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Bufalari che soffrono di satiriasi

La “satira” deve pungere e far riflettere sull’argomento che colpisce (Lercio e Spinoza sono due ottimi esempi). Quando qualcuno, però, definisce “satira” una presunta notizia che si rivela poi falsa, diffamatoria o denigratoria, vi sta mentendo spudoratamente perché in realtà utilizza uno strumento ingannevole (la “bufala”) a proprio esclusivo vantaggio, ossia per guadagnare visibilità oppure denaro, grazie alle inserzionisti delle pubblicità online che pagano per ogni click ottenuto. Obiettivo facilmente raggiungibile quando la “notizia” cavalca argomenti come il gossip, la cronaca giudiziaria, la politica, l’odio razziale.

Quelli che vedete sopra sono quattro disclaimer che potete trovare in calce ad altrettanti siti web che pubblicano notizie fasulle e che nascondono la propria inattendibilità con uno scopo presuntamente satirico. Potreste trovarli quando vi imbattete in “notizie” dal contenuto di dubbia fondatezza. L’unico reale obiettivo del loro autore è quello di ottenere il maggior numero di click, e poco importa se una parte (cospicua) del pubblico condivide dopo aver letto solamente il titolo o osservato un’immagine, anzi: ogni approfondimento in merito potrebbe portare ad essere smascherati come spacciatori di bufale e diffamatori, quindi l’obiettivo ideale è intercettare i lettori superficiali, perché più sono superficiali e ignoranti e meglio è.

Questi siti di satirico non hanno nulla, ma non si può escludere che gli autori soffrano di una forma particolarmente acuta (e insoddisfatta) di satiriasi, termine di cui vi invito – se non lo conoscete – a cercare il significato, dal momento che il mio intento è intercettare lettori non superficiali 😉

Ecco qualche esempio fresco-fresco di bufale agevolate da siti-civetta e propaganda social:

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Pubblicato da su 13 settembre 2017 in news

 

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Informarsi (solo) dai social è come credere al primo che passa

keepwiseanddontclickthebait

Oggi l’Ansa è uscita con una notizia-rivelazione:

Su web giovani non distinguono news vere

Maggioranza crede a tutto quello che legge su social

Dalla ricerca – condotta a Stanford su un campione di 7.804 studenti – sono emersi dati “sconcertanti”:

l’82% degli studenti non è in grado di distinguere tra una vera notizia e un contenuto sponsorizzato, mentre il 40% ha legato automaticamente una foto di un cerbiatto con malformazioni a una notizia su Fukushima, anche se nell’immagine non c’era nessun accenno a dove fosse stata scattata. Più di due terzi degli intervistati non ha trovato nessun motivo di dubitare di un post scritto da un dirigente bancario che affermava che i giovani hanno bisogno di piani finanziari, mentre solo un quarto del campione è stato in grado di distinguere il vero profilo Facebook di Fox News da uno fittizio.

Questa ricerca pubblicata dall’Università di Stanford non fa altro che confermare concetti ormai noti e consolidati, e non solo relativi ai giovani:

  1. è enormemente sbagliato e dannoso leggere e condividere in modo acritico
  2. è necessario porre attenzione a ciò che si legge su Internet. Sempre.
 
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Pubblicato da su 24 novembre 2016 in news

 

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Difendersi dall’ignoranza

Screenshot TG 14 09 2016

Prendi quattro telegiornali e confrontane lo stile di diffusione di una notizia. Qualcuno pensa sia necessario “difendersi da Internet”, non dalla mancanza di veri valori, dalla mancanza di rispetto della dignità umana, da una cultura fatta a brandelli e trasformata in mercato, dal voyeurismo morboso, dalla crudeltà delle persone.

Internet è un’infrastruttura. E’ solo uno strumento che propaga tutto con molta rapidità ed efficacia. Non identifica una comunità di persone. Tramite Internet la gente comunica, lavora, accede ad informazione e disinformazione, impara cose buone, ma anche cattive, compie azioni che possono essere lodevoli e criminali. La frase “difendersi da Internet”  contiene un’attribuzione di responsabilità, un’accusa di colpevolezza. Invece non è necessario difendersi da Internet, ma da chi ne fa un uso malvagio, dalla cattiveria dell’uomo.

In un’incidente causato da un’automobilista che guidava l’auto passando col semaforo rosso, da chi sarebbe stato necessario difendersi? Dalla strada? Dall’asfalto? Dal semaforo? Dall’auto veloce? O dall’automobilista che ha violato le regole e ha tirato dritto, pensando a se’ e infischiandosene, del resto del mondo attorno a lui e delle conseguenze delle proprie azioni?

Ricostruiamo i veri rapporti umani, in famiglia e con chi ci circonda. Non releghiamoli ad amicizie mediate da strumenti tecnologici e non riduciamoli a contatti mordi e fuggi di cui non si conserverà memoria.

“Difendersi da Internet” semplicemente non ha senso.

 
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Pubblicato da su 14 settembre 2016 in news

 

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Attenti al disordine dei giornalisti

Meteorite1-set2015

Secondo voi questo è un allarme? Secondo me sì.

E’ attendibile? Secondo me no. Eppure a lanciarlo è Leggo, Meteorite2-set2015una testata giornalistica italiana, che rilancia – riassumendolo – un articolo del Mirror, una testata britannica, che cita la tesi di un ricercatore, il professor Robert Walsh. Tuttavia il Mirror, pur cedendo alla tentazione di un titolo ansiogeno, spiega anche come alla NASA non sia sfuggita questa catastrofe imminente, perché semplicemente non ci sarà. Se ci fosse stata una minaccia come quella descritta, sarebbe stato impossibile non rilevarla. Lo conferma lo stesso professor Walsh.

Fare informazione implica una responsabilità molto seria verso i destinatari delle notizie che vengono diffuse senza un reale controllo, e la responsabilità non si sposta di un millimetro quando la notizia è tratta da altre fonti. Titolo e immagini della notizia trasmettono un messaggio di impatto diverso rispetto all’articolo. Ergo, mai fermarsi a leggere titoli e a guardare le figure.

 
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Pubblicato da su 17 settembre 2015 in (dis)informazione

 

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DNS Changer: tanto rumore per nulla

Nei giorni scorsi ero talmente “preoccupato” per i possibili problemi legati a DNS Changer che me ne sono andato in montagna, dedicando scarsa attenzione a ciò che accadeva su Internet. Mi sono quindi perso l’apocalittico articolo pubblicato su Repubblica.it (a cui, proprio per la sua granitica attendibilità, è stato cambiato titolo almeno due volte).

Fortunatamente, un tempestivo Stefano Zanero ha pensato bene di scrivere alla redazione un commento puntuale in una lettera di protesta per l’approssimazione e l’allarmismo dell’articolo (usuale quando si scrive su argomenti non conosciuti), indicando anche come evitare l’improbabile Armageddon virtuale:

Quindi, senza panico e terrore, semplicemente quei computer non ancora rimessi a posto avranno delle difficolta’ a navigare e dovranno rimettere l’impostazione del server DNS corretto, quello del loro provider. Tempo di una telefonata di 15 secondi a un tecnico.

 
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Pubblicato da su 9 luglio 2012 in News da Internet

 

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