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Italia.quit

19 Gen

Quando ho letto – su Vita Digitale di Federico Cella e sulle web notes di Anna Masera de la Stampa – che il superportalone turistico Italia.it è stato abbattuto, ho pensato che a livello istituzionale, da qualche parte, sarebbe comparso un annuncio. Per dare ufficialità a queste esequie virtuali, in una forma che non avrebbe certo fatto fare bella figura al governo, ma che almeno avrebbe dato modo all’opinione pubblica di constatare che anche le istituzioni sanno ammettere i propri errori.

Invece niente: come riferisce Masera, anzi, “Francesco Rutelli e il suo Ministero per i Beni e le Attività Culturali da cui dipendeva il portale “non si sono sentiti”, ci dicono amareggiati dalla redazione di Italia.it. “Speravamo in un rilancio visto l’investimento cospicuo (5 milioni e 800 mila euro), abbiamo corretto gli errori denunciati lavorando gratis in questi ultimi mesi, e invece siamo a spasso senza nemmeno una comunicazione ufficiale” commenta il caporedattore Luca Palamara.

Emblematico l’appello scritto il 17 gennaio ad Anna Masera dal caporedattore (i grassetti li ho aggiunti io):

“Volevo comunicarle la situazione paradossale in cui versa il portale in questo momento. Questo è sempre in bilico tra la chiusura ed il rilancio, tra il passaggio all’Enit ed il prolungamento del contratto con il vecchio Rti a causa del rimpallo di non-decisioni che rischiano di mandare definitivamente all’aria un investimento cospicuo (pari a circa 5 milione e ottocentomila euro).
Il portale è ancora online grazie anche al lavoro gratuito della redazione, anche se formalmente è stato dichiarato chiuso da un paio di mesi (ironia della sorte, nell’ultimo mese sono aumentati anche gli accessi).
Ma intanto nessuno decide: classico esempio di bizantinismo politico di stampo kafkiano che in Italia produce continuamente delitti reati e sperperi senza arrivare mai a determinare colpevoli e cause.
Le Regioni sono adesso fortemente interessate al contributo promesso per il portale e quindi sono passate dalla fase di rifiuto di un anno fa ad una di adesione, attiva partecipazione e promozione per la sopravvivienza del portale stesso. Ma ovviamente le risposte non arrivano perchè nessuno vuole prendersi la responsabilità e i quasi 6 milioni spesi fino ad adesso saranno a breve l’unica eredità visibile di tutta questa assurda vicenda”.

Poi è arrivata la presa di posizione del ministro Nicolais, che ha deciso per la chiusura. Qualcuno ha pensato “è un disguido tecnico”, “non si sono scordati di rinnovare il dominio”, ma questo è escluso, dal momento che l’expire date del dominio Italia.it è 3 giugno 2008 (fonte).

Ogni scomparsa porta con se’ tristezza. Quella di Italia.it anche molta amarezza. Rimangono tante considerazioni, ben delineate dagli amici di Scandalo Italiano e The Million Portal Bay, soprattutto sul fatto che questo progetto fallimentare fallito è costato milioni e milioni di euro:

Cinquemilioniottocentocinquantunomilatrecentocinquantacinque euro + un altro milioneduecentotrentasettemila per il solo studio di fattibilità + un bel centomila ancora per il solo sgorbio del cetriolone. Totale: 7.188.355 euro e probabilmente qualcosina d’altro ancora (vedi alla voce: anticipi del 10% per convenzioni già sottoscritte con le Regioni, certificazioni e verifiche per accessibilità, spese varie ed eventuali, ecc. ecc.)
Gettati al vento definitivamente.

Una prece.

 
1 Commento

Pubblicato da su 19 gennaio 2008 in Internet, media, Mondo

 

Una risposta a “Italia.quit

  1. Gadano

    23 gennaio 2008 at 21:19

    Ma sai che il titolo di questo post è bellissimo? 😉

     
 
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