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Facebook: condividi responsabilmente

27 Apr

La mission ufficiale di Facebook è condividere informazioni e ormai lo sappiamo bene. Il problema è che, con il passare del tempo, il suo approccio nei confronti della privacy si sta facendo sempre più superficiale, per cui necessita di maggior attenzione da parte degli utenti. Ultimamente, infatti, sono state apportate alcune variazioni nelle condizioni del servizio che è opportuno non ignorare.

Nel quarto paragrafo della normativa in materia di privacy, tra altre cose trasparentemente opache, si legge:

per garantire l’utilità della tua esperienza sociale fuori da Facebook, occasionalmente dobbiamo fornire le tue informazioni generali a siti web e applicazioni di terzi preapprovati che usano la piattaforma nel momento in cui vi accedi (se contemporaneamente sei su Facebook).

Già qui si trova l’arbitraria assunzione di un incarico che nessuno ha chiesto a Facebook: chi deve valutare, se non l’utente, l’esperienza sociale vissuta fuori da Facebook, stabilendone l’utilità? Ma, soprattutto, sarebbe opportuno – da parte di tutti – mantenere saldo il principio secondo il quale qualunque cosa accada fuori da Facebook, nel mondo digitale o in quello reale, deve rimanere fuori e non condiviso da chi gestisce siti web e applicazioni di terzi preapprovati (ma preapprovati da chi, poi?)

Altro spunto di riflessione:

quando i tuoi amici visitano un’applicazione o un sito web preapprovato, quest’ultimo riceve le informazioni generali su di te.

Quando siete su Facebook, i vostri dati possono essere condivisi da altri (e fin qui siamo nella normalità della dinamica di un social network), ma l’allargamento della condivisione ad applicazioni o siti web preapprovati ne moltiplica l’esposizione. E non è tutto. Leggiamo cosa racconta il Guardian (grazie a Stefano che lo ha segnalato):

Some people report that they are able to see the public “events” that Facebook users have said they will attend – even if they person is not a “friend” on the social network.

The discovery was made by Ka-Ping Yee, a software engineer for the charitable arm of Google, who was trying out the search query system known as the “Graph API” released by Facebook last Friday. In some cases – though not all – it will let you see the public events that people have said they will attend, or have attended.

Prima dell’introduzione delle nuove API, grazie alle informazioni condivise su Facebook si poteva sapere se un utente avrebbe partecipato ad un certo evento, mentre ora si può arrivare a sapere tutti gli eventi per i quali l’utente ha dichiarato la propria partecipazione. Ka-Ping Yee ne ha dato una dimostrazione, illustrando la lista degli eventi a cui parteciperà un utente a caso, Mark Zuckerberg.

Chi esprime tutta questa serie di informazioni con sincerità, dunque, offre insperate opportunità di profilazione ad una moltitudine di persone, e non solo agli amici. Questo ovviamente non significa che Facebook non vada utilizzato, ma semplicemente che è opportuno essere sempre consapevoli delle conseguenze di ciò che si fa, non solo dentro Facebook, ma anche fuori (in tutti i modi, in tutti i luoghi, in tutti i laghi).

I rischi di un utilizzo incauto possono essere seri e, talvolta, accade che l’utente non sia l’unico a farne le spese. Come nel caso eclatante del consigliere comunale che, per la propria leggerezza, ha portato alle dimissioni della giunta comunale di San Giovanni Bianco (BG). La notizia è stata data in molti modi, ma ai titoli ad effetto fuorviante come E Facebook fece cadere la giunta o Comune cade per colpa di Facebook, che colpevolizzano lo strumento social network, preferisco quelli del tipo Non si è troppo giovani per imparare a stare al mondo, che – più correttamente – evidenziano la responsabilità della persona.

 
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Pubblicato da su 27 aprile 2010 in Internet, Life, Mondo, news, privacy

 

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