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Frankestein virtuali grazie all’intelligenza artificiale

Se andate sul sito web ThisPersonDoesNotExist.com trovate il ritratto fotografico di una persona. Se ricaricate/aggiornate la pagina, la foto cambia e vi presenta un altro volto, e ad ogni aggiornamento il ritratto è diverso. Come dice il nome inglese del sito, questa persona non esiste: sono tutte immagini realizzate da una piattaforma di intelligenza artificiale in grado di generare il ritratto di una persona inesistente, come quelli che vedete nelle immagini riportate qui (“catturate” da me pochi minuti fa)

Al netto di alcune imperfezioni di composizione che si possono verificare, quasi tutti i ritratti proposti da questo sistema sono assolutamente credibili. L’articolo di The Verge che me l’ha fatto scoprire spiega che dietro questo “generatore di volti” c’è Philip Wang, un ingegnere che lavora per Uber, che ha realizzato questo sistema sfruttando – come lui stesso spiega – una tecnologia sviluppata da Nvidia (la stessa azienda che produce componenti, schede e processori grafici che si trovano in moltissimi dispositivi, computer e console). Alla base dell’algoritmo c’è un ricco archivio di immagini reali, da cui il software – che al dottor Viktor Frankestein sarebbe sicuramente piaciuto – attinge elementi per comporre i volti (per maggiori dettagli tecnici c’è uno specifico post su lyrn.ai).

La finalità di questa realizzazione è puramente dimostrativa e ci fa capire quanto sia possibile fare già oggi con l’intelligenza artificiale, ma anche intuire le possibili prospettive future. Abbiamo già visto l’anchorman virtuale del telegiornale cinese, clonato però da una persona in carne e ossa. Qui siamo un passo oltre e il percorso è in progressiva accelerazione. Attenzione, dunque, alle possibilità date da questi sistemi, da cui potrebbero uscire ad esempio le foto di profili di un social network, le immagini di un curriculum vitae, le fattezze dei personaggi di un film, fino ad arrivare alle immagini che documentano un evento, o anche un fatto di cronaca, con i suoi protagonisti eventualmente inesistenti. Dal mondo dell’entertainment a quello dell’informazione, i volti virtuali potranno essere pressoché ovunque.

 
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Pubblicato da su 15 febbraio 2019 in intelligenza artificiale, news

 

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Sandy a New York: bufale e verità nelle foto sul web

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Se avete visto sul web immagini impressionanti sull’uragano Sandy mentre si abbatte su New York e sui suoi effetti, sappiate che potrebbero essere dei fake, cioè delle bufale, realizzate ad arte con fotomontaggi, o più semplicemente con immagini che riguardano luoghi ed eventi differenti accaduti in passato. Alexis C. Madrigal ne fa un piccolo (ma utile) resoconto in un articolo su The Atlantic.

È un ennesimo promemoria per ricordare a tutti di non prendere per oro colato tutte le verità che girano in rete. Le bufale sensazionalistiche sono davvero inutili, soprattutto se la realtà supera la fantasia di chi le ha concepite…

 
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Pubblicato da su 30 ottobre 2012 in media, Mondo, News da Internet, truffe&bufale

 

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Numeri e parole sono importanti

Investo un post sul tema dei fake users (utenti fasulli, per chi non rumina l’inglese) di Facebook solo per una piccola precisazione. Le notizie in circolazione evidenziano -soprattutto nei titoli – che l’8,7% degli utenti del social network sarebbero falsi. Prendendo la notizia pubblicata da CNET, ad esempio, basta abbassare gli occhi di un centimetro per leggere la composizione di quella fetta di utenti:

Facebook estimates that 4.8 percent are duplicate accounts, 2.4 percent are user-misclassified accounts, and 1.5 percent are undesirable accounts.

Quindi, traducendo e ricapitolando:

  • il 4,8% è costituito da “doppioni” (come quello dell’utente Pinco Pallino che, raggiunta la quota massima dei 5mila amici, crea un account Pinco Pallino oltre 5mila per non fare torto a nessuno, anche se in realtà chi è amico del secondo account si sente tardivo)
  • il 2,4% è composto da profili classificati in modo errato (ad esempio, profili personali che in realtà sono legati ad attività commerciali, aziende, o associazioni che dovrebbero invece aprire una fan page)
  • l’1,5% sarebbero account indesiderabili (?), utilizzati dagli utenti per condividere contenuti spam

Sono utenti veri? Se per veri intendiamo “utenti unici in carne ed ossa che si iscrivono con un profilo privato”, effettivamente non lo sono.

Sono informazioni utili? Sono utili a chi investe in Facebook, cioè a chi ne segue l’andamento borsistico e a chi si avvale del social network come piattaforma pubblicitaria, che ha tutto l’interesse a capire la composizione del bacino di utenza. Infatti si tratta di stime basate sui numeri contenuti in un rapporto trasmesso alla SEC da Facebook (la SEC è omologa della Consob).

Per questo motivo ritengo che non sia necessario che le testate giornalistiche riservino una posizione di rilievo a questa specifica notizia sui fake users, ma che sia dato il dovuto risalto – a beneficio di coloro che sono realmente interessati – a tutte le informazioni utili contenute in quel documento, da cui emergono molte altri dati, ben più significativi, sull’andamento della società.

Anche gli operatori di telecomunicazioni sono parte interessata, perché hanno ben donde di capire come si muove l’utenza, quella vera. Tanto per fare un esempio, il trend della connettività mobile, in crescente espansione anche nell’ambito di un social network che muove quasi un miliardo di persone, è un dato che ha un’importanza strategica.

 
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Pubblicato da su 3 agosto 2012 in business, social network

 

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