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Amarcord (internet & motori di ricerca)

La notizia della mega-offerta di Microsoft nei confronti di Yahoo (simpatico e forse non troppo inverosimile  il commento dedicato da Max al riguardo) e un post di Roberto Dadda mi hanno fatto tornare indietro di qualche anno, quando davvero AltaVista di Digital era il search engine più quotato.

Non era solo, ma era il più diffuso – ricorda Dadda – Poi sono arrivati due ragazzi con un algoritmo molto migliore ed hanno stravinto diventando di fatto oggi i quasi monopolisti della ricerca in rete e su questo hanno costruito con idee estremamente intelligenti un impero.

 altavista.jpg

AltaVista (che oggi è parte di Yahoo, se non erro) era diventato un punto di riferimento anche per me, era decisamente qualche gradino sopra i concorrenti (Lycos, Excite, HotBot, ma anche Virgilio e Arianna, giusto per citare qualche nome). Nei primi tempi sfruttavo il servizio di ricerca di Video On Line e i motori usciti successivamente erano lontani anni luce. 

vol.jpg

Il fatto che nel prossimo futuro Google si debba confrontare con il frutto del possibile fagocitamento Microsoft-Yahoo, a mio avviso, non deve spaventare. E a tal proposito condivido il pensiero di Stefano Quintarelli:

Apple e’ stra-chiusa (ricordate l’iphone ?), Google e’ stra-invasiva (ricordate le loro policies delle applicazioni per mobile ?) Microsoft e’ stata talvolta condannata.

Adesso Google vorrebbe stoppare l’acquisizione di Yahoo! da parte di MS perche’ si creerebbe un monopolista dei portali internet e cio’ minaccerebbe la apertura di Internet.

Curioso notare che anche MS vorrebbe stoppare l’acquisizione di Doubleclick da parte di Google per le stesse ragioni.

Francamente, mi preoccupa molto meno la prima, della seconda.

Di evoluzioni e passaggi di proprietà, in Rete, se ne sono visti molti. Ma la possibile acquisizione di Yahoo da parte di Microsoft è un guantone di sfida gettato verso Google. Come scrive Antonio Dini, sarà un vero e proprio duello.

 
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Pubblicato da su 4 febbraio 2008 in computer, Internet, news

 

Ancora un mese per Netscape

Come spiega Punto Informatico, l’addio ufficiale allo storico Navigator da parte di AOL è stato posticipato. Il decesso è atteso per il primo marzo:

Roma – Schiere di estimatori e appassionati storici della rete attendono con preoccupazione il momento in cui AOL staccherà la spina a Netscape Navigator, il pioniere dei browser, uno dei più amati navigatori della storia della rete: il primo febbraio, era stato annunciato, il respiratore sarebbe stato spento e con lui qualsiasi supporto da parte di AOL. Ma così non è.

Con una mossa non del tutto imprevedibile, AOL ha annunciato nelle scorse ore di voler estendere di un mese, precisamente fino al primo marzo, la claudicante vita del proprio software.

Non solo: proprio in questi giorni verrà rilasciato un ultimo update alla versione 9 del browser, pensato per agevolare, spiega AOL, il passaggio degli utenti Netscape ad altri browser, tra i quali viene citato anche Flock.

 
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Pubblicato da su 31 gennaio 2008 in Internet, Mondo, news

 

Mamma, papà, come possiamo chiamarli?

Stamattina mi chiedevo come potesse essere reale la notizia del Corriere intitolata

Gb: basta dire «mamma e papà», contro l’omofobia meglio parlare di «genitori»

dove si legge

Nelle scuole elementari britanniche sarà proibito usare l’espressione «mamma e papà» e diventerà obbligatorio utilizzare l’espressione neutra «genitori», in modo particolare nelle comunicazioni a casa. Come scrive mercoledì il popolare quotidiano Daily Mail…

ALT! Cosa c’è scritto sul Daily Mail?

Teachers should not assume that their pupils have a “mum and dad” under guidance aimed at tackling anti-gay bullying in schools.

It says primary pupils as young as four should be familiarised with the idea of same-sex couples to help combat homophobic attitudes.

Teachers should attempt to avoid assumptions that pupils will have a conventional family background, it urges.

It goes on to suggest the word “parents” may be more appropriate than “mum and dad”, particularly in letters and emails to the child’s home.

Non sembra la stessa cosa. E come è stato spiegato efficacemente su Wittgenstein, si tratta di un progetto articolato in cui “si suggerisce anche agli insegnanti di “non dare per scontato che i bambini abbiano per forza una mamma e un papà”; e per quanto ai benpensanti possa sembrare una sciocchezza di cui sghignazzare al bar, molti omosessuali potranno spiegarvi di quanto sia stato pesante e violento per la loro crescita l’abuso di parole che ad altri suonano “normali”. E ha ragione Massimo Gramellini a dire oggi che lo stesso dovrebbe valere per gli orfani: e infatti vale, ed è sempre valso. Ma comunque, i divieti sono quasi sempre uno sbaglio, in queste materie: ma qui nessuno ha proibito niente”.

 
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Pubblicato da su 31 gennaio 2008 in (dis)informazione, media, Mondo, news

 

Italia.it, accanimento terapeutico?

Italia.it, quello vecchio, quello messo off-line, è vivo e spende senza senso in mezzo a noi.

E’ la chiave di lettura del post odierno di ScandaloItaliano, dedicato al mega-portalone turistico Italia.it. Da leggere tutto, anche per capire quanto ha senso la domanda “ma i soldi stanziati che fine hanno fatto?”

E già che ci siamo, in proposito anche su The Million Portal Bay c’è qualcosa di interessante da leggere.

 
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Pubblicato da su 31 gennaio 2008 in Inchieste, Internet, Mondo, news

 

TV, che passione

La notizia: i contenuti premium del digitale terrestre di La7 Cartapiù entrano a far parte dell’offerta televisiva di Fastweb.

E’ un accordo di partnership simile ad altri di cui si è sentito parlare, come quello già siglato con Sky? Non so: quello che so è che La7 è un’emittente televisiva di Telecom Italia Media, a sua volta parte del gruppo Telecom Italia. Tra quest’ultima e Fastweb (che è controllata da Swisscom) una volta c’era un po’ di ruggine. So anche che Fastweb, attraverso e.BisMedia, controlla il 40% di RaiClick. Tutto questo mi porta a ritenere che Fastweb abbia un notevole interesse al business dell’intrattenimento televisivo e non voglia farsi sfuggire nessuna opportunità. Incluso siglare accordi con il più importante concorrente.

Ma il futuro delle telco passa veramente per la TV? Sarebbe in ogni caso preferibile che gli operatori, anziché formulare offerte tra loro simili, ma fruibili solamente attraverso la propria rete e ognuno con un proprio decoder, collaborassero ad una piattaforma comune. Ne avrebbero vantaggio gli utenti, ma anche gli operatori.

 
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Pubblicato da su 29 gennaio 2008 in Internet, media, news, TLC

 

Chicche di phishing

Mail ricevuta stamattina:

Ciao,

La nostra società desidera offrire la seguente posizione: Assistant Manager.

Questo è a tempo parziale, a casa a base di posizione. Non devi denaro e non speciale competenze per iniziare. Questo lavoro richiede solo poche ore durante la settimana ed è disponibili su tutto il territorio del suo paese. Puoi facilmente combinare con il tuo principale occupazione.

Se siete interessati e volete saperne di più sulla nostra società e la posizione offerte, si prega di me una goccia di linea: (segue link ad un indirizzo e-mail che non riporto, ndD).

Grazie.

Hanno un bel giorno.

Tradotto con l’accuratezza di un lemure, questo messaggio mi sembra un bell’esempio di mail da cestinare: una ricerca personale degna di questo nome, se fatta da una società seria, oltre a dare una spiegazione un pochettino più esauriente dovrebbe essere scritta in modo almeno decente, in termini di grammatica e traduzione.

Certo, se sareste interessati, scriveteci pure eh 😉

 
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Pubblicato da su 28 gennaio 2008 in news

 

Windows 7: coming soon? Mah.

Stando a ciò che si legge in giro, la strada del successore di Vista sembra sia già ben più che tracciata: alcuni rumors in circolazione in rete vorrebbero Windows 7 pronto addirittura per la seconda metà del 2009. Come riportato da Punto Informatico qualche giorno fa, “tale strategia si sposerebbe con la promessa fatta da Microsoft lo scorso anno, quando rivelò l’intenzione di rilasciare il suo prossimo sistema operativo desktop in tempi assai più brevi di quelli che hanno caratterizzato il parto di Vista”. Se i rumors si rivelassero fondati, parecchi utenti (me compreso) potrebbero saltare a pié pari il tanto disprezzato Vista e approdare direttamente a Windows 7.

Secondo TGDaily, Microsoft avrebbe passato una build preliminare del sistema operativo ad alcuni partner. Che si tratti di questo?

Parlando in veste di semplice utente, constato molto banalmente che:

  • il video è quasi sempre sfocato, tranne quando si evidenzia la presunta nuova versione;
  • il look è quello di Vista, considerazione assolutamente non significativa (anche Vista – in una beta version osservata tempo fa – era uguale a XP), ma rende poco significativo anche il video;
  • l’avvio non mi sembra proprio rapidissimo, ma anche questa considerazione è poco significativa, poiché dipende da tanti fattori;
  • perché Ultimate?

Al momento, personalmente, sarei propenso ad attendere, prima di dare per fondate le notizie che danno per imminente Windows 7. Anche in virtù della risposta ufficiale data a quei curiosoni di The WinVistaClub dalla stessa Microsoft, che smentisce il coming soon e conferma un piano di almeno tre anni per lo sviluppo del nuovo sistema operativo.

Tutto questo non smentisce comunque che Vista sia un flop, come considera Stefano Quintarelli analizzandone i risultati conseguiti finora.

 
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Pubblicato da su 27 gennaio 2008 in computer, Internet

 

Internet, una ribalta per tutti

Settimana impegnativa, quella appena trascorsa. E gli impegni, di lavoro e domestici, hanno un po’ rallentato il mio peregrinare in rete e gli aggiornamenti di questo blog. Fra i vari avvenimenti, la mia partecipazione alla trasmissione Radio Thule di lunedì scorso, condotta dall’illustre (e qui già linkato) Luca Rota, che mi ha dato modo di farneticare un po’ in tema di Internet e dintorni.

E c’è un aspetto, di Internet, di cui non ho parlato granché, ma che mi ha sempre affascinato e anche un po’ spaventato, almeno fino a qualche tempo fa. E’ il fatto che la Rete può essere una straordinaria ribalta per chiunque, sia per eroi positivi che per protagonisti di episodi meno degni. In questa stessa settimana, anzi ieri, Stefano ha trovato il tempo di aggiornare il suo, di blog, per parlarci di quella che è stata definita “la più grande frode della storia della finanza internazionale” (ne hanno parlato anche Corriere, Repubblica e Sole24 Ore) attuata dal trader francese Jerome Kerviel, responsabile di un buco di quasi 5 miliardi di euro ai danni di Société Générale. Kerviel si è guadagnato una ribalta mediatica tale che sembra essere diventato una star: ha già una pagina biografica su Wikipedia, mentre il Telegraph ha pubblicato il suo curriculum vitae. In questo mondo, per quelli che la mettono in saccoccia agli altri, c’è sempre posto.

 
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Pubblicato da su 26 gennaio 2008 in Internet, Mondo

 

Italia.quit

Quando ho letto – su Vita Digitale di Federico Cella e sulle web notes di Anna Masera de la Stampa – che il superportalone turistico Italia.it è stato abbattuto, ho pensato che a livello istituzionale, da qualche parte, sarebbe comparso un annuncio. Per dare ufficialità a queste esequie virtuali, in una forma che non avrebbe certo fatto fare bella figura al governo, ma che almeno avrebbe dato modo all’opinione pubblica di constatare che anche le istituzioni sanno ammettere i propri errori.

Invece niente: come riferisce Masera, anzi, “Francesco Rutelli e il suo Ministero per i Beni e le Attività Culturali da cui dipendeva il portale “non si sono sentiti”, ci dicono amareggiati dalla redazione di Italia.it. “Speravamo in un rilancio visto l’investimento cospicuo (5 milioni e 800 mila euro), abbiamo corretto gli errori denunciati lavorando gratis in questi ultimi mesi, e invece siamo a spasso senza nemmeno una comunicazione ufficiale” commenta il caporedattore Luca Palamara.

Emblematico l’appello scritto il 17 gennaio ad Anna Masera dal caporedattore (i grassetti li ho aggiunti io):

“Volevo comunicarle la situazione paradossale in cui versa il portale in questo momento. Questo è sempre in bilico tra la chiusura ed il rilancio, tra il passaggio all’Enit ed il prolungamento del contratto con il vecchio Rti a causa del rimpallo di non-decisioni che rischiano di mandare definitivamente all’aria un investimento cospicuo (pari a circa 5 milione e ottocentomila euro).
Il portale è ancora online grazie anche al lavoro gratuito della redazione, anche se formalmente è stato dichiarato chiuso da un paio di mesi (ironia della sorte, nell’ultimo mese sono aumentati anche gli accessi).
Ma intanto nessuno decide: classico esempio di bizantinismo politico di stampo kafkiano che in Italia produce continuamente delitti reati e sperperi senza arrivare mai a determinare colpevoli e cause.
Le Regioni sono adesso fortemente interessate al contributo promesso per il portale e quindi sono passate dalla fase di rifiuto di un anno fa ad una di adesione, attiva partecipazione e promozione per la sopravvivienza del portale stesso. Ma ovviamente le risposte non arrivano perchè nessuno vuole prendersi la responsabilità e i quasi 6 milioni spesi fino ad adesso saranno a breve l’unica eredità visibile di tutta questa assurda vicenda”.

Poi è arrivata la presa di posizione del ministro Nicolais, che ha deciso per la chiusura. Qualcuno ha pensato “è un disguido tecnico”, “non si sono scordati di rinnovare il dominio”, ma questo è escluso, dal momento che l’expire date del dominio Italia.it è 3 giugno 2008 (fonte).

Ogni scomparsa porta con se’ tristezza. Quella di Italia.it anche molta amarezza. Rimangono tante considerazioni, ben delineate dagli amici di Scandalo Italiano e The Million Portal Bay, soprattutto sul fatto che questo progetto fallimentare fallito è costato milioni e milioni di euro:

Cinquemilioniottocentocinquantunomilatrecentocinquantacinque euro + un altro milioneduecentotrentasettemila per il solo studio di fattibilità + un bel centomila ancora per il solo sgorbio del cetriolone. Totale: 7.188.355 euro e probabilmente qualcosina d’altro ancora (vedi alla voce: anticipi del 10% per convenzioni già sottoscritte con le Regioni, certificazioni e verifiche per accessibilità, spese varie ed eventuali, ecc. ecc.)
Gettati al vento definitivamente.

Una prece.

 
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Pubblicato da su 19 gennaio 2008 in Internet, media, Mondo

 

ReciDivo

Oggi 500mila palline colorate (qui riprese da Corriere e Repubblica, che ha pubblicato anche un reportage che potrebbe far pensare a una non-sorpresa) sono cadute da Trinità dei Monti e si sono posate qua e là sul lastrico di Piazza di Spagna, invadendo anche la Fontana della Barcaccia. Autore del gesto, Graziano Cecchini, lo stesso a cui è stata attribuita la colorazione rosso Trevi dello scorso ottobre, che per la personalizzazione delle fontane deve avere una predilezione, e che si sta guadagnando una certa notorietà per queste operazioni artistiche.

quantepalle.jpg

Quest’impresa delle palline, tra l’altro, sarebbe costata 20mila euro. Una cifra coperta da uno sponsor, un sito web che distribuisce suonerie per cellulari.

Davide – su Daveblog – osserva: “Comunque abbiamo scoperto che uno può andare in giro per Roma con un pratico cellophane con 500000 sfere di plastica e nessun tutore della legge si pone minimamente il problema di cosa vuole farne”. Be’, si sarebbe dovuta ripetere una scena come quella del vecchio spot dei pennelli Cinghiale… ma se il signor Cecchini, ad un vigile curioso, avesse spiegato che portava quelle palline in un’area gioco per bambini, chi gli poteva dire qualcosa?

Giudizio critico: bah.

 
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Pubblicato da su 16 gennaio 2008 in media, Mondo, news

 

Ultrasottile

Ieri sera la mia connessione Internet ha avuto alcuni momenti di defaillance (in cui spero di non dovermi imbattere nuovamente) e mi sono perso la diretta del keynote di Steve Jobs. Ho quindi appreso in ritardo del lancio del MacBook Air, “il notebook più sottile al mondo”, che ha così confermato le previsioni degli addetti ai lavori.

In questo notebook ultrasottile sono riusciti a mettere uno schermo LED widescreen da 13,3 pollici (privo di mercurio e arsenico, assicura Apple), una tastiera vera e un trackpad. Costa 1.699 euro nella versione con hard disk da 80 GB e 2 GB di Ram. Chi sceglie l’unità a stato solido da 64GB, “che vanta prestazioni e robustezza superiori”, deve sborsare invece 3.098 euro. In entrambi i casi mancano accessori che qualcuno ritiene ancora importanti come il lettore DVD/CD, la scheda di rete wired (ma c’è il supporto wireless delle tecnologie Bluetooth e 802.11n) e c’è una sola porta USB. Scelte imposte dalla dieta dimagrante, che comunque ha raggiunto l’obiettivo con un notebook che pesa 1,36 Kg.

Che è effettivamente bello, però mi sembra poco usabile (per toccare un concetto, quello di usabilità, molto caro a Roberto Dadda) anche un po’ esoso… anzi, come commenta Massimo Mantellini:

– e’ troppo costoso
– e’ molto bello
– e’ troppo grande
– ha una sola porta USB
– pesa il giusto
– lo sfondo di Leopard continua ad essere orribile.
– si ho capito e’ sottile ma e’ troppo grande.

Aggiungo solo che – come l’iPhone (che per quanto riguarda le reti mobili non va oltre al supporto EDGE) – per connettersi ad Internet punta tutto sul WiFi. In Paesi come l’Italia, per navigare in Internet con il MacBookAir, laddove non esiste connettività WiFi (eventualità non rara), la soluzione più praticabile mi sembra quella di utilizzare un telefonino (magari HSDPA) da utilizzare come modem collegato via Bluetooth (non via USB, c’è una porta sola ed è meglio sfruttarla per altri impieghi).

UPDATE: per quanto riguarda i miei dubbi sull’usabilità, ecco un post di Paolo Attivissimo che sembra confermarne la fondatezza. Ne riporto solo uno stralcio:

Pago 650 euro in più rispetto al Macbook (che è più veloce) per risparmiare un chilo e perdere otto millimetri di spessore?

Siamo seri. Questa è una macchina sexy per chi va in giro a sfogliare pagine Web, mandare la mail, scrivere testi o fare presentazioni e sa che esibire un oggetto di questo genere è seducente. Tutto il resto è meglio che se lo scordi.

 
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Pubblicato da su 16 gennaio 2008 in computer, Internet

 

Per pagare c’è sempre tempo

Luca mi segnala che Telecom Italia, compagnia telefonica la cui situazione finanziaria è notoriamente contraddistinta da un rilevante indebitamento (le ultime cifre dicono quasi 38 miliardi), sembra non voler essere pagata per i servizi di telefonia erogati al cliente. L’osservazione, che ha dell’incredibile, nasce in seguito ad un reiteratamente vano tentativo di pagamento online delle ultime bollette, che dal 10 al 14 gennaio ha ottenuto sempre il medesimo risultato:

Siamo spiacenti, non e’ possibile effettuare il pagamento richiesto
poiche’ al momento il sistema non e’ disponibile. Ci scusiamo per
l’inconveniente e ti invitiamo a riprovare piu’ tardi.
Tentativo di pagamento effettuato il: 10/1/2008 alle ore 15.53
Telecom ItaliaServizioClienti 187.it

Con la diligenza, la correttezza, la precisione e la perseveranza che lo contraddistinguono, cui si aggiunge una sempre più forzata pazienza, Luca ha accettato l’invito a riprovare più tardi. Lo ha fatto il 10/1/2008 alle ore 15.54 e alle 17.30, l’11 gennaio alle 8.40, 8.44, 8.48, 11.28, 13.38, 17.32. Il 12 gennaio alle 10.35, e il 14 gennaio alle 8.15 (il 13 no, ha riposato). E ha continuato ancora varie volte (non mi ha più mandato gli “scontrini virtuali” perché anche lui non è che abbia tutto ‘sto tempo da perdere), durante le quali mi sembra di vederlo reagire come reagirei io, con gli occhi che diventano due fessure, le arcate dentali che si stringono fino a fondersi e un flusso di fumo che fuoriesce da narici e orecchie con pressione in aumento.

L’innovazione tecnologica costituisce per il Gruppo Telecom Italia un elemento essenziale e differenziante per sviluppare il proprio vantaggio competitivo e mantenere la leadership in un mercato caratterizzato da livelli crescenti di competizione.

Questa la si legge sul sito Telecomitalia.it, cliccando su “innovazione”. In effetti, dalla più importante telco del Paese sarebbe lecito attendersi qualcosa di più di un “siamo spiacenti (eccetera)“. Se si va a leggere nella sezione “aree di innovazione”, c’è molto di più:

Oggi bastano poche ore perché un’idea faccia il giro del mondo e altrettanto poche perché venga sperimentata ed eventualmente confutata.
La velocità è quindi strettamente legata all’interconnessione tra persone, quella stessa interconnessione che rende globale la moda, l’evento sportivo, che è in grado di influenzare la cultura e la storia. Presidiare l’innovazione nelle reti, nei servizi e nei terminali rappresenta pertanto l’elemento strategico per gestire in modo vincente la competizione nelle telecomunicazioni.

Forse, oltre che presidiare, sarebbe opportuno riesaminare qualcosa, a cominciare dalla sezione del sito che dovrebbe consentire di effettuare pagamenti online. Che comunque, probabilmente, è solo la punta di un enorme iceberg…

 
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Pubblicato da su 15 gennaio 2008 in Internet, Mondo, telefonia

 

Apple-mumble

Anch’io, come Alfonso Fuggetta e Massimo Mantellini, sono non poco incuriosito da questo preludio al keynote di Steve Jobs, che dice “There’s something in the air”:

Il 2007 per Apple è stato l’anno dell’iPhone. Cosa riserverà per il 2008 la mela morsicata? Visto lo slogan di cui sopra, praticamente un teaser pubblicitario, l’aria – o la parola air – c’entra non poco. Sicuramente non sarà fritta, ma come sarà e a che cosa darà forma?

Mentre Settimio Perlini, su Macity, lancia addirittura dieci concretissime (?) supposizioni, qualcuno si limita – più modestamente, ma forse più verosimilmente – a pensare all’imminente annuncio del MacBook Air (perché air? perché è wireless-only? perché è un MacBook ultraleggero?). Insomma, che sia davvero questo?

In ogni caso pare che Apple abbia pensato a registare alcuni domini con questo nome, benché il più prevedibile e papabile (ammesso e non concesso che la prossima novità sia il MacBook Air) sia già stato accalappiato da altri. Nulla di stupefacente, non sarebbe la prima volta che Apple se ne lascia sfuggire uno, per poi comprarlo a peso d’oro.

 
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Pubblicato da su 14 gennaio 2008 in Internet, Mondo, news

 

Elitel: utenti pronti alla class action

Ne ho parlato oggi su Punto Informatico, ne riparlo qui: la recente possibilità di organizzarsi per una class action (all’italiana) non è sfuggita al Comitato Nazionale Tutela Utenti di Elitel che, alla luce delle recenti vicende, comunica che è stata avviata “la raccolta delle adesioni per l’azione collettiva di tutela di interessi specifici (class-action), da parte di tutti gli interessati dal blocco e dai disservizi provocati dalle compagnie del gruppo Elitel”.

Ulteriori dettagli sono pubblicati nel blog Class Action Elitel.

 
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Pubblicato da su 14 gennaio 2008 in news, telefonia, TLC

 

Non interviste

Beppe Grillo ha rifiutato di rispondere ad un’intervista differita di Alessandro Gilioli de l’Espresso. Gilioli pubblica quella che è diventata la non intervista e nasce un blogcaso.

Probabilmente Grillo ha perso un occasione per parlare al di fuori dei propri schemi, ma pur rispettando le opinioni di tutti, mi sento più vicino a quella espressa da Massimo, che dice:

Io, sinceramente, non me la sento di condannare Grillo. Non perchè lo ami particolarmente, quanto perchè mi pare che abbia tutto il diritto di rifiutare un’intervista senza che per questo siano tratte conclusioni – quantomeno – affrettate. Come il giornalista ha diritto di non pubblicare una notizia poco interessante, Grillo ha il diritto di scegliere se, come, quando e dove apparire.

Questo mi sembra, più semplicemente, un caso in cui una non intervista è assurta a notizia. O a non notizia, fate voi… secondo me, in questo periodo, sono ben altri i rifiuti di cui ci si dovrebbe preoccupare.

 
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Pubblicato da su 10 gennaio 2008 in Mondo, news