La trattativa di cui parlava Om Malik è andata in porto: TechCrunch è stata acquisita da AOL e quindi ora è sorella di Engadget.
Playbook, il tablet secondo BlackBerry
Alla fine il tablet di BlackBerry si chiamerà PlayBook e arriverà nel 2011:
Playbook, un BlackBerry amplificato – The New Blog Times
Ecco il tablet della famiglia BlackBerry: un ufficio in miniatura con tanto di videoconferenza, intrattenimento multimediale e spazio per i libri. Pardon, e-book
WWW: World Wide Wiretrapping
USA/ Il governo vuole intercettare tutto – The New Blog Times:
Gli Stati Uniti hanno in itinere una proposta di legge alquanto minacciosa per le libertà fondamentali dei cittadini: vogliono poter intercettare tutte le comunicazioni, comprese le email scambiate tramite smartphone e il traffico tra social network, insomma tutto ciò che passa per Internet.
Le autorità, infatti, ritengono che criminali e terroristi vadano “cacciati” proprio laddove hanno trovato rifugio per sottrarsi alle intercettazioni ordinarie. Proprio per questo, stando a un circostanziato rapporto pubblicato dal New York Times, vogliono avere il potere di spingere il wiretapping in quelle aree attualmente ritenute un autentico paradiso per le comunicazioni “segrete”.
Ma come riusciranno a ispezionare le conversazioni con soluzioni peer-to-peer come Skype?
Io l’avrei chiamato TabletBerry
Se è vero ciò che anticipa il Wall Street Journal, a breve dovremmo vedere il tablet di BlackBerry, che molti già chiamano BlackPad (visto il dominio che il produttore RIM ha recentemente acquistato), evidenziando l’assonanza con l’iPad di Apple, o Surfbook (visto il marchio registrato in Canada sempre dal produttore).
Mi incuriosisce, anche se intravedo già alcuni limiti, come l’assenza di connettività 3G (c’è però il WiFi), per la quale sarebbe costretto ad avvalersi di uno smartphone (ovviamente Blackberry) che funga da modem.
Meglio tardi che mai?
Si sbagliava, chi credeva che il Garante della Privacy si fosse dimenticato dell’indagine aperta in maggio per far luce, anche sul fronte italiano, sull’inconsapevole raccolta di dati effettuata da Google dalle reti WiFi aperte. Dopo quattro mesi l’indagine è sfociata in ben due azioni: una richiesta ufficiale a Google di sospendere ogni attività di trattamento sui dati raccolti dalle Google-car e l’invio del fascicolo dell’indagine alla magistratura.
Ma che effetti avranno queste azioni? Sulla prima, Google ha già risposto:
Come già dichiarato in precedenza, siamo molto dispiaciuti per l’errore che ha portato alla raccolta accidentale di questi dati. Non appena ci siamo resi conto dell’accaduto abbiamo interrotto immediatamente la raccolta di tutti i dati WiFi attraverso le vetture di Street View e informato le autorità competenti.
Il Garante, in effetti, ha chiesto a Google di fare una cosa che è già stata fatta ancor prima che il Garante stesso aprisse l’istruttoria, aggiungendo oggi la sua ramanzina ad un coro di lamentele partito in maggio.
Da domenica 3 ottobre, inoltre, entreranno in vigore le nuove regole di Google per la privacy, annunciate mentre firmava, virtualmente, un assegno di 8.5 milioni di dollari per chiudere un contenzioso aperto per questioni di privacy legato a Google Buzz.
Sul broad band sventola bandiera bianca
Dopo gli auspicati obiettivi del ministro Renato Brunetta (“Conto di avere due mega di banda larga per tutti a partire dal 2010″), il Piano Romani che prevede(va) investimenti per 800 milioni di euro per la banda larga, il suo congelamento (“ma i fondi stanno lì”, disse Gianni Letta) la probabilità di un successivo scongelamento, l‘aggiunta di altri 600 milioni di euro da parte degli enti locali annunciata da Mario Valducci (presidente della commissione Trasporti e Telecomunicazioni della Camera), un periodo di silenzio sull’argomento specifico, ecco cosa il Sole 24 Ore ci racconta:
Meno fondi alla banda larga: solo 100 milioni
Sul piano per la banda larga il governo lancia un sos alle regioni. Le risorse scarseggiano, così l’unica speranza di salvare almeno una parte del progetto di riduzione del “digital divide” è coinvolgere i governatori, già interpellati formalmente nella riunione della sede stabile di concertazione che si è svolta al ministero dello Sviluppo economico. Del piano nazionale sulla banda larga da 800 milioni si è nel tempo persa traccia e l’orientamento, di fronte all’esiguità dei fondi, sarebbe quello di concentrarsi soltanto sui distretti industriali. Con una dote, però, di soli 100 milioni divisi equamente tra finanziamento statale e cofinanziamento regionale.
Carmine Fotina, sempre dal Sole, precisa:
Il ministero fa “moral suasion” affinché le regioni, che entro ottobre dovranno presentare i bandi per accedere al cofinanziamento nazionale, prediligano tra i progetti quelli orientati alla diffusione della banda larga. Non che ci siano tanti soldi a disposizione, anzi: per tutte le regioni ci sono in palio circa 100 milioni divisi equamente tra finanziamento statale e cofinanziamento regionale. Molto meno delle ambizioni iniziali, fissate in 800 milioni e via via ridimensionate con il dirottamento di gran parte di questa dote verso diverse esigenze dettate dalla crisi economica.
I quattro signori ritratti sopra sono quelli che pubblicamente hanno più speso, in promesse, a favore della banda larga nell’ultimo anno. Certo, il periodo non è dei migliori, ma quelle promesse sono state formulate meno di un anno fa, nel bel mezzo di quella crisi economica le cui esigenze ora sembrano aver provocato il “dirottamento” di quella piccola dote prevista per la banda larga. Una visione più globale dei problemi e un impegno concreto per valicare il cumulo delle parole sarebbero i migliori presupposti per affrontare l’argomento.
PS: Questo post è stato scritto giovedì 16 settembre. Ma dato che è una brutta notizia che riguarda un Paese sconnesso, ma soprattutto sfigato, ho ritenuto opportuno postdatarlo simbolicamente a venerdì 17, per scaramanzia.
Microsoft Sicumera
I dipendenti Microsoft prevedono un colossale successo per Windows Phone 7, il nuovo sistema operativo per smartphone, al punto che hanno pensato di celebrare un funerale per quelli che sono considerati diretti concorrenti, cioè iPhone e BlackBerry, con carro funebre, feretri personalizzati e coreografia in stile Thriller:
Nel raccontare la tamarrata, TechCrunch evidenzia che l’iniziativa non menziona Android (presente però nello smartphone che ha immortalato alcuni momenti della toccante cerimonia).
Generalmente la sobrietà gioca a favore dei vincenti. Oltre che bizzarra, l’idea del funerale di due concorrenti – che al momento non sono nemmeno stati sfidati a duello – anticipa un po’ troppo i tempi. E chissà che il sogno dei dipendenti di Microsoft non allunghi invece la vita di chi vorrebbero vedere “defunto”…
Analisti su Marte
Paolo Attivissimo, Marco Cagnotti del Corriere del Ticino e Claudia Di Giorgio su Le Scienze ci segnalano che la trasmissione di Rai2 Voyager ha ormai oltrepassato i confini della scienza per approdare con determinazione al delirio senza controllo.
Continuo infatti a non comprendere il motivo per cui nessuno controlli questo tipo di contenuti (molto fanta e per nulla scientifici) che trova ampio spazio sulla TV di Stato, che giustifica con il proprio nome una tassa annuale (Canone RAI) a carico di chiunque abbia un televisore o un qualunque altro strumento per ricevere segnali televisivi. Sarebbe ora di gratificare i contribuenti con programmi di valore, anziché offenderli con sensazionalismi costruiti superficialmente e mascherati da servizi scientifici.
L’alternativa c’è: mettere tutte queste panzane in un contenitore umoristico. Non ci sarebbe molta differenza tra Boyager e Kazzenger…
Record senza senso…
Visto che questa notizia è entrata – non si sa come – nella sezione Scienza e tecnologia di Google News, la cito per i miei due cent commento:
Due locali di piazza Bresca, a Sanremo, hanno realizzato, ieri sera (giovedì, ndb), il ‘mojito’ piu’ grande del mondo: 900 litri di cocktail, sbaragliando il precedente record registrato a Londra con 713 litri.
Oltre 900 litri del famoso cocktail nato a Cuba, miscelati a dovere in un’ora di lavoro fino a riempiere un bicchierone preparato con un telaio in ferro e vetro. Alla fine, sotto lo sguardo del notaio e’ sopraggiunto il verdetto favorevole. Ora si attende la ratifica dai vertici della Guinness World Records.
Bravi i barmen che lo hanno preparato in un bicchierone unico. Ma se è stato bevuto da più di una persona che senso ha? 😉
Google Instant, un bel risparmio!?

Devo ancora capire se Google Instant è un’invenzione geniale o è soltanto qualcosa di più di un giochino divertente: il fatto che l’utente, mentre sta digitando l’oggetto della propria ricerca, possa già ottenere in forma dinamica i risultati che Google prevede possano interessargli, sembra una funzionalità sfiziosa, ma quali vantaggi reali porta?
Secondo le stime di Google, all’utente fa risparmiare mediamente dai due ai cinque secondi per ogni ricerca effettuata. Non trascurerei che allunga la vita del tasto Invio e dei pulsanti del mouse. E di questi tempi, si sa, ogni risparmio è un guadagno che non va buttato via.
Non so però come la prenderanno gli specialisti che ottimizzano la pagina web per un miglior posizionamento su Google..
Windows Phone 7, Microsoft ci crede davvero
Per capire in quale misura Microsoft intenda spingere il suo nuovo sistema operativo per smartphone, puntando a competere realmente con Android e iOS (di iPhone), basta sapere quanto intende investire in pubblicità:
It’s kind of funny when you can write about a company’s “billion-dollar question” and have it seem trivial, but such is the case for Microsoft and its larger high-tech peers. Still, news that Microsoft plans to spend $1 billion on the launch of its new Windows Phone 7 deserves a closer look. Is it too late for Microsoft to get back in the game, even with a massive marketing push?
Ma ricordiamo cosa dichiarò Steve Ballmer nel 2007 in merito all’iPhone appena presentato:
“Cinquecento dollari? Interamente sovvenzionato da un abbonamento? E’ il telefono più costoso del mondo e non interessa ai clienti business perché non ha una tastiera, che non ne fa una macchina molto buona per l’e-mail. Ora, potrebbe vendere molto bene oppure no, ma sapete, noi abbiamo la nostra strategia, e oggi sul mercato abbiamo grandi dispositivi Windows Mobile. Ora si può avere un telefono Motorola Q adesso per 99 dollari, è una macchina dalle grandi caratteristiche, legge musica, va su Internet, fa utilizzare l’e-mail e la messaggistica istantanea. Quindi gli do’ un’occhiata e dico, bene, la nostra strategia mi piace, mi piace molto”.
Certo, certo…
Google local spot
Tra le conseguenze che temo di più, in seguito all’imminente arrivo di Google TV nei nostri salotti, in primo piano vedo una rivoluzione del business trainante di tutto questo circo, cioè quello degli spot pubblicitari.
Letteralmente “in primo piano” perché prevedo banner pubblicitari posti in sovraimpressione ad ogni programma televisivo e diversificati per localizzazione: mentre guardiamo Cosmo in TV, io potrei vedere lo spot del Kebabbaro di largo Garibaldi, un romano in una zona residenziale potrebbe vedere quello di una boutique di via Condotti, un milanese di Città Studi quello della copisteria all’angolo.
Una consolazione ci sarebbe, però: non vedrei più quell’improbabile igienista che va a lavarsi i denti alla cascata, ne’ quei noiosi siparietti con Enrico Montesano che mendica il sorbetto a casa Clerici.
3 Italia, banda larga più elastica
Prima o poi doveva accadere: ecco cosa si legge in calce alle note delle condizioni praticate da 3 Italia sulle proprie offerte di connettività mobile (un clic per ingrandire)
La frase non sembra brillare per nitidezza (e il colore grigino certo non aiuta), ma nemmeno per chiarezza oggettiva, tutto sommato, anche se fa capire di cosa si tratta: l’operatore si preoccuperà di limitare la banda agli utenti quando rileverà “modalità di utilizzo tali da pregiudicare le prestazioni della rete stessa”. Non si parla esplicitamente di peer-to-peer, ne’ di altri casi in cui la rete possa raggiungere picchi di saturazione: solo di eventualità genericamente ritenute in grado di pregiudicare le prestazioni della rete, che in realtà possono essere anche indipendenti dal tipo di utilizzo che l’utente fa della propria connessione (dal momento che l’azienda precisa che “ciò può accadere durante l’utilizzo di servizi che impiegano in maniera intensa le risorse di rete e/o in zone con un numero particolarmente elevato di connessioni”).
3 Italia in pratica ha ufficializzato una limitazione analoga a quella – ad esempio – introdotta da Vodafone l’anno scorso. Ma pur considerando che la banda disponibile sulle reti mobili non è certo infinita, sarebbe preferibile (dal punto di vista degli utenti, ovviamente) che gli operatori – anziché praticare traffic management – risolvessero il problema della congestione della rete attraverso investimenti sulle proprie infrastrutture e proponendo offerte commerciali: non dimentichiamo infatti che le compagnie telefoniche devono garantire a tutti la massima trasparenza nelle condizioni applicate agli utenti.
In questo frangente, per esempio, qualche dettaglio in più non guasterebbe.







