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Rischi del giorno dopo

“La paziente torna a casa il giorno stesso, sta a casa 24 ore e il terzo giorno assume la prostaglandina, il farmaco che espelle l’utero

Letta su questa notizia pubblicata da TGCOM (penultimo paragrafo), che parla di un medico che da anni prescrive la Ru486 (la cosiddetta “pillola del giorno dopo”). E io credevo che ad essere espulso fosse un embrione…

P.S.: ah, era proprio l’embrione? Meno male.

 
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Pubblicato da su 9 gennaio 2008 in (dis)informazione, Ipse Dixit, news

 

Elitel, un nuovo blackout

Nota: questo post è datato 8 gennaio 2008. In calce c’è un update del 10 gennaio, ma è possibile che in questo blog ci siano notizie più recenti.

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La cancrena che ha colpito il mercato italiano della connettività a banda larga non si ferma. Dario, un lettore mio omonimo, in un commento a questo post segnala di essere completamente in panne con la posta elettronica: aveva acquistato un dominio di secondo livello con Flashnet.it, che oggi fa capo a Elitel, e ora non riesce più ad accedere alle proprie mailbox. Anche la homepage Elitel.it risulta irraggiungibile, e così tutti i servizi Internet ad essa legati, esattamente come già avvenuto in novembre.

Come ha scritto oggi Alessandro Longo (primo a darne segnalazione e, ancor prima, il blog Tutti contro uno, che da tempo dedica le proprie pagine a quanto ruota attorno all’orbita di Elitel e della consociata Vive La Vie), “Da ieri sera, i server e il sito, le caselle di posta, sono di nuovo irraggiungibili. Restiamo in attesa di notizie, di certo è che Elitel ancora non è uscita dal tunnel e dai problemi con i fornitori, e dall’incertezza per il futuro”.

I problemi per gli utenti Elitel, iniziati lo scorso luglio, non sembrano dunque finiti. Dopo la disconnessione delle linee operata da Telecom Italia, all’epoca suo principale fornitore wholesale (all’ingrosso), per proseguire la propria attività Elitel si è affidata ad altri operatori. E’ dunque possibile che gli inconvenienti riscontrati in queste ultime ore siano legati ad assestamenti tecnici, ma in questo caso – come mi scrive Pierpa – sarebbe stato opportuno avvisare preventivamente gli utenti del blackout. La mancanza di questo preavviso fa però supporre un distacco imprevisto (subìto e non pianificato), che al momento non consente di capire quando e se i servizi verranno ripristinati.

UPDATE di giovedì 10/01/2008: alcuni utenti segnalano che nel pomeriggio i servizi di posta che fanno capo a Flashnet.it sono tornati attivi, sebbene con una certa lentezza. Tutti contro uno precisa che http://www.elitel.it e http://www.elitel.biz funzionano e http://www.flashnet.it è dirottato sul primo dei tre.

 
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Pubblicato da su 8 gennaio 2008 in Internet, Mondo, news, telefonia

 

Goodbye, Bill!

Ha ragione, Marco Montemagno, che definisce pazzesco il video che Bill Gates ha fatto proiettare durante il suo ultimo keynote al CES 2008 di Las Vegas.

Un modo simpatico per accomiatarsi pubblicamente dal mondo (tecnologico e non) prima di andare in pensione e dedicarsi ad altre attività, che a me – ignaro della parodia che propone Marco – ha ricordato lo stile di un altro commiato, di un altro Bill. Questo:

 
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Pubblicato da su 7 gennaio 2008 in computer, Internet, Mondo, news

 

Ultime non-notizie sul fronte dello spam

Leggere certi titoli pubblicati in rete potrebbe indurre gli utenti a coltivare vane speranze: notizie presentate con frasi del tipo “Marketing o spam? Il Garante fissa il confine”, “Privacy, giro di vite contro lo spamming via mail e via SMS” e “Come proteggersi dallo spam” potrebbero infatti illudere i meno preparati in materia che la piaga dello spam sia stata debellata, ma le cose – ovviamente – non stanno così.

Tutto nasce dal risalto dato dalla stampa ad un provvedimento del Garante della Privacy:

(ASCA) – Roma, 4 gen – Il destinatario di fax, e-mail, sms e mms indesiderati puo’ rivolgersi al giudice civile e chiedere un risarcimento per la lesione dei propri diritti. Lo ha affermato in un recente provvedimento il Garante per la
Privacy, di cui e’ stato relatore Giuseppe Fortunato, che prosegue in questo modo nell’azione di contrasto allo spam.

Qui c’è la notizia completa, in cui si legge che il Garante – dopo aver rilevato numerose irregolarità durante un accertamento – ha espressamente vietato ad un azienda di continuare a spedire messaggi pubblicitari e commerciali senza il consenso dei destinatari. La società aveva addotto la scusa di aver utilizzato dati personali reperiti su elenchi categorici (come Pagine Gialle e Pagine Utili), ma secondo il Garante tali dati non sono utilizzabili per inviare corrispondenza (cartacea o elettronica) senza consenso.

Il Garante sta facendo il suo dovere e in alcuni casi il suo operato va a coprire le lacune dell’Agcom. Questo provvedimento porrà fine allo spam, come sembrerebbe leggendo i titoli che parlano di questa notizia? No, anche perché in pratica ribadisce i contenuti di una normativa che già esiste e che frenerà un pochino la piaga, ma nelle nostre caselle postali continueranno ad arrivare messaggi come questo:

Hello! I am tired tonight. I am nice girl that would like to chat with you. Email me at Margaretha@UsOldGlory.info only, because I am using my friend’s email to write this. Hope you like my pictures.

Per gli spammer italiani il provvedimento è validissimo, storicamente si sono verificati casi di successo, come ci ricorda Massimo Cavazzini. Ma lo spam è un problema globale e un provvedimento valido in Italia viene serenamente ignorato da coloro che, ogni giorno, continuano a renderci edotti e a darci aggiornamenti sulle condizioni di acquisto di pillole blu (o di altri colori), farmaci vari, di vari servizi di gioco d’azzardo. E anche di chi cerca di carpirci le credenziali di accesso dei nostri conti correnti online o gli estremi della carta di credito.

Insomma, niente nuove… niente nuove.

 
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Pubblicato da su 4 gennaio 2008 in Internet, news, TLC

 

Dinastie politiche

Barack Obama, come osserva Luca, ha vinto le primarie dell’Iowa conducendo una campagna che è di fatto l’opposto a quella di Hillary Clinton. Nessuno si trova ora nella posizione per cantare vittoria, ma mi accorgo ora che un’eventuale interruzione del cammino presidenziale della signora Clinton significherà che gli USA, dopo circa vent’anni, avranno smesso di scegliere il proprio presidente nell’ambito di due sole famiglie.

 
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Pubblicato da su 4 gennaio 2008 in Mondo, news

 

Antidoping alla classifica

A chi segue con passione le classifiche dei blog, segnalo che quella di Blogbabel non considera più validi gli effetti del simpatico cin-cin virale che faceva gli auguri di buon 2008 a tutti i blogger. Chi è stato linkato e ha gioito per la scalata degli ultimi giorni potrebbe ritrovarsi su qualche gradino più in basso.

UPDATE: alcuni esperti delle dinamiche di queste classifiche mi segnalano che anche questo post (così come quello di Antonio, che mi linka) è stato “potato” da Blogbabel, in conformità alle nuove regole di bonifica. La cosa non genera in me alcun allarmismo ne’ mi fa rosicare, perché assisto sempre divertito alle diatribe sulle classifiche, rispettando chi le segue con interesse. Mi chiedo solo se l’applicazione di questa disciplina anche su questi post di oggi (in cui non ravviso intenti inquinatori) non sia un tantinello restrittiva.

 
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Pubblicato da su 4 gennaio 2008 in Blogosfera, Internet

 

Liberare l’Informazione

Il 25 aprile in Italia si commemora la liberazione dal regime fascista. Non a caso Beppe Grillo ha scelto questa data per il secondo V-Day che sarà dedicato ad un’altra casta, quella dell’Informazione. Sul blog di Grillo si legge:

L’unico modo di far cambiare veramente questo Paese, secondo il mio punto di vista prima che diventi pazzo del tutto, è battere dove c’è la ragione della democrazia, dove dovrebbe essere tutelata: l’informazione. Scomparsi i grandi giornalisti come Biagi, Montanelli e altri, non ci rimane più nulla.
Ecco perché farò il V-Day prossimo il 25 aprile: il giorno della Liberazione. Liberiamoci da questa informazione, liberiamoci da questa gentaglia. Gli togliamo i finanziamenti, vediamo di impostarla bene perché la mia vita ormai è su queste cose.

E’ sicuramente vero che ci dobbiamo liberare dall’informazione che abbiamo oggi, che molto spesso è disinformazione. Per farlo dobbiamo rendere libera l’informazione, rendendo libero chi fa informazione. Lo scoglio è enorme, il V-Day riuscirà a centrare l’obiettivo?

P.S.: mi segnalano che Disinformazione.it si pone più di qualche dubbio sulla libertà delle informazioni e delle iniziative veicolate attraverso il blog di Beppe Grillo.

 
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Pubblicato da su 2 gennaio 2008 in media, news

 

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2008, la tivù sorpassata dal www

Condivido pienamente il commento di Luca De Biase sugli esiti della ricerca condotta da Politecnico di Milano e Nielsen, secondo la quale rivela che il 54% degli italiani preferisce Internet alla TV:

Sta di fatto che la tendenza è chiara: e si fonda sia sulla scarsa qualità dei programmi televisivi, sia sulla loro pessima immagine, sia sulla varietà e personalizzazione di ciò che si trova in rete. Di sicuro è il momento di impegnarsi nella qualità di quello che si fa online.

 
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Pubblicato da su 2 gennaio 2008 in media, news

 

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Ottimo 2008 a tutti!

Capodanno 2008 a Sydney

Nessun discorso di fine anno. Solo tanti auguri per uno stupendo 2008!

Festeggiate serenamente e non fatevi ingannare da fuochi… fatui. A volte sono d’artificio, ma non sempre 😉

 
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Pubblicato da su 31 dicembre 2007 in Mondo

 

Prossimamente su quegli schermi

Chi ha una TV con schermo LCD non può dire di avere in casa “l’ultimo ritrovato della tecnologia”:

Samsung’s latest prototype active matrix screen will be a 31″ 4.3 mm display, slightly larger and lower-profile than Sony’s 27″ 5 mm prototype that it showed off at last year’s CES.

The company said this prototype consumes less than half the electricity of an LCD screen of approximately the same size.Like Sony, Samsung’s production model will be considerably smaller than the convention floor model. The company expects to begin production of a 14″ OLED screen in 2008. Unfortunately, OLED displays are still quite expensive to make: Sony’s 11″ screen carries a price tag of $1,740, while Samsung’s 14″ screen is expected to cost over $3,000.

Because of this current high cost in production, Toshiba revealed that it was shelving its OLED TV plans until at least 2010, according to yesterday’s Wall Street Journal. This while Sony phases out its projection TV line to focus on OLED.

While OLED screens remain too costly to be an effective solution for television viewing, their low power consumption make them ideal for use in portable computing, MP3 players and cellular handsets. A notebook equipped with solid state memory and an OLED display will have much lower power consumption than a backlit LCD, spinning drive model, thereby multiplying the potential battery life.

(via Betanews)

Dallo schermo piatto si potrebbe quindi passare presto all’ultrapiatto. E sul fronte degli schermi OLED (tecnologia già impiegata per i display di molti telefoni cellulari) ci sono la giapponese Sony e la coreana Samsung, forse le due principali aziende del settore (che attualmente producono addirittura pannelli LCD nel medesimo stabilimento).

Su questo mercato, un mese fa, ha debuttato Sony, lanciando TV con schermo OLED da 11 pollici e presentando un prototipo (sempre OLED) con schermo da 27 pollici. Ora Samsung ha il suo prototipo da 31 pollici, sottilissimo e con consumi decisamente inferiori a quelli degli schermi LCD (meno della metà).

Quando si potrà avere una di queste meraviglie a casa nostra? Adesso è un po’ presto:

Samsung OLED roadmap

 
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Pubblicato da su 31 dicembre 2007 in media, news

 

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Slogan rappabile

“Io duro perché faccio. Non è che faccio perché duro”

(Romano Prodi, 29 dicembre 2007)

Questa nuova declinazione del celodurismo meriterebbe una traduzione musicale, ci starebbe bene anche un bel rap.

UPDATE: anche l’immagine che propone Mantellini, in chiave hard rock, non è niente male 😀

 
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Pubblicato da su 30 dicembre 2007 in Mondo, news

 

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In morte di Netscape

netscape.jpg

Monkeybites-Wired segnala che Tom Drapeau, responsabile di AOL per Netscape, ha annunciato in un post sul Netscape Blog che il primo febbraio 2008 cesserà il supporto per tutti i Netscape web browsers. In pratica, si tratta dell’annuncio della morte del primo browser grafico di successo nella storia del web. La versione 9 di Netscape Browser (uscita ad ottobre) è l’ultima erede di quel Netscape Navigator (già Mosaic) su cui molti di noi hanno mosso i primi passi in Internet, molto prima che MS Internet Explorer – offerto con Windows e quindi messo ad immediata disposizione di tutti gli utenti di PC con il sistema operativo di Microsoft – lo potesse soppiantare.

Ai nostalgici, sempre dal Netscape blog, si consiglia l’installazione di Firefox, con l’applicazione di skin ed estensioni per un look Netscape-like.

Una prece.

Per saperne di più: The Netscape Blog

Per soffrire di nostalgia (finché resta online): la homepage del Netscape Netcenter con i link per scaricare Netscape Communicator.

 
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Pubblicato da su 29 dicembre 2007 in Mondo, news

 

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Chicche di fine anno

Qualche spunto su facezie o notizie a cui Internet e la stampa cartacea hanno dato risalto.

Bono tira le orecchie a Italia e Francia: ci facciamo conoscere da tutti, insomma. Parlando degli aiuti all’Africa, il frontman degli U2 Bono Vox dice: ”la Germania non ha imbrogliato e lo si puo’ constatare dal bilancio federale. Ad avere imbrogliato sono Italia e Francia e aggiunge: “Durante un mio incontro con i capi di governo ad Heiligendamm uno di loro si è addormentato mentre stavo parlando”. Poi incalza:  ”E’ già grave quando si violano le promesse fatte agli elettori, che poi lo si faccia verso i più poveri del mondo e migliaia di persone muoiano è inconcepibile. E sono stati soprattutto gli italiani a violare ogni promessa che avevano fatto”. Il governo dichiara comunque di aver previsto tutto nella Finanziaria. Il sonno avrà portato consiglio?

Il Corriere da’ il triste annuncio, riprendendo un commento del Financial Times: Starbucks non approderà in Italia. Il commento dell’azienda: “Se non siamo in Italia è per una questione di umiltà e rispetto”. Non sarà perché questa è la patria dei cultori del caffè e i bar italiani forniscono una bevanda di qualità diversa, lo fanno molto più rapidamente e ad un prezzo più conveniente?

Non chiamatela più ereditiera: il mitico Barron Hilton, il cui nome è legato al noto impero alberghiero, volta le spalle alle nipotine Paris e Nicky e taglia la loro quota ereditaria, riducendola al 3% (il 3% di oltre due miliardi di dollari, intendiamoci). La motivazione starebbe nel fatto che le gesta di Paris macchiano il buon nome di famiglia. Quando è stata arrestata il nonno ha già decurtato di 60 milioni di dollari la sua dote, ma lei ha continuato per la sua strada. Quindi, se lei se ne frega, al resto del mondo che importa?

Ho scritto t’amo sulla strada: un 16enne di Cussignacco (Udine) per farsi perdonare una scappatella scrive una lettera d’amore alla fidanzata sull’asfalto. Praticamente tutto il testo di “Dalla pelle al cuore” di Venditti, che occupa 30 metri della strada principale del paese. Lei lo ha perdonato. Ma il comune, almeno, lo ha multato?

 
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Pubblicato da su 29 dicembre 2007 in Mondo, news

 

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Rottamare bene il cellulare

Vedere un paio di telefoni che spuntavano da un cassonetto oggi mi ha fatto ricordare il problema dei RAEE, i rifiuti elettrici ed elettronici.

Del problema dei cellulari mal buttati avevo parlato qualche mese fa su Punto Informatico: ogni anno milioni di dispositivi elettronici – soprattutto telefoni cellulari – vengono buttati, rottamati, abbandonati, perché sostituiti con modelli più nuovi, trendy e alla moda. Ora l’Independent, che si è accorto delle proporzioni del problema, lancia un allarme di carattere ambientale: si calcola che solo nel Regno Unito i telefonini abbandonati o buttati in discarica possano formare una montagna di rottami da 11mila tonnellate. E nonostante un cellulare sia fabbricato per avere una vita media di circa cinque anni (il mio primo Panasonic, ora in mano a mia madre, ne ha nove e ho cambiato batteria una sola volta), ogni anno in Europa un utente su tre lo cambia.

I rifiuti elettrici ed elettronici, i RAEE, non vanno buttati nell’immondizia o lasciati in una discarica, ma devono essere rottamati in modo opportuno. C’è chi sta pensando al business del riciclo, che non sarebbe male, ma c’è bisogno – ripeto – di sensibilizzare l’opinione pubblica al problema ambientale. In Italia il recepimento della normativa sulla raccolta e lo smaltimento di questi rifiuti ha già avuto una tormentata gestazione. Finora non ho visto molto, ne’ come iniziative pubbliche, ne’ come iniziative private. L’unica azienda ad essersi mossa in un modo convincente sembra essere 3 Italia. Che è un operatore di telefonia mobile, non un produttore. Speriamo che nel 2008 si faccia davvero sul serio.

 
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Pubblicato da su 27 dicembre 2007 in Mondo, news

 

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Regali, cafoneria e incompetenza

Vorrei riallacciarmi al post “La coda corta dei regali di Natale” di Massimo Mantellini per aggiungere una considerazione. Prima però vorrei evidenziare una sua osservazione:

La cafoneria dei commessi dei negozi mi pare in costante aumento. Difficile meritarsi un sorriso, difficilissimo intercettare qualcuno per una informazione, quasi impossibile ascoltare un “Grazie” alla cassa. Chi viaggia un po’ sa che si tratta di una caratteristica solo italiana e che in tutti i paesi civili la gentilezza e’ un obbligo e non un optional. Da noi avviene il contrario.

Ca…spita, quanto è vero! Per carità, non vorrei fare di tutta l’erba un fascio e devo dire che a me capita spesso di incontrare anche persone molto gentili e disponibili, ma quelli che si distinguono per cafoneria sono proprio in aumento. E spesso capita di incontrarne alcuni (o alcune) che sembrano non voler affatto vendere: ti guardano con sufficienza, buttano lì qualche informazione di malavoglia, magari neanche si preoccupano di verificare se hanno a disposizione il modello o la taglia richiesta (per un indumento). Insomma, l’approccio è spesso controproducente. E il cliente scappa.

Ma oltre alla gentilezza, c’è un’altra caratteristica di cui si sente sempre di più la mancanza (anch’essa utile a trattenere il cliente): la competenza. Ora, io posso capire che il commesso di un negozio in cui si vendono beni di varia natura non possa sapere tutto, ma mi aspetterei almeno di non sentirlo dire fesserie, di cui io – come cliente – mi accorgo senza fatica.

L’ultimo esempio (fra i molti che potrei citare) l’ho avuto la scorsa settimana, in un punto vendita di una nota catena di distribuzione di elettrodomestici / elettronica / hi-fi / eccetera, per acquistare un forno a microonde. Sullo scaffale affollato ce ne sono due, apparentemente identici tranne che per il colore (uno bianco, l’altro grigio). La medesima sigla, impressa su entrambi i prodotti, conferma l’identicità; l’unica differenza è dunque solo il colore, che determina un prezzo di 10 euro inferiore per quello bianco.

Chiedo informazioni ad una commessa di passaggio che, con gentilezza, mi asseconda, si ferma a leggere superficialmente le indicazioni riportate dai cartellini appiccicati agli scaffali e quindi mi decanta quello grigio:

“sa, questo ha 1950 Watt, quello bianco è simile ma ha solo 850 Watt”. Le manopole di entrambi hanno il fondoscala che finisce a 850, del resto sono lo stesso modello. Mi soffermo un secondo a pensare cosa potrebbe accadere impostando una cottura a 1950 Watt, poi continuo ad ascoltare.

Apre i due sportelli: “questo poi (sempre quello grigio) ha l’interno ceramizzato, per essere pulito meglio, così non si graffia… quell’altro ha anche lui una protezione, ma diversa, vede? anche il colore è più chiaro”. In realtà quello che vedo è che sono proprio identici, quello bianco è su uno scaffale più alto ed è più illuminato, quello grigio è quasi per terra ed è quasi all’ombra, gode di meno luce e solo in apparenza il suo interno sembra più scuro.

“Questo grigio metallizzato costa dieci euro in più di quell’altro (quello bianco) perché… è… un lancio promozionale di fine anno, in realtà credo dovrebbe costare molto di più perché ha molte più cose”. La differenza di 10 euro, come vedo confrontando tutti gli altri prodotti esposti, in realtà caratterizza tutte le versioni “metallizzate” dei modelli disponibili anche in colori “pastello”. Un po’ come il sovrapprezzo (non si quanto giustificato) delle tinte della carrozzeria di un’auto.

La spiegazione prosegue e si conclude con informazioni abbastanza standard. Quella del lancio promozionale però è un’invenzione estemporanea molto evidente e la commessa sembra quasi compiacersi di aver dato questa spiegazione, che potrebbe essere motivante all’acquisto da parte del cliente. Il forno che mi interessa, però, oltre a possedere determinate caratteristiche deve entrare in una cucina bianca, per cui scarto quello grigio, con lieve disappunto della commessa, che poi compila la bolletta per il ritiro del magazzino.

Ecco, riassumerei in cortesia e competenza le qualità principali che dovrebbero caratterizzare coloro che si occupano di commercio e che vendono al pubblico. Alla commessa di cui ho raccontato non mancava il garbo (che ad un cliente meno attento sarebbe stato sufficiente), ma un po’ di preparazione, anche per correttezza. Per vendere un elettrodomestico qualche piccola nozioncina di base (saper leggere l’etichetta di un modello, oltre a quella che il punto vendita mette sullo scaffale) è necessaria. Mi è capitato molte volte di non acquistare un prodotto perché il venditore (titolare di negozio o commesso) non mi ha dato informazioni utili o è stato sgarbato. Non credo di essere molto esigente, in genere se dimostro interesse ad acquistare qualcosa, dall’altra parte mi aspetto che ci sia almeno altrettanto interesse a vendere.

Del resto, il mio interesse (e un po’ anche il mio portafoglio), sommato a quello di tutti gli altri clienti, è quello che fa campare il venditore. E la mancanza di cortesia e di competenza sono decisamente controproducenti.

P.S.: Il commento scritto qui sotto da AlphaKappa (che ringrazio) rende obbligatoria una puntualizzazione: ribadisco, non voglio generalizzare facendo di tutta l’erba un fascio e spezzo volentieri una lancia per i commessi precari, sottopagati e quindi anche demotivati, spesso sfruttati e spremuti da un certo tipo di esercenti. Come cliente, in effetti, io sono più infastidito dai venditori (commessi o titolari di negozio) spocchiosi del tipo tanto-se-non-compri-tu-ne-trovo-un-altro. E, naturalmente, da quelli che dicono una montagna di sciocchezze invece di dire meno cose, ma più utili. 

 
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Pubblicato da su 27 dicembre 2007 in Mondo, news

 

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