R e via. Salvo poi scoprire, il giorno dopo, di non aver regisitrato nulla: avevo selezionato il canale 101 (ossia Raiuno via satellite) dove il film era stato criptato. La prossima volta mi ricorderò di selezionare il 5001 (Raiuno sul digitale terrestre).

La seconda: i canali per i giovanissimi (dal 600 in avanti) possono avere contenuti educativi interessanti proposti in modo accattivante (ad esempio in cartoni animati come Vai Diego e famiglia). Però le pause pubblicitarie sono (ovviamente) farcite di spot che, soprattutto nel periodo natalizio, possono far rapidamente cambiare idea ai vostri figli sui loro oggetti del desiderio. Attenzione…

La terza: la funzione videoregistratore è davvero retroattiva. Con un film che avevo visto dall’inizio, mi è capitato di iniziarne la registrazione a trasmissione ormai avanzata (ero al 39mo minuto, la palpebra stava calando e ho pensato “registro il resto e lo riguardo domani”). Il giorno dopo ho scoperto con piacere (mio, ma soprattutto di mia moglie che aveva perso anche la fase iniziale) che il decoder me lo aveva registrato fin dall’inizio.

La quarta: certo che l’alta definizione è davvero fenomenale. Vedere un film o un evento sportivo su un canale HD cambia davvero l’esperienza dell’intrattenimento televisivo. I canali offerti da Sky presto saranno 50, che sembra un’enormità, ma quando si inizia a vedere la TV in un certo modo, è difficile tornare indietro (viene l’aspettiva che, prima o poi, tutti i canali diventino HD e quelli “rimasti” in bassa definizione sembrano una tecnologia obsoleta).

La quinta: il manuale di istruzioni fornito con il decoder MySky HD serve a poco, forse solo per conoscere il codice con cui sintonizzare il telecomando al vostro televisore. Il motivo non risiede nel fatto che il manuale non è completo, ma nella semplicità di utilizzo del decoder, che è la chiave del successo di ogni apparecchio tecnologico, soprattutto se deve finire nelle mani di un utente qualunque, incline o refrattario alla tecnologia.

 
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Pubblicato da su 11 dicembre 2010 in news