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Apple socializza e rilancia la sua TV

Aria di novità nell’Apple Event di ieri: iOS 4.2, un nuovo volto per iTunes che entra nel mondo dei social network grazie a Ping, con cui gli utenti potranno entrare in relazione anche con gli amici e i profili degli artisti preferiti, condividendone contenuti e informazioni pubblicate. Tutto sarà fruibile da iPod (di cui sono stati presentati i nuovi Shuffle, Touch e Nano, ora anch’esso multitouch), iPhone e iPad.

La novità introdotta dal classico “one more thing” consiste, dopo circa quattro anni dalla sua prima versione, nella nuova formula pensata per la Apple TV, un piccolo dispositivo da collegare al televisore di casa e a Internet. In pratica una pay-internet-tv che consentira di vedere programmi televisivi e film, grazie ad una partnership siglata con Rupert Murdoch e Netflix.

Tutto ciò che passerà dalla Apple TV sarà fruibile in streaming e ciò comporta l’obbligo di disporre di una connessione broad band di qualità. Per questo motivo, tutto bellissimo, ma temo che in Italia – viste le condizioni attuali della rete – potrebbe avere qualche difficoltà a sfondare.

 
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Pubblicato da su 2 settembre 2010 in cellulari & smartphone, Internet, media, Mondo, news, tecnologia, Tv & WebTV

 

Proteggersi

Julian Assange chiede la residenza in Svezia (guai con la giustizia a parte), WikiLeaks anche: ecco il bunker da guerra fredda dove saranno trasferiti alcuni server.

(via Gizmodo)

 
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Pubblicato da su 1 settembre 2010 in Internet, news, security

 

Ciskype?

Che ci fa Cisco con Skype? chiede Michael Corkery dal suo blog sul Wall Street Journal. La notizia è che i piani di Skype per una IPO prevista per il prossimo autunno potrebbero subire una deviazione: secondo una bene informata fonte citata da TechCrunch, infatti, Cisco sarebbe interessata all’acquisto e avrebbe messo sul piatto circa 5 miliardi di dollari.

Praticamente un compralo subito, per usare parole note agli utenti di eBay (gruppo di cui Skype ha fatto parte fino all’anno scorso), anticipando l’ingresso in borsa di Skype.

La risposta alla domanda (retorica) posta da Corkery sembra scontata: Cisco è interessata ad integrare il proprio know how con quello di Skype per sviluppare soluzioni di telecomunicazioni su Internet da proporre al mondo business. Una volta sul mercato, il prezzo di Skype potrebbe cambiare e acquistarne le azioni potrebbe rivelarsi più oneroso.

Tentando di anticipare la quotazione in borsa, Cisco punta a fissare l’entità di un investimento che potrebbe avere sbocchi interessanti: le aziende, soprattutto di questi tempi, sono alla continua ricerca di soluzioni che consentano di risparmiare (anche) sulle spese di comunicazione e Cisco vuole certamente muoversi in questa direzione, andando ben oltre un semplice rapporto di partnership e puntando a lanciare sul mercato enterprise una declinazione professionale delle soluzioni integrate di audio e videocomunicazione via Internet oggi utilizzate da 560 milioni di utenti di Skype.

 
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Pubblicato da su 31 agosto 2010 in business, Internet, Mondo, news, tecnologia, telefonia, TLC, VoIP

 

Un iPhone come stetoscopio

iStethoscope è un’applicazione per iPhone apparsa su iTunes circa un paio di anni fa. Successivamente è stata sostituita dalla versione Pro che prevede un costo di 0,79 euro (quella attualmente disponibile richiede il firmware 4.0) Fino alla scorsa settimana l’applicazione aveva totalizzato oltre 3 milioni di download, ma ora potrebbe essere soppiantata dalla versione free che, da quando è ricomparsa, secondo il Guardian è stata scaricata ogni giorno da oltre 500 persone.

Non sono un medico e quindi non ho la competenza per verificare l’efficacia di questa applicazione, ne’ approfondirò la mia (nulla) curiosità sulla sensazione provata nel parlare a uno smartphone che viene appoggiato sul torace dei pazienti. Limitandomi a leggere alcune customer reviews pubblicate su iTunes, mi azzardo comunque a pensare che i titoli che dicono che i medici lo preferiscono allo stetoscopio tradizionale siano un pochino esagerati.

 
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Pubblicato da su 31 agosto 2010 in media, Mondo, news

 

Un video su YouTube insegna ad ascoltare il cuore

Chi pensa a YouTube come ad una piattaforma di puro svago e intrattenimento, o ad un veicolo di cyberbullismo, si dimentica che è un semplice strumento di condivisione di contenuti multimediali e che, come tale, può avere anche impieghi utili. Questa funzione non è però oscura a Roberto Ferrari, presidente della European Society of Cardiology (Società Europea di Cardiologia), che ha pensato di sfruttarne le potenzialità realizzando un video in cui insegna come misurare il battito cariaco e pubblicandolo proprio sulla piattaforma di content sharing:

“Abbiamo questo scelto questo contenitore per raggiungere i giovani: è fondamentale che imparino le semplici regole per misurarsi correttamente la frequenza cardiaca a riposo e le insegnino ai genitori” ha spiegato il medico, che al congresso ESC di Stoccolma ha aggiunto: “La frequenza cardiaca è infatti un importante valore da tenere sotto controllo per combattere e prevenire le malattie cardiovascolari. E la sua importanza come fattore di rischio è dimostrata anche dallo studio Shift, il più grande al mondo mai condotto sullo scompenso cardiaco, presentato oggi in seduta plenaria al congresso ESC”.

Ecco la spiegazione fornita dal professore sulle due modalità di rilevamento:

Per prima cosa il rilevamento va effettuato la mattina, appena alzati e dopo essere rimasti a sedere per qualche minuto. La frequenza cardiaca, cioè numero di battiti in un determinato periodo di tempo, va misurata esercitando con due dita (indice e medio) una leggera pressione al centro del polso. Per capire esattamente in quale punto basta seguire la linea del pollice. Si possono contare i battiti in un minuto oppure limitarsi a 15 secondi per poi moltiplicare il numero per 4. Per capire se tutto è sotto controllo è bene annotare i risultati e ripetere il controllo frequentemente (ogni giorno o almeno 2/3 volte alla settimana).

Un’altra possibilità è effettuare la rilevazione tastando la carotide, la grossa vena che scorre lungo il collo. La media a riposo in una persona sana dovrebbe essere intorno ai 60 battiti al minuto. Se il valore supera i 70 il cuore può soffrire ed è bene correre ai ripari: correre in senso letterale, perché l’esercizio fisico è il modo migliore per abbassare la frequenza. L’esercizio fisico leggero ma costante nel tempo, abbassa i battiti cardiaci nell’arco della giornata. Dove questo non sia sufficiente è bene consultare un cardiologo.

 
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Pubblicato da su 31 agosto 2010 in Buono a sapersi, Internet, Life, Mondo

 

Windows Phone 7, novità all’orizzonte

A vedere notizie e foto in circolazione in queste ore, riguardo ad alcuni prototipi di smartphone apparentemente dotati di Windows Phone 7 (HTC T8788, LG E900), si direbbe che Microsoft abbia intenzione di proporre un’interfaccia che non sia la solita riproduzione delle icone in stile iPhone.

Meno male. Non che l’interfaccia dello smartphone di Apple mi dispiaccia, anzi. Il problema è che finora molti produttori sembrano essersi concentrati nel clonarne aspetto e funzionalità, ma al di fuori di Android non si sono ancora viste vere e proprie re-interpretazioni del concetto di touch-phone.

Un aperitivo sul nuovo modello LG è offerto da questo video (di pessima qualità video, ma che svela qualche novità):

 
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Pubblicato da su 31 agosto 2010 in business, cellulari & smartphone, Life, Mondo, news, telefonia, TLC

 

Blockbuster, fine di un’epoca

La crisi di Blockbuster sembra insanabile: gli amministratori dell’ex leader della distribuzione di home video presenteranno istanza di fallimento a metà settembre.

A chi attribuisce la colpa di questa situazione a Internet ripeto quanto già scritto mesi fa in proposito:

a mio avviso, la catena è rimasta vittima della propria immobilità e dall’incapacità di comprendere e cavalcare il cambiamento del mercato: NetFlix, RedBox e video on demand disponibili da iTunes, Amazon e dalle tv via cavo sono soluzioni che si sono conquistate una loro fetta di mercato, in cui anche Google intende entrare e dire la propria. Mentre la concorrenza innovativa cresceva, Blockbuster ha perso l’occasione di innovarsi in modo efficace e competitivo: se l’accordo con Motorola non sembrava già in partenza una scelta particolarmente azzeccata (per partner e soluzione), il lancio del suo set-top-box appare ora un goffo tentativo di salire in corsa su un treno già partito da tempo.

Dal punto di vista del consenso del pubblico, la prospettiva attuale rende alquanto claudicante anche il futuro della piattaforma DVDsByMail lanciata poche settimane or sono in partnership con Comcast. Un tentativo di salvare il salvabile che potrebbe rivelarsi estremamente tardivo.

 
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Pubblicato da su 30 agosto 2010 in Internet, Life, media, Mondo, news, tecnologia

 

Dal 15 settembre, Diaspora

In maggio – l’ultima volta in cui ne ho parlato – era ancora un progetto. Ma nel campo della tecnologia, e soprattutto in Internet, lo sviluppo dei progetti può essere breve e ora Diaspora sembra già maturo per partire: presentato come social network innovativo,  open source, che consente all’utente un reale controllo delle proprie relazioni in una piattaforma di condivisione trasparente, prenderà il via il 15 settembre.

Come spiegano i quattro studenti Ilya, Raphael, Maxwell e Daniel – che si erano prefissati l’obiettivo di raccogliere almeno 10mila dollari attraverso Kickstarter per finanziare l’avvio del progetto –  il codice è pronto, i test (condotti dai quattro studenti e da un gruppo di amici) sono stati soddisfacenti e presto si potrà contare su una degna interfaccia utente. Il 15 settembre sarà il giorno in cui verrà reso pubblico il codice e si darà avvio alle iscrizioni al nuovo social network. Con il plus di poter scegliere, di volta in volta,  chi tra gli “amici” potrà vedere che cosa, senza alcun rischio di consegnare dati personali al mondo del marketing.

La partenza è promettente per due fattori fondamentali: i primo è che Diaspora, con queste premesse, sembra rispondere alle esigenze dei detrattori di social network come Facebook, sempre più orientato al business derivante dalla monetizzazione delle relazioni dei propri iscritti. Il secondo è il consenso finora riscosso dal progetto: a fine agosto, i 10mila dollari fissati come primo traguardo sono stati ampiamente superati – scrive Dave Rosenberg su Cnet – da un capitale raccolto pari a 200mila dollari. 

Curiosamente, tra i primi donatori figura anche un certo Mark Zuckerberg, il papà di quel Facebook che, secondo il Financial Times, oggi vale 33,7 miliardi di dollari. Il fatto è curioso proprio perché l’inaspettato consenso conseguito dal progetto Diaspora sembra essere in buona parte legato all’insoddisfazione degli utenti per la percepita disattenzione verso la loro privacy da parte di Facebook e altri social network.

 
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Pubblicato da su 30 agosto 2010 in Internet, Life, media, Mondo, news, privacy, security, social network, tecnologia

 

Ecco Kindle 3

I produttori di tabletApple in testa, con il suo iPad – puntano molto sul mercato dell’editoria digitalizzata e, per un’analogia di dimensioni, spingono i loro device presentandoli ottimi come e-reader ponendoli in concorrenza a prodotti come i Kindle. Ma la neonata ultima generazione del lettore di Amazon sta riscuotendo un grande successo.

La distribuzione ha appena preso il via e le prenotazioni sono possibili da un mese, ma se ciò che dichiara Amazon fosse vero, i primi risultati di vendita sarebbero strepitosi e tali da rendere impossibile avere un nuovo Kindle 3 fino al 17 settembre.

Insperato successo o applicazione della strategia delle piccole scorte, imparata da Apple? Certo, se è vero che il Kindle Store ha il 61% del mercato (e si pone in classifica davanti all’iBookstore) il gradimento del pubblico (la piattaforma Kindle conta oggi più di tre milioni di utenti) è tutt’altro che teorico.

Amazon sembra voler cavalcare questo successo con il nuovo Kindle 3, più piccolo, leggero e maneggevole dei precedenti (il display è da 6 pollici), con più memoria (fino a 4 GB), un nuovo microfono integrato e prezzi quasi anticrisi: 139 dollari per la versione WiFi, 189 dollari per quella 3G. Prezzi interessanti per chi cerca soprattutto un e-reader.

Per ora è possibile acquistarlo solo online presso Amazon, aggiungendo spese di spedizione e oneri doganali per averlo nel nostro Paese.

 
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Pubblicato da su 27 agosto 2010 in e-book & e-reader, Internet, Life, media, Mondo

 

Telefonarsi con Gmail

L’Ansa qualche ora fa annunciava (citando Cnet) l’ipotesi di una futura battaglia tra Google e Skype nel mercato VoIP:

Google, si legge, starebbe testando un servizio web che consentira’ di fare chiamate all’interno di Gmail. Per telefonare si usera’ la finestra della chat, in basso a sinistra nella pagina della posta.

Nel frattempo, nel mio account Gmail, faceva capolino questo nuovo box:

Siamo dunque ben oltre le ipotesi e i test: la nuova feature richiede il plug-in Google Voice and Video Chat. A installazione ultimata (e browser riavviato), la voce “call phone” che compare prima dei contatti nella colonna a sinistra dell’account Gmail consentirà di attivare il web-phone per telefonare (meglio selezionare prima la bandiera della nazione del numero da chiamare e poi comporre).

La chiamata così generata risulterà provenire da un nuovo numero telefonico. Nei miei test (sì, funziona già anche in Italia) il chiamante corrispondeva al numero +17607058888. Nel corso delle telefonate, che non sono state molto lunghe, ho rilevato un audio più che accettabile e con poca latenza. L’interfaccia è semplice e un po’ anonima, ma che importa?

Invitanti le tariffe, che nel mercato VoIP rappresentano il criterio fondamentale per la scelta di un servizio (a parità di qualità, ovviamente): chiamare in USA e Canada non comporta costi aggiuntivi, mentre telefonare su linea fissa in molti Paesi UE (Italia inclusa) costa 2 centesimi di dollaro al minuto.

Lo sviluppo di Google Voice ha indubbiamente beneficiato dell’arrivo in famiglia, lo scorso novembre, di Gizmo5.

Qualcuno potrebbe pensare che è un po’ tardi per dare filo da torcere a soluzioni come Skype, presente sul mercato da anni (e che oggi conta 590 milioni di utenti unici). Certo, sarebbe vero se Google Voice partisse da zero, ma la sua base di partenza corrisponde agli utenti di Gmail (circa 200 milioni, se non ricordo male). C’è inoltre da considerare la crescita del mercato della connettività su rete mobile e la prospettiva che smartphone e altri device portatili in grado di utilizzare Gmail (tablet, netbook, notebook), possano utilizzare Google Voice… operatore mobile permettendo.

 
 

Eppur si muove. Poco

Rallenta il tour del digitale terrestre: le regioni del Nord Italia interessate al previsto switch off di settembre dovranno aspettare molto di più. Pare che il Comitato nazionale italia digitale abbia deciso lo slittamento per garantire le condizioni necessarie perché sia possibile il passaggio alla nuova tecnologia in un’area tanto vasta e complessa.

Queste, dunque, le prossime tappe (salvo ulteriori variazioni, ovviamente):

  • dal 25 ottobre al 26 novembre, Piemonte orientale e Lombardia (incluse le province di Parma e Piacenza)
  • dal 27 novembre al 2 dicembre, Emilia Romagna
  • dal 30 novembre al 10 dicembre, Veneto (incluse le province di Mantova e Pordenone)
  • dal 3 dicembre al 15 dicembre, Friuli Venezia Giulia
  • primo semestre 2011, Liguria
 
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Pubblicato da su 25 agosto 2010 in business, Life, media, news, tecnologia, TLC, Tv & WebTV

 

Cosmo in TV

Luca De Biase si preoccupa di darci un motivo in più per guardare la TV sabato sera

A mio avviso, con la nuova trasmissione televisiva Cosmo – siamo tutti una rete, Luca rischia di ottenere un risultato migliore di tante iniziative (pur buone) finalizzate a far conoscere e spiegare al pubblico i temi della scienza e dell’innovazione. Obiettivo non semplice, ma che a mio avviso sarà raggiunto perché la TV – per fortuna o purtroppo – è il media più capillarmente presente presso la popolazione ed è quello più seguito da chi oggi ha meno confidenza con la rete e con i media più innovativi.

Ah: che cos’è Cosmo? Centotrenta ore di girato. Due mesi di lavoro e ventimila chilometri percorsi per la realizzazione dei servizi. Tre giorni di riprese in studio con quaranta persone (tra le quali chi scrive). Dodici telecamere e macchine fotografiche ad alta definizione. Trenta ore di rendering. Centoquaranta ore di post produzione. E quattrocentosessanta litri di acqua minerale. Il tutto per Cosmo: un evento televisivo di due ore dedicate al futuro che stiamo costruendo per i giovani di questo pianeta. La trasmissione, voluta da Raitre e realizzata dalla Hangar di Gregorio Paolini, in programma per sabato 4 settembre, è pensata per ricostruire una visione di prospettiva sulle conseguenze della scienza e della tecnologia e contribuire alla comprensione dell’evoluzione del corpo umano, dell’intelligenza, dell’ambiente naturale. Per prendere coscienza di come le nostre scelte di oggi definiscano il mondo nel quale vivremo domani.

P.S.: Avete davvero consumato solo quattrocentosessanta litri di acqua? A me sembrano pochi, in tutte quelle ore, con tutte quelle persone…

 
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Pubblicato da su 25 agosto 2010 in Internet, Life, media, Mondo, news, tecnologia, TLC, Tv & WebTV

 

iTunes, cocktail di scam con phishing

Utenti iTunes, attenzione: fonti bene informate segnalano che ha preso il via un’operazione di scam mirata a prosciugare gli account PayPal.

Da PayPal informano della serietà della questione e sulla possibilità di risarcimento per gli utenti, benché dichiarino che i malintenzionati abbiano approfittato di un problema di sicurezza della piattaforma iTunes e a questo siano da imputare le frodi denunciate dagli utenti derubati (uno di essi ha scoperto un addebito di 4.700 sollari sul proprio account).

Apple non conferma, ma consiglia agli utenti iTunes di rivolgersi alla banca per adottare provvedimenti cautelativi, come il blocco del conto corrente o la modifica delle password di accesso e gestione del conto. Sono infatti stati segnalati casi di phishing, con e-mail apparentemente inviate da PayPal che segnalavano addebiti relativi ad acquisti su iTunes. Alcuni utenti PayPal messi in guardia da queste segnalazioni fasulle sono cascati nel tranello, hanno cliccato il link segnalato nella mail (un sito PayPal anch’esso fasullo) e servito i propri dati (username e password) su un piatto d’argento ai malintenzionati, consentendo loro di accedere agli account e effettuare acquisti o addebiti.

 
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Pubblicato da su 25 agosto 2010 in cellulari & smartphone, Internet, Life, media, Mondo, security, tecnologia, truffe&bufale

 

WikiLeaks protegge tutte le sue fonti. Anche finanziarie

La missione che WikiLeaks si è attribuita in questi anni – ma che ha conquistato notorietà globale solo dopo la pubblicazione del video Collateral Murder e di Afghan War Diary, 2004 – 2010 –  implica un paradosso: favorire la trasparenza senza praticarla per se’. Lo ha evidenziato ieri un articolo del Wall Street Journal, in cui si parla del massimo riserbo mantenuto sulle fonti e le reali entità dei finanziamenti su cui il sito può contare, a cui si è riusciti a risalire solo in modo molto superficiale, ossia fino al livello minimo consentito dall’intricato sistema di sostentamento impostato dal fondatore Julian Assange.

Presentandosi come un servizio pubblico multi-giurisdizionale progettato per proteggere informatori, giornalisti e attivisti in possesso di informazioni sensibili da comunicare al pubblico, WikiLeaks non raccoglie solamente informazioni di carattere militare, ma notizie confidenziali di vario interesse: fra quelle in lingua italiana vi si possono trovare ad esempio il famoso Rapporto Caio sulla situazione delle telecomunicazioni in Italia, la Richiesta d’Iscrizione ai Servizi Religiosi della Chiesa di Scientology, alcuni dettagli gestionali sul Comune di Mascali, la trascrizione di un incontro (con registrazione audio) in cui un assessore svela un accordo con i servizi segreti sulla possibilità di divulgare notizie sulla gestione dei rifiuti della propria regione.

Si tratta di informazioni generalmente coperte da segreto per la tutela di determinati interessi, portate alla luce del sole allo scopo dichiarato di favorire la democrazia e un miglior governo:

“Crediamo che la trasparenza nelle attività svolte dai governi porti ad una riduzione dei fenomeni di corruzione ridotto, a un governo migliore e a democrazie più forti. Tutti i governi possono beneficiare di un controllo maggiore da parte della comunità mondiale, così come da parte del loro stesso popolo. Crediamo che questa attività di controllo richieda informazioni.La storia insegna che l’informazione può essere molto costosa, in termini di vita umana e di diritti umani. Ma con i progressi tecnologici – Internet e la crittografia – i rischi legati alla divulgazione di informazioni importanti possono essere ridotti”.

Tutto questo comporta dei rischi e, come ha dichiarato Assange in un’intervista “è molto difficile gestire un’organizzazione costantemente spiata e messa sotto processo”. Per questo comprensibile motivo – e per cautelarsi dalle possibili conseguenze derivanti da eventuali ritorsioni attuate dai soggetti a cui vengono tolti determinati veli – WikiLeaks tutela in modo particolare la gestione delle informazioni relative alle proprie fonti di finanziamento.

A qualcuno – con alle spalle qualche anno in più del sottoscritto, o che conosce la storia – questa vicenda potrebbe apparire come la versione 2010 dei Pentagon Papers, un dossier formato da documentazione top secret raccolta da Daniel Ellsberg e pubblicata dal New York Times nel 1971, che svelò molti retroscena della guerra in Vietnam (una storia ripercorsa da un recente film – documentario), e in effetti WikiLeaks si dichiara allineato ai contenuti della storica sentenza espressa in quel caso dalla Corte Suprema degli Stati Uniti, che statuì: “solo una stampa libera e senza vinvoli può rivelare efficacemente l’inganno in un governo”.

Testate ritenute autorevoli che si occupano anche di giornalismo investigativo (anche il Washington Post non fa mistero della propria ostilità verso il sito fondato da Julian Assange) oggi sembrano profondere un certo impegno nel mettere WikiLeaks all’indice dell’opinione pubblica. Potrebbero invece orientare le proprie risorse nell’affiancare lo staff guidato da Julian Assange, anziché combatterlo: il frutto di questa collaborazione sarebbe la diffusione di informazioni con un notevole valore aggiunto, che gli stessi giornali potrebbero capitalizzare.

 
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Pubblicato da su 24 agosto 2010 in Inchieste, Internet, Life, media, Mondo, mumble mumble (pensieri), news

 

Contaminazioni

Stamattina su FF leggevo la segnalazione di Max su un articolo di Repubblica.it riguardo alle cosiddette mozzarelle blu marcate Granarolo, prodotte però da un subcontractor utilizzato per far fronte all’accresciuta domanda estiva. L’ultimo paragrafo dell’articolo mi ha lasciato un po’ perplesso:

La Procura torinese, inoltre, si sta sempre occupando del caso delle tre mozzarelle blu trovate in Piemonte e per le quali agli inizi d´agosto è stato indagato Giampiero Calzolari, presidente della ditta di Cadriano. «Per fortuna Franco si sta riprendendo. I medici gli hanno ricostruito la faccia e la prossima settimana riusciremo a parlarci. Certo, per capire se e quanto tornerà a vedere dobbiamo ancora aspettare, ma non dimentichiamo che rischiava di morire».

Mi sono chiesto: ma queste mozzarelle blu sono così devastanti? Continuando a leggere l’articolo ho capito:

A parlare è Patrizia, la cognata di Franco Facchini, il cinquantottenne ferrarese massacrato di botte martedì sera all´uscita dal pub “Hawana”. […] Accusato dell´aggressione è Nunzio Falcucci, 34 anni, napoletano, nei confronti del quale il gip Letizio Magliaro ha convalidato l´arresto e disposto la custodia in carcere per tentato omicidio volontario.

Tutto chiaro, no? Nel pubblicare un articolo su mozzarelle prodotte utilizzando acqua contaminata, la redazione web di Repubblica è riuscita a contaminare la notizia con l’estratto di un articolo completamente diverso. Di seguito riporto il paragrafo incriminato, ad imperitura memoria (che un’eventuale correzione potrebbe cancellare)…

 
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Pubblicato da su 23 agosto 2010 in (dis)informazione, Internet, Life, media, Mondo, news