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Tecnico informatico, sono stato consulente aziendale per la gestione dei sistemi informativi e di telecomunicazioni e ho lavorato in realtà di ogni dimensione (dalle PMI alle multinazionali). Attualmente mi occupo dei sistemi informativi e di telecomunicazioni di un gruppo industriale. Oltre alla mia attività professionale, collaboro con varie testate e siti di informazione tecnologica. Computerworld e Punto Informatico sono le testate specialistiche con cui in passato ho collaborato molto frequentemente, mentre ora mi occupo sempre di tematiche tecnologiche per The New Blog Times, il primo blornale italiano dedicato a tecnologia e scienza, e per il Corriere delle Comunicazioni in relazione all'iniziativa AgendaDigitale.eu. Collaboro con RCI Radio.

Apple & Samsung, concorrenti e partner

La vicenda che contrappone Apple e Samsung per questioni di design e brevetti è complessa, per vari aspetti, e ciò che sta emergendo in questi giorni potrebbe avere importanza storica per il mondo degli smartphone.

Mentre in Corea del Sud le due aziende sono entrambe state ritenute colpevoli di violazione reciproca di brevetti e condannate ad un risarcimento, anch’esso reciproco (con un lieve vantaggio di Samsung su Apple), la conclusione del primo round della battaglia legale che le ha viste l’una contro l’altra armate negli USA è una vittoria per Apple, che è stata riconosciuta vittima della consapevole violazione di sei brevetti da parte di Samsung, colpita da una sanzione di 1.049.343.540 dollari.

I brevetti oggetto del contendere riguardano il design di alcuni modelli e alcune interfacce e tecnologie utilizzate sui display touchscreen di vari smartphone e tablet del produttore coreano, fra cui le feature tap to zoom e pitch to zoom, semplici gesti delle dita sul display per ingrandire ciò che si sta osservando, da un sito web ad una foto, o una mappa.

Ha ragione Alessandro Longo nel constatare che questa sentenza condizionerà l’industria della telefonia mobile, perché gli sviluppatori che lavorano ad Android (che vedo come prossimo obiettivo legale di Apple) e i produttori di smartphone ora dovranno fare attenzione e sviluppare design, interfacce e tecnologie originali. In altre parole, dovranno investire di più nella progettazione, per distinguersi. Nel frattempo, i prodotti già diversi – ad esempio quelli dotati di Windows Mobile – potrebbero guadagnare mercato, e tra questi ci sono nomi importanti come Nokia e HTC, ma anche la stessa Samsung.

Altro fattore da considerare: Samsung non è un semplice concorrente di Apple, perché riveste anche un ruolo di partner, essendo uno dei produttori di alcuni componenti di iPhone e iPad, e tra l’altro si tratta di elementi importanti, come il display retina e il processore A5 (che Samsung produce in Texas, in uno stabilimento di nuovissima costruzione).

Apple non ha mai sospeso o interrotto la partnership con il terzista coreano per via della contesa sopra descritta, anzi ha preferito appaltare la produzione di quei componenti a Samsung anziché a Sharp e LG, che non garantivano gli stessi standard qualitativi.

Se nel proseguimento dell’azione legale la posizione vincente di Apple dovessere confermata, con l’esborso di un risarcimento a suo beneficio da parte di Samsung, l’azienda di Cupertino potrebbe quindi considerare tale risarcimento come uno sconto del fornitore Samsung nei suoi confronti…

 
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Pubblicato da su 25 agosto 2012 in business, cellulari & smartphone, Internet, news

 

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Anche la meteorologia ha i suoi influencer

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Anche la meteorologia ha i suoi influencer. Il capostipite è stato Edmondo Bernacca (chiamato da tutti “colonnello” anche da generale), volto noto – soprattutto con la trasmissione Rai Che tempo fa? – per essere stato il primo “meteorologo televisivo” italiano, ineguagliato per stile e semplicità di divulgazione.

Tra i suoi “successori”, in tempi più recenti, ha riscosso molta simpatia anche il colonnello Mario Giuliacci, motore – tra le varie attività legate alla meteorologia – del Centro Epson Meteo e padre di Andrea, anch’egli fisico e meteorologo. Entrambi sono volti noti ai telespettatori come collaboratori dell’informazione meteo delle reti Mediaset.

Nonostante in tv si siano avvicendati nel tempo molti altri personaggi, su varie emittenti, in altre trasmissioni dedicate alle previsioni meteo, credo di non sbagliare più di tanto ad individuare in Bernacca e Giuliacci i nomi più ricorrenti nella memoria comune in questo settore.

Ma l’informazione ha molti canali e, da tempo, a giornali, radio e TV si è aggiunto il web. Il colonnello Bernacca, purtroppo, ci ha lasciati 19 anni fa e non ha quindi potuto evolvere la sua attività divulgativa con Internet. La famiglia Giuliacci invece sì e, oltre al sito web meteo.it (legato al Centro Epson Meteo attivato dal colonnello e nel quale oggi lavora anche il figlio), tratta l’argomento attraverso i siti meteogiuliacci.it e andrea.giuliacci.it (sito non proprio aggiornatissimo, anzi sospetto sia anche un po’ trascurato).

In Internet notoriamente c’è posto per tutti, nell’informazione meteorologica idem (non c’è monopolio). I siti web di meteorologia sono tanti, ma negli ultimi tempi sta conquistando una certa notorietà ilmeteo.it, guidato da Antonio Sanò.

Se qualcuno ancora non sapesse di chi si tratta, basti pensare che è a lui che si devono i nomi con cui sono stati battezzati i recenti fenomeni atmosferici (cicloni e/o anticicloni) Lucifero, Caronte, Scipione, Minosse, Hannibal, Lucy.

Una novità per l’Italia, che segue una prassi che negli USA esiste da molto tempo: oltreoceano i nomi hanno un carattere di ufficialità e chi fa informazione si attiene a queste denominazioni, stabilite da alcuni enti riconosciuti.

In Europa, l’Istituto di meteorologia dell’Università di Berlino, accreditato dall’Organizzazione Mondiale Meteorologica, è l’unico ente ufficiale che assegna un nome ai fenomeni atmosferici di rilievo. Questa ufficialità – con la conseguente autorevolezza – sembra però in discussione da quando l’istituto ha varato l’iniziativa Adopt-a-vortex, con cui chiunque può proporre un nome da assegnare ad un fenomeno, corrispondendo una donazione (dai 199 ai 299 euro).

A quanto pare, non esiste una legge riconosciuta a livello internazionale che attribuisca all’Istituto di Berlino l’esclusiva sui nomi dei fenomeni atmosferici. Io quindi potrei dire che per me Lucifero si chiama invece Caldobagno, ma dovrei anche avere la possibilità di influenzare i media nell’utilizzo di questo nome affinché acquisisca risonanza.

Antonio Sanò, attraverso il proprio sito e i comunicati trasmessi a testate e agenzie di stampa, ha così avviato l’usanza di attribuire – a tali fenomeni – nomi di un certo appeal, che poi sono stati appunto ripresi dagli organi di informazione mainstream perché di facile memorizzazione e funzionanti sotto l’aspetto mediatico.

Per l’Istituto di Berlino i nomi sono diversi: l’anticiclone a noi noto come Caronte, ad esempio, per l’ente tedesco si chiamava Stefan, mentre quello che noi abbiamo conosciuto come Hannibal o Annibale, a Berlino era stato chiamato Ignaz. L’orecchiabilità dei nomi scelti e divulgati da Sanò, tuttavia, li ha resi famigliari a stampa e pubblico.

Il colonnello Giuliacci si attiene con scrupolo alle denominazioni “ufficiali” – quando vengono rese pubbliche – e il figlio Andrea non si è mai allontanato da questa regola. Finora.

Qualcosa, però, sta cambiando: quando la “concorrenza” ha cominciato a parlare di “Beatrice”, che porterà temporali e temperature più fresche, Andrea Giuliacci ha risposto indicando lo stesso fenomeno come la “Burrasca di fine agosto”, lasciandosi quindi andare – anche lui – all’attribuzione di una denominazione non ortodossa, seppur senza l’utilizzo di un nome proprio e più generica di quell’Anticiclone delle Azzorre che fino a poco tempo fa era l’unica identificazione a noi conosciuta.

Anche se il tempo non è condizionabile, a noi utenti dovrebbe importare più che altro di ricevere informazioni e previsioni attendibili: a chi importa se il ciclone in arrivo si chiama “Pinco” o “Pallino”? Ditemi se devo uscire con l’ombrello, se sto per essere bombardato dalla grandine, o se un twister mi porterà via le piante dal giardino o la casetta sull’albero!

C’è da scommettere che la rincorsa proseguirà, perché – al di là della bontà delle previsioni – chi avrà la capacità di imporsi sui media con le proprie notizie (e i “propri” nomi) si sarà fatto migliore pubblicità e avrà una visibilità superiore, che potrebbe essere foriera di nuove collaborazioni (i servizi di previsioni meteo vengono venduti a varie testate giornalistiche) e, quindi, di business.

 
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Pubblicato da su 25 agosto 2012 in Internet, media, Mondo, news, Tv & WebTV

 

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Social campus

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Il titolo crolla, gli investitori se ne vanno, un social network cinese lo accusa di plagio. Al quartier generale di Facebook sembra esserci molta carne al fuoco, che potrebbe essere abbastanza alto da farla bruciare, e Mark Zuckerberg di cosa si preoccupa? Del progetto per la realizzazione del nuovo campus, affidato al primo che gli è venuto in mente (incidentalmente, uno dei più celebrati architetti contemporanei).

 
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Pubblicato da su 25 agosto 2012 in curiosità, Mondo, news, social network

 

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Mai più senza: la tastiera lavabile

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Un’ottima idea, questa tastiera lavabile di Logitech: la Washable Keybord K310. Resistente a sporco e liquidi, può essere immersa in acqua fino a 30 cm di profondità per un lavaggio accurato (ma il cavo USB va tenuto all’asciutto).

Utile a chi ha l’abitudine di bere e mangiare quando si trova davanti al computer, costa 39 dollari. Arriverà in Europa in autunno.

 
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Pubblicato da su 23 agosto 2012 in news

 

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Facebook ha bisogno di aria nuova?

In alcuni articoli su Computerworld e Mashable si ipotizza per Facebook uno scenario che vede Mark Zuckerberg lasciare la poltrona di CEO, per via di alcuni recenti accadimenti non proprio esaltanti.

In primis, i risultati negativi registrati dopo la quotazione in borsa dell’azienda, il cui titolo azionario è giunto oggi ad un valore pari alla metà di quello del collocamento.

Va tutto bene al quartier generale di Menlo Park? Due recenti notizie stanno scuotendo Facebook in questi giorni, e potrebbero appesantire ulteriormente l’atmosfera.

La prima ha come protagonisti due personaggi di spicco del mondo di Facebook, Peter Thiel – probabilmente il più importante investitore e socio di Zuckerberg – e il co-fondatore Dustin Moskovitz, che in questi giorni stanno mollando cedendo buona parte delle loro quote azionarie: il primo ha venduto 20 milioni di azioni (valore attuale, 400 milioni di dollari), il secondo ne ha cedute 450mila (circa 9 milioni di dollari). Vendere azioni quando sono in calo – e ad un valore pari alla metà di quello del collocamento – può significare scarsa fiducia nella ripresa del titolo e la volontà di realizzare qualcosa prima di soffrire ulteriori perdite.

La seconda è la denuncia della società cinese Cubic Network, che ha creato il social network L99 (a noi sconosciuto, ma noto essenzialmente nel Paese più popoloso al mondo), e che rivendica la paternità della Timeline, il “diario” che in Facebook è stato introdotto nel 2011. Xiong Wanli, numero uno dell’azienda cinese, nel video di una conferenza organizzata alcuni anni fa presso l’Università di Stanford, sottolinea nel pubblico la presenza di un interessatissimo Mark Zuckerberg proprio durante la presentazione della Timeline di L99.

Sulla base degli aspetti finanziari (già al momento dell’IPO il titolo era apparso decisamente sopravvalutato a molti osservatori e addetti ai lavori), alcuni giornali d’oltreoceano si chiedono quanto sia salda in questo momento la posizione di Zuckerberg, che mantiene comunque una quota di controllo (57%) delle azioni dell’azienda che ha fondato e fatto crescere.

Facebook, secondo Mashable, trarrebbe grandi vantaggi dall’ingresso di un nuovo CEO, e cita illustri precedenti di aziende (Apple, Google, Microsoft) in cui l’avvento di un amministratore delegato che non identificabile con il fondatore fu foriero di svolte benefiche.

Ma proprio il CEO di Mashable, Pete Cashmore, ieri su Facebook ha scritto che i discorsi su Zuckerberg che cede la poltrona di amministratore delegato sono delle stupidaggini, perché l’azienda non ha mai smesso di innovare, è leader nel proprio settore e la vendita di azioni da parte di “investitori a breve termine” non deve destare preoccupazioni.

Certo, molti tra coloro che in questo periodo stanno vendendo le azioni di Facebook sono investitori a breve termine, trader e gente che gioca in borsa. Ma persone come Thiel e Moskovitz no: sono persone che hanno una visione concreta e reale dell’azienda, sono soci di un certo peso (quelli veri) e hanno indubbiamente informazioni più complete di altri trader e investitori occasionali.

Facebook è effettivamente leader nel proprio settore. Ma è ancora capace di innovare? Sicuramente ha saputo apportare innovazioni significative nella comunicazione, nel marketing e nella pubblicità, essendo una piattaforma potentissima e straordinariamente convergente: in essa confluiscono i contenuti condivisi dagli utenti, l’attività di profilazione degli stessi utenti iscritti e le inserzioni pubblicitarie mirate sulla base proprio di questa profilazione. Le recenti novità introdotte, però, sono migliorie apportate a caratteristiche di base già consolidate. In questo senso appare forse più innovativo Google+, con la sua integrazione spinta con le varie Google Apps e con lo stesso motore di ricerca (i risultati di una ricerca effettuata su Google da un utente di Google+ possono contenere materiali condivisi da altri utenti del social network).

Non so se la possibilità che Zuckerberg lasci la poltrona di comando sia davvero una stupidaggine, come pensa Pete Cashmore, ma è una possibilità da non sottovalutare. D’altra parte, Google ha avuto per circa dieci anni un CEO come Eric Schmidt (proveniente da Sun), prima che quel posto fosse “finalmente” occupato da Larry Page (co-fondatore xon Sergey Brin), dimostrando che un fondatore e maggior azionista di un’azienda può comunque delegarne l’amministrazione a chi ne sa più di lui…

 
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Pubblicato da su 22 agosto 2012 in Internet, news, News da Internet, social network

 

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Dopo lunga attesa

Finalmente oggi Google mi ha invitato a fare una ricerca scrivendo a mano libera

 
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Pubblicato da su 16 agosto 2012 in curiosità, Internet, News da Internet, tablet

 

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Il nuovo social fa selezione all’ingresso

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Si chiama App.net, è un nuovo servizio social che non ha nulla a che fare con il business della pubblicità e si propone quindi come un’innovazione nel mondo dei social network, per il suo deciso orientamento verso gli utenti (a cui viene garantita la titolarità e la libera gestione dei propri dati personali) e gli sviluppatori.

Il funzionamento di App.net fa pensare ad una via di mezzo tra FriendFeed e Twitter: l’utente condivide ciò che vuole (testi, link a contenuti multimediali) concentrandolo in una lunghezza massima di 256 caratteri (un tweet non va oltre i 140 caratteri), dall’interno del proprio profilo, non molto diversamente da Facebook o Google+ (o dallo stesso Twitter).

In totale assenza di raccolta pubblicitaria, come sostentamento, il suo fondatore Dalton Caldwell (qualcuno ricorderà il suo Imeem) ha pensato innanzitutto a finanziare la propria attraverso il crowdfunding di Kickstarter, grazie al quale ha raccolto quasi 750mila dollari (andando abbondantemente oltre i 500mila previsti come base minima).

Per quanto riguarda gli utenti, l’iscrizione sarà a pagamento:

– con una quota minima di 50 dollari si diventa utenti della release alpha del servizio;

– chi versa una quota di 100 dollari beneficia di un account da developer;

– versando almeno mille dollari si ottiene addirittura il supporto telefonico e un colloquio con il signor Caldwell in persona.

Con le centinaia di milioni di iscritti ai vari social network disponibili in forma gratuita (in quanto foraggiati da inserzionisti che sfruttano la profilazione degli utenti per sottoporre loro pubblicità mirata e condizionarne le preferenze di acquisto), quanti sono disposti a pagare per accedere ad una nuova piattaforma che permette di fare più o meno le stesse cose, anche se probabilmente con una maggiore attenzione alla privacy?

I finanziamenti raccolti finora sono iscrizioni a tutti gli effetti, distribuite nelle tre tipologie previste. L’inizio dunque è incoraggiante e potrebbe essere il preludio di un proseguimento in grado di dare soddisfazione. Ma c’è una moltitudine di utenti che probabilmente non sarà interessata: sono persone ormai abituate alla gratuità di questo genere di soluzioni e sempre pronte a mettersi in vetrina, ma soprattutto a cedere almeno un click qua e là verso quelle proposte pubblicitarie che – guarda caso – sembrano pensate apposta per loro.

La vera innovazione – in campo social, ma non solo – dovrebbe consistere nel motivare tutti quegli utenti a riscoprire quanto vale la privacy di ognuno, trasmettendo loro un messaggio in grado di farne comprendere l’importanza. Chissà se App.net è un passo compiuto in questa direzione…

 
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Pubblicato da su 13 agosto 2012 in Internet, news, social network

 

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Cartoline da Facebook

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Facebook sta sperimentando le sue cartoline: l’utente prende una propria foto, seleziona l’opzione cartolina, la compila con i saluti e l’indirizzo civico del destinatario desiderato, poi la fa spedire.

Ovviamente, trattandosi di un servizio sperimentale, non é dato sapere il costo del servizio. Ma sarà interessante vedere se verrà proposto a tutti gli utenti e a quali condizioni.

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Pubblicato da su 9 agosto 2012 in business, news, social network

 

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Libero compra Matrix, Virgilio cambia casa

Telecom Italia vende Matrix a Libero.it per 88 milioni di euro:

Telecom Italia ha annunciato la vendita del 100% della partecipata Matrix a Libero, società controllata da Weather Investment II, sulla base di un enterprise value di 88 milioni di euro. Il colosso italiano tlc, in coerenza con la politica di valorizzazione degli asset non strategici, ha deciso di cedere la società attiva nel settore internet. Tale operazione, si legge in una nota, è stata avviata dopo un processo di “internalizzazione” di alcune attività captive come lo sviluppo e la gestione delle piattaforme interne. La cessione di Matrix concorrerà al raggiungimento dell’obiettivo di riduzione dell’indebitamento finanziario netto del gruppo per l’anno 2012. Il perfezionamento dell’operazione è atteso intorno alla fine di novembre dopo l’esito delle verifiche da parte delle autorità competenti.

Il finanziare egiziano Naguib Sawiris (socio di minoranza di Wind, controllata dal gruppo russo Vimplecom) mette così le mani sulla società che controlla le attività legate al portale Virgilio e si espande nel mercato dei contenuti distribuiti via web. Obiettivo: diventare la piattaforma internet di riferimento per le PMI.

 
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Pubblicato da su 9 agosto 2012 in business, Internet

 

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Caldo africano?

In Sudafrica c’è la neve, per dire.

 
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Pubblicato da su 8 agosto 2012 in curiosità, News da Internet

 

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Google fa superare gli ostacoli

Vi siete già trastullati con il doodle interattivo di Google? Cliccate sul tasto play e cimentatevi nei 110 m a ostacoli… Anche se la grafica è più evoluta, sembra di giocare a Summer Games con un Commodore 64 (almeno per l’uso dei tasti).

 
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Pubblicato da su 7 agosto 2012 in curiosità, News da Internet

 

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Cartoline da Marte

Oggi è il 6 agosto 2012. Per molte persone – soprattutto italiane, ma non solo – è il primo giorno di ferie. Tra tutti coloro che hanno affrontato una lunga trasferta per arrivare all’agognata destinazione c’è Curiosity che, dopo un viaggio di 567 milioni di chilometri, è sbarcata su Marte e ha iniziato da subito a spedire cartoline!

39 anni fa, David Bowie cantava Life on Mars? Chissà quali risposte riuscirà a dare Curiosity 😉

 
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Pubblicato da su 6 agosto 2012 in News da Internet, spazio, tecnologia

 

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Windows 8, falsa partenza!

Pare che Windows 8giunto nelle scorse ore alla versione RTM – sia già in circolazione in modo non ufficiale. Quella sfuggita sarebbe una versione enterprise di tipo N (senza Windows Media Player). Chi non volesse aspettare la distribuzione calendarizzata da Microsoft, lo farà ovviamente a proprio rischio e pericolo.

 
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Pubblicato da su 3 agosto 2012 in News da Internet

 

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Numeri e parole sono importanti

Investo un post sul tema dei fake users (utenti fasulli, per chi non rumina l’inglese) di Facebook solo per una piccola precisazione. Le notizie in circolazione evidenziano -soprattutto nei titoli – che l’8,7% degli utenti del social network sarebbero falsi. Prendendo la notizia pubblicata da CNET, ad esempio, basta abbassare gli occhi di un centimetro per leggere la composizione di quella fetta di utenti:

Facebook estimates that 4.8 percent are duplicate accounts, 2.4 percent are user-misclassified accounts, and 1.5 percent are undesirable accounts.

Quindi, traducendo e ricapitolando:

  • il 4,8% è costituito da “doppioni” (come quello dell’utente Pinco Pallino che, raggiunta la quota massima dei 5mila amici, crea un account Pinco Pallino oltre 5mila per non fare torto a nessuno, anche se in realtà chi è amico del secondo account si sente tardivo)
  • il 2,4% è composto da profili classificati in modo errato (ad esempio, profili personali che in realtà sono legati ad attività commerciali, aziende, o associazioni che dovrebbero invece aprire una fan page)
  • l’1,5% sarebbero account indesiderabili (?), utilizzati dagli utenti per condividere contenuti spam

Sono utenti veri? Se per veri intendiamo “utenti unici in carne ed ossa che si iscrivono con un profilo privato”, effettivamente non lo sono.

Sono informazioni utili? Sono utili a chi investe in Facebook, cioè a chi ne segue l’andamento borsistico e a chi si avvale del social network come piattaforma pubblicitaria, che ha tutto l’interesse a capire la composizione del bacino di utenza. Infatti si tratta di stime basate sui numeri contenuti in un rapporto trasmesso alla SEC da Facebook (la SEC è omologa della Consob).

Per questo motivo ritengo che non sia necessario che le testate giornalistiche riservino una posizione di rilievo a questa specifica notizia sui fake users, ma che sia dato il dovuto risalto – a beneficio di coloro che sono realmente interessati – a tutte le informazioni utili contenute in quel documento, da cui emergono molte altri dati, ben più significativi, sull’andamento della società.

Anche gli operatori di telecomunicazioni sono parte interessata, perché hanno ben donde di capire come si muove l’utenza, quella vera. Tanto per fare un esempio, il trend della connettività mobile, in crescente espansione anche nell’ambito di un social network che muove quasi un miliardo di persone, è un dato che ha un’importanza strategica.

 
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Pubblicato da su 3 agosto 2012 in business, social network

 

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